MCCXXXVAnno diCristoMCCXXXV. Indiz.VIII.GregorioIX papa 9.FederigoII imperadore 16.Per provvedere alla ribellione delre Arrigosuo figliuolo, imprese l'imperadorFederigoin quest'anno il viaggio di Germania insieme col suo secondogenitoCorrado[Richardus de S. Germano, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron.]. Dopo Pasqua si mosse di Puglia coll'accompagnamento di tre arcivescovi e d'altri nobili, ch'egli poi, giunto a Fano, licenziò e lasciò ritornare alle lor contrade. Seco portava lettere del sommo pontefice[Vita Gregorii IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], esortatrici della fedeltà a lui dovuta, indirizzate ai vescovi e principi della Germania. A riserva delle sue guardie, niuna soldatesca condusse egli seco, ben sapendo che a chi ha danaro non manca gente, e che l'oro è il più potente strumento persuperar tutte le difficoltà. A questo fine egli andò ben provveduto di tesoro nei suoi bauli. Nel mese di maggio, imbarcatosi a Rimini, passò ad Aquileia, e di là continuò il cammino sino in Germania, dove senza opposizione alcuna arrivò, e fu accolto con tutto onore dai principi e popoli. Allora il giovane re Arrigo, al vedere che niuno alzava un dito in suo favore, prese la risoluzione di andar a gittarsi ai piedi del padre, e chiedergli misericordia. Tritemio, autore assai lontano da quei tempi, scrive[Trithemius, Chron. Hirsaug.]che si presentò a lui nel dì 2 di luglio in Vormazia, e che Federigo, al mirarlo, ardente di sdegno, comandò tosto che fosse cacciato in prigione; nè bastarono le preghiere di quanti erano astanti ad ammollire l'implacabil suo cuore. Per lo contrario da Godifredo Monaco di San Pantaleone, storico contemporaneo, abbiamo[Godefridus Monachus, in Chron. Alberic. Monachus, in Chron]che Arrigo, benchè convinto della congiura suddetta, purein gratiam patris recipitur. Sed non persolvens, quae promiserat, nec resignans castrum Drivels, quod habuit in sua potestate, jussu patris est custodiae mancipatus. Ch'egli ancora fosse rimesso in grazia del padre, lo attestano le lettere di papaGregorio IXriferite dal Rinaldi[Raynaldus, in Annal. Eccl.]. Alcuni poscia per questo accusarono di crudeltà Federigo; ed altri credettero ch'egli non si potesse esentare dall'assicurarsi di un figliuolo, sì feroce anche dopo un così nero delitto, e che dava indizii di voler essere un secondo Assalonne. Era vedovo l'imperador Federigo. Conchiuse in questi tempi con dispensa pontificia il matrimonio conIsabellasorella diArrigo red'Inghilterra. In Vormazia con gran solennità furono celebrate le nozze. Nota il suddetto Godifredo Monaco[Godefridus Monachus, in Chron.]una particolarità degna di osservazione. Cioè cheimperator suadet principibus, ne histrionibusdona solito more prodigaliter effundant, judicans maximam dementiam, si quis bona sua mimis vel histrionibus fatue largiatur. Ho io trattato altrove di questa ridicolosa usanza de' secoli barbari[Antiquit. Ital., Dissert. XXIX.]. Non si faceano nozze, o altre feste grandiose di principi tanto in Italia che in Germania, e probabilmente anche in altri paesi, che non vi concorressero le centinaia di buffoni, giocolieri, commedianti, cantambanchi ed altri simili inventori di giuochi e divertimenti della corte e del pubblico. I regali che lor si faceano non solamente dal principe autor della festa, ma dagli altri ancora che vi intervenivano, o di vesti o di danaro, o altre cose di valore, erano immensi. Gli esempli presso gli scrittori sono frequenti. E durò quest'uso od abuso anche nel secolo susseguente 1300. Federigo fece conoscere in tal congiuntura il saggio suo discernimento col non volere scialacquar donativi in gente sì fatta, siccome appunto avea praticato anche l'imperadoreArrigo IInell'anno 1043, allorchè solennizzò le sue nozze conAgnesefigliuola diGuglielmoprincipe del Poitù. Tenne poscia Federigo[Otto Frisingensis, Chron., lib. 6, cap. 32.]una gran dieta in Magonza, dove espose i reati del figliuolo, per giustificar la propria condotta, e insieme per farlo conoscere indegno della corona. Crebbe intanto il suo odio e sdegno contra de' Milanesi e degli altri Lombardi, che sempre più andava egli scoprendo uniti e risoluti di difendere la lor libertà contra il lui mal animo. Ora il pontefice, che ben prevedeva in qual fiera guerra avesse a terminar questa discordia, nell'anno presente ancora si affaticò per estinguerla, se era possibile; e tanto più, perchè ne veniva frastornato il soccorso di Terra santa. Scrisse ai Lombardi, affinchè spedissero i lor deputati a Perugia. Scrisse a tutti i prelati che si trovavano alla corte in Germania, incaricandoli di interporre i loro uffizii per indurre Federigoa far compromesso di quelle differenze nel papa, padre comune. Ne fu contento Federigo, ma prescrisse un corto tempo al laudo, cioè fino al prossimo Natale del Signore.Sotto il presente anno tanto Rolandino[Roland., lib. 3, cap. 9.]che il Monaco Padovano[Monachus Patavinus, in Chron.]parlano delle nozze diAndrea IIre di Ungheria con Beatrice figliuola del defuntoAldrovandinomarchese d'Este; e scrivono che essa con grandioso accompagnamento di nobili della marca trivisana, e diGuidotto vescovodi Mantova, fu inviata dal marcheseAzzo VIIsuo zio paterno in Ungheria. Ma lo strumento dotale, dato da me alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 41.], ce la fa conoscere già pervenuta nel maggio dell'anno precedente ad Alba Reale. Andrea già avanzato in età, secondo i conti di Alberico Monaco e d'altri, finì di vivere nell'anno presente, con lasciar gravida la moglie. Allora fu cheBela, figliuolo d'esso re di una precedente moglie, il quale di mal occhio avea veduto ammogliato di nuovo il padre, sfogò l'odio suo contro la regina matrigna, e la tenne come in prigione, pascendola del pane di dolore. Beatrice, donna di gran coraggio e d'animo virile, capitati per buona ventura alla corte di Ungheria gli ambasciatori dell'imperador Federigo, se l'intese con loro, e travestita da uomo ebbe la fortuna di salvarsi, e di tornare in Italia alla casa paterna[Richobaldus, in Pomario, tom. 9 Rer. Ital.]. Partorì ella, non so se in Germania oppure in Italia, un figliuolo appellatoStefano. Questi poi in età competente prese per moglie una nipote di Pietro Traversara, potente signore in Ravenna, che gli portò l'ampia eredità di quella nobil casa, e passato poi per la morte d'essa alle seconde nozze con Tommasina de' Morosini, nobile veneta, n'ebbe un figliuolo, appellatoAndrea III, il quale fu poi re d'Ungheria. Era in questi tempi anche la Romagnatutta sossopra per la guerra che l'una all'altra si facevano quelle città. Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.]ne parla all'anno precedente. Nel presente abbiamo da esso storico e dagli Annali di Cesena[Annales Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]che i popoli di Ravenna, Forlì, Bertinoro e Forlimpopoli ostilmente vennero a dare il guasto al distretto di Cesena. Come se costoro se ne stessero a mietere il grano nelle proprie campagne, niuna guardia faceano. Ma eccoti il popolo di Cesena che armato e ben in ordine arriva loro addosso, ne fa molta strage, e prende il fiore della nemica milizia, che fu condotto nelle carceri di Cesena. Anche i Faentini coll'aiuto di due quartieri di Bologna[Matth. de Griffonibus, Memor. Histor., tom. 18 Rer. Ital.]fecero una scorreria nel territorio di Forlì, con arrivar sino alle porte di Forlimpopoli, lasciando quivi e poscia nel Ravegnano funesti segni della lor nemicizia. Del pari i Bolognesi[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]continuarono la guerra co' Modenesi. Aveano già corrotti con danaro i capitani del Frignano, i quali, ribellatisi a Modena, sottomisero al dominio loro ventitrè castella di quelle montagne. Con grandi forze ancora in quest'anno entrarono nelle pianure di Modena con giugnere fino al fiume Secchia, e recar que' danni che erano allora in uso, e poi se ne tornarono indietro. Siccome accennammo di sopra, pensando i Modenesi[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]d'innondar le campagne de' Bolognesi, fecero a Savignano un taglio del fiume Scultenna, o sia Panaro, e ne rovesciarono l'acque addosso al loro distretto; ma il Cronista di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]scrive che questa invenzione tornò piuttosto in utile d'essi Bolognesi. Nè lieve dovette essere quell'impresa, perchè, per attestato della Cronica di Reggio[Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.],iverunt Parmenses etCremonenses, Placentini et Pontremolenses in servitio Mutinae ad cavandum Scultennam super Bononiam. Assediarono anche i Modenesi il castello di Monzone, uno di quelli che loro s'era ribellato nel Frignano, e vi presero dentro sei capitani ribelli.Per quanto scrive Galvano Fiamma[Gualvaneus Flamma, in Manip. Flor., cap. 268.], i Cremonesi appresso Rivaruolo presero ducento cavalieri bresciani nel mese di maggio; ma riuscì poi ai Bresciani di farne prigionieri trecento altri de' Cremonesi. Jacopo Malvezzi[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.], probabilmente descrivendo questi avvenimenti, solamente ci fa sapere, secondo il rito degli storici parziali alla sua patria, che i Bresciani, avendo raggiunti i Cremonesi al ponte d'Alfiano, diedero loro una memorabil rotta, con uccisione d'innumerabili, e con far prigionieri ottanta cavalieri e cinquecento fanti. Tornò in quest'anno il popolo di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]a cozzare coi nobili di tal maniera, che essi furono forzati ad abbandonar la città. Ad essi nobili ancora fu dai popolari tolta la terra di Fiorenzuola. Erano infievoliti forte i Sanesi[Ricordan. Malaspina, cap. 122.], nè poteano tener forte contra la potenza de' Fiorentini: il perchè dimandarono pace, e vi frappose anche i suoi autorevoli uffizii, per commissione del papa, il vescovo di Palestrina. Si conchiuse l'accordo, con restar obbligati i Sanesi[Annales Senenses, tom. 15 Rer. Ital.]a rifar le mura di Montepulciano, e furono restituiti i prigioni. Studiossi parimente il pontefice Gregorio di ridurre la concordia nella città di Verona[Paris, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.]. Per questo inviò colàNiccolò vescovodi Reggio eTisone vescovodi Trivigi, di cui non truovo menzione presso l'Ughelli. Corrisposero amendue all'espettazione del santo Padre, coll'indurre nel dì 18 d'aprile le due fazionicontrarie, cioè la guelfa del conte Ricciardo da San Bonifazio, e la ghibellina dei Montecchi, a darsi il bacio di pace[Gerard. Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Ital.], e a giurare di star ai comandamenti del papa, a nome del quale misero ivi il podestà. Non piaceva un tale stato di cose ad Eccelino da Romano, e però con lettere e messi[Rolandinus, lib. 3, cap. 9.]andò sollecitando l'imperador Federigo a calare in Italia con potente esercito, promettendogli dal suo canto di gran cose. Fu eziandio creduto ch'egli in persona si portasse alla città d'Augusta ad aggiugnere sproni a chi già correva. Fu in quest'anno crudelmente ucciso nel monistero di Santo Andrea, in un dì delle Rogazioni,Guidottoda Correggio, vescovo di Mantova, dalla famiglia degli Avvocati[Monachus Patavinus, in Chron.]. Levossi per questo a rumore tutto il popolo di Mantova, distrusse le lor case e torri, e gli obbligò ad uscire di città. Si ridussero costoro a Verona da Eccelino, rifugio di tutti gli scellerati.
Per provvedere alla ribellione delre Arrigosuo figliuolo, imprese l'imperadorFederigoin quest'anno il viaggio di Germania insieme col suo secondogenitoCorrado[Richardus de S. Germano, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron.]. Dopo Pasqua si mosse di Puglia coll'accompagnamento di tre arcivescovi e d'altri nobili, ch'egli poi, giunto a Fano, licenziò e lasciò ritornare alle lor contrade. Seco portava lettere del sommo pontefice[Vita Gregorii IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], esortatrici della fedeltà a lui dovuta, indirizzate ai vescovi e principi della Germania. A riserva delle sue guardie, niuna soldatesca condusse egli seco, ben sapendo che a chi ha danaro non manca gente, e che l'oro è il più potente strumento persuperar tutte le difficoltà. A questo fine egli andò ben provveduto di tesoro nei suoi bauli. Nel mese di maggio, imbarcatosi a Rimini, passò ad Aquileia, e di là continuò il cammino sino in Germania, dove senza opposizione alcuna arrivò, e fu accolto con tutto onore dai principi e popoli. Allora il giovane re Arrigo, al vedere che niuno alzava un dito in suo favore, prese la risoluzione di andar a gittarsi ai piedi del padre, e chiedergli misericordia. Tritemio, autore assai lontano da quei tempi, scrive[Trithemius, Chron. Hirsaug.]che si presentò a lui nel dì 2 di luglio in Vormazia, e che Federigo, al mirarlo, ardente di sdegno, comandò tosto che fosse cacciato in prigione; nè bastarono le preghiere di quanti erano astanti ad ammollire l'implacabil suo cuore. Per lo contrario da Godifredo Monaco di San Pantaleone, storico contemporaneo, abbiamo[Godefridus Monachus, in Chron. Alberic. Monachus, in Chron]che Arrigo, benchè convinto della congiura suddetta, purein gratiam patris recipitur. Sed non persolvens, quae promiserat, nec resignans castrum Drivels, quod habuit in sua potestate, jussu patris est custodiae mancipatus. Ch'egli ancora fosse rimesso in grazia del padre, lo attestano le lettere di papaGregorio IXriferite dal Rinaldi[Raynaldus, in Annal. Eccl.]. Alcuni poscia per questo accusarono di crudeltà Federigo; ed altri credettero ch'egli non si potesse esentare dall'assicurarsi di un figliuolo, sì feroce anche dopo un così nero delitto, e che dava indizii di voler essere un secondo Assalonne. Era vedovo l'imperador Federigo. Conchiuse in questi tempi con dispensa pontificia il matrimonio conIsabellasorella diArrigo red'Inghilterra. In Vormazia con gran solennità furono celebrate le nozze. Nota il suddetto Godifredo Monaco[Godefridus Monachus, in Chron.]una particolarità degna di osservazione. Cioè cheimperator suadet principibus, ne histrionibusdona solito more prodigaliter effundant, judicans maximam dementiam, si quis bona sua mimis vel histrionibus fatue largiatur. Ho io trattato altrove di questa ridicolosa usanza de' secoli barbari[Antiquit. Ital., Dissert. XXIX.]. Non si faceano nozze, o altre feste grandiose di principi tanto in Italia che in Germania, e probabilmente anche in altri paesi, che non vi concorressero le centinaia di buffoni, giocolieri, commedianti, cantambanchi ed altri simili inventori di giuochi e divertimenti della corte e del pubblico. I regali che lor si faceano non solamente dal principe autor della festa, ma dagli altri ancora che vi intervenivano, o di vesti o di danaro, o altre cose di valore, erano immensi. Gli esempli presso gli scrittori sono frequenti. E durò quest'uso od abuso anche nel secolo susseguente 1300. Federigo fece conoscere in tal congiuntura il saggio suo discernimento col non volere scialacquar donativi in gente sì fatta, siccome appunto avea praticato anche l'imperadoreArrigo IInell'anno 1043, allorchè solennizzò le sue nozze conAgnesefigliuola diGuglielmoprincipe del Poitù. Tenne poscia Federigo[Otto Frisingensis, Chron., lib. 6, cap. 32.]una gran dieta in Magonza, dove espose i reati del figliuolo, per giustificar la propria condotta, e insieme per farlo conoscere indegno della corona. Crebbe intanto il suo odio e sdegno contra de' Milanesi e degli altri Lombardi, che sempre più andava egli scoprendo uniti e risoluti di difendere la lor libertà contra il lui mal animo. Ora il pontefice, che ben prevedeva in qual fiera guerra avesse a terminar questa discordia, nell'anno presente ancora si affaticò per estinguerla, se era possibile; e tanto più, perchè ne veniva frastornato il soccorso di Terra santa. Scrisse ai Lombardi, affinchè spedissero i lor deputati a Perugia. Scrisse a tutti i prelati che si trovavano alla corte in Germania, incaricandoli di interporre i loro uffizii per indurre Federigoa far compromesso di quelle differenze nel papa, padre comune. Ne fu contento Federigo, ma prescrisse un corto tempo al laudo, cioè fino al prossimo Natale del Signore.
Sotto il presente anno tanto Rolandino[Roland., lib. 3, cap. 9.]che il Monaco Padovano[Monachus Patavinus, in Chron.]parlano delle nozze diAndrea IIre di Ungheria con Beatrice figliuola del defuntoAldrovandinomarchese d'Este; e scrivono che essa con grandioso accompagnamento di nobili della marca trivisana, e diGuidotto vescovodi Mantova, fu inviata dal marcheseAzzo VIIsuo zio paterno in Ungheria. Ma lo strumento dotale, dato da me alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 41.], ce la fa conoscere già pervenuta nel maggio dell'anno precedente ad Alba Reale. Andrea già avanzato in età, secondo i conti di Alberico Monaco e d'altri, finì di vivere nell'anno presente, con lasciar gravida la moglie. Allora fu cheBela, figliuolo d'esso re di una precedente moglie, il quale di mal occhio avea veduto ammogliato di nuovo il padre, sfogò l'odio suo contro la regina matrigna, e la tenne come in prigione, pascendola del pane di dolore. Beatrice, donna di gran coraggio e d'animo virile, capitati per buona ventura alla corte di Ungheria gli ambasciatori dell'imperador Federigo, se l'intese con loro, e travestita da uomo ebbe la fortuna di salvarsi, e di tornare in Italia alla casa paterna[Richobaldus, in Pomario, tom. 9 Rer. Ital.]. Partorì ella, non so se in Germania oppure in Italia, un figliuolo appellatoStefano. Questi poi in età competente prese per moglie una nipote di Pietro Traversara, potente signore in Ravenna, che gli portò l'ampia eredità di quella nobil casa, e passato poi per la morte d'essa alle seconde nozze con Tommasina de' Morosini, nobile veneta, n'ebbe un figliuolo, appellatoAndrea III, il quale fu poi re d'Ungheria. Era in questi tempi anche la Romagnatutta sossopra per la guerra che l'una all'altra si facevano quelle città. Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.]ne parla all'anno precedente. Nel presente abbiamo da esso storico e dagli Annali di Cesena[Annales Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]che i popoli di Ravenna, Forlì, Bertinoro e Forlimpopoli ostilmente vennero a dare il guasto al distretto di Cesena. Come se costoro se ne stessero a mietere il grano nelle proprie campagne, niuna guardia faceano. Ma eccoti il popolo di Cesena che armato e ben in ordine arriva loro addosso, ne fa molta strage, e prende il fiore della nemica milizia, che fu condotto nelle carceri di Cesena. Anche i Faentini coll'aiuto di due quartieri di Bologna[Matth. de Griffonibus, Memor. Histor., tom. 18 Rer. Ital.]fecero una scorreria nel territorio di Forlì, con arrivar sino alle porte di Forlimpopoli, lasciando quivi e poscia nel Ravegnano funesti segni della lor nemicizia. Del pari i Bolognesi[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]continuarono la guerra co' Modenesi. Aveano già corrotti con danaro i capitani del Frignano, i quali, ribellatisi a Modena, sottomisero al dominio loro ventitrè castella di quelle montagne. Con grandi forze ancora in quest'anno entrarono nelle pianure di Modena con giugnere fino al fiume Secchia, e recar que' danni che erano allora in uso, e poi se ne tornarono indietro. Siccome accennammo di sopra, pensando i Modenesi[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]d'innondar le campagne de' Bolognesi, fecero a Savignano un taglio del fiume Scultenna, o sia Panaro, e ne rovesciarono l'acque addosso al loro distretto; ma il Cronista di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]scrive che questa invenzione tornò piuttosto in utile d'essi Bolognesi. Nè lieve dovette essere quell'impresa, perchè, per attestato della Cronica di Reggio[Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.],iverunt Parmenses etCremonenses, Placentini et Pontremolenses in servitio Mutinae ad cavandum Scultennam super Bononiam. Assediarono anche i Modenesi il castello di Monzone, uno di quelli che loro s'era ribellato nel Frignano, e vi presero dentro sei capitani ribelli.
Per quanto scrive Galvano Fiamma[Gualvaneus Flamma, in Manip. Flor., cap. 268.], i Cremonesi appresso Rivaruolo presero ducento cavalieri bresciani nel mese di maggio; ma riuscì poi ai Bresciani di farne prigionieri trecento altri de' Cremonesi. Jacopo Malvezzi[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.], probabilmente descrivendo questi avvenimenti, solamente ci fa sapere, secondo il rito degli storici parziali alla sua patria, che i Bresciani, avendo raggiunti i Cremonesi al ponte d'Alfiano, diedero loro una memorabil rotta, con uccisione d'innumerabili, e con far prigionieri ottanta cavalieri e cinquecento fanti. Tornò in quest'anno il popolo di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]a cozzare coi nobili di tal maniera, che essi furono forzati ad abbandonar la città. Ad essi nobili ancora fu dai popolari tolta la terra di Fiorenzuola. Erano infievoliti forte i Sanesi[Ricordan. Malaspina, cap. 122.], nè poteano tener forte contra la potenza de' Fiorentini: il perchè dimandarono pace, e vi frappose anche i suoi autorevoli uffizii, per commissione del papa, il vescovo di Palestrina. Si conchiuse l'accordo, con restar obbligati i Sanesi[Annales Senenses, tom. 15 Rer. Ital.]a rifar le mura di Montepulciano, e furono restituiti i prigioni. Studiossi parimente il pontefice Gregorio di ridurre la concordia nella città di Verona[Paris, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.]. Per questo inviò colàNiccolò vescovodi Reggio eTisone vescovodi Trivigi, di cui non truovo menzione presso l'Ughelli. Corrisposero amendue all'espettazione del santo Padre, coll'indurre nel dì 18 d'aprile le due fazionicontrarie, cioè la guelfa del conte Ricciardo da San Bonifazio, e la ghibellina dei Montecchi, a darsi il bacio di pace[Gerard. Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Ital.], e a giurare di star ai comandamenti del papa, a nome del quale misero ivi il podestà. Non piaceva un tale stato di cose ad Eccelino da Romano, e però con lettere e messi[Rolandinus, lib. 3, cap. 9.]andò sollecitando l'imperador Federigo a calare in Italia con potente esercito, promettendogli dal suo canto di gran cose. Fu eziandio creduto ch'egli in persona si portasse alla città d'Augusta ad aggiugnere sproni a chi già correva. Fu in quest'anno crudelmente ucciso nel monistero di Santo Andrea, in un dì delle Rogazioni,Guidottoda Correggio, vescovo di Mantova, dalla famiglia degli Avvocati[Monachus Patavinus, in Chron.]. Levossi per questo a rumore tutto il popolo di Mantova, distrusse le lor case e torri, e gli obbligò ad uscire di città. Si ridussero costoro a Verona da Eccelino, rifugio di tutti gli scellerati.