MCLXX

MCLXXAnno diCristoMCLXX. IndizioneIII.AlessandroIII papa 12.FederigoI re 19, imper. 16.Tentò in quest'anno l'imperador Federigod'introdurre trattato di pace conpapa AlessandroIII dimorante tuttavia in Benevento[Cardin. de Aragon., in Vita Alexandri III.]. Spedì a questo fine in Italia il vescovo di BambergaEverardo, con ordine d'abboccarsi col pontefice, ma di non entrare negli Stati del re di Sicilia. Alessandro, che stava all'erta, e per tempo s'avvide ove tendeva l'astuzia di Federigo, cioè a mettere della mala intelligenza fra esso papa e i collegati lombardi, non tardò punto ad avvisarne la lega, acciocchè gli spedissero un deputato per assistere a quanto fosse per riferire il vescovo suddetto. Dappoichè fu questi venuto, si trasferì il pontefice in Campania a Veroli, per quivi dare udienza al legato cesareo. Voleva questi parlargli da solo a solo; il che maggiormente accrebbe i sospetti di qualche furberia. Benchè con ripugnanza, fu ammesso ad una segreta udienza, dove espose essere Federigo disposto ad approvar tutte le ordinazioni da esso pontefice fatte; ma intorno al papato, e all'ubbidienza dovuta al vicario di Cristo, ne parlò egli con molta ambiguità, e senza osare di spiegarsi. Comunicò papa Alessandro cotali proposizioni al sacro collegio e al deputato della lega. La risposta ch'egli poi diede al vescovo Bamberga, fu di maravigliarsi, come egli avesse preso a portare una siffatta ambasciata, che nulla conteneva di quel che più importava. Che quanto ad esso papa, egli era pronto ad onorare sopra tutti i principi Federigo, e ad amarlo, purchè anch'esso mostrasse lafilial sua divozione dovuta alla Chiesa sua madre; e con questo il licenziò. Mentre il pontefice dimorava in Veroli, i Romani pieni di rabbia contro l'odiata città di Tuscolo, le faceano aspra guerra. Rainone signore di essa città, veggendosi a mal partito, trattò d'accordo con Giovanni, lasciato prefetto di Roma dall'imperador Federigo, e gli cedette quella città, con riceverne in contraccambio Monte Fiascone e il borgo di San Flaviano, senza farne parola col papa, da cui pure egli riconosceva quella città, e con assolvere dal giuramento i Tuscolani, i quali si crederono col nuovo padrone di esentarsi dalle molestie de' Romani. Ma questi più vigorosamente che mai continuarono la guerra contra di essa città, di maniera che quel popolo, fatto ricorso al papa, si mise sotto il dominio e patrocinio di lui. Alla stessa corte pontificia tardò poco a comparire il suddetto Rainone pentito del contratto, perchè quei di Montefiascone vituperosamente l'aveano cacciato dalla lor terra; ed anch'egli, implorata la misericordia del papa, fece una donazion della terra di Tuscolo alla Chiesa romana: il che la preservò per allora dall'ira e dalle forze del popolo romano. Rapporta il Guichenon[Guichenon, Bibliot. Sebus., Centur. II, cap. 35.]una bolla di papa Alessandro, dato in quest'annoLateraniin favore della badia di Fruttuaria. Non può stare, perchè il papa non fu in questi tempi in Roma. Persistendo tuttavia Manuello imperador de' Greci nel vano pensiero di ricuperar la corona imperiale di Roma, per farsi del partito in quella città, mandò nel presente anno una sua nipote per moglie di Ottone Frangipane[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.], la cui nobilissima famiglia era in questi tempi attaccatissima al pontefice Alessandro. Fu essa condotta con accompagnamento magnifico di vescovi e nobili greci, e con gran somma di danaro a Veroli, dove il papa gli sposò: dopo di che Ottone condusse la novellamoglie a Roma. Ardevano i Bolognesi di voglia di vendicarsi della rotta loro data nel precedente anno dai Faentini. Però col maggior loro sforzo e col carroccio, che per la prima volta fu da essi usato, s'inviarono contra della città di Faenza, e l'assediarono. Il Ghirardacci scrive[Ghirardacci, Istor. di Bologna, lib. 3.]che sconfissero l'armata de' Faentini. Le vecchie storie di Bologna[Cron. di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]parlano solamente dell'assedio; e di più non ne dice Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.], che mette all'anno seguente un tal fatto, ed aggiugne, essersi uniti i Ravegnati ed Imolesi col popolo di Bologna contra di Faenza. Concordano poi tutti gli autori in dire che seguì la pace fra questi popoli, con essersi restituiti i prigioni ai Bolognesi. Accenna il suddetto Rossi una battaglia accaduta in quest'anno fra essi Faentini dall'una parte, e i Forlivesi e i Ravennati dall'altra, colla sconfitta degli ultimi. Ma non s'intende come il popolo di Forlì, ausiliario de' Faentini nel precedente anno fosse già divenuto loro nemico. Oltre di che, non è molto da fidarsi degli storici moderni, qualora mancano le croniche vecchie. Tre ambasciatori del greco imperadore Manuello Comneno approdarono in quest'anno a Genova per trattar di concordia con quel popolo[Caffari, Annal. Genuens., lib. 2, tom. 6 Rer. Ital.], portando con seco cinquanta sei mila, oppur ventotto mila perperi (monete d'oro dei Greci); ma non fu loro data udienza, se non dappoichè fu ritornato da Costantinopoli Amico da Murta, ambasciatore d'essi Genovesi. Perchè si trovò gran divario fra la esposizion d'Amico e quella de' legati greci, licenziati questi senza accordo, si riportarono indietro i lor danari. Seguitò ancora nell'anno presente la guerra fra i Pisani e i Lucchesi, colla peggio degli ultimi, che rimasero sconfitti presso Motrone, e lasciarono in poter de' Pisani una gran quantità diprigioni[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]. Nè cessarono le vicendevoli prede fra essi Pisani e i Genovesi per mare. Fra l'altre prede, venne fatto ai Genovesi di prendere una nave, dove era Carone, uno de' consoli pisani.

Tentò in quest'anno l'imperador Federigod'introdurre trattato di pace conpapa AlessandroIII dimorante tuttavia in Benevento[Cardin. de Aragon., in Vita Alexandri III.]. Spedì a questo fine in Italia il vescovo di BambergaEverardo, con ordine d'abboccarsi col pontefice, ma di non entrare negli Stati del re di Sicilia. Alessandro, che stava all'erta, e per tempo s'avvide ove tendeva l'astuzia di Federigo, cioè a mettere della mala intelligenza fra esso papa e i collegati lombardi, non tardò punto ad avvisarne la lega, acciocchè gli spedissero un deputato per assistere a quanto fosse per riferire il vescovo suddetto. Dappoichè fu questi venuto, si trasferì il pontefice in Campania a Veroli, per quivi dare udienza al legato cesareo. Voleva questi parlargli da solo a solo; il che maggiormente accrebbe i sospetti di qualche furberia. Benchè con ripugnanza, fu ammesso ad una segreta udienza, dove espose essere Federigo disposto ad approvar tutte le ordinazioni da esso pontefice fatte; ma intorno al papato, e all'ubbidienza dovuta al vicario di Cristo, ne parlò egli con molta ambiguità, e senza osare di spiegarsi. Comunicò papa Alessandro cotali proposizioni al sacro collegio e al deputato della lega. La risposta ch'egli poi diede al vescovo Bamberga, fu di maravigliarsi, come egli avesse preso a portare una siffatta ambasciata, che nulla conteneva di quel che più importava. Che quanto ad esso papa, egli era pronto ad onorare sopra tutti i principi Federigo, e ad amarlo, purchè anch'esso mostrasse lafilial sua divozione dovuta alla Chiesa sua madre; e con questo il licenziò. Mentre il pontefice dimorava in Veroli, i Romani pieni di rabbia contro l'odiata città di Tuscolo, le faceano aspra guerra. Rainone signore di essa città, veggendosi a mal partito, trattò d'accordo con Giovanni, lasciato prefetto di Roma dall'imperador Federigo, e gli cedette quella città, con riceverne in contraccambio Monte Fiascone e il borgo di San Flaviano, senza farne parola col papa, da cui pure egli riconosceva quella città, e con assolvere dal giuramento i Tuscolani, i quali si crederono col nuovo padrone di esentarsi dalle molestie de' Romani. Ma questi più vigorosamente che mai continuarono la guerra contra di essa città, di maniera che quel popolo, fatto ricorso al papa, si mise sotto il dominio e patrocinio di lui. Alla stessa corte pontificia tardò poco a comparire il suddetto Rainone pentito del contratto, perchè quei di Montefiascone vituperosamente l'aveano cacciato dalla lor terra; ed anch'egli, implorata la misericordia del papa, fece una donazion della terra di Tuscolo alla Chiesa romana: il che la preservò per allora dall'ira e dalle forze del popolo romano. Rapporta il Guichenon[Guichenon, Bibliot. Sebus., Centur. II, cap. 35.]una bolla di papa Alessandro, dato in quest'annoLateraniin favore della badia di Fruttuaria. Non può stare, perchè il papa non fu in questi tempi in Roma. Persistendo tuttavia Manuello imperador de' Greci nel vano pensiero di ricuperar la corona imperiale di Roma, per farsi del partito in quella città, mandò nel presente anno una sua nipote per moglie di Ottone Frangipane[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.], la cui nobilissima famiglia era in questi tempi attaccatissima al pontefice Alessandro. Fu essa condotta con accompagnamento magnifico di vescovi e nobili greci, e con gran somma di danaro a Veroli, dove il papa gli sposò: dopo di che Ottone condusse la novellamoglie a Roma. Ardevano i Bolognesi di voglia di vendicarsi della rotta loro data nel precedente anno dai Faentini. Però col maggior loro sforzo e col carroccio, che per la prima volta fu da essi usato, s'inviarono contra della città di Faenza, e l'assediarono. Il Ghirardacci scrive[Ghirardacci, Istor. di Bologna, lib. 3.]che sconfissero l'armata de' Faentini. Le vecchie storie di Bologna[Cron. di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]parlano solamente dell'assedio; e di più non ne dice Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.], che mette all'anno seguente un tal fatto, ed aggiugne, essersi uniti i Ravegnati ed Imolesi col popolo di Bologna contra di Faenza. Concordano poi tutti gli autori in dire che seguì la pace fra questi popoli, con essersi restituiti i prigioni ai Bolognesi. Accenna il suddetto Rossi una battaglia accaduta in quest'anno fra essi Faentini dall'una parte, e i Forlivesi e i Ravennati dall'altra, colla sconfitta degli ultimi. Ma non s'intende come il popolo di Forlì, ausiliario de' Faentini nel precedente anno fosse già divenuto loro nemico. Oltre di che, non è molto da fidarsi degli storici moderni, qualora mancano le croniche vecchie. Tre ambasciatori del greco imperadore Manuello Comneno approdarono in quest'anno a Genova per trattar di concordia con quel popolo[Caffari, Annal. Genuens., lib. 2, tom. 6 Rer. Ital.], portando con seco cinquanta sei mila, oppur ventotto mila perperi (monete d'oro dei Greci); ma non fu loro data udienza, se non dappoichè fu ritornato da Costantinopoli Amico da Murta, ambasciatore d'essi Genovesi. Perchè si trovò gran divario fra la esposizion d'Amico e quella de' legati greci, licenziati questi senza accordo, si riportarono indietro i lor danari. Seguitò ancora nell'anno presente la guerra fra i Pisani e i Lucchesi, colla peggio degli ultimi, che rimasero sconfitti presso Motrone, e lasciarono in poter de' Pisani una gran quantità diprigioni[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]. Nè cessarono le vicendevoli prede fra essi Pisani e i Genovesi per mare. Fra l'altre prede, venne fatto ai Genovesi di prendere una nave, dove era Carone, uno de' consoli pisani.


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