DCCXCVI

DCCXCVIAnno diCristoDCCXCVI. IndizioneIV.LeoneIII papa 2.Costantinoimper. 21 e 17.Carlo Magnore de' Franchi e Longobardi 23.Pippinore d'Italia 16.Sul principio di quest'anno, per attestato degli Annali de' Franchi[Annales Bertiniani, Metens. el alii.], papaLeone III misit legatos cum muneribus ad regem, claves etiam confessionis sancti Petri, et vexillum romanae urbis eidem direxit. Cosa significassero quellechiavie quelvessillol'abbiamo detto di sopra. E pare che non ce ne lasci dubitare Eginardo[Eginhardus, in Annal. Franc.], con iscrivere all'anno presente:Mox Leo per legatos suos claves confessionis sancti Petri, ac vexillum romanae urbis, cum aliis muneribus regi misit, rogavitque, ut aliquem de suis optimatibus Romam mitteret, qui populum romanum ad suam fidem atque subjectionemper sacramenta firmaret. Se il popolo romano giuravafedeltàesoggezioneal re Carlo, non si può già rettamente immaginare che ilpatriziato de' Romania lui conferito consistesse in grado di semplice onore coll'obbligo solo di difendere esso popolo e la Chiesa romana. E però non ha già da chiamarsi una esagerazione, come si figurò il padre Pagi[Pagius, Critic. ad Annal. Baron.]quella di Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Episcop. Metens.], che di Carlo Magno tuttavia re, e non peranche imperadore scrisse:Romanos praeterea, ipsamque urbem romuleam, jampridem ejus praesentiam desiderantem, quae aliquandiu mundi totius domina fuerat, et tum a Longobardis oppressa gemebat, duris angustiis eximens, suis addidit sceptris; cunctaque nihilominus Italia miti dominatione potitus est. Che nell'anno 773 non fosse angustiata Roma da Desiderio re de' Longobardi, può ben negarlo il padre Pagi; ma parla in contrario la storia. Seguirono in quest'anno le nozze diLodovicore d'Aquitania, terzo legittimo figliuolo di Carlo Magno[Astronomus, et Theganus, in Vita Ludovici Pii.], conErmengardafigliuola d'Ingrammoconte o duca, nipote diCrodegangovescovo di Metz. Vuolsi parimente osservare che anchePippinore d'Italia, già pervenuto all'età di ventun anno, era in questi tempi ammogliato, perciocchè Alcuino in una lettera[Alcuin., Epist. 91.]a lui scritta dice:Laetare cum muliere(onde il nome dimoglie) adolescentiae tuae, et non sint alienae participes tui. Ma per una strana negligenza niuno degli antichi storici ha a noi conservato il nome di questa regina sua moglie. Trovavasi l'invitto re Carlo impegnato in due guerre, l'una contra de' Sassoni ribelli, l'altra contra quegli Unni della Pannonia che tuttavia mantenevano nemicizia e facevano testa alle di lui forze. Abbiamo dall'Astronomo, autore della vita di Lodovico Pio, ch'egli chiamòdall'Aquitania questo suo figliuolo con quanti combattenti potè raunar da quelle parti. In compagnia dunque di lui e col primogenitoCarlocondusse una poderosa armata in Sassonia, diede il guasto dovunque arrivò, e fece prigioni innumerabili persone dell'uno e dell'altro sesso, e d'ogni età di quella nazione che furono condotte e distribuite per la Francia, e probabilmente anche in Italia, affinchè imparassero e seguitassero la legge di Cristo. Da Anastasio bibliotecario[Anast. Bibliothec., in V. Leonis III et IV.]impariamo che in Roma abitavano moltissimi Sassoni, e v'era la lor contrada, appellataVicus Saxonum. Diede Carlo in questa maniera un gran crollo a quell'indomita ed instabil nazione. Dall'altra parte ebbe ordine il re Pippino di portar la guerra nella Pannonia contro gli Unni[Annales Franc. Laureshamens.]. Conduceva questo valoroso principe una forte armata d'Italiani e Bavaresi, e con questa virilmente s'inoltrò nel paese nemico, con giugnere fin dove il fiume Dravo sbocca nel Danubio. Alcuni scrittori attribuiscono a lui la presa del Ringo, detto di sopra; e scrivono che, venendo il verno, andò a trovare il re Carlo suo padre in Aquisgrana, e gli presentò un ricchissimo bottino fatto in quelle barbare contrade, ed insieme una esorbitante quantità di prigioni. Altri Annali[Poeta Saxo, in Annal. Franc.]attribuiscono, siccome già osservammo, la principal gloria di questa impresa adArrigoduca del Friuli, che era succeduto aMarcarioin quel governo, con aggiugnere esser egli stato il portatore del tesoro unnico a Carlo Magno. Venne in questa maniera buona parte della Pannonia, oggidì Ungheria, in potere di Carlo Magno, e questa fu nello spirituale sottomessa e raccomandata alla cura diArnonevescovo di Salisburgo. E perciochè non era lungi da que' paesi s.Paolinopatriarca di Aquileia, Alcuino[Alcuin., Epist. 112.]a lui scrisse animandoloa predicare e piantar fra loro la religione di Cristo. Adoperossi ancora esso Alcuino appresso Carlo Magno per la liberazione di tanti prigioni, ed ottenutala, ne portò i ringraziamenti a lui e al re Pippino. Intanto prosperamente ancora procedevano gli affari della guerra contra dei Saraceni della Spagna[Annal. Franc. Moissiac.]. Entrato nelle lor terre il prodeGuglielmoduca di Tolosa, ossia d'Aquitania, sconfisse le loro brigate, mise a sacco le campagne, e sparse il terrore dappertutto. L'anno ancora fu questo, in cui il suddetto san Paolino tenne un concilio in Cividale del Friuli, appellataForum Julii. Il cardinal Baronio[Baron., ad ann. 791.], il Labbe[Labbe, Concilior., tom. 7.]ed altri l'hanno rapportato all'anno 791, ma con errore. Esso fu celebratoanno felicissimo principatus eorum(cioè di Carlo Magno e di Pippino)tertio et vicesimo, et decimo quinto. Queste note cronologiche convengono all'anno presente, come ancora ha osservato il padre de Rubeis[De Rubeis, Monument. Eccl. Aquilejens., cap. 42.]. Dice ivi il santo patriarca di non aver fin qui potuto congregare un sinodo, a cagion de' tumulti e delle guerre vicine, cioè degli Unni; ma che atterrati per la maggior parte que' Barbari, e restituita la pace al Friuli, egli ha oramai intrapresa quella santa funzione. In questo concilio si vede stabilita la processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figliuolo, condannato l'errore di Elipando e di Felice vescovi spagnuoli, detestata la simonia, con altri saggi decreti per la inviolabilità de' matrimonii, e per altri punti di disciplina ecclesiastica.

Sul principio di quest'anno, per attestato degli Annali de' Franchi[Annales Bertiniani, Metens. el alii.], papaLeone III misit legatos cum muneribus ad regem, claves etiam confessionis sancti Petri, et vexillum romanae urbis eidem direxit. Cosa significassero quellechiavie quelvessillol'abbiamo detto di sopra. E pare che non ce ne lasci dubitare Eginardo[Eginhardus, in Annal. Franc.], con iscrivere all'anno presente:Mox Leo per legatos suos claves confessionis sancti Petri, ac vexillum romanae urbis, cum aliis muneribus regi misit, rogavitque, ut aliquem de suis optimatibus Romam mitteret, qui populum romanum ad suam fidem atque subjectionemper sacramenta firmaret. Se il popolo romano giuravafedeltàesoggezioneal re Carlo, non si può già rettamente immaginare che ilpatriziato de' Romania lui conferito consistesse in grado di semplice onore coll'obbligo solo di difendere esso popolo e la Chiesa romana. E però non ha già da chiamarsi una esagerazione, come si figurò il padre Pagi[Pagius, Critic. ad Annal. Baron.]quella di Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Episcop. Metens.], che di Carlo Magno tuttavia re, e non peranche imperadore scrisse:Romanos praeterea, ipsamque urbem romuleam, jampridem ejus praesentiam desiderantem, quae aliquandiu mundi totius domina fuerat, et tum a Longobardis oppressa gemebat, duris angustiis eximens, suis addidit sceptris; cunctaque nihilominus Italia miti dominatione potitus est. Che nell'anno 773 non fosse angustiata Roma da Desiderio re de' Longobardi, può ben negarlo il padre Pagi; ma parla in contrario la storia. Seguirono in quest'anno le nozze diLodovicore d'Aquitania, terzo legittimo figliuolo di Carlo Magno[Astronomus, et Theganus, in Vita Ludovici Pii.], conErmengardafigliuola d'Ingrammoconte o duca, nipote diCrodegangovescovo di Metz. Vuolsi parimente osservare che anchePippinore d'Italia, già pervenuto all'età di ventun anno, era in questi tempi ammogliato, perciocchè Alcuino in una lettera[Alcuin., Epist. 91.]a lui scritta dice:Laetare cum muliere(onde il nome dimoglie) adolescentiae tuae, et non sint alienae participes tui. Ma per una strana negligenza niuno degli antichi storici ha a noi conservato il nome di questa regina sua moglie. Trovavasi l'invitto re Carlo impegnato in due guerre, l'una contra de' Sassoni ribelli, l'altra contra quegli Unni della Pannonia che tuttavia mantenevano nemicizia e facevano testa alle di lui forze. Abbiamo dall'Astronomo, autore della vita di Lodovico Pio, ch'egli chiamòdall'Aquitania questo suo figliuolo con quanti combattenti potè raunar da quelle parti. In compagnia dunque di lui e col primogenitoCarlocondusse una poderosa armata in Sassonia, diede il guasto dovunque arrivò, e fece prigioni innumerabili persone dell'uno e dell'altro sesso, e d'ogni età di quella nazione che furono condotte e distribuite per la Francia, e probabilmente anche in Italia, affinchè imparassero e seguitassero la legge di Cristo. Da Anastasio bibliotecario[Anast. Bibliothec., in V. Leonis III et IV.]impariamo che in Roma abitavano moltissimi Sassoni, e v'era la lor contrada, appellataVicus Saxonum. Diede Carlo in questa maniera un gran crollo a quell'indomita ed instabil nazione. Dall'altra parte ebbe ordine il re Pippino di portar la guerra nella Pannonia contro gli Unni[Annales Franc. Laureshamens.]. Conduceva questo valoroso principe una forte armata d'Italiani e Bavaresi, e con questa virilmente s'inoltrò nel paese nemico, con giugnere fin dove il fiume Dravo sbocca nel Danubio. Alcuni scrittori attribuiscono a lui la presa del Ringo, detto di sopra; e scrivono che, venendo il verno, andò a trovare il re Carlo suo padre in Aquisgrana, e gli presentò un ricchissimo bottino fatto in quelle barbare contrade, ed insieme una esorbitante quantità di prigioni. Altri Annali[Poeta Saxo, in Annal. Franc.]attribuiscono, siccome già osservammo, la principal gloria di questa impresa adArrigoduca del Friuli, che era succeduto aMarcarioin quel governo, con aggiugnere esser egli stato il portatore del tesoro unnico a Carlo Magno. Venne in questa maniera buona parte della Pannonia, oggidì Ungheria, in potere di Carlo Magno, e questa fu nello spirituale sottomessa e raccomandata alla cura diArnonevescovo di Salisburgo. E perciochè non era lungi da que' paesi s.Paolinopatriarca di Aquileia, Alcuino[Alcuin., Epist. 112.]a lui scrisse animandoloa predicare e piantar fra loro la religione di Cristo. Adoperossi ancora esso Alcuino appresso Carlo Magno per la liberazione di tanti prigioni, ed ottenutala, ne portò i ringraziamenti a lui e al re Pippino. Intanto prosperamente ancora procedevano gli affari della guerra contra dei Saraceni della Spagna[Annal. Franc. Moissiac.]. Entrato nelle lor terre il prodeGuglielmoduca di Tolosa, ossia d'Aquitania, sconfisse le loro brigate, mise a sacco le campagne, e sparse il terrore dappertutto. L'anno ancora fu questo, in cui il suddetto san Paolino tenne un concilio in Cividale del Friuli, appellataForum Julii. Il cardinal Baronio[Baron., ad ann. 791.], il Labbe[Labbe, Concilior., tom. 7.]ed altri l'hanno rapportato all'anno 791, ma con errore. Esso fu celebratoanno felicissimo principatus eorum(cioè di Carlo Magno e di Pippino)tertio et vicesimo, et decimo quinto. Queste note cronologiche convengono all'anno presente, come ancora ha osservato il padre de Rubeis[De Rubeis, Monument. Eccl. Aquilejens., cap. 42.]. Dice ivi il santo patriarca di non aver fin qui potuto congregare un sinodo, a cagion de' tumulti e delle guerre vicine, cioè degli Unni; ma che atterrati per la maggior parte que' Barbari, e restituita la pace al Friuli, egli ha oramai intrapresa quella santa funzione. In questo concilio si vede stabilita la processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figliuolo, condannato l'errore di Elipando e di Felice vescovi spagnuoli, detestata la simonia, con altri saggi decreti per la inviolabilità de' matrimonii, e per altri punti di disciplina ecclesiastica.


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