MCLXV

MCLXVAnno diCristoMCLXV. IndizioneXIII.AlessandroIII papa 7.FederigoI re 14, imper. 11.Essendo in questi tempi mancato di di vitaGiulio vescovodi Palestrina[Cardin. de Aragon., in Vita Alexandri III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], lasciato dapapa Alessandroper suo vicario in Roma, fu sostituito in suo luogoGiovanni cardinalede' santi Giovanni e Paolo, il quale, a forza di danaro e di esortazioni, indusse il popolo romano a giurar la solita fedeltà ad esso pontefice, e regolò ancora a suo volere il senato. Avendo egli inoltre tolta di mano agli scismatici la basilica vaticana e la contea della Sabina, giudicando che fosse oramai tempo di richiamare il papa dalle contrade della Francia, gli spedì a questo fine messi e lettere di molta premura. Per consiglio dunque non solamente de' vescovi e cardinali, ma anche dei re di Francia e d'Inghilterra, si preparò egli al suo ritorno. Partitosi dopo Pasqua dalla città di Sens, e passando per Parigi, dopo la festa di san Pietro arrivò a Mompellieri; e dappoichè furono all'ordine i legni che doveano condurlo, fra l'ottava dell'Assunzion della Vergine s'imbarcò, con alcuni cardinali, in una nave di Narbona, e il rimanente de' cardinali conOberto arcivescovodi Milano, il quale fu poi creato cardinale di santa Sabina, in un altro più grosso legno che era de' cavalieri ospitalieri, oggidì appellati di Malta. Aveano appena date le vele ai venti, che eccoti comparir la flotta de' Pisani, i quali stavano in agguato. A tal vista la nave, dove era il papa, voltò la prora, e se ne tornò in fretta a Magalona. Circondarono i Pisani quella in cui venivano i più dei cardinali, e non avendo essi trovato fra loro il pontefice, senza far male alcuno, la lasciarono andare alsuo viaggio. Il Neobrigense scrive[Neubrig., lib. 2, cap. 17 Hist.]che questa nave bravamente si difese, e con poco lor gusto fece retrocedere i Pisani. Comunque sia, tornò il papa ad imbarcarsi in un legno più picciolo, ed ancorchè fosse travagliato da alcune tempeste nel cammino, pure felicemente arrivò a Messina[Romualdus Salernitan., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]. A questo avviso ilre Guglielmo, che era in Palermo, inviò tosto a complimentarlo i suoi ambasciatori con molti regali, e destinò l'arcivescovo di Reggio e di Calabria ed altri baroni, che l'accompagnarono fino a Roma: al qual fine somministrò una forte galea pel papa, e quattro altre per gli cardinali e pel resto della corte pontificia. Pertanto nel mese di novembre mosse papa Alessandro III da Messina, e venne a Salerno, dove fu con grande onore accolto daRomoaldo arcivescovoe da tutto il popolo. Nella festa di santa Cecilia giunse all'imboccatura del Tevere sano e salvo, e riposò per quella notte in Ostia. Nel seguente giorno corsero a venerarlo i senatori romani con gran folla di cherici e laici, e gli prestarono la dovuta ubbidienza. Dopo di che coi rami di ulivo il condussero fino alla porta Lateranense. Quivi era il clero vestito de' sacri ammanti, quivi i Giudei colla sacra Bibbia nelle braccia, e i giudici e le milizie colle loro insegne. Con questa processione e fra gli alti viva del popolo passò il papa alla basilica, ed indi al palazzo del Laterano, con tanta allegria della città, che non v'era memoria d'altra sì lieta giornata in quel popolo.Giunto in Germania l'imperador Federigovi trovò accesa la guerra[Otto de S. Blasio, in Chron. Abbas Urspergens. in Chron.]. Imperocchè avendoUgo contepalatino di Toingen fatto impiccare due uomini del ducaGuelfo juniore, al quale il ducaGuelfo senioreavea rinunziato gli Stati della Suevia, per attendere a quei dell'Italia,esso giovane Guelfo, non potendo averne soddisfazione, mise a ferro e fuoco il di lui paese. Ricorse il palatino per aiuto aFederigo ducadi Rotemburg, cugino dell'imperadore; e siccome fra la casa di lui, erede della guibellinga, che noi ora diciam ghibellina, e la casa estense-guelfa del duca Guelfo era antica la gara e la nemicizia; così Federigo prese volentieri ad assisterlo. Il giovane Guelfo anch'egli ebbe dalla suaBertoldo ducadi Zeringhen ed altri principi. Nei primi giorni di settembre vennero alle mani i due eserciti, e Guelfo ne andò rotto, con lasciarvi prigioni novecento de' suoi cavalieri. A questa nuova il vecchioduca Guelfo, ardente di collera corse dall'Italia in Germania, assediò ed espugnò varie castella, e vittorioso andò a riposarsi nelle sue terre. Ma il palatino colle forze del duca Federigo avendo congiunto l'armata de' Boemi, gente allora fierissima, rinforzò la guerra, che costò immensi danni e guasti a quelle contrade, essendo venuti i Boemi per la Baviera e Suevia sino al lago di Ginevra, commettendo infiniti disordini. S'interpose l'Augusto Federigo, fece rilasciare i prigioni, e dare nella dieta d'Ulma al duca Guelfo soddisfazione: con che si smorzò quell'incendio. Tenne ancora Federigo in quest'anno[Chron. Reicherspergense ad hunc annum.]una dieta in Erbipoli, ossia in Wirtzburg, dove circa quaranta vescovi tedeschi giurarono di ubbidire al falso pontefice Pasquale, ossia Guido da Crema. Nell'anno presente ancora, come s'ha dalla Cronica di Fossanuova[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.],Cristiano, eletto, o, per dir meglio, intruso arcivescovo di Magonza, col conte Gotolino e con alcune soldatesche passò nella Campania romana, e fece giurar fedeltà da tutti que' popoli all'antipapa Pasquale, condotto da lui sino a Viterbo, e all'imperadore. Perchè Anagni ricusò di ubbidire, diede il guasto alle sue campagne, ed incendiò Cisterna. Ma non sì tosto furono costorotornati in Toscana, che Giliberto conte di Gravina e Riccardo da Gaia coll'esercito del re di Sicilia entrarono in essa Campania, ed uniti coi Romani ricuperarono Veroli, Alatri, Ceccano ed altre terre. Si ruppe ancora in quest'anno la tregua fra i Pisani e Genovesi[Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Italic.], e cominciò l'un popolo all'altro a far quel male che potea, con prendersi le navi. Riuscì a' Pisani, dopo aver bruciato Capo Corso, di giugnere, nel dì 21 d'agosto, allo improvviso addosso alla città d'Albenga, e di prenderla, con darle poscia il sacco e consegnarla alle fiamme. Passarono essi dipoi alla fiera di Sant'Egidio in Provenza con galee trentuna. Ma i Genovesi, ansiosi di vendicarsi, con maggior numero di galee andarono a cercar colà i nemici, e fidandosi cheRaimondoconte di santo Egidio non proteggerebbe i Pisani, attaccarono una battaglia, che fu separata dalla notte. Gli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]dicono, esserne uscita vittoriosa la lor nazione; ma per una fiera tempesta nel ritorno perderono dodici delle lor galee con tutta la gente.Crebbero in quest'anno i guai delle città di Lombardia. Avea l'Augusto Federigo lasciati dappertutto i suoi uffiziali che raccogliessero i dazii e tributi spettanti al fisco imperiale. Per testimonianza di Acerbo Morena[Acerbus Morena, Hist. Laudens., tom. 6, Rer. Ital.]tuttochè parzialissimo dell'imperadore, questi cani ne esigevano sette volte più del dovere:Plus de septem, quam imperatori de jure deberetur, ab omnibus injuste excutiebant.Il Morena va specificando gli smoderati tributi ed aggravi, che l'avidità loro inventò. Ai Milanesi non si lasciava che un terzo delle loro entrate. Sopra ogni casa, sopra ogni mulino, sopra la pescagione imposero dazii: la caccia tutta per essi: tolto ai nobili, padroni delle castella, il distretto ossia la giurisdizione,benchè goduta per trecento anni addietro. Altre estorsioni di grano, di fieno, legna, polli e d'altri naturali tuttodì si faceano da essi uffiziali, per attestato di Sire Raul[Sire Raul, tom. 6 Rer. Ital.]. In somma tutto operavano costoro per ridurre all'ultima disperazione i Lombardi; il che nondimeno si credeva contro l'intenzion di esso imperadore. Teneva intanto il timore di peggio molti di questi popoli in dovere; ma in lor cuore si rallegravano al vedere nella marca di Verona già alzata bandiera per la difesa della libertà, e all'udire che i Veronesi e Padovani aveano tolto di mano ai Tedeschi le due fortissime rocche di Rivoli ed Appendice, e spianatele da' fondamenti.

Essendo in questi tempi mancato di di vitaGiulio vescovodi Palestrina[Cardin. de Aragon., in Vita Alexandri III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], lasciato dapapa Alessandroper suo vicario in Roma, fu sostituito in suo luogoGiovanni cardinalede' santi Giovanni e Paolo, il quale, a forza di danaro e di esortazioni, indusse il popolo romano a giurar la solita fedeltà ad esso pontefice, e regolò ancora a suo volere il senato. Avendo egli inoltre tolta di mano agli scismatici la basilica vaticana e la contea della Sabina, giudicando che fosse oramai tempo di richiamare il papa dalle contrade della Francia, gli spedì a questo fine messi e lettere di molta premura. Per consiglio dunque non solamente de' vescovi e cardinali, ma anche dei re di Francia e d'Inghilterra, si preparò egli al suo ritorno. Partitosi dopo Pasqua dalla città di Sens, e passando per Parigi, dopo la festa di san Pietro arrivò a Mompellieri; e dappoichè furono all'ordine i legni che doveano condurlo, fra l'ottava dell'Assunzion della Vergine s'imbarcò, con alcuni cardinali, in una nave di Narbona, e il rimanente de' cardinali conOberto arcivescovodi Milano, il quale fu poi creato cardinale di santa Sabina, in un altro più grosso legno che era de' cavalieri ospitalieri, oggidì appellati di Malta. Aveano appena date le vele ai venti, che eccoti comparir la flotta de' Pisani, i quali stavano in agguato. A tal vista la nave, dove era il papa, voltò la prora, e se ne tornò in fretta a Magalona. Circondarono i Pisani quella in cui venivano i più dei cardinali, e non avendo essi trovato fra loro il pontefice, senza far male alcuno, la lasciarono andare alsuo viaggio. Il Neobrigense scrive[Neubrig., lib. 2, cap. 17 Hist.]che questa nave bravamente si difese, e con poco lor gusto fece retrocedere i Pisani. Comunque sia, tornò il papa ad imbarcarsi in un legno più picciolo, ed ancorchè fosse travagliato da alcune tempeste nel cammino, pure felicemente arrivò a Messina[Romualdus Salernitan., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]. A questo avviso ilre Guglielmo, che era in Palermo, inviò tosto a complimentarlo i suoi ambasciatori con molti regali, e destinò l'arcivescovo di Reggio e di Calabria ed altri baroni, che l'accompagnarono fino a Roma: al qual fine somministrò una forte galea pel papa, e quattro altre per gli cardinali e pel resto della corte pontificia. Pertanto nel mese di novembre mosse papa Alessandro III da Messina, e venne a Salerno, dove fu con grande onore accolto daRomoaldo arcivescovoe da tutto il popolo. Nella festa di santa Cecilia giunse all'imboccatura del Tevere sano e salvo, e riposò per quella notte in Ostia. Nel seguente giorno corsero a venerarlo i senatori romani con gran folla di cherici e laici, e gli prestarono la dovuta ubbidienza. Dopo di che coi rami di ulivo il condussero fino alla porta Lateranense. Quivi era il clero vestito de' sacri ammanti, quivi i Giudei colla sacra Bibbia nelle braccia, e i giudici e le milizie colle loro insegne. Con questa processione e fra gli alti viva del popolo passò il papa alla basilica, ed indi al palazzo del Laterano, con tanta allegria della città, che non v'era memoria d'altra sì lieta giornata in quel popolo.

Giunto in Germania l'imperador Federigovi trovò accesa la guerra[Otto de S. Blasio, in Chron. Abbas Urspergens. in Chron.]. Imperocchè avendoUgo contepalatino di Toingen fatto impiccare due uomini del ducaGuelfo juniore, al quale il ducaGuelfo senioreavea rinunziato gli Stati della Suevia, per attendere a quei dell'Italia,esso giovane Guelfo, non potendo averne soddisfazione, mise a ferro e fuoco il di lui paese. Ricorse il palatino per aiuto aFederigo ducadi Rotemburg, cugino dell'imperadore; e siccome fra la casa di lui, erede della guibellinga, che noi ora diciam ghibellina, e la casa estense-guelfa del duca Guelfo era antica la gara e la nemicizia; così Federigo prese volentieri ad assisterlo. Il giovane Guelfo anch'egli ebbe dalla suaBertoldo ducadi Zeringhen ed altri principi. Nei primi giorni di settembre vennero alle mani i due eserciti, e Guelfo ne andò rotto, con lasciarvi prigioni novecento de' suoi cavalieri. A questa nuova il vecchioduca Guelfo, ardente di collera corse dall'Italia in Germania, assediò ed espugnò varie castella, e vittorioso andò a riposarsi nelle sue terre. Ma il palatino colle forze del duca Federigo avendo congiunto l'armata de' Boemi, gente allora fierissima, rinforzò la guerra, che costò immensi danni e guasti a quelle contrade, essendo venuti i Boemi per la Baviera e Suevia sino al lago di Ginevra, commettendo infiniti disordini. S'interpose l'Augusto Federigo, fece rilasciare i prigioni, e dare nella dieta d'Ulma al duca Guelfo soddisfazione: con che si smorzò quell'incendio. Tenne ancora Federigo in quest'anno[Chron. Reicherspergense ad hunc annum.]una dieta in Erbipoli, ossia in Wirtzburg, dove circa quaranta vescovi tedeschi giurarono di ubbidire al falso pontefice Pasquale, ossia Guido da Crema. Nell'anno presente ancora, come s'ha dalla Cronica di Fossanuova[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.],Cristiano, eletto, o, per dir meglio, intruso arcivescovo di Magonza, col conte Gotolino e con alcune soldatesche passò nella Campania romana, e fece giurar fedeltà da tutti que' popoli all'antipapa Pasquale, condotto da lui sino a Viterbo, e all'imperadore. Perchè Anagni ricusò di ubbidire, diede il guasto alle sue campagne, ed incendiò Cisterna. Ma non sì tosto furono costorotornati in Toscana, che Giliberto conte di Gravina e Riccardo da Gaia coll'esercito del re di Sicilia entrarono in essa Campania, ed uniti coi Romani ricuperarono Veroli, Alatri, Ceccano ed altre terre. Si ruppe ancora in quest'anno la tregua fra i Pisani e Genovesi[Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Italic.], e cominciò l'un popolo all'altro a far quel male che potea, con prendersi le navi. Riuscì a' Pisani, dopo aver bruciato Capo Corso, di giugnere, nel dì 21 d'agosto, allo improvviso addosso alla città d'Albenga, e di prenderla, con darle poscia il sacco e consegnarla alle fiamme. Passarono essi dipoi alla fiera di Sant'Egidio in Provenza con galee trentuna. Ma i Genovesi, ansiosi di vendicarsi, con maggior numero di galee andarono a cercar colà i nemici, e fidandosi cheRaimondoconte di santo Egidio non proteggerebbe i Pisani, attaccarono una battaglia, che fu separata dalla notte. Gli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]dicono, esserne uscita vittoriosa la lor nazione; ma per una fiera tempesta nel ritorno perderono dodici delle lor galee con tutta la gente.

Crebbero in quest'anno i guai delle città di Lombardia. Avea l'Augusto Federigo lasciati dappertutto i suoi uffiziali che raccogliessero i dazii e tributi spettanti al fisco imperiale. Per testimonianza di Acerbo Morena[Acerbus Morena, Hist. Laudens., tom. 6, Rer. Ital.]tuttochè parzialissimo dell'imperadore, questi cani ne esigevano sette volte più del dovere:Plus de septem, quam imperatori de jure deberetur, ab omnibus injuste excutiebant.Il Morena va specificando gli smoderati tributi ed aggravi, che l'avidità loro inventò. Ai Milanesi non si lasciava che un terzo delle loro entrate. Sopra ogni casa, sopra ogni mulino, sopra la pescagione imposero dazii: la caccia tutta per essi: tolto ai nobili, padroni delle castella, il distretto ossia la giurisdizione,benchè goduta per trecento anni addietro. Altre estorsioni di grano, di fieno, legna, polli e d'altri naturali tuttodì si faceano da essi uffiziali, per attestato di Sire Raul[Sire Raul, tom. 6 Rer. Ital.]. In somma tutto operavano costoro per ridurre all'ultima disperazione i Lombardi; il che nondimeno si credeva contro l'intenzion di esso imperadore. Teneva intanto il timore di peggio molti di questi popoli in dovere; ma in lor cuore si rallegravano al vedere nella marca di Verona già alzata bandiera per la difesa della libertà, e all'udire che i Veronesi e Padovani aveano tolto di mano ai Tedeschi le due fortissime rocche di Rivoli ed Appendice, e spianatele da' fondamenti.


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