DCCCXLVIIAnno diCristoDCCCXLVII. Indiz.X.Leone IVpapa 1.Lottarioimper. 28, 25 e 8.Lodovico IIre d'Italia 4.Venne a morte in quest'annoSergio IIromano pontefice nel giorno 27 di gennaio, secondo i conti del padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron.], e in luogo suo fu elettoLeone IVprete, ossia cardinale de' santi quattro Coronati. Vuole esso padre Pagi che la sede restasse vacantedue mesi e quindici giorni, e che il novello pontefice fosse consecrato solamente nel dì XI d'aprile. Sì lunga vacanza della cattedra apostolicanon la so credere io, perchè non si accorda con quanto ci vien narrato da Anastasio bibliotecario[Anastas., in Vit. Leonis IV.]. Le parole sue con queste:Romani quoque novi electione pontificis congaudentes, coeperunt iterum non mediocriter contristari, eo quod sine imperiali non audebant auctoritate futurum consecrare pontificem, periculumque romanae urbis maxime metuebant, ne iterum, ut olim, aliis ab hostibus fuisset obsessa. Hoc timore et futuro casu perterriti, eum sine permissu principis praesulem consecraverunt; fidem quoque illius, sive honorem post Deum per omnia et in omnibus conservantes.Cioè si trovarono i Romani in uno non lieve imbroglio in tal congiuntura. Dall'un canto per non tirarsi addosso l'ira del principe, cioè dell'imperadore lor sovrano, non osavano senza la permissione od approvazione di lui di consecrare il papa eletto. Dall'altro canto erano spronati dalla necessità di veder sul trono un papa che accudisse ai bisogni importanti della città coll'autorità del governo, a cagione de' Saraceni che aveano poco dianzi portata la desolazione ne' contorni di Roma, per paura dell'arrivo di altri simili corsari africani. Che dunque fecero? Senza aspettare il consenso dell'imperadore, passarono alla consecrazione del papa, ma con solenne protesta fatta nel concistoro di non aver intenzione di offendere con ciò l'onore dell'imperadore, nè di mancare in guisa alcuna alla fedeltà ed ubbidienza che dopo Dio a lui professavano. Pare che questo saggio ripiego, preso in tempi sì pericolosi per la città di Roma, li scusasse abbastanza, e fosse preso in bene daLottario Augusto. Certo non si sa ch'egli ne facesse risentimento alcuno. Ciò posto, non è già verisimile che si differisse per due mesi e mezzo la consecrazione di papaLeone: prima perchè si scorge che i Romani si affrettarono a consecrarlo per l'apprensione in cui erano di nuova invasion de' Saraceni; e secondariamente perchè in tanto temposarebbe venuta l'approvazione delre Lodovicoluogotenente del padre negli affari d'Italia; e quella ancora, se fosse bisognata, del medesimo Lottario Augusto; giacchè non sussiste, come pensa il Pagi, che a cagion delle scorrerie dei Normanni in Francia non fossero sicuri i cammini. Fecero que' corsari gran danno nella Bretagna minore nell'anno presente[Annal. Franc. Bertiniani. Annales Franc. Metens. Annal. Francor. Fuldenses.]; non minore l'apportarono alla Aquitania; presero anche nella giurisdizione dell'imperador Lottario Durostadio e un'isola dell'Olanda. Tutto il resto del regno oltramontano di Lottario godeva una buona quiete. Però a me par da preferire l'asserzione di Tolomeo da Lucca[Ptolemaeus Lucensis, Hist. Eccl., tom. II Rer. Ital.], che dopoquindici giornidi sedia vacante mette l'ordinazion di papa Leone, se pur questa non seguì anche prima.Continuavano intanto i Saraceni l'assedio di Gaeta, quando si sollevò una fiera burrasca in mare che mise in pericolo tutto il loro naviglio[Johann. Diac., in Vit. Episc. Neap., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]. Perciò mandarono pregandoCesario, figliuolo diSergio ducadi Napoli, che volesse permettere alle lor navi di approdare al lido, con promessa di andarsene via subito che si fosse rasserenato il cielo. Ne spedì Cesario sollecitamente l'avviso al padre, che gli suggerì di prender buona precauzione contra gl'inganni di quegl'infedeli. Si eseguì il trattato, e venuto il sereno, levato il campo, s'imbarcarono e se n'andarono, ma non con Dio. Per viaggio furono sorpresi da un'orribil tempesta, per cui quella flotta quasi tutta interamente perì, come attestano ancora Anastasio bibliotecario e Leone Ostiense. Questa lieta nuova arrivò a Roma in tempo che era eletto, e non per anche ordinato papa Leone IV. Seguì in Francia, o, per dir meglio, in Germania a Coblentz[Annal. Francor. Metenses. Annal. Francor. Fuldens.]unabboccamento fra l'imperadoreLottarioeLodovicore di Germania suo fratello. Pare che non riuscisse a Lodovico di riconciliare conCarlo CalvoLottario Augusto, tuttavia sdegnato per l'ingiuria fattagli da Giselberto nel rapimento della figliuola. Ma se son veramente fatti in quest'anno a Marsne presso a Mastricht alcuni capitoli di lega e concordia fra i suddetti tre fratelliLottario,LodovicoeCarlo, che furono pubblicati dal padre Sirmondo e dal Baluzio[Baluz., Capitolar., tom. 2.]; bisogna credere che si rimettesse fra tutti e tre una buona armonia. In quest'anno poi si comincia a trovare in ToscanaAdalberto ducadi quella contrada. Egli è chiamato negli Annali di Fulda all'anno 878Albertus Bonifacii filius, e da Pietro bibliotecario[Petrus Biblioth., tom. 3. Du-Chesne.]nella storia abbreviata dei FranchiAdalberthus Bonifacii filius. E in un documento dell'anno 884, da me prodotto nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 22.], vien dettoAdelbertus in Dei nomine comes et marchio, filius bonae memoriae Bonifacii olim comitis; di maniera che non si può dubitare ch'egli sia stato figliuolo diBonifazio II, da noi veduto di sopra conte di Lucca, e verisimilmente marchese e duca di Toscana. Già si osservò cheBonifazio II, per aver condotta dall'Italia la imperadrice Giuditta all'imperador Lodovico Pio, era caduto in disgrazia dello imperador Lottario, e perciò si era ritirato in Francia. O sia ch'egli ricuperasse il governo nella Toscana, oppure che Lottario ammollitosi esercitasse la sua generosità verso il figliuolo: certo è cheAdalberto ducain questi tempi comandava alla Toscana, ciò risultando da un placito tenuto in Lucca[Fiorent., Memor. di Matilde, lib. 3.]nell'anno XXVdi Lottario imperadore, correndo l'indizioneX, cioè nell'anno presente, dove si legge:Dum Adalbertus illustrissimus dux una cum Ambrosio venerabili episcopo istius civitatis lucensis, et residentibus hiccivitate Luca, curte dicta ducalis, ec. In questi tempi ancoraRadelgiso principedi Benevento[Leo Ostiensis, lib. I, cap. 28.]trasse in aiuto suo Massar duca de' Saraceni con alcune masnade di quegl'infedeli. Costui neppure portava rispetto agli stessi Beneventani; diede il guasto al monistero di santa Maria in Cinghia; prese il castello di san Vito; forzò alla resa la città di Telese, e saccheggiò tutti i suoi contorni. Fu creduto miracolo ch'egli non molestasse il monistero di Monte Cassino, quantunque vi arrivasse fino alla porte. Si sentì inoltre nell'anno presente un fiero tremuoto per tutto il ducato di Benevento, che quasi tutta diroccò la città d'Isernia, e fece altri mali. Roma anch'essa, per attestato d'Anastasio[Anastas. Biblioth., in Vit. Leonis IV.], provò una brutta danza in tal occasione.
Venne a morte in quest'annoSergio IIromano pontefice nel giorno 27 di gennaio, secondo i conti del padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron.], e in luogo suo fu elettoLeone IVprete, ossia cardinale de' santi quattro Coronati. Vuole esso padre Pagi che la sede restasse vacantedue mesi e quindici giorni, e che il novello pontefice fosse consecrato solamente nel dì XI d'aprile. Sì lunga vacanza della cattedra apostolicanon la so credere io, perchè non si accorda con quanto ci vien narrato da Anastasio bibliotecario[Anastas., in Vit. Leonis IV.]. Le parole sue con queste:Romani quoque novi electione pontificis congaudentes, coeperunt iterum non mediocriter contristari, eo quod sine imperiali non audebant auctoritate futurum consecrare pontificem, periculumque romanae urbis maxime metuebant, ne iterum, ut olim, aliis ab hostibus fuisset obsessa. Hoc timore et futuro casu perterriti, eum sine permissu principis praesulem consecraverunt; fidem quoque illius, sive honorem post Deum per omnia et in omnibus conservantes.Cioè si trovarono i Romani in uno non lieve imbroglio in tal congiuntura. Dall'un canto per non tirarsi addosso l'ira del principe, cioè dell'imperadore lor sovrano, non osavano senza la permissione od approvazione di lui di consecrare il papa eletto. Dall'altro canto erano spronati dalla necessità di veder sul trono un papa che accudisse ai bisogni importanti della città coll'autorità del governo, a cagione de' Saraceni che aveano poco dianzi portata la desolazione ne' contorni di Roma, per paura dell'arrivo di altri simili corsari africani. Che dunque fecero? Senza aspettare il consenso dell'imperadore, passarono alla consecrazione del papa, ma con solenne protesta fatta nel concistoro di non aver intenzione di offendere con ciò l'onore dell'imperadore, nè di mancare in guisa alcuna alla fedeltà ed ubbidienza che dopo Dio a lui professavano. Pare che questo saggio ripiego, preso in tempi sì pericolosi per la città di Roma, li scusasse abbastanza, e fosse preso in bene daLottario Augusto. Certo non si sa ch'egli ne facesse risentimento alcuno. Ciò posto, non è già verisimile che si differisse per due mesi e mezzo la consecrazione di papaLeone: prima perchè si scorge che i Romani si affrettarono a consecrarlo per l'apprensione in cui erano di nuova invasion de' Saraceni; e secondariamente perchè in tanto temposarebbe venuta l'approvazione delre Lodovicoluogotenente del padre negli affari d'Italia; e quella ancora, se fosse bisognata, del medesimo Lottario Augusto; giacchè non sussiste, come pensa il Pagi, che a cagion delle scorrerie dei Normanni in Francia non fossero sicuri i cammini. Fecero que' corsari gran danno nella Bretagna minore nell'anno presente[Annal. Franc. Bertiniani. Annales Franc. Metens. Annal. Francor. Fuldenses.]; non minore l'apportarono alla Aquitania; presero anche nella giurisdizione dell'imperador Lottario Durostadio e un'isola dell'Olanda. Tutto il resto del regno oltramontano di Lottario godeva una buona quiete. Però a me par da preferire l'asserzione di Tolomeo da Lucca[Ptolemaeus Lucensis, Hist. Eccl., tom. II Rer. Ital.], che dopoquindici giornidi sedia vacante mette l'ordinazion di papa Leone, se pur questa non seguì anche prima.
Continuavano intanto i Saraceni l'assedio di Gaeta, quando si sollevò una fiera burrasca in mare che mise in pericolo tutto il loro naviglio[Johann. Diac., in Vit. Episc. Neap., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]. Perciò mandarono pregandoCesario, figliuolo diSergio ducadi Napoli, che volesse permettere alle lor navi di approdare al lido, con promessa di andarsene via subito che si fosse rasserenato il cielo. Ne spedì Cesario sollecitamente l'avviso al padre, che gli suggerì di prender buona precauzione contra gl'inganni di quegl'infedeli. Si eseguì il trattato, e venuto il sereno, levato il campo, s'imbarcarono e se n'andarono, ma non con Dio. Per viaggio furono sorpresi da un'orribil tempesta, per cui quella flotta quasi tutta interamente perì, come attestano ancora Anastasio bibliotecario e Leone Ostiense. Questa lieta nuova arrivò a Roma in tempo che era eletto, e non per anche ordinato papa Leone IV. Seguì in Francia, o, per dir meglio, in Germania a Coblentz[Annal. Francor. Metenses. Annal. Francor. Fuldens.]unabboccamento fra l'imperadoreLottarioeLodovicore di Germania suo fratello. Pare che non riuscisse a Lodovico di riconciliare conCarlo CalvoLottario Augusto, tuttavia sdegnato per l'ingiuria fattagli da Giselberto nel rapimento della figliuola. Ma se son veramente fatti in quest'anno a Marsne presso a Mastricht alcuni capitoli di lega e concordia fra i suddetti tre fratelliLottario,LodovicoeCarlo, che furono pubblicati dal padre Sirmondo e dal Baluzio[Baluz., Capitolar., tom. 2.]; bisogna credere che si rimettesse fra tutti e tre una buona armonia. In quest'anno poi si comincia a trovare in ToscanaAdalberto ducadi quella contrada. Egli è chiamato negli Annali di Fulda all'anno 878Albertus Bonifacii filius, e da Pietro bibliotecario[Petrus Biblioth., tom. 3. Du-Chesne.]nella storia abbreviata dei FranchiAdalberthus Bonifacii filius. E in un documento dell'anno 884, da me prodotto nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 22.], vien dettoAdelbertus in Dei nomine comes et marchio, filius bonae memoriae Bonifacii olim comitis; di maniera che non si può dubitare ch'egli sia stato figliuolo diBonifazio II, da noi veduto di sopra conte di Lucca, e verisimilmente marchese e duca di Toscana. Già si osservò cheBonifazio II, per aver condotta dall'Italia la imperadrice Giuditta all'imperador Lodovico Pio, era caduto in disgrazia dello imperador Lottario, e perciò si era ritirato in Francia. O sia ch'egli ricuperasse il governo nella Toscana, oppure che Lottario ammollitosi esercitasse la sua generosità verso il figliuolo: certo è cheAdalberto ducain questi tempi comandava alla Toscana, ciò risultando da un placito tenuto in Lucca[Fiorent., Memor. di Matilde, lib. 3.]nell'anno XXVdi Lottario imperadore, correndo l'indizioneX, cioè nell'anno presente, dove si legge:Dum Adalbertus illustrissimus dux una cum Ambrosio venerabili episcopo istius civitatis lucensis, et residentibus hiccivitate Luca, curte dicta ducalis, ec. In questi tempi ancoraRadelgiso principedi Benevento[Leo Ostiensis, lib. I, cap. 28.]trasse in aiuto suo Massar duca de' Saraceni con alcune masnade di quegl'infedeli. Costui neppure portava rispetto agli stessi Beneventani; diede il guasto al monistero di santa Maria in Cinghia; prese il castello di san Vito; forzò alla resa la città di Telese, e saccheggiò tutti i suoi contorni. Fu creduto miracolo ch'egli non molestasse il monistero di Monte Cassino, quantunque vi arrivasse fino alla porte. Si sentì inoltre nell'anno presente un fiero tremuoto per tutto il ducato di Benevento, che quasi tutta diroccò la città d'Isernia, e fece altri mali. Roma anch'essa, per attestato d'Anastasio[Anastas. Biblioth., in Vit. Leonis IV.], provò una brutta danza in tal occasione.