DCLXXIVAnno diCristoDCLXXIV. IndizioneII.Adeodatopapa 3.CostantinoPogonato imp. 7.Bertaridore 4.Nulla ci somministra di nuovo in questi tempi la storia d'Italia; ma il suo stesso silenzio ci fa intendere la mirabil quiete e felicità che godevano allora sotto il pacifico governo del buon reBertaridoi popoli italiani. Lasciava egli in pace i Romani nè attendeva che a reggere con giustizia e soavità i suoi sudditi, e a dar loro nuovi esempli di pietà, siccome principe cattolico e rinomato pel timore di Dio. Abbiam fondamento di credere che sotto di lui il resto de' Longobardi ariani si riducesse al grembo della vera Chiesa. E tanto più dee dirsi felice allora ed invidiabile lo stato dell'Italia, perchè gli altri paesi dell'Europa provavano dei fieri disastri. Tornarono nell'aprile di quest'anno i Saraceni con tutte le loro forze all'assedio di Costantinopoli, e quivi stettero anche tutta la state, con dare dei frequenti assalti o alle mura o alle navi cristiane; per lo che tutto l'imperio orientale si trovava in grandi angustie e guai. Peggio stava la monarchia franzese, perchè caduta in mano di re o neghittosi o viziosi, e piena di guerre civili, e per conseguente d'iniquità e di prepotenza. Ciò fu cagione che molte provincie dell'Austrasia, come la Baviera, l'Alemagna, la Turingia, ed altri paesi si sottraessero dall'ubbidienza dei re franchi, e crebbe in esse l'idolatria con altri disordini. Il regno delle Spagne, tuttochè governato daVambare piissimo e cattolico de' Goti, ebbe nella Gallia narbonense, ossia nella Linguadoca, tuttavia sottoposta in questi tempi ad essi Goti, de' gravi sconvolgimenti, per gli tiranni ivi insorti e spalleggiati dai vicini Franchi.Fu astretto il buon re Vamba a far guerra, ed assistito dal cielo, riportò varie vittorie narrate da Giuliano da Toledo[Julian. Toletanus, in Chronico.]. La sola Italia godeva in essi tempi un cielo sereno mercè dell'ottimo re che ne aveva il governo, e tutto faceva per guadagnarsi l'amore di Dio e dei suoi popoli.
Nulla ci somministra di nuovo in questi tempi la storia d'Italia; ma il suo stesso silenzio ci fa intendere la mirabil quiete e felicità che godevano allora sotto il pacifico governo del buon reBertaridoi popoli italiani. Lasciava egli in pace i Romani nè attendeva che a reggere con giustizia e soavità i suoi sudditi, e a dar loro nuovi esempli di pietà, siccome principe cattolico e rinomato pel timore di Dio. Abbiam fondamento di credere che sotto di lui il resto de' Longobardi ariani si riducesse al grembo della vera Chiesa. E tanto più dee dirsi felice allora ed invidiabile lo stato dell'Italia, perchè gli altri paesi dell'Europa provavano dei fieri disastri. Tornarono nell'aprile di quest'anno i Saraceni con tutte le loro forze all'assedio di Costantinopoli, e quivi stettero anche tutta la state, con dare dei frequenti assalti o alle mura o alle navi cristiane; per lo che tutto l'imperio orientale si trovava in grandi angustie e guai. Peggio stava la monarchia franzese, perchè caduta in mano di re o neghittosi o viziosi, e piena di guerre civili, e per conseguente d'iniquità e di prepotenza. Ciò fu cagione che molte provincie dell'Austrasia, come la Baviera, l'Alemagna, la Turingia, ed altri paesi si sottraessero dall'ubbidienza dei re franchi, e crebbe in esse l'idolatria con altri disordini. Il regno delle Spagne, tuttochè governato daVambare piissimo e cattolico de' Goti, ebbe nella Gallia narbonense, ossia nella Linguadoca, tuttavia sottoposta in questi tempi ad essi Goti, de' gravi sconvolgimenti, per gli tiranni ivi insorti e spalleggiati dai vicini Franchi.Fu astretto il buon re Vamba a far guerra, ed assistito dal cielo, riportò varie vittorie narrate da Giuliano da Toledo[Julian. Toletanus, in Chronico.]. La sola Italia godeva in essi tempi un cielo sereno mercè dell'ottimo re che ne aveva il governo, e tutto faceva per guadagnarsi l'amore di Dio e dei suoi popoli.