DCCCXCII

DCCCXCIIAnno diCristoDCCCXCII. IndizioneX.Formosopapa 2.Guidoimperadore 2.Lambertoimperadore 1.Berengariore d'Italia 5.Non sembra già cheFormoso papafosse molto portato in favore diGuido imperatore; anzi, se dobbiamo credere al continuator degli Annali di Fulda[Annales Fuldenses Freheri.], pubblicati dal Freero, le cui parole ho citate all'anno 890, egli non fu sì tosto papa che invitò il re Arnolfo a calare coll'armi in Italia per liberarla dai cattivicristiani, ossia daitiranni, come scrive Ermanno Contratto[Hermannus Contract., in Chron.]cioè da Guido e da Berengario, la nimicizia e guerra de' quali si tirava dietro la desolazion di buona parte delle contrade italiane. Ma probabilmente un tale invito è da riferire all'anno seguente. Contuttociò dovette questo pontefice accomodarsi alle vicende e circostanze de' tempi. Allorchè egli salì sulla cattedra di san Pietro, trovò già creato imperador dei RomaniGuido, cioè chi in questi tempi esercitava giurisdizione sovrana in Roma stessa e negli altri stati della Chiesa romana. Però non potè negare ad esso Guido Augusto di dichiarare collega nell'imperio e di ornare colla corona imperialeLamberto, figliuolo assai giovane del medesimo Guido. Le note cronologiche di varii diplomi dati da esso Lamberto in compagnia del padre, oppure da lui solo, ci guidano a conoscere che la di lui assunzione e coronazione seguì senza fallo nel presente anno: il che parimente si vede confermato dall'autore della Cronica casauriense[Chron. Casaurienses, P. II, tom. 2 Rer. Ital.].Del giorno preciso in cui gli fu conferita la corona augustale, ho io fatta ricerca nelle Antichità italiche[Antiquit. Ital., Dissert. V et XXXIV.], e benchè non l'abbia potuto con sicurezza accertare, tuttavia da un placito lucchese riferito dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.]si può ricavare ch'egli prima del giorno quarto di marzo conseguisse il titolo d'imperadore. Fu scritta quella cartaanno imperii domni Lamberti sexto, IV die mensis martii, Indictione XV, cioè nell'anno 897: note indicanti che prima del dì IV di marzo dell'anno corrente, dovette essere conferito a Lamberto in Roma il diadema imperiale. Ma avendo io quivi citato un'altra carta prodotta dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5, in Append. ad Episcop. Aprut.], e scritta inanno quinto Lamberti imperatoris, mense martio, per Indictione XV, cioè nel medesimo anno 897, per accordar questo con quel documento si truova qualche difficoltà. Vegga chi vuole la suddetta mia Dissertazione[Antiquit. Ital., Dissertat. VIII.]nelle Antichità italiane. Aggiungo, vedersi un diploma[Ibidem, Dissert. XXIX.]di Guido Augusto suo padre, dato in Rosselle di Toscana nel dì 15 di settembre dell'anno presente, senza che vi si legga l'anno dell'imperio di Lamberto: il che non ben s'accorda col suddetto supposto. All'incontro ho io prodotto un altro diploma[Ibidem, Dissert. VI.]dell'archivio del monistero di santo Ambrosio di Milano, scrittokalendis mali, Indictione X, anno Domini DCCCXCII. Imperante domno Widone imperatore, regni ejus III, imperii illius II, anno Lantberti imperatoris I. Actum Ravenna: dove probabilmente, tornando da Roma, si trovarono questi due Augusti. Finalmente accennerò all'anno 895 un privilegio d'esso Lamberto, per cui apparisce che nel febbraio di quest'anno egli contava l'anno primodel suo imperio.Dissi già cheOdoneconte di Parigi era stato eletto ed accettato dai popoli della Gallia, ossia della Francia occidentale, per loro re, a riserva dell'Aquitania che gli fu contraria. Era egli intento a ridur colla forza anche gli Aquitani alla sua ubbidienza, quando nel dì 28 di gennaio di quest'annoFoco arcivescovodi Rems, avendo commossa a ribellione non poca parte dei baroni franzesi, dichiarò e coronò re di quel regnoCarlo il Semplice, figliuolo del reLodovico Balbo. Si cominciò pertanto, non meno in quel paese, che si facesse in Italia, a guerreggiar fra i due pretendenti, e nell'uno e nell'altro regno a verificarsi il detto del Salvatore, cheregnum in se divisum desolabitur. In una delle sue lettere citata da Frodoardo[Frodoardus, Hist. Remens., lib. 4, cap. 5.], scrive il suddetto Folco arcivescovo, avere i suoi nemici sparsa voce ch'egli avesse intavolata quella ribellione e alzato al trono il giovanetto Carlo, per poi introdurre con tal pretesto in quel regnoGuido imperadore, con cui veramente era Folco anima e corpo, e strettamente unito di parentela. Ma egli protesta che questa è un'indegna calunnia, nè essere un par suo, siccome uomo d'onore e nobilmente nato, capace di una cabala sì fatta. Furono poi cagione le funeste dissensioni di Guido e Berengario in Italia che i popoli italiani cominciarono circa i tempi presenti a fortificar le loro città e castella, poichè per la pace sì lungamente conservata in queste contrade sotto gl'imperadori carolini, i più viveano alla spartana. Ciò si raccoglie dall'esempio di Modena, nella qualeLeodoino vescovofece far varie fortificazioni alle porte, e nuovi bastioni ben provveduti d'armi, non già contra i padroni, cioè contra di Guido e di Lamberto Augusti qui allora signoreggianti, ma per difesa de' proprii cittadini, come costa dall'iscrizione da me riferita altrove[Antiquit. Italic., Dissert. I.], dove son questi versi:HIS TVMVLVM PORTIS ET ERECTIS AGGERE VALLIS,FIRMAVIT, POSITIS CIRCVM LATITANTIBVS ARMIS,NON CONTRA DOMINOS ERECTVS CORDA SERENOS,SED CIVES PROPRIOS CVPIENS DEFENDERE TECTOS.Leggasi nella Cronica del monistero di Volturno[Chron. Volturnens., P. II, tom. I, Rer. Ital.]un privilegio conceduto aMaione abbatedi quel sacro luogo daGiorgioprotospatario imperiale e stratigo (cioè general dell'armi) della Cefalonia e Lombardia, a nome dei serenissimi imperadori, cioè diLeoneedAlessandroimperadori d'Oriente. In fine si scorge che anche egli, come era in uso di varii principi di allora, dice di aver bollato quel decreto conbolla di piombo, mense augusti, decima Indictione. Di questo Giorgio patrizio, che succedette aSimbaticioconquistatore nel precedente anno di Benevento, fa menzione, oltre all'Anonimo salernitano, una Cronichetta[Rer. Ital., P. I, tom. 2, pag. 279 et 291.]data alla luce da Camillo Pellegrino, con aggiugnere ch'egli o nel presente o nel susseguente anno andò a mettere l'assedio a Capoa; ma questa si dovette bravamente difendere, nè si sa ch'egli se ne impossessasse. Riferisce il padre Pagi[Pagius, ad Annales Baron.]a quest'anno le due sanguinose battaglie succedute fra i reBerengarioeGuido, di sopra da noi vedute all'anno 888 ed 889. Non si può mai credere che Guido, da noi veduto negli anni addietro signoreggiante in Pavia e nella maggior parte della Lombardia, se ne fosse impadronito senza colpo di spada, e che si fosse differito fino a questi dì il provar le loro forze in qualche campale giornata. Oltre di che, Erchemperto ed altri storici si truovano contrarii ad una tale opinione. Vero è aver papa Formoso, per relazione di Frodoardo[Frodoardus, Hist. Remens., lib. 4, cap. 2.], significato a Folco arcivescovo di Rems, che era per tenere un concilio generale in Romadie kalendarum martiarum Indictionis decimae, cioènell'anno presente, se pure non fu nel seguente, perchè si leggeIndictionis undecimaenel testo pubblicato nella biblioteca de' Padri[Bibliotheca Patr., tom. 17.].In quibus literis fatetur, Italiam tunc semel et secundo horrida bella perpessam, et paene consumtam: le quali parole cita il padre Pagi in confermazione della sua credenza. Ma da queste nulla si può conchiudere, perchè nei correnti tempi ancora continuò più che mai un'arrabbiata guerra fra questi due competitori. E noi vedremo all'anno seguente ridotto a sì mal termine Berengario, che fu costretto a cercar soccorso da Arnolfo re di Germania. Fra le leggi longobardiche[Rer. Ital., P. II., tom. 1.]se ne leggono alcune diGuidoimperadore. Probabilmente furono fatte e pubblicate in quest'anno nella dieta generale degli Stati.

Non sembra già cheFormoso papafosse molto portato in favore diGuido imperatore; anzi, se dobbiamo credere al continuator degli Annali di Fulda[Annales Fuldenses Freheri.], pubblicati dal Freero, le cui parole ho citate all'anno 890, egli non fu sì tosto papa che invitò il re Arnolfo a calare coll'armi in Italia per liberarla dai cattivicristiani, ossia daitiranni, come scrive Ermanno Contratto[Hermannus Contract., in Chron.]cioè da Guido e da Berengario, la nimicizia e guerra de' quali si tirava dietro la desolazion di buona parte delle contrade italiane. Ma probabilmente un tale invito è da riferire all'anno seguente. Contuttociò dovette questo pontefice accomodarsi alle vicende e circostanze de' tempi. Allorchè egli salì sulla cattedra di san Pietro, trovò già creato imperador dei RomaniGuido, cioè chi in questi tempi esercitava giurisdizione sovrana in Roma stessa e negli altri stati della Chiesa romana. Però non potè negare ad esso Guido Augusto di dichiarare collega nell'imperio e di ornare colla corona imperialeLamberto, figliuolo assai giovane del medesimo Guido. Le note cronologiche di varii diplomi dati da esso Lamberto in compagnia del padre, oppure da lui solo, ci guidano a conoscere che la di lui assunzione e coronazione seguì senza fallo nel presente anno: il che parimente si vede confermato dall'autore della Cronica casauriense[Chron. Casaurienses, P. II, tom. 2 Rer. Ital.].Del giorno preciso in cui gli fu conferita la corona augustale, ho io fatta ricerca nelle Antichità italiche[Antiquit. Ital., Dissert. V et XXXIV.], e benchè non l'abbia potuto con sicurezza accertare, tuttavia da un placito lucchese riferito dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.]si può ricavare ch'egli prima del giorno quarto di marzo conseguisse il titolo d'imperadore. Fu scritta quella cartaanno imperii domni Lamberti sexto, IV die mensis martii, Indictione XV, cioè nell'anno 897: note indicanti che prima del dì IV di marzo dell'anno corrente, dovette essere conferito a Lamberto in Roma il diadema imperiale. Ma avendo io quivi citato un'altra carta prodotta dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5, in Append. ad Episcop. Aprut.], e scritta inanno quinto Lamberti imperatoris, mense martio, per Indictione XV, cioè nel medesimo anno 897, per accordar questo con quel documento si truova qualche difficoltà. Vegga chi vuole la suddetta mia Dissertazione[Antiquit. Ital., Dissertat. VIII.]nelle Antichità italiane. Aggiungo, vedersi un diploma[Ibidem, Dissert. XXIX.]di Guido Augusto suo padre, dato in Rosselle di Toscana nel dì 15 di settembre dell'anno presente, senza che vi si legga l'anno dell'imperio di Lamberto: il che non ben s'accorda col suddetto supposto. All'incontro ho io prodotto un altro diploma[Ibidem, Dissert. VI.]dell'archivio del monistero di santo Ambrosio di Milano, scrittokalendis mali, Indictione X, anno Domini DCCCXCII. Imperante domno Widone imperatore, regni ejus III, imperii illius II, anno Lantberti imperatoris I. Actum Ravenna: dove probabilmente, tornando da Roma, si trovarono questi due Augusti. Finalmente accennerò all'anno 895 un privilegio d'esso Lamberto, per cui apparisce che nel febbraio di quest'anno egli contava l'anno primodel suo imperio.

Dissi già cheOdoneconte di Parigi era stato eletto ed accettato dai popoli della Gallia, ossia della Francia occidentale, per loro re, a riserva dell'Aquitania che gli fu contraria. Era egli intento a ridur colla forza anche gli Aquitani alla sua ubbidienza, quando nel dì 28 di gennaio di quest'annoFoco arcivescovodi Rems, avendo commossa a ribellione non poca parte dei baroni franzesi, dichiarò e coronò re di quel regnoCarlo il Semplice, figliuolo del reLodovico Balbo. Si cominciò pertanto, non meno in quel paese, che si facesse in Italia, a guerreggiar fra i due pretendenti, e nell'uno e nell'altro regno a verificarsi il detto del Salvatore, cheregnum in se divisum desolabitur. In una delle sue lettere citata da Frodoardo[Frodoardus, Hist. Remens., lib. 4, cap. 5.], scrive il suddetto Folco arcivescovo, avere i suoi nemici sparsa voce ch'egli avesse intavolata quella ribellione e alzato al trono il giovanetto Carlo, per poi introdurre con tal pretesto in quel regnoGuido imperadore, con cui veramente era Folco anima e corpo, e strettamente unito di parentela. Ma egli protesta che questa è un'indegna calunnia, nè essere un par suo, siccome uomo d'onore e nobilmente nato, capace di una cabala sì fatta. Furono poi cagione le funeste dissensioni di Guido e Berengario in Italia che i popoli italiani cominciarono circa i tempi presenti a fortificar le loro città e castella, poichè per la pace sì lungamente conservata in queste contrade sotto gl'imperadori carolini, i più viveano alla spartana. Ciò si raccoglie dall'esempio di Modena, nella qualeLeodoino vescovofece far varie fortificazioni alle porte, e nuovi bastioni ben provveduti d'armi, non già contra i padroni, cioè contra di Guido e di Lamberto Augusti qui allora signoreggianti, ma per difesa de' proprii cittadini, come costa dall'iscrizione da me riferita altrove[Antiquit. Italic., Dissert. I.], dove son questi versi:

HIS TVMVLVM PORTIS ET ERECTIS AGGERE VALLIS,FIRMAVIT, POSITIS CIRCVM LATITANTIBVS ARMIS,NON CONTRA DOMINOS ERECTVS CORDA SERENOS,SED CIVES PROPRIOS CVPIENS DEFENDERE TECTOS.

HIS TVMVLVM PORTIS ET ERECTIS AGGERE VALLIS,

FIRMAVIT, POSITIS CIRCVM LATITANTIBVS ARMIS,

NON CONTRA DOMINOS ERECTVS CORDA SERENOS,

SED CIVES PROPRIOS CVPIENS DEFENDERE TECTOS.

Leggasi nella Cronica del monistero di Volturno[Chron. Volturnens., P. II, tom. I, Rer. Ital.]un privilegio conceduto aMaione abbatedi quel sacro luogo daGiorgioprotospatario imperiale e stratigo (cioè general dell'armi) della Cefalonia e Lombardia, a nome dei serenissimi imperadori, cioè diLeoneedAlessandroimperadori d'Oriente. In fine si scorge che anche egli, come era in uso di varii principi di allora, dice di aver bollato quel decreto conbolla di piombo, mense augusti, decima Indictione. Di questo Giorgio patrizio, che succedette aSimbaticioconquistatore nel precedente anno di Benevento, fa menzione, oltre all'Anonimo salernitano, una Cronichetta[Rer. Ital., P. I, tom. 2, pag. 279 et 291.]data alla luce da Camillo Pellegrino, con aggiugnere ch'egli o nel presente o nel susseguente anno andò a mettere l'assedio a Capoa; ma questa si dovette bravamente difendere, nè si sa ch'egli se ne impossessasse. Riferisce il padre Pagi[Pagius, ad Annales Baron.]a quest'anno le due sanguinose battaglie succedute fra i reBerengarioeGuido, di sopra da noi vedute all'anno 888 ed 889. Non si può mai credere che Guido, da noi veduto negli anni addietro signoreggiante in Pavia e nella maggior parte della Lombardia, se ne fosse impadronito senza colpo di spada, e che si fosse differito fino a questi dì il provar le loro forze in qualche campale giornata. Oltre di che, Erchemperto ed altri storici si truovano contrarii ad una tale opinione. Vero è aver papa Formoso, per relazione di Frodoardo[Frodoardus, Hist. Remens., lib. 4, cap. 2.], significato a Folco arcivescovo di Rems, che era per tenere un concilio generale in Romadie kalendarum martiarum Indictionis decimae, cioènell'anno presente, se pure non fu nel seguente, perchè si leggeIndictionis undecimaenel testo pubblicato nella biblioteca de' Padri[Bibliotheca Patr., tom. 17.].In quibus literis fatetur, Italiam tunc semel et secundo horrida bella perpessam, et paene consumtam: le quali parole cita il padre Pagi in confermazione della sua credenza. Ma da queste nulla si può conchiudere, perchè nei correnti tempi ancora continuò più che mai un'arrabbiata guerra fra questi due competitori. E noi vedremo all'anno seguente ridotto a sì mal termine Berengario, che fu costretto a cercar soccorso da Arnolfo re di Germania. Fra le leggi longobardiche[Rer. Ital., P. II., tom. 1.]se ne leggono alcune diGuidoimperadore. Probabilmente furono fatte e pubblicate in quest'anno nella dieta generale degli Stati.


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