DCLXVAnno diCristoDCLXV. IndizioneVIII.Vitalianopapa 9.Costantino, dettoCostante, imperadore 25.Grimoaldore 4.Raccogliesi da Beda[Beda, Hist. Angl., lib. 5, cap. 1.]che nel presente anno infierì molto la pestilenza inItalia, e per questo malore l'ambasciatore del re d'Inghilterra con quasi tutti i suoi domestici lasciò la vita in Roma. A questo medesimo anno par che si possa riferire la guerra mossa dai re franchi al reGrimoaldo. DovetteBertarido, fuggito in Francia, così ben perorare la causa sua presso diClotario IIIre di Parigi e della Borgogna, con esporre la usurpazione ingiusta a lui fatta da Grimoaldo, e la facilità che vi sarebbe di rimetterlo sul trono, stante il gran numero de' suoi partigiani, qualora esso Clotario prendesse la sua protezione, e spedisse un esercito in Italia, che quel re s'indusse a muover guerra a Grimoaldo. Entrò l'armata francese per la parte della Provenza nel Piemonte, ed arrivò fin presso alla città d'Asti. L'accorto Grimoaldo, uscito anch'egli in campagna colla sua armata, fermò i nemici in quel territorio, e quivi si accampò. Era principe sagace, e sapea le furberie della guerra. Un dopo pranzo, fingendo un panico terrore, levò all'improvviso il campo, e ritirossi con lasciar indietro le tende e buona parte del bagaglio, e specialmente una quantità prodigiosa di cibi e vini di buon polso. Caddero i Franzesi nella rete. Accortisi della di lui fuga, diedero sacco al campo, e trovato sì buon preparamento di mangiare e bere, fecero gran gozzoviglia, e si abboracchiarono in maniera, che quasi tutti ubbriachi si diedero in preda al sonno. Ma non fu sì tosto passata la mezza notte, che Grimoaldo voltata faccia, quando men sel credeano, venne a far loro pagar lo scotto. Tanta strage ne fece, che a pochi riuscì di portar salva la pelle alle loro case. Il luogo dove seguì questo macello dei Franchi, Paolo Diacono scrive che a' suoi dì si appellavaRio, ed era poco lungi della città d'Asti. Stava intanto l'imperadoreCostantein Siracusa. S'erano a tutta prima immaginati i Siciliani che la buona ventura fosse venuta a trovarli in mirando piantata la sedia imperiale nella lor isola. Si disingannarono bentosto. Io non so se perchè questo principe era d'inclinazion troppo cattiva, oppure perchè la necessità l'astrignesse, per non poter tirare da Costantinopoli e dall'Oriente alcun danaro e sussidio pel grandioso suo mantenimento, egli si desse a far delle insopportabili avanie a quei popoli. Sì Anastasio[Anast., in Vitalian.]che Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 11.]ci assicurano aver egli talmente afflitti gli abitanti e possessori dei beni nelle provincie diCalabria,Sicilia,SardegnaedAfricacon gabelle, capitazioni e viaggi di navi, che non s'era, a memoria d'uomini, simil flagello giammai patito. Restavano separate le mogli dai mariti, i figliuoli dai genitori; in una parola, arrivarono tanto oltre i malanni, che non restava più speranza di poter vivere alla gente. Nè già andarono i luoghi sacri esenti da questa tempesta, perchè egli spogliò tutte le chiese de' loro sacri vasi e dei loro tesori. Teofane[Theoph., in Chronogr.], tuttochè autor greco, nota anch'egli, forse sotto l'anno precedente, tanti essere stati gli aggravii de' poveri Siciliani, che molti disperati scappando andarono a fissar la loro abitazione a Damasco: il che a taluno potrebbe sembrar cosa strana perchè i Saraceni signoreggiavano in quella città. Ma quei popoli non si attentavano più a dimorar in paese, dove comandasse un sì scellerato non imperadore, ma tiranno.
Raccogliesi da Beda[Beda, Hist. Angl., lib. 5, cap. 1.]che nel presente anno infierì molto la pestilenza inItalia, e per questo malore l'ambasciatore del re d'Inghilterra con quasi tutti i suoi domestici lasciò la vita in Roma. A questo medesimo anno par che si possa riferire la guerra mossa dai re franchi al reGrimoaldo. DovetteBertarido, fuggito in Francia, così ben perorare la causa sua presso diClotario IIIre di Parigi e della Borgogna, con esporre la usurpazione ingiusta a lui fatta da Grimoaldo, e la facilità che vi sarebbe di rimetterlo sul trono, stante il gran numero de' suoi partigiani, qualora esso Clotario prendesse la sua protezione, e spedisse un esercito in Italia, che quel re s'indusse a muover guerra a Grimoaldo. Entrò l'armata francese per la parte della Provenza nel Piemonte, ed arrivò fin presso alla città d'Asti. L'accorto Grimoaldo, uscito anch'egli in campagna colla sua armata, fermò i nemici in quel territorio, e quivi si accampò. Era principe sagace, e sapea le furberie della guerra. Un dopo pranzo, fingendo un panico terrore, levò all'improvviso il campo, e ritirossi con lasciar indietro le tende e buona parte del bagaglio, e specialmente una quantità prodigiosa di cibi e vini di buon polso. Caddero i Franzesi nella rete. Accortisi della di lui fuga, diedero sacco al campo, e trovato sì buon preparamento di mangiare e bere, fecero gran gozzoviglia, e si abboracchiarono in maniera, che quasi tutti ubbriachi si diedero in preda al sonno. Ma non fu sì tosto passata la mezza notte, che Grimoaldo voltata faccia, quando men sel credeano, venne a far loro pagar lo scotto. Tanta strage ne fece, che a pochi riuscì di portar salva la pelle alle loro case. Il luogo dove seguì questo macello dei Franchi, Paolo Diacono scrive che a' suoi dì si appellavaRio, ed era poco lungi della città d'Asti. Stava intanto l'imperadoreCostantein Siracusa. S'erano a tutta prima immaginati i Siciliani che la buona ventura fosse venuta a trovarli in mirando piantata la sedia imperiale nella lor isola. Si disingannarono bentosto. Io non so se perchè questo principe era d'inclinazion troppo cattiva, oppure perchè la necessità l'astrignesse, per non poter tirare da Costantinopoli e dall'Oriente alcun danaro e sussidio pel grandioso suo mantenimento, egli si desse a far delle insopportabili avanie a quei popoli. Sì Anastasio[Anast., in Vitalian.]che Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 11.]ci assicurano aver egli talmente afflitti gli abitanti e possessori dei beni nelle provincie diCalabria,Sicilia,SardegnaedAfricacon gabelle, capitazioni e viaggi di navi, che non s'era, a memoria d'uomini, simil flagello giammai patito. Restavano separate le mogli dai mariti, i figliuoli dai genitori; in una parola, arrivarono tanto oltre i malanni, che non restava più speranza di poter vivere alla gente. Nè già andarono i luoghi sacri esenti da questa tempesta, perchè egli spogliò tutte le chiese de' loro sacri vasi e dei loro tesori. Teofane[Theoph., in Chronogr.], tuttochè autor greco, nota anch'egli, forse sotto l'anno precedente, tanti essere stati gli aggravii de' poveri Siciliani, che molti disperati scappando andarono a fissar la loro abitazione a Damasco: il che a taluno potrebbe sembrar cosa strana perchè i Saraceni signoreggiavano in quella città. Ma quei popoli non si attentavano più a dimorar in paese, dove comandasse un sì scellerato non imperadore, ma tiranno.