DCCLXXVI

DCCLXXVIAnno diCristoDCCLXXVI. Indiz.XIV.Adriano Ipapa 5.Leone IVimperadore 26 e 2.CostantinoAugusto 4.Carlo Magnore de' Franchi e Longobardi 3.L'imperadore de' GreciLeone, fattosi in quest'anno pregare dai suoi baroni, perchè dichiarasse Augusto e collega nell'imperio il piccioloCostantinofigliuolo suo e dell'imperadrice Irene, volentieri s'accomodò alle istanze loro[Theoph., in Chronogr.]; e però Costantino cominciò a contar nel presente anno quelli del suo imperio. Ancorchè si trovasse il reCarloimpegnato non poco nella guerra contra de' Sassoni, popoli che per forza s'andavano oggi sottomettendo, e domani tornavano a ribellarsi; tuttavia premendogli forte gli affari d'Italia, s'era già incamminato sul fine del precedente anno alla volta d'Italia, con solennizzare la festa del santo Natale in Scelestat nell'Alsazia.Rodgausoduca del Friuli, di nazion Longobardo, veniva accusato per manipolatore di una gran ribellione contra di lui, e già abbiamo veduto quanto ne scrisse ad esso re il pontefice Adriano. All'apparir della primavera piombò il re Carlo con poderose forze sopra il Friuli, e, per attestato degli Annali de' Franchi[Annales Bertiniani.], venuto alle sue mani esso Rodgauso, il privò di vita. Assediò Stabilino suocero di lui in Trivigi, e forzò quella città alla resa. Ugone Flaviniacense[Hugo Flaviniacensis, in Chron.]scrive che Pietroitalianoquegli fu che gli consegnò essa città di Trivigi,et ob hoc de Virdunensi episcopatu honoratus est. In quella città celebrò il re Carlo la santa Pasqua, e dopo aver prese l'altre città che s'erano ribellate, in tutte mise degli uffiziali franzesi. Ivi lasciòMarcariocon titolodiduca. Poscia obbligato dalla guerra de' Sassoni, se ne tornò vittorioso a ripigliar l'armi contra di quei popoli. Sembra eziandio che possa ricavarsi da tali notizie, che al duca del Friuli fossero allora sottoposte varie città, che fosse formata laMarca Trivisana, odel Friuli. Può parimente essere che a questi tempi appartenga ciò che racconta il monaco di s. Gallo[Monac. Sangall., lib. 2 de reb. gest. Caroli M. apud. Duchesne, tom. 2.]nella vita di Carlo Magno con dire, che trovandosi egli nelle parti del Friuli, perchè era freddo, portava una pelliccia fatta di pelli conce di castrato; imperciocchè per più secoli anche in Italia fu in gran vigore l'uso delle pellicce, siccome ho dimostrato altrove[Antiquit. Ital., Dissert. XXV.]. Erano capitati a Pavia nel mese avanti mercanti veneziani, gente che più d'ogni altra attendeva allora al commercio, ed aveano portato di Levante una gran copia di galanterie, e spezialmente delle stoffe e delle pelli fine. Corsero tosto i cortigiani di Carlo a provvedersene con quell'ansietà con cui i mal accorti Italiani corrono oggidì a comperare ibijouxe le stoffe altramontane e forestiere, e fecero poi bella comparsa con quegli abiti. Venuto un dì di festa, dopo la messa il re volle andare con essi cortigiani alla caccia, ed era tempo freddo e piovoso. Que' sontuosi abitini tutti bagnati dalla pioggia e maltrattati dal bosco, si trovarono la sera lacerati e ridotti in pessimo stato, spezialmente dal fuoco, a cui corsero que' nobili cacciatori per iscaldarsi. Volle Carlo la mattina seguente che comparissero con quelle medesime vesti così guaste, ed allora dimandò a que' vanerelli, qual abito fosse più utile e prezioso: il suo che gli costava un soldo, ed era restato bianco ed illeso, oppure que' loro pagati sì caro e che a nulla più servivano.Furono di parere i padri Cointe e Pagi che in quest'anno il medesimo pontefice scrivesse al re Carlo la lettera quadragesimanona del Codice Carolino, con esprimere l'afflizion sua, perchè dopo le speranze a lui portate daFilippovescovo e daMegistoarcidiacono, ch'esso re Carlo sarebbe colla reginaIldegardevenuto a Roma avanti la Pasqua, per dare il contento al papa di tenere al sacro fontefilium, qui nunc vobis procreatus est; s'avvicinava già il dì di Pasqua senza sentore alcuno del loro viaggio. Crede il padre Pagi che questo figliuolo di Carlo Magno siaCarlomanno, appellato posciaPippino, che fu re d'Italia, e ch'egli nascesse in quest'anno. Ma non par molto probabile, che se qui si parla di Pippino, egli nascesse nell'anno presente, riflettendo alla data di questa lettera scritta prima del dì 25 di marzo, in cui cadde la Pasqua, e al tempo necessario al viaggio de' suddetti inviati, e all'improbabilità di condurre in mesi di verno a Roma un principino poco fa nato. Comunque sia, non sappiam bene se al presente anno appartenga la predetta epistola quarantesima nona. Certo è bensì che nella medesima papa Adriano fa nuove istanze per l'adempimento delle promesse: dal che finora egli s'era astenuto. Aggiugne le seguenti parole:Et sicut temporibus beati Sylvestri romani pontificis, a sanctae recordationis piissimo Constantino magno imperatore, per ejus largitatem sancta Dei catholica et apostolica romana Ecclesia, elevata atque exaltata est, et potestatem in his Hesperiae partibus largiri dignatus est: ita et in his vestris felicissimis temporibus atque nostris sancta Dei ecclesia, idest beati Petri apostoli, germinet atque exultet, et amplius atque amplius exaltata permaneat.Passa poi a dire che Carlo sarà chiamato un nuovo Costantino, se ingrandirà la Chiesa romana: parole tutte che sembrano indicar già nata quella famosa donazione di Costantino, che oggidì da tutti i saggi vien riconosciuta per finta: non già che Costantino non donasse molto alla Chiesa romana, ma che le donasse stati e dominii temporali. E di stati appunto pareche qui si parli, con soggiugnere poi altre istanze per la restituzione de' patrimoni e allodiali, spettanti per giustissimi titoli alla Chiesa romana in varie parti d'Italia.Sed et cuncta alia(seguita egli a dire)quae per diversos imperatores, patricios etiam et alios Deum timentes, pro eorum animae mercede, et venia delictorum, in partibus Tusciae, Spoleto, seu Benevento, atque Corsica, simul et Savinensi patrimonio, beato Petro apostolo, sanctaeque Dei et apostolicae romanae Ecclesiae concessa sunt: et per nefandam gentem Langobardorum abstracta et ablata sunt, vestris temporibus restituantur.E, per giustificar meglio i diritti della sua Chiesa, dice di avergli anche spedito molte donazioni cavate dall'archivio lateranense. Certo è da maravigliarsi come Carlo Magno, dopo avere intrapresa la spedizione d'Italia specialmente per reintegrare la Chiesa romana ne' beni ad essa occupati dai Longobardi, divenuto che fu padron d'essa Italia, si mettesse sì poco pensiero di restituirle e farle restituire essi beni. E di qui parimente apparisce che papa Adriano niuna autorità doveva allora esercitare in Benevento e Spoleti, nella Corsica e nella Sabina, la qual ultima provincia almeno in parte era in questi tempi sottoposta ai duchi di Spoleti. Truovasi in quest'anno unGiovanniduca, che s'intitola figlio del fu ducaOrso[Antiquitat. Italic., Dissert. XXI, pag. 197.], il quale fa una magnifica donazion di beni al monistero di Nonantola, situatoPago Persiceta, territorio Motinense, dove era abbateAnselmo, di cui s'è altre volte parlato. Di qual città egli fosse duca non apparisce. Dice egli che il casale, ossia villa della Verdeta, era stata donata ad Orso duca suo padre dalserenissimo Astolfo re. Questa villa è del distretto di Modena.

L'imperadore de' GreciLeone, fattosi in quest'anno pregare dai suoi baroni, perchè dichiarasse Augusto e collega nell'imperio il piccioloCostantinofigliuolo suo e dell'imperadrice Irene, volentieri s'accomodò alle istanze loro[Theoph., in Chronogr.]; e però Costantino cominciò a contar nel presente anno quelli del suo imperio. Ancorchè si trovasse il reCarloimpegnato non poco nella guerra contra de' Sassoni, popoli che per forza s'andavano oggi sottomettendo, e domani tornavano a ribellarsi; tuttavia premendogli forte gli affari d'Italia, s'era già incamminato sul fine del precedente anno alla volta d'Italia, con solennizzare la festa del santo Natale in Scelestat nell'Alsazia.Rodgausoduca del Friuli, di nazion Longobardo, veniva accusato per manipolatore di una gran ribellione contra di lui, e già abbiamo veduto quanto ne scrisse ad esso re il pontefice Adriano. All'apparir della primavera piombò il re Carlo con poderose forze sopra il Friuli, e, per attestato degli Annali de' Franchi[Annales Bertiniani.], venuto alle sue mani esso Rodgauso, il privò di vita. Assediò Stabilino suocero di lui in Trivigi, e forzò quella città alla resa. Ugone Flaviniacense[Hugo Flaviniacensis, in Chron.]scrive che Pietroitalianoquegli fu che gli consegnò essa città di Trivigi,et ob hoc de Virdunensi episcopatu honoratus est. In quella città celebrò il re Carlo la santa Pasqua, e dopo aver prese l'altre città che s'erano ribellate, in tutte mise degli uffiziali franzesi. Ivi lasciòMarcariocon titolodiduca. Poscia obbligato dalla guerra de' Sassoni, se ne tornò vittorioso a ripigliar l'armi contra di quei popoli. Sembra eziandio che possa ricavarsi da tali notizie, che al duca del Friuli fossero allora sottoposte varie città, che fosse formata laMarca Trivisana, odel Friuli. Può parimente essere che a questi tempi appartenga ciò che racconta il monaco di s. Gallo[Monac. Sangall., lib. 2 de reb. gest. Caroli M. apud. Duchesne, tom. 2.]nella vita di Carlo Magno con dire, che trovandosi egli nelle parti del Friuli, perchè era freddo, portava una pelliccia fatta di pelli conce di castrato; imperciocchè per più secoli anche in Italia fu in gran vigore l'uso delle pellicce, siccome ho dimostrato altrove[Antiquit. Ital., Dissert. XXV.]. Erano capitati a Pavia nel mese avanti mercanti veneziani, gente che più d'ogni altra attendeva allora al commercio, ed aveano portato di Levante una gran copia di galanterie, e spezialmente delle stoffe e delle pelli fine. Corsero tosto i cortigiani di Carlo a provvedersene con quell'ansietà con cui i mal accorti Italiani corrono oggidì a comperare ibijouxe le stoffe altramontane e forestiere, e fecero poi bella comparsa con quegli abiti. Venuto un dì di festa, dopo la messa il re volle andare con essi cortigiani alla caccia, ed era tempo freddo e piovoso. Que' sontuosi abitini tutti bagnati dalla pioggia e maltrattati dal bosco, si trovarono la sera lacerati e ridotti in pessimo stato, spezialmente dal fuoco, a cui corsero que' nobili cacciatori per iscaldarsi. Volle Carlo la mattina seguente che comparissero con quelle medesime vesti così guaste, ed allora dimandò a que' vanerelli, qual abito fosse più utile e prezioso: il suo che gli costava un soldo, ed era restato bianco ed illeso, oppure que' loro pagati sì caro e che a nulla più servivano.

Furono di parere i padri Cointe e Pagi che in quest'anno il medesimo pontefice scrivesse al re Carlo la lettera quadragesimanona del Codice Carolino, con esprimere l'afflizion sua, perchè dopo le speranze a lui portate daFilippovescovo e daMegistoarcidiacono, ch'esso re Carlo sarebbe colla reginaIldegardevenuto a Roma avanti la Pasqua, per dare il contento al papa di tenere al sacro fontefilium, qui nunc vobis procreatus est; s'avvicinava già il dì di Pasqua senza sentore alcuno del loro viaggio. Crede il padre Pagi che questo figliuolo di Carlo Magno siaCarlomanno, appellato posciaPippino, che fu re d'Italia, e ch'egli nascesse in quest'anno. Ma non par molto probabile, che se qui si parla di Pippino, egli nascesse nell'anno presente, riflettendo alla data di questa lettera scritta prima del dì 25 di marzo, in cui cadde la Pasqua, e al tempo necessario al viaggio de' suddetti inviati, e all'improbabilità di condurre in mesi di verno a Roma un principino poco fa nato. Comunque sia, non sappiam bene se al presente anno appartenga la predetta epistola quarantesima nona. Certo è bensì che nella medesima papa Adriano fa nuove istanze per l'adempimento delle promesse: dal che finora egli s'era astenuto. Aggiugne le seguenti parole:Et sicut temporibus beati Sylvestri romani pontificis, a sanctae recordationis piissimo Constantino magno imperatore, per ejus largitatem sancta Dei catholica et apostolica romana Ecclesia, elevata atque exaltata est, et potestatem in his Hesperiae partibus largiri dignatus est: ita et in his vestris felicissimis temporibus atque nostris sancta Dei ecclesia, idest beati Petri apostoli, germinet atque exultet, et amplius atque amplius exaltata permaneat.Passa poi a dire che Carlo sarà chiamato un nuovo Costantino, se ingrandirà la Chiesa romana: parole tutte che sembrano indicar già nata quella famosa donazione di Costantino, che oggidì da tutti i saggi vien riconosciuta per finta: non già che Costantino non donasse molto alla Chiesa romana, ma che le donasse stati e dominii temporali. E di stati appunto pareche qui si parli, con soggiugnere poi altre istanze per la restituzione de' patrimoni e allodiali, spettanti per giustissimi titoli alla Chiesa romana in varie parti d'Italia.Sed et cuncta alia(seguita egli a dire)quae per diversos imperatores, patricios etiam et alios Deum timentes, pro eorum animae mercede, et venia delictorum, in partibus Tusciae, Spoleto, seu Benevento, atque Corsica, simul et Savinensi patrimonio, beato Petro apostolo, sanctaeque Dei et apostolicae romanae Ecclesiae concessa sunt: et per nefandam gentem Langobardorum abstracta et ablata sunt, vestris temporibus restituantur.E, per giustificar meglio i diritti della sua Chiesa, dice di avergli anche spedito molte donazioni cavate dall'archivio lateranense. Certo è da maravigliarsi come Carlo Magno, dopo avere intrapresa la spedizione d'Italia specialmente per reintegrare la Chiesa romana ne' beni ad essa occupati dai Longobardi, divenuto che fu padron d'essa Italia, si mettesse sì poco pensiero di restituirle e farle restituire essi beni. E di qui parimente apparisce che papa Adriano niuna autorità doveva allora esercitare in Benevento e Spoleti, nella Corsica e nella Sabina, la qual ultima provincia almeno in parte era in questi tempi sottoposta ai duchi di Spoleti. Truovasi in quest'anno unGiovanniduca, che s'intitola figlio del fu ducaOrso[Antiquitat. Italic., Dissert. XXI, pag. 197.], il quale fa una magnifica donazion di beni al monistero di Nonantola, situatoPago Persiceta, territorio Motinense, dove era abbateAnselmo, di cui s'è altre volte parlato. Di qual città egli fosse duca non apparisce. Dice egli che il casale, ossia villa della Verdeta, era stata donata ad Orso duca suo padre dalserenissimo Astolfo re. Questa villa è del distretto di Modena.


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