DCCCXXXIAnno diCristoDCCCXXXI. Indiz.IX.GregorioIV papa 5.Lodovico Pioimperadore 18.Lottarioimperadore e re di Italia 12 e 9.Secondo gli Annali bertiniani[Annales Franc. Bertin. et Metens.], sul principio di febbraio dell'anno presente fu in Aquisgrana tenuta una general dieta, dove si presero le risoluzioni convenienti intorno a coloro che aveano cospirato contro di Lodovico Pio. Furono tutti concordemente giudicati incorsi nella pena della testa. Ma il buon imperadore volle che la clemenza andasse innanzi alla giustizia, con decretare ai laici il farsi monaci, e ai monaci la relegazione in qualche monistero. Cadde questo lieve gastigo sopra i tre abbati suddettiIlduino,ElisacaroeWalla.Jessevescovo di Amiens fu deposto. Altri vescovi ed ecclesiastici spontaneamente elessero l'esilio con fuggire in Italia, e ricoverarsi sotto la protezion di Lottario. Vi restava da decidere il punto dell'imperadrice Giuditta. Sopra di ciò era stato consultato il sommopontefice Gregorio, e la sentenza sua fu che si avesse per nulla ed insussistente la di lei monacazione, e concordi colla santa sede andarono i vescovi di Francia. Però, come scrive Tegano[Theganus, de Gest. Ludovici Pii, cap. 37.],jubente Gregorio romano pontifice cum aliorum episcoporum justo judicioella sen venne ad Aquisgrana con riassumere gli abiti secolareschi; ma prima le fu prescritto di purgarsi dagli apposti reati. Il che si fece secondo i biasimevoli riti di que' tempi, cioè con esibirsi un campion d'essa pronto a provare la di lei innocenza col duello. E posciachè non comparve accusatore alcuno, fu accettato il di lei giuramento per pruova bastevole della sua onestà. Dopo di chePippinoeLodovicofigliuoli dell'imperadore, lieti per l'accrescimento fatto a' loro domini, ebbero licenza diandarsene l'uno in Aquitania, l'altro in Baviera. Lottario solo si trovò deluso in mezzo alle sue grandi idee e speranze[Nithardus, Hist. lib. 1.], perciocchè gli convenne contentarsi della sola Italia, con giurare inoltre di non far da lì innanzi novità nella monarchia contro la volontà del padre. A lui più che ad altri era attribuita l'origine e continuazione di sì brutti sconcerti. E cercarono anche di profittarne i suddetti suoi due fratelli, col cominciar cadauno a far broglio per ottenere il primato, cioè il titolo imperiale dopo la morte del padre; ma per questo conto ritrovarono una forte opposizione nei ministri della corte paterna. La verità nondimeno è che Lodovico Pio non trattò sempre da lì innanzi Lottario come collega nell'imperio. Tennesi poi un'altra dieta in Ingeleim sul principio del seguente maggio, dove comparve ancora esso Lottario Augusto, che fu onorevolmente accolto dal padre; ma fra poco ebbe ordine di tornarsene in Italia, perchè non poca apprensione dovea dare a Lodovico lo spirito imbroglione di questo suo figliuolo. Quivi il clementissimo Augusto fece grazia a molti degli esiliati, permettendo ad alcuni di ritornarsene alle lor case, e ad altri anche il rivenire alla corte. In un'altra dieta, che fu nell'autunno seguente tenuta a Tionvilla, si vide comparireBernardo ducadi Settimania, quel medesimo, per cui tanto rumore s'era sollevato nell'anno addietro. Anch'egli si esibì pronto a provar coll'armi le calunniose voci sparse contra di lui; e non essendosi trovato chi si sentisse voglia di prendere questa briga, si venne al giuramento, per cui, nel tribunale del mondo, egli restò bastantemente giustificato. Assisterono a questa dieta due figliuoli dell'imperadore, cioèLottarioeLodovico, e di poi se ne andarono. Ma non v'intervenne già il rePippino. Aspettollo un pezzo il padre, e non veggendolo venire, mandò gente apposta a chiamarlo. Promise Pippino di andarvi,e finalmente sol pochi dì prima del santo natale si presentò all'Augusto genitore, che, a cagion della disubbidienza sua, lo accolse assai freddamente, ed anche lo sgridò. Se ne impazientò il giovine principe, e nel dì 27 di dicembre, senza dire addio ad alcuno, se ne fuggì frettolosamente verso l'Aquitania. E tali erano i portamenti de' figliuoli verso l'infelice Lodovico imperadore lor padre, che declinarono anche in peggio, siccome vedremo. Abbiamo dalla Cronica arabica[P. II, tom. 2 Rer. Ital.], tratta dal codice di Cambridge e da me ristampata, che in quest'anno riuscì ai Saraceni, dopo aver già fissato il piede in Sicilia, d'impadronirsi della città di Messina. Teodoto patrizio, che per l'imperadore greco, il meglio che poteva, andava contrastando e difficultando le conquiste di quegl'infedeli, restò da loro ucciso in qualche mischia.
Secondo gli Annali bertiniani[Annales Franc. Bertin. et Metens.], sul principio di febbraio dell'anno presente fu in Aquisgrana tenuta una general dieta, dove si presero le risoluzioni convenienti intorno a coloro che aveano cospirato contro di Lodovico Pio. Furono tutti concordemente giudicati incorsi nella pena della testa. Ma il buon imperadore volle che la clemenza andasse innanzi alla giustizia, con decretare ai laici il farsi monaci, e ai monaci la relegazione in qualche monistero. Cadde questo lieve gastigo sopra i tre abbati suddettiIlduino,ElisacaroeWalla.Jessevescovo di Amiens fu deposto. Altri vescovi ed ecclesiastici spontaneamente elessero l'esilio con fuggire in Italia, e ricoverarsi sotto la protezion di Lottario. Vi restava da decidere il punto dell'imperadrice Giuditta. Sopra di ciò era stato consultato il sommopontefice Gregorio, e la sentenza sua fu che si avesse per nulla ed insussistente la di lei monacazione, e concordi colla santa sede andarono i vescovi di Francia. Però, come scrive Tegano[Theganus, de Gest. Ludovici Pii, cap. 37.],jubente Gregorio romano pontifice cum aliorum episcoporum justo judicioella sen venne ad Aquisgrana con riassumere gli abiti secolareschi; ma prima le fu prescritto di purgarsi dagli apposti reati. Il che si fece secondo i biasimevoli riti di que' tempi, cioè con esibirsi un campion d'essa pronto a provare la di lei innocenza col duello. E posciachè non comparve accusatore alcuno, fu accettato il di lei giuramento per pruova bastevole della sua onestà. Dopo di chePippinoeLodovicofigliuoli dell'imperadore, lieti per l'accrescimento fatto a' loro domini, ebbero licenza diandarsene l'uno in Aquitania, l'altro in Baviera. Lottario solo si trovò deluso in mezzo alle sue grandi idee e speranze[Nithardus, Hist. lib. 1.], perciocchè gli convenne contentarsi della sola Italia, con giurare inoltre di non far da lì innanzi novità nella monarchia contro la volontà del padre. A lui più che ad altri era attribuita l'origine e continuazione di sì brutti sconcerti. E cercarono anche di profittarne i suddetti suoi due fratelli, col cominciar cadauno a far broglio per ottenere il primato, cioè il titolo imperiale dopo la morte del padre; ma per questo conto ritrovarono una forte opposizione nei ministri della corte paterna. La verità nondimeno è che Lodovico Pio non trattò sempre da lì innanzi Lottario come collega nell'imperio. Tennesi poi un'altra dieta in Ingeleim sul principio del seguente maggio, dove comparve ancora esso Lottario Augusto, che fu onorevolmente accolto dal padre; ma fra poco ebbe ordine di tornarsene in Italia, perchè non poca apprensione dovea dare a Lodovico lo spirito imbroglione di questo suo figliuolo. Quivi il clementissimo Augusto fece grazia a molti degli esiliati, permettendo ad alcuni di ritornarsene alle lor case, e ad altri anche il rivenire alla corte. In un'altra dieta, che fu nell'autunno seguente tenuta a Tionvilla, si vide comparireBernardo ducadi Settimania, quel medesimo, per cui tanto rumore s'era sollevato nell'anno addietro. Anch'egli si esibì pronto a provar coll'armi le calunniose voci sparse contra di lui; e non essendosi trovato chi si sentisse voglia di prendere questa briga, si venne al giuramento, per cui, nel tribunale del mondo, egli restò bastantemente giustificato. Assisterono a questa dieta due figliuoli dell'imperadore, cioèLottarioeLodovico, e di poi se ne andarono. Ma non v'intervenne già il rePippino. Aspettollo un pezzo il padre, e non veggendolo venire, mandò gente apposta a chiamarlo. Promise Pippino di andarvi,e finalmente sol pochi dì prima del santo natale si presentò all'Augusto genitore, che, a cagion della disubbidienza sua, lo accolse assai freddamente, ed anche lo sgridò. Se ne impazientò il giovine principe, e nel dì 27 di dicembre, senza dire addio ad alcuno, se ne fuggì frettolosamente verso l'Aquitania. E tali erano i portamenti de' figliuoli verso l'infelice Lodovico imperadore lor padre, che declinarono anche in peggio, siccome vedremo. Abbiamo dalla Cronica arabica[P. II, tom. 2 Rer. Ital.], tratta dal codice di Cambridge e da me ristampata, che in quest'anno riuscì ai Saraceni, dopo aver già fissato il piede in Sicilia, d'impadronirsi della città di Messina. Teodoto patrizio, che per l'imperadore greco, il meglio che poteva, andava contrastando e difficultando le conquiste di quegl'infedeli, restò da loro ucciso in qualche mischia.