DCCXIIIAnno diCristoDCCXIII. IndizioneXI.Costantinopapa 6.Anastasioimperadore 1.Liutprandore 2.Potrebb'essere che in quest'anno fosse succeduta l'andata diBenedettoarcivescovo di Milano, uomo di santa vita, a Roma per sua divozione, narrata da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 29.]e da Anastasio bibliotecario[Anast., in Constant.]. Con tal occasione il buon prelato spiegò le sue querele al trono pontificio, pretendendo che a lui appartenesse il consecrare i vescovi di Pavia, come a metropolitano. Ma essendosi trovato che la Chiesa romana da gran tempo era in possesso di consecrar que' sacri pastori, sia perchè all'arrivo dei Longobardi in Italia l'arcivescovo di Milano si ritirò in Genova, soggetta all'imperadore, e seguitarono a dimorar colà alcuni suoi successori; oppure perchè i re longobardi procurassero al vescovodella loro principal residenza l'esenzione dal metropolitano: comunque fosse, certo è ch'esso arcivescovo ebbe la sentenza contro; e però seguitarono sempre da lì innanzi i vescovi di Pavia ad essere indipendenti dalla cattedra di Milano, ed immediatamente sottoposti al romano pontefice. Per altro anticamente non fu così, siccome io dimostrai in una dissertazione[Anecdot. Latin. tom. 1.]stampata nell'anno 1697. Abbiamo poi attestato da esso Paolo Diacono la santità dell'arcivescovo Benedetto, il quale in fatti non cercò allora di acquistare un nuovo ed inusato diritto sopra la Chiesa di Pavia, ma bensì di ricuperare e conservare l'antica sua autorità. In Roma stessa seguì nel presente anno uno sconcerto[Anastas., in Constant.]. V'era per governatoreCristoforo duca. Per iscavalcarlo da quel posto, un certoPietroricorse all'esarco di Ravenna, che gli diede le patenti di quel governo. Ma essendo che i Romani non voleano sentir parlare diFilippicoimperador monotelita, a nome o col nome del quale era stato dato posto a Pietro, buona parte di loro si unì con determinazione di non voler questo duca. La fazione adunque che sosteneva Cristoforo si azzuffò coll'altra che era in favore di Pietro, nella via sacra davanti al palazzo, e ne seguirono morti e ferite. Più oltre si sarebbe dilatato questo fuoco, se papaCostantinonon avesse inviato de' sacerdoti, che coi santi vangeli e colle croci divisero la baruffa. E buon per la parte di Pietro, la quale già soccombeva; ma perciocchè fu fatta ritirar l'altra parte che si chiamava la cristiana, Pietro proditoriamente se ne prevalse, e fece credere d'essere rimasto vincitore. Poco poi stette ad arrivar dalla Sicilia la nuova che l'eretico imperadorFilippicoera stato deposto. Come seguisse la di lui caduta l'abbiamo da Teofane, da Niceforo, da Zonara e da Cedreno. Molti erano malcontenti di questoprincipe dopo averlo scoperto nemico del concilio sesto universale, e tanto più perchè egli, a cagione di questa sua alienazione dalla sentenza cattolica, s'era messo a perseguitare i vescovi cattolici. S'aggiunse che i Bulgari fecero un'improvvisa irruzione fino al canale di Costantinopoli, e molti ancora passarono di là, con fare un terribil saccheggio e condur via un'immensa quantità di prigioni, senza che Filippico facesse provvisione alcuna in queste calamità. I Saraceni anch'essi, dopo aver preso Mistia ed Antiochia di Pisidia, fecero dalla lor parte di simili incursioni con riportarne un incredibil bottino. Ora congiurati alcuni senatori, mossero Rufo primo cavallerizzo a deporre questo inetto e mal gradito imperadore. Nella vigilia di Pentecoste con una truppa di soldati entrò esso Rufo nel palazzo, e trovato Filippico che dopo il pranzo dormiva, il trasse fuori, gli fece cavar gli occhi, ma non gli tolse la vita. Nel dì seguente di Pentecoste, essendosi raunato il popolo nella gran chiesa, fu eletto e coronato imperadoreArtemio, primo de' segretarii di corte, a cui fu posto il nome diAnastasio. Era egli versatissimo negli affari, dottissimo e zelante della vera dottrina della Chiesa. Non tardò il medesimo Augusto a spedire in Italia un nuovo esarco, cioèScolasticopatrizio e suo gentiluomo di camera, che portò a papa Costantino[Anastas., in Constant.]l'imperial lettera, con cui si dichiarava seguace della Chiesa cattolica, e difensore del concilio sesto generale: il che recò una somma contentezza al papa e al popolo romano. Ed allora fu chePietrofu pacificamente installato nella dignità di duca e governatore di Roma, con aver prima data parola di non offendere chi s'era opposto in addietro al suo avanzamento. Fece in questo anno il reLiutprandouna giunta di nuove leggi a quelle di Rotari e di Grimoaldo. Nella prefazione da mestampata[Leges Langobard., P. II, T. I Rer. Italic.]nel corpo delle leggi longobardiche, egli s'intitolachristianus et catholicus Deo dilectae gentis Langobardorum rex.Soggiugne di aver fatte esse leggianno, Deo propitio, regni mei primo pridie kalendas martias, indictione undecima, una cum omnibus judicibus(cioè coi conti, o vogliam dire governatori della città)de Austriae et Neustriae partibus, et de Tusciae finibus, cum reliquis fidelibus meis Langobardis et cuncto populo assistente.Però è da notare che non si stabilivano allora, nè si pubblicavano leggi senza la dieta del regno e l'approvazione de' popoli. Con ciò ancora vien confermata la cronologia d'esso re Liutprando, correndo nell'indizione undecima, cioè nell'anno presente, il primo anno del regno suo. Noi troviamo in un documento[Antiquit. Italic., tom. 1, p. 227.]di quest'anno Walperto (lo stesso che Gualberto) duca della città di Lucca, cioè governatore di quella città.
Potrebb'essere che in quest'anno fosse succeduta l'andata diBenedettoarcivescovo di Milano, uomo di santa vita, a Roma per sua divozione, narrata da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 29.]e da Anastasio bibliotecario[Anast., in Constant.]. Con tal occasione il buon prelato spiegò le sue querele al trono pontificio, pretendendo che a lui appartenesse il consecrare i vescovi di Pavia, come a metropolitano. Ma essendosi trovato che la Chiesa romana da gran tempo era in possesso di consecrar que' sacri pastori, sia perchè all'arrivo dei Longobardi in Italia l'arcivescovo di Milano si ritirò in Genova, soggetta all'imperadore, e seguitarono a dimorar colà alcuni suoi successori; oppure perchè i re longobardi procurassero al vescovodella loro principal residenza l'esenzione dal metropolitano: comunque fosse, certo è ch'esso arcivescovo ebbe la sentenza contro; e però seguitarono sempre da lì innanzi i vescovi di Pavia ad essere indipendenti dalla cattedra di Milano, ed immediatamente sottoposti al romano pontefice. Per altro anticamente non fu così, siccome io dimostrai in una dissertazione[Anecdot. Latin. tom. 1.]stampata nell'anno 1697. Abbiamo poi attestato da esso Paolo Diacono la santità dell'arcivescovo Benedetto, il quale in fatti non cercò allora di acquistare un nuovo ed inusato diritto sopra la Chiesa di Pavia, ma bensì di ricuperare e conservare l'antica sua autorità. In Roma stessa seguì nel presente anno uno sconcerto[Anastas., in Constant.]. V'era per governatoreCristoforo duca. Per iscavalcarlo da quel posto, un certoPietroricorse all'esarco di Ravenna, che gli diede le patenti di quel governo. Ma essendo che i Romani non voleano sentir parlare diFilippicoimperador monotelita, a nome o col nome del quale era stato dato posto a Pietro, buona parte di loro si unì con determinazione di non voler questo duca. La fazione adunque che sosteneva Cristoforo si azzuffò coll'altra che era in favore di Pietro, nella via sacra davanti al palazzo, e ne seguirono morti e ferite. Più oltre si sarebbe dilatato questo fuoco, se papaCostantinonon avesse inviato de' sacerdoti, che coi santi vangeli e colle croci divisero la baruffa. E buon per la parte di Pietro, la quale già soccombeva; ma perciocchè fu fatta ritirar l'altra parte che si chiamava la cristiana, Pietro proditoriamente se ne prevalse, e fece credere d'essere rimasto vincitore. Poco poi stette ad arrivar dalla Sicilia la nuova che l'eretico imperadorFilippicoera stato deposto. Come seguisse la di lui caduta l'abbiamo da Teofane, da Niceforo, da Zonara e da Cedreno. Molti erano malcontenti di questoprincipe dopo averlo scoperto nemico del concilio sesto universale, e tanto più perchè egli, a cagione di questa sua alienazione dalla sentenza cattolica, s'era messo a perseguitare i vescovi cattolici. S'aggiunse che i Bulgari fecero un'improvvisa irruzione fino al canale di Costantinopoli, e molti ancora passarono di là, con fare un terribil saccheggio e condur via un'immensa quantità di prigioni, senza che Filippico facesse provvisione alcuna in queste calamità. I Saraceni anch'essi, dopo aver preso Mistia ed Antiochia di Pisidia, fecero dalla lor parte di simili incursioni con riportarne un incredibil bottino. Ora congiurati alcuni senatori, mossero Rufo primo cavallerizzo a deporre questo inetto e mal gradito imperadore. Nella vigilia di Pentecoste con una truppa di soldati entrò esso Rufo nel palazzo, e trovato Filippico che dopo il pranzo dormiva, il trasse fuori, gli fece cavar gli occhi, ma non gli tolse la vita. Nel dì seguente di Pentecoste, essendosi raunato il popolo nella gran chiesa, fu eletto e coronato imperadoreArtemio, primo de' segretarii di corte, a cui fu posto il nome diAnastasio. Era egli versatissimo negli affari, dottissimo e zelante della vera dottrina della Chiesa. Non tardò il medesimo Augusto a spedire in Italia un nuovo esarco, cioèScolasticopatrizio e suo gentiluomo di camera, che portò a papa Costantino[Anastas., in Constant.]l'imperial lettera, con cui si dichiarava seguace della Chiesa cattolica, e difensore del concilio sesto generale: il che recò una somma contentezza al papa e al popolo romano. Ed allora fu chePietrofu pacificamente installato nella dignità di duca e governatore di Roma, con aver prima data parola di non offendere chi s'era opposto in addietro al suo avanzamento. Fece in questo anno il reLiutprandouna giunta di nuove leggi a quelle di Rotari e di Grimoaldo. Nella prefazione da mestampata[Leges Langobard., P. II, T. I Rer. Italic.]nel corpo delle leggi longobardiche, egli s'intitolachristianus et catholicus Deo dilectae gentis Langobardorum rex.Soggiugne di aver fatte esse leggianno, Deo propitio, regni mei primo pridie kalendas martias, indictione undecima, una cum omnibus judicibus(cioè coi conti, o vogliam dire governatori della città)de Austriae et Neustriae partibus, et de Tusciae finibus, cum reliquis fidelibus meis Langobardis et cuncto populo assistente.Però è da notare che non si stabilivano allora, nè si pubblicavano leggi senza la dieta del regno e l'approvazione de' popoli. Con ciò ancora vien confermata la cronologia d'esso re Liutprando, correndo nell'indizione undecima, cioè nell'anno presente, il primo anno del regno suo. Noi troviamo in un documento[Antiquit. Italic., tom. 1, p. 227.]di quest'anno Walperto (lo stesso che Gualberto) duca della città di Lucca, cioè governatore di quella città.