MCCXXVII

MCCXXVIIAnno diCristoMCCXXVII. IndizioneXV.GregorioIX papa 1.FederigoII imperadore 8.Leggesi da me prodotto un diploma[Antiquit. Ital., Dissert. XLVI, pag. 909.], con cuiFederigo IIAugusto nel dì primo di febbraio in quest'anno 1227 rimette in sua grazia ed assolve da ogni offesa a lui fatta le città di Milano, Piacenza, Bologna, Alessandria, Torino, Lodi, Faenza, Bergamo, Mantova, Verona, Padova, Vicenza, Trivigi, Cremona, il marchese di Monferrato, il conte di Biandrate, ed altri luoghi, affinchè la discordia non pregiudichial negozio della Terra santa, specialmente cassando la costituzione sua, con cui aveva abolito lo Studio pubblico di Bologna. In Bologna appunto s'era ritiratoGiovannidi Brenna re di Gerusalemme, dacchè esso imperador Federigo, facendo valere i diritti diJolantafigliuola d'esso Giovanni, e moglie sua, l'uvea spogliato di quella parte del regno di Gerusalemmeche restava libera dal giogo de' Saraceni. In quella città, secondo le Croniche di Bologna[Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.], si fermò per sei mesi, nel qual tempo gli mori una figliuola partoritagli dalla reginaBerengariasua moglie. Parve a tutti, e massimamente al ponteficeOnorio III, un'insoffribil crudeltà quella di Federigo, di avere ridotto, per così dire, in camicia un principe di tanto valore e prudenza, di cui più che mai abbisognavano gl'interessi di Terra santa. Ne scrisse con fervore esso papa all'imperador Federigo[Raynaldus, in Annal. Eccl.], esortandolo a qualche accordo, e a trattar meglio un sì degno suocero. Ma l'ambizioso ed interessato Federigo fece le orecchie sorde, nè un soldo, nè un ritaglio di Stati gli volle concedere. Il perchè, mosso a pietà il suddetto pontefice, generosamente diede ad esso re il governo di tutta la terra che è da Radicofani sino a Roma, con escluderne la marca d'Ancona, il ducato di Spoleti, Rieti e la Sabina. Questo tratto di paese abbracciava Acquapendente, Montefiascone, Montalto, Civitavecchia, Corneto, Perugia, Orvieto, Todi, Bagnarea, Viterbo, Narni, Toscanella, Orta, Amelia, ed altre terre e città. Intanto non cessava il buon papa di sollecitare in Lombardia e in Germania i soccorsi di Terra santa, figurandosi pure che Federigo avesse da compiere il voto con cui s'era tante volte obbligato alla spedizione d'Oriente. Ma mentre il buon pontefice è tutto intento a rimettere la pace fra i cristiani, e a promuovere l'impresa di Gerusalemme: eccoti la morte che viene a rapirlo nel dì 18 di marzo dell'anno presente[Richardus de S. Germano. Albert. Stadens. Matthaeus Paris. et alii.]. In luogo suo succedetteUgolinocardinale e vescovo d'Ostia dei conti di Segna ed Anagni, parente del glorioso ponteficeInnocenzo III. Concorrevano in questo personaggio molte delle più eminenti virtù che si possano desiderare nel visibil capo della Chiesa di Dio; e digran pruove ne aveva egli dato dianzi in varie sue legazioni. Prese egli il nome diGregorio IX, con giubilo universale del popolo romano, e nel dì 21 del suddetto mese solennemente consecrato andò a prendere il possesso della basilica lateranense. S'applicò egli ben tosto a dar compimento alla pace intavolata dal suo predecessore fra l'imperador Federigo II e le città collegate di Lombardia, e cominciò a sollecitar lo stesso imperadore per l'impresa di Terra santa. Mostravasi disposto Federigo al passaggio, giacchè si avvicinava il termine de' due anni, dopo i quali avea da muoversi[ Richardus de S. Germano, in Chron.]. E per farlo ben credere, gravò di molte contribuzioni i suoi popoli, e non meno gli ecclesiastici. Nel mese di luglio arrivò di GermaniaLodovico langraviodi Turingia con un esercito di crociati, e passò sino a Brindisi, dove era preparata la flotta per l'imbarco. Venne Federigo ad Otranto, e, lasciata quivi l'imperadrice, si portò a Brindisi, dove erano concorsi tutti i crocesignati sì di Germania e d'Inghilterra, che d'Italia, e fece allestire i vascelli da trasporto. Si trovò che di quell'esercito molti erano periti, ed altri s'erano infermati per li caldi della stagione, a' quali non erano usati i Tedeschi, ed anche per l'aria cattiva di Brindisi. Della lor perdita fu incolpato Federigo. Moltissimi per questo se ne tornarono indietro. Imbarcati i restanti, e mandatili innanzi, lo stesso Federigo col langravio entrò in nave nel dì 8 di settembre, e con esso lui arrivò ad Otranto. Quivi il langravio, caduto infermo, finì di vivere, e l'imperadore, sorpreso anch'egli da malattia, non potè proseguire il viaggio. In Roma fu presa questa per una finzione, e si mormorò forte di Federigo; anzi, come in tali casi avviene, giunsero fino a credere ch'egli col veleno si fosse sbrigato del langravio. Però papa Gregorio pien di sdegno e d'affanno per questi successi, senza commonitorio o citazione alcuna, dichiarò nel dì 29 del suddettomese Federigo incorso nella scomunica, decretata ne' precedenti trattati.Di ciò informato Federigo, inviò a Roma gli arcivescovi di Reggio, di Calabria e di Bari, e Rinaldo chiamato duca di Spoleti, e il conte Arrigo di Malta a portar le sue scuse e ragioni, con sostener vera la malattia sopraggiuntagli, con chiamar Dio in testimonio di questo. Dio appunto, scrutatore de' cuori, sa quello che veramente fu. A buon conto, il pontefice, valutate per nulla quelle giustificazioni, rinnovò nel dì di san Martino la pubblicazione della scomunica contra di lui, e ne diede avviso con sue lettere a tutta la cristianità. Federigo anch'egli venuto a Capoa, di là spedi a tutti i principi cristiani un manifesto pungente, in cui si studiava di giustificar la sua condotta[Abbas Urspergens., in Chron.], e con varie invettive di far conoscere indebite quelle censure. Nè contento di ciò, mandollo anche a Roma, e lo fece pubblicamente leggere nel Campidoglio, con licenza del senato e popolo romano, a cui cominciò a far di molte carezze. Inviò eziandio delle circolari, con intimare un gran dieta in Ravenna nel marzo dell'anno seguente. Ed affinchè il mondo non credesse che per paura e con inganno egli si fosse ritirato dal passaggio in Levante, pubblicò dappertutto che l'intraprenderebbe nel prossimo venturo maggio. Ma siccome s'era egli di già guadagnato il concetto di principe doppio, non avea corso questa sua moneta se non presso la gente troppo buona. Intanto la scomunica e discordia suddetta apri la porta ad innumerabili disordini e scandali, che per lungo tempo sconvolsero tutta l'Italia. Succedette in quest'anno gran mutazione in Verona. Siccome di sopra accennammo, era diviso quel popolo in due fazioni, l'una aderente aRiccardo contedi San Bonifazio, e chiamavasi la parte del marchese, cioè del marchese di Este, ossia guelfa; e l'altra era la ghibellina de' Montecchi, aderente aSalinguerradi Ferrarae ad Eccelino da Romano[Roland., lib. 2, cap. 8.]. Se l'intesero i Montecchi con Eccelino, allora abitante in Bassano. Costui, mossa insieme quanta gente potè, con essa marciò per istrade disastrose e non praticate di Valcamonica, per ghiacci e nevi, coll'arrivare all'improvviso a Verona[Chronic. Veronense, tom. 8 Rer. Ital]. Ivi, dato all'armi, fecero prigione il podestà, cioè Guiffredo da Pirovano milanese; restò anche cacciato dalla città il conte Riccardo coi nobili del suo partito i quali si rifugiarono chi a Mantova, chi a Padova e chi a Venezia. Fu creato podestà di Verona il suddetto Eccelino, che non istette molto ad atterrar tutti i palagi e case del conte Riccardo e de' suoi partigiani; ed è quello stesso che poscia per le sue crudeltà divenne sì rinomato in tutta l'Italia. Questo fu il vero principio di quella grandezza, a cui a poco a poco andò egli salendo. Non so io dire se in quest'anno medesimo oppure nel seguente succedesse anche una rivoluzion di governo nella città di Vicenza[Gerard. Mauritius, Hist. Antonius Godius, Chronic.]. Alberico fratello di Eccelino aveva in quella città la sua fazione, e veggendola maltrattata dal podestà, che era Albrighetto da Faenza, nemico de' fratelli da Romano, ne meditò la vendetta. Comunicato il suo disegno ad Eccelino, questi colle forze dei Veronesi andò diritto a Vicenza, dove, levato rumore, ognun trasse all'armi, e si fece più d'un combattimento nella città. Ancorchè i Padovani venissero in soccorso della parte guelfa, pure, arrivato che fu Eccelino, con grande strage mise in rotta i Padovani, e convenne ch'essi co' Guelfi uscissero di Vicenza. Alberico vi fu fatto podestà; e in questa maniera tanto Verona che Vicenza presero il partito de' Ghibellini, con grave abbassamento della parte del marchese, ossia della guelfa. In quest'anno i Bolognesi, che pur voleano attaccar guerra coi Modenesi[Annales Vetns. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.],fabbricarono le castella di Crevalcore, di Budrio, di Serravalle, ed altre ai confini del Modenese. Cominciarono anche ad assalir le terre modenesi del Frignano, e vi fu qualche zuffa. Condussero poscia l'esercito sotto il castello di Bazzano spettante a Modena; ma poco vi profittarono. Fecero in quest'anno i Genovesi tutto il loro sforzo d'armi per terra e per mare[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.], affine di ricuperare le ribellate città di Albenga e Savona, animati all'impresa dal saggio lor podestà Lazzaro di Gherardino Giandone da Lucca. Arrivato il loro esercito sotto Savona, con tal empito e bravura superò le fortificazioni esteriori fatte da quel popolo, che fu astretto ad implorar misericordia. Di là fuggi co' suoi SavoiardiAmedeo contedi Savoia, figliuolo del conte Tommaso. Anche Albenga mandò a capitolare. Frappostisi poi gli ambasciatori di Milano per terminar la discordia che restava fra essi Genovesi e gli Astigiani dall'una parte, e gli Alessandrini e i Tortonesi dall'altra, fatto fu compromesso di quelle differenze nel comune di Milano, il qual poi diede il suo laudo, con poco piacere nondimeno de' Genovesi.

Leggesi da me prodotto un diploma[Antiquit. Ital., Dissert. XLVI, pag. 909.], con cuiFederigo IIAugusto nel dì primo di febbraio in quest'anno 1227 rimette in sua grazia ed assolve da ogni offesa a lui fatta le città di Milano, Piacenza, Bologna, Alessandria, Torino, Lodi, Faenza, Bergamo, Mantova, Verona, Padova, Vicenza, Trivigi, Cremona, il marchese di Monferrato, il conte di Biandrate, ed altri luoghi, affinchè la discordia non pregiudichial negozio della Terra santa, specialmente cassando la costituzione sua, con cui aveva abolito lo Studio pubblico di Bologna. In Bologna appunto s'era ritiratoGiovannidi Brenna re di Gerusalemme, dacchè esso imperador Federigo, facendo valere i diritti diJolantafigliuola d'esso Giovanni, e moglie sua, l'uvea spogliato di quella parte del regno di Gerusalemmeche restava libera dal giogo de' Saraceni. In quella città, secondo le Croniche di Bologna[Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.], si fermò per sei mesi, nel qual tempo gli mori una figliuola partoritagli dalla reginaBerengariasua moglie. Parve a tutti, e massimamente al ponteficeOnorio III, un'insoffribil crudeltà quella di Federigo, di avere ridotto, per così dire, in camicia un principe di tanto valore e prudenza, di cui più che mai abbisognavano gl'interessi di Terra santa. Ne scrisse con fervore esso papa all'imperador Federigo[Raynaldus, in Annal. Eccl.], esortandolo a qualche accordo, e a trattar meglio un sì degno suocero. Ma l'ambizioso ed interessato Federigo fece le orecchie sorde, nè un soldo, nè un ritaglio di Stati gli volle concedere. Il perchè, mosso a pietà il suddetto pontefice, generosamente diede ad esso re il governo di tutta la terra che è da Radicofani sino a Roma, con escluderne la marca d'Ancona, il ducato di Spoleti, Rieti e la Sabina. Questo tratto di paese abbracciava Acquapendente, Montefiascone, Montalto, Civitavecchia, Corneto, Perugia, Orvieto, Todi, Bagnarea, Viterbo, Narni, Toscanella, Orta, Amelia, ed altre terre e città. Intanto non cessava il buon papa di sollecitare in Lombardia e in Germania i soccorsi di Terra santa, figurandosi pure che Federigo avesse da compiere il voto con cui s'era tante volte obbligato alla spedizione d'Oriente. Ma mentre il buon pontefice è tutto intento a rimettere la pace fra i cristiani, e a promuovere l'impresa di Gerusalemme: eccoti la morte che viene a rapirlo nel dì 18 di marzo dell'anno presente[Richardus de S. Germano. Albert. Stadens. Matthaeus Paris. et alii.]. In luogo suo succedetteUgolinocardinale e vescovo d'Ostia dei conti di Segna ed Anagni, parente del glorioso ponteficeInnocenzo III. Concorrevano in questo personaggio molte delle più eminenti virtù che si possano desiderare nel visibil capo della Chiesa di Dio; e digran pruove ne aveva egli dato dianzi in varie sue legazioni. Prese egli il nome diGregorio IX, con giubilo universale del popolo romano, e nel dì 21 del suddetto mese solennemente consecrato andò a prendere il possesso della basilica lateranense. S'applicò egli ben tosto a dar compimento alla pace intavolata dal suo predecessore fra l'imperador Federigo II e le città collegate di Lombardia, e cominciò a sollecitar lo stesso imperadore per l'impresa di Terra santa. Mostravasi disposto Federigo al passaggio, giacchè si avvicinava il termine de' due anni, dopo i quali avea da muoversi[ Richardus de S. Germano, in Chron.]. E per farlo ben credere, gravò di molte contribuzioni i suoi popoli, e non meno gli ecclesiastici. Nel mese di luglio arrivò di GermaniaLodovico langraviodi Turingia con un esercito di crociati, e passò sino a Brindisi, dove era preparata la flotta per l'imbarco. Venne Federigo ad Otranto, e, lasciata quivi l'imperadrice, si portò a Brindisi, dove erano concorsi tutti i crocesignati sì di Germania e d'Inghilterra, che d'Italia, e fece allestire i vascelli da trasporto. Si trovò che di quell'esercito molti erano periti, ed altri s'erano infermati per li caldi della stagione, a' quali non erano usati i Tedeschi, ed anche per l'aria cattiva di Brindisi. Della lor perdita fu incolpato Federigo. Moltissimi per questo se ne tornarono indietro. Imbarcati i restanti, e mandatili innanzi, lo stesso Federigo col langravio entrò in nave nel dì 8 di settembre, e con esso lui arrivò ad Otranto. Quivi il langravio, caduto infermo, finì di vivere, e l'imperadore, sorpreso anch'egli da malattia, non potè proseguire il viaggio. In Roma fu presa questa per una finzione, e si mormorò forte di Federigo; anzi, come in tali casi avviene, giunsero fino a credere ch'egli col veleno si fosse sbrigato del langravio. Però papa Gregorio pien di sdegno e d'affanno per questi successi, senza commonitorio o citazione alcuna, dichiarò nel dì 29 del suddettomese Federigo incorso nella scomunica, decretata ne' precedenti trattati.

Di ciò informato Federigo, inviò a Roma gli arcivescovi di Reggio, di Calabria e di Bari, e Rinaldo chiamato duca di Spoleti, e il conte Arrigo di Malta a portar le sue scuse e ragioni, con sostener vera la malattia sopraggiuntagli, con chiamar Dio in testimonio di questo. Dio appunto, scrutatore de' cuori, sa quello che veramente fu. A buon conto, il pontefice, valutate per nulla quelle giustificazioni, rinnovò nel dì di san Martino la pubblicazione della scomunica contra di lui, e ne diede avviso con sue lettere a tutta la cristianità. Federigo anch'egli venuto a Capoa, di là spedi a tutti i principi cristiani un manifesto pungente, in cui si studiava di giustificar la sua condotta[Abbas Urspergens., in Chron.], e con varie invettive di far conoscere indebite quelle censure. Nè contento di ciò, mandollo anche a Roma, e lo fece pubblicamente leggere nel Campidoglio, con licenza del senato e popolo romano, a cui cominciò a far di molte carezze. Inviò eziandio delle circolari, con intimare un gran dieta in Ravenna nel marzo dell'anno seguente. Ed affinchè il mondo non credesse che per paura e con inganno egli si fosse ritirato dal passaggio in Levante, pubblicò dappertutto che l'intraprenderebbe nel prossimo venturo maggio. Ma siccome s'era egli di già guadagnato il concetto di principe doppio, non avea corso questa sua moneta se non presso la gente troppo buona. Intanto la scomunica e discordia suddetta apri la porta ad innumerabili disordini e scandali, che per lungo tempo sconvolsero tutta l'Italia. Succedette in quest'anno gran mutazione in Verona. Siccome di sopra accennammo, era diviso quel popolo in due fazioni, l'una aderente aRiccardo contedi San Bonifazio, e chiamavasi la parte del marchese, cioè del marchese di Este, ossia guelfa; e l'altra era la ghibellina de' Montecchi, aderente aSalinguerradi Ferrarae ad Eccelino da Romano[Roland., lib. 2, cap. 8.]. Se l'intesero i Montecchi con Eccelino, allora abitante in Bassano. Costui, mossa insieme quanta gente potè, con essa marciò per istrade disastrose e non praticate di Valcamonica, per ghiacci e nevi, coll'arrivare all'improvviso a Verona[Chronic. Veronense, tom. 8 Rer. Ital]. Ivi, dato all'armi, fecero prigione il podestà, cioè Guiffredo da Pirovano milanese; restò anche cacciato dalla città il conte Riccardo coi nobili del suo partito i quali si rifugiarono chi a Mantova, chi a Padova e chi a Venezia. Fu creato podestà di Verona il suddetto Eccelino, che non istette molto ad atterrar tutti i palagi e case del conte Riccardo e de' suoi partigiani; ed è quello stesso che poscia per le sue crudeltà divenne sì rinomato in tutta l'Italia. Questo fu il vero principio di quella grandezza, a cui a poco a poco andò egli salendo. Non so io dire se in quest'anno medesimo oppure nel seguente succedesse anche una rivoluzion di governo nella città di Vicenza[Gerard. Mauritius, Hist. Antonius Godius, Chronic.]. Alberico fratello di Eccelino aveva in quella città la sua fazione, e veggendola maltrattata dal podestà, che era Albrighetto da Faenza, nemico de' fratelli da Romano, ne meditò la vendetta. Comunicato il suo disegno ad Eccelino, questi colle forze dei Veronesi andò diritto a Vicenza, dove, levato rumore, ognun trasse all'armi, e si fece più d'un combattimento nella città. Ancorchè i Padovani venissero in soccorso della parte guelfa, pure, arrivato che fu Eccelino, con grande strage mise in rotta i Padovani, e convenne ch'essi co' Guelfi uscissero di Vicenza. Alberico vi fu fatto podestà; e in questa maniera tanto Verona che Vicenza presero il partito de' Ghibellini, con grave abbassamento della parte del marchese, ossia della guelfa. In quest'anno i Bolognesi, che pur voleano attaccar guerra coi Modenesi[Annales Vetns. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.],fabbricarono le castella di Crevalcore, di Budrio, di Serravalle, ed altre ai confini del Modenese. Cominciarono anche ad assalir le terre modenesi del Frignano, e vi fu qualche zuffa. Condussero poscia l'esercito sotto il castello di Bazzano spettante a Modena; ma poco vi profittarono. Fecero in quest'anno i Genovesi tutto il loro sforzo d'armi per terra e per mare[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.], affine di ricuperare le ribellate città di Albenga e Savona, animati all'impresa dal saggio lor podestà Lazzaro di Gherardino Giandone da Lucca. Arrivato il loro esercito sotto Savona, con tal empito e bravura superò le fortificazioni esteriori fatte da quel popolo, che fu astretto ad implorar misericordia. Di là fuggi co' suoi SavoiardiAmedeo contedi Savoia, figliuolo del conte Tommaso. Anche Albenga mandò a capitolare. Frappostisi poi gli ambasciatori di Milano per terminar la discordia che restava fra essi Genovesi e gli Astigiani dall'una parte, e gli Alessandrini e i Tortonesi dall'altra, fatto fu compromesso di quelle differenze nel comune di Milano, il qual poi diede il suo laudo, con poco piacere nondimeno de' Genovesi.


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