DCCCXIVAnno diCristoDCCCXIV. IndizioneVII.Leone IIIpapa 20.Lodovico Pioimperad. 1 e 2.Bernardore d'Italia 3.L'ultimo anno della vita dell'imperadorCarlo Magnofu questo. Infermatosi egli in Aquisgrana con doglia di costa, nel dì 28 di gennaio rendè l'anima al suo Creatore nell'anno settantuno della sua età, pieno di vittorie e di gloria, pieno di meriti presso Dio e presso gli uomini. Chi prendesse ad uguagliar questo monarca agli Augusti, ai Trajani, ai Marchi Aurelii, troverebbe facilmente delle ragioni per sostenere il suo assunto. Ma in una parte possiamo anche dire ch'egli superò quegl'imperadori eroi del paganesimo. Perciocchè trovarono quegli Augusti il romano imperio tuttavia florido, tuttavia forte per una smisurata potenza, pulito ne' costumi, ben disciplinato nella milizia, e regolato da sagge provvisioni e leggi nel suo governo. Ma Carlo Magno trovò ne' suoi Franchi e nelle nazioni da lui soggiogate non poca barbarie, una somma ignoranza ed infiniti altri disordini. Seppe egli nondimeno colla sua gran mente e indefessa applicazione dare buon sesto a tutto, ripulire i costumi dei suoi popoli, rimettere in buono stato lo studio delle lettere, ch'egli medesimo con gran fatica procacciò a sè stesso, dappoichè cominciò a regnare. Nè solamente si sparse il benefico influsso del suo mirabil genio sopra de' secolari; ne furono anche a parte, ed anche più degli altri, gli ecclesiastici, alla riforma e buon ordine de' quali egli continuamente dimostrossi intento. Leggansi i suoi Capitolari, ossia le sue leggi: tutte spirano sapienza, pietà e giustizia. Colle tante sue militari imprese e vittorie accrebbe egli a dismisura la monarchia franzese. Perciocchè, siccome lasciò scritto Eginardo[Eginhardus, in Vita Caroli Magni.], egli ebbe sotto il suo dominio tutto quant'è oggidì il regno diFrancia; conquistò nella Spagna la maggior parte della Catalogna, la Navarra e parte dell'Aragona; stese la sua signoria per la Fiandra, Olanda e Frisia fino ad Amburgo, e di là dall'Elba. Sottoposte a lui furono le allora ampie provincie della Sassonia e Baviera colla Franconia, Svevia, Turingia, con gli Svizzeri e con altre provincie della Germania. Alle sue mani vennero la due Pannonie colla Dacia e la Boemia, l'Istria, la Liburnia e la Dalmazia, con varii paesi della Schiavonia. Finalmente ebbe sotto il suo comandoItaliam totam, quae ab Augusta Praetoria usque in Calabriam inferiorem, in qua Graecorum et Beneventanorum constat esse confinia, decies centum et eo amplius passuum millibus passuum longitudine porrigitur: parole chiare di quell'accreditato storico e uffiziale della corte di esso Carlo Magno, che si oppongono a chi volesse escludere dal suo sovrano dominio Roma col suo ducato, l'esarcato di Ravenna, la Pentapoli, il ducato di Spoleti, o altra contrada d'Italia. Ma chi vuol pienamente conoscere la virtù e i pregi di questo gloriosissimo monarca, non ha che da ricorrere alle vite che lasciarono scritte di lui il suddetto Eginardo, il monaco di Engoulemme, il monaco di san Gallo, ed altri presso il Du-Chesne[Du-Chesne, tom. 2 Rer. Franc.]. Però con troppa ragione a lui fu dopo morte dato dai popoli e dagli scrittori il titolo diMagno; e le imprese sue s'andarono da lì innanzi cantando per le città, con aver forse preso di là il loro nome iciarlatani, e con aver esse certamente servito di base ad alcuni famosi poemi, romanzi degli ultimi secoli, composti in Italia, pieni sì di favole, tutti nondimeno tendenti ad onorar la memoria di questo eroico imperadore. Allorchè venne a morte Carlo Magno, trovavasi in AquitaniaLodovicosuo figliuolo, già re ed imperadore dichiarato. Ricevuta che egli ebbe non senza lagrime la nuova del padre mancato di vita, s'incamminò alla volta d'Aquisgrana.Vedesi descritto il suo viaggio da Ermoldo Nigello, autore di questi tempi nel suo poema[Ermold. Nighel., lib. 2, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]da me tolto alle tenebre, siccome ancora l'esecuzione da lui data al testamento del padre, e le grazie fatte al popolo. L'epoca ordinaria di questo imperadore vien dedotta dal dì suddetto 28 di gennaio, in cui egli succedette al padre. Una delle prime applicazioni di questo imperadore fu quella di congedar le ambascerie, già indirizzate al defunto Augusto. Aveva il nuovo imperador dei GreciLeoneinviati a Carlo Magno due suoi legati, cioè Cristoforo spatario e Gregorio diacono, per confermar la pace stabilita fra i due imperii, e questi contenti se ne tornarono al loro paese. Lodovico vicendevolmente spedì a Costantinopoli i suoi, cioèNorbertovescovo di Reggio, che l'Ughelli ed altri hanno creduto vescovo di Reggio in Lombardia, ma con potersene dubitare, perchè di lui niuna memoria si conserva in quella città per questi tempi, e potrebbe egli essere stato vescovo diRieznella Provenza. Troveremo nondimeno un vescovo di questo nome in Parma, che nell'anno 835 sottoscrisse con altri una donazione fatta da Cunegonda vedova al re Bernardo. Col re suddetto andò eziandio Ricoino conte di Poitiers. Tale spedizione fu fatta per rinnovare i patti di amicizia e pace col greco imperadore.Giunsero dipoi ad Aquisgrana i legati diGrimoaldo Storesaizprincipe di Benevento, anch'essi per ratificare i precedenti accordi.Venerunt(son parole di Tegano)legati Beneventanorum, qui omnem terram Beneventi suae potestati tradiderunt, et multa millia aureorum per annos singulos ad censum tradere promiserunt: quod ita perfecerunt usque ad hodiernum diem[Theganus, in Vit. Ludovici Pii, cap. 11.], cioè nell'anno 23 dell'imperio di Lodovico Pio. A che ascendesse questo censo, o tributo annuo, lo specifica Eginardo[Eginhard., in Annal. Franc.],o qualunque sia quell'autore scrivendo:Cum Grimoaldo Beneventanorum duce pactum fecit, atque firmavit, et modo quo et pater scilicet ut Beneventani tributum annis singulis VII millia solidorum darent. Vedemmo di sopra all'anno 812 che il censo de' Beneventani era diventicinquemila soldi d'oro. Qui è solo disettemila: però o Grimoaldo ottenne che si riducesse a meno quel tributo, o pure in alcun di questi passi è scorretto il testo di Eginardo. Ispirò di buon'ora la gente malevola al nuovo imperadore dei sospetti contra diBernardore d'Italia suo nipote; e però il chiamò tosto in Francia[Astronomus, in Vita Ludovici Pii.]. La puntual sua ubbidienza coll'arrivo ad Aquisgrana dissipò alquanto le suscitate nebbie. Fu ben accolto, magnificamente regalato dall'imperadore, e rimandato in Italia senza dimostrazione alcuna di dubitar della sua fede. Contuttociò poco stette ad apparire che i conceputi sospetti non erano affatto estinti. Dimoravano tuttavia in ItaliaAdalardoabate di Corbeia, eWallasecolare suo fratello, figliuoli, come già accennai, di Bernardo figliuolo del principe Carlo Martello, e però della famiglia imperiale, e stretti parenti dell'Augusto Lodovico. Assistevano amendue al giovinetto Bernardo re d'Italia, siccome suoi intimi consiglieri, e spezialmente per la loro saviezza camminava con buon piede il governo di questo regno appoggiato alla lor direzione. Ma i maligni alla corte imperiale misero delle diffidenze in cuor dell'imperadore contra di questi insigni personaggi, quasi che sotto Carlo Magno fossero saliti in troppa potenza, e quasichè per la soverchia loro autorità e per essere del sangue reale potessero macchinar delle novità in Italia o per loro, o in favore del re Bernardo. Truovano facilmente udienza e credenza sospetti tali in mente de' regnanti non assai coraggiosi, qual fu l'imperador Lodovico. Noi abbiamo dalla Cronica farfense[Chron. Farfense, P. II. tom. 2 Rer. Ital.]e da un documento pubblicatodal padre Mabillone, che sui principii di febbraio dell'anno presenteAdalhard abbas missus domni imperatoris Caroli(la nuova della cui morte non era per anche giunta) si trovava nel palazzo ducale di Spoleti, dove accompagnato daSigualdo, Gradigis e Isemondovescovi, e dai giudici e scabini, tenne un placito, in cui diede una sentenza in favore diBenedetto abate di Farfa. Degno di osservazione è che intervennero ancora a quel placitoSupponeconte del palazzo, eGuinigisoedEccideoduchi. CertamenteGuinigisoera duca di Spoleti; se tale fosse ancoraEccideo, nol so. Per me il credo duca d'altro paese, se pur non si vuol intendere duca di Camerino. E perciocchè il padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedictin. ad ann. 814.]dall'archivio di quell'insigne badia trasse la descrizione del palazzo suddetto, meritevole ben di passare ai posteri, per conoscere il gusto di questi tempi, eccola di nuovo:In primo proaulium, idest locus ante aulam. In secundo salutatorium, idest locus salutandi officio deputatus, juxta majorem domum constitutus. In tertio consistorium, idest domus in palatio magna et ampla, ubi lites et caussae audiebantur et discutiebantur; dictum consistorium a consistendo, quia ibi, ut qualibet audirent, et terminarent negotia, judices, vel officiales consistere debent. In quarto trichorum, idest domus conviviis deputata, in qua sunt tres ordines mensarum. Et dictum est trichorum a tribus choris, idest tribus ordinibus commessantium. In quinto zetae hyemales, idest camerae hiberno tempori competentes. In sexto zetae aestivales, idest camerae aestivo tempori competentes. In septimo epicaustorium, et triclinia accubitanea, idest domus, in qua incensum et aromata in igne ponebantur, ut magnates odore vario reficerentur, in eadem domo tripertito ordine considentes. In octavo thermae, idest balnearum locus calidarum. In nono gymnasium, idest locus disputationibus, et diversis exercitationum generibus deputatus. In decimo coquinia, idestdomus, ubi pulmenta et cibaria coquuntur. In undecimo columbum, idest ubi aquae influunt. In duodecimo hippodromum, idest locus cursui equorum in palatio deputatus.Sbrigato dagli affari di Spoleti l'abate Adalardo, per quanto narra l'autore dell'opuscolo[Du-Chesne, tom. 2 Rer. Franc.]de constructione novae Corbejae, se n'andò a Roma, non tanto per soddisfare alla propria divozione, quanto ancora per trattare conpapa Leonedi molte faccende, perchè si doveva aver sentore cheCarlo Magnoveniva mancando. Arrivò in fatti colà l'avviso della di lui morte; laonde Adalardo, ossia che vedesse terminata la sua commessione, o che avesse presentito qualche mal animo del nuovo imperadorLodovicoverso di lui, se ne tornò frettolosamente in Francia, e si ridusse al suo monistero della vecchia Corbeia. Allora fu che i malevoli cortigiani tanto soffiarono negli orecchi del timido imperador Lodovico, che l'indussero a mandare in esilio esso Adalardo, con relegarlo nell'isola di Here, oggidì Noirmoutier. Suo fratello Walla, anch'egli personaggio di sommo credito, quantunque fosse stato de' primi a suggettarsi al novello imperadore, e sembrasse assicurato della sua grazia; pure, al veder questa tempesta, e temendo d'essere finalmente in essa involto, giudicò meglio di dare un calcio al mondo, agli onori e alla moglie, e ritiratosi nel monistero di Corbeia, quivi prese l'abito e la tonsura monastica.Bernardo, altro loro fratello, già monaco, e infin le sorelle sue furono perseguitate dall'Augusto Lodovico: tutti contrassegni della sua debolezza. Per altro pieno di buona volontà esso imperadore nel primo dì d'agosto tenne un gran consiglio, in cui fu decretato di provvedere ai varii disordini, che anche sotto i buoni principi van succedendo, ed erano succeduti di fatto nella vecchiaia di Carlo Magno, con trovarsi una gran quantità di gente in Francia, spogliata indebitamente o dei lor beni o della lor libertà, da molti conti e da altri pubbliciministri. A tal fine deputò deimessi, cioè dei giudici straordinarii, timorati di Dio e zelanti della giustizia. Dell'uffizio di questi tali ho già parlato di sopra; ma non dispiacerà di udire Ermoldo Nighello, scrittore e poeta di questi tempi, che favellando del medesimo fatto, così scrive[Ermold. Nigellus, lib. 2, P. II, tom. 2, Rer. Italic.]:Elegit extemplo missos, quos mittat in orbem,Quorum vita proba, et sit generosa fides.Qui peragrent celeres Francorum regna perampla,Justitiam faciant, judiciumque simul.Quos pater, aut patris sub tempore presserat urguens,Servitium, relevent, munere, sive dolo.Seguita poi questo autore a raccontare il gran bene fatto da' suddetti messi: il che vien confermato dall'astronomo nella vita di Lodovico Pio. Mandò poscia l'imperadore il maggior figliuoloLottarioal governo della Baviera, ePippinosecondogenito in Aquitania, con ritenere presso di sèLodovicoterzogenito, perchè tuttavia fanciullo. Ed essendo ricorso a luiErioldo re di Danimarca, cacciato dal suo regno, per implorar la sua protezione, il mandò in Sassonia ad aspettar tempo più propizio da prestargli aiuto. Notano inoltre gli Annali de' Franchi[Annal. Francor. Lambecii.]che in questo anno la città di Gerusalemme fu devastata dai Persiani, cioè dai Saraceni, ed essere seguitata una fiera persecuzione de' Cristiani. Probabilmente que' seguaci di Maometto non sapevano digerire che quella santa città fosse passata in mano di Carlo Magno, siccome dicemmo, e che vi fosse cresciuta cotanto la popolazion de' Cristiani. Pel rispetto che portavano a sì potente e temuto monarca, tacquero finchè egli visse, ma udita la sua morte, infuriarono contra de' Cristiani ivi abitanti. Truovasi ancora nelle memorie del monistero di Farfa[Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.], da me prodotte altrove, una donazione fatta a quel sacro luogo da Ilderico castaldo colle seguenti note cronologiche:Ludogvicoserenissimo Augusto a Deo coronato, magno, pacifico imperatore, imperium romanum gubernante, anno ejusdem in Christi nomine I, seu et regnante Bernardo rege Langobardorum anno ejus in Dei nomine II, sed et temporibus Guinichis ducis ducatus spoletani, anno ejus in Dei nomine XXV, mense majo, die XVIII. Indictione VII. Actum in Reate. A questo medesimo Ilderico erano stati conceduti in livello altri benimense martio, Indictione VII, anno imperii Ludovici I, Bernardi regis Langobardorum II. Ne fo menzione, acciocchè si vegga non aver avuto principio l'epoca di Bernardo nell'agosto dell'anno 813, allorchè Carlo Magno nella dieta tenuta in AquisgranaBernardum nepotem, suum Italiae praefecit, et regem appellari jussit, ma bensì sul fine del precedente anno 812, allorchè il mandò in Italia; altrimenti nel marzo e maggio del presente anno non sarebbe corso l'anno secondodel suo regno, ma solamente il primo.
L'ultimo anno della vita dell'imperadorCarlo Magnofu questo. Infermatosi egli in Aquisgrana con doglia di costa, nel dì 28 di gennaio rendè l'anima al suo Creatore nell'anno settantuno della sua età, pieno di vittorie e di gloria, pieno di meriti presso Dio e presso gli uomini. Chi prendesse ad uguagliar questo monarca agli Augusti, ai Trajani, ai Marchi Aurelii, troverebbe facilmente delle ragioni per sostenere il suo assunto. Ma in una parte possiamo anche dire ch'egli superò quegl'imperadori eroi del paganesimo. Perciocchè trovarono quegli Augusti il romano imperio tuttavia florido, tuttavia forte per una smisurata potenza, pulito ne' costumi, ben disciplinato nella milizia, e regolato da sagge provvisioni e leggi nel suo governo. Ma Carlo Magno trovò ne' suoi Franchi e nelle nazioni da lui soggiogate non poca barbarie, una somma ignoranza ed infiniti altri disordini. Seppe egli nondimeno colla sua gran mente e indefessa applicazione dare buon sesto a tutto, ripulire i costumi dei suoi popoli, rimettere in buono stato lo studio delle lettere, ch'egli medesimo con gran fatica procacciò a sè stesso, dappoichè cominciò a regnare. Nè solamente si sparse il benefico influsso del suo mirabil genio sopra de' secolari; ne furono anche a parte, ed anche più degli altri, gli ecclesiastici, alla riforma e buon ordine de' quali egli continuamente dimostrossi intento. Leggansi i suoi Capitolari, ossia le sue leggi: tutte spirano sapienza, pietà e giustizia. Colle tante sue militari imprese e vittorie accrebbe egli a dismisura la monarchia franzese. Perciocchè, siccome lasciò scritto Eginardo[Eginhardus, in Vita Caroli Magni.], egli ebbe sotto il suo dominio tutto quant'è oggidì il regno diFrancia; conquistò nella Spagna la maggior parte della Catalogna, la Navarra e parte dell'Aragona; stese la sua signoria per la Fiandra, Olanda e Frisia fino ad Amburgo, e di là dall'Elba. Sottoposte a lui furono le allora ampie provincie della Sassonia e Baviera colla Franconia, Svevia, Turingia, con gli Svizzeri e con altre provincie della Germania. Alle sue mani vennero la due Pannonie colla Dacia e la Boemia, l'Istria, la Liburnia e la Dalmazia, con varii paesi della Schiavonia. Finalmente ebbe sotto il suo comandoItaliam totam, quae ab Augusta Praetoria usque in Calabriam inferiorem, in qua Graecorum et Beneventanorum constat esse confinia, decies centum et eo amplius passuum millibus passuum longitudine porrigitur: parole chiare di quell'accreditato storico e uffiziale della corte di esso Carlo Magno, che si oppongono a chi volesse escludere dal suo sovrano dominio Roma col suo ducato, l'esarcato di Ravenna, la Pentapoli, il ducato di Spoleti, o altra contrada d'Italia. Ma chi vuol pienamente conoscere la virtù e i pregi di questo gloriosissimo monarca, non ha che da ricorrere alle vite che lasciarono scritte di lui il suddetto Eginardo, il monaco di Engoulemme, il monaco di san Gallo, ed altri presso il Du-Chesne[Du-Chesne, tom. 2 Rer. Franc.]. Però con troppa ragione a lui fu dopo morte dato dai popoli e dagli scrittori il titolo diMagno; e le imprese sue s'andarono da lì innanzi cantando per le città, con aver forse preso di là il loro nome iciarlatani, e con aver esse certamente servito di base ad alcuni famosi poemi, romanzi degli ultimi secoli, composti in Italia, pieni sì di favole, tutti nondimeno tendenti ad onorar la memoria di questo eroico imperadore. Allorchè venne a morte Carlo Magno, trovavasi in AquitaniaLodovicosuo figliuolo, già re ed imperadore dichiarato. Ricevuta che egli ebbe non senza lagrime la nuova del padre mancato di vita, s'incamminò alla volta d'Aquisgrana.Vedesi descritto il suo viaggio da Ermoldo Nigello, autore di questi tempi nel suo poema[Ermold. Nighel., lib. 2, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]da me tolto alle tenebre, siccome ancora l'esecuzione da lui data al testamento del padre, e le grazie fatte al popolo. L'epoca ordinaria di questo imperadore vien dedotta dal dì suddetto 28 di gennaio, in cui egli succedette al padre. Una delle prime applicazioni di questo imperadore fu quella di congedar le ambascerie, già indirizzate al defunto Augusto. Aveva il nuovo imperador dei GreciLeoneinviati a Carlo Magno due suoi legati, cioè Cristoforo spatario e Gregorio diacono, per confermar la pace stabilita fra i due imperii, e questi contenti se ne tornarono al loro paese. Lodovico vicendevolmente spedì a Costantinopoli i suoi, cioèNorbertovescovo di Reggio, che l'Ughelli ed altri hanno creduto vescovo di Reggio in Lombardia, ma con potersene dubitare, perchè di lui niuna memoria si conserva in quella città per questi tempi, e potrebbe egli essere stato vescovo diRieznella Provenza. Troveremo nondimeno un vescovo di questo nome in Parma, che nell'anno 835 sottoscrisse con altri una donazione fatta da Cunegonda vedova al re Bernardo. Col re suddetto andò eziandio Ricoino conte di Poitiers. Tale spedizione fu fatta per rinnovare i patti di amicizia e pace col greco imperadore.
Giunsero dipoi ad Aquisgrana i legati diGrimoaldo Storesaizprincipe di Benevento, anch'essi per ratificare i precedenti accordi.Venerunt(son parole di Tegano)legati Beneventanorum, qui omnem terram Beneventi suae potestati tradiderunt, et multa millia aureorum per annos singulos ad censum tradere promiserunt: quod ita perfecerunt usque ad hodiernum diem[Theganus, in Vit. Ludovici Pii, cap. 11.], cioè nell'anno 23 dell'imperio di Lodovico Pio. A che ascendesse questo censo, o tributo annuo, lo specifica Eginardo[Eginhard., in Annal. Franc.],o qualunque sia quell'autore scrivendo:Cum Grimoaldo Beneventanorum duce pactum fecit, atque firmavit, et modo quo et pater scilicet ut Beneventani tributum annis singulis VII millia solidorum darent. Vedemmo di sopra all'anno 812 che il censo de' Beneventani era diventicinquemila soldi d'oro. Qui è solo disettemila: però o Grimoaldo ottenne che si riducesse a meno quel tributo, o pure in alcun di questi passi è scorretto il testo di Eginardo. Ispirò di buon'ora la gente malevola al nuovo imperadore dei sospetti contra diBernardore d'Italia suo nipote; e però il chiamò tosto in Francia[Astronomus, in Vita Ludovici Pii.]. La puntual sua ubbidienza coll'arrivo ad Aquisgrana dissipò alquanto le suscitate nebbie. Fu ben accolto, magnificamente regalato dall'imperadore, e rimandato in Italia senza dimostrazione alcuna di dubitar della sua fede. Contuttociò poco stette ad apparire che i conceputi sospetti non erano affatto estinti. Dimoravano tuttavia in ItaliaAdalardoabate di Corbeia, eWallasecolare suo fratello, figliuoli, come già accennai, di Bernardo figliuolo del principe Carlo Martello, e però della famiglia imperiale, e stretti parenti dell'Augusto Lodovico. Assistevano amendue al giovinetto Bernardo re d'Italia, siccome suoi intimi consiglieri, e spezialmente per la loro saviezza camminava con buon piede il governo di questo regno appoggiato alla lor direzione. Ma i maligni alla corte imperiale misero delle diffidenze in cuor dell'imperadore contra di questi insigni personaggi, quasi che sotto Carlo Magno fossero saliti in troppa potenza, e quasichè per la soverchia loro autorità e per essere del sangue reale potessero macchinar delle novità in Italia o per loro, o in favore del re Bernardo. Truovano facilmente udienza e credenza sospetti tali in mente de' regnanti non assai coraggiosi, qual fu l'imperador Lodovico. Noi abbiamo dalla Cronica farfense[Chron. Farfense, P. II. tom. 2 Rer. Ital.]e da un documento pubblicatodal padre Mabillone, che sui principii di febbraio dell'anno presenteAdalhard abbas missus domni imperatoris Caroli(la nuova della cui morte non era per anche giunta) si trovava nel palazzo ducale di Spoleti, dove accompagnato daSigualdo, Gradigis e Isemondovescovi, e dai giudici e scabini, tenne un placito, in cui diede una sentenza in favore diBenedetto abate di Farfa. Degno di osservazione è che intervennero ancora a quel placitoSupponeconte del palazzo, eGuinigisoedEccideoduchi. CertamenteGuinigisoera duca di Spoleti; se tale fosse ancoraEccideo, nol so. Per me il credo duca d'altro paese, se pur non si vuol intendere duca di Camerino. E perciocchè il padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedictin. ad ann. 814.]dall'archivio di quell'insigne badia trasse la descrizione del palazzo suddetto, meritevole ben di passare ai posteri, per conoscere il gusto di questi tempi, eccola di nuovo:In primo proaulium, idest locus ante aulam. In secundo salutatorium, idest locus salutandi officio deputatus, juxta majorem domum constitutus. In tertio consistorium, idest domus in palatio magna et ampla, ubi lites et caussae audiebantur et discutiebantur; dictum consistorium a consistendo, quia ibi, ut qualibet audirent, et terminarent negotia, judices, vel officiales consistere debent. In quarto trichorum, idest domus conviviis deputata, in qua sunt tres ordines mensarum. Et dictum est trichorum a tribus choris, idest tribus ordinibus commessantium. In quinto zetae hyemales, idest camerae hiberno tempori competentes. In sexto zetae aestivales, idest camerae aestivo tempori competentes. In septimo epicaustorium, et triclinia accubitanea, idest domus, in qua incensum et aromata in igne ponebantur, ut magnates odore vario reficerentur, in eadem domo tripertito ordine considentes. In octavo thermae, idest balnearum locus calidarum. In nono gymnasium, idest locus disputationibus, et diversis exercitationum generibus deputatus. In decimo coquinia, idestdomus, ubi pulmenta et cibaria coquuntur. In undecimo columbum, idest ubi aquae influunt. In duodecimo hippodromum, idest locus cursui equorum in palatio deputatus.
Sbrigato dagli affari di Spoleti l'abate Adalardo, per quanto narra l'autore dell'opuscolo[Du-Chesne, tom. 2 Rer. Franc.]de constructione novae Corbejae, se n'andò a Roma, non tanto per soddisfare alla propria divozione, quanto ancora per trattare conpapa Leonedi molte faccende, perchè si doveva aver sentore cheCarlo Magnoveniva mancando. Arrivò in fatti colà l'avviso della di lui morte; laonde Adalardo, ossia che vedesse terminata la sua commessione, o che avesse presentito qualche mal animo del nuovo imperadorLodovicoverso di lui, se ne tornò frettolosamente in Francia, e si ridusse al suo monistero della vecchia Corbeia. Allora fu che i malevoli cortigiani tanto soffiarono negli orecchi del timido imperador Lodovico, che l'indussero a mandare in esilio esso Adalardo, con relegarlo nell'isola di Here, oggidì Noirmoutier. Suo fratello Walla, anch'egli personaggio di sommo credito, quantunque fosse stato de' primi a suggettarsi al novello imperadore, e sembrasse assicurato della sua grazia; pure, al veder questa tempesta, e temendo d'essere finalmente in essa involto, giudicò meglio di dare un calcio al mondo, agli onori e alla moglie, e ritiratosi nel monistero di Corbeia, quivi prese l'abito e la tonsura monastica.Bernardo, altro loro fratello, già monaco, e infin le sorelle sue furono perseguitate dall'Augusto Lodovico: tutti contrassegni della sua debolezza. Per altro pieno di buona volontà esso imperadore nel primo dì d'agosto tenne un gran consiglio, in cui fu decretato di provvedere ai varii disordini, che anche sotto i buoni principi van succedendo, ed erano succeduti di fatto nella vecchiaia di Carlo Magno, con trovarsi una gran quantità di gente in Francia, spogliata indebitamente o dei lor beni o della lor libertà, da molti conti e da altri pubbliciministri. A tal fine deputò deimessi, cioè dei giudici straordinarii, timorati di Dio e zelanti della giustizia. Dell'uffizio di questi tali ho già parlato di sopra; ma non dispiacerà di udire Ermoldo Nighello, scrittore e poeta di questi tempi, che favellando del medesimo fatto, così scrive[Ermold. Nigellus, lib. 2, P. II, tom. 2, Rer. Italic.]:
Elegit extemplo missos, quos mittat in orbem,Quorum vita proba, et sit generosa fides.Qui peragrent celeres Francorum regna perampla,Justitiam faciant, judiciumque simul.Quos pater, aut patris sub tempore presserat urguens,Servitium, relevent, munere, sive dolo.
Elegit extemplo missos, quos mittat in orbem,
Quorum vita proba, et sit generosa fides.
Qui peragrent celeres Francorum regna perampla,
Justitiam faciant, judiciumque simul.
Quos pater, aut patris sub tempore presserat urguens,
Servitium, relevent, munere, sive dolo.
Seguita poi questo autore a raccontare il gran bene fatto da' suddetti messi: il che vien confermato dall'astronomo nella vita di Lodovico Pio. Mandò poscia l'imperadore il maggior figliuoloLottarioal governo della Baviera, ePippinosecondogenito in Aquitania, con ritenere presso di sèLodovicoterzogenito, perchè tuttavia fanciullo. Ed essendo ricorso a luiErioldo re di Danimarca, cacciato dal suo regno, per implorar la sua protezione, il mandò in Sassonia ad aspettar tempo più propizio da prestargli aiuto. Notano inoltre gli Annali de' Franchi[Annal. Francor. Lambecii.]che in questo anno la città di Gerusalemme fu devastata dai Persiani, cioè dai Saraceni, ed essere seguitata una fiera persecuzione de' Cristiani. Probabilmente que' seguaci di Maometto non sapevano digerire che quella santa città fosse passata in mano di Carlo Magno, siccome dicemmo, e che vi fosse cresciuta cotanto la popolazion de' Cristiani. Pel rispetto che portavano a sì potente e temuto monarca, tacquero finchè egli visse, ma udita la sua morte, infuriarono contra de' Cristiani ivi abitanti. Truovasi ancora nelle memorie del monistero di Farfa[Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.], da me prodotte altrove, una donazione fatta a quel sacro luogo da Ilderico castaldo colle seguenti note cronologiche:Ludogvicoserenissimo Augusto a Deo coronato, magno, pacifico imperatore, imperium romanum gubernante, anno ejusdem in Christi nomine I, seu et regnante Bernardo rege Langobardorum anno ejus in Dei nomine II, sed et temporibus Guinichis ducis ducatus spoletani, anno ejus in Dei nomine XXV, mense majo, die XVIII. Indictione VII. Actum in Reate. A questo medesimo Ilderico erano stati conceduti in livello altri benimense martio, Indictione VII, anno imperii Ludovici I, Bernardi regis Langobardorum II. Ne fo menzione, acciocchè si vegga non aver avuto principio l'epoca di Bernardo nell'agosto dell'anno 813, allorchè Carlo Magno nella dieta tenuta in AquisgranaBernardum nepotem, suum Italiae praefecit, et regem appellari jussit, ma bensì sul fine del precedente anno 812, allorchè il mandò in Italia; altrimenti nel marzo e maggio del presente anno non sarebbe corso l'anno secondodel suo regno, ma solamente il primo.