MCCXIX

MCCXIXAnno diCristoMCCXIX. IndizioneVII.Onorio IIIpapa 4.Vacante l'imperio.L'assedio di Damiata, fortissima ed importante città nell'Egitto, terminato fu in quest'anno dopo immense fatiche col costo d'infinito sangue di popolo battezzato, dall'esercito de' crociati, colla presa di quella città in faccia all'innumerabil esercito di Corradino sultano de' Saraceni nel dì cinque di novembre[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Bernardus Thesaurar., tom. 7 Rer. Ital. Monachus Patavinus, et alii.]. Riempiè questa nuova d'immenso gaudio tutta la cristianità, e un tal acquisto produsse un incredibil tesoro e bottino a tutta quell'armata di cristiani. Racconta Godifredo monaco[Godefridus Monachus, in Chron.]una particolarità confermata dall'Urspergense[Abbas Urspergens., in Chron.], cioè che il sultano, per non perdere così cara città, aveva esibito ai cristiani di restituir loro il legno della vera croce, tutti i prigionieri, e di somministrar le spese per rimettere in piedi le mura da lui smantellate di Gerusalemme.Insuper regnum hierosolymitanum totaliter restitueret, praeter Craccum, et Montem regalem, pro quibus retinendis tributum obtulit, quamdiu tregua duraret. Ma il legato pontificio, i templari, ed altri rigettarono sì bella esibizione, spacciandola per una illusione e furberia del sultano; e sostenendo che quelle due sole fortezze erano bastanti ad inquietare continuamente Gerusalemme. Insomma stabilirono di voler prima conquistar Damiata, e poscia far trattato col sultano. Damiata fu presa, e niun trattato si fece dipoi. Non lasciava intanto papaOnorio[Raynaldus, Annal. Eccl.]di sollecitare ilre Federigo IIad eseguire il voto della croce da lui presa, per portare soccorso ai cristiani militanti in Egitto. Ed egli colle più belle lettere del mondorispondeva di essere tutto acceso di voglia d'impiegar colà le sue forze in pro della cristianità, e il buon papa se lo credeva. La vera intenzione di Federigo, siccome col tempo si venne a conoscere era di cavar dalle mani del romano pontefice la corona dell'imperio: al che appunto egli arrivò nell'anno seguente, per quanto si vedrà. Nè voglio tacere che, per testimonianza di Jacopo da Vitry[Jacobus de Vitriaco, Hist. Orient.], cardinale e scrittore contemporaneo, il mirabil servo di Dio san Francesco d'Assisi fu all'assedio di Damiata, ed ebbe coraggio di passare all'udienza del sultano, che, deposta la sua fierezza, l'ascoltò predicare della fede di Cristo. Ma veggendo il santo che niun frutto faceano le prediche sue con quegl'indurati Maomettani, se ne tornò in Italia. Crebbe in quest'anno la rottura fra i nobili e il popolo di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], di maniera che toccò ai primi di uscire dalla città con tutte le loro famiglie. Ritiraronsi essi a Podenzano, dove, creato il loro podestà, cominciarono ad impedire che i contadini del distretto non andassero al mercato di Piacenza.Fecero pace in quest'anno i Bolognesi[Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.]col popolo di Pistoia. È da vedere il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 16.]che minutamente descrive gli atti di queste due città in occasione di questa pace. Durando ancora le nemicizie de' Faentini contra degl'Imolesi, i primi, assistiti dal popolo di Bologna, ostilmente procederono contro Imola. Mentre davano il guasto al paese, sopravvenneroJacopo vescovodi Torino eGuglielmo marchesedi Monferrato, che andavano ambasciatori del re Federigo a Roma. Questi intimarono al podestà di Bologna di non molestar il popolo d'Imola, e di restituire il maltolto. Mostrò il podestà di non credere ch'essi fossero ministri di Federigo, al quale per altro tutto il popolo bolognese professava riverenza. Andò nellesmanie il vescovo, e, dopo aver messa Bologna al bando dell'imperio, in fretta se ne andò con Dio. Furono poi rimesse quelle differenze degl'Imolesi e Faentini nel medesimo podestà di Bologna. Nell'anno seguente capitato ad essa città di Bologna Anselmo da Spira legato di Federigo, avendolo i Bolognesi unto con unguento di mirabil efficacia, furono da lui assoluti. Era il marchese di Monferrato non solamente per vincolo di parentela, ma per affetto e per comunione d'interessi, attaccatissimo al re Federigo. Ed appunto racconta Benvenuto da San Giorgio[Benvenut. de S. Giorgio, Stor. del Monferr., tom. 23 Rer. Ital.]che in quest'anno egli ottenne da esso re quattro castella situate sulle rive del Po, con diploma, che vien rapportato dal medesimo storico, datoapud Spiram anno MCCXIX, nono kalendas martii, Indictione VII. Ma forse circa questi tempi una fiera scossa patì l'insigne casa dei marchesi di Monferrato, perchèDemetriofratello del suddetto Guglielmo marchese, re di Tessalonica, ossia di Salonichi, e della Tessalia, fu dal grecoTeodoro Lascarispogliato di quel regno, e gli convenne tornare in Italia, e ricoverarsi nell'avito suo paese. Fra esso marchese Guglielmo e Andrea Delfino conte di Vienna e di Grenoble passarono delle controversie a cagione del castello e borgo di Brianzone. Furono queste nell'anno presente composte con aver data il marcheseBeatricesua figliuola in moglie al Delfino, ed assegnatagli in dote quella terra. Da ciò si può arguire quanto ampiamente si stendesse allora il dominio de' marchesi di Monferrato, da' quali si diramarono senza fallo i marchesi di Saluzzo.

L'assedio di Damiata, fortissima ed importante città nell'Egitto, terminato fu in quest'anno dopo immense fatiche col costo d'infinito sangue di popolo battezzato, dall'esercito de' crociati, colla presa di quella città in faccia all'innumerabil esercito di Corradino sultano de' Saraceni nel dì cinque di novembre[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Bernardus Thesaurar., tom. 7 Rer. Ital. Monachus Patavinus, et alii.]. Riempiè questa nuova d'immenso gaudio tutta la cristianità, e un tal acquisto produsse un incredibil tesoro e bottino a tutta quell'armata di cristiani. Racconta Godifredo monaco[Godefridus Monachus, in Chron.]una particolarità confermata dall'Urspergense[Abbas Urspergens., in Chron.], cioè che il sultano, per non perdere così cara città, aveva esibito ai cristiani di restituir loro il legno della vera croce, tutti i prigionieri, e di somministrar le spese per rimettere in piedi le mura da lui smantellate di Gerusalemme.Insuper regnum hierosolymitanum totaliter restitueret, praeter Craccum, et Montem regalem, pro quibus retinendis tributum obtulit, quamdiu tregua duraret. Ma il legato pontificio, i templari, ed altri rigettarono sì bella esibizione, spacciandola per una illusione e furberia del sultano; e sostenendo che quelle due sole fortezze erano bastanti ad inquietare continuamente Gerusalemme. Insomma stabilirono di voler prima conquistar Damiata, e poscia far trattato col sultano. Damiata fu presa, e niun trattato si fece dipoi. Non lasciava intanto papaOnorio[Raynaldus, Annal. Eccl.]di sollecitare ilre Federigo IIad eseguire il voto della croce da lui presa, per portare soccorso ai cristiani militanti in Egitto. Ed egli colle più belle lettere del mondorispondeva di essere tutto acceso di voglia d'impiegar colà le sue forze in pro della cristianità, e il buon papa se lo credeva. La vera intenzione di Federigo, siccome col tempo si venne a conoscere era di cavar dalle mani del romano pontefice la corona dell'imperio: al che appunto egli arrivò nell'anno seguente, per quanto si vedrà. Nè voglio tacere che, per testimonianza di Jacopo da Vitry[Jacobus de Vitriaco, Hist. Orient.], cardinale e scrittore contemporaneo, il mirabil servo di Dio san Francesco d'Assisi fu all'assedio di Damiata, ed ebbe coraggio di passare all'udienza del sultano, che, deposta la sua fierezza, l'ascoltò predicare della fede di Cristo. Ma veggendo il santo che niun frutto faceano le prediche sue con quegl'indurati Maomettani, se ne tornò in Italia. Crebbe in quest'anno la rottura fra i nobili e il popolo di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], di maniera che toccò ai primi di uscire dalla città con tutte le loro famiglie. Ritiraronsi essi a Podenzano, dove, creato il loro podestà, cominciarono ad impedire che i contadini del distretto non andassero al mercato di Piacenza.

Fecero pace in quest'anno i Bolognesi[Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.]col popolo di Pistoia. È da vedere il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 16.]che minutamente descrive gli atti di queste due città in occasione di questa pace. Durando ancora le nemicizie de' Faentini contra degl'Imolesi, i primi, assistiti dal popolo di Bologna, ostilmente procederono contro Imola. Mentre davano il guasto al paese, sopravvenneroJacopo vescovodi Torino eGuglielmo marchesedi Monferrato, che andavano ambasciatori del re Federigo a Roma. Questi intimarono al podestà di Bologna di non molestar il popolo d'Imola, e di restituire il maltolto. Mostrò il podestà di non credere ch'essi fossero ministri di Federigo, al quale per altro tutto il popolo bolognese professava riverenza. Andò nellesmanie il vescovo, e, dopo aver messa Bologna al bando dell'imperio, in fretta se ne andò con Dio. Furono poi rimesse quelle differenze degl'Imolesi e Faentini nel medesimo podestà di Bologna. Nell'anno seguente capitato ad essa città di Bologna Anselmo da Spira legato di Federigo, avendolo i Bolognesi unto con unguento di mirabil efficacia, furono da lui assoluti. Era il marchese di Monferrato non solamente per vincolo di parentela, ma per affetto e per comunione d'interessi, attaccatissimo al re Federigo. Ed appunto racconta Benvenuto da San Giorgio[Benvenut. de S. Giorgio, Stor. del Monferr., tom. 23 Rer. Ital.]che in quest'anno egli ottenne da esso re quattro castella situate sulle rive del Po, con diploma, che vien rapportato dal medesimo storico, datoapud Spiram anno MCCXIX, nono kalendas martii, Indictione VII. Ma forse circa questi tempi una fiera scossa patì l'insigne casa dei marchesi di Monferrato, perchèDemetriofratello del suddetto Guglielmo marchese, re di Tessalonica, ossia di Salonichi, e della Tessalia, fu dal grecoTeodoro Lascarispogliato di quel regno, e gli convenne tornare in Italia, e ricoverarsi nell'avito suo paese. Fra esso marchese Guglielmo e Andrea Delfino conte di Vienna e di Grenoble passarono delle controversie a cagione del castello e borgo di Brianzone. Furono queste nell'anno presente composte con aver data il marcheseBeatricesua figliuola in moglie al Delfino, ed assegnatagli in dote quella terra. Da ciò si può arguire quanto ampiamente si stendesse allora il dominio de' marchesi di Monferrato, da' quali si diramarono senza fallo i marchesi di Saluzzo.


Back to IndexNext