DCCCXXVAnno diCristoDCCCXXV. IndizioneIII.Eugenio IIpapa 2.Lodovico Pioimperadore 12.Lottarioimperadore e re di Italia 6 e 3.Fu in fatti nel novembre dell'anno presente tenuta in Parigi una copiosa conferenza di vescovi per riconoscere, se culto si dovesse, e quale, alle sacre immagini, e si trovarono que' prelati conformi in alcuni punti alla dottrina della Chiesa romana, stabilita nel suddetto concilio di Nicea, ma discordi in altri. Essendo fuori dell'assunto, ch'io ho preso, una tal controversia, rimetto i lettori bramosi di prenderne conoscenza, a quanto sopra di ciò hanno scritto il cardinal Baronio[Baron., Annal. in Eccl.], il padreMabillone[Mabill., Praef. p. 1. Saecul. IV, Benedictio.]e il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron. ad hunc annum.], e alla storia ecclesiastica del Fleury. Mentre l'imperador Lodovico era in Aquisgrana, vennero a trovarlo gli ambasciatori de' Bulgari per metter fine alle dispute de' confini fra la loro nazione e i Franchi. Segno è questo che il dominio dei Franchi si stendeva ben oltre nella Pannonia, mentre arrivava sino ai confini della Bulgaria. Tuttavia potrebbe essere che i Bulgari occupassero allora un paese più vasto della Bulgaria moderna da noi conosciuta, e che potessero anche sì fatte liti essere state dalla parte della Schiavonia. L'imperadore, come conveniva, rispose con sue lettere al re dei Bulgari; ma per ora non seguì accordo alcuno fra loro. Conchiuse egli bensì un trattato di pace coi Danesi, e inoltre destinò varii messi per diverse parti della sua monarchia con ordine di procurar l'onore delle chiese e la giustizia fra i popoli. Leggonsi tuttavia presso il Baluzio[Baluz., Capitular. Reg. Franc. tom. 1.]le Istruzioni sue premurose e giuste, a tale effetto pubblicate in un capitolare. Finquando vivea papa Pasquale,Claudiovescovo di Torino, di nazione spagnuolo, avea cominciato a riprovar la venerazione delle sacre immagini e delle relique, e i pellegrinaggi della gente pia. Si sa che esso papa era in collera contra di lui. Da che Pasquale fu chiamato da Dio a miglior vita, si diede Claudio a scrivere pubblicamente contro la dottrina della Chiesa. Non si può negare, costui era uomo dotto, ma pieno di superbia e di presunzione: chiamava asini tutti i vescovi d'Italia. Scrisse a Teodemiro abbate in Francia per persuadergli i suoi sentimenti; ma l'abbate, lungi dall'accordarsi con lui, modestamente riprovò gli erronei di lui sentimenti. Di più non vi volle perchè Claudio acceso di collera facesse un insolente risposta in difesa de' suoi errori. Dalla Cronica farfense[Part. II, tom. 2 Rer. Ital.]apprendiamoaverepapa Eugeniodonate al monistero di Farfa due masse, appellate l'una Pompeiana, e l'altra Belagai, posteinfra nobilissimam urbem romanam: il che ci fa conoscere che entro Roma stessa si trovavano dei buoni poderi coltivabili.Ingoaldo abbatene cercò in quest'anno la conferma da Lottario imperadore, come costa dal suo diploma, datosecundo kalendas junias, anno, Christo propitio, imperii serenissimi domni Ludovici Augusti XII, regnique Lotharii gloriosissimi imperatoris in Italia III, Indictione III Actum Olonna palatio regio, cioè nell'anno presente. Dura tuttavia il nome dicorte Olonnanel distretto di Pavia in vicinanza del fiume Olonna non lungi dal Po. Era una volta luogo di delizie dei re d'Italia con palazzo per la villeggiatura; e quivi furono dati varii loro diplomi. Oggidì appartiene ad un generoso signore della casa d'Este, cioè a don Carlo Filiberto d'Este, principe del sacro romano imperio e marchese di san Martino. Circa questi tempi per attestato del Dandolo[Dandolus, in Chron., tom. 12 Rer. Italic.], i dogi di Venezia spedirono Giusto prete per loro legato, unitamente con Pietro diacono diVenerio patriarcadi Grado, agl'imperadori Lodovico e Lottario, ed ottennero la conferma delle esenzioni de' beni spettanti alla chiesa di Grado nel regno d'Italia. Trovavasi l'Augusto Lottario in Marengo, corte regale in Lombardia, nel febbraio dell'anno presente, ed ivi con suo diploma[Antiquit. Italic., Dissertat. XXXVII, p. 577.]assegnò un monistero in ricompensa d'uno spedale di pellegrini tolto all'insigne monistero della Novalesa. Erano negli antichi secoli frequentissimi gli spedali per alloggiare i pellegrini, tanto nelle città che fuori, e massimamente nei passaggi delle montagne e de' fiumi perchè le osterie, sì usate oggidì, erano allora cose rare. Però pochi monisteri di monaci e canonici regolari si contavano una volta che non avessero di sì fatti caritativi alberghi; per nulla dire di tantialtri istituti per gl'infermi, per gli fanciulli esposti, per gli vecchi ed altri poverelli: del che ho io trattato nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Italic., Dissert. XXXVII, pag. 577.].
Fu in fatti nel novembre dell'anno presente tenuta in Parigi una copiosa conferenza di vescovi per riconoscere, se culto si dovesse, e quale, alle sacre immagini, e si trovarono que' prelati conformi in alcuni punti alla dottrina della Chiesa romana, stabilita nel suddetto concilio di Nicea, ma discordi in altri. Essendo fuori dell'assunto, ch'io ho preso, una tal controversia, rimetto i lettori bramosi di prenderne conoscenza, a quanto sopra di ciò hanno scritto il cardinal Baronio[Baron., Annal. in Eccl.], il padreMabillone[Mabill., Praef. p. 1. Saecul. IV, Benedictio.]e il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron. ad hunc annum.], e alla storia ecclesiastica del Fleury. Mentre l'imperador Lodovico era in Aquisgrana, vennero a trovarlo gli ambasciatori de' Bulgari per metter fine alle dispute de' confini fra la loro nazione e i Franchi. Segno è questo che il dominio dei Franchi si stendeva ben oltre nella Pannonia, mentre arrivava sino ai confini della Bulgaria. Tuttavia potrebbe essere che i Bulgari occupassero allora un paese più vasto della Bulgaria moderna da noi conosciuta, e che potessero anche sì fatte liti essere state dalla parte della Schiavonia. L'imperadore, come conveniva, rispose con sue lettere al re dei Bulgari; ma per ora non seguì accordo alcuno fra loro. Conchiuse egli bensì un trattato di pace coi Danesi, e inoltre destinò varii messi per diverse parti della sua monarchia con ordine di procurar l'onore delle chiese e la giustizia fra i popoli. Leggonsi tuttavia presso il Baluzio[Baluz., Capitular. Reg. Franc. tom. 1.]le Istruzioni sue premurose e giuste, a tale effetto pubblicate in un capitolare. Finquando vivea papa Pasquale,Claudiovescovo di Torino, di nazione spagnuolo, avea cominciato a riprovar la venerazione delle sacre immagini e delle relique, e i pellegrinaggi della gente pia. Si sa che esso papa era in collera contra di lui. Da che Pasquale fu chiamato da Dio a miglior vita, si diede Claudio a scrivere pubblicamente contro la dottrina della Chiesa. Non si può negare, costui era uomo dotto, ma pieno di superbia e di presunzione: chiamava asini tutti i vescovi d'Italia. Scrisse a Teodemiro abbate in Francia per persuadergli i suoi sentimenti; ma l'abbate, lungi dall'accordarsi con lui, modestamente riprovò gli erronei di lui sentimenti. Di più non vi volle perchè Claudio acceso di collera facesse un insolente risposta in difesa de' suoi errori. Dalla Cronica farfense[Part. II, tom. 2 Rer. Ital.]apprendiamoaverepapa Eugeniodonate al monistero di Farfa due masse, appellate l'una Pompeiana, e l'altra Belagai, posteinfra nobilissimam urbem romanam: il che ci fa conoscere che entro Roma stessa si trovavano dei buoni poderi coltivabili.Ingoaldo abbatene cercò in quest'anno la conferma da Lottario imperadore, come costa dal suo diploma, datosecundo kalendas junias, anno, Christo propitio, imperii serenissimi domni Ludovici Augusti XII, regnique Lotharii gloriosissimi imperatoris in Italia III, Indictione III Actum Olonna palatio regio, cioè nell'anno presente. Dura tuttavia il nome dicorte Olonnanel distretto di Pavia in vicinanza del fiume Olonna non lungi dal Po. Era una volta luogo di delizie dei re d'Italia con palazzo per la villeggiatura; e quivi furono dati varii loro diplomi. Oggidì appartiene ad un generoso signore della casa d'Este, cioè a don Carlo Filiberto d'Este, principe del sacro romano imperio e marchese di san Martino. Circa questi tempi per attestato del Dandolo[Dandolus, in Chron., tom. 12 Rer. Italic.], i dogi di Venezia spedirono Giusto prete per loro legato, unitamente con Pietro diacono diVenerio patriarcadi Grado, agl'imperadori Lodovico e Lottario, ed ottennero la conferma delle esenzioni de' beni spettanti alla chiesa di Grado nel regno d'Italia. Trovavasi l'Augusto Lottario in Marengo, corte regale in Lombardia, nel febbraio dell'anno presente, ed ivi con suo diploma[Antiquit. Italic., Dissertat. XXXVII, p. 577.]assegnò un monistero in ricompensa d'uno spedale di pellegrini tolto all'insigne monistero della Novalesa. Erano negli antichi secoli frequentissimi gli spedali per alloggiare i pellegrini, tanto nelle città che fuori, e massimamente nei passaggi delle montagne e de' fiumi perchè le osterie, sì usate oggidì, erano allora cose rare. Però pochi monisteri di monaci e canonici regolari si contavano una volta che non avessero di sì fatti caritativi alberghi; per nulla dire di tantialtri istituti per gl'infermi, per gli fanciulli esposti, per gli vecchi ed altri poverelli: del che ho io trattato nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Italic., Dissert. XXXVII, pag. 577.].