MCCIXAnno diCristoMCCIX. IndizioneXII.InnocenzoIII papa 12.OttoneIV imperadore 1.Solennizzò in quest'anno con dispensa pontificiaOttone IVre de' Romani in Wirtzburg le sue nozze conBeatricefigliuola delre Filippoucciso[Abbas Urspergensis, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron., et alii.]. Aveva egli messo al bando dell'imperioOttoneconte palatino di Witelspach uccisore del medesimo, e confiscati i di lui Stati, con distribuirli a varie persone. Questi nell'anno presente colto da Arrigo di Calendin maresciallo, restò con più ferite tolto dal mondo. Inviò in ItaliaVolcheropatriarca d'Aquileia a riconoscere i diritti imperiali, e a disporre le città per la sua venuta. Sopra di che è da leggere il Sigonio. Acconciò egli intanto tutti i suoi affari conpapa Innocenzo III, per poter passare a Roma, e ricevere la corona imperiale. Tutto quanto seppe dimandare il pontefice, fu liberalissimamente accordato e promesso da lui, mentre era nella città di Spira, con obbligarsi di restituire alla Chiesa romanatutta la terra di Radicofani sino a Ceperano, la marca d'Ancona, il ducato di Spoleti, la terra della contessa Matilda, la contea di Bertinoro, l'esarcato di Ravenna, la Pentapoli, e tutto quanto era espresso in molti privilegii d'imperadori e re dai tempi di Lodovico Pio. Ciò fatto, Ottone,dopo aver celebrata in Augusta la festa de' santi Apostoli Pietro e Paolo, con forte esercito per la valle di Trento calò in Italia. Passò l'Adige sopra un ponte fabbricato dai Veronesi[Gerard. Maurisius, Hist. tom. 8 Rer. Ital.], da' quali pretese e ricevette la rocca di Garda. Furono a pagargli il tributo de' loro ossequiiAzzo VI marchesed'Este, ed Eccelino da Onara, fra' quali passavano nimicizie, ed, altercando insieme, si sfidarono alla presenza d'esso re. Curioso è quanto racconta il Maurisio dell'incontro di questi due emuli, e della cura ch'ebbe Ottone di pacificarli, e de' sospetti poi conceputi di loro. Ne ho parlato nelle Antichità Estensi. Ordinò egli al marchese di rimettere in libertà i prigioni; e fu ubbidito. Venne Ottone verso Modena[Annales Veteres Mutinens., tom, 11 Rer. Italic.], e si attendò nel distretto di Spilamberto. Indi, per testimonianza di Ottone da San Biagio[Otto de S. Blasio, in Chron.], passò a Bologna, dove concorsero tutti i principi e deputati delle città d'Italia, e vi fu fatta gran corte e festa. Di là portossi a Milano, ricevuto con gran pompa ed allegria da quel popolo. In tale occasione gli storici milanesi scrivono[Gualvan. Flamm., in Manip. Flor., cap. 244. Corius, Bossius, et alii.]che esso re prese nella basilica di santo Ambrosio la corona del regno d'Italia, nè per tal funzione volle chiedere o ricevere quella contribuzion di danaro che, secondo il costume, si pagava dai popoli. Tristano Calco[Tristan. Calcus, Histor. Mediolan.]differisce all'anno seguente la di lui coronazione italica: il che sembra poco verisimile, l'uso essendo stato che la corona del regno d'Italia precedentemente alla romana si conferisse. Ma certo non sussiste il dirsi da Galvano Fiamma, che Ottone fosse coronato nelsabatosanto di quest'anno, perchè egli non era per anche disceso in Italia; e tal asserzione può piuttosto persuaderci l'opinione del Calchi, che riferisce la di lui coronazionein Milano al sacro giorno di Pasqua dell'anno susseguente. Dopo aver quivi dato ordine agli affari del regno d'Italia, si rimise in viaggio il re Ottone, e, passato l'Appennino, per tutta la Toscana fu ben veduto ed accolto. Trovò a Viterbo papa Innocenzo[Johan. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.], che l'aspettava; e concertata con lui la coronazione romana, e confermati i giuramenti, continuò il viaggio alla volta di Roma coll'esercito suo, accresciuto di molte migliaia d'Italiani, e andò ad accamparsi nelle vicinanze di san Pietro, cioè della basilica vaticana. In essa poi dalle mani di papa Innocenzo III ricevette l'imperial corona e benedizione. Il giorno di sì solenne funzione è controverso fra gli storici[Otto de S. Blasio, in Chron., Arnold. Lubec. Godefridus Monach. Matthaeus Paris. Histor. Angl.]. Alcuni la scrivono fatta nel dì 27 di settembre, giorno di domenica, altri nella seguente domenica, giorno 4 d'ottobre. Non ho io trovato finora lumi bastanti per decidere questo dubbio, parendomi nulladimeno più probabile la seconda opinione. Accompagnò Ottone colla corona in capo il pontefice sino alla porta di Roma fra la gran calca delle sue truppe, e tornossene dipoi al suo padiglione.Ma questa gran festa ed allegria mutò ben presto aspetto. Ossia, come vogliono alcuni[Abbas Urspergens., in Chron. Jordanus, in Chron.], che accidentalmente venissero alle mani i Romani coi Tedeschi a cagione di qualche danno o insolenza loro fatta; oppure, secondo altri, che il popolo romano pretendesse quei grossi regali, che da alcuni precedenti Augusti erano stati lor fatti nella coronazione romana, e Ottone ricusasse di soddisfarli; certo è che seguì fra i Romani e Tedeschi una calda baruffa, e la peggio toccò alle genti del novello imperadore.Non sine strage magna suorum, dice Riccardo da San Germano[Richard. de S. Germ., in Chron.]. Giordanoed Alberico monaco dei tre Fonti[Albericus Monachus, in Chronic. Appendix ad Robert. de Monte.]amplificando, a mio credere, questo avvenimento, scrivono:Multi de Teutonicis occisi sunt, et plurimi damnificati, ita quod dictum est postea, in illo bello mille centum equos amisisse imperatorem, praeter homines occisos, et alia damna. Non ci è fondamento bastante di credere così gran perdita. Ma verisimilmente per questo accidente cominciò a turbarsi la buona armonia fra il papa e l'imperadore, il quale, venuto in Toscana, parte quivi e parte in Lombardia passò il verno seguente, con aver licenziata la maggior parte dell'armata sua. Parmi ancora credibile che non tardasse molto l'Augusto Ottone ad occupare o a non restituire alcuni degli Stati della Chiesa romana, non ostante la promessa e il giuramento da lui prestato. La storia è qui molto scarsa, nè ci scuopre le cagioni tutte che produssero dipoi tanti sconcerti fra la santa Sede e il suddetto imperadore. Sappiamo da tutti che papa Innocenzo III accusò di usurpazione e perfidia Ottone; e che, all'incontro, Ottone pretendeva di non operar contro il giuramento fatto in favor del pontefice, con dire ch'egli prima avea nella sua coronazione germanica giurato di conservare e ricuperare gli Stati e i diritti imperiali. Si può credere che mettessero la zampa nel consiglio imperiale i legisti politici, con rappresentare ad Ottone l'esempio de' suoi predecessori, che aveano goduto il dominio di quegli Stati, e date ne aveano le investiture: il che era stato praticato anche daArrigo Iimperadore santo. Forse ancora chiamarono ad esame i diplomi delle concessioni fatte ai papi dagli imperadori fin da' tempi di Lodovico Pio sino a questi, con trovarvi delle difficoltà. Comunque sia, egli è fuor di dubbio che grande strepito fece il pontefice contra di Ottone, l'ammonì per mezzo dell'arcivescovo di Pisa, ma indarno sicchègiunse infine ad atterrarlo, siccome vedremo. Più che mai seguitava intanto il vigilantissimo papa a tenersi ben unito conFederigo IIre di Sicilia, considerando il bisogno che potrebbe occorrere di quel principe, qualora le speranze da lui concepute di Ottone IV rimanessero deluse. Fu egli dunque che consigliò a Federigo di accasarsi; fu egli ancora mediatore del matrimonio di lui conCostanzafigliuola del re d'Aragona. Nel mese di febbraio del presente anno, essendo stata condotta questa principessa a Palermo, con rara magnificenza se ne celebrarono le nozze. Abbiamo da Gerardo Maurisio[Gerard. Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Ital. Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]e da altri storici che in quest'annoSalinguerracapo de' Ghibellini in Ferrara, co' suoi aderenti seppe far tanto, che rientrò in Ferrara, spogliò di quel dominioAzzo VI marchesed'Este, e cacciò in esilio tutti i di lui partigiani. Trovavasi allora il marchese collo esercito suo accompagnato dai Veronesi e Vicentini verso la Brenta, per passare alla distruzione della nobil terra di Bassano, dove Eccelino da Onara nemico suo signoreggiava. Erano anche in armi i Trivisani, per dar aiuto ad esso Eccelino. Arrivò al marchese la nuova della perdita di Ferrara: allora precipitosamente levò il campo e tornossene a Vicenza, ubbidiente in questi tempi ai suoi cenni, e fu inseguito da Eccelino sino alle porte di quella città. Non andò più innanzi questa briga, perchè, arrivato il re Ottone, che veniva allora dalla Germania, ad Orsaniga, tanto il marchese che Eccelino dovettero ire alla corte, siccome ho di sopra accennato. In Cremona[Chron. Cremonens., tom. 7 Rer. Italic.]ancora nell'anno presente v'entrò la discordia. Il popolo si divise in due fazioni: l'una teneva la città vecchia, e l'altra la nuova, di modo che arrivarono nell'anno seguente cadauna delle parti ad eleggere il suo podestà.
Solennizzò in quest'anno con dispensa pontificiaOttone IVre de' Romani in Wirtzburg le sue nozze conBeatricefigliuola delre Filippoucciso[Abbas Urspergensis, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron., et alii.]. Aveva egli messo al bando dell'imperioOttoneconte palatino di Witelspach uccisore del medesimo, e confiscati i di lui Stati, con distribuirli a varie persone. Questi nell'anno presente colto da Arrigo di Calendin maresciallo, restò con più ferite tolto dal mondo. Inviò in ItaliaVolcheropatriarca d'Aquileia a riconoscere i diritti imperiali, e a disporre le città per la sua venuta. Sopra di che è da leggere il Sigonio. Acconciò egli intanto tutti i suoi affari conpapa Innocenzo III, per poter passare a Roma, e ricevere la corona imperiale. Tutto quanto seppe dimandare il pontefice, fu liberalissimamente accordato e promesso da lui, mentre era nella città di Spira, con obbligarsi di restituire alla Chiesa romanatutta la terra di Radicofani sino a Ceperano, la marca d'Ancona, il ducato di Spoleti, la terra della contessa Matilda, la contea di Bertinoro, l'esarcato di Ravenna, la Pentapoli, e tutto quanto era espresso in molti privilegii d'imperadori e re dai tempi di Lodovico Pio. Ciò fatto, Ottone,dopo aver celebrata in Augusta la festa de' santi Apostoli Pietro e Paolo, con forte esercito per la valle di Trento calò in Italia. Passò l'Adige sopra un ponte fabbricato dai Veronesi[Gerard. Maurisius, Hist. tom. 8 Rer. Ital.], da' quali pretese e ricevette la rocca di Garda. Furono a pagargli il tributo de' loro ossequiiAzzo VI marchesed'Este, ed Eccelino da Onara, fra' quali passavano nimicizie, ed, altercando insieme, si sfidarono alla presenza d'esso re. Curioso è quanto racconta il Maurisio dell'incontro di questi due emuli, e della cura ch'ebbe Ottone di pacificarli, e de' sospetti poi conceputi di loro. Ne ho parlato nelle Antichità Estensi. Ordinò egli al marchese di rimettere in libertà i prigioni; e fu ubbidito. Venne Ottone verso Modena[Annales Veteres Mutinens., tom, 11 Rer. Italic.], e si attendò nel distretto di Spilamberto. Indi, per testimonianza di Ottone da San Biagio[Otto de S. Blasio, in Chron.], passò a Bologna, dove concorsero tutti i principi e deputati delle città d'Italia, e vi fu fatta gran corte e festa. Di là portossi a Milano, ricevuto con gran pompa ed allegria da quel popolo. In tale occasione gli storici milanesi scrivono[Gualvan. Flamm., in Manip. Flor., cap. 244. Corius, Bossius, et alii.]che esso re prese nella basilica di santo Ambrosio la corona del regno d'Italia, nè per tal funzione volle chiedere o ricevere quella contribuzion di danaro che, secondo il costume, si pagava dai popoli. Tristano Calco[Tristan. Calcus, Histor. Mediolan.]differisce all'anno seguente la di lui coronazione italica: il che sembra poco verisimile, l'uso essendo stato che la corona del regno d'Italia precedentemente alla romana si conferisse. Ma certo non sussiste il dirsi da Galvano Fiamma, che Ottone fosse coronato nelsabatosanto di quest'anno, perchè egli non era per anche disceso in Italia; e tal asserzione può piuttosto persuaderci l'opinione del Calchi, che riferisce la di lui coronazionein Milano al sacro giorno di Pasqua dell'anno susseguente. Dopo aver quivi dato ordine agli affari del regno d'Italia, si rimise in viaggio il re Ottone, e, passato l'Appennino, per tutta la Toscana fu ben veduto ed accolto. Trovò a Viterbo papa Innocenzo[Johan. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.], che l'aspettava; e concertata con lui la coronazione romana, e confermati i giuramenti, continuò il viaggio alla volta di Roma coll'esercito suo, accresciuto di molte migliaia d'Italiani, e andò ad accamparsi nelle vicinanze di san Pietro, cioè della basilica vaticana. In essa poi dalle mani di papa Innocenzo III ricevette l'imperial corona e benedizione. Il giorno di sì solenne funzione è controverso fra gli storici[Otto de S. Blasio, in Chron., Arnold. Lubec. Godefridus Monach. Matthaeus Paris. Histor. Angl.]. Alcuni la scrivono fatta nel dì 27 di settembre, giorno di domenica, altri nella seguente domenica, giorno 4 d'ottobre. Non ho io trovato finora lumi bastanti per decidere questo dubbio, parendomi nulladimeno più probabile la seconda opinione. Accompagnò Ottone colla corona in capo il pontefice sino alla porta di Roma fra la gran calca delle sue truppe, e tornossene dipoi al suo padiglione.
Ma questa gran festa ed allegria mutò ben presto aspetto. Ossia, come vogliono alcuni[Abbas Urspergens., in Chron. Jordanus, in Chron.], che accidentalmente venissero alle mani i Romani coi Tedeschi a cagione di qualche danno o insolenza loro fatta; oppure, secondo altri, che il popolo romano pretendesse quei grossi regali, che da alcuni precedenti Augusti erano stati lor fatti nella coronazione romana, e Ottone ricusasse di soddisfarli; certo è che seguì fra i Romani e Tedeschi una calda baruffa, e la peggio toccò alle genti del novello imperadore.Non sine strage magna suorum, dice Riccardo da San Germano[Richard. de S. Germ., in Chron.]. Giordanoed Alberico monaco dei tre Fonti[Albericus Monachus, in Chronic. Appendix ad Robert. de Monte.]amplificando, a mio credere, questo avvenimento, scrivono:Multi de Teutonicis occisi sunt, et plurimi damnificati, ita quod dictum est postea, in illo bello mille centum equos amisisse imperatorem, praeter homines occisos, et alia damna. Non ci è fondamento bastante di credere così gran perdita. Ma verisimilmente per questo accidente cominciò a turbarsi la buona armonia fra il papa e l'imperadore, il quale, venuto in Toscana, parte quivi e parte in Lombardia passò il verno seguente, con aver licenziata la maggior parte dell'armata sua. Parmi ancora credibile che non tardasse molto l'Augusto Ottone ad occupare o a non restituire alcuni degli Stati della Chiesa romana, non ostante la promessa e il giuramento da lui prestato. La storia è qui molto scarsa, nè ci scuopre le cagioni tutte che produssero dipoi tanti sconcerti fra la santa Sede e il suddetto imperadore. Sappiamo da tutti che papa Innocenzo III accusò di usurpazione e perfidia Ottone; e che, all'incontro, Ottone pretendeva di non operar contro il giuramento fatto in favor del pontefice, con dire ch'egli prima avea nella sua coronazione germanica giurato di conservare e ricuperare gli Stati e i diritti imperiali. Si può credere che mettessero la zampa nel consiglio imperiale i legisti politici, con rappresentare ad Ottone l'esempio de' suoi predecessori, che aveano goduto il dominio di quegli Stati, e date ne aveano le investiture: il che era stato praticato anche daArrigo Iimperadore santo. Forse ancora chiamarono ad esame i diplomi delle concessioni fatte ai papi dagli imperadori fin da' tempi di Lodovico Pio sino a questi, con trovarvi delle difficoltà. Comunque sia, egli è fuor di dubbio che grande strepito fece il pontefice contra di Ottone, l'ammonì per mezzo dell'arcivescovo di Pisa, ma indarno sicchègiunse infine ad atterrarlo, siccome vedremo. Più che mai seguitava intanto il vigilantissimo papa a tenersi ben unito conFederigo IIre di Sicilia, considerando il bisogno che potrebbe occorrere di quel principe, qualora le speranze da lui concepute di Ottone IV rimanessero deluse. Fu egli dunque che consigliò a Federigo di accasarsi; fu egli ancora mediatore del matrimonio di lui conCostanzafigliuola del re d'Aragona. Nel mese di febbraio del presente anno, essendo stata condotta questa principessa a Palermo, con rara magnificenza se ne celebrarono le nozze. Abbiamo da Gerardo Maurisio[Gerard. Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Ital. Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]e da altri storici che in quest'annoSalinguerracapo de' Ghibellini in Ferrara, co' suoi aderenti seppe far tanto, che rientrò in Ferrara, spogliò di quel dominioAzzo VI marchesed'Este, e cacciò in esilio tutti i di lui partigiani. Trovavasi allora il marchese collo esercito suo accompagnato dai Veronesi e Vicentini verso la Brenta, per passare alla distruzione della nobil terra di Bassano, dove Eccelino da Onara nemico suo signoreggiava. Erano anche in armi i Trivisani, per dar aiuto ad esso Eccelino. Arrivò al marchese la nuova della perdita di Ferrara: allora precipitosamente levò il campo e tornossene a Vicenza, ubbidiente in questi tempi ai suoi cenni, e fu inseguito da Eccelino sino alle porte di quella città. Non andò più innanzi questa briga, perchè, arrivato il re Ottone, che veniva allora dalla Germania, ad Orsaniga, tanto il marchese che Eccelino dovettero ire alla corte, siccome ho di sopra accennato. In Cremona[Chron. Cremonens., tom. 7 Rer. Italic.]ancora nell'anno presente v'entrò la discordia. Il popolo si divise in due fazioni: l'una teneva la città vecchia, e l'altra la nuova, di modo che arrivarono nell'anno seguente cadauna delle parti ad eleggere il suo podestà.