DCCXLII

DCCXLIIAnno diCristoDCCXLII. IndizioneX.Zacheriapapa 2.CostantinoCopronimo imperatore 23 e 2.Liutprandore 31.Ildebrandore 7.O nel precedente anno, o pur nel presente dee ragionevolmente essere accaduta la mutazione fatta nel ducato beneventano. Paolo Diacono[Paulus Diacon., lib. 6, cap. 57.]immediatamente dopo la presa di Spoleti seguita a dire che il re Liutprando s'incamminò alla volta di Benevento con tutte le sue forze per punireGodescalcoduca, siccome vedemmo, rivoltato contra di lui. Ma non aspettò Godescalco l'arrivo del re armato e vittorioso. Fece trasportare in nave tutte le preziose suppellettili del palazzo e la moglie sua, con pensiero di fuggirsene in Grecia. A lui nulla giovò, perchè mentre anch'egli va per imbarcarsi, i Beneventani parziali diGisolfo II, gli furono addosso e l'ammazzarono. Ebbe sua moglie la fortuna di salvarsi e di ricoverarsi con tutto il suo avere a Costantinopoli. Uno dei suoi reati presso il re Liutprando vo io intendendo che fosse l'aver egli al suo dispetto preso il ducato di Benevento senza rispettare l'autorità regale, e in pregiudizio dei diritti competenti aGisolfo II, siccome figliuolo diGrimoaldo IIduca. Comunque sia, arrivato Liutprando a Benevento, quivi pose per duca essoGisolfo. Però non si può mai menar buono a Camillo Pellegrino[Camill. Peregrinus, Histor. tom. 2 Rer. Ital.]il pretendersi da lui che la caduta di Godescalco e la assunzione di Gisolfo II sieno da riferire all'anno 752. Senza documenti autenticinon oserei io qui di contrariare a Paolo Diacono, scrittore del presente secolo, che chiaramente mette in questi tempi la mutazione suddetta. E però essa appartiene all'anno presente, ovvero all'anno antecedente. Dopo avere stabilita la quiete nel ducato di Benevento, se ne tornò indietro il re Liutprando, e mentre era nella città di Orta, udì che papaZacherias'era mosso da Roma per venire a trovarlo. Per quante lettere avesse scritto il buon pontefice, non avea finora veduto adempiuta la promessa fatta da esso re di restituire le quattro città occupate al ducato romano: laonde si determinò di andar egli in persona a farne istanza, ben persuaso che la maestà, da cui è accompagnato il sublime grado di un romano pontefice, leverebbe tutti gli ostacoli all'esecuzion de' trattati. Nè si ingannò[Anastas., in Zachar.]. Partito da Roma col suo clero, animosamente si mise in viaggio per abboccarsi con Liutprando. Appena intese il re questa sua mossa, che spedì ad incontrarloGrimoaldosuo ambasciatore, da cui fu condotto fino a Narni. Poscia mandandogli incontro i suoi duchi e primi uffiziali con alcuni reggimenti di soldati, che andarono a riceverlo otto miglia lungi da Narni, e il condussero in un venerdì a Terni città del ducato di Spoleti. In quella città davanti alla porta della basilica di s. Valentino se gli presentò con tutta riverenza il re Liutprando, accompagnato dal resto dei suoi uffiziali e soldati. Entrati nella chiesa, fecero le loro orazioni, ed usciti che furono, il re quasi per un mezzo miglio ossequiosamente addestrò il pontefice; ed amendue stettero quel dì nelle loro tende. Nel sabbato seguente seguì un abboccamento, in cui il saggio pontefice con tal grazia ed efficacia perorò, che tutta la politica infine s'inchinò alla religione. Liutprando non solamente accordò la pronta restituzione di quelle città,due anni primaoccupate, con tutti i loro abitatori, e ne fece la donazionein iscritto; ma concedette ancora tutto quanto seppe dimandare il papa. Cioè ridonò a s. Pietro il patrimonio, ossia i poderi della Sabina, che trenta anni avanti gli erano stati tolti, e i patrimonii di Narni, di Osimo, d'Ancona e di Numana, e la valle chiamata Grande nel territorio di Sutri; e confermò la pace col ducato romano per venti anni avvenire. Oltre a ciò, donò al pontefice tutti i prigioni da lui fatti in varie provincie de' Romani, ed anche i Ravennati, con Leone, Sergio, Vittore ed Agnello consoli di quella città, e spedì lettere in Toscana e di là dal Po, acciocchè fossero messi in libertà. Or vegga il lettore se meritava questo re che la sua memoria fosse denigrata cotanto negli Annali ecclesiastici. Dimandò il re al papa che si degnasse di ordinare un vescovo in Narni, il cui nome non sappiamo, giacchè era mancato di vitaConsignense, ossiaCostantino, pastore di quella Chiesa, e il papa lo compiacque. Fu fatta la funzion della consecrazione alla presenza del re e della sua corte, e sì pia e maestosa comparve, che molti de' Longobardi non poterono ritener le lagrime per la divozione. Venuta la domenica, dopo la messa solenne invitato il re andò a pranzo col papa, e passò il convito con tal piacere, ch'esso re confessò dipoi di non aver mai mangiato in sua vita con tanto gusto. Nel lunedì si partì il buon pontefice, e il re mandò in sua compagniaAgiprandoduca di Chiusi suo nipote, eTacipertogastaldo di Toscanella, e Grimoaldo, non tanto per onorarlo, quanto perchè gli dessero il possesso delle soprannominate quattro città: il che fu da loro puntualmente eseguito. In questa maniera se ne tornò a Roma carico di allori il santo padre, e perciò accolto con incredibili acclamazioni dal popolo, al quale ordinò di fare una general processione a s. Pietro, per rendere grazie a Dio del buon successo dei suoi passi. Queste cose accaddero, dice Anastasio, nell'indizione decimadell'anno corrente;e però s'intende che nell'anno 740 erano state occupate quelle quattro città,ante biennium. Abbiamo poi da Niceforo[Niceph. in Chron.]che in quest'annoArtabasodominante in Costantinopoli dichiarò imperadore e collegaNiceforosuo figliuolo, con farlo coronare dal patriarca Anastasio. Per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.]e di Elmacino[Elmacinus, Hist. Sarac., lib. 1, c. 17.], diede fine alla sua vita nell'anno presenteIscamocalifa ed imperadore de' Saraceni, il quale, secondo la testimonianza di Roderico da Toledo[Roderic., in Histor. Arab.], signoreggiò l'Iconia, la Listria, l'Alapia, la Caldea, le due Sorie, la Media, l'Ircania, la Persia, la Mesopotamia, la Fenicia, la Giudea, l'Egitto, l'Arabia Maggiore, l'Africa, l'Etiopia, quasi tutta la Spagna, la Linguadoca, e parte della Guascogna: cotanto era cresciuta la potenza de' Musulmani Saraceni. Fu dichiarato re della Francia in quest'annoChilperico III, ed intantoCarlomannoePippinodivisero fra loro la parte de' beni di Griffone loro fratello; e, secondo i più accreditati autori, in questo medesimo anno da Pippino e da Berta sua moglie nacqueCarlo, che fu dipoi re ed imperadore, e giustamente si acquistò il titolo diMagno. Si disputa tuttavia intorno al luogo della sua nascita fra i Tedeschi e Franzesi. Accortisi i Veneziani che il governo limitato d'un anno pel loro rettore riusciva di incomodo e danno al popolo, elessero in quest'anno per loro duca o dogeDeusdedit, figliuolo del duca Orso ucciso; e questi ebbe anche il titolo d'ipato, ossia di console imperiale dall'imperadore di Costantinopoli. Leggesi nel Bollario casinense[Margarinius, Bullar. Casinen. tom. 2, Constitut. 7.]una bolla, data nell'anno secondo del suo pontificato da papa Zacheria, in favore dell'insigne monistero di Monte Casino. Ma quivi l'indizione IInon corrisponde all'anno presente, e corrono sopra quel documento altri riflessi,per i quali lo stesso cardinal Baronio dubitò della sua legittimità.

O nel precedente anno, o pur nel presente dee ragionevolmente essere accaduta la mutazione fatta nel ducato beneventano. Paolo Diacono[Paulus Diacon., lib. 6, cap. 57.]immediatamente dopo la presa di Spoleti seguita a dire che il re Liutprando s'incamminò alla volta di Benevento con tutte le sue forze per punireGodescalcoduca, siccome vedemmo, rivoltato contra di lui. Ma non aspettò Godescalco l'arrivo del re armato e vittorioso. Fece trasportare in nave tutte le preziose suppellettili del palazzo e la moglie sua, con pensiero di fuggirsene in Grecia. A lui nulla giovò, perchè mentre anch'egli va per imbarcarsi, i Beneventani parziali diGisolfo II, gli furono addosso e l'ammazzarono. Ebbe sua moglie la fortuna di salvarsi e di ricoverarsi con tutto il suo avere a Costantinopoli. Uno dei suoi reati presso il re Liutprando vo io intendendo che fosse l'aver egli al suo dispetto preso il ducato di Benevento senza rispettare l'autorità regale, e in pregiudizio dei diritti competenti aGisolfo II, siccome figliuolo diGrimoaldo IIduca. Comunque sia, arrivato Liutprando a Benevento, quivi pose per duca essoGisolfo. Però non si può mai menar buono a Camillo Pellegrino[Camill. Peregrinus, Histor. tom. 2 Rer. Ital.]il pretendersi da lui che la caduta di Godescalco e la assunzione di Gisolfo II sieno da riferire all'anno 752. Senza documenti autenticinon oserei io qui di contrariare a Paolo Diacono, scrittore del presente secolo, che chiaramente mette in questi tempi la mutazione suddetta. E però essa appartiene all'anno presente, ovvero all'anno antecedente. Dopo avere stabilita la quiete nel ducato di Benevento, se ne tornò indietro il re Liutprando, e mentre era nella città di Orta, udì che papaZacherias'era mosso da Roma per venire a trovarlo. Per quante lettere avesse scritto il buon pontefice, non avea finora veduto adempiuta la promessa fatta da esso re di restituire le quattro città occupate al ducato romano: laonde si determinò di andar egli in persona a farne istanza, ben persuaso che la maestà, da cui è accompagnato il sublime grado di un romano pontefice, leverebbe tutti gli ostacoli all'esecuzion de' trattati. Nè si ingannò[Anastas., in Zachar.]. Partito da Roma col suo clero, animosamente si mise in viaggio per abboccarsi con Liutprando. Appena intese il re questa sua mossa, che spedì ad incontrarloGrimoaldosuo ambasciatore, da cui fu condotto fino a Narni. Poscia mandandogli incontro i suoi duchi e primi uffiziali con alcuni reggimenti di soldati, che andarono a riceverlo otto miglia lungi da Narni, e il condussero in un venerdì a Terni città del ducato di Spoleti. In quella città davanti alla porta della basilica di s. Valentino se gli presentò con tutta riverenza il re Liutprando, accompagnato dal resto dei suoi uffiziali e soldati. Entrati nella chiesa, fecero le loro orazioni, ed usciti che furono, il re quasi per un mezzo miglio ossequiosamente addestrò il pontefice; ed amendue stettero quel dì nelle loro tende. Nel sabbato seguente seguì un abboccamento, in cui il saggio pontefice con tal grazia ed efficacia perorò, che tutta la politica infine s'inchinò alla religione. Liutprando non solamente accordò la pronta restituzione di quelle città,due anni primaoccupate, con tutti i loro abitatori, e ne fece la donazionein iscritto; ma concedette ancora tutto quanto seppe dimandare il papa. Cioè ridonò a s. Pietro il patrimonio, ossia i poderi della Sabina, che trenta anni avanti gli erano stati tolti, e i patrimonii di Narni, di Osimo, d'Ancona e di Numana, e la valle chiamata Grande nel territorio di Sutri; e confermò la pace col ducato romano per venti anni avvenire. Oltre a ciò, donò al pontefice tutti i prigioni da lui fatti in varie provincie de' Romani, ed anche i Ravennati, con Leone, Sergio, Vittore ed Agnello consoli di quella città, e spedì lettere in Toscana e di là dal Po, acciocchè fossero messi in libertà. Or vegga il lettore se meritava questo re che la sua memoria fosse denigrata cotanto negli Annali ecclesiastici. Dimandò il re al papa che si degnasse di ordinare un vescovo in Narni, il cui nome non sappiamo, giacchè era mancato di vitaConsignense, ossiaCostantino, pastore di quella Chiesa, e il papa lo compiacque. Fu fatta la funzion della consecrazione alla presenza del re e della sua corte, e sì pia e maestosa comparve, che molti de' Longobardi non poterono ritener le lagrime per la divozione. Venuta la domenica, dopo la messa solenne invitato il re andò a pranzo col papa, e passò il convito con tal piacere, ch'esso re confessò dipoi di non aver mai mangiato in sua vita con tanto gusto. Nel lunedì si partì il buon pontefice, e il re mandò in sua compagniaAgiprandoduca di Chiusi suo nipote, eTacipertogastaldo di Toscanella, e Grimoaldo, non tanto per onorarlo, quanto perchè gli dessero il possesso delle soprannominate quattro città: il che fu da loro puntualmente eseguito. In questa maniera se ne tornò a Roma carico di allori il santo padre, e perciò accolto con incredibili acclamazioni dal popolo, al quale ordinò di fare una general processione a s. Pietro, per rendere grazie a Dio del buon successo dei suoi passi. Queste cose accaddero, dice Anastasio, nell'indizione decimadell'anno corrente;e però s'intende che nell'anno 740 erano state occupate quelle quattro città,ante biennium. Abbiamo poi da Niceforo[Niceph. in Chron.]che in quest'annoArtabasodominante in Costantinopoli dichiarò imperadore e collegaNiceforosuo figliuolo, con farlo coronare dal patriarca Anastasio. Per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.]e di Elmacino[Elmacinus, Hist. Sarac., lib. 1, c. 17.], diede fine alla sua vita nell'anno presenteIscamocalifa ed imperadore de' Saraceni, il quale, secondo la testimonianza di Roderico da Toledo[Roderic., in Histor. Arab.], signoreggiò l'Iconia, la Listria, l'Alapia, la Caldea, le due Sorie, la Media, l'Ircania, la Persia, la Mesopotamia, la Fenicia, la Giudea, l'Egitto, l'Arabia Maggiore, l'Africa, l'Etiopia, quasi tutta la Spagna, la Linguadoca, e parte della Guascogna: cotanto era cresciuta la potenza de' Musulmani Saraceni. Fu dichiarato re della Francia in quest'annoChilperico III, ed intantoCarlomannoePippinodivisero fra loro la parte de' beni di Griffone loro fratello; e, secondo i più accreditati autori, in questo medesimo anno da Pippino e da Berta sua moglie nacqueCarlo, che fu dipoi re ed imperadore, e giustamente si acquistò il titolo diMagno. Si disputa tuttavia intorno al luogo della sua nascita fra i Tedeschi e Franzesi. Accortisi i Veneziani che il governo limitato d'un anno pel loro rettore riusciva di incomodo e danno al popolo, elessero in quest'anno per loro duca o dogeDeusdedit, figliuolo del duca Orso ucciso; e questi ebbe anche il titolo d'ipato, ossia di console imperiale dall'imperadore di Costantinopoli. Leggesi nel Bollario casinense[Margarinius, Bullar. Casinen. tom. 2, Constitut. 7.]una bolla, data nell'anno secondo del suo pontificato da papa Zacheria, in favore dell'insigne monistero di Monte Casino. Ma quivi l'indizione IInon corrisponde all'anno presente, e corrono sopra quel documento altri riflessi,per i quali lo stesso cardinal Baronio dubitò della sua legittimità.


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