MCLXXVII

MCLXXVIIAnno diCristoMCLXXVII. IndizioneX.Alessandro IIIpapa 19.Federigo Ire 26, imper. 23.Felicissimo fu il presente anno, perchè in esso ebbe fine una volta il deplorabile scisma della Chiesa di Dio, e cominciò la pace a rifiorire in Italia. Erano già state con articoli segreti composte le differenze che passavano fra la Chiesa romana eFederigo imperadore, e restavano tuttavia pendenti quelle de' Lombardi. Per agevolar l'aggiustamento ancora di queste, ilpontefice Alessandro, siccome era il concerto, avea da venire a Ravenna o a Bologna[Cardin. de Aragon., in Vita Alexandri III.]. Prima di muoversi da Anagni, per maggior cautela, volle che lo stesso Federigo autenticasse col giuramento la sicurezza della sua persona, a lui promessa dai plenipotenziarii. Però spedì apposta il vescovo d'Ostia e il cardinale di san Giorgio, i quali dalla Toscana venuti in Lombardia, trovarono Federigo ne' contorni di Modena, e furono accolti onorevolmente e con buon volto. Fece egli confermare col giuramento a nome suo da Corrado figliuolo del marchese di Monferrato il passaporto accordato al pontefice; e lo stesso giuramento prestarono tutti i principi della sua corte. Informato di ciò papa Alessandro III, dopo avere spediti innanzi sei cardinali, che trovarono l'imperadore a Ravenna, s'inviò egli a Benevento, dove dimorò dalla festa del santo Natale sino all'Epifania. Di là per Troia e Siponto passò al Vasto, dove trovò sette galee ben guernite d'armi e di viveri, che il re di Sicilia gli aveva allestite, con ordine aRomoaldo[Romualdus Salern., in Chron., tom. 7 Rer. Italic.]arcivescovodi Salerno (lo stesso che scrisse la storia di questi fatti) e aRuggieri conted'Andria, gran contestabile e giustiziere della Puglia, di accompagnare la Santità sua, e di accudire agl'interessi del suo regno. Perchè ilmare fu lungamente in collera, non potè il pontefice imbarcarsi se non il primo dì di quaresima, cioè a dì 9 di marzo. Undici poi furono le galee che il servirono nel viaggio; e con queste e con cinque cardinali nella prima domenica di quaresima arrivò a Zara, e nel dì 20, oppure nel dì 24 d'esso mese felicemente giunto a Venezia, prese riposo nel monistero di san Nicolò al Lido. Nel dì seguenteSebastiano Zianidoge co' patriarchi d'Aquileia e di Grado, coi lor vescovi suffraganei ed immenso popolo, andò a levarlo e il condusse a san Marco, e di là al palazzo del patriarca. Dimorava intanto Federigo Augusto in Cesena, ed udito l'arrivo del papa a Venezia, inviò colà l'arcivescovo di Maddeburgo, il vescovo eletto di Vormazia e il suo protonotaio, a pregarlo di far mutare il luogo del congresso, che già era destinato in Bologna, perchè non si attentava d'inviare a BolognaCristiano arcivescovodi Magonza suo cancelliere, persona troppo odiata da' Bolognesi, per li danni loro inferiti dal medesimo poco dianzi. Nulla volle conchiudere il saggio pontefice senza il parere e consenso de' collegati; e però scrisse, acciocchè spedissero i lor deputati a Ferrara, dove egli si troverebbe nella domenica di Passione. In Ferrara dunque, dove al determinato giorno comparve con undici galee il santo padre, vennero a rendergli ossequioAlgisionovello arcivescovo di Milano, e l'arcivescovo di Ravenna coi lor suffraganei, e i consoli delle città lombarde, e gran copia di abbati e di nobili. Disputossi per molti giorni del luogo del congresso, insistendo i Lombardi per Bologna, e i ministri dell'imperadore per Venezia. Prevalse l'ultimo partito, in maniera che il papa col suo seguito imbarcatosi nel dì 9 di maggio, se ne tornò a Venezia, dove ancora si trasferirono i deputati dell'imperadore, e insieme quei delle città della lega, cioè i vescovi di Torino, Bergamo, Como ed Asti, ed altri dell'ordine secolare, e si diede principio alleconferenze. Empierei quivi di gran carta se volessi minutamente descrivere le pretensioni delle parti e i maneggi di quel trattato. Chi più diffuso ne desidera il racconto, dee consultare la Cronica di Romoaldo Salernitano, e gli atti da me pubblicati nelle Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XLVIII.], siccome ancora i prodotti dal Sigonio[Sigonius, de Regno Ital.], avvertendo nulladimeno che esso Sigonio li riferisce all'anno precedente, quando è fuor di dubbio che appartengono al presente.Dirò in poche parole, avere preteso l'imperadore che i Lombardi eseguissero quanto era stato decretato nella dieta di Roncaglia nell'anno 1158 col consiglio dei dottori bolognesi intorno alla cession delle regalie, oppure che rimettessero le cose nello stato in cui erano, allorchè il vecchio Arrigo, cioè il quarto fra i re e il terzo fra gl'imperadori, venne in Italia. Poca cognizion di storia convien dire che avesse Gerardo Pesta deputato dei Milanesi, allorchè, per attestato di Romoaldo Salernitano, rispose che Arrigo il vecchio fu un tiranno, e ch'egli fece prigione papa Pasquale (quando ciò accadde sotto Arrigo quinto), nè alcuno vivea che si ricordasse degli atti e statuti d'esso Arrigo seniore. E però che essi erano pronti a rendere a Federigo quei doveri,quae antecessores nostri juniori Henrico, Conrado, et Lothario, et ei usque ad haec tempora reddiderunt; e che fossero salve le consuetudini delle città colle lor libertà. Questa, a mio credere, cominciò fin sotto Arrigo seniore; nè vivea allora alcuno che si ricordasse del suo principio, laonde,ab immemorabilierano esse città in possesso dei diritti di eleggersi i lor ministri, e delle regalie. Apparisce poi dagli atti da me prodotti che le città e i luoghi del partito imperiale erano in questi tempiCremona, Pavia, Genova, Tortona, Asti, Alba, Acqui, Torino, Ivrea, Ventimiglia, Savona, Albenga, Casale di Sant'Evasio, Montevio, Castello Bolognese,Imola, Faenza, Ravenna, Forlì, Forlimpopoli, Cesena, Rimini, Castrocaro, il marchese di Monferrato, i conti di Biandrate, i marchesi del Guasto e del Bosco, e i conti di Lomello. All'incontro nella lega di Lombardia eranoVenezia, Trivigi, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Ferrara, Mantova, Bergamo, Lodi, Milano, Como(benchè da noi poco fa veduto aderente di Federigo),Novara, Vercelli, Alessandria, Carsino e Belmonte, Piacenza, Bobbio, Obizzo Malaspina marchese, Parma, Reggio, Modena, Bologna, Doccia, San Cassano ed altri luoghie persone dell'esarcato e della Lombardia. Le dispute andarono in lungo, e niuna conclusione potè avere il negoziato, non volendo cedere l'una delle parti all'altra. Allora fu che papa Alessandro propose una tregua: il che riferito all'Augusto Federigo, andò nelle smanie. Ciò non ostante, segretamente fece intendere al papa, che si contenterebbe di accordare ai Lombardi una tregua di sei anni, e di quindici al re di Sicilia, purchè il papa permettesse ch'egli per quindici anni godesse le rendite de' beni della famosa contessa Matilda, che erano in sua mano, dopo i quali ne dimetterebbe il possesso alla Chiesa romana. Contentossene il papa, e in questa maniera si stabilì la concordia. Lagnaronsi dipoi non poco i Lombardi del papa[Sire Raul, Hist., tom. 6 Rer. Ital.], perch'egli avesse acconci i fatti propri, con lasciar essi tuttavia in ballo, quando eglino aveano tutto il peso della guerra con tanto loro dispendio di gente e di roba, per ridur pure Federigo a far pace colla Chiesa. Ma il più ordinario fin delle leghe suol esser questo. Cercano prima i potenti il maggior loro vantaggio, e tocca dipoi ai minori l'accomodarsi al volere degli altri, e ringraziar Dio se non anche restano abbandonati. Non erano ancora bene smaltiti tutti questi punti, quando l'Augusto Federigo venne a Chioggia. Suscitossi allora una gran commozione fra la plebe di Venezia, mostrandosiessa risoluta di andare a condurlo tosto in città: il che fu quasi cagione che il papa e i ministri del re di Sicilia si ritirassero da Venezia; e già ne erano partiti alla volta di Trevigi i deputati de' Lombardi. Ma il doge, uomo savissimo, trovò riparo a questo disordine, e diede tempo che fosse giurata la pace, e concertato l'abboccamento da farsi in Venezia[Romuald. Salern., in Chron., tom. 7 Rer. Ital. Cardinal. de Aragon., in Vita Alexandri III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Nel giorno adunque 24 di luglio, giorno di domenica, saputosi che Federigo imperadore veniva a Venezia, il papa di buon'ora con gran solennità si trasferì a san Marco, e mandò ad incontrarlo i vescovi d'Ostia, di Porto e di Palestrina, con altri cardinali, che gli diedero l'assoluzion della scomunica; e alloraCristiano arcivescovodi Magonza con gli altri prelati abiurarono Ottaviano, Guido da Crema e Giovanni da Struma antipapi. Andò il doge con gran corteggio di bucentori e barche a levar l'imperadore da san Niccolò del Lido, e processionalmente poi col patriarca di Grado e clero il condusse fin davanti alla basilica di san Marco, dove il papa in abito pontificale con tutti i cardinali, col patriarca d'Aquileia, e molti arcivescovi e vescovi lo stava aspettando. Allora Federigo alla vista del vero vicario di Cristo, venerando in lui Dio, lasciata da parte la dignità imperiale, e gittato via il manto, con tutto il corpo si prostese ai piedi del sommo pontefice, e glieli baciò. Non potè contener le lagrime per la gioia il buon papa Alessandro, e sollevatolo con tutta benignità, gli diede il bacio di pace e la benedizione. Allora fu intonato ad alta voce ilTe Deum: e Federigo,apprehensa pontificis dextera, il condusse fino al coro della basilica di san Marco, dove ricevette la benedizione pontificia, e di là passò ad alloggiare nel ducal palagio. Nel giorno seguente, festa di san Jacopo apostolo cantò il papa solenne messa, e predicò al popolo in san Marco.Federigo gli baciò i piedi, fece l'oblazione, e dopo la messa gli tenne la staffa; presa anche la briglia del cavallo pontificio, era in procinto di addestrarlo, se il papa affettuosamente non l'avesse licenziato. Seguirono poi visite, conviti e colloqui, e nel dì primo d'agosto fu solennemente ratificata la pace e tregua, e poscia assoluti gli scismatici. E nella vigilia dell'Assunzion della Vergine tenne il papa un concilio in san Marco, dove scomunicò chiunque rompesse la pace e tregua suddetta. Fece dipoi istanza a Federigo per la restituzion dei beni della Chiesa romana: al che si mostrò pronto l'imperadore, ma con salvare per sè le terre della contessa Matilda e il contado di Bertinoro, che poco fa era vacato per la morte di quel conte accaduta in Venezia, pretendendo quegli Stati, come cosa dell'imperio, ed esibendo di rimetterne la cognizione a tre arbitri per parte. Ne restò amareggiato non poco papa Alessandro, e tanto più perchè il suddetto conte di Bertinoro ne avea fatta una donazione alla Chiesa romana; ma per non disturbare la pace fatta, consentì ai di lui voleri.Con questo glorioso fine terminò lo scisma della Chiesa; al che specialmente dopo la mano di Dio contribuì assaissimo la prudenza e pazienza del buon papa Alessandro, che sempre si guardò dallo inasprir gli animi coi rigori, e colse in fine il frutto della sua mansuetudine. Il buon esito ancora di sì grande affare è dovuto all'inclita repubblica di Venezia, ne' cui rettori da tanti secoli passa come per eredità la prudenza e saviezza, essendosi mirabilmente adoperati que' nobili, e sopra gli altri il loro doge Ziani, affinchè si eseguisse la tanto sospirata riunione, con aggiungersi ancora questa alle tante glorie della città di Venezia. Alla verità delle cose fin qui narrate fecero poscia i tempi susseguenti varie frange con dire: che Federigo andò nell'anno 1176 coll'esercito suo ad Anagni, perseguitando papa Alessandro, il quale travestito se ne fuggì a Venezia, dove fu riconosciutoed onorato: che esso Federigo passò fino a Taranto in cerca del papa: che una flotta di settantacinque galee da lui messa in ordine fu disfatta da' Veneziani, con restarvi prigione Ottone figliuolo di esso Augusto: che quando Federigo fu a' piedi del papa, mettendogli Alessandro il piè sulla gola, prorompesse in queste parole:Super aspidem et basiliscum ambulabis,ec., e Federigo rispondesse:Non tibi, sed Petro. Ed è ben vecchio questo racconto. Andrea Dandolo circa l'anno 1340[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]cita le storie di Venezia (se pur quella non è una giunta fatta a quel savio scrittore) e una leggenda di fra Pietro da Chioggia. Fra Galvano Fiamma[Gualvanus Flamm., in Manipul. Flor.], contemporaneo del Dandolo, ne parlò anch'egli, di modo che divenne famosa questa relazione nelle storie de' susseguenti storici. E perciocchè il Sigonio e il cardinal Baronio dichiararono sì fatti racconti favole e solenni imposture; e lo stesso Sabellico prima d'essi avea assai fatto conoscere di tenerli per tali: don Fortunato Olmo monaco benedettino nell'anno 1629 con libro apposta si studiò di giustificarli con dar fuori un pezzo di storia di Obone Ravennate ed altre cronichette, e con addurre varie ragioni. Ma si tratta qui di favole patenti, e sarebbe un perdere il tempo in volerle confutare. Gli autori contemporanei s'hanno da attendere, e qui gli abbiamo, e gravissimi, in guisa tale che niuna fede merita la troppo diversa o contraria narrativa degli scrittorelli lontani da que' tempi. Che non si disse del duro trattamento fatto a Canossa da Gregorio VII al re Arrigo IV? Altrettanto e più sarebbe detto di papa Alessandro III con Federigo I, se fondamento avesse avuto tal diceria. Ma Alessandro fu pontefice moderatissimo, e però, secondo l'attestato del Cronografo Sassone[Chronograph. Saxo apud Leibnitium.], Federigo dai cardinalihonestissime, e dal papain osculo pacis suscipitur. Per essere gloriosa la città e repubblica di Venezia, non v'ha bisogno di favole, bastando la verità per onor suo, essendo essa stata il teatro di sì memorabil pace, a cui con tanta prudenza, e con ispese e regali sommamente contribuì quel doge con altri nobili. Curioso è bensì un catalogo di tutti i vescovi, principi, abbati e signori che intervennero a quella gran funzione di Venezia colla nota della famiglia di cadauno, pubblicato dal suddetto Fortunato Olmo. Fra gli altri si veggono annoveratiAlberto ed Obizzo marchesi da Este con uomini cento ottanta, cioè con accompagnamento superiore a quello della maggior parte degli altri principi che colà concorsero. E questi poi si truovano con altri principi registrati in varii diplomi dell'Augusto Federigo dati in Venezia nell'anno stesso, siccome ho io altrove dimostrato[Antichità Estensi, P. I, cap. 35. Antiquit. Ital., Dissert. XIX.]. Si partì poscia da Venezia Federigo, dopo aver baciati i piedi al sommo pontefice, e dato il bacio di pace a tutti i cardinali, e andossene a Ravenna, e di là a Cesena. Papa Alessandro anch'egli circa la metà di ottobre con quattro galee ottenute dai Veneziani, perchè già s'erano partiti i legati del re di Sicilia colle lor galee, si imbarcò, e giunse nel dì 29 d'esso mese a Siponto e presa la strada di Troia, Benevento e San Germano, con felicità e sanità arrivò ad Anagni verso la metà di dicembre; se non che in Benevento finì i suoi giorniUgoda Bologna cardinale, in AversaGuglielmoda Pavia vescovo di Porto, eManfredivescovo di Palestrina in Anagni. Per attestato di Sire Raul, nel settembre di quest'anno un orribil diluvio, tale che di un simile non v'era memoria, si provò nelle parti del lago Maggiore, il qual crebbe sino all'altezza di dieciotto braccia (se pure, come io vo credendo, non è scorretto quel testo), e coprì le case di Lesa, con restare allagatidal fiume Ticino tutti i contorni, di maniera che dalla Scrivia s'andava sino a Piacenza in barca.

Felicissimo fu il presente anno, perchè in esso ebbe fine una volta il deplorabile scisma della Chiesa di Dio, e cominciò la pace a rifiorire in Italia. Erano già state con articoli segreti composte le differenze che passavano fra la Chiesa romana eFederigo imperadore, e restavano tuttavia pendenti quelle de' Lombardi. Per agevolar l'aggiustamento ancora di queste, ilpontefice Alessandro, siccome era il concerto, avea da venire a Ravenna o a Bologna[Cardin. de Aragon., in Vita Alexandri III.]. Prima di muoversi da Anagni, per maggior cautela, volle che lo stesso Federigo autenticasse col giuramento la sicurezza della sua persona, a lui promessa dai plenipotenziarii. Però spedì apposta il vescovo d'Ostia e il cardinale di san Giorgio, i quali dalla Toscana venuti in Lombardia, trovarono Federigo ne' contorni di Modena, e furono accolti onorevolmente e con buon volto. Fece egli confermare col giuramento a nome suo da Corrado figliuolo del marchese di Monferrato il passaporto accordato al pontefice; e lo stesso giuramento prestarono tutti i principi della sua corte. Informato di ciò papa Alessandro III, dopo avere spediti innanzi sei cardinali, che trovarono l'imperadore a Ravenna, s'inviò egli a Benevento, dove dimorò dalla festa del santo Natale sino all'Epifania. Di là per Troia e Siponto passò al Vasto, dove trovò sette galee ben guernite d'armi e di viveri, che il re di Sicilia gli aveva allestite, con ordine aRomoaldo[Romualdus Salern., in Chron., tom. 7 Rer. Italic.]arcivescovodi Salerno (lo stesso che scrisse la storia di questi fatti) e aRuggieri conted'Andria, gran contestabile e giustiziere della Puglia, di accompagnare la Santità sua, e di accudire agl'interessi del suo regno. Perchè ilmare fu lungamente in collera, non potè il pontefice imbarcarsi se non il primo dì di quaresima, cioè a dì 9 di marzo. Undici poi furono le galee che il servirono nel viaggio; e con queste e con cinque cardinali nella prima domenica di quaresima arrivò a Zara, e nel dì 20, oppure nel dì 24 d'esso mese felicemente giunto a Venezia, prese riposo nel monistero di san Nicolò al Lido. Nel dì seguenteSebastiano Zianidoge co' patriarchi d'Aquileia e di Grado, coi lor vescovi suffraganei ed immenso popolo, andò a levarlo e il condusse a san Marco, e di là al palazzo del patriarca. Dimorava intanto Federigo Augusto in Cesena, ed udito l'arrivo del papa a Venezia, inviò colà l'arcivescovo di Maddeburgo, il vescovo eletto di Vormazia e il suo protonotaio, a pregarlo di far mutare il luogo del congresso, che già era destinato in Bologna, perchè non si attentava d'inviare a BolognaCristiano arcivescovodi Magonza suo cancelliere, persona troppo odiata da' Bolognesi, per li danni loro inferiti dal medesimo poco dianzi. Nulla volle conchiudere il saggio pontefice senza il parere e consenso de' collegati; e però scrisse, acciocchè spedissero i lor deputati a Ferrara, dove egli si troverebbe nella domenica di Passione. In Ferrara dunque, dove al determinato giorno comparve con undici galee il santo padre, vennero a rendergli ossequioAlgisionovello arcivescovo di Milano, e l'arcivescovo di Ravenna coi lor suffraganei, e i consoli delle città lombarde, e gran copia di abbati e di nobili. Disputossi per molti giorni del luogo del congresso, insistendo i Lombardi per Bologna, e i ministri dell'imperadore per Venezia. Prevalse l'ultimo partito, in maniera che il papa col suo seguito imbarcatosi nel dì 9 di maggio, se ne tornò a Venezia, dove ancora si trasferirono i deputati dell'imperadore, e insieme quei delle città della lega, cioè i vescovi di Torino, Bergamo, Como ed Asti, ed altri dell'ordine secolare, e si diede principio alleconferenze. Empierei quivi di gran carta se volessi minutamente descrivere le pretensioni delle parti e i maneggi di quel trattato. Chi più diffuso ne desidera il racconto, dee consultare la Cronica di Romoaldo Salernitano, e gli atti da me pubblicati nelle Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XLVIII.], siccome ancora i prodotti dal Sigonio[Sigonius, de Regno Ital.], avvertendo nulladimeno che esso Sigonio li riferisce all'anno precedente, quando è fuor di dubbio che appartengono al presente.

Dirò in poche parole, avere preteso l'imperadore che i Lombardi eseguissero quanto era stato decretato nella dieta di Roncaglia nell'anno 1158 col consiglio dei dottori bolognesi intorno alla cession delle regalie, oppure che rimettessero le cose nello stato in cui erano, allorchè il vecchio Arrigo, cioè il quarto fra i re e il terzo fra gl'imperadori, venne in Italia. Poca cognizion di storia convien dire che avesse Gerardo Pesta deputato dei Milanesi, allorchè, per attestato di Romoaldo Salernitano, rispose che Arrigo il vecchio fu un tiranno, e ch'egli fece prigione papa Pasquale (quando ciò accadde sotto Arrigo quinto), nè alcuno vivea che si ricordasse degli atti e statuti d'esso Arrigo seniore. E però che essi erano pronti a rendere a Federigo quei doveri,quae antecessores nostri juniori Henrico, Conrado, et Lothario, et ei usque ad haec tempora reddiderunt; e che fossero salve le consuetudini delle città colle lor libertà. Questa, a mio credere, cominciò fin sotto Arrigo seniore; nè vivea allora alcuno che si ricordasse del suo principio, laonde,ab immemorabilierano esse città in possesso dei diritti di eleggersi i lor ministri, e delle regalie. Apparisce poi dagli atti da me prodotti che le città e i luoghi del partito imperiale erano in questi tempiCremona, Pavia, Genova, Tortona, Asti, Alba, Acqui, Torino, Ivrea, Ventimiglia, Savona, Albenga, Casale di Sant'Evasio, Montevio, Castello Bolognese,Imola, Faenza, Ravenna, Forlì, Forlimpopoli, Cesena, Rimini, Castrocaro, il marchese di Monferrato, i conti di Biandrate, i marchesi del Guasto e del Bosco, e i conti di Lomello. All'incontro nella lega di Lombardia eranoVenezia, Trivigi, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Ferrara, Mantova, Bergamo, Lodi, Milano, Como(benchè da noi poco fa veduto aderente di Federigo),Novara, Vercelli, Alessandria, Carsino e Belmonte, Piacenza, Bobbio, Obizzo Malaspina marchese, Parma, Reggio, Modena, Bologna, Doccia, San Cassano ed altri luoghie persone dell'esarcato e della Lombardia. Le dispute andarono in lungo, e niuna conclusione potè avere il negoziato, non volendo cedere l'una delle parti all'altra. Allora fu che papa Alessandro propose una tregua: il che riferito all'Augusto Federigo, andò nelle smanie. Ciò non ostante, segretamente fece intendere al papa, che si contenterebbe di accordare ai Lombardi una tregua di sei anni, e di quindici al re di Sicilia, purchè il papa permettesse ch'egli per quindici anni godesse le rendite de' beni della famosa contessa Matilda, che erano in sua mano, dopo i quali ne dimetterebbe il possesso alla Chiesa romana. Contentossene il papa, e in questa maniera si stabilì la concordia. Lagnaronsi dipoi non poco i Lombardi del papa[Sire Raul, Hist., tom. 6 Rer. Ital.], perch'egli avesse acconci i fatti propri, con lasciar essi tuttavia in ballo, quando eglino aveano tutto il peso della guerra con tanto loro dispendio di gente e di roba, per ridur pure Federigo a far pace colla Chiesa. Ma il più ordinario fin delle leghe suol esser questo. Cercano prima i potenti il maggior loro vantaggio, e tocca dipoi ai minori l'accomodarsi al volere degli altri, e ringraziar Dio se non anche restano abbandonati. Non erano ancora bene smaltiti tutti questi punti, quando l'Augusto Federigo venne a Chioggia. Suscitossi allora una gran commozione fra la plebe di Venezia, mostrandosiessa risoluta di andare a condurlo tosto in città: il che fu quasi cagione che il papa e i ministri del re di Sicilia si ritirassero da Venezia; e già ne erano partiti alla volta di Trevigi i deputati de' Lombardi. Ma il doge, uomo savissimo, trovò riparo a questo disordine, e diede tempo che fosse giurata la pace, e concertato l'abboccamento da farsi in Venezia[Romuald. Salern., in Chron., tom. 7 Rer. Ital. Cardinal. de Aragon., in Vita Alexandri III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Nel giorno adunque 24 di luglio, giorno di domenica, saputosi che Federigo imperadore veniva a Venezia, il papa di buon'ora con gran solennità si trasferì a san Marco, e mandò ad incontrarlo i vescovi d'Ostia, di Porto e di Palestrina, con altri cardinali, che gli diedero l'assoluzion della scomunica; e alloraCristiano arcivescovodi Magonza con gli altri prelati abiurarono Ottaviano, Guido da Crema e Giovanni da Struma antipapi. Andò il doge con gran corteggio di bucentori e barche a levar l'imperadore da san Niccolò del Lido, e processionalmente poi col patriarca di Grado e clero il condusse fin davanti alla basilica di san Marco, dove il papa in abito pontificale con tutti i cardinali, col patriarca d'Aquileia, e molti arcivescovi e vescovi lo stava aspettando. Allora Federigo alla vista del vero vicario di Cristo, venerando in lui Dio, lasciata da parte la dignità imperiale, e gittato via il manto, con tutto il corpo si prostese ai piedi del sommo pontefice, e glieli baciò. Non potè contener le lagrime per la gioia il buon papa Alessandro, e sollevatolo con tutta benignità, gli diede il bacio di pace e la benedizione. Allora fu intonato ad alta voce ilTe Deum: e Federigo,apprehensa pontificis dextera, il condusse fino al coro della basilica di san Marco, dove ricevette la benedizione pontificia, e di là passò ad alloggiare nel ducal palagio. Nel giorno seguente, festa di san Jacopo apostolo cantò il papa solenne messa, e predicò al popolo in san Marco.Federigo gli baciò i piedi, fece l'oblazione, e dopo la messa gli tenne la staffa; presa anche la briglia del cavallo pontificio, era in procinto di addestrarlo, se il papa affettuosamente non l'avesse licenziato. Seguirono poi visite, conviti e colloqui, e nel dì primo d'agosto fu solennemente ratificata la pace e tregua, e poscia assoluti gli scismatici. E nella vigilia dell'Assunzion della Vergine tenne il papa un concilio in san Marco, dove scomunicò chiunque rompesse la pace e tregua suddetta. Fece dipoi istanza a Federigo per la restituzion dei beni della Chiesa romana: al che si mostrò pronto l'imperadore, ma con salvare per sè le terre della contessa Matilda e il contado di Bertinoro, che poco fa era vacato per la morte di quel conte accaduta in Venezia, pretendendo quegli Stati, come cosa dell'imperio, ed esibendo di rimetterne la cognizione a tre arbitri per parte. Ne restò amareggiato non poco papa Alessandro, e tanto più perchè il suddetto conte di Bertinoro ne avea fatta una donazione alla Chiesa romana; ma per non disturbare la pace fatta, consentì ai di lui voleri.

Con questo glorioso fine terminò lo scisma della Chiesa; al che specialmente dopo la mano di Dio contribuì assaissimo la prudenza e pazienza del buon papa Alessandro, che sempre si guardò dallo inasprir gli animi coi rigori, e colse in fine il frutto della sua mansuetudine. Il buon esito ancora di sì grande affare è dovuto all'inclita repubblica di Venezia, ne' cui rettori da tanti secoli passa come per eredità la prudenza e saviezza, essendosi mirabilmente adoperati que' nobili, e sopra gli altri il loro doge Ziani, affinchè si eseguisse la tanto sospirata riunione, con aggiungersi ancora questa alle tante glorie della città di Venezia. Alla verità delle cose fin qui narrate fecero poscia i tempi susseguenti varie frange con dire: che Federigo andò nell'anno 1176 coll'esercito suo ad Anagni, perseguitando papa Alessandro, il quale travestito se ne fuggì a Venezia, dove fu riconosciutoed onorato: che esso Federigo passò fino a Taranto in cerca del papa: che una flotta di settantacinque galee da lui messa in ordine fu disfatta da' Veneziani, con restarvi prigione Ottone figliuolo di esso Augusto: che quando Federigo fu a' piedi del papa, mettendogli Alessandro il piè sulla gola, prorompesse in queste parole:Super aspidem et basiliscum ambulabis,ec., e Federigo rispondesse:Non tibi, sed Petro. Ed è ben vecchio questo racconto. Andrea Dandolo circa l'anno 1340[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]cita le storie di Venezia (se pur quella non è una giunta fatta a quel savio scrittore) e una leggenda di fra Pietro da Chioggia. Fra Galvano Fiamma[Gualvanus Flamm., in Manipul. Flor.], contemporaneo del Dandolo, ne parlò anch'egli, di modo che divenne famosa questa relazione nelle storie de' susseguenti storici. E perciocchè il Sigonio e il cardinal Baronio dichiararono sì fatti racconti favole e solenni imposture; e lo stesso Sabellico prima d'essi avea assai fatto conoscere di tenerli per tali: don Fortunato Olmo monaco benedettino nell'anno 1629 con libro apposta si studiò di giustificarli con dar fuori un pezzo di storia di Obone Ravennate ed altre cronichette, e con addurre varie ragioni. Ma si tratta qui di favole patenti, e sarebbe un perdere il tempo in volerle confutare. Gli autori contemporanei s'hanno da attendere, e qui gli abbiamo, e gravissimi, in guisa tale che niuna fede merita la troppo diversa o contraria narrativa degli scrittorelli lontani da que' tempi. Che non si disse del duro trattamento fatto a Canossa da Gregorio VII al re Arrigo IV? Altrettanto e più sarebbe detto di papa Alessandro III con Federigo I, se fondamento avesse avuto tal diceria. Ma Alessandro fu pontefice moderatissimo, e però, secondo l'attestato del Cronografo Sassone[Chronograph. Saxo apud Leibnitium.], Federigo dai cardinalihonestissime, e dal papain osculo pacis suscipitur. Per essere gloriosa la città e repubblica di Venezia, non v'ha bisogno di favole, bastando la verità per onor suo, essendo essa stata il teatro di sì memorabil pace, a cui con tanta prudenza, e con ispese e regali sommamente contribuì quel doge con altri nobili. Curioso è bensì un catalogo di tutti i vescovi, principi, abbati e signori che intervennero a quella gran funzione di Venezia colla nota della famiglia di cadauno, pubblicato dal suddetto Fortunato Olmo. Fra gli altri si veggono annoveratiAlberto ed Obizzo marchesi da Este con uomini cento ottanta, cioè con accompagnamento superiore a quello della maggior parte degli altri principi che colà concorsero. E questi poi si truovano con altri principi registrati in varii diplomi dell'Augusto Federigo dati in Venezia nell'anno stesso, siccome ho io altrove dimostrato[Antichità Estensi, P. I, cap. 35. Antiquit. Ital., Dissert. XIX.]. Si partì poscia da Venezia Federigo, dopo aver baciati i piedi al sommo pontefice, e dato il bacio di pace a tutti i cardinali, e andossene a Ravenna, e di là a Cesena. Papa Alessandro anch'egli circa la metà di ottobre con quattro galee ottenute dai Veneziani, perchè già s'erano partiti i legati del re di Sicilia colle lor galee, si imbarcò, e giunse nel dì 29 d'esso mese a Siponto e presa la strada di Troia, Benevento e San Germano, con felicità e sanità arrivò ad Anagni verso la metà di dicembre; se non che in Benevento finì i suoi giorniUgoda Bologna cardinale, in AversaGuglielmoda Pavia vescovo di Porto, eManfredivescovo di Palestrina in Anagni. Per attestato di Sire Raul, nel settembre di quest'anno un orribil diluvio, tale che di un simile non v'era memoria, si provò nelle parti del lago Maggiore, il qual crebbe sino all'altezza di dieciotto braccia (se pure, come io vo credendo, non è scorretto quel testo), e coprì le case di Lesa, con restare allagatidal fiume Ticino tutti i contorni, di maniera che dalla Scrivia s'andava sino a Piacenza in barca.


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