MCXC

MCXCAnno diCristoMCXC. IndizioneVIII.Clemente IIIpapa 4.Arrigo VIre di Germania e d'Italia 5.Venuta la primavera, l'imperador Federigorimise in viaggio l'esercito suo, ed arrivato a Gallipoli[Niceta Choniates. Godefridus Monachus. Chron. Reichersperg. Sicardus, in Chron.], trovò quivi un'immensa quantità di legni piccioli e grandi, preparati, affinchè potesse passar l'Ellesponto, dall'imperador greco, premuroso di levarsi d'addosso un'armata sì potente, che il teneva in continue gelosie e timori. Verso il fine di marzo valicò essa armata lo stretto in cinque giorni. Tenne la vanguardia Federigo duca di Suevia, la retroguardia l'Augusto Federigo suo padre. Di gravi incomodi cominciòa patire questo esercito; passato che fu in Asia, per le segrete mine dei Greci; ma peggio avvenne, allorchè giunse nelle terre de' Turchi e del sultano d'Iconio, perchè mancavano i viveri per gli uomini e per li cavalli; e scopertasi nemica quella gente, non passava giorno che non si avesse a combattere. Arrivarono ad Iconio, nè potendo aver per danari vettovaglia, ordinò Federigo che si espugnasse quella città: il che fu eseguito con incredibil bravura e strage de' Turchi. Rifugiossi il sultano nel castello, e si ridusse allora a dar dei viveri, benchè a caro prezzo. Di là passò l'imperadore in Armenia, dove trovò buona accoglienza e miglior mercato. Arrivato poscia al fiume Salef, che scorre per deliziose campagne, essendo il caldo grande, volleFederigobagnarsi in quell'acque, ma in esse sventuratamente lasciò la vita, chi dice, perchè annegato nuotando, e chi perchè il soverchio freddo dell'acqua l'intirizzì laonde dopo poche ore mancò di vita. Succedette la morte sua nel dì 10 di giugno. Altri scrivono nel dì 12, ma senza fondamento, perchè fu in domenica, e questa cadde nel dì 10 suddetto. Non può negarsi: uno de' più gloriosi principi che abbiano governato l'imperio romano fuFederigo I Barbarossa, alle cui lodi, espresse da varii autori, nulla ho io da aggiugnere. Non mancarono già fra molte sue virtù moltissimi vizii e difetti considerabili, tali ancora che la memoria di lui resterà sempre in abbominazione presso degli Italiani. Ma non si può negare, egli almeno coll'ultima sua piissima risoluzione compiè la carriera del suo vivere gloriosamente, e con dispiacere universale, perchè niuno era più a proposito di lui per umiliar la fortuna di Saladino: tanto era il suo valore e il suo credito anche in Oriente. Il ducaFederigosuo figliuolo, valorosissimo principe[Abbas Urspergensis, in Chron.], prese il comando dell'armata rimasta in una grave costernazione; la condusse fino ad Antiochia, dove per l'intemperanza del viverequasi tutta perì, in maniera che egli giunse con pochi all'assedio di Accon, ed ivi terminò anch'egli la vita nel principio dell'anno seguente. Seguitava intanto l'assedio di Accon, assedio de' più famosi che mai si sieno intesi, e vi succederono varii fatti d'armi, tutti degni di storia, ma non convenevoli alla mia, che ha altra mira. A me basterà di accennare qualmente in una giornata campale, che i cristiani vollero azzardare, restarono sconfitti dall'esercito di Saladino; e che ciò non ostante continuarono essi a ristringere quella città, tuttochè bloccati da Saladino. Entrata la carestia nel campo cristiano, cagione fu che ne perissero ben sette mila. Giunse anche una flotta saracena nel porto di Accon, che ridusse a maggiori angustie l'accampamento de' cristiani; ma il valoroso marchese di MonferratoCorrado, portatosi a Tiro, e tornato con uno stuolo di navi, prese i legni nemici carichi di vettovaglie, che servirono al bisogno de' cristiani. Tuttavia disperati pareano questi affari, quando nell'anno seguente giunsero colà i re di Francia e d'Inghilterra, che fecero mutar faccia alle cose, siccome diremo.Intanto è da sapere che questi due monarchi avendo preparata cadauno una gran flotta, coll'accompagnamento d'assaissimi principi, fecero vela verso l'Oriente. Abbiamo dal continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 3.]cheFilippo Augusto redi Francia arrivò nel dì primo d'agosto in Genova. Colà parimente nel dì 13 d'esso mese giunseRiccardo red'Inghilterra, il quale, dopo essersi abboccato col re Filippo, continuò tosto il suo viaggio. Sul fine d'esso mese approdarono amendue a Messina, dove con grandi finezze e regali furono accolti da Tancredi, che nel gennaio di quest'anno era stato coronato re di Sicilia col consenso del romano pontefice. Dopo la sua esaltazione avea atteso Tancredi ad assicurarsidella Puglia[Richardus de S. Germano, in Chron. Anonymus Casinens.], dove non mancavano baroni e città, o malcontenti per invidia della di lui fortuna, o aderenti alla regina Costanza, fra' quali specialmenteRuggieri conted'Andria. Diede il comando dell'armi aRiccardo contedi Acerra suo cognato; e questi parte colla dolcezza, parte colla forza tirò all'ubbidienza di Tancredi quasi tutta la Puglia e Terra di Lavoro. IntantoArrigo VIre di Germania e d'Italia si disponeva per far valere le ragioni della reginaCostanzasua moglie, ma non con quella fretta che avrebbono desiderato i suoi parziali. Mandò ben egli Arrigo Testa suo maresciallo con un corpo d'armata che, unitosi col conte d'Andria, prese molti luoghi in Puglia, lasciando dappertutto segni di crudeltà per li continui saccheggi. Ma ingrossato l'esercito del re Tancredi, ed entrate le malattie e la penuria de' viveri nel nemico esercito, il comandante tedesco si ritirò, lasciando in ballo il conte d'Andria, che si rifugiò in Ascoli. Ad assediarlo in quella città venne il conte d'Acerra, e un dì sotto buona fede chiamato fuor delle porte esso conte d'Andria, proditoriamente il fece prendere, e poi tagliargli la testa. Col tempo anche la città di Capua, dianzi favorevole alla regina Costanza, abbracciò il partito del re Tancredi: con che poco o nulla restò che nol riconoscesse per suo sovrano. Ma un più pericoloso affare ebbe Tancredi in casa propria. Appena fu giunto al porto di Messina il re inglese Riccardo, che mosse varie pretensioni contra d'esso Tancredi; cioè che gli desse cento navi promesse dal re Guglielmo al re Arrigo di lui padre, per valersene nel passaggio di Terra santa. Pretese eziandio che gli fosse rimandata laregina Giovannasua sorella e vedova delre Guglielmo II, e insieme o restituita la dote, o assegnato per essa un stato competente. Perchè si tardava a soddisfarlo, Riccardo principe ferocissimomise mano all'armi, e colla forza s'impossessò di due fortezze situate fuor di Messina. Ciò veduto da' Messinesi, non tardarono a cacciar fuori di città quanti Inglesi vi si trovarono. E ne sarebbe seguito peggio, se, frappostosi il re di Francia, ch'era approdato anch'egli a Messina, non avesse calmata l'ira di Riccardo, e trattato di aggiustamento. Ma non andò molto che, portata a lui una falsa nuova che i Messinesi macchinavano contra di lui, alla testa dei suoi egli ostilmente prese una porta di quella città[Hovedenus, in Chron.]; fece macello di quanti cittadini gli vennero all'incontro, e piantò le sue bandiere sopra le mura. O perchè si smorzasse la sua collera, o perchè prevalesse il parere de' suoi consiglieri, uscì della città. Venne poscia ad accordo con Tancredi, il quale si obbligò di pagare venti mila oncie d'oro per la dote della vedova regina, e di provvedere a Riccardo alquante navi pel viaggio di Terra santa. Restò ancora conchiuso che Tancredi darebbe una sua figliuola in moglie adArturo ducadi Bretagna, nipote d'esso re Riccardo, con dote di ventimila oncie d'oro. Nè mancaron motivi di discordia fra gli stessi due re di Francia e d'Inghilterra; ma il franzese, più moderato e saggio dell'altro, sopportò tutto per non disturbare il piissimo suo disegno di soccorrere i cristiani in Terra santa. Fu in questa occasione che, ad istanza del re Riccardo, fu chiamato a MessinaGioachinoabbate cisterciense del monistero florense, tenuto allora in gran concetto di probità, e di profetizzar l'avvenire[Idem, in Annalib.]. Interrogato egli se si libererebbe Gerusalemme, rispose che non era per anche giunto il tempo di questa consolazione. Hanno combattuto e combattono tuttavia gli scrittori, chi trattando esso abbate Gioachino da impostore, e fin da eretico, e chi tenendolo per uomo d'esemplarissima vita, di buona credenza esanto. Veggasi il padre Pagi a quest'anno. A me nulla appartiene l'entrare in sì fatto litigio. In quest'anno i Genovesi elessero per loro primo podestà Manigoldo nobile bresciano, che diede principio con vigore al suo governo in quella troppo disunita e tumultuante città[Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.]. Per quanto s'ha dalla Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], nell'anno presente guerra fu fra i Ferraresi e Mantovani, e si venne alle mani nella terra di Massa, distretto ferrarese. Toccò ai Mantovani il voltare le spalle.

Venuta la primavera, l'imperador Federigorimise in viaggio l'esercito suo, ed arrivato a Gallipoli[Niceta Choniates. Godefridus Monachus. Chron. Reichersperg. Sicardus, in Chron.], trovò quivi un'immensa quantità di legni piccioli e grandi, preparati, affinchè potesse passar l'Ellesponto, dall'imperador greco, premuroso di levarsi d'addosso un'armata sì potente, che il teneva in continue gelosie e timori. Verso il fine di marzo valicò essa armata lo stretto in cinque giorni. Tenne la vanguardia Federigo duca di Suevia, la retroguardia l'Augusto Federigo suo padre. Di gravi incomodi cominciòa patire questo esercito; passato che fu in Asia, per le segrete mine dei Greci; ma peggio avvenne, allorchè giunse nelle terre de' Turchi e del sultano d'Iconio, perchè mancavano i viveri per gli uomini e per li cavalli; e scopertasi nemica quella gente, non passava giorno che non si avesse a combattere. Arrivarono ad Iconio, nè potendo aver per danari vettovaglia, ordinò Federigo che si espugnasse quella città: il che fu eseguito con incredibil bravura e strage de' Turchi. Rifugiossi il sultano nel castello, e si ridusse allora a dar dei viveri, benchè a caro prezzo. Di là passò l'imperadore in Armenia, dove trovò buona accoglienza e miglior mercato. Arrivato poscia al fiume Salef, che scorre per deliziose campagne, essendo il caldo grande, volleFederigobagnarsi in quell'acque, ma in esse sventuratamente lasciò la vita, chi dice, perchè annegato nuotando, e chi perchè il soverchio freddo dell'acqua l'intirizzì laonde dopo poche ore mancò di vita. Succedette la morte sua nel dì 10 di giugno. Altri scrivono nel dì 12, ma senza fondamento, perchè fu in domenica, e questa cadde nel dì 10 suddetto. Non può negarsi: uno de' più gloriosi principi che abbiano governato l'imperio romano fuFederigo I Barbarossa, alle cui lodi, espresse da varii autori, nulla ho io da aggiugnere. Non mancarono già fra molte sue virtù moltissimi vizii e difetti considerabili, tali ancora che la memoria di lui resterà sempre in abbominazione presso degli Italiani. Ma non si può negare, egli almeno coll'ultima sua piissima risoluzione compiè la carriera del suo vivere gloriosamente, e con dispiacere universale, perchè niuno era più a proposito di lui per umiliar la fortuna di Saladino: tanto era il suo valore e il suo credito anche in Oriente. Il ducaFederigosuo figliuolo, valorosissimo principe[Abbas Urspergensis, in Chron.], prese il comando dell'armata rimasta in una grave costernazione; la condusse fino ad Antiochia, dove per l'intemperanza del viverequasi tutta perì, in maniera che egli giunse con pochi all'assedio di Accon, ed ivi terminò anch'egli la vita nel principio dell'anno seguente. Seguitava intanto l'assedio di Accon, assedio de' più famosi che mai si sieno intesi, e vi succederono varii fatti d'armi, tutti degni di storia, ma non convenevoli alla mia, che ha altra mira. A me basterà di accennare qualmente in una giornata campale, che i cristiani vollero azzardare, restarono sconfitti dall'esercito di Saladino; e che ciò non ostante continuarono essi a ristringere quella città, tuttochè bloccati da Saladino. Entrata la carestia nel campo cristiano, cagione fu che ne perissero ben sette mila. Giunse anche una flotta saracena nel porto di Accon, che ridusse a maggiori angustie l'accampamento de' cristiani; ma il valoroso marchese di MonferratoCorrado, portatosi a Tiro, e tornato con uno stuolo di navi, prese i legni nemici carichi di vettovaglie, che servirono al bisogno de' cristiani. Tuttavia disperati pareano questi affari, quando nell'anno seguente giunsero colà i re di Francia e d'Inghilterra, che fecero mutar faccia alle cose, siccome diremo.

Intanto è da sapere che questi due monarchi avendo preparata cadauno una gran flotta, coll'accompagnamento d'assaissimi principi, fecero vela verso l'Oriente. Abbiamo dal continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 3.]cheFilippo Augusto redi Francia arrivò nel dì primo d'agosto in Genova. Colà parimente nel dì 13 d'esso mese giunseRiccardo red'Inghilterra, il quale, dopo essersi abboccato col re Filippo, continuò tosto il suo viaggio. Sul fine d'esso mese approdarono amendue a Messina, dove con grandi finezze e regali furono accolti da Tancredi, che nel gennaio di quest'anno era stato coronato re di Sicilia col consenso del romano pontefice. Dopo la sua esaltazione avea atteso Tancredi ad assicurarsidella Puglia[Richardus de S. Germano, in Chron. Anonymus Casinens.], dove non mancavano baroni e città, o malcontenti per invidia della di lui fortuna, o aderenti alla regina Costanza, fra' quali specialmenteRuggieri conted'Andria. Diede il comando dell'armi aRiccardo contedi Acerra suo cognato; e questi parte colla dolcezza, parte colla forza tirò all'ubbidienza di Tancredi quasi tutta la Puglia e Terra di Lavoro. IntantoArrigo VIre di Germania e d'Italia si disponeva per far valere le ragioni della reginaCostanzasua moglie, ma non con quella fretta che avrebbono desiderato i suoi parziali. Mandò ben egli Arrigo Testa suo maresciallo con un corpo d'armata che, unitosi col conte d'Andria, prese molti luoghi in Puglia, lasciando dappertutto segni di crudeltà per li continui saccheggi. Ma ingrossato l'esercito del re Tancredi, ed entrate le malattie e la penuria de' viveri nel nemico esercito, il comandante tedesco si ritirò, lasciando in ballo il conte d'Andria, che si rifugiò in Ascoli. Ad assediarlo in quella città venne il conte d'Acerra, e un dì sotto buona fede chiamato fuor delle porte esso conte d'Andria, proditoriamente il fece prendere, e poi tagliargli la testa. Col tempo anche la città di Capua, dianzi favorevole alla regina Costanza, abbracciò il partito del re Tancredi: con che poco o nulla restò che nol riconoscesse per suo sovrano. Ma un più pericoloso affare ebbe Tancredi in casa propria. Appena fu giunto al porto di Messina il re inglese Riccardo, che mosse varie pretensioni contra d'esso Tancredi; cioè che gli desse cento navi promesse dal re Guglielmo al re Arrigo di lui padre, per valersene nel passaggio di Terra santa. Pretese eziandio che gli fosse rimandata laregina Giovannasua sorella e vedova delre Guglielmo II, e insieme o restituita la dote, o assegnato per essa un stato competente. Perchè si tardava a soddisfarlo, Riccardo principe ferocissimomise mano all'armi, e colla forza s'impossessò di due fortezze situate fuor di Messina. Ciò veduto da' Messinesi, non tardarono a cacciar fuori di città quanti Inglesi vi si trovarono. E ne sarebbe seguito peggio, se, frappostosi il re di Francia, ch'era approdato anch'egli a Messina, non avesse calmata l'ira di Riccardo, e trattato di aggiustamento. Ma non andò molto che, portata a lui una falsa nuova che i Messinesi macchinavano contra di lui, alla testa dei suoi egli ostilmente prese una porta di quella città[Hovedenus, in Chron.]; fece macello di quanti cittadini gli vennero all'incontro, e piantò le sue bandiere sopra le mura. O perchè si smorzasse la sua collera, o perchè prevalesse il parere de' suoi consiglieri, uscì della città. Venne poscia ad accordo con Tancredi, il quale si obbligò di pagare venti mila oncie d'oro per la dote della vedova regina, e di provvedere a Riccardo alquante navi pel viaggio di Terra santa. Restò ancora conchiuso che Tancredi darebbe una sua figliuola in moglie adArturo ducadi Bretagna, nipote d'esso re Riccardo, con dote di ventimila oncie d'oro. Nè mancaron motivi di discordia fra gli stessi due re di Francia e d'Inghilterra; ma il franzese, più moderato e saggio dell'altro, sopportò tutto per non disturbare il piissimo suo disegno di soccorrere i cristiani in Terra santa. Fu in questa occasione che, ad istanza del re Riccardo, fu chiamato a MessinaGioachinoabbate cisterciense del monistero florense, tenuto allora in gran concetto di probità, e di profetizzar l'avvenire[Idem, in Annalib.]. Interrogato egli se si libererebbe Gerusalemme, rispose che non era per anche giunto il tempo di questa consolazione. Hanno combattuto e combattono tuttavia gli scrittori, chi trattando esso abbate Gioachino da impostore, e fin da eretico, e chi tenendolo per uomo d'esemplarissima vita, di buona credenza esanto. Veggasi il padre Pagi a quest'anno. A me nulla appartiene l'entrare in sì fatto litigio. In quest'anno i Genovesi elessero per loro primo podestà Manigoldo nobile bresciano, che diede principio con vigore al suo governo in quella troppo disunita e tumultuante città[Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.]. Per quanto s'ha dalla Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], nell'anno presente guerra fu fra i Ferraresi e Mantovani, e si venne alle mani nella terra di Massa, distretto ferrarese. Toccò ai Mantovani il voltare le spalle.


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