DCCCXXVIIAnno diCristoDCCCXXVII. Indiz.V.Valentinopapa 1.Gregorio IVpapa 1.Lodovico Pioimperad. 14.Lottarioimperadore e re di Italia 8 e 5.Accadde nel mese d'agosto la morte del buon papaEugenio II, poche memorie del quale per negligenza di que' tempi son giunte a nostra notizia, essendo stata troppo breve la vita di lui, che ci resta presso Anastasio bibliotecario. Successore nella cattedra di s. Pietro fu immediatamente con rara concordia di tutti elettoValentinodiacono, oppure arcidiacono, senza che apparisca[Annal. Franc. Eginhardus.]che si aspettasse approvazione alcuna degl'imperadori o de' loro ministri. Di questo pontefice erano insigni le virtù, annoverate dal suddetto Anastasio[Anastas, in Vit. Valentini.], ed egli degno ben era di lunga vita; ma non passò un mese che Dio sel tolse, con dolore di tutti i Romani. Si venne adunque ad una nuova elezione, e i voti di tutto il clero e popolo romano concorsero nella persona diGregorio IV, parroco, ossia cardinale di s. Marco, la cui pietà e carità verso i poveri, con assaissimi altri pregi, gli servirono di raccomandazione per conseguire la cattedra di s. Pietro. Dissi che tutti concorsero, ma se ne dee eccettuareuno, cioè Gregorio stesso, che, per quanto potè, ripugnò ad accettar sì fatta elezione. Abbiamo poi da Eginardo, che questielectus, sed non prius ordinatus est, quam legatus imperatoris Romam venit, et electionem populi, qualis esset, examinavit. Ecco dunque che cominciamo a vedere verificato il decreto attribuito a papa Eugenio secondo e Lottario Augusto intorno al divieto di consecrare il pontefice eletto senza l'assenso dell'imperadore o de' suoi ministri, con potersi dubitare che ciò ancora si osservasse nell'elezione di Valentino, perchè, forse in Roma, si trovava il legato imperiale che acconsentì. L'autore della vita di Lodovico Pio scrive[Astronomus, in Vita Ludovici Pii.]che fu eletto esso Gregorio,dilata consecratione ejus usque ad consultum imperatoris. Quo annuente et electionam cleri et populi probante, ordinatus est in loco prioris. Facevano gran rumore in Italia e in Francia gli scritti diClaudio vescovodi Torino contro il culto delle sacre immagini. Presero perciò la penna per confutare i di lui erroriDungalomonaco, e poiGiona, vescovo di Orleans. Il padre Mabillone[Mabillonius, Annal. Benedictin. ad hunc ann.]cercando chi fosse questo Dungalo, autore del librode Cultu imaginum, inclinò a crederlo monaco nel monistero di s. Dionisio in Francia, e lo stesso che unDungalo rinchiuso, cioè, secondo il costume durato per molti secoli, chiuso spontaneamente fra quattro mura, talvolta con un contiguo orticello, o con un oratorio, per servire a Dio in un sì stretto albergo; del qual Dungalo restano tuttavia alcuni versi. Abbracciò anche il padre Pagi[Pagius. ad Ann. Baron.], con altri, questa conghiettura, ch'io ho già dimostrato non reggere alle pruove. Cioè nelle annotazioni[Rer. Ital. P. II, tom. 1.]alle giunte delle leggi longobardiche, e molto più nelle Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XLIII.]ho dimostrato cheDungalo, monaco, di nazione veramentescoto, comeimmaginò il suddetto padre Mabillone, abitava non già in Francia, ma in Italia nella città diPavia, e quivi eramaestro di scuola, inviatovi dall'imperador Carlo Magno, affine d'insegnar le lettere in quella real città. Ciò costa dal capitolare di Lottario Augusto, da me dato alla luce, di cui parleremo più a basso, e da altre memorie. La di lui vicinanza a Torino il mosse ad entrare in aringo contra del suddetto prosuntuoso prelato. Leggesi anche una lettera di questo Dungalo, pubblicata dal padre Dachery[Dachery, in Spicileg.], e indirizzata a Carlo Magno nell'anno 811, in risposta alle interrogazioni fatte da quel glorioso principe intorno a due eclissi del sole accaduti nell'anno 810. Frequenti poi aveano cominciato ad essere le traslazioni de' corpi santi da Roma in Francia e Germania, paesi che ne scarseggiavano. Varie se ne raccontano, che io tralascio, e solamente osservo che strepitosa fu nell'anno presente quella dei santi Marcellino e Pietro, procurata daEginardo abatedi vari monisteri in Germania, e quello stesso a cui siam tenuti della vita di Carlo Magno e, per quanto si crede, degli Annali dei Franchi. Furono que' sacri corpi rubati ed asportati dalla chiesa di s. Tiburzio di Roma. Si contano grandi miracoli succeduti in simili traslazioni. E però non si può dire quanto fossero avidi di queste caccie allora i pii Oltramontani. Usavano frodi, spendevano somme d'oro, nè lasciavano arte alcuna per giugnere ad arricchir di sacre reliquie le lor chiese e monisteri; e di qui presero talvolta occasione i furbi e falsarii di burlar la divozion di essi con reliquie insussistenti e finte. E di qui parimente è venuto che alcune chiese di Francia e Germania si gloriano di possedere i corpi d'alcuni santi insigni, come di s. Gregorio, di s. Sebastiano e simili, che pure in Roma si credono tuttavia seppelliti. Ebbe la Catalogna in quest'anno delle fiere vessazioni dai Mori, ossia dai Saraceni della Spagna, e quantunquevi accorressero con forte armata i Franzesi, pure in vece di vittorie ne riportarono vergogna, e le campagne di Barcellona e Girona ne rimasero devastate. Nel mese di settembre[Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.]giunsero a Compiegne, dove si trovava l'imperador Lodovico, i legati diMichele imperador dei Greci, per confermar la lega ed amicizia. Portarono dei regali; ma anch'essi furononobiliter suscepti, opulentissime curati, liberaliter munerati. Essendo morto in quest'anno[Dandolus, in Chronic., tom. 12 Rer. Italic.]Angelo ParticiacoossiaParticipazio, doge di Venezia,Giustinianosuo figliuolo, molto prima dichiarato doge, continuò a governar que' popoli, ed ottenne daMichel Balboimperador dei Greci il titolo diconsole imperiale. BramandoMasenziopatriarca d'Aquileia di ridurre all'antica ubbidienza della sua Chiesa quella di Grado, siccome ancora le altre dipendenti da esso patriarca di Grado, ed assistito dal favor di papa Eugenio e de' regnanti Augusti, ottenne che raunasse in quest'anno un concilio di molti vescovi nella città di Mantova. La sentenza fu quale egli la desiderava, e gli atti di quella sacra adunanza si leggono pubblicati dall'accuratissimo padre Bernardo Maria de Rubeis[De Rubeis, Monu. Eccl. Aquilejens. cap. 47.]. Ma nè più nè meno continuò il patriarcato di Grado a sussistere, non ostante lo sforzo in contrario di quello d'Aquileia.
Accadde nel mese d'agosto la morte del buon papaEugenio II, poche memorie del quale per negligenza di que' tempi son giunte a nostra notizia, essendo stata troppo breve la vita di lui, che ci resta presso Anastasio bibliotecario. Successore nella cattedra di s. Pietro fu immediatamente con rara concordia di tutti elettoValentinodiacono, oppure arcidiacono, senza che apparisca[Annal. Franc. Eginhardus.]che si aspettasse approvazione alcuna degl'imperadori o de' loro ministri. Di questo pontefice erano insigni le virtù, annoverate dal suddetto Anastasio[Anastas, in Vit. Valentini.], ed egli degno ben era di lunga vita; ma non passò un mese che Dio sel tolse, con dolore di tutti i Romani. Si venne adunque ad una nuova elezione, e i voti di tutto il clero e popolo romano concorsero nella persona diGregorio IV, parroco, ossia cardinale di s. Marco, la cui pietà e carità verso i poveri, con assaissimi altri pregi, gli servirono di raccomandazione per conseguire la cattedra di s. Pietro. Dissi che tutti concorsero, ma se ne dee eccettuareuno, cioè Gregorio stesso, che, per quanto potè, ripugnò ad accettar sì fatta elezione. Abbiamo poi da Eginardo, che questielectus, sed non prius ordinatus est, quam legatus imperatoris Romam venit, et electionem populi, qualis esset, examinavit. Ecco dunque che cominciamo a vedere verificato il decreto attribuito a papa Eugenio secondo e Lottario Augusto intorno al divieto di consecrare il pontefice eletto senza l'assenso dell'imperadore o de' suoi ministri, con potersi dubitare che ciò ancora si osservasse nell'elezione di Valentino, perchè, forse in Roma, si trovava il legato imperiale che acconsentì. L'autore della vita di Lodovico Pio scrive[Astronomus, in Vita Ludovici Pii.]che fu eletto esso Gregorio,dilata consecratione ejus usque ad consultum imperatoris. Quo annuente et electionam cleri et populi probante, ordinatus est in loco prioris. Facevano gran rumore in Italia e in Francia gli scritti diClaudio vescovodi Torino contro il culto delle sacre immagini. Presero perciò la penna per confutare i di lui erroriDungalomonaco, e poiGiona, vescovo di Orleans. Il padre Mabillone[Mabillonius, Annal. Benedictin. ad hunc ann.]cercando chi fosse questo Dungalo, autore del librode Cultu imaginum, inclinò a crederlo monaco nel monistero di s. Dionisio in Francia, e lo stesso che unDungalo rinchiuso, cioè, secondo il costume durato per molti secoli, chiuso spontaneamente fra quattro mura, talvolta con un contiguo orticello, o con un oratorio, per servire a Dio in un sì stretto albergo; del qual Dungalo restano tuttavia alcuni versi. Abbracciò anche il padre Pagi[Pagius. ad Ann. Baron.], con altri, questa conghiettura, ch'io ho già dimostrato non reggere alle pruove. Cioè nelle annotazioni[Rer. Ital. P. II, tom. 1.]alle giunte delle leggi longobardiche, e molto più nelle Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XLIII.]ho dimostrato cheDungalo, monaco, di nazione veramentescoto, comeimmaginò il suddetto padre Mabillone, abitava non già in Francia, ma in Italia nella città diPavia, e quivi eramaestro di scuola, inviatovi dall'imperador Carlo Magno, affine d'insegnar le lettere in quella real città. Ciò costa dal capitolare di Lottario Augusto, da me dato alla luce, di cui parleremo più a basso, e da altre memorie. La di lui vicinanza a Torino il mosse ad entrare in aringo contra del suddetto prosuntuoso prelato. Leggesi anche una lettera di questo Dungalo, pubblicata dal padre Dachery[Dachery, in Spicileg.], e indirizzata a Carlo Magno nell'anno 811, in risposta alle interrogazioni fatte da quel glorioso principe intorno a due eclissi del sole accaduti nell'anno 810. Frequenti poi aveano cominciato ad essere le traslazioni de' corpi santi da Roma in Francia e Germania, paesi che ne scarseggiavano. Varie se ne raccontano, che io tralascio, e solamente osservo che strepitosa fu nell'anno presente quella dei santi Marcellino e Pietro, procurata daEginardo abatedi vari monisteri in Germania, e quello stesso a cui siam tenuti della vita di Carlo Magno e, per quanto si crede, degli Annali dei Franchi. Furono que' sacri corpi rubati ed asportati dalla chiesa di s. Tiburzio di Roma. Si contano grandi miracoli succeduti in simili traslazioni. E però non si può dire quanto fossero avidi di queste caccie allora i pii Oltramontani. Usavano frodi, spendevano somme d'oro, nè lasciavano arte alcuna per giugnere ad arricchir di sacre reliquie le lor chiese e monisteri; e di qui presero talvolta occasione i furbi e falsarii di burlar la divozion di essi con reliquie insussistenti e finte. E di qui parimente è venuto che alcune chiese di Francia e Germania si gloriano di possedere i corpi d'alcuni santi insigni, come di s. Gregorio, di s. Sebastiano e simili, che pure in Roma si credono tuttavia seppelliti. Ebbe la Catalogna in quest'anno delle fiere vessazioni dai Mori, ossia dai Saraceni della Spagna, e quantunquevi accorressero con forte armata i Franzesi, pure in vece di vittorie ne riportarono vergogna, e le campagne di Barcellona e Girona ne rimasero devastate. Nel mese di settembre[Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.]giunsero a Compiegne, dove si trovava l'imperador Lodovico, i legati diMichele imperador dei Greci, per confermar la lega ed amicizia. Portarono dei regali; ma anch'essi furononobiliter suscepti, opulentissime curati, liberaliter munerati. Essendo morto in quest'anno[Dandolus, in Chronic., tom. 12 Rer. Italic.]Angelo ParticiacoossiaParticipazio, doge di Venezia,Giustinianosuo figliuolo, molto prima dichiarato doge, continuò a governar que' popoli, ed ottenne daMichel Balboimperador dei Greci il titolo diconsole imperiale. BramandoMasenziopatriarca d'Aquileia di ridurre all'antica ubbidienza della sua Chiesa quella di Grado, siccome ancora le altre dipendenti da esso patriarca di Grado, ed assistito dal favor di papa Eugenio e de' regnanti Augusti, ottenne che raunasse in quest'anno un concilio di molti vescovi nella città di Mantova. La sentenza fu quale egli la desiderava, e gli atti di quella sacra adunanza si leggono pubblicati dall'accuratissimo padre Bernardo Maria de Rubeis[De Rubeis, Monu. Eccl. Aquilejens. cap. 47.]. Ma nè più nè meno continuò il patriarcato di Grado a sussistere, non ostante lo sforzo in contrario di quello d'Aquileia.