DCCCXCVIIAnno diCristoDCCCXCVII. Indiz.XV.Romanopapa I.Lambertoimperadore 6 e 4.Arnolfoimperadore 2.Berengariore d'Italia 10.In un placito[Antiq. Ital., Dissert. X.], ch'io ho dato alla luce, si conosce che in quest'anno l'autorità diLambertoimperadore veniva riconosciuta in Toscana, e che passava buona armonia fra lui eAdalbertoII, duca e marchese di Toscana. Fu quel giudizio tenuto in Firenzeanno domni Lamberti, Deo propitio, sexto, IV die mensis marci, Indictione quintadecima: il che fa conoscere che nel dì 4 di marzo dell'anno 892 Lamberto era già stato alzato al trono imperiale. Chi tenne quel placito, si conosce dalle seguenti parole:Dum ad praeclaram potestatem domni Lamberti piissimi imperatoris missus directus fuisset in finibus Tusciae, Amedeus, comes palatii; et cum venisset civitate Florentia in domum episcopii ipsius civitatis, in atrio ante basilica sancti Johannis Baptistae inibi resideret una simul cum Adelbertus marchio, singulorum hominum justitias faciendas, ec. Da questoAmadeo, che godeva l'insigne carica di conte del palazzo nel regno d'Italia, ha creduto taluno che possa essere discesa la real casa di Savoia, perchè il nome d'Amadeonel secolo undecimo si truova in essa. Non è sprezzabile la conghiettura; ma sola non basta a fissar cosa alcuna per quella genealogia. Nella parte della Borgogna signoreggiata dal re Ridolfo convien cercare gli antenati di questi nobilissimi principi, sapendosi ch'essi di colà passarono in Italia. Lume troppo debole è un nome, per poter credere che Lamberto si valesse per un sì riguardevol posto della sua corte di un principe di straniera contrada. Abbiamo dal panegirista diBerengario[Anonym., in Paneg. Bereng., P. I, tom. 2 Rer. Ital.]che seguì pace e concordia fra il suddettoLamberto AugustoeBerengario rein un congresso tenuto in Pavia nell'anno precedente. Aggiugne egli appresso che Lamberto più volte andò cercando pretesti per rompere questa pace: il che probabilmente avvenne nell'anno corrente. Ecco le sue parole:O juvenile decus, si mens non laeva fuisset!Saepe datas voluit pacis rescindere dextrasFraudibus inventis. Sed enim ratione sagaciDeprehendis pater alme[Berengario.]dolos, ac murmura temnis.Che esso Berengario si trovasse inCenedanell'anno presente, l'abbiamo da un suo diploma riferito nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XIX, pag. 97.]. Fece in quest'annoStefano VIpapa un fine indegno del sacrosanto suo grado, ma frutto dell'iniquità da lui praticata contro la memoria di papa Formoso in disonore della santa Chiesa romana. Talmente restarono stomacati i Romani del sacrilego strapazzo da lui fatto del cadavero di quel pontefice, il cui elogio si può leggere nell'operetta d'Ausilio e presso altri scrittori, che fatta fra loro congiura, gli misero le mani addosso, e cacciatolo in una prigione, quivi da lì a poco lo strangolarono. Frodoardo così ne scrive:Captus et ipse, sacraque abjectus ab aede, tenebrisCarceris injicitur, vinclisque innectitur atris,Et suffocatum crudo premit ultio leto.E nell'epitaffio fattogli dipoi dapapa Sergio III, e rapportato dal cardinal Baronio, si legge lo stesso.CVMQVE PATER MVLTVM CERTARETDOGMATE SANCTO,CAPTVS, ET A SEDE PVLSVSAD IMA FVIT.CARCERIS INTEREA VINCLISCONSTRICTVS, ET IMOSTRANGVLATVS NERBO,EXVIT ET HOMINEM.Pretende il padre Pagi che a questo pontefice s'abbia da riferire un decreto, a noi conservato da Graziano[Gratianus Dist. XXXIII, cap. 28.], e dal cardinal Baronio rapportato all'anno 816, e non già ad uno degli antecessori Stefani: cioè che si rimettesse in uso il divieto di non consecrare il nuovo papa eletto senza la licenza e approvazione dell'imperadore regnante. Il decreto è questo:Quia sancta romana Ecclesia, cui auctore Deo praesidemus, a pluribus patitur violentias, pontifice obeunte: quae ob hoc inferuntur, quia absque imperiali notitia pontificis fit consecratio, nec canonico ritu et consuetudine ab imperatore directi intersunt nuncii, qui scandala fieri vetent: Volumus, ut quum instituendus est pontifex, convenientibus episcopis et universo clero, eligatur, praesente senatu et populo, qui ordinandus est. Et sic ab omnibus electus, praesentibus legatis imperialibus consecretur. Nullusque sine periculo sui, juramenta vel promissiones aliquas nova adiventione audeat extorquere, nisi quae antiqua exigit consuetudo, ne Ecclesia scandalizetur, et imperialis honorificentia minuatur.Vien chiamatocanonicus ritusquel costume. Tale non parve poi, siccome vedremo, nel secolo undecimo. Ma è ben più probabile che questo papa Stefano non facesse questo decreto, e che s'ingannasse Graziano con attribuirlo ad un altro papa Stefano, quando esso indubitatamente si legge nel concilio di Ravenna nell'anno seguente celebrato da papaGiovanni IX. Il giorno preciso, in cui fu levato dal mondo questo pontefice, è tuttavia ignoto. Bensì ècerto ch'egli ebbe per successore nella cattedra di san PietroRomano. Due sue bolle, rapportate dal Baluzio[Baluz., in Append. ad Marcam Hispan. de Marca.], ci assicurano ch'egli era papa nel mese d'ottobre del presente anno, essendo scritteidibus octobris, imperante domno nostro piissimo perpetuo augusto Lamberto a Deo coronato magno imperatore anno VI, et post consulatum anno VI, Indictione prima. Per attestato del Dandolo, questo papa mandò il pallio archiepiscopale[Dandul., in Chronic., tom. 12 Rer. Ital.]aVitale II,patriarcadi Grado. Se vogliam creder alla farraggine indigesta della Cronica della Novalesa[Chron. Novaliciense, P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 763.], in questi tempi fiorìAmmoloossiaAmmolone vescovodi Torino, di cui quell'autore narra un fatto assai strano.Lamberti regis tempore fuit Maginfredus, quem interfecit; nec non et Ammulus episcopus taurinensis, qui ejusdem civitatis turres et muros perversitate sua destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis civibus, qui continuo illum a civitate exturbarunt, fuitque tribus annis absque episcopali cathedra. Qui postmodum pace peracta reversus, et manu valida cinctus, destruxit, sicut diximus. Fuerat haec siquidem civitas condensissimis turribus bene redimita, et arcus in circuitu per totum deambulatorios, cum propugnaculis desuper atque antemuralibus.Veramente i vescovi aveano già acquistate forze tali e ricchezze, che già cominciavano non pochi d'essi a prendere un'aria principesca; e però non è tanto difficile a credere questa gara e vendetta fra quel vescovo e i cittadini. Che poi questo Ammolone vescovo di Torino veramente vivesse in questi tempi, lo abbiamo dal concilio romano tenuto nell'anno seguente da papa Giovanni IX, apparendo da un frammento di esso, dato alla luce dal padre Mabillone[Mabill., Append. ad Rer. Ital.], che esso Ammolone v'intervenne,e fu uno de' più zelanti per la memoria e gloria di papa Formoso.
In un placito[Antiq. Ital., Dissert. X.], ch'io ho dato alla luce, si conosce che in quest'anno l'autorità diLambertoimperadore veniva riconosciuta in Toscana, e che passava buona armonia fra lui eAdalbertoII, duca e marchese di Toscana. Fu quel giudizio tenuto in Firenzeanno domni Lamberti, Deo propitio, sexto, IV die mensis marci, Indictione quintadecima: il che fa conoscere che nel dì 4 di marzo dell'anno 892 Lamberto era già stato alzato al trono imperiale. Chi tenne quel placito, si conosce dalle seguenti parole:Dum ad praeclaram potestatem domni Lamberti piissimi imperatoris missus directus fuisset in finibus Tusciae, Amedeus, comes palatii; et cum venisset civitate Florentia in domum episcopii ipsius civitatis, in atrio ante basilica sancti Johannis Baptistae inibi resideret una simul cum Adelbertus marchio, singulorum hominum justitias faciendas, ec. Da questoAmadeo, che godeva l'insigne carica di conte del palazzo nel regno d'Italia, ha creduto taluno che possa essere discesa la real casa di Savoia, perchè il nome d'Amadeonel secolo undecimo si truova in essa. Non è sprezzabile la conghiettura; ma sola non basta a fissar cosa alcuna per quella genealogia. Nella parte della Borgogna signoreggiata dal re Ridolfo convien cercare gli antenati di questi nobilissimi principi, sapendosi ch'essi di colà passarono in Italia. Lume troppo debole è un nome, per poter credere che Lamberto si valesse per un sì riguardevol posto della sua corte di un principe di straniera contrada. Abbiamo dal panegirista diBerengario[Anonym., in Paneg. Bereng., P. I, tom. 2 Rer. Ital.]che seguì pace e concordia fra il suddettoLamberto AugustoeBerengario rein un congresso tenuto in Pavia nell'anno precedente. Aggiugne egli appresso che Lamberto più volte andò cercando pretesti per rompere questa pace: il che probabilmente avvenne nell'anno corrente. Ecco le sue parole:
O juvenile decus, si mens non laeva fuisset!Saepe datas voluit pacis rescindere dextrasFraudibus inventis. Sed enim ratione sagaciDeprehendis pater alme[Berengario.]dolos, ac murmura temnis.
O juvenile decus, si mens non laeva fuisset!
Saepe datas voluit pacis rescindere dextras
Fraudibus inventis. Sed enim ratione sagaci
Deprehendis pater alme[Berengario.]dolos, ac murmura temnis.
Che esso Berengario si trovasse inCenedanell'anno presente, l'abbiamo da un suo diploma riferito nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XIX, pag. 97.]. Fece in quest'annoStefano VIpapa un fine indegno del sacrosanto suo grado, ma frutto dell'iniquità da lui praticata contro la memoria di papa Formoso in disonore della santa Chiesa romana. Talmente restarono stomacati i Romani del sacrilego strapazzo da lui fatto del cadavero di quel pontefice, il cui elogio si può leggere nell'operetta d'Ausilio e presso altri scrittori, che fatta fra loro congiura, gli misero le mani addosso, e cacciatolo in una prigione, quivi da lì a poco lo strangolarono. Frodoardo così ne scrive:
Captus et ipse, sacraque abjectus ab aede, tenebrisCarceris injicitur, vinclisque innectitur atris,Et suffocatum crudo premit ultio leto.
Captus et ipse, sacraque abjectus ab aede, tenebris
Carceris injicitur, vinclisque innectitur atris,
Et suffocatum crudo premit ultio leto.
E nell'epitaffio fattogli dipoi dapapa Sergio III, e rapportato dal cardinal Baronio, si legge lo stesso.
CVMQVE PATER MVLTVM CERTARETDOGMATE SANCTO,CAPTVS, ET A SEDE PVLSVSAD IMA FVIT.CARCERIS INTEREA VINCLISCONSTRICTVS, ET IMOSTRANGVLATVS NERBO,EXVIT ET HOMINEM.
Pretende il padre Pagi che a questo pontefice s'abbia da riferire un decreto, a noi conservato da Graziano[Gratianus Dist. XXXIII, cap. 28.], e dal cardinal Baronio rapportato all'anno 816, e non già ad uno degli antecessori Stefani: cioè che si rimettesse in uso il divieto di non consecrare il nuovo papa eletto senza la licenza e approvazione dell'imperadore regnante. Il decreto è questo:Quia sancta romana Ecclesia, cui auctore Deo praesidemus, a pluribus patitur violentias, pontifice obeunte: quae ob hoc inferuntur, quia absque imperiali notitia pontificis fit consecratio, nec canonico ritu et consuetudine ab imperatore directi intersunt nuncii, qui scandala fieri vetent: Volumus, ut quum instituendus est pontifex, convenientibus episcopis et universo clero, eligatur, praesente senatu et populo, qui ordinandus est. Et sic ab omnibus electus, praesentibus legatis imperialibus consecretur. Nullusque sine periculo sui, juramenta vel promissiones aliquas nova adiventione audeat extorquere, nisi quae antiqua exigit consuetudo, ne Ecclesia scandalizetur, et imperialis honorificentia minuatur.Vien chiamatocanonicus ritusquel costume. Tale non parve poi, siccome vedremo, nel secolo undecimo. Ma è ben più probabile che questo papa Stefano non facesse questo decreto, e che s'ingannasse Graziano con attribuirlo ad un altro papa Stefano, quando esso indubitatamente si legge nel concilio di Ravenna nell'anno seguente celebrato da papaGiovanni IX. Il giorno preciso, in cui fu levato dal mondo questo pontefice, è tuttavia ignoto. Bensì ècerto ch'egli ebbe per successore nella cattedra di san PietroRomano. Due sue bolle, rapportate dal Baluzio[Baluz., in Append. ad Marcam Hispan. de Marca.], ci assicurano ch'egli era papa nel mese d'ottobre del presente anno, essendo scritteidibus octobris, imperante domno nostro piissimo perpetuo augusto Lamberto a Deo coronato magno imperatore anno VI, et post consulatum anno VI, Indictione prima. Per attestato del Dandolo, questo papa mandò il pallio archiepiscopale[Dandul., in Chronic., tom. 12 Rer. Ital.]aVitale II,patriarcadi Grado. Se vogliam creder alla farraggine indigesta della Cronica della Novalesa[Chron. Novaliciense, P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 763.], in questi tempi fiorìAmmoloossiaAmmolone vescovodi Torino, di cui quell'autore narra un fatto assai strano.Lamberti regis tempore fuit Maginfredus, quem interfecit; nec non et Ammulus episcopus taurinensis, qui ejusdem civitatis turres et muros perversitate sua destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis civibus, qui continuo illum a civitate exturbarunt, fuitque tribus annis absque episcopali cathedra. Qui postmodum pace peracta reversus, et manu valida cinctus, destruxit, sicut diximus. Fuerat haec siquidem civitas condensissimis turribus bene redimita, et arcus in circuitu per totum deambulatorios, cum propugnaculis desuper atque antemuralibus.Veramente i vescovi aveano già acquistate forze tali e ricchezze, che già cominciavano non pochi d'essi a prendere un'aria principesca; e però non è tanto difficile a credere questa gara e vendetta fra quel vescovo e i cittadini. Che poi questo Ammolone vescovo di Torino veramente vivesse in questi tempi, lo abbiamo dal concilio romano tenuto nell'anno seguente da papa Giovanni IX, apparendo da un frammento di esso, dato alla luce dal padre Mabillone[Mabill., Append. ad Rer. Ital.], che esso Ammolone v'intervenne,e fu uno de' più zelanti per la memoria e gloria di papa Formoso.