DCCCLXXXVIAnno diCristoDCCCLXXXVI. Indiz.IV.StefanoV papa 2.CarloilGrossoimperad. 6.Gli Annali di Fulda[Annal. Franc. Freheri.]ci fanno sapere che l'imperador Carlocelebrò la festa del santo Natale in Ratisbona, e poscia invitato dapapa Stefano, se ne venne in Italia. Per varii affari spedì aRomaLiutvardo vescovodi Vercelli suo arcicancelliere, il quale spezialmente ottenne che i vescovi, de' quali erano state devastate le chiese e diocesi dai Normanni nella Francia e Germania, bassa potessero essere istallati nelle chiese vacanti. Vennero nella domenica delle Palme a parole, e poi alle mani le guardie di esso Augusto in Pavia con que' cittadini. Molti de' primi restarono uccisi, molti de' Pavesi feriti, i quali per timore della vicinanza dell'imperadore, dimorante allora in Corte Olonna, si diedero alla fuga, e morirono nel cammino. Dopo Pasqua tenne esso Augusto una dieta generale in Pavia, terminata la quale s'incamminò per la Savoia alla volta di Parigi, città allora assediata da tutto lo sforzo dei Normanni. Truovasi descritto questo terribile assedio da Abbone[Du-Chesne, Rer. Francor., tom. 2.]monaco di san Germano de' Prati, che fu spettatore di tutta la tragedia. Era difesa la città daOdone conted'essa, e daRobertosuo fratello, amendue figliuoli valorosi di Roberto il forte, dall'ultimo de' quali discende la real casa oggidì felicemente regnante in Francia. Venuto a Metz l'imperadore Carlo, colà arrivò il suddetto Odone conte, per implorare soccorso alla città assediata da molti mesi. Fu spedito un potente esercito, raccolto dalla Germania e dalla Lorena, comandato daArrigo contee marchese, general d'armi il più accreditato di questi tempi; ma questi nello spiare il campo dei Barbari, non badando alle fosse coperte, disposte da coloro intorno agli alloggiamenti, e caduto in una d'esse, restò quivi infelicemente ucciso sul fine di agosto. Si mosse in fine l'imperadore stesso alla volta di Parigi con un'altra più poderosa armata, e mentre ciascuno si stava aspettando qualche gran fatto d'armi colla sconfitta de' Normanni, eccoti giugnere con un gran rinforzo di gente in aiuto degli assediantiSigefredoduca di quella nazione. Questo fece andar ritenuto lo Augusto Carlo dall'azzardar tutto in unabattaglia campale, e fu creduto meglio di trattar d'accordo. Erano anche stanchi i Normanni pel lungo ed infruttuoso assedio. Fu convenuto col grosso di quei Barbari, che si ritirassero a Sens per quartiere del verno, e che sborsate loro settecento libbre d'argento al mese di marzo, se ne uscissero del regno per tornarsene alle loro case. Non gloria, ma vergogna non poca universalmente riportò anche da questa impresa l'Augusto Carlo[Regino, in Chronico.], perchè, oltre al non avere operato cosa alcuna degna dell'imperiale maestà, lasciò in preda a que' crudeli pagani un gran tratto di paese. Sigefredo duca, non compreso nella detta convenzione, anch'egli colle sue masnade infierì contra di san Medardo, distrusse varii palazzi, e condusse in ischiavitù assaissimi Cristiani. Ritiratosi con gran fretta l'imperadore in Alsazia, quasi che avesse alla coda i nemici, fu assalito da una malattia, per cui quasi si dubitò della sua vita. Reginone, seguitato dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]e dal padre Mabillone[Mabillon., in Annal. Benedictin.], mette l'assedio di Parigi all'anno seguente; ma è fallato il suo testo. Abbiamo dagli Annali pubblicati dal Freero[Annales Fuldenses Freheri.]e dal Lambecio[Annal. Fuldenses Lambecii.]che insorse in quest'anno una grave discordia fraBerengario ducadel Friuli, parente dell'imperadore, eLiutvardo vescovodi Vercelli. Per questa cagione portatosi Berengario in persona con una mano d'armati a Vercelli, diede il sacco al palazzo episcopale, e se ne tornò senza opposizione a casa. I motivi di questa nemicizia ed attentato ce gli ha conservati il continuator degli Annali di Fulda, dato alla luce dal suddetto Lambecio, autore nondimeno a cui non si può prestar fede in tutto, perchè appassionato forte contra di questo prelato. Vedremo in breve che gli Alemanni non perdonarono alle calunnieper maggiormente screditarlo. Scrive egli, che dacchèCarlo il Grossodivenne re dell'Alemagna innalzò forte questoLiutvardo, uomo per altro di bassissima origine, fino a dargli la carica di arcicancelliere dell'imperio, e lasciarsi guidare da lui pel naso in tutti gli affari, di modo che Liutvardo era più onorato e temuto che l'imperadore medesimo. Sentendo egli la sua forza, rapì molte figliuole de' più nobili dell'Alemagna e dell'Italia, per accoppiarle in matrimonio co' suoi parenti. Giunse poi a tanta temerità, che fece levar per forza dal monistero di santa Giulia di Brescia una figliuola d'Unroco conte, già duca del Friuli e fratello diBerengario, e la diede per moglie ad un suo nipote. Le monache di quel monistero si misero a pregar Dio, e nella stessa notte che costui si pensava d'accostarsi alla fanciulla, cadde morto, per quanto fu rivelato ad una di quelle religiose, che lo raccontò poi all'altre; e la fanciulla restò intatta per questo: se pur ciò è vero, e non un mero lavoro di fantasia femminile.Durante l'assedio soppraddetto di Parigi, impariamo da Frodoardo[Frodoardus, Hist. Remens., lib. 4, cap. 1.]cheFolco arcivescovodi Rems scrisse a papa Stefanopro Widone quoque affine suo, quem idem papa in filium adoptaverat, tam se, quam ceteros consanguineos suos, quibus id notificaverat, debitam exhibituros eidem Papae reverentiam. Aggiugne che nella risposta inviata ad esso arcivescovo il papa protestava:Memoriam quoque Widonis ducis gratissime se suscepisse, quem unici loco filii se tenere fatetur. Qui si parla diGuido ducadi Spoleti, uomo di gran rigiri, di nazione franzese, e perciò parente d'esso Folco. Da ciò si conosce che egli, nemico dianzi de' precedenti romani pontefici, s'era ben introdotto nella grazia del presente papa Stefano, forse per quei segreti disegni che si verranno scoprendo nell'andare innanzi. Circa questi tempi sono io d'avviso che succedesse quando narra dello stesso ducaGuidoErchemperto[Erchempertus, Hist., cap. 58.], storico de' tempi presenti: cioè, ch'egli si portò colla sua armata, mosso probabilmente dal papa, contra de' Saraceni postati al Garigliano; ruppe i loro trinceramenti, diede il sacco al loro campo; alquanti ne mise a fil di spada, e obbligò il resto a fuggirsi per le montagne. Essendosi dipoi accostato a Capoa, quel popolo per timore si sottopose al di lui dominio. Non sì presto si fu ritirato Guido da quelle contrade, cheAtanasio vescovodi Napoli spedì le sue genti con una brigata di Greci a dare il guasto al territorio di Capoa. Ricorsero i Capoani per aiuto al suddetto Guido duca di Spoleti, ed egli colla sola voce della sua venuta a Capoa dissipò le soldatesche napoletane. Entrato poi in quella città, portossi ad abboccarsi con lui per gli affari correntiAjone principedi Benevento. Guido, badando più alle suggestioni de' Capoani che alle leggi dell'onoratezza, fece prigione quel principe. Fors'anche uomo sì voglioso di dilatar le fimbrie delle sue signorie, non ebbe bisogno a ciò degl'impulsi altrui. In fatti conducendo seco esso Aione con buona guardia, si presentò alle porte di Benevento, che gli furono aperte, e prese il dominio ancora di quella città col mettervi de' suoi uffiziali. Di là passò a Siponto, e colà parimente entrò, con lasciar Ajone fuori della città ben custodito da' suoi soldati. Ma i Sipontini, forse ingannati da lui con delle false esposizioni, scoperto che il lor signore Aione era detenuto prigione, data campana a martello, presero i baroni di Guido, ed egli si rifugiò e chiuse in una della chiese di quella città. Se volle uscirne libero, gli convenne rimettere Aione in libertà; e nel seguente giorno, dopo aver giurato di non far vendetta di questo, gli fu permesso di tornarsene a casa, ma scornato e malcontento di sè medesimo Aione ricuperò Benevento; e Capoa la vedremo in breve nelle mani de' suoi principi. Diede fine alla sua vita in questo annoBasilio macedoneimperadore deiGreci, principe glorioso per varie sue imprese e virtù, ma biasimato per essersi lasciato sedurre daFozio, autore dello scisma de' Greci, e per averlo rimesso nella sedia patriarcale di Costantinopoli. Lasciò suo successore nell'imperioLeonesuo primogenito, già dichiarato suo collega ed Augusto, il quale non tardò a cacciare in esilio il suddetto Fozio, con far ordinare patriarca in luogo di luiStefanosuo fratello. Fu poi questo Leone imperadore per la sua letteratura e saviezza soprannominato ilsapiente. Cominciò in questo anno[Erchemperto, Hist., cap. 61.]Angelario abbatedi Monte Casino a riedificar quell'illustre monistero, già rovinato dai Saraceni. Portossi allora a visitar quel sacro luogo Erchemperto monaco e storico di quei tempi, e nel ritornare a Capoa cadde coi compagni in mano dei Greci, che li svaligiarono tutti, e presero i lor cavalli e famigli. Stavano in que' contorni i Greci, condotti da Atanasio II vescovo di Napoli, per danneggiare i Capoani. Gravissimi danni ancora recarono nel presente anno a varii paesi le tante inondazioni de' fiumi che portarono via le case e le ville. Ne parlano gli Annali germanici, ed anche il Dandolo[Dandol., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.]attesta che si provò in Italia la stessa calamità. Se crediamo a quest'ultimo autore, fu in questi tempi che gliUngrioUngheri, gente uscita della Scitia, cioè della Tartaria, vennero la prima volta nella Pannonia, e cacciati da quelle Provincie, o piuttosto sottomessi gliAvari, chiamati ancheUnni, se ne impadronirono,et usque hodie ibi manent. È cosa da avvertire, perchè questa nazione bestiale, che allora si nudriva di carni crude e beveva il sangue umano, per quanto narra esso Dandolo, si fece pur troppo sentire nei seguenti anni all'Italia. Da essa prese la Pannonia il moderno nome diUngheria. Reginone[Rhegino, in Chronico.]ne comincia a parlare all'anno 889, siccome vedremo.
Gli Annali di Fulda[Annal. Franc. Freheri.]ci fanno sapere che l'imperador Carlocelebrò la festa del santo Natale in Ratisbona, e poscia invitato dapapa Stefano, se ne venne in Italia. Per varii affari spedì aRomaLiutvardo vescovodi Vercelli suo arcicancelliere, il quale spezialmente ottenne che i vescovi, de' quali erano state devastate le chiese e diocesi dai Normanni nella Francia e Germania, bassa potessero essere istallati nelle chiese vacanti. Vennero nella domenica delle Palme a parole, e poi alle mani le guardie di esso Augusto in Pavia con que' cittadini. Molti de' primi restarono uccisi, molti de' Pavesi feriti, i quali per timore della vicinanza dell'imperadore, dimorante allora in Corte Olonna, si diedero alla fuga, e morirono nel cammino. Dopo Pasqua tenne esso Augusto una dieta generale in Pavia, terminata la quale s'incamminò per la Savoia alla volta di Parigi, città allora assediata da tutto lo sforzo dei Normanni. Truovasi descritto questo terribile assedio da Abbone[Du-Chesne, Rer. Francor., tom. 2.]monaco di san Germano de' Prati, che fu spettatore di tutta la tragedia. Era difesa la città daOdone conted'essa, e daRobertosuo fratello, amendue figliuoli valorosi di Roberto il forte, dall'ultimo de' quali discende la real casa oggidì felicemente regnante in Francia. Venuto a Metz l'imperadore Carlo, colà arrivò il suddetto Odone conte, per implorare soccorso alla città assediata da molti mesi. Fu spedito un potente esercito, raccolto dalla Germania e dalla Lorena, comandato daArrigo contee marchese, general d'armi il più accreditato di questi tempi; ma questi nello spiare il campo dei Barbari, non badando alle fosse coperte, disposte da coloro intorno agli alloggiamenti, e caduto in una d'esse, restò quivi infelicemente ucciso sul fine di agosto. Si mosse in fine l'imperadore stesso alla volta di Parigi con un'altra più poderosa armata, e mentre ciascuno si stava aspettando qualche gran fatto d'armi colla sconfitta de' Normanni, eccoti giugnere con un gran rinforzo di gente in aiuto degli assediantiSigefredoduca di quella nazione. Questo fece andar ritenuto lo Augusto Carlo dall'azzardar tutto in unabattaglia campale, e fu creduto meglio di trattar d'accordo. Erano anche stanchi i Normanni pel lungo ed infruttuoso assedio. Fu convenuto col grosso di quei Barbari, che si ritirassero a Sens per quartiere del verno, e che sborsate loro settecento libbre d'argento al mese di marzo, se ne uscissero del regno per tornarsene alle loro case. Non gloria, ma vergogna non poca universalmente riportò anche da questa impresa l'Augusto Carlo[Regino, in Chronico.], perchè, oltre al non avere operato cosa alcuna degna dell'imperiale maestà, lasciò in preda a que' crudeli pagani un gran tratto di paese. Sigefredo duca, non compreso nella detta convenzione, anch'egli colle sue masnade infierì contra di san Medardo, distrusse varii palazzi, e condusse in ischiavitù assaissimi Cristiani. Ritiratosi con gran fretta l'imperadore in Alsazia, quasi che avesse alla coda i nemici, fu assalito da una malattia, per cui quasi si dubitò della sua vita. Reginone, seguitato dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]e dal padre Mabillone[Mabillon., in Annal. Benedictin.], mette l'assedio di Parigi all'anno seguente; ma è fallato il suo testo. Abbiamo dagli Annali pubblicati dal Freero[Annales Fuldenses Freheri.]e dal Lambecio[Annal. Fuldenses Lambecii.]che insorse in quest'anno una grave discordia fraBerengario ducadel Friuli, parente dell'imperadore, eLiutvardo vescovodi Vercelli. Per questa cagione portatosi Berengario in persona con una mano d'armati a Vercelli, diede il sacco al palazzo episcopale, e se ne tornò senza opposizione a casa. I motivi di questa nemicizia ed attentato ce gli ha conservati il continuator degli Annali di Fulda, dato alla luce dal suddetto Lambecio, autore nondimeno a cui non si può prestar fede in tutto, perchè appassionato forte contra di questo prelato. Vedremo in breve che gli Alemanni non perdonarono alle calunnieper maggiormente screditarlo. Scrive egli, che dacchèCarlo il Grossodivenne re dell'Alemagna innalzò forte questoLiutvardo, uomo per altro di bassissima origine, fino a dargli la carica di arcicancelliere dell'imperio, e lasciarsi guidare da lui pel naso in tutti gli affari, di modo che Liutvardo era più onorato e temuto che l'imperadore medesimo. Sentendo egli la sua forza, rapì molte figliuole de' più nobili dell'Alemagna e dell'Italia, per accoppiarle in matrimonio co' suoi parenti. Giunse poi a tanta temerità, che fece levar per forza dal monistero di santa Giulia di Brescia una figliuola d'Unroco conte, già duca del Friuli e fratello diBerengario, e la diede per moglie ad un suo nipote. Le monache di quel monistero si misero a pregar Dio, e nella stessa notte che costui si pensava d'accostarsi alla fanciulla, cadde morto, per quanto fu rivelato ad una di quelle religiose, che lo raccontò poi all'altre; e la fanciulla restò intatta per questo: se pur ciò è vero, e non un mero lavoro di fantasia femminile.
Durante l'assedio soppraddetto di Parigi, impariamo da Frodoardo[Frodoardus, Hist. Remens., lib. 4, cap. 1.]cheFolco arcivescovodi Rems scrisse a papa Stefanopro Widone quoque affine suo, quem idem papa in filium adoptaverat, tam se, quam ceteros consanguineos suos, quibus id notificaverat, debitam exhibituros eidem Papae reverentiam. Aggiugne che nella risposta inviata ad esso arcivescovo il papa protestava:Memoriam quoque Widonis ducis gratissime se suscepisse, quem unici loco filii se tenere fatetur. Qui si parla diGuido ducadi Spoleti, uomo di gran rigiri, di nazione franzese, e perciò parente d'esso Folco. Da ciò si conosce che egli, nemico dianzi de' precedenti romani pontefici, s'era ben introdotto nella grazia del presente papa Stefano, forse per quei segreti disegni che si verranno scoprendo nell'andare innanzi. Circa questi tempi sono io d'avviso che succedesse quando narra dello stesso ducaGuidoErchemperto[Erchempertus, Hist., cap. 58.], storico de' tempi presenti: cioè, ch'egli si portò colla sua armata, mosso probabilmente dal papa, contra de' Saraceni postati al Garigliano; ruppe i loro trinceramenti, diede il sacco al loro campo; alquanti ne mise a fil di spada, e obbligò il resto a fuggirsi per le montagne. Essendosi dipoi accostato a Capoa, quel popolo per timore si sottopose al di lui dominio. Non sì presto si fu ritirato Guido da quelle contrade, cheAtanasio vescovodi Napoli spedì le sue genti con una brigata di Greci a dare il guasto al territorio di Capoa. Ricorsero i Capoani per aiuto al suddetto Guido duca di Spoleti, ed egli colla sola voce della sua venuta a Capoa dissipò le soldatesche napoletane. Entrato poi in quella città, portossi ad abboccarsi con lui per gli affari correntiAjone principedi Benevento. Guido, badando più alle suggestioni de' Capoani che alle leggi dell'onoratezza, fece prigione quel principe. Fors'anche uomo sì voglioso di dilatar le fimbrie delle sue signorie, non ebbe bisogno a ciò degl'impulsi altrui. In fatti conducendo seco esso Aione con buona guardia, si presentò alle porte di Benevento, che gli furono aperte, e prese il dominio ancora di quella città col mettervi de' suoi uffiziali. Di là passò a Siponto, e colà parimente entrò, con lasciar Ajone fuori della città ben custodito da' suoi soldati. Ma i Sipontini, forse ingannati da lui con delle false esposizioni, scoperto che il lor signore Aione era detenuto prigione, data campana a martello, presero i baroni di Guido, ed egli si rifugiò e chiuse in una della chiese di quella città. Se volle uscirne libero, gli convenne rimettere Aione in libertà; e nel seguente giorno, dopo aver giurato di non far vendetta di questo, gli fu permesso di tornarsene a casa, ma scornato e malcontento di sè medesimo Aione ricuperò Benevento; e Capoa la vedremo in breve nelle mani de' suoi principi. Diede fine alla sua vita in questo annoBasilio macedoneimperadore deiGreci, principe glorioso per varie sue imprese e virtù, ma biasimato per essersi lasciato sedurre daFozio, autore dello scisma de' Greci, e per averlo rimesso nella sedia patriarcale di Costantinopoli. Lasciò suo successore nell'imperioLeonesuo primogenito, già dichiarato suo collega ed Augusto, il quale non tardò a cacciare in esilio il suddetto Fozio, con far ordinare patriarca in luogo di luiStefanosuo fratello. Fu poi questo Leone imperadore per la sua letteratura e saviezza soprannominato ilsapiente. Cominciò in questo anno[Erchemperto, Hist., cap. 61.]Angelario abbatedi Monte Casino a riedificar quell'illustre monistero, già rovinato dai Saraceni. Portossi allora a visitar quel sacro luogo Erchemperto monaco e storico di quei tempi, e nel ritornare a Capoa cadde coi compagni in mano dei Greci, che li svaligiarono tutti, e presero i lor cavalli e famigli. Stavano in que' contorni i Greci, condotti da Atanasio II vescovo di Napoli, per danneggiare i Capoani. Gravissimi danni ancora recarono nel presente anno a varii paesi le tante inondazioni de' fiumi che portarono via le case e le ville. Ne parlano gli Annali germanici, ed anche il Dandolo[Dandol., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.]attesta che si provò in Italia la stessa calamità. Se crediamo a quest'ultimo autore, fu in questi tempi che gliUngrioUngheri, gente uscita della Scitia, cioè della Tartaria, vennero la prima volta nella Pannonia, e cacciati da quelle Provincie, o piuttosto sottomessi gliAvari, chiamati ancheUnni, se ne impadronirono,et usque hodie ibi manent. È cosa da avvertire, perchè questa nazione bestiale, che allora si nudriva di carni crude e beveva il sangue umano, per quanto narra esso Dandolo, si fece pur troppo sentire nei seguenti anni all'Italia. Da essa prese la Pannonia il moderno nome diUngheria. Reginone[Rhegino, in Chronico.]ne comincia a parlare all'anno 889, siccome vedremo.