DCLXXAnno diCristoDCLXX. IndizioneXIII.Vitalianopapa 14.CostantinoPogonato imp. 3.Grimoaldore 9.Giacchè Paolo Diacono narra buona parte degli avvenimenti, senza specificarne l'anno, perchè neppur egli dovea saperlo, si può riferire qui un fatto diVettariduca del Friuli[Theoph., in Chronogr.]. Avendo gli Schiavoni dominanti nella vicina Carintia inteso ch'egli era andato a Pavia, raunata un gran moltitudine di gente, vennero fin presso a Cividal di Friuli, e si accamparono in un luogo chiamato Brossa. Per buona ventura accadde che Vettari sbrigatosi in poco tempo da Pavia, quando niun se l'aspettava, arrivò la sera innanzi a Cividale. Nè sì tosto ebbe intesa la venuta degli Schiavoni, che presi seco venticinque cavalli, andò a riconoscerli: ed arrivato al ponte del fiume Natisone, oltre al quale s'erano attendati i Barbari, fu da loro osservato; e perchè era con sì pochi compagni, motteggiato con dire:Vedete là il patriarca che vien contra di noi coi suoi cherici. Il duca allora levatosi l'elmo di capo, e facendo vedere ai Barbari chi egli era (e ben lo conoscevano), mise tal terrore in costoro, che essendo corso il suo nome per tutto il campo, quasichè egli fosse per assalirli con un formidabile esercito, si diedero a una precipitosa fuga. E fin qui si può menar buono il suo racconto al buon Paolo. Ma egli ci vuol far ridere con una slargata romanzesca,che dipoi soggiugne, con dire che Vettari con que' pochi compagni si scagliò loro addosso, e ne fece una tal beccheria, che dicinquemila uomini, appena pochi col favor delle gambe portarono alle lor case la trista nuova di tanta disgrazia. Tiene il padre Pagi che in questo annoClotario IIIre de' Franchi nella Neustria e Borgogna giugnesse all'ultimo de' suoi giorni. Per poco tempo regnò dopo luiTeoderico II, il quale per forza prese la chericale tonsura.Childericofratello di Clotario divenne padrone di tutta la monarchia franzese. Ma da lì a non molto non solo a lui tolto fu il regno, ma anche la vita. Allora il depostoTeodericoripigliò il regno. La storia dei Franchi scarseggia molto di notizie in questi tempi. Ma se all'italiana non restassero que' pochi lumi che ha raccolto Paolo Diacono, noi resteremmo anche più de' Franzesi al buio, mancando a noi le vite de' santi, de' vescovi e degli ultimi monaci italiani d'allora, laddove non poche de' loro paesi ne scrissero essi Franchi e gl'Inglesi, non già perchè allora anche l'Italia non nudrisse dei buoni prelati e molti servi di Dio, ma perchè l'ignoranza avea qui preso troppo piede, oppure perchè le guerre nostre civili han fatto perdere gran copia di antiche memorie. Abbiamo poi da Teofane che circa questi tempi i Saraceni fecero una incursione nelle provincie dell'Africa tuttavia sottoposte al romano imperio; e corse voce che avessero condotte in ischiavitù ottantamila persone. Aveva bensì, come abbiam detto, l'imperadorCostantinoconferito il titolo imperiale ai due suoi fratelliEraclioeTiberio; ma, per quanto si può conoscere, consisteva nella sola apparenza la lor dignità, perciocchè l'autorità e il comando risedeva tutto in esso Costantino. Nell'esercito a Crisopoli vi furono più persone che pubblicamente gridarono:Noi crediamo nelle tre Persone della Trinità: andiamo anche a coronar tre imperadori; segno che la coronazione era il più importante requisitoper esercitar coi fatti l'imperiale autorità. Giunsero queste parole all'orecchio di Costantino, che forte se ne turbò. Fatti perciò venire i capi di costoro a Costantinopoli sotto pretesto di voler soddisfare ai loro desiderii, li fece pendere tutti dalle forche, ed insegnò agli altri il rispetto dovuto ai sovrani. Perchè nondimeno si seppe, o solamente corse il sospetto che dai suddetti suoi fratelli avesse avuto origine quel sedizioso progetto, fece ad amendue tagliare il naso. Ma quest'ultima barbara azione non sembra appartenere all'anno presente; perchè, siccome lo stesso Teofane racconta all'anno 13 di Costantino, allora egli solamente rimosse i fratelli dall'imperio; nè sembra molto probabile che se in quest'anno avesse lor fatto un sì brutto sfregio, eglino avessero tuttavia continuato nell'onore primiero.Circa questi tempi, per relazione di Paolo Diacono[Paulus Diacon., lib. 5, cap. 29.],Alzeco, ossiaAlzecone, duca de' Bulgari, senza sapersene il perchè, uscito colla gente a lui suggetta dal suo paese confinante al Danubio, venne con tutta pace a trovare il reGrimoaldo, esibendosi al suo servigio, e pregandolo di dargli qualche contrada, dove potesse abitar coi suoi. Grimoaldo l'inviò al figliuoloRomoaldoduca di Benevento, incaricandolo di trovargli sito a proposito. Egli in fatti diede a lui ed ai suoi per luogo d'abitazione il paese fino allora deserto di Supino, Boiano ed Isernia, ed altre città coi lor territorii, e con giurisdizione signorile in esse, dipendente nondimeno dal duca di Benevento: con avergli mutato il nome diducain quello digastaldo, equivalente a quello di governatore o conte, acciocchè non sembrasse eguale col nome di duca al duca suo sovrano. Paolo Diacono racconta che a' suoi dì, cioè cento anni dopo, quella nazione, tuttochè sapesse parlare la lingua volgare di quel paese, pure non avea per anche dismesso l'uso della natialingua bulgara. Teofane[Theoph., in Chronogr.]nell'anno XI di Costantino Pogonato, e Niceforo[Niceph., in Chron.]toccano questo punto anch'essi, dicendo, che regnando l'imperador Costante,Crovatore de' Bulgari lasciò dopo di sè cinque figliuoli, con ordine che stessero uniti insieme. Ma non andò molto che si divisero, e chi in questa, chi in quella parte andò colla sua gente. Il picciolo di quei fratelli venne in Italia nella Pentapoli, e passato a Ravenna, rimase suggetto all'imperio de' Cristiani, e pagava tributo ai Romani. Potrebbe essere che Alzeco prima si presentasse all'esarco di Ravenna con offerirsi ai di lui servigii; ma che non trovandosi dove dar ricetto a tanta gente, egli s'indirizzasse al re Grimoaldo, che l'inviò al figliuolo Romoaldo. Certamente a Paolo qui è dovuta maggior credenza che agli storici greci. Scrive poi il medesimo Paolo che in questi tempi (non sappiamo se nel presente o nel seguente anno) il regno dei Franchi venne in mano diDagoberto II, il quale, dopo essere stato per più anni esule e in grandi miserie, confinato in Irlanda per l'iniquità di Grimoaldo franzese suo maggiordomo, finalmente richiamato dai suoi, ricuperò il perduto regno. Non fu pigro il re Grimoaldo a spedirgli degli ambasciatori per congratularsi seco, e in tale occasione fu giurata da ambedue le parti una buona amistà e pace. Trovavasi allora in Francia in bassa fortuna il già fuggito re de' LongobardiBertarido, e temendo degli andamenti di quegli ambasciatori, perchè ben consapevole dell'accortezza del re Grimoaldo, che gli teneva continuamente gli occhi addosso e spie d'intorno, non gli parendo più buon'aria quella di Francia, prese segretamente la risoluzione di ritirarsene e di scappare nella gran Bretagna, per cercar quivi ricovero presso il re degli Anglosassoni. Gran disputa è stata fra gli eruditi franzesi intorno all'anno in cuiDagoberto IIricuperò il regno. Ne hantrattato Adriano Valesio, il Coinzio, e i padri Mabillone, Enschenio e Pagi. Sostiene l'ultimo di questi, che quel principe nell'anno 673 tornò in Francia; e perchè il Mabillone si serve del racconto già riferito da Paolo Diacono, il quale ci fa vedere esso Dagoberto regnante in Francia prima della morte del re Grimoaldo succeduta nell'anno seguente 671, tiene il Pagi che in ciò si sia ingannato lo storico italiano, come mal informato degli affari stranieri della Francia. Ma non par già che quel critico porti sì sode pruove da atterrar qui l'autorità di Paolo, il quale solamente cento anni dopo scrisse questi avvenimenti; e massimamente confessando tutti i letterati restare la storia di Francia in questi tempi involta in molte tenebre. Sembra non improbabile che mancato di vita Clotario III re in quest'anno senza prole, ed essendo insorti dei gravi torbidi per la successione, Dagoberto corresse al rumore, ed ottenesse una parte della monarchia. Ermanno Contratto[Hermannus Contractus in Chron. edit Urstis.]mette la morte di questo Dagoberto nell'anno 674, e però va d'accordo con Paolo Diacono. Fosse nondimeno quello o altro re dei Franchi, con cui il re Grimoaldo stringesse una buona lega, a noi basta di sapere che Bertarido non si trovando sicuro in Francia, s'inviò alla volta dell'Inghilterra.
Giacchè Paolo Diacono narra buona parte degli avvenimenti, senza specificarne l'anno, perchè neppur egli dovea saperlo, si può riferire qui un fatto diVettariduca del Friuli[Theoph., in Chronogr.]. Avendo gli Schiavoni dominanti nella vicina Carintia inteso ch'egli era andato a Pavia, raunata un gran moltitudine di gente, vennero fin presso a Cividal di Friuli, e si accamparono in un luogo chiamato Brossa. Per buona ventura accadde che Vettari sbrigatosi in poco tempo da Pavia, quando niun se l'aspettava, arrivò la sera innanzi a Cividale. Nè sì tosto ebbe intesa la venuta degli Schiavoni, che presi seco venticinque cavalli, andò a riconoscerli: ed arrivato al ponte del fiume Natisone, oltre al quale s'erano attendati i Barbari, fu da loro osservato; e perchè era con sì pochi compagni, motteggiato con dire:Vedete là il patriarca che vien contra di noi coi suoi cherici. Il duca allora levatosi l'elmo di capo, e facendo vedere ai Barbari chi egli era (e ben lo conoscevano), mise tal terrore in costoro, che essendo corso il suo nome per tutto il campo, quasichè egli fosse per assalirli con un formidabile esercito, si diedero a una precipitosa fuga. E fin qui si può menar buono il suo racconto al buon Paolo. Ma egli ci vuol far ridere con una slargata romanzesca,che dipoi soggiugne, con dire che Vettari con que' pochi compagni si scagliò loro addosso, e ne fece una tal beccheria, che dicinquemila uomini, appena pochi col favor delle gambe portarono alle lor case la trista nuova di tanta disgrazia. Tiene il padre Pagi che in questo annoClotario IIIre de' Franchi nella Neustria e Borgogna giugnesse all'ultimo de' suoi giorni. Per poco tempo regnò dopo luiTeoderico II, il quale per forza prese la chericale tonsura.Childericofratello di Clotario divenne padrone di tutta la monarchia franzese. Ma da lì a non molto non solo a lui tolto fu il regno, ma anche la vita. Allora il depostoTeodericoripigliò il regno. La storia dei Franchi scarseggia molto di notizie in questi tempi. Ma se all'italiana non restassero que' pochi lumi che ha raccolto Paolo Diacono, noi resteremmo anche più de' Franzesi al buio, mancando a noi le vite de' santi, de' vescovi e degli ultimi monaci italiani d'allora, laddove non poche de' loro paesi ne scrissero essi Franchi e gl'Inglesi, non già perchè allora anche l'Italia non nudrisse dei buoni prelati e molti servi di Dio, ma perchè l'ignoranza avea qui preso troppo piede, oppure perchè le guerre nostre civili han fatto perdere gran copia di antiche memorie. Abbiamo poi da Teofane che circa questi tempi i Saraceni fecero una incursione nelle provincie dell'Africa tuttavia sottoposte al romano imperio; e corse voce che avessero condotte in ischiavitù ottantamila persone. Aveva bensì, come abbiam detto, l'imperadorCostantinoconferito il titolo imperiale ai due suoi fratelliEraclioeTiberio; ma, per quanto si può conoscere, consisteva nella sola apparenza la lor dignità, perciocchè l'autorità e il comando risedeva tutto in esso Costantino. Nell'esercito a Crisopoli vi furono più persone che pubblicamente gridarono:Noi crediamo nelle tre Persone della Trinità: andiamo anche a coronar tre imperadori; segno che la coronazione era il più importante requisitoper esercitar coi fatti l'imperiale autorità. Giunsero queste parole all'orecchio di Costantino, che forte se ne turbò. Fatti perciò venire i capi di costoro a Costantinopoli sotto pretesto di voler soddisfare ai loro desiderii, li fece pendere tutti dalle forche, ed insegnò agli altri il rispetto dovuto ai sovrani. Perchè nondimeno si seppe, o solamente corse il sospetto che dai suddetti suoi fratelli avesse avuto origine quel sedizioso progetto, fece ad amendue tagliare il naso. Ma quest'ultima barbara azione non sembra appartenere all'anno presente; perchè, siccome lo stesso Teofane racconta all'anno 13 di Costantino, allora egli solamente rimosse i fratelli dall'imperio; nè sembra molto probabile che se in quest'anno avesse lor fatto un sì brutto sfregio, eglino avessero tuttavia continuato nell'onore primiero.
Circa questi tempi, per relazione di Paolo Diacono[Paulus Diacon., lib. 5, cap. 29.],Alzeco, ossiaAlzecone, duca de' Bulgari, senza sapersene il perchè, uscito colla gente a lui suggetta dal suo paese confinante al Danubio, venne con tutta pace a trovare il reGrimoaldo, esibendosi al suo servigio, e pregandolo di dargli qualche contrada, dove potesse abitar coi suoi. Grimoaldo l'inviò al figliuoloRomoaldoduca di Benevento, incaricandolo di trovargli sito a proposito. Egli in fatti diede a lui ed ai suoi per luogo d'abitazione il paese fino allora deserto di Supino, Boiano ed Isernia, ed altre città coi lor territorii, e con giurisdizione signorile in esse, dipendente nondimeno dal duca di Benevento: con avergli mutato il nome diducain quello digastaldo, equivalente a quello di governatore o conte, acciocchè non sembrasse eguale col nome di duca al duca suo sovrano. Paolo Diacono racconta che a' suoi dì, cioè cento anni dopo, quella nazione, tuttochè sapesse parlare la lingua volgare di quel paese, pure non avea per anche dismesso l'uso della natialingua bulgara. Teofane[Theoph., in Chronogr.]nell'anno XI di Costantino Pogonato, e Niceforo[Niceph., in Chron.]toccano questo punto anch'essi, dicendo, che regnando l'imperador Costante,Crovatore de' Bulgari lasciò dopo di sè cinque figliuoli, con ordine che stessero uniti insieme. Ma non andò molto che si divisero, e chi in questa, chi in quella parte andò colla sua gente. Il picciolo di quei fratelli venne in Italia nella Pentapoli, e passato a Ravenna, rimase suggetto all'imperio de' Cristiani, e pagava tributo ai Romani. Potrebbe essere che Alzeco prima si presentasse all'esarco di Ravenna con offerirsi ai di lui servigii; ma che non trovandosi dove dar ricetto a tanta gente, egli s'indirizzasse al re Grimoaldo, che l'inviò al figliuolo Romoaldo. Certamente a Paolo qui è dovuta maggior credenza che agli storici greci. Scrive poi il medesimo Paolo che in questi tempi (non sappiamo se nel presente o nel seguente anno) il regno dei Franchi venne in mano diDagoberto II, il quale, dopo essere stato per più anni esule e in grandi miserie, confinato in Irlanda per l'iniquità di Grimoaldo franzese suo maggiordomo, finalmente richiamato dai suoi, ricuperò il perduto regno. Non fu pigro il re Grimoaldo a spedirgli degli ambasciatori per congratularsi seco, e in tale occasione fu giurata da ambedue le parti una buona amistà e pace. Trovavasi allora in Francia in bassa fortuna il già fuggito re de' LongobardiBertarido, e temendo degli andamenti di quegli ambasciatori, perchè ben consapevole dell'accortezza del re Grimoaldo, che gli teneva continuamente gli occhi addosso e spie d'intorno, non gli parendo più buon'aria quella di Francia, prese segretamente la risoluzione di ritirarsene e di scappare nella gran Bretagna, per cercar quivi ricovero presso il re degli Anglosassoni. Gran disputa è stata fra gli eruditi franzesi intorno all'anno in cuiDagoberto IIricuperò il regno. Ne hantrattato Adriano Valesio, il Coinzio, e i padri Mabillone, Enschenio e Pagi. Sostiene l'ultimo di questi, che quel principe nell'anno 673 tornò in Francia; e perchè il Mabillone si serve del racconto già riferito da Paolo Diacono, il quale ci fa vedere esso Dagoberto regnante in Francia prima della morte del re Grimoaldo succeduta nell'anno seguente 671, tiene il Pagi che in ciò si sia ingannato lo storico italiano, come mal informato degli affari stranieri della Francia. Ma non par già che quel critico porti sì sode pruove da atterrar qui l'autorità di Paolo, il quale solamente cento anni dopo scrisse questi avvenimenti; e massimamente confessando tutti i letterati restare la storia di Francia in questi tempi involta in molte tenebre. Sembra non improbabile che mancato di vita Clotario III re in quest'anno senza prole, ed essendo insorti dei gravi torbidi per la successione, Dagoberto corresse al rumore, ed ottenesse una parte della monarchia. Ermanno Contratto[Hermannus Contractus in Chron. edit Urstis.]mette la morte di questo Dagoberto nell'anno 674, e però va d'accordo con Paolo Diacono. Fosse nondimeno quello o altro re dei Franchi, con cui il re Grimoaldo stringesse una buona lega, a noi basta di sapere che Bertarido non si trovando sicuro in Francia, s'inviò alla volta dell'Inghilterra.