DCCCXLII

DCCCXLIIAnno diCristoDCCCXLII. Indiz.V.Gregorio IVpapa 16.Lottarioimperad. 25, 20 e 3.Durando tuttavia la guerra e gli sconcerti in Francia traLottario Augustoe i due re suoi fratelli, seguirono varii movimenti dall'una e dall'altra parte, minutamente descritti da Nitardo[Nithardus, Hist. lib. 3.]. Fra l'altre cose con piacere si legge presso di lui la conferma della lega stabilita fra i suddetti due fratelliLodovicoeCarloin Argentina, o vogliam dire in Strasburg. L'uno fece il suo giuramento in lingua tedesca, e l'altro in lingua romanza, che era fin d'allora la volgare franzese, e s'accostava più alla nostra italiana di quel che faccia oggidì. Sarebbe da desiderare che fosse restato un pezzo simile della lingua nostra italiana di que' tempi, per conoscere in che stato essa allora si trovasse; ma finora nulla di ciò s'è veduto, perchè tutte le scritture che restano sono di lingua latina, mischiata nondimeno di molti solecismi e barbarismi. I Tedeschi e gl'Inglesi hanno interi opuscoli di que' secoli nella lor lingua. Nulla ne ha l'Italia. Ora io non mi fermerò a descrivere le vicende della guerra diFrancia, perchè furono di poco momento. Basterà qui dire, che incalzato l'imperadore Lottariodai fratelli[Annal. Franc. Bertiniani.], dopo avere spogliato il palazzo d'Aquisgrana di tutte le cose più preziose, si ritirò a Lione, e quivi dopo aver finora rifiutato di dare orecchio a progetti di pace, finalmente la debolezza delle forze sue il consigliò ad ascoltarli. Si convenne tra i tre fratelli di fare un abboccamento presso alla città di Mascon in un'isola del fiume Sona che divideva le armate. Questo seguì verso la metà di giugno, e vicendevolmente tutti e tre dimandarono perdono del passato, giurarono di conservar tra loro una buona pace e fratellanza; e determinarono di tenere un congresso nella città di Metz nel primo dì di ottobre, per regolare la division della monarchia franzese, di cui si andò poi seriamente trattando da lì innanzi. Ma questo congresso si differì fino a' cinque di novembre, e per varii impedimenti o pretesti trasportato fu al giugno dell'anno seguente. Per altro i due fratelliLodovicoeCarlo, dappoichè ebbero costretto l'augustoLottarioa ritirarsi da Aquisgrana, colà si portarono essi, e ordinata quivi una raunanza di molti vescovi, fecero loro decidere che Lottario per gl'insulti fatti al padre, per la mancanza ai giuramenti, per l'indebita guerra fatta ai fratelli avea provato il flagello della vendetta di Dio, ed era decaduto dai regni di Francia e di Germania, de' quali erano divenuti giusti possessori i re Lodovico e Carlo. Ciò fatto, i due fratelli divisero tra loro i regni; ma per l'accordo che nell'anno susseguente seguì tra essi e l'imperadore Lottario, si fece una più stabil divisione. Terminò i suoi giorni nel gennaio dell'anno presenteTeofilo imperador de' Greci, con lasciare successor nell'imperioMichelesuo figliuolo in età di soli tre anni. Una malattia pericolosa sopraggiunta a questo novello Augusto diede occasione ai monaci di Studio di promovere la restituzione dellesacre immagini con promessa della di lui guarigione. Risanato egli in fatti, con giubilo de' Cattolici furono rimesse in uso ne' sacri templi le immagini; e cacciato via Janne falso patriarca di Costantinopoli, in luogo suo fu elettoMetodio, uomo di santa vita e di sentimenti ortodossi. La divisione e guerra tra i principi di Benevento seguitava più che mai vigorosa, quando iSaraceniafricani, chiamati da altriAgareni, o pureMori, padroni della vicina Sicilia, seppero ben prendere pe' capelli la buona fortuna, con passare forse prima di quest'anno in Calabria, dove a man salva s'impadronirono di alcune città e terre, e vi si radicarono talmente, che l'Italia tutta ne ebbe a piagnere dipoi per lungo tempo. Sotto quest'anno Nitardo[Nithard., Hist., lib. 3.]e gli Annali bertiniani[Annales Franc. Bertiniani.]mettono l'entrata di costoro nel ducato di Benevento.Radelgiso principedi quelle contrade veggendo prosperar sì forte gli affari dell'emuloSiconolfo, da cui or una, or una altra città gli veniva occupata, senza trovar maniera da potere resistere, s'appigliò ad un consiglio dettato dalla disperazione: cioè chiamò in aiuto suo alquante brigate de' Saraceni postati nella Calabria[Erchempertus, Hist., cap. 16.]. Ebbe ordine da lui Pandone governatore di Bari di dar quartiere a quegl'infedeli fuori della città dalla parte del mare. Ma i Saraceni, gente la più furba del mondo, andarono tanto spiando le fortificazioni della città, che trovarono modo una notte di arrampicarsi e di entrarvi dentro senza resistenza d'alcuno. Misero a fil di spada una parte del misero innocente popolo, l'altra la fecero schiava, e Pandone fra gli altri dopo molti tormenti fu gittato ed affogato nel mare.Con Erchemperto va d'accordo l'Anonimo salernitano[Anonymus Salernitan. Paralipom. cap. 65. Part. II, tom. 2 Rer. Ital.]intorno a questifatti. Racconta egli cheRadelgisoprincipe di Benevento con un'armata di ventiduemila persone tra cavalleria e fanteria si portò all'assedio di Salerno; maSiconolfoprincipe colla gente di Salerno, Capua, Aggerenza, Consa ed Amalfi, venne a battaglia, e sbaragliò i Beneventani. Questa probabilmente è la rotta, di cui all'anno 840 s'è fatta menzione coll'autorità di Erchemperto. Seguita poi a dire, che Siconolfo, raunato un buon esercito, si portò anch'egli addosso ai Beneventani; ma questi, usciti dalla città, sì valorosamente gli assalirono, che li misero in fuga. Dopo questo i Saraceni con grandi forze calarono in Calabria; presero Taranto con facilità, ed entrati nella Puglia, diedero il sacco a quasi tutte le città con uccidere le persone che erano cresciute a guisa delle biade. Per attestato poi di Erchemperto, Radelgiso trovandosi impotente a cacciar fuori di Bari que' barbari ospiti, cominciò a trattar con loro amichevolmente e a valersi del loro aiuto. Comandò adOrsosuo figliuolo di menarli all'assedio di un castello, e v'andarono con una potente oste. Ma ciò saputo da Siconolfo, arditamente andò a trovarli, e gli sconfisse con istrage di chi non potè ben menar le gambe. Il re d'essi per nome Calfo, cadutogli sotto per la stanchezza il cavallo, stentò a giugnere coi suoi piedi a Bari. Crebbero poi le miserie di quelle contrade, perchè, secondo l'Anonimo salernitano, Radelgiso prese al suo soldo il principe de' Saraceni abitante in Bari, per nomeSaotan, oSaudan, come altri hanno scritto. Tengo io che questo fosse non il proprio suo nome, ma quello bensì della sua dignità, e lo stesso sia cheSoldano, oSultano, come han detto dipoi gl'Italiani. Veggasi il d'Erbelot[Erbelot., Bibliot. Orient.]alla parolaSolthan. Col rinforzo di costui e delle sue masnade, i Beneventani passarono addosso ai Salernitani, e non meno agli uomini che alle case e ai poderi recarono infiniti danni. Furono costoro appena ritornati indietro,che pervenuta tosto a Siconolfo signoreggiante in Salerno la notizia che Radelgiso aveva spogliata la cattedrale di Benevento di buona parte del suo tesoro per ingaggiare e pagare i Saraceni del suo partito: anch'egli si prevalse di questo scellerato esempio, e presa per forza dalla cattedrale di Salerno gran copia d'oro, se ne servì per impegnare alla difesa de' suoi stati il comandante saraceno di Taranto, chiamato Apollafar. Ben volentieri costui passò con buon nerbo di gente al servigio di Siconolfo, e poscia unito coi Salernitani al guasto dei Beneventani. Accadde poi che tornato Apollafar da quella spedizione con Siconolfo a Salerno, mentre amendue con festa salivano le scale del palazzo, Siconolfo per ischerzo il prese colle braccia e portollo di peso sopra, e nel posarlo giù l'abbracciò e baciò. Ma il superbo e delicato Saraceno se l'ebbe forte a male; e tuttochè Siconolfo dicesse d'aver fatto ciò per burla e non per inganno, pure giurò di non volerlo più servire, ed immantinente con tutti i suoi si partì da Salerno e tornossene a Taranto. Quivi trattò con Radelgiso, esibendosi ai suoi servigi. Nè potea giugnere a lui nuova più cara di questa. Accettato e venuto coll'esercito suo, tosto fu spedito contra de' Salernitani, nel paese de' quali commise enormità e danni incredibili. Così gl'infedeli andavano profittando della discordia de' principi cristiani colla rovina de' popoli innocenti. Ottenne in quest'anno, se pur non fu nel precedente, il doge di Venezia Pietro daLottarioimperadore la conferma delle esenzioni dei bani goduti dai Veneziani nel regno d'Italia. Il diploma, rapportato dal Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], fu datokalendis septembris anno, Christo propitio imperii domni Lotharii piissimi Augusti in Italia XXII, in Francia II. Indictione VIII. Actum termis villa palatioregio.Queste note cronologiche non sussistono. Fors'anche tale spedizione la stessa è, di cui s'è fatto troppo prestomenzione di sopra all'anno 840. Terminò in quest'anno, secondo i conti di Camillo Pellegrino[Camill. Peregr., Hist. Princip. Langobard.], i suoi giorniLandolfoconte ossia principe di Capua[Erchempertus, Hist., cap. 22.]. Restarono di lui quattro figliuoli, cioè Landone, che signoreggiò in Capua,Pandonein Sora, eLandonolfoin Tiano. Il quarto figliuoloLandolfoseguitò la via ecclesiastica, con divenir poi vescovo di Capua, e personaggio famoso per le sue iniquità. Lasciò il vecchio Landolfo per ricordo a' suoi figliuoli, che non permettessero mai la riunione de' principati di Benevento e Salerno, e tutti da lì innanzi cominciarono a tirar de' calci contra del principe di Benevento, e a poco a poco stabilirono l'indipendenza del principato di Capua da Benevento e da Salerno.

Durando tuttavia la guerra e gli sconcerti in Francia traLottario Augustoe i due re suoi fratelli, seguirono varii movimenti dall'una e dall'altra parte, minutamente descritti da Nitardo[Nithardus, Hist. lib. 3.]. Fra l'altre cose con piacere si legge presso di lui la conferma della lega stabilita fra i suddetti due fratelliLodovicoeCarloin Argentina, o vogliam dire in Strasburg. L'uno fece il suo giuramento in lingua tedesca, e l'altro in lingua romanza, che era fin d'allora la volgare franzese, e s'accostava più alla nostra italiana di quel che faccia oggidì. Sarebbe da desiderare che fosse restato un pezzo simile della lingua nostra italiana di que' tempi, per conoscere in che stato essa allora si trovasse; ma finora nulla di ciò s'è veduto, perchè tutte le scritture che restano sono di lingua latina, mischiata nondimeno di molti solecismi e barbarismi. I Tedeschi e gl'Inglesi hanno interi opuscoli di que' secoli nella lor lingua. Nulla ne ha l'Italia. Ora io non mi fermerò a descrivere le vicende della guerra diFrancia, perchè furono di poco momento. Basterà qui dire, che incalzato l'imperadore Lottariodai fratelli[Annal. Franc. Bertiniani.], dopo avere spogliato il palazzo d'Aquisgrana di tutte le cose più preziose, si ritirò a Lione, e quivi dopo aver finora rifiutato di dare orecchio a progetti di pace, finalmente la debolezza delle forze sue il consigliò ad ascoltarli. Si convenne tra i tre fratelli di fare un abboccamento presso alla città di Mascon in un'isola del fiume Sona che divideva le armate. Questo seguì verso la metà di giugno, e vicendevolmente tutti e tre dimandarono perdono del passato, giurarono di conservar tra loro una buona pace e fratellanza; e determinarono di tenere un congresso nella città di Metz nel primo dì di ottobre, per regolare la division della monarchia franzese, di cui si andò poi seriamente trattando da lì innanzi. Ma questo congresso si differì fino a' cinque di novembre, e per varii impedimenti o pretesti trasportato fu al giugno dell'anno seguente. Per altro i due fratelliLodovicoeCarlo, dappoichè ebbero costretto l'augustoLottarioa ritirarsi da Aquisgrana, colà si portarono essi, e ordinata quivi una raunanza di molti vescovi, fecero loro decidere che Lottario per gl'insulti fatti al padre, per la mancanza ai giuramenti, per l'indebita guerra fatta ai fratelli avea provato il flagello della vendetta di Dio, ed era decaduto dai regni di Francia e di Germania, de' quali erano divenuti giusti possessori i re Lodovico e Carlo. Ciò fatto, i due fratelli divisero tra loro i regni; ma per l'accordo che nell'anno susseguente seguì tra essi e l'imperadore Lottario, si fece una più stabil divisione. Terminò i suoi giorni nel gennaio dell'anno presenteTeofilo imperador de' Greci, con lasciare successor nell'imperioMichelesuo figliuolo in età di soli tre anni. Una malattia pericolosa sopraggiunta a questo novello Augusto diede occasione ai monaci di Studio di promovere la restituzione dellesacre immagini con promessa della di lui guarigione. Risanato egli in fatti, con giubilo de' Cattolici furono rimesse in uso ne' sacri templi le immagini; e cacciato via Janne falso patriarca di Costantinopoli, in luogo suo fu elettoMetodio, uomo di santa vita e di sentimenti ortodossi. La divisione e guerra tra i principi di Benevento seguitava più che mai vigorosa, quando iSaraceniafricani, chiamati da altriAgareni, o pureMori, padroni della vicina Sicilia, seppero ben prendere pe' capelli la buona fortuna, con passare forse prima di quest'anno in Calabria, dove a man salva s'impadronirono di alcune città e terre, e vi si radicarono talmente, che l'Italia tutta ne ebbe a piagnere dipoi per lungo tempo. Sotto quest'anno Nitardo[Nithard., Hist., lib. 3.]e gli Annali bertiniani[Annales Franc. Bertiniani.]mettono l'entrata di costoro nel ducato di Benevento.Radelgiso principedi quelle contrade veggendo prosperar sì forte gli affari dell'emuloSiconolfo, da cui or una, or una altra città gli veniva occupata, senza trovar maniera da potere resistere, s'appigliò ad un consiglio dettato dalla disperazione: cioè chiamò in aiuto suo alquante brigate de' Saraceni postati nella Calabria[Erchempertus, Hist., cap. 16.]. Ebbe ordine da lui Pandone governatore di Bari di dar quartiere a quegl'infedeli fuori della città dalla parte del mare. Ma i Saraceni, gente la più furba del mondo, andarono tanto spiando le fortificazioni della città, che trovarono modo una notte di arrampicarsi e di entrarvi dentro senza resistenza d'alcuno. Misero a fil di spada una parte del misero innocente popolo, l'altra la fecero schiava, e Pandone fra gli altri dopo molti tormenti fu gittato ed affogato nel mare.

Con Erchemperto va d'accordo l'Anonimo salernitano[Anonymus Salernitan. Paralipom. cap. 65. Part. II, tom. 2 Rer. Ital.]intorno a questifatti. Racconta egli cheRadelgisoprincipe di Benevento con un'armata di ventiduemila persone tra cavalleria e fanteria si portò all'assedio di Salerno; maSiconolfoprincipe colla gente di Salerno, Capua, Aggerenza, Consa ed Amalfi, venne a battaglia, e sbaragliò i Beneventani. Questa probabilmente è la rotta, di cui all'anno 840 s'è fatta menzione coll'autorità di Erchemperto. Seguita poi a dire, che Siconolfo, raunato un buon esercito, si portò anch'egli addosso ai Beneventani; ma questi, usciti dalla città, sì valorosamente gli assalirono, che li misero in fuga. Dopo questo i Saraceni con grandi forze calarono in Calabria; presero Taranto con facilità, ed entrati nella Puglia, diedero il sacco a quasi tutte le città con uccidere le persone che erano cresciute a guisa delle biade. Per attestato poi di Erchemperto, Radelgiso trovandosi impotente a cacciar fuori di Bari que' barbari ospiti, cominciò a trattar con loro amichevolmente e a valersi del loro aiuto. Comandò adOrsosuo figliuolo di menarli all'assedio di un castello, e v'andarono con una potente oste. Ma ciò saputo da Siconolfo, arditamente andò a trovarli, e gli sconfisse con istrage di chi non potè ben menar le gambe. Il re d'essi per nome Calfo, cadutogli sotto per la stanchezza il cavallo, stentò a giugnere coi suoi piedi a Bari. Crebbero poi le miserie di quelle contrade, perchè, secondo l'Anonimo salernitano, Radelgiso prese al suo soldo il principe de' Saraceni abitante in Bari, per nomeSaotan, oSaudan, come altri hanno scritto. Tengo io che questo fosse non il proprio suo nome, ma quello bensì della sua dignità, e lo stesso sia cheSoldano, oSultano, come han detto dipoi gl'Italiani. Veggasi il d'Erbelot[Erbelot., Bibliot. Orient.]alla parolaSolthan. Col rinforzo di costui e delle sue masnade, i Beneventani passarono addosso ai Salernitani, e non meno agli uomini che alle case e ai poderi recarono infiniti danni. Furono costoro appena ritornati indietro,che pervenuta tosto a Siconolfo signoreggiante in Salerno la notizia che Radelgiso aveva spogliata la cattedrale di Benevento di buona parte del suo tesoro per ingaggiare e pagare i Saraceni del suo partito: anch'egli si prevalse di questo scellerato esempio, e presa per forza dalla cattedrale di Salerno gran copia d'oro, se ne servì per impegnare alla difesa de' suoi stati il comandante saraceno di Taranto, chiamato Apollafar. Ben volentieri costui passò con buon nerbo di gente al servigio di Siconolfo, e poscia unito coi Salernitani al guasto dei Beneventani. Accadde poi che tornato Apollafar da quella spedizione con Siconolfo a Salerno, mentre amendue con festa salivano le scale del palazzo, Siconolfo per ischerzo il prese colle braccia e portollo di peso sopra, e nel posarlo giù l'abbracciò e baciò. Ma il superbo e delicato Saraceno se l'ebbe forte a male; e tuttochè Siconolfo dicesse d'aver fatto ciò per burla e non per inganno, pure giurò di non volerlo più servire, ed immantinente con tutti i suoi si partì da Salerno e tornossene a Taranto. Quivi trattò con Radelgiso, esibendosi ai suoi servigi. Nè potea giugnere a lui nuova più cara di questa. Accettato e venuto coll'esercito suo, tosto fu spedito contra de' Salernitani, nel paese de' quali commise enormità e danni incredibili. Così gl'infedeli andavano profittando della discordia de' principi cristiani colla rovina de' popoli innocenti. Ottenne in quest'anno, se pur non fu nel precedente, il doge di Venezia Pietro daLottarioimperadore la conferma delle esenzioni dei bani goduti dai Veneziani nel regno d'Italia. Il diploma, rapportato dal Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], fu datokalendis septembris anno, Christo propitio imperii domni Lotharii piissimi Augusti in Italia XXII, in Francia II. Indictione VIII. Actum termis villa palatioregio.Queste note cronologiche non sussistono. Fors'anche tale spedizione la stessa è, di cui s'è fatto troppo prestomenzione di sopra all'anno 840. Terminò in quest'anno, secondo i conti di Camillo Pellegrino[Camill. Peregr., Hist. Princip. Langobard.], i suoi giorniLandolfoconte ossia principe di Capua[Erchempertus, Hist., cap. 22.]. Restarono di lui quattro figliuoli, cioè Landone, che signoreggiò in Capua,Pandonein Sora, eLandonolfoin Tiano. Il quarto figliuoloLandolfoseguitò la via ecclesiastica, con divenir poi vescovo di Capua, e personaggio famoso per le sue iniquità. Lasciò il vecchio Landolfo per ricordo a' suoi figliuoli, che non permettessero mai la riunione de' principati di Benevento e Salerno, e tutti da lì innanzi cominciarono a tirar de' calci contra del principe di Benevento, e a poco a poco stabilirono l'indipendenza del principato di Capua da Benevento e da Salerno.


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