MCXCVAnno diCristoMCXCV. IndizioneXIII.CelestinoIII papa 5.ArrigoVI re 10, imperad. 5.Dopo avereArrigo Augustosfogato in parte il suo crudel talento contra gli aderenti del fu re Tancredi, venne in Puglia, dove tenne un gran parlamento di baroni. Trovavasi nella corte di SiciliaIrenevedova del giovanere Ruggierifigliuolo diTancredi. La trovò assai avvenenteFilippofratello dell'imperadore; e forse pensando egli che questa principessa potesse anche portar seco dei diritti d'importanza, per essere figliuola d'un greco imperadore, la prese per moglie[Conrad. Abbas Urspergens., in Chron.]di consentimento di Arrigo, che allora gli diede a godere il ducato della Toscana, e i beni della fu contessa Matilda. Vedesipresso il Margarino[Bullar. Casinens., tom. 2, Const. CCXVIII.]un diploma d'esso Filippo coi titoli suddetti, spedito in san Benedetto di Polirone nel dì 31 di luglio, trovandosi egli in quel monistero. Dopo aver tenuto in Puglia il parlamento suddetto, ed inviata l'imperadrice in Sicilia, prese Arrigo la strada di terra, per tornarsene in Germania. Convengono tutti gli scrittori in dire ch'egli per mare e per terra mandò in Germania innumerabili ricchezze; tutte spoglie de' miseri Siciliani e del regale palazzo di Palermo. Arnoldo da Lubeca scrive[Arnol. Lubec, lib. 4, cap. 20.]ch'eglireperit thesauros absconditos, et omnem lapidum pretiosorum et gemmarum gloriam, ita ut oneratis centum sexaginta somariis(cavalli o muli da soma)auro et argento, lapidibus pretiosis, et vestibus sericis, gloriose ad terram suam redierit. Bella gloria al certo guadagnata con tanti spergiuri, coll'ingratitudine, colla barbarie, e con lasciare in Sicilia un incredibil odio e mormorazione contra della sua persona. Oltre ad assaissimi baroni prigionieri, ed oltre agli ostaggi di varie città, fra' quali fu l'arcivescovo di Salerno, seco egli menò la sfortunata regina Sibilla con tre figliuole e col figliuolo Guglielmo, e li tenne poi sotto buona guardia chiusi in una fortezza. Crede il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron. ad hunc annum.]che Arrigo solamente nel Natale dell'anno presente imperversasse contra de' Siciliani, e poscia se ne tornasse in Germania. Ma Giovanni da Ceccano[Johann., de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]parla del Natale dell'anno precedente. Ed Arrigo in quest'anno venne a Pavia, e di là passò in Germania, come si ha dagli Annali genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 3, tom 6 Rer. Italic.]e da altri autori. Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.]cita un suo diploma dato in VormaziaIV kalendas decembris, Indictione XIIII, anno Domini MCXCV. L'indizione è quivi mutata nel settembre. Anche il Sigonio accennaun suo diploma,dato VII kalendas junias apud burgum sancti Donnini, anno MCXCV, regni Siciliae primo[Sigon., de Regno Ital., lib. 15.]. Lasciò esso Arrigo per suo vicario, ossia per vicerè nel regno di Sicilia il vescovo d'Ildeseim già suo maestro, che fra tanti suoi studii non dimenticò quello di far danaro per quanto potè. In quest'anno il celebreArrigo Leone, già duca di Sassonia e Baviera, della linea estense di Germania, terminò i suoi giorni in Brunsvic, città restata a lui con altre adiacenti dopo il terribil naufragio di sua grandezza. Ma in questo medesimo anno essendo mortoCorrado contepalatino del Reno, zio paterno dell'AugustoArrigo, succedette ne' di lui Stati Arrigo, uno de' figliuoli di esso Arrigo Leone, perchè marito dell'unica figliuola del medesimo Corrado: sicchè in qualche maniera tornò a rifiorire in Germania la potenza de' principi estensi-guelfi. Nè si dee tacere che l'imperadore Arrigo suddetto in quest'anno creò e confermò duca di SpoletiCorradoMoscaincervello, e dichiarò duca di Ravenna e marchese d'AnconaMarquardo. È considerabile lo strumento di concordia seguita fra lui e il popolo di Ravenna, di cui Girolamo Rossi ci ha conservato la memoria. Da esso apparisce che anche Ravenna si governava in repubblica, ed avea il suo podestà, e giurisdizione, e rendite; ma doveano al duca restar salve le regalie,quas imperator, et ipse Marchoaldus in civitate Ravennae et ejus districtu habere consuevit. La terza parte di Cervia apparteneva ad esso Marquardo o Marcoaldo, un'altra all'arcivescovo, e un'altra al comune di Ravenna, che partivano insieme le intrate massimamente del sale.Racconta il continuatore di Caffaro che i Pisani, trovandosi in favorevole stato alla corte imperiale, seguitarono in questi tempi a recar insulti, danni e ingiurie ai Genovesi, e rifabbricarono anche, ad onta di essi, il castello di Bonifazio in Corsica, che divenne un nido dicorsari, fingendo di non esserne eglino padroni. Non potendo più reggere a tali strapazzi il popolo genovese, spedì in Corsica con varii legni un corpo di combattenti, che a forza d'armi entrarono in Bonifazio, e vi si fortificarono. Presero dipoi varie navi pisane, ed altri danni inferirono a quella nemica nazione, della quale in questi tempi ci manca l'antica istoria. Spedirono anche i GenovesiBonifazioloro arcivescovo, e Jacopo Manieri lor podestà a Pavia all'imperadore, che prima di passare in Germania soggiornava nel monistero di San Salvatore fuori della città, per ricordargli le promesse lor fatte e confermate con un solenne diploma. Si accorsero in fine, nulla essere da sperare da un principe che niun conto faceva della sua fede. Dissi già che esso Augusto avea conceduto Crema al popolo cremonese. Anche nell'anno presente a dì 6 di giugno[Antiquit. Italic., Dissert. XI, pag. 621.]lo stesso imperadore Arrigo confermò ai medesimi Cremonesi col gonfalone l'investitura di tutti i loro Stati, fra' quali anche la terra di Crema era compresa. Ma perchè di questa erano in possesso i Milanesi per concessione e diploma di Federigo I Augusto padre del regnante, nè si sentivano essi voglia di cedere una sì riguardevol terra, restò fin qui ineffettuata la concessione d'Arrigo. Probabilmente cadde ancora in quest'anno un altro documento, da me dato alla luce[Ibidem, Dissert. L.]colle note guaste, da cui apparisce che avendo Giovanni Lilò d'Hassia, messo e camerlengo dello imperadore Arrigo, mandato a prendere la tenuta d'essa Crema, non era stato ammesso il suo deputato, e però egli mette al bando dell'imperio i Cremaschi, Milanesi e Bresciani per tal disubbidienza. Quell'atto fu fatto in Cremonaanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi MCXC, Indictione XIII, die Mercurii tertiodecimo intrante junio. Ma conviene all'anno presente, in cui correa laIndizione XIII; se non che il dì 13 di giugno non era in mercordi. Dalla Cronichetta Cremonese[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]abbiamo che in quest'anno fu qualche guerra fra essi Milanesi e Cremonesi, e che restarono prigioni alquanti degli ultimi.
Dopo avereArrigo Augustosfogato in parte il suo crudel talento contra gli aderenti del fu re Tancredi, venne in Puglia, dove tenne un gran parlamento di baroni. Trovavasi nella corte di SiciliaIrenevedova del giovanere Ruggierifigliuolo diTancredi. La trovò assai avvenenteFilippofratello dell'imperadore; e forse pensando egli che questa principessa potesse anche portar seco dei diritti d'importanza, per essere figliuola d'un greco imperadore, la prese per moglie[Conrad. Abbas Urspergens., in Chron.]di consentimento di Arrigo, che allora gli diede a godere il ducato della Toscana, e i beni della fu contessa Matilda. Vedesipresso il Margarino[Bullar. Casinens., tom. 2, Const. CCXVIII.]un diploma d'esso Filippo coi titoli suddetti, spedito in san Benedetto di Polirone nel dì 31 di luglio, trovandosi egli in quel monistero. Dopo aver tenuto in Puglia il parlamento suddetto, ed inviata l'imperadrice in Sicilia, prese Arrigo la strada di terra, per tornarsene in Germania. Convengono tutti gli scrittori in dire ch'egli per mare e per terra mandò in Germania innumerabili ricchezze; tutte spoglie de' miseri Siciliani e del regale palazzo di Palermo. Arnoldo da Lubeca scrive[Arnol. Lubec, lib. 4, cap. 20.]ch'eglireperit thesauros absconditos, et omnem lapidum pretiosorum et gemmarum gloriam, ita ut oneratis centum sexaginta somariis(cavalli o muli da soma)auro et argento, lapidibus pretiosis, et vestibus sericis, gloriose ad terram suam redierit. Bella gloria al certo guadagnata con tanti spergiuri, coll'ingratitudine, colla barbarie, e con lasciare in Sicilia un incredibil odio e mormorazione contra della sua persona. Oltre ad assaissimi baroni prigionieri, ed oltre agli ostaggi di varie città, fra' quali fu l'arcivescovo di Salerno, seco egli menò la sfortunata regina Sibilla con tre figliuole e col figliuolo Guglielmo, e li tenne poi sotto buona guardia chiusi in una fortezza. Crede il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron. ad hunc annum.]che Arrigo solamente nel Natale dell'anno presente imperversasse contra de' Siciliani, e poscia se ne tornasse in Germania. Ma Giovanni da Ceccano[Johann., de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]parla del Natale dell'anno precedente. Ed Arrigo in quest'anno venne a Pavia, e di là passò in Germania, come si ha dagli Annali genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 3, tom 6 Rer. Italic.]e da altri autori. Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.]cita un suo diploma dato in VormaziaIV kalendas decembris, Indictione XIIII, anno Domini MCXCV. L'indizione è quivi mutata nel settembre. Anche il Sigonio accennaun suo diploma,dato VII kalendas junias apud burgum sancti Donnini, anno MCXCV, regni Siciliae primo[Sigon., de Regno Ital., lib. 15.]. Lasciò esso Arrigo per suo vicario, ossia per vicerè nel regno di Sicilia il vescovo d'Ildeseim già suo maestro, che fra tanti suoi studii non dimenticò quello di far danaro per quanto potè. In quest'anno il celebreArrigo Leone, già duca di Sassonia e Baviera, della linea estense di Germania, terminò i suoi giorni in Brunsvic, città restata a lui con altre adiacenti dopo il terribil naufragio di sua grandezza. Ma in questo medesimo anno essendo mortoCorrado contepalatino del Reno, zio paterno dell'AugustoArrigo, succedette ne' di lui Stati Arrigo, uno de' figliuoli di esso Arrigo Leone, perchè marito dell'unica figliuola del medesimo Corrado: sicchè in qualche maniera tornò a rifiorire in Germania la potenza de' principi estensi-guelfi. Nè si dee tacere che l'imperadore Arrigo suddetto in quest'anno creò e confermò duca di SpoletiCorradoMoscaincervello, e dichiarò duca di Ravenna e marchese d'AnconaMarquardo. È considerabile lo strumento di concordia seguita fra lui e il popolo di Ravenna, di cui Girolamo Rossi ci ha conservato la memoria. Da esso apparisce che anche Ravenna si governava in repubblica, ed avea il suo podestà, e giurisdizione, e rendite; ma doveano al duca restar salve le regalie,quas imperator, et ipse Marchoaldus in civitate Ravennae et ejus districtu habere consuevit. La terza parte di Cervia apparteneva ad esso Marquardo o Marcoaldo, un'altra all'arcivescovo, e un'altra al comune di Ravenna, che partivano insieme le intrate massimamente del sale.
Racconta il continuatore di Caffaro che i Pisani, trovandosi in favorevole stato alla corte imperiale, seguitarono in questi tempi a recar insulti, danni e ingiurie ai Genovesi, e rifabbricarono anche, ad onta di essi, il castello di Bonifazio in Corsica, che divenne un nido dicorsari, fingendo di non esserne eglino padroni. Non potendo più reggere a tali strapazzi il popolo genovese, spedì in Corsica con varii legni un corpo di combattenti, che a forza d'armi entrarono in Bonifazio, e vi si fortificarono. Presero dipoi varie navi pisane, ed altri danni inferirono a quella nemica nazione, della quale in questi tempi ci manca l'antica istoria. Spedirono anche i GenovesiBonifazioloro arcivescovo, e Jacopo Manieri lor podestà a Pavia all'imperadore, che prima di passare in Germania soggiornava nel monistero di San Salvatore fuori della città, per ricordargli le promesse lor fatte e confermate con un solenne diploma. Si accorsero in fine, nulla essere da sperare da un principe che niun conto faceva della sua fede. Dissi già che esso Augusto avea conceduto Crema al popolo cremonese. Anche nell'anno presente a dì 6 di giugno[Antiquit. Italic., Dissert. XI, pag. 621.]lo stesso imperadore Arrigo confermò ai medesimi Cremonesi col gonfalone l'investitura di tutti i loro Stati, fra' quali anche la terra di Crema era compresa. Ma perchè di questa erano in possesso i Milanesi per concessione e diploma di Federigo I Augusto padre del regnante, nè si sentivano essi voglia di cedere una sì riguardevol terra, restò fin qui ineffettuata la concessione d'Arrigo. Probabilmente cadde ancora in quest'anno un altro documento, da me dato alla luce[Ibidem, Dissert. L.]colle note guaste, da cui apparisce che avendo Giovanni Lilò d'Hassia, messo e camerlengo dello imperadore Arrigo, mandato a prendere la tenuta d'essa Crema, non era stato ammesso il suo deputato, e però egli mette al bando dell'imperio i Cremaschi, Milanesi e Bresciani per tal disubbidienza. Quell'atto fu fatto in Cremonaanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi MCXC, Indictione XIII, die Mercurii tertiodecimo intrante junio. Ma conviene all'anno presente, in cui correa laIndizione XIII; se non che il dì 13 di giugno non era in mercordi. Dalla Cronichetta Cremonese[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]abbiamo che in quest'anno fu qualche guerra fra essi Milanesi e Cremonesi, e che restarono prigioni alquanti degli ultimi.