MCLXXIIIAnno diCristoMCLXXIII. IndizioneVI.Alessandro IIIpapa 15.Federigo Ire 22, imper. 19.Fece in quest'annopapa Alessandro, mentre dimorava in Segna, la canonizzazione disan Tommaso arcivescovodi Cantorberì.Federigo imperadorein Germania andava disponendo sè stesso e quei nazionali per calare di nuovo in Italia con grandi forze, voglioso di domare i Lombardi, e già era intimata la spedizione per l'anno seguente 1174[Godefridus Monachus, in Chron.]. Arrivarono circa questi tempi alla corte d'esso Augusto gli ambasciatori del Soldano di Babilonia, che gli presentarono dei rari e preziosi regali, e poi discesero a chiedere una figliuola dell'imperadore per moglie del figliuolo del medesimo Soldano, con esibirsi il Soldano d'abbracciar col figliuolo e con tutto il suo regno la religion cristiana, e di rendere tutti i prigioni cristiani. L'imperadore trattenne per un mezz'anno questi ambasciatori, e loro permise di visitar le città della Germania, e d'informarsi ben dei riti del paese. Credane quel che vuole il lettore. Per me tengo la proposizione attribuita a quei legati per una vana diceria del volgo, al veder in corte uomini di diversa credenza venuti sì di lontano. Non son facili da smuovere i Maomettani; e quand'anche il Sultano avesse avuta tal disposizione, come potea promettersi de' sudditi suoi? La sua testa avrebbe corso troppo pericolo. Sarà ben vero ciò che scrive Romoaldo Salernitano[Romuald. Salernit., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]: cioè cheCristiano arcivescovodi Magonza mandò nell'anno seguente persona apposta aGuglielmo IIgiovane re di Sicilia, offerendogli in moglie una figliuola del suddetto imperador Federigo, e di stabilir buona pace ed amicizia fra loro. Ma il re Guglielmo (o, per dir meglio, i suoi consiglieri) riflettendo all'arti di Federigo, che si studiava di dividerei collegati, per poterli più facilmente divorar tutti, non potè indursi ad abbandonar papa Alessandro, e diede per risposta che non potea dar mano ad una pace, da cui restassero esclusi i suoi confederati. Informato di ciò Federigo, se l'ebbe molto a male; ma da lì a qualche tempo quella stessa sua figliuola cessò di vivere. Udivansi intanto in Lombardia i gran preparamenti che facea l'imperadore, per calar di nuovo in Italia; il che serviva di continuo stimolo a queste collegate città per ben premunirsi, con istrignere le vecchie alleanze e farne delle nuove[Antiquit. Italic., Dissert. XLVIII.]. A questo fine si tenne in Modena nell'anno presente nel dì 10 di ottobre un parlamento, a cui intervennero i cardinaliIldelbrandoe Teodino, e il vescovo di ReggioAlbericone; nel distinguere i quai nomi non adoperò la solita sua diligenza il Sigonio; mentre, in far menzione di tal atto dice che il papa spedì da Anagni a ModenaHildeprandum Crassum episcopum mutinensem(non era egli più vescovo di questa città)et Albergonum cardinalem utrumque. V'intervennero ancora i consolidi Brescia, Cremona, Parma, Mantova, Piacenza, Milano, Modena, Bologna,eRimini. Fu ivi confermata lasocietà e lega di Lombardia, con obbligarsi cadauna delle parti di non far trattato nè pace con Federigo imperadore senza il consentimento di tutti, e di non riedificare la terra di Crema senza permissione degli altri collegati. Ho io dato alla luce questo documento, preso dall'archivio della comunità di Modena.Abbiamo poi dagli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], che avendo i Lucchesi, fiancheggiati da un buon esercito, rimesso in piedi il castello di Motrone, il popolo di Pisa, uscito in campagna, li mise in fuga, e distrusse il nuovo edifizio. Poscia nel dì 27 di giugnoCristiano arcivescovodi Magonza, pentito di averla presa contra de' Pisani, li liberò dal bando. Il che fatto, trasferitosia Pisa nel primo giorno dì luglio (se pure all'anno presente appartiene questo avvenimento), tenne ivi un parlamento, in cui comandò che cessasse la guerra fra quel popolo e i Fiorentini dall'una parte, e i Lucchesi dall'altra; e che si restituissero i prigioni, con deputar nello stesso tempo persone, le quali si studiassero di terminar tutte le altre differenze, e di stabilir fra que' popoli una buona pace. Furono rilasciati i prigioni; ma iti i consoli di Pisa e gli ambasciatori fiorentini coll'arcivescovo al borgo di San Genesio, quivi, perchè non vollero acconsentire ad alcune proposizioni di poco onore e molto danno delle loro città, l'arcivescovo proditoriamente li fece prendere ed incatenare. Quindi unito coi Lucchesi, Sanesi e Pistoiesi, e col conte Guido, si mise in punto per correre ai danni del territorio pisano. A questo avviso fumanti di collera i Pisani e i Fiorentini uscirono in campagna, e fecero fronte alla meditata irruzione. Passarono anche i Pisani per fare una diversione sul territorio di Lucca, dando il guasto sino a Ponsampieri e a Lunata: il che servì a far correre i Lucchesi alla propria difesa. Ma allorchè questi furono al ponte di Fusso, assaliti dai Pisani nel dì 19 d'agosto, rimasero sconfitti. Seguitò poi l'arcivescovo Cristiano coi Lucchesi a far guerra in Toscana; e i Genovesi nel settembre tolsero a' Pisani il castello dell'isola di Pianosa, e lo smantellarono affatto. Questo fatto negli Annali Genovesi vien riferito al precedente anno[Caffari, Annal. Genuens., lib. 2, tom. 6 Rer. Ital.]: il che mi fa dubitare se appartenga quanto ho tratto qui dagli Annali Pisani all'anno presente, o pure all'antecedente. Da essi Annali Genovesi altro non si vede registrato sotto quest'anno, se non la guerra incominciata prima daObizzo marcheseMalaspina e daMoroellosuo figliuolo, contra de' Genovesi, con aver questi assediato e ricuperato il castello di Passanoche s'era ribellato. Anche il Tronci[Tronci, Annali Pisani.]rapporta all'anno 1172 i suddetti avvenimenti. Seguitavano in questi tempi le città di Lombardia a farsi render ubbidienza dalle terre e castella già concedute in feudo dagl'imperadori a varii nobili, per reintegrare i loro distretti e contadi, che ne' tempi addietro erano rimasti troppo smembrati. Nè da questo loro empito andavano esenti i vescovi e monisterii. Ne abbiamo un esempio nell'anno presente, in cui il popolo di Modena costrinse varie comunità della montagna sottoposta alla badia di Frassinoro[Antiquit. Ital., Dissert. XIX.]a promettere di pagar tributo a Modena, e di militar sotto ai consoli di essa città in occasion di guerra. Altrettanto faceano anche le altre città, ingrandendo il lor territorio e distretto colle terre e castella loro tolte ne' secoli addietro o dalla forza de' nobili, o dai privilegii dei re ed imperadori.
Fece in quest'annopapa Alessandro, mentre dimorava in Segna, la canonizzazione disan Tommaso arcivescovodi Cantorberì.Federigo imperadorein Germania andava disponendo sè stesso e quei nazionali per calare di nuovo in Italia con grandi forze, voglioso di domare i Lombardi, e già era intimata la spedizione per l'anno seguente 1174[Godefridus Monachus, in Chron.]. Arrivarono circa questi tempi alla corte d'esso Augusto gli ambasciatori del Soldano di Babilonia, che gli presentarono dei rari e preziosi regali, e poi discesero a chiedere una figliuola dell'imperadore per moglie del figliuolo del medesimo Soldano, con esibirsi il Soldano d'abbracciar col figliuolo e con tutto il suo regno la religion cristiana, e di rendere tutti i prigioni cristiani. L'imperadore trattenne per un mezz'anno questi ambasciatori, e loro permise di visitar le città della Germania, e d'informarsi ben dei riti del paese. Credane quel che vuole il lettore. Per me tengo la proposizione attribuita a quei legati per una vana diceria del volgo, al veder in corte uomini di diversa credenza venuti sì di lontano. Non son facili da smuovere i Maomettani; e quand'anche il Sultano avesse avuta tal disposizione, come potea promettersi de' sudditi suoi? La sua testa avrebbe corso troppo pericolo. Sarà ben vero ciò che scrive Romoaldo Salernitano[Romuald. Salernit., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]: cioè cheCristiano arcivescovodi Magonza mandò nell'anno seguente persona apposta aGuglielmo IIgiovane re di Sicilia, offerendogli in moglie una figliuola del suddetto imperador Federigo, e di stabilir buona pace ed amicizia fra loro. Ma il re Guglielmo (o, per dir meglio, i suoi consiglieri) riflettendo all'arti di Federigo, che si studiava di dividerei collegati, per poterli più facilmente divorar tutti, non potè indursi ad abbandonar papa Alessandro, e diede per risposta che non potea dar mano ad una pace, da cui restassero esclusi i suoi confederati. Informato di ciò Federigo, se l'ebbe molto a male; ma da lì a qualche tempo quella stessa sua figliuola cessò di vivere. Udivansi intanto in Lombardia i gran preparamenti che facea l'imperadore, per calar di nuovo in Italia; il che serviva di continuo stimolo a queste collegate città per ben premunirsi, con istrignere le vecchie alleanze e farne delle nuove[Antiquit. Italic., Dissert. XLVIII.]. A questo fine si tenne in Modena nell'anno presente nel dì 10 di ottobre un parlamento, a cui intervennero i cardinaliIldelbrandoe Teodino, e il vescovo di ReggioAlbericone; nel distinguere i quai nomi non adoperò la solita sua diligenza il Sigonio; mentre, in far menzione di tal atto dice che il papa spedì da Anagni a ModenaHildeprandum Crassum episcopum mutinensem(non era egli più vescovo di questa città)et Albergonum cardinalem utrumque. V'intervennero ancora i consolidi Brescia, Cremona, Parma, Mantova, Piacenza, Milano, Modena, Bologna,eRimini. Fu ivi confermata lasocietà e lega di Lombardia, con obbligarsi cadauna delle parti di non far trattato nè pace con Federigo imperadore senza il consentimento di tutti, e di non riedificare la terra di Crema senza permissione degli altri collegati. Ho io dato alla luce questo documento, preso dall'archivio della comunità di Modena.
Abbiamo poi dagli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], che avendo i Lucchesi, fiancheggiati da un buon esercito, rimesso in piedi il castello di Motrone, il popolo di Pisa, uscito in campagna, li mise in fuga, e distrusse il nuovo edifizio. Poscia nel dì 27 di giugnoCristiano arcivescovodi Magonza, pentito di averla presa contra de' Pisani, li liberò dal bando. Il che fatto, trasferitosia Pisa nel primo giorno dì luglio (se pure all'anno presente appartiene questo avvenimento), tenne ivi un parlamento, in cui comandò che cessasse la guerra fra quel popolo e i Fiorentini dall'una parte, e i Lucchesi dall'altra; e che si restituissero i prigioni, con deputar nello stesso tempo persone, le quali si studiassero di terminar tutte le altre differenze, e di stabilir fra que' popoli una buona pace. Furono rilasciati i prigioni; ma iti i consoli di Pisa e gli ambasciatori fiorentini coll'arcivescovo al borgo di San Genesio, quivi, perchè non vollero acconsentire ad alcune proposizioni di poco onore e molto danno delle loro città, l'arcivescovo proditoriamente li fece prendere ed incatenare. Quindi unito coi Lucchesi, Sanesi e Pistoiesi, e col conte Guido, si mise in punto per correre ai danni del territorio pisano. A questo avviso fumanti di collera i Pisani e i Fiorentini uscirono in campagna, e fecero fronte alla meditata irruzione. Passarono anche i Pisani per fare una diversione sul territorio di Lucca, dando il guasto sino a Ponsampieri e a Lunata: il che servì a far correre i Lucchesi alla propria difesa. Ma allorchè questi furono al ponte di Fusso, assaliti dai Pisani nel dì 19 d'agosto, rimasero sconfitti. Seguitò poi l'arcivescovo Cristiano coi Lucchesi a far guerra in Toscana; e i Genovesi nel settembre tolsero a' Pisani il castello dell'isola di Pianosa, e lo smantellarono affatto. Questo fatto negli Annali Genovesi vien riferito al precedente anno[Caffari, Annal. Genuens., lib. 2, tom. 6 Rer. Ital.]: il che mi fa dubitare se appartenga quanto ho tratto qui dagli Annali Pisani all'anno presente, o pure all'antecedente. Da essi Annali Genovesi altro non si vede registrato sotto quest'anno, se non la guerra incominciata prima daObizzo marcheseMalaspina e daMoroellosuo figliuolo, contra de' Genovesi, con aver questi assediato e ricuperato il castello di Passanoche s'era ribellato. Anche il Tronci[Tronci, Annali Pisani.]rapporta all'anno 1172 i suddetti avvenimenti. Seguitavano in questi tempi le città di Lombardia a farsi render ubbidienza dalle terre e castella già concedute in feudo dagl'imperadori a varii nobili, per reintegrare i loro distretti e contadi, che ne' tempi addietro erano rimasti troppo smembrati. Nè da questo loro empito andavano esenti i vescovi e monisterii. Ne abbiamo un esempio nell'anno presente, in cui il popolo di Modena costrinse varie comunità della montagna sottoposta alla badia di Frassinoro[Antiquit. Ital., Dissert. XIX.]a promettere di pagar tributo a Modena, e di militar sotto ai consoli di essa città in occasion di guerra. Altrettanto faceano anche le altre città, ingrandendo il lor territorio e distretto colle terre e castella loro tolte ne' secoli addietro o dalla forza de' nobili, o dai privilegii dei re ed imperadori.