DCCCXXIII

DCCCXXIIIAnno diCristoDCCCXXIII. IndizioneI.Pasqualepapa 7.Lodovico Pioimperadore 10.Lottarioimperadore e re d'Italia 4 e 1.Per attestato di Eginardo[Eginh., Annal. Francor.], dell'autore della vita di Lodovico Pio[Anonymus, in Vit. Ludov. Pii.]e d'altri annalisti antichi[Annales Franc. Bertiniani, etc.], l'imperadore Lottariogià venuto in Italia, dopo avere per ordine del padre atteso a rendere giustizia ai popoli in diversi luoghi, già si preparava per tornarsene in Francia, quando fu inviato e pregato dapapa Pasquale (rogante Paschale papa) a portarsi a Roma, per quivi ricevere la corona dell'imperio. L'aveano ricevuta Carlo Magno e Lodovico Pio dalle mani de' sommi Pontefici; dovea premere a papa Pasquale di conservare i suoi diritti, e di non permettere che Lottario seguitasse a farla da imperadore senza la solenne funzione della coronazione, Pascasio Ratberto[Paschasius Ratbertus, in vita Wallae Ab. apud Mabill.]ci fa sapere cheLodovico Pioanch'egli concorse ad inviare colà il figliuolo, mettendo in bocca di Lottario queste parole verso il padre:Ad eamdem sedem(di Roma)clementer me vestra imperialis eximietas misit, ad confirmandum in me, quidquid pia dignatio vestra decreverat, ut essem socius et consors, non minus sanctificatione, quam potestate et nomine. Ecco che ad autenticare e confermare l'elezion di un Augusto si richiedeva la coronazione romana.Unde(soggiugne)quia coram sancto altare et coram sancto corpore beati Petri principis Apostolorum a summo pontifice, vestro ex consensu et voluntate benedictionem, honorem et nomen suscepi imperialis officii. Andò in fatti Lottario a Roma, dove fu accolto con gran pompa(clarissima ambitione)dal sommo pontefice, e nel solenne giorno di Pasqua,che in quest'anno cadde nel dì 3 di aprile, fu maestosamente ornato della corona imperiale,et Augusti nomen accepit, come se cominciasse allora ad usar questo glorioso titolo. Nelle giunte alla storia di Paolo Diacono[Rer. Ital., tom. 2, P. I.], date alla luce dal Freero, si legge all'anno 823:Lotharius imperator primo ad Italiam venit, et diem sanctum Paschae Romae fecit Paschalis quoque apostolicus potestatem, quam prisci imperadores habuere, ei super populum romanum concessit. E di qui prese principio un'epoca degli anni di Lottario imperadore, che dipoi fu la più usata in Italia ed altrove. Fu in questa occasione del trovarsi in Roma l'imperador Lottario cheIngoaldoabbate di Farfa, come consta da un diploma del medesimo Augusto dell'anno 840, rapportato dal Du-Chesne e da me[Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]nella Cronica di Farfa, reclamò nel concistoro, dove eranopapa Pasqualeed essoLottario Augusto, contra del medesimo papa, perchè avea imposta al monistero di Farfa una pensione contro i suoi privilegii.Postquam nos(dice ivi Lottario)divino sibi nutu favente(Lodovico Pio)consortes fecit imperii, ab eo in Italiam directi sumus, et a summo invitati pontifice et universali papa ac spirituali patre nostro Paschali, quondam Romani venimus. Quo dum in praesentia ejusdem domni apostolici ac nostra, procerumque romanorum, sive optimatum nostrorum, atque multorum utriusque partis nobilium virorum quaestiones agitarentur: inter ceteras altercationes, jubente eodem domno apostolico, advocatus suus nomine Sergius, interpellavit virum venerabilem Ingoaldum abbatem, dicens, quod idem Sabinense monasterium(cioè di Farfa)ad jus et dominationem Romanae Ecclesiae pertineret.Ma avendo l'abbate Ingoaldo prodotti i diplomi dei re longobardi e di Carlo Magno, da' quali appariva l'esenzione del suddetto monistero, e che esso era sotto la tutela dei re d'Italia, nè avendoche replicare in contrario l'avvocato pontificio: il pontefice Pasquale riconobbe di non avervi diritto alcuno, e fece restituire all'abbate tutti i beni cheex eodem monasterio potestas antecessorum ejusdem Paschalis papae injuste abstulerat.Rapporta il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron., ad ann. 824.]questo atto all'anno seguente; ma è certo che si deve riferire al presente in cui era tuttavia vivo papa Pasquale. Terminate queste funzioni[Annales Francor. Metenses. Astronom., in Vit. Ludovici Pii.], se ne tornò l'augusto Lottario a Pavia, e di là nel mese di giugno passò a visitar l'imperadore suo padre, con dargli contezza delle giustizie in parte fatte e in parte cominciate in Italia. Il buono imperador Lodovico, standogli forte a cuore il sollievo e buon regolamento de' popoli, spedì allora in ItaliaAdalardoconte del palazzo, con ordine di prendere per suo compagnoMauringoconte di Brescia, e di perfezionar gli affari non terminati dal figliuolo.Venuto l'autunno, tenne l'Augusto Lodovico una dieta in Compiegne[Annales Lauresham. Astronom., in Vit. Ludov. Pii.], e colà pervennero nuove da Roma comeTeodoro primiceriodella Chiesa romana, eLeone nomenclatoresuo genero (quel medesimo probabilmente, che nell'anno 817 fu spedito da papa Pasquale a Lodovico Pio) nel palazzo lateranense erano stati prima accecati, e che loro dipoi era stato mozzato il capo:et hoc ideo eis contigisse, quod se in omnibus fideliter erga partes Lotharii juvenis imperatoris egerant. Erant et qui dicerent, jussu vel consilio Paschalis pontificis rem fuisse perpetratam. Dispiacque non poco all'imperadore un tal fatto, ed incontanente diede ordine adAdalongo abbatedi san Vedasto e adUnfredo contedi Coira, o pur duca della Rezia, di mettersi in viaggio alla volta di Roma, per fare una diligente inquisizione di tali omicidii. In questo mentre arrivarono alla corte ilegati del papa, cioèGiovanni vescovodi Selva Candida eBenedetto arcidiaconodella santa romana Chiesa, con incombenza di pregar l'imperadore che non prestasse fede a chi volea caricare il pontefice dell'infamia d'aver consentito alla morte di que' tali. Rispediti questi colle convenevoli risposte, fu replicato l'ordine ai legati imperiali di passare a Roma ad esaminar questo fatto. Andarono, ma non poterono raccogliere la certezza come fosse passato l'affare; perchè papa Pasquale si era giustificato col giuramento preso davanti ad un gran numero di vescovi, asserendo di non aver avuta parte in quegli omicidii. Per altro si trovò che il papa difendeva a spada tratta gli autori di quella strage, perchè erano della famiglia di s. Pietro, cioè suoi cortigiani, sostenendo che gli uccisi erano rei di lesa maestà, e però meritevolmente uccisi. Furono spediti di nuovo all'imperadore quattro legati pontificii col ritorno degl'imperiali; ed egli intese da loro la purgazione canonica praticata dal papa, che tagliava il corso ad ulteriori perquisizioni intorno alla pretesa di lui complicità, e udite le scuse degli uccisori (benchè mal volentieri), lasciò morir questo processo senza vendicare gli uccisi.Occisorum vindictam ultra persegui non valens, quamquam multum volens ab inquisitione hujusmodi cessandum existimavit: son parole dello Astronomo nella vita di Lodovico Pio. Chi non vede nella sostanza e nel maneggio di questo fatto la sovranità dell'imperadore in Roma, è da credere che abbia ben corta la vista. Sembra eziandio che i papi allora non istendessero al criminale la loro autorità, forse appartenendo ciò al prefetto di Roma, postovi dall'imperadore; ma ciò io non oso asserirlo. Nel dì 13 di giugno dell'anno presente l'imperadrice Giudittapartorì in Francfort all'Augusto suo consorte un figliuolo, a cui fu posto il nome diCarlo: figliuolo, che diede col tempo occasione ad incredibili sconcerti nellamonarchia franzese. Egli è celebre nella storia col nome diCarlo Calvo. Noi, andando innanzi, il vedremo un dì imperadore. Per altro in quest'anno s'unì insieme una gran frotta di disgrazie in Francia, perchè un fiero tremuoto fece traballare Aquisgrana, s'udirono di notte dei suoni insoliti; caddero furiose gragnuole ed assaissimi fulmini, continuò la mortalità degli uomini e delle bestie, ventitrè ville della Sassonia restarono distrutte dal fuoco, creduto del cielo. Abbiamo ancora dagli Annali dei Franchi che in quest'anno nella terra di Gravedona sul lago di Como una vecchia e già scolorita immagine della beatissima Vergine con Gesù Bambino in braccio, adorato dai Magi, per due giorni mandò splendor sì chiaro, che fu cagione di maraviglia a tutti; nè questa irradiazione si stendeva ai Magi. Della verità di questo miracolo io non fo la sigurtà ad alcuno. Così fatti prodigii e disavventure tennero forte inquieto l'animo del piissimo imperadore, di maniera che ricorse ai digiuni e alle orazioni dei sacerdoti, e alle limosine, a fin di placare lo sdegno di Dio, con farsi francamente a credere che tanti malanni presagissero qualche gran rovina al genere umano. Già avea terminato il corso di sua vitaBonifazio conte di Lucca, e verisimilmentemarchese di Toscana, del quale parlammo di sopra all'anno 813. Ebbe per successore, in quel governo,Bonifazio IIsuo figliuolo. Ciò si ricava da uno strumento rapportato da Cosimo della Renna[Renna, Serie de' duchi di Toscana, P. I, pag. 95.], e scrittoregnante domno nostro Hludovicus serenissimus Augustus, a Deo coronatus, magnus et pacificus imperator, anno imperii ejus decimo, et domni nostri Hlotarii gloriosissimi Angusti filii et in Italia anno primo, III nonas mensis octobris, Indictione secunda, cominciata nel settembre di quest'anno. QuiviRichilda filia bonae memoriae Bonifati comiti, natio Baivariorum, badessa di s. Benedettonella città di Lucca, promette ubbidienza aPietro vescovoe adOdelberto abbatedi san Salvatore di Sesto. Dopo la di lei sottoscrizione seguita quella diBonifazio contesuofratellocon queste parole:Signum manus Bonifati comitis germanus suprascriptae abbatissae, per cujus licentiam hoc factum est. Sicchè nel governo di Lucca era già succedutoBonifazio II conte, che verisimilmente fu anche marchese di Toscana per le ragioni che addurremo nell'anno 828.

Per attestato di Eginardo[Eginh., Annal. Francor.], dell'autore della vita di Lodovico Pio[Anonymus, in Vit. Ludov. Pii.]e d'altri annalisti antichi[Annales Franc. Bertiniani, etc.], l'imperadore Lottariogià venuto in Italia, dopo avere per ordine del padre atteso a rendere giustizia ai popoli in diversi luoghi, già si preparava per tornarsene in Francia, quando fu inviato e pregato dapapa Pasquale (rogante Paschale papa) a portarsi a Roma, per quivi ricevere la corona dell'imperio. L'aveano ricevuta Carlo Magno e Lodovico Pio dalle mani de' sommi Pontefici; dovea premere a papa Pasquale di conservare i suoi diritti, e di non permettere che Lottario seguitasse a farla da imperadore senza la solenne funzione della coronazione, Pascasio Ratberto[Paschasius Ratbertus, in vita Wallae Ab. apud Mabill.]ci fa sapere cheLodovico Pioanch'egli concorse ad inviare colà il figliuolo, mettendo in bocca di Lottario queste parole verso il padre:Ad eamdem sedem(di Roma)clementer me vestra imperialis eximietas misit, ad confirmandum in me, quidquid pia dignatio vestra decreverat, ut essem socius et consors, non minus sanctificatione, quam potestate et nomine. Ecco che ad autenticare e confermare l'elezion di un Augusto si richiedeva la coronazione romana.Unde(soggiugne)quia coram sancto altare et coram sancto corpore beati Petri principis Apostolorum a summo pontifice, vestro ex consensu et voluntate benedictionem, honorem et nomen suscepi imperialis officii. Andò in fatti Lottario a Roma, dove fu accolto con gran pompa(clarissima ambitione)dal sommo pontefice, e nel solenne giorno di Pasqua,che in quest'anno cadde nel dì 3 di aprile, fu maestosamente ornato della corona imperiale,et Augusti nomen accepit, come se cominciasse allora ad usar questo glorioso titolo. Nelle giunte alla storia di Paolo Diacono[Rer. Ital., tom. 2, P. I.], date alla luce dal Freero, si legge all'anno 823:Lotharius imperator primo ad Italiam venit, et diem sanctum Paschae Romae fecit Paschalis quoque apostolicus potestatem, quam prisci imperadores habuere, ei super populum romanum concessit. E di qui prese principio un'epoca degli anni di Lottario imperadore, che dipoi fu la più usata in Italia ed altrove. Fu in questa occasione del trovarsi in Roma l'imperador Lottario cheIngoaldoabbate di Farfa, come consta da un diploma del medesimo Augusto dell'anno 840, rapportato dal Du-Chesne e da me[Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]nella Cronica di Farfa, reclamò nel concistoro, dove eranopapa Pasqualeed essoLottario Augusto, contra del medesimo papa, perchè avea imposta al monistero di Farfa una pensione contro i suoi privilegii.Postquam nos(dice ivi Lottario)divino sibi nutu favente(Lodovico Pio)consortes fecit imperii, ab eo in Italiam directi sumus, et a summo invitati pontifice et universali papa ac spirituali patre nostro Paschali, quondam Romani venimus. Quo dum in praesentia ejusdem domni apostolici ac nostra, procerumque romanorum, sive optimatum nostrorum, atque multorum utriusque partis nobilium virorum quaestiones agitarentur: inter ceteras altercationes, jubente eodem domno apostolico, advocatus suus nomine Sergius, interpellavit virum venerabilem Ingoaldum abbatem, dicens, quod idem Sabinense monasterium(cioè di Farfa)ad jus et dominationem Romanae Ecclesiae pertineret.Ma avendo l'abbate Ingoaldo prodotti i diplomi dei re longobardi e di Carlo Magno, da' quali appariva l'esenzione del suddetto monistero, e che esso era sotto la tutela dei re d'Italia, nè avendoche replicare in contrario l'avvocato pontificio: il pontefice Pasquale riconobbe di non avervi diritto alcuno, e fece restituire all'abbate tutti i beni cheex eodem monasterio potestas antecessorum ejusdem Paschalis papae injuste abstulerat.Rapporta il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron., ad ann. 824.]questo atto all'anno seguente; ma è certo che si deve riferire al presente in cui era tuttavia vivo papa Pasquale. Terminate queste funzioni[Annales Francor. Metenses. Astronom., in Vit. Ludovici Pii.], se ne tornò l'augusto Lottario a Pavia, e di là nel mese di giugno passò a visitar l'imperadore suo padre, con dargli contezza delle giustizie in parte fatte e in parte cominciate in Italia. Il buono imperador Lodovico, standogli forte a cuore il sollievo e buon regolamento de' popoli, spedì allora in ItaliaAdalardoconte del palazzo, con ordine di prendere per suo compagnoMauringoconte di Brescia, e di perfezionar gli affari non terminati dal figliuolo.

Venuto l'autunno, tenne l'Augusto Lodovico una dieta in Compiegne[Annales Lauresham. Astronom., in Vit. Ludov. Pii.], e colà pervennero nuove da Roma comeTeodoro primiceriodella Chiesa romana, eLeone nomenclatoresuo genero (quel medesimo probabilmente, che nell'anno 817 fu spedito da papa Pasquale a Lodovico Pio) nel palazzo lateranense erano stati prima accecati, e che loro dipoi era stato mozzato il capo:et hoc ideo eis contigisse, quod se in omnibus fideliter erga partes Lotharii juvenis imperatoris egerant. Erant et qui dicerent, jussu vel consilio Paschalis pontificis rem fuisse perpetratam. Dispiacque non poco all'imperadore un tal fatto, ed incontanente diede ordine adAdalongo abbatedi san Vedasto e adUnfredo contedi Coira, o pur duca della Rezia, di mettersi in viaggio alla volta di Roma, per fare una diligente inquisizione di tali omicidii. In questo mentre arrivarono alla corte ilegati del papa, cioèGiovanni vescovodi Selva Candida eBenedetto arcidiaconodella santa romana Chiesa, con incombenza di pregar l'imperadore che non prestasse fede a chi volea caricare il pontefice dell'infamia d'aver consentito alla morte di que' tali. Rispediti questi colle convenevoli risposte, fu replicato l'ordine ai legati imperiali di passare a Roma ad esaminar questo fatto. Andarono, ma non poterono raccogliere la certezza come fosse passato l'affare; perchè papa Pasquale si era giustificato col giuramento preso davanti ad un gran numero di vescovi, asserendo di non aver avuta parte in quegli omicidii. Per altro si trovò che il papa difendeva a spada tratta gli autori di quella strage, perchè erano della famiglia di s. Pietro, cioè suoi cortigiani, sostenendo che gli uccisi erano rei di lesa maestà, e però meritevolmente uccisi. Furono spediti di nuovo all'imperadore quattro legati pontificii col ritorno degl'imperiali; ed egli intese da loro la purgazione canonica praticata dal papa, che tagliava il corso ad ulteriori perquisizioni intorno alla pretesa di lui complicità, e udite le scuse degli uccisori (benchè mal volentieri), lasciò morir questo processo senza vendicare gli uccisi.Occisorum vindictam ultra persegui non valens, quamquam multum volens ab inquisitione hujusmodi cessandum existimavit: son parole dello Astronomo nella vita di Lodovico Pio. Chi non vede nella sostanza e nel maneggio di questo fatto la sovranità dell'imperadore in Roma, è da credere che abbia ben corta la vista. Sembra eziandio che i papi allora non istendessero al criminale la loro autorità, forse appartenendo ciò al prefetto di Roma, postovi dall'imperadore; ma ciò io non oso asserirlo. Nel dì 13 di giugno dell'anno presente l'imperadrice Giudittapartorì in Francfort all'Augusto suo consorte un figliuolo, a cui fu posto il nome diCarlo: figliuolo, che diede col tempo occasione ad incredibili sconcerti nellamonarchia franzese. Egli è celebre nella storia col nome diCarlo Calvo. Noi, andando innanzi, il vedremo un dì imperadore. Per altro in quest'anno s'unì insieme una gran frotta di disgrazie in Francia, perchè un fiero tremuoto fece traballare Aquisgrana, s'udirono di notte dei suoni insoliti; caddero furiose gragnuole ed assaissimi fulmini, continuò la mortalità degli uomini e delle bestie, ventitrè ville della Sassonia restarono distrutte dal fuoco, creduto del cielo. Abbiamo ancora dagli Annali dei Franchi che in quest'anno nella terra di Gravedona sul lago di Como una vecchia e già scolorita immagine della beatissima Vergine con Gesù Bambino in braccio, adorato dai Magi, per due giorni mandò splendor sì chiaro, che fu cagione di maraviglia a tutti; nè questa irradiazione si stendeva ai Magi. Della verità di questo miracolo io non fo la sigurtà ad alcuno. Così fatti prodigii e disavventure tennero forte inquieto l'animo del piissimo imperadore, di maniera che ricorse ai digiuni e alle orazioni dei sacerdoti, e alle limosine, a fin di placare lo sdegno di Dio, con farsi francamente a credere che tanti malanni presagissero qualche gran rovina al genere umano. Già avea terminato il corso di sua vitaBonifazio conte di Lucca, e verisimilmentemarchese di Toscana, del quale parlammo di sopra all'anno 813. Ebbe per successore, in quel governo,Bonifazio IIsuo figliuolo. Ciò si ricava da uno strumento rapportato da Cosimo della Renna[Renna, Serie de' duchi di Toscana, P. I, pag. 95.], e scrittoregnante domno nostro Hludovicus serenissimus Augustus, a Deo coronatus, magnus et pacificus imperator, anno imperii ejus decimo, et domni nostri Hlotarii gloriosissimi Angusti filii et in Italia anno primo, III nonas mensis octobris, Indictione secunda, cominciata nel settembre di quest'anno. QuiviRichilda filia bonae memoriae Bonifati comiti, natio Baivariorum, badessa di s. Benedettonella città di Lucca, promette ubbidienza aPietro vescovoe adOdelberto abbatedi san Salvatore di Sesto. Dopo la di lei sottoscrizione seguita quella diBonifazio contesuofratellocon queste parole:Signum manus Bonifati comitis germanus suprascriptae abbatissae, per cujus licentiam hoc factum est. Sicchè nel governo di Lucca era già succedutoBonifazio II conte, che verisimilmente fu anche marchese di Toscana per le ragioni che addurremo nell'anno 828.


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