DCCVIIAnno diCristoDCCVII. IndizioneV.GiovanniVII papa 3.GiustinianoII imperadore di nuovo regnante 3.AribertoII re 7.Circa questi tempi, se pure non fu nell'anno precedente, per attestato di Anastasio[Anastas., in Johann. VII.]e di Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 28.], il reAribertofece conoscere la sua venerazione verso la Sede apostolica. Godeva essa ne' vecchi tempi de'patrimoniinelleAlpi Cozie, ma questi erano stati occupati o dai Longobardi, o da altre private persone. Probabilmente altri papi aveano fatta istanza per riaverli, ma senza frutto. Ariberto fu quegli che fece giustizia ai diritti della Chiesa romana, e mandò a papaGiovanniun bel diploma di donazione, ossia di confermazione, o restituzione di quegli stabili, scritto in lettere d'oro. Pensa il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 704 et 712.]che laprovinciadell'Alpi Cozieappartenesse alla santa Sede; ma chiaramente gli storici suddetti parlano delpatrimonio dell'Alpi Cozie; e gli eruditi sanno chepatrimoniovuol dire un beneallodiale, come poderi, case, censi, e non un bene signorile e demaniale, come le città, castella, provincie dipendenti dai principi. Di questipatrimoniila Chiesa romana ne possedeva in Sicilia, in Toscana, e per molte altre parti d'Italia, anzi anche in Oriente, come ho dimostrato altrove[Antiquit. Italic., Dissert. LXIX.]. Oltre di che, non sussiste, come vuol Paolo Diacono, che laprovincia dell'Alpi Cozieabbracciasse allora Tortona, Acqui, Genova e Savona, città al certo che non furono mai in dominio della Chiesa romana. Ciò che si intende perAlpi Cozie, l'hanno già dimostrato eccellenti geografi. Che se il cardinal Baronio cita la lettera di Pietro Oldrado a Carlo Magno, in cui si legge che Liutprando redonationem, quam beato Petro Aripertus rex donaverat, confirmavit, scilicet Alpes Cottias, in quibus Janua est: egli adopera un documento apocrifo, e composto anche da un ignorante. Basta solamente osservare queldonationem, quam donaverat, Anastasio dicedonationem patrimonii Alpium Cottiarum, quam Aripertus rex fecerat. MaGiovanni VIIpapa nel presente anno a' dì 17 di ottobre fu chiamato da questa vita mortale all'immortale, e la santa Sede restò vacante per tre mesi. Per opera di questo pontefice, come si ha dalle croniche monastiche, l'insigne monistero diSubbiaconella Campagna di Roma, già abitato da san Benedetto, e rimasto deserto per più di cento anni, cominciò a risorgere, avendo quivi esso papa posto l'abbate Stefano, che rifece la basilica e il chiostro, e lasciovvi altre memorie della sua attenzione e pietà.
Circa questi tempi, se pure non fu nell'anno precedente, per attestato di Anastasio[Anastas., in Johann. VII.]e di Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 28.], il reAribertofece conoscere la sua venerazione verso la Sede apostolica. Godeva essa ne' vecchi tempi de'patrimoniinelleAlpi Cozie, ma questi erano stati occupati o dai Longobardi, o da altre private persone. Probabilmente altri papi aveano fatta istanza per riaverli, ma senza frutto. Ariberto fu quegli che fece giustizia ai diritti della Chiesa romana, e mandò a papaGiovanniun bel diploma di donazione, ossia di confermazione, o restituzione di quegli stabili, scritto in lettere d'oro. Pensa il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 704 et 712.]che laprovinciadell'Alpi Cozieappartenesse alla santa Sede; ma chiaramente gli storici suddetti parlano delpatrimonio dell'Alpi Cozie; e gli eruditi sanno chepatrimoniovuol dire un beneallodiale, come poderi, case, censi, e non un bene signorile e demaniale, come le città, castella, provincie dipendenti dai principi. Di questipatrimoniila Chiesa romana ne possedeva in Sicilia, in Toscana, e per molte altre parti d'Italia, anzi anche in Oriente, come ho dimostrato altrove[Antiquit. Italic., Dissert. LXIX.]. Oltre di che, non sussiste, come vuol Paolo Diacono, che laprovincia dell'Alpi Cozieabbracciasse allora Tortona, Acqui, Genova e Savona, città al certo che non furono mai in dominio della Chiesa romana. Ciò che si intende perAlpi Cozie, l'hanno già dimostrato eccellenti geografi. Che se il cardinal Baronio cita la lettera di Pietro Oldrado a Carlo Magno, in cui si legge che Liutprando redonationem, quam beato Petro Aripertus rex donaverat, confirmavit, scilicet Alpes Cottias, in quibus Janua est: egli adopera un documento apocrifo, e composto anche da un ignorante. Basta solamente osservare queldonationem, quam donaverat, Anastasio dicedonationem patrimonii Alpium Cottiarum, quam Aripertus rex fecerat. MaGiovanni VIIpapa nel presente anno a' dì 17 di ottobre fu chiamato da questa vita mortale all'immortale, e la santa Sede restò vacante per tre mesi. Per opera di questo pontefice, come si ha dalle croniche monastiche, l'insigne monistero diSubbiaconella Campagna di Roma, già abitato da san Benedetto, e rimasto deserto per più di cento anni, cominciò a risorgere, avendo quivi esso papa posto l'abbate Stefano, che rifece la basilica e il chiostro, e lasciovvi altre memorie della sua attenzione e pietà.