MCCXIVAnno diCristoMCCXIV. IndizioneII.Innocenzo IIIpapa 17.Ottone IVimperadore 6.Succedette in quest'anno una famosa battaglia campale fra l'imperadoreOttoneeFilippo redi Francia[Godefridus Monachus. Alberic. Monachus. Abbas Urspergens.]. Si trovarono a fronte i due potentissimi eserciti nel dì 27 di luglio a Ponte Bovino, e vennero alle mani. Dalla parte di Ottone militavano le forze del re d'Inghilterra, i duchi del Brabante e di Limburgo, e i conti di Fiandra e di Bologna. Il fiore dei Franzesi col duca di Borgogna era nella altra parte. Lungo tempo durò l'ostinato combattimento, e infine i Franzesi riportarono una piena vittoria, con far moltissimi prigioni di conto, e grosso bottino. Questa disgrazia diede il crollo agl'interessi dell'imperadore Ottone, che da lì innanzi stentò a sostenersi in piedi. Se vogliamo prestar fede a Galvano Fiamma[Gualvan. Flam., in Manip. Flor., cap. 147.], in quest'anno i Milanesi vogliosi di vendicarsi de' Cremonesi, per la rotta ricevuta nel precedente anno, con potente sforzo andarono sino a Zenevolta. S'incontrarono coi Cremonesi, e menarono così ben le mani, che li sconfissero e presero il loro carroccio. In pruova di ciò il Fiamma cita la Cronica di Sicardo. Ma giusto fondamento c'è di sospettare immaginaria e finta questa rotta de' Cremonesi. Ne' due testi, dei quali mi sono servito per pubblicar la Cronica di Sicardo, nulla di ciò si legge. Nulla nelle Croniche di Cremona, Piacenza, Parma ed altre, che, dopo aver parlato sì chiaramente della vittoria riportata dai Cremonesi all'anno precedente, se questa gran percossa data loro dai Milanesi sussistesse, ne avrebbero anche esse fatta menzione. Aggiugne esso Fiamma che, entrati i Milanesi nella Lomellina de' Pavesi, vi espugnarono varie castella. Questo potrebbe stare. Abbiamo bensì dallaCronica di Cremona che nell'anno presente i Cremonesi fecero oste sopra i Piacentini, con bruciar molto paese, e prender alcune lor terre. Irritati anche i Modenesi[Chron. Parmanense, tom. 7 Rer. Ital. Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]per l'affronto e danno loro inferito nell'anno precedente da un nipote di Salinguerra, messo insieme un grosso esercito, con cui s'accoppiarono ancora i Parmigiani, Mantovani e Ferraresi del partito diAldrovandino marchesed'Este, andarono a mettere l'assedio a Ponte Dosolo, ed, impadronitisi di esso nella festa di san Martino, diedero alle fiamme e smantellarono quel castello, con portarne a Modena in segno di vittoria la campana, che fu posta nella torre maggiore, e adoperata dipoi a sonar nona. Somma tranquillità godeva in questi tempi la città di Padova. Accadde che si tenne gran corte, e si preparò un giuoco o spettacolo pubblico nella città di Trivigi, descritto da Rolandino[Roland., Chron., lib. 1, cap. 13.]. V'intervenne da Venezia e da Padova molta nobiltà dell'uno e dell'altro sesso. Nel combattimento che si fece per prendere un finto castello, si appiccò lite fra i Veneziani e Padovani, gareggiando tutti per aver la preminenza del conquisto. Fu nella mischia stracciato un pezzo della bandiera di san Marco portata dai Veneziani, e ne sorse tal rumore, che i presidenti al giuoco lo fecero dismettere. S'ingrossò forte per questo accidente l'odio dei Veneziani contra de' Padovani, in guisa che serrarono tutti i passi delle mercatanzie, e andò poi più innanzi la briga. Le replicate istanze di papa Innocenzo mossero nell'anno presente Aldrovandino marchese d'Este a passare nella marca d'Ancona. N'era egli al pari di suo padre stato investito dalla Sede apostolica. Ma sopraggiunta l'immatura morte del padre, e per varii suoi scabrosi affari trovandosi egli impegnato in Lombardia, i conti di Celano, fautori di Ottone Augusto, s'erano impadroniti di quella contrada. Potèegli solamente ora accudire a quel dominio. Impegnò tutti i suoi allodiali, e lo stesso fratello suoAzzo VIIai prestatori fiorentini per mettere insieme delle grosse somme di danaro da far gente[Roland., Chron., lib. 1, cap. 15. Monachus Patavinus, in Chron. Antichità Estensi, P. I, cap. 41.]. Allorchè ebbe in pronto un buon esercito, marciò verso quella marca, dove gli convenne un gran coraggio per le molte opposizioni a lui fatte, parte dai popoli della terra, e parte dai conti suddetti. Tuttavia diede loro varie rotte; ed avea messo in buono stato quella signoria, quando la morte venne a rompere tutte le di lui misure, come dirò all'anno seguente.
Succedette in quest'anno una famosa battaglia campale fra l'imperadoreOttoneeFilippo redi Francia[Godefridus Monachus. Alberic. Monachus. Abbas Urspergens.]. Si trovarono a fronte i due potentissimi eserciti nel dì 27 di luglio a Ponte Bovino, e vennero alle mani. Dalla parte di Ottone militavano le forze del re d'Inghilterra, i duchi del Brabante e di Limburgo, e i conti di Fiandra e di Bologna. Il fiore dei Franzesi col duca di Borgogna era nella altra parte. Lungo tempo durò l'ostinato combattimento, e infine i Franzesi riportarono una piena vittoria, con far moltissimi prigioni di conto, e grosso bottino. Questa disgrazia diede il crollo agl'interessi dell'imperadore Ottone, che da lì innanzi stentò a sostenersi in piedi. Se vogliamo prestar fede a Galvano Fiamma[Gualvan. Flam., in Manip. Flor., cap. 147.], in quest'anno i Milanesi vogliosi di vendicarsi de' Cremonesi, per la rotta ricevuta nel precedente anno, con potente sforzo andarono sino a Zenevolta. S'incontrarono coi Cremonesi, e menarono così ben le mani, che li sconfissero e presero il loro carroccio. In pruova di ciò il Fiamma cita la Cronica di Sicardo. Ma giusto fondamento c'è di sospettare immaginaria e finta questa rotta de' Cremonesi. Ne' due testi, dei quali mi sono servito per pubblicar la Cronica di Sicardo, nulla di ciò si legge. Nulla nelle Croniche di Cremona, Piacenza, Parma ed altre, che, dopo aver parlato sì chiaramente della vittoria riportata dai Cremonesi all'anno precedente, se questa gran percossa data loro dai Milanesi sussistesse, ne avrebbero anche esse fatta menzione. Aggiugne esso Fiamma che, entrati i Milanesi nella Lomellina de' Pavesi, vi espugnarono varie castella. Questo potrebbe stare. Abbiamo bensì dallaCronica di Cremona che nell'anno presente i Cremonesi fecero oste sopra i Piacentini, con bruciar molto paese, e prender alcune lor terre. Irritati anche i Modenesi[Chron. Parmanense, tom. 7 Rer. Ital. Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]per l'affronto e danno loro inferito nell'anno precedente da un nipote di Salinguerra, messo insieme un grosso esercito, con cui s'accoppiarono ancora i Parmigiani, Mantovani e Ferraresi del partito diAldrovandino marchesed'Este, andarono a mettere l'assedio a Ponte Dosolo, ed, impadronitisi di esso nella festa di san Martino, diedero alle fiamme e smantellarono quel castello, con portarne a Modena in segno di vittoria la campana, che fu posta nella torre maggiore, e adoperata dipoi a sonar nona. Somma tranquillità godeva in questi tempi la città di Padova. Accadde che si tenne gran corte, e si preparò un giuoco o spettacolo pubblico nella città di Trivigi, descritto da Rolandino[Roland., Chron., lib. 1, cap. 13.]. V'intervenne da Venezia e da Padova molta nobiltà dell'uno e dell'altro sesso. Nel combattimento che si fece per prendere un finto castello, si appiccò lite fra i Veneziani e Padovani, gareggiando tutti per aver la preminenza del conquisto. Fu nella mischia stracciato un pezzo della bandiera di san Marco portata dai Veneziani, e ne sorse tal rumore, che i presidenti al giuoco lo fecero dismettere. S'ingrossò forte per questo accidente l'odio dei Veneziani contra de' Padovani, in guisa che serrarono tutti i passi delle mercatanzie, e andò poi più innanzi la briga. Le replicate istanze di papa Innocenzo mossero nell'anno presente Aldrovandino marchese d'Este a passare nella marca d'Ancona. N'era egli al pari di suo padre stato investito dalla Sede apostolica. Ma sopraggiunta l'immatura morte del padre, e per varii suoi scabrosi affari trovandosi egli impegnato in Lombardia, i conti di Celano, fautori di Ottone Augusto, s'erano impadroniti di quella contrada. Potèegli solamente ora accudire a quel dominio. Impegnò tutti i suoi allodiali, e lo stesso fratello suoAzzo VIIai prestatori fiorentini per mettere insieme delle grosse somme di danaro da far gente[Roland., Chron., lib. 1, cap. 15. Monachus Patavinus, in Chron. Antichità Estensi, P. I, cap. 41.]. Allorchè ebbe in pronto un buon esercito, marciò verso quella marca, dove gli convenne un gran coraggio per le molte opposizioni a lui fatte, parte dai popoli della terra, e parte dai conti suddetti. Tuttavia diede loro varie rotte; ed avea messo in buono stato quella signoria, quando la morte venne a rompere tutte le di lui misure, come dirò all'anno seguente.