DCCXCIII

DCCXCIIIAnno diCristoDCCXCIII. indizioneI.Adriano Ipapa 22.Costantinoimper. 18 e 14.Carlo Magnore de' Franchi e Longobardi 20.Pippinore d'Italia 13.Sul principio di quest'anno, per testimonianza dell'Astronomo, autore della vita di Lodovico Pio, uniti insieme i due re fratelli, cioèPippinoeLodovico, con tutte le loro forze, portarono la guerra nel ducato beneventano, diedero il sacco dove giunsero, ma senza impadronirsi d'altro che di un miserabil castello. Passato il verno, se ne tornarono amendue prosperosamente a trovare il padre, ma col dispiacer d'intendere la ribellion di Pippino lor fratello naturale, scoperta nondimeno e gastigata colla morte di molti nobili che aveano tenuta mano al trattato. Motivo a questa guerra contro i Beneventani potrebbe aver dato la lettera settantesima terza di papa Adriano, accennata da me nell'anno 791, se in quello fosse stata veramente scritta. Ma noi abbiam senza questo da Erchemperto[Erchempertus, P. I, tom. 2 Rer. Ital.]storico le cagioni di rottura fra Pippino re d'Italia e i Beneventani. Comandava allora a quell'ampio ducato, siccome è detto di sopra,Grimoaldo, principe accorto e valoroso, che, ereditate le massime di suo padre, cioè voglioso dell'indipendenza dai Franzesi, dimenticò in breve le promesse e i patti stabiliti conCarlo Magno, allorchè gli fu conceduto colla libertà il ducato. Sui principii del suo governo attenne la parola, facendo mettere il nome d'esso re Carlo ne' soldi d'oro ch'egli facea coniare, e ne' pubblici strumenti, per riconoscere la di lui sovranità. Ma da lì a non molto lasciò anche queste usanze, e cominciò a non voler che i Franchi gli facessero da padroni e maestri addosso. Erasi egli impegnato di smantellar le fortificazioni di Salerno, Acerenza e Consa. Abbiamo dall'Anonimosalernitano[Anonymus Salernitanus, P. II, tom. 2, Rer. Italic.], ch'egli fece diroccar le mura di Consa, ma senza dolor di testa, perchè quella città a cagione del sito anche senza mura si poteva difendere. Parimente venuto ad Acerenza, la fece tutta spianare; ma ordinò che se ne fabbricasse un'altra più forte in sito vantaggioso, cioè sopra un monte. Restava Salerno, che anch'esso doveva spogliarsi di fortificazioni, ed aveva Grimoaldo già fatto dar principio ad una nuova città in vicinanza nel luogo chiamatoVeteri; ma non sapea ridursi a rovinar sì bella e forte città, come era l'antica. Allora fu che uno se gli esibì di trovar ripiego per soddisfare all'obbligo contratto, e salvare nello stesso tempo la città, purchè gli fosse data la ricca veste di vaio, cioè la pelliccia, che il duca Arigiso di lui padre solea portare nel dì di Pasqua. Costui gl'insegnò di abbattere alcune mura di Salerno, con alzarne appresso dell'altre, che rendevano più sicura ed inespugnabile la città, con che egli si diede ad intendere di aver mantenuto l'obbligo contratto e il giuramento prestato a Carlo Magno. Prese anche per moglieWanzianipote diCostantinoimperadore de' Greci: andamenti e fatti tutti che sommamente dispiacquero aPippinore di Italia, e l'indussero a muovere guerra ad esso Grimoaldo, per desiderio di fargli abbassare il capo. Perchè sì presto terminasse la guerra suddetta, senza saper noi se Grimoaldo con qualche capitolazione si sbrigasse da questi insulti, resta ignoto. Si può nondimeno credere che convenisse ai Franchi di ritirarsi in fretta, perchè, secondo gli Annali moissiacensi[Annales Moissiacens., tom. 3, Rer. Franc. Du-Chesne.], sì il ducato beneventano che l'esercito franzese patì in questi tempi una fiera carestia, la quale si stendeva per tutta l'Italia, ed anche per la Francia. Oltre a ciò, sappiamo dal suddetto Erchemperto,che assalito dall'armi franzesi il duca Grimoaldo, per dar loro qualche soddisfazione, ripudiò all'ebraica la suddetta moglie, quantunque ciò non bastasse per quetare lo sdegno de' Franchi contra di lui. Ma se questo ripudio succedesse nell'anno presente, non v'è storia che lo additi. Mentre si preparava il re Carlo per portare di nuovo la guerra nella Pannonia, si vide obbligato a mutar per allora pensiero; perchè dall'un canto udì che i Sassoni a sommossa degli Unni s'erano ribellati; e dall'altro, che i Saraceni della Spagna aveano rotta la pace, già stabilita conLodovicore d'Aquitania suo figliuolo. In fatti abbiamo dai mentovati Annali moissiacensi, che vedendo quegl'infedeli impegnato Carlo Magno nella guerra degli Unni, presero il tempo, e con un poderoso esercito vennero nella Settimania, oggidì Linguadoca, bruciarono i borghi di Narbona, e condussero via un immenso bottino d'uomini e di robe. Nell'andar che costoro faceano alla volta di Carcassona, presentossi loro a fronteGuglielmoconte, ossia duca di Tolosa, che fu poi santo, con quanti conti e gente egli potè raunare in quel bisogno, e coraggiosamente attaccò la zuffa. Ma prevalsero i Saraceni, e de' Cristiani sconfitti la maggior parte restò estinta sul campo, e gli altri, fra' quali Guglielmo, si salvarono colla fuga. Trattenevasi intanto il re Carlo in Ratisbona, meditando di tirar un canale dal Danubio al Meno e al Reno, per facilitare il commercio de' popoli: impresa riguardevole, ed anche cominciata, ma rimasta in breve imperfetta. Andarono a trovarlo colà i legati di papaAdrianocon dei grandi regali. Il motivo della spedizione da niuno storico si vede registrato negli Annali; ma, secondo tutte le apparenze, fu la loro andata per assistere al concilio, di cui parleremo fra poco.

Sul principio di quest'anno, per testimonianza dell'Astronomo, autore della vita di Lodovico Pio, uniti insieme i due re fratelli, cioèPippinoeLodovico, con tutte le loro forze, portarono la guerra nel ducato beneventano, diedero il sacco dove giunsero, ma senza impadronirsi d'altro che di un miserabil castello. Passato il verno, se ne tornarono amendue prosperosamente a trovare il padre, ma col dispiacer d'intendere la ribellion di Pippino lor fratello naturale, scoperta nondimeno e gastigata colla morte di molti nobili che aveano tenuta mano al trattato. Motivo a questa guerra contro i Beneventani potrebbe aver dato la lettera settantesima terza di papa Adriano, accennata da me nell'anno 791, se in quello fosse stata veramente scritta. Ma noi abbiam senza questo da Erchemperto[Erchempertus, P. I, tom. 2 Rer. Ital.]storico le cagioni di rottura fra Pippino re d'Italia e i Beneventani. Comandava allora a quell'ampio ducato, siccome è detto di sopra,Grimoaldo, principe accorto e valoroso, che, ereditate le massime di suo padre, cioè voglioso dell'indipendenza dai Franzesi, dimenticò in breve le promesse e i patti stabiliti conCarlo Magno, allorchè gli fu conceduto colla libertà il ducato. Sui principii del suo governo attenne la parola, facendo mettere il nome d'esso re Carlo ne' soldi d'oro ch'egli facea coniare, e ne' pubblici strumenti, per riconoscere la di lui sovranità. Ma da lì a non molto lasciò anche queste usanze, e cominciò a non voler che i Franchi gli facessero da padroni e maestri addosso. Erasi egli impegnato di smantellar le fortificazioni di Salerno, Acerenza e Consa. Abbiamo dall'Anonimosalernitano[Anonymus Salernitanus, P. II, tom. 2, Rer. Italic.], ch'egli fece diroccar le mura di Consa, ma senza dolor di testa, perchè quella città a cagione del sito anche senza mura si poteva difendere. Parimente venuto ad Acerenza, la fece tutta spianare; ma ordinò che se ne fabbricasse un'altra più forte in sito vantaggioso, cioè sopra un monte. Restava Salerno, che anch'esso doveva spogliarsi di fortificazioni, ed aveva Grimoaldo già fatto dar principio ad una nuova città in vicinanza nel luogo chiamatoVeteri; ma non sapea ridursi a rovinar sì bella e forte città, come era l'antica. Allora fu che uno se gli esibì di trovar ripiego per soddisfare all'obbligo contratto, e salvare nello stesso tempo la città, purchè gli fosse data la ricca veste di vaio, cioè la pelliccia, che il duca Arigiso di lui padre solea portare nel dì di Pasqua. Costui gl'insegnò di abbattere alcune mura di Salerno, con alzarne appresso dell'altre, che rendevano più sicura ed inespugnabile la città, con che egli si diede ad intendere di aver mantenuto l'obbligo contratto e il giuramento prestato a Carlo Magno. Prese anche per moglieWanzianipote diCostantinoimperadore de' Greci: andamenti e fatti tutti che sommamente dispiacquero aPippinore di Italia, e l'indussero a muovere guerra ad esso Grimoaldo, per desiderio di fargli abbassare il capo. Perchè sì presto terminasse la guerra suddetta, senza saper noi se Grimoaldo con qualche capitolazione si sbrigasse da questi insulti, resta ignoto. Si può nondimeno credere che convenisse ai Franchi di ritirarsi in fretta, perchè, secondo gli Annali moissiacensi[Annales Moissiacens., tom. 3, Rer. Franc. Du-Chesne.], sì il ducato beneventano che l'esercito franzese patì in questi tempi una fiera carestia, la quale si stendeva per tutta l'Italia, ed anche per la Francia. Oltre a ciò, sappiamo dal suddetto Erchemperto,che assalito dall'armi franzesi il duca Grimoaldo, per dar loro qualche soddisfazione, ripudiò all'ebraica la suddetta moglie, quantunque ciò non bastasse per quetare lo sdegno de' Franchi contra di lui. Ma se questo ripudio succedesse nell'anno presente, non v'è storia che lo additi. Mentre si preparava il re Carlo per portare di nuovo la guerra nella Pannonia, si vide obbligato a mutar per allora pensiero; perchè dall'un canto udì che i Sassoni a sommossa degli Unni s'erano ribellati; e dall'altro, che i Saraceni della Spagna aveano rotta la pace, già stabilita conLodovicore d'Aquitania suo figliuolo. In fatti abbiamo dai mentovati Annali moissiacensi, che vedendo quegl'infedeli impegnato Carlo Magno nella guerra degli Unni, presero il tempo, e con un poderoso esercito vennero nella Settimania, oggidì Linguadoca, bruciarono i borghi di Narbona, e condussero via un immenso bottino d'uomini e di robe. Nell'andar che costoro faceano alla volta di Carcassona, presentossi loro a fronteGuglielmoconte, ossia duca di Tolosa, che fu poi santo, con quanti conti e gente egli potè raunare in quel bisogno, e coraggiosamente attaccò la zuffa. Ma prevalsero i Saraceni, e de' Cristiani sconfitti la maggior parte restò estinta sul campo, e gli altri, fra' quali Guglielmo, si salvarono colla fuga. Trattenevasi intanto il re Carlo in Ratisbona, meditando di tirar un canale dal Danubio al Meno e al Reno, per facilitare il commercio de' popoli: impresa riguardevole, ed anche cominciata, ma rimasta in breve imperfetta. Andarono a trovarlo colà i legati di papaAdrianocon dei grandi regali. Il motivo della spedizione da niuno storico si vede registrato negli Annali; ma, secondo tutte le apparenze, fu la loro andata per assistere al concilio, di cui parleremo fra poco.


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