DCCXXVII

DCCXXVIIAnno diCristoDCCXXVII. Indiz.X.Gregorio IIpapa 13.LeoneIsauro imperad. 11.CostantinoCopronimo Augusto 8.Liutprandore 16.Abbenchè in questi tempi per cagione della nascente eresia degl'iconoclasti accadessero molte novità in Italia, pure non abbiamo un filo sicuro per distinguere i tempi, e quasi neppure disbrogliare quegli avvenimenti, de' quali i soli Anastasio bibliotecario e Paolo Diacono ci han conservata una confusa memoria. Li riferirò io con quell'ordine che mi parrà più verisimile. Allorchè l'imperadorLeoneebbe scorto[Anastas., in Gregor. II.]quanto il romano pontefice fosse alieno dal concorrere ne' suoi perversi sentimenti, tornò a scrivergli più imperiosamente, facendogli sapere che ubbidisse, se gli premeva d'aver la sua grazia, altrimenti ch'egli finirebbe d'esser papa. Allora l'intrepidoponteficeGregorio, ben intendendo i pericoli della Chiesa e i propri, saggiamente si accinse alla difesa. Con sue lettere avvisò i popoli italiani dell'insulto che voleva fare il malvagio imperadore alla religione; cominciò a star cauto per la propria persona; e molto più è da credere che con più vigore che mai rispondesse a Leone. Il cardinale Baronio[Anastas., in Gregor. II.]rapporta due sue lettere, come scritte da esso papa nell'anno precedente 726 al medesimo imperadore. Pretende all'incontro il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]che queste appartengano all'anno 730. Forse niun di loro ha colto nel segno. Sappiamo ben di certo che l'infuriato imperadore si diede a studiar tutte le vie per levar dal mondo il santo pontefice. Pare che Anastasio metta come avvenuti quegli empii suoi tentativi contro la vita del papa prima che spuntasse la persecuzione delle sacre immagini, adducendo come commosso a sdegno l'imperadore, perchè il pontefice Gregorio s'era opposto all'imposizione d'uncenso, ossia tributo, o capitazione, ch'esso Augusto voleva esigere dai popoli d'Italia. Mette ancora l'assedio di Ravenna quasi fatto dal reLiutprandoprima dell'attentato contro esse immagini. A me sembra più verisimile che il primo anello di questa catena sia stato l'empio editto di Leone Isauro per cui cadde dalla sua grazia papa Gregorio, e s'imbrogliarono le cose in Italia. Teofane[Theoph., in Chronogr.]scrive, che dopo aver esso pontefice con sua decretale esortato indarno l'imperadore perverso a non voler mutare i riti stabiliti dai santi Padri intorno all'immagini, vietò che se gli pagassero da lì innanzi i tributi. Può essere che Teofane s'ingannasse in credere negati a Leone anche i tributi soliti, quando l'opposizione probabilmente fu di un censo nuovo, ossia d'una capitazione, che nuovamente si voleva introdurre; ma forse gli è da prestar fede allorchèdice fatta cotale opposizione. Pare eziandio molto credibile che il re Liutprando si prevalesse della buona occasione di profittar sopra gli Stati imperiali, dappoichè vide alterati forte gli animi degli Italiani contra del prevaricatore Augusto, il quale all'eresia aveva aggiunta la persecuzione del papa. In fatti abbiamo da Anastasio[Anastas., in Gregor. II.]che per ordine suo fu cospirato in Roma contro la vita del santo pontefice daBasilioduca, da Giordano cartulario, e da Giovanni soprannominato Lurione, con participazione e consenso diMarinoimperiale spatario, mandato dall'imperadore col titolo di duca, ossia governatore di Roma. Volle Iddio che non seppero mai trovare apertura di eseguir l'empio concerto, e intanto Marino infermatosi passò al mondo di là. Arrivò dipoiPaolopatrizio inviato in Italiaesarco, e coll'intelligenza e colle spalle di lui seguitarono i congiurati la lor trama contro del buon pontefice. Ma venuto alla luce il loro disegno, commosso il popolo romano trucidò Giovanni e Lurione. Basilio fu costretto a farsi monaco, e ristretto in un monistero, quivi terminò i suoi giorni. Non istette per questo l'esarco Paolo di proseguire nel suo sacrilego pensiero di torre la vita al pontefice, e di sostituirne un altro a suo piacimento, per avere libero il campo a spogliar le chiese di Roma, siccome avea fatto in varii altri luoghi. Venne anche da Costantinopoli un altro spatario con ordine di deporre papa Gregorio. Lo stesso esarco a questo fine raunò quanti soldati potè in Ravenna, e gl'inviò alla volta di Roma, sperando che con questo rinforzo i congiurati verrebbono a capo della loro iniqua intenzione. Ma ciò risaputo, tanto il popolo romano, quanto i Longobardi del ducato di Spoleti e della Toscana si misero in armi, e fecero buone guardie al ponte Salario e ai confini del ducato romano, affinchè i mal intenzionati non potessero passare. Il conte Campello nellaStoria di Spoleti, scrivendo che seguì in tal congiuntura una battaglia fra gli imperiali e Trasmondo duca di Spoleti, colla vittoria in favore dell'ultimo, di sua testa v'ha aggiunto questo abbellimento, non men che l'orazione fatta da esso duca alle sue milizie. Probabilmente nell'anno presente accaddero tutti questi movimenti e sconcerti. Dalla vita di s. Giovanni Damasceno, scritta da Giovanni patriarca di Gerusalemme[Johannis Damasceni Oper. tom. 1.], ricaviamo ch'esso Damasceno abitante in Damasco nel dominio de' Saraceni e ministro del loro califfa, appena intese lo editto di Leone Isauro, che prese la penna in difesa delle sacre immagini. Leggonsi le di lui orazioni su questo argomento. Da essi Saraceni fu appunto nell'anno presente assediata la città di Nicea, metropoli della Bitinia, ma Iddio miracolosamente la preservò dalle loro unghie.

Abbenchè in questi tempi per cagione della nascente eresia degl'iconoclasti accadessero molte novità in Italia, pure non abbiamo un filo sicuro per distinguere i tempi, e quasi neppure disbrogliare quegli avvenimenti, de' quali i soli Anastasio bibliotecario e Paolo Diacono ci han conservata una confusa memoria. Li riferirò io con quell'ordine che mi parrà più verisimile. Allorchè l'imperadorLeoneebbe scorto[Anastas., in Gregor. II.]quanto il romano pontefice fosse alieno dal concorrere ne' suoi perversi sentimenti, tornò a scrivergli più imperiosamente, facendogli sapere che ubbidisse, se gli premeva d'aver la sua grazia, altrimenti ch'egli finirebbe d'esser papa. Allora l'intrepidoponteficeGregorio, ben intendendo i pericoli della Chiesa e i propri, saggiamente si accinse alla difesa. Con sue lettere avvisò i popoli italiani dell'insulto che voleva fare il malvagio imperadore alla religione; cominciò a star cauto per la propria persona; e molto più è da credere che con più vigore che mai rispondesse a Leone. Il cardinale Baronio[Anastas., in Gregor. II.]rapporta due sue lettere, come scritte da esso papa nell'anno precedente 726 al medesimo imperadore. Pretende all'incontro il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]che queste appartengano all'anno 730. Forse niun di loro ha colto nel segno. Sappiamo ben di certo che l'infuriato imperadore si diede a studiar tutte le vie per levar dal mondo il santo pontefice. Pare che Anastasio metta come avvenuti quegli empii suoi tentativi contro la vita del papa prima che spuntasse la persecuzione delle sacre immagini, adducendo come commosso a sdegno l'imperadore, perchè il pontefice Gregorio s'era opposto all'imposizione d'uncenso, ossia tributo, o capitazione, ch'esso Augusto voleva esigere dai popoli d'Italia. Mette ancora l'assedio di Ravenna quasi fatto dal reLiutprandoprima dell'attentato contro esse immagini. A me sembra più verisimile che il primo anello di questa catena sia stato l'empio editto di Leone Isauro per cui cadde dalla sua grazia papa Gregorio, e s'imbrogliarono le cose in Italia. Teofane[Theoph., in Chronogr.]scrive, che dopo aver esso pontefice con sua decretale esortato indarno l'imperadore perverso a non voler mutare i riti stabiliti dai santi Padri intorno all'immagini, vietò che se gli pagassero da lì innanzi i tributi. Può essere che Teofane s'ingannasse in credere negati a Leone anche i tributi soliti, quando l'opposizione probabilmente fu di un censo nuovo, ossia d'una capitazione, che nuovamente si voleva introdurre; ma forse gli è da prestar fede allorchèdice fatta cotale opposizione. Pare eziandio molto credibile che il re Liutprando si prevalesse della buona occasione di profittar sopra gli Stati imperiali, dappoichè vide alterati forte gli animi degli Italiani contra del prevaricatore Augusto, il quale all'eresia aveva aggiunta la persecuzione del papa. In fatti abbiamo da Anastasio[Anastas., in Gregor. II.]che per ordine suo fu cospirato in Roma contro la vita del santo pontefice daBasilioduca, da Giordano cartulario, e da Giovanni soprannominato Lurione, con participazione e consenso diMarinoimperiale spatario, mandato dall'imperadore col titolo di duca, ossia governatore di Roma. Volle Iddio che non seppero mai trovare apertura di eseguir l'empio concerto, e intanto Marino infermatosi passò al mondo di là. Arrivò dipoiPaolopatrizio inviato in Italiaesarco, e coll'intelligenza e colle spalle di lui seguitarono i congiurati la lor trama contro del buon pontefice. Ma venuto alla luce il loro disegno, commosso il popolo romano trucidò Giovanni e Lurione. Basilio fu costretto a farsi monaco, e ristretto in un monistero, quivi terminò i suoi giorni. Non istette per questo l'esarco Paolo di proseguire nel suo sacrilego pensiero di torre la vita al pontefice, e di sostituirne un altro a suo piacimento, per avere libero il campo a spogliar le chiese di Roma, siccome avea fatto in varii altri luoghi. Venne anche da Costantinopoli un altro spatario con ordine di deporre papa Gregorio. Lo stesso esarco a questo fine raunò quanti soldati potè in Ravenna, e gl'inviò alla volta di Roma, sperando che con questo rinforzo i congiurati verrebbono a capo della loro iniqua intenzione. Ma ciò risaputo, tanto il popolo romano, quanto i Longobardi del ducato di Spoleti e della Toscana si misero in armi, e fecero buone guardie al ponte Salario e ai confini del ducato romano, affinchè i mal intenzionati non potessero passare. Il conte Campello nellaStoria di Spoleti, scrivendo che seguì in tal congiuntura una battaglia fra gli imperiali e Trasmondo duca di Spoleti, colla vittoria in favore dell'ultimo, di sua testa v'ha aggiunto questo abbellimento, non men che l'orazione fatta da esso duca alle sue milizie. Probabilmente nell'anno presente accaddero tutti questi movimenti e sconcerti. Dalla vita di s. Giovanni Damasceno, scritta da Giovanni patriarca di Gerusalemme[Johannis Damasceni Oper. tom. 1.], ricaviamo ch'esso Damasceno abitante in Damasco nel dominio de' Saraceni e ministro del loro califfa, appena intese lo editto di Leone Isauro, che prese la penna in difesa delle sacre immagini. Leggonsi le di lui orazioni su questo argomento. Da essi Saraceni fu appunto nell'anno presente assediata la città di Nicea, metropoli della Bitinia, ma Iddio miracolosamente la preservò dalle loro unghie.


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