DCCCXLV

DCCCXLVAnno diCristoDCCCXLV. IndizioneVIII.SergioII papa 2.Lottarioimperad. 26, 23 e 6.LodovicoII re d'Italia 2.Si godè in quest'anno assai di quiete in Italia; se non che potrebbe dubitarsi che tuttavia continuasse, o pure si riaccendesse la guerra tra Siconolfo e Radelgiso principe di Benevento. Certamente seguitò essa contra de' Saraceni. A quest'anno lasciò scritto l'Annalista bertiniano[Annal. Francor. Bertiniani.]:Beneventani cum Saracenis, veteri discordia recrudescente, denuo dissident. Forse volle dir quello storico ciò che abbiam di sopra inteso da altri stessi suoi Annali. Per conto poi de' paesi oltramontani,Lottario imperadore, che avea stabilito il suo soggiorno in quelle parti, passò il verno in Aquisgrana. Un suo diploma, dato a dì quindici di maggio[Mabillonius, in Annal. Benedictin.]anno imperii Hlotharii XXVI, et in Francia VI, Indictione VIII, si vede scritto in palatio regio Argentorato, cum iremus in Italiam: cioè si trovava egli in Argentina con pensiero di venire in Italia. Ma nè in quest'anno, che si sappia, nè finchèvisse egli dipoi, ritornò in Italia: cioè lasciò la cura di questo regno al figliuolo reLodovico, ed egli attese a conservar e governare gli stati a lui toccati in parte nella Francia. Forse non si fidava dei suoi fratelli. E in quest'anno ebbe un particolar motivo che il fece desistere dal viaggio d'Italia. Se gli ribellò la Provenza, e fu obbligato ad accorrere colà.Fulrado conteera autore e fomentatore di quella ribellione. Ma colà giunto colle sue forze l'Augusto Lottario, non durò gran fatica a ricuperar quella provincia, con arrendersegli esso Fulrado ed altri sollevati in quelle parti. Ne' suddetti Annali leggiamo:Fulradus comes, et ceteri Provinciales a Lothario deficiunt, ubique potestatem totius Provinciae usurpant. Si legge appresso: Lotharius Provinciam ingressus, bretoriam(forsebrevi totam)suae potestati recuperat. Negli Annali di Metz[Annal. Francor. Metenses.]questo Fulrado è chiamatodux arelatensis, e solamente si dice che Lottarioipsum, et reliquos comites illarum partium rebellare molientes, in deditionem accepit, et prout voluit, Provinciam ordinavit. Diversa fu ben la fortuna delre Carlo Calvosuo fratello. Mentr'egli nell'anno precedente assediava Tolosa, ebbe una mala percossa daPippinosuo nipote re d'Aquitania, di modoche nel presente, per cagione d'altri guai che sopraggiunsero, fu astretto a venire ad un accomodamento con lui, e a cedergli l'Aquitania, con ritenere per sè tre sole città, cioè Poitiers, Saintes ed Angulemme. Gli prestò Pippino il giuramento di fedeltà,sicut nepos patruo, e si obbligò di prestargli aiuto in tutte le necessità secondo le forze sue. In questo medesimo anno entrati i corsari normanni per mare nella Senna con cento e venti navi, arrivarono a Parigi nel sabbato santo, e v'entrarono. Si può credere che quella gente pagananon attendesse a farvi le sue divozioni. Tutto il popolo n'era fuggito per la paura. Accorse il re Carlo con quelle soldatesche che in quel frangente egli potè raunare, fino al monistero di san Dionisio; ma trovandosi debole in confronto di que' Barbari, bisognò cacciarli via a forza di danari. Nè qui terminarono le di lui disavventure. Fece egli parimente in quest'anno un armamento contro diNomenoioduca della minor Bretagna, il quale, secondo il solito di quella gente di nazion diversa dalla franzese, di tanto in tanto si andava ribellando. In persona marciò contra di quei popoli il re Carlo, ma non con quelle forze che occorrevano al bisogno. Però in vece di domarli, riportò da essi vergogna e busse, e gli convenne tornarsene indietro con tutta fretta nel paese del Maine. Circa questi tempi, siccome racconta Giovanni Diacono[Johann. Diac. in Vit. Episcop. Neapol. P. II, tom. 1 Rerum Italicarum.], i Saraceni venivano con grande armata di navi per prendere l'isola di Ponza.Sergiovaloroso duca di Napoli insieme con quei di Amalfi, Gaeta e Surrento, messa la sua speranza nel divino aiuto, andò ad incontrarli, e ne riportò un'insigne vittoria. Gli riuscì ancora di cacciarli dall'isola di Licosa. Adirati per questo quegl'infedeli, fatti dei gran preparamenti in Palermo, tornarono poi con una formidabile flotta, e s'impadronirono del castello di Miseno, da dove cominciarono ad infestare i litorali cristiani. Un placito tenuto in quest'anno per ordine del re Lodovico II, figlio dell'Augusto Lottario, da Garibaldo giudice palatino[Antiquit. Ital. Dissert. pag. XXXI, 97.]nellacorte ducale di Trento, ci fa vedere in quelle partiLiutifredo duca, senza ch'io sappia dire se questo titolo diducaa lui provenisse dalla Carintia, a cui fosse unita la marca di Trento, o pure dal medesimo Trento.

Si godè in quest'anno assai di quiete in Italia; se non che potrebbe dubitarsi che tuttavia continuasse, o pure si riaccendesse la guerra tra Siconolfo e Radelgiso principe di Benevento. Certamente seguitò essa contra de' Saraceni. A quest'anno lasciò scritto l'Annalista bertiniano[Annal. Francor. Bertiniani.]:Beneventani cum Saracenis, veteri discordia recrudescente, denuo dissident. Forse volle dir quello storico ciò che abbiam di sopra inteso da altri stessi suoi Annali. Per conto poi de' paesi oltramontani,Lottario imperadore, che avea stabilito il suo soggiorno in quelle parti, passò il verno in Aquisgrana. Un suo diploma, dato a dì quindici di maggio[Mabillonius, in Annal. Benedictin.]anno imperii Hlotharii XXVI, et in Francia VI, Indictione VIII, si vede scritto in palatio regio Argentorato, cum iremus in Italiam: cioè si trovava egli in Argentina con pensiero di venire in Italia. Ma nè in quest'anno, che si sappia, nè finchèvisse egli dipoi, ritornò in Italia: cioè lasciò la cura di questo regno al figliuolo reLodovico, ed egli attese a conservar e governare gli stati a lui toccati in parte nella Francia. Forse non si fidava dei suoi fratelli. E in quest'anno ebbe un particolar motivo che il fece desistere dal viaggio d'Italia. Se gli ribellò la Provenza, e fu obbligato ad accorrere colà.Fulrado conteera autore e fomentatore di quella ribellione. Ma colà giunto colle sue forze l'Augusto Lottario, non durò gran fatica a ricuperar quella provincia, con arrendersegli esso Fulrado ed altri sollevati in quelle parti. Ne' suddetti Annali leggiamo:Fulradus comes, et ceteri Provinciales a Lothario deficiunt, ubique potestatem totius Provinciae usurpant. Si legge appresso: Lotharius Provinciam ingressus, bretoriam(forsebrevi totam)suae potestati recuperat. Negli Annali di Metz[Annal. Francor. Metenses.]questo Fulrado è chiamatodux arelatensis, e solamente si dice che Lottarioipsum, et reliquos comites illarum partium rebellare molientes, in deditionem accepit, et prout voluit, Provinciam ordinavit. Diversa fu ben la fortuna delre Carlo Calvosuo fratello. Mentr'egli nell'anno precedente assediava Tolosa, ebbe una mala percossa daPippinosuo nipote re d'Aquitania, di modoche nel presente, per cagione d'altri guai che sopraggiunsero, fu astretto a venire ad un accomodamento con lui, e a cedergli l'Aquitania, con ritenere per sè tre sole città, cioè Poitiers, Saintes ed Angulemme. Gli prestò Pippino il giuramento di fedeltà,sicut nepos patruo, e si obbligò di prestargli aiuto in tutte le necessità secondo le forze sue. In questo medesimo anno entrati i corsari normanni per mare nella Senna con cento e venti navi, arrivarono a Parigi nel sabbato santo, e v'entrarono. Si può credere che quella gente pagananon attendesse a farvi le sue divozioni. Tutto il popolo n'era fuggito per la paura. Accorse il re Carlo con quelle soldatesche che in quel frangente egli potè raunare, fino al monistero di san Dionisio; ma trovandosi debole in confronto di que' Barbari, bisognò cacciarli via a forza di danari. Nè qui terminarono le di lui disavventure. Fece egli parimente in quest'anno un armamento contro diNomenoioduca della minor Bretagna, il quale, secondo il solito di quella gente di nazion diversa dalla franzese, di tanto in tanto si andava ribellando. In persona marciò contra di quei popoli il re Carlo, ma non con quelle forze che occorrevano al bisogno. Però in vece di domarli, riportò da essi vergogna e busse, e gli convenne tornarsene indietro con tutta fretta nel paese del Maine. Circa questi tempi, siccome racconta Giovanni Diacono[Johann. Diac. in Vit. Episcop. Neapol. P. II, tom. 1 Rerum Italicarum.], i Saraceni venivano con grande armata di navi per prendere l'isola di Ponza.Sergiovaloroso duca di Napoli insieme con quei di Amalfi, Gaeta e Surrento, messa la sua speranza nel divino aiuto, andò ad incontrarli, e ne riportò un'insigne vittoria. Gli riuscì ancora di cacciarli dall'isola di Licosa. Adirati per questo quegl'infedeli, fatti dei gran preparamenti in Palermo, tornarono poi con una formidabile flotta, e s'impadronirono del castello di Miseno, da dove cominciarono ad infestare i litorali cristiani. Un placito tenuto in quest'anno per ordine del re Lodovico II, figlio dell'Augusto Lottario, da Garibaldo giudice palatino[Antiquit. Ital. Dissert. pag. XXXI, 97.]nellacorte ducale di Trento, ci fa vedere in quelle partiLiutifredo duca, senza ch'io sappia dire se questo titolo diducaa lui provenisse dalla Carintia, a cui fosse unita la marca di Trento, o pure dal medesimo Trento.


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