DCCLXXVIII

DCCLXXVIIIAnno diCristoDCCLXXVIII. IndizioneI.Adriano Ipapa 7.Leone IVimperadore 28 e 4.CostantinoAugusto 3.Carlo Magnore de' Franchi e Longobardi 3.Dopo avere l'infaticabil re Carlo costretti colla forza i Sassoni negli anni precedenti all'ubbidienza, e indotti non pochi d'essi ad abbracciare la religione di Gesù Cristo, volle in quest'anno far pruova delle forze sue contra de' Saraceni dominanti nella Spagna. Pertanto con due eserciti per due diversi siti valicò i monti Pirenei, prese Pamplona, Huesca e Jacca; forzò Saragozza a dar degli ostaggi, e fissò maggiormente la sua autorità in Barcellona, Gironda e in altri luoghi della Catalogna. Ma in ritornando verso la Francia le truppe sue, fra le quali si contavano ancora alcuni reggimenti di Longobardi, allorchè furono nelle cime de' Pirenei e ne' paesi stretti di una valle, ebbero una fiera spelazzata dai perfidi Guasconi che quivi stavano imboscati in agguato, con restarvi disfatta la retroguardia, e andare a sacco tutto il loro equipaggio. Eginardo[Eginhardus, in Vita Caroli Magni.]racconta fedelmente il fatto, asserendo che fra gli altri uffiziali della regale armata quivi perirono Eginardo soprintendente alla mensa del re, Anselmo conte del palazzo, e Rolando governatore della Marca di Bretagna. E questa è la battaglia di Roncisvalle, divenuta poi celebre ne' romanzi di Spagna, Francia ed Italia, dove finsero i poeti restassero uccisi i paladini di Francia, e particolarmente l'invincibile Orlando (lo stesso che Rolando), di cui nondimeno altra memoria non ci ha conservato la vera storia, se non le poche suddette paroledi Eginardo. Il motivo che indusse Carlo Magno a non continuar le conquiste nella Spagna, in tempo appunto che i Saraceni non aveano forze da opporgli, fu la ribellione de' Sassoni. Vedendo costoro impegnato il re col maggior nerbo delle sue truppe nell'impresa della Spagna, commossi spezialmente daWitichindo, valoroso principe di quella nazione, ripigliate l'armi, passarono il Reno, giunsero fin presso Colonia, ed empierono di stragi e d'incendii quelle contrade. L'avviso d'essere tornato in Francia sano e salvo il re Carlo, e qualche reggimento spedito contra di loro, bastarono a farli retrocedere; anzi sorpresi dai Francesi al fiume Adarna, non pochi d'essi rimasero messi a fil di spada sul campo. Partorì in quest'anno la regina Ildegarde al re Carlo due figliuoli cioèLottario, che da lì a due anni mancò di vita, eLodovico, che fu poi re d'Aquitania, e col tempo suo successore ed imperadore. Giacchè resta incerto il tempo di non poche lettere di papa Adriano I a noi conservate nel Codice Carolino, sia a me lecito di rapportar qui un affare trattato in esse. Nell'epistola sessantesima nona fa esso papa istanza perchè sia restituita a san Pietro una tenuta di beni posti nella provincia della Sabina, e destinati per la luminaria della basilica vaticana e per le limosine a' poveri, che lo stesso re Carlo avea confermato alla Chiesa romana. A questo fine gli spedisceAgatonediacono eTeodoroeminentissimo console educa, suo nipote. Poscia nella lettera quinquagesima sesta gli dà avviso come i suoi messi in compagnia di quei del re, inviatiad suscipiendum in integro patrimonium nostrum ravennense(s'ha da scriveresavinense), aveano trovato testimonii comprovanti che circa cento anni addietro la Chiesa romana avea posseduto quel patrimonio; e che, ciò non ostante, esso interamente non era stato restituito. Similmente nell'epistola sessantesima ottava gli notifica la buona disposizione dei messi regali perconsegnare intero quel patrimonio a san Pietro; ma che alcuni perversi ed iniqui uomini di quel paese l'aveano impedito, con aggiugnere che il reDesiderioavea ben fatta la restituzion di molti poderi, ma non di tutti. Da ciò comprendiamo che la Sabina non era in questi tempi sotto la signoria del romano pontefice, perchè compresa nel ducato di Spoleti. E se fosse stata dipendente dal ducato romano, tanto più comparirebbe che il papa allora non era signore nel temporale di Roma e del suo ducato. Non si intende poi perchè niuna menzione sia quivi fatta del ducaIldebrando, dominante in quel ducato: se pure in questi tempi ne era egli duca, mentre dalle memorie del monistero di Farfa, da me pubblicate[Antiquit. Italic., Dissert. LXVII.], si truova in quest'annoIldebertoduca di Spoleti. Veggasi nondimeno ciò che abbiam detto all'anno 775.

Dopo avere l'infaticabil re Carlo costretti colla forza i Sassoni negli anni precedenti all'ubbidienza, e indotti non pochi d'essi ad abbracciare la religione di Gesù Cristo, volle in quest'anno far pruova delle forze sue contra de' Saraceni dominanti nella Spagna. Pertanto con due eserciti per due diversi siti valicò i monti Pirenei, prese Pamplona, Huesca e Jacca; forzò Saragozza a dar degli ostaggi, e fissò maggiormente la sua autorità in Barcellona, Gironda e in altri luoghi della Catalogna. Ma in ritornando verso la Francia le truppe sue, fra le quali si contavano ancora alcuni reggimenti di Longobardi, allorchè furono nelle cime de' Pirenei e ne' paesi stretti di una valle, ebbero una fiera spelazzata dai perfidi Guasconi che quivi stavano imboscati in agguato, con restarvi disfatta la retroguardia, e andare a sacco tutto il loro equipaggio. Eginardo[Eginhardus, in Vita Caroli Magni.]racconta fedelmente il fatto, asserendo che fra gli altri uffiziali della regale armata quivi perirono Eginardo soprintendente alla mensa del re, Anselmo conte del palazzo, e Rolando governatore della Marca di Bretagna. E questa è la battaglia di Roncisvalle, divenuta poi celebre ne' romanzi di Spagna, Francia ed Italia, dove finsero i poeti restassero uccisi i paladini di Francia, e particolarmente l'invincibile Orlando (lo stesso che Rolando), di cui nondimeno altra memoria non ci ha conservato la vera storia, se non le poche suddette paroledi Eginardo. Il motivo che indusse Carlo Magno a non continuar le conquiste nella Spagna, in tempo appunto che i Saraceni non aveano forze da opporgli, fu la ribellione de' Sassoni. Vedendo costoro impegnato il re col maggior nerbo delle sue truppe nell'impresa della Spagna, commossi spezialmente daWitichindo, valoroso principe di quella nazione, ripigliate l'armi, passarono il Reno, giunsero fin presso Colonia, ed empierono di stragi e d'incendii quelle contrade. L'avviso d'essere tornato in Francia sano e salvo il re Carlo, e qualche reggimento spedito contra di loro, bastarono a farli retrocedere; anzi sorpresi dai Francesi al fiume Adarna, non pochi d'essi rimasero messi a fil di spada sul campo. Partorì in quest'anno la regina Ildegarde al re Carlo due figliuoli cioèLottario, che da lì a due anni mancò di vita, eLodovico, che fu poi re d'Aquitania, e col tempo suo successore ed imperadore. Giacchè resta incerto il tempo di non poche lettere di papa Adriano I a noi conservate nel Codice Carolino, sia a me lecito di rapportar qui un affare trattato in esse. Nell'epistola sessantesima nona fa esso papa istanza perchè sia restituita a san Pietro una tenuta di beni posti nella provincia della Sabina, e destinati per la luminaria della basilica vaticana e per le limosine a' poveri, che lo stesso re Carlo avea confermato alla Chiesa romana. A questo fine gli spedisceAgatonediacono eTeodoroeminentissimo console educa, suo nipote. Poscia nella lettera quinquagesima sesta gli dà avviso come i suoi messi in compagnia di quei del re, inviatiad suscipiendum in integro patrimonium nostrum ravennense(s'ha da scriveresavinense), aveano trovato testimonii comprovanti che circa cento anni addietro la Chiesa romana avea posseduto quel patrimonio; e che, ciò non ostante, esso interamente non era stato restituito. Similmente nell'epistola sessantesima ottava gli notifica la buona disposizione dei messi regali perconsegnare intero quel patrimonio a san Pietro; ma che alcuni perversi ed iniqui uomini di quel paese l'aveano impedito, con aggiugnere che il reDesiderioavea ben fatta la restituzion di molti poderi, ma non di tutti. Da ciò comprendiamo che la Sabina non era in questi tempi sotto la signoria del romano pontefice, perchè compresa nel ducato di Spoleti. E se fosse stata dipendente dal ducato romano, tanto più comparirebbe che il papa allora non era signore nel temporale di Roma e del suo ducato. Non si intende poi perchè niuna menzione sia quivi fatta del ducaIldebrando, dominante in quel ducato: se pure in questi tempi ne era egli duca, mentre dalle memorie del monistero di Farfa, da me pubblicate[Antiquit. Italic., Dissert. LXVII.], si truova in quest'annoIldebertoduca di Spoleti. Veggasi nondimeno ciò che abbiam detto all'anno 775.


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