MCXCVIII

MCXCVIIIAnno diCristoMCXCVIII. IndizioneI.InnocenzoIII papa 1.Vacante l'imperio.Venne a morte papaCelestino IIInel dì 8 di gennaio,VI idus januariidell'annopresente, e fu seppellito il corpo suo nella basilica lateranense. A lui succedette nella cattedra di san Pietro Lottario, figliuolo di Trasmondo conte di Segna, cardinale de' santi Sergio e Bacco, che prese il nome d'Innocenzo III, e riuscì uno de' più insigni e gloriosi pontefici che s'abbia mai avuto la Chiesa di Dio; e al quale eterne obbligazioni professa specialmente la romana, al cui ingrandimento non meno nel temporale che nello spirituale egli assaissimo contribuì mercè delle prospere congiunture, e più ancora dell'elevatezza dell'ingegno suo[In Vita Innocentii III, num. 5.]. Era egli allora in età di soli trentasette anni, ma maturo di senno e ornato delle scienze, studiate in Roma, in Parigi e in Bologna. Nella di lui vita è scritto che fu eletto nel dì 8 di gennaio,sexto idus januarii. Ma, o papa Celestino dovette morire un giorno prima, o egli esser eletto un giorno dopo; perciocchè sappiamo che non si veniva all'elezione se non dappoichè era stata data sepoltura all'antecessore; e questo pio cardinaleapud basilicam constantinianam voluit decessoris exequiis interesse. Fu poi consecrato papa nella festa della cattedra di san Pietro, cioè nel dì 22 di febbraio. Trovò egli smantellato il patrimonio della Chiesa romana, perchè il poco fa defuntoimperadore Arrigoavea occupato tutto quasi fino alle porte di Roma, a riserva della Campania, in cui nondimeno era esso Augusto più temuto che il papa. Trovò ancora che niun ostacolo restava alla sua autorità dalla parte degl'imperadori per le ragioni che addurrò fra poco. Una delle sue prime imprese dopo la consecrazione fu questa:Petrum urbis praefectum ad ligiam fidelitatem recepit, et per mantum, quod illi donavit, de praefectura eum publice investivit, qui usque ad id tempus juramento fidelitatis imperatori fuerat obligatus, et ab eo praefecturae tenebat honorem. Leggesi il di lui giuramento fra lelettere d'esso papa Innocenzo[Innocent. III, lib. 1, Epist. 577.]: notizia degna di osservazione per la conoscenza de' tempi addietro e di quelli che succederono, perchè spirò qui l'ultimo fiato l'autorità degli Augusti in Roma, e da lì innanzi i prefetti di Roma, il senato e gli altri magistrati giurarono fedeltà al solo romano pontefice.Non tardò il generoso papa, giacchè più non v'era ostacolo, a ripigliare il dominio dellaMarca d'Ancona, nulla badando alle offerte, preghiere e larghe promesse che fece fargliMarquardo, già investito di quelle contrade dal predefunto Arrigo. A riserva d'Ascoli, vennero alle di lui mani Ancona, Fermo, Osimo, Camerino, Fano, Jesi, Sinigaglia e Pesaro: il che ci fa intendere di quale estensione fosse allora lamarca d'Ancona, chiamata in altri tempi, ora diCamerinoed ora diFermo. In breve ancora ricuperò dalle mani diCorradoSuevo, dianzi duca di Spoleti e conte d'Assisi, tutte quelle contrade; cioè il ducato di Spoleti, che abbracciava le città di Rieti, Spoleti, Assisi, Foligno e Nocera. E poscia tornarono in suo potere le città di Perugia, Gubbio, Todi e Città di Castello. Tentò ancora di ridurre sotto il suo dominio l'esarcato di Ravenna, Bertinoro e la terra del conte Cavalcaconte, con ispedir colà lettere e legati; ma non gli venne fatto, perchè l'arcivescovo di Ravenna tenne forte, allegando e mostrando le investiture imperiali, da lungo tempo addietro date di quel paese a' suoi antecessori e alla chiesa sua: il che fermò i passi alle pretensioni del papa. Nè lasciò indietro papa Innocenzo la ricerca e la ricuperazione dei beni della contessa Matilda; nel che provò non pochi intoppi e contraddizioni. Erano da un gran tempo malcontente degl'imperadori suevi le città della Toscana, cioè Firenze, Lucca, Pistoia, Siena ed altre; perchè laddove tante altre città di Lombardia godevano una piena libertà, nè sopra di loro aveano marchese o duca che esercitassegiurisdizione, elleno sole si trovavano maltrattate, prima daFederigoBarbarossa, poi daArrigosuo figliuolo, ed ultimamente daFilippogià dichiarato duca di Toscana, figliuolo anche esso del medesimo Federigo. Però, giacchè il vento era propizio coll'essere mancato l'imperadore Arrigo, la cui crudeltà e potenza facea star tutti col capo chino, si misero al forte, per non voler più sopra di loro ministro alcuno imperiale, senza pregiudizio nondimeno della sovranità cesarea. Strinsero dunque una lega collo stesso pontefice Innocenzo per sostenersi colle forze unite contro chiunque in avvenire volesse pregiudicare alla lor libertà. Simile era questa alla lega di Lombardia. I Pisani, siccome quei soli che in Toscana godevano di tutte le regalie, nè poteano guadagnar di più, essendo già attaccatissimi agl'imperadori, non vollero entrare in essa lega, che noi riguarderemo da qui innanzi per lega guelfa. Imperciocchè questo nome diGuelfieGhibellinioriginato, siccome accennai di sopra, dalle gare continue della casa de' duchi ed imperadori di Suevia discendenti dalla casa ghibellina degli Arrighi Augusti per via di donne, colla casa degli Estensi di Germania, duchi di Sassonia e Baviera, discendenti per via di donne dagli antichi Guelfi; questo nome, dissi, cominciò a prendere gran voga in Italia. Chi era aderente de' papi, per custodire la sua libertà, nè essere più conculcato dagli uffiziali cesarei, si dicea seguitar la parte o fazioneguelfa. E chi aderiva all'imperadore, si chiamava di parte o fazionghibellina. In quest'ultima si contavano per lo più que' marchesi, conti, castellani, ed altri nobili, che godeano feudi dell'imperio, per mantenersi liberi dal giogo delle città libere, le quali tuttodì cercavano di sottomettersi alla lor giurisdizione. Vi entravano ancora alcune città, che, oltre all'essere ben trattate dagli Augusti, aveano bisogno della lor protezione, per non essere ingoiate dalle vicine più potenti città.Tali furono Pavia, Cremona, Pisa ed altre. E massimamente presero piede, siccome andremo vedendo, queste due fazioni negli anni susseguenti, perchè risvegliossi più che mai la discordia fra le case suddette de' Guelfi e Ghibellini in Germania, a cagione dei due re che vedremo fra poco eletti, cioè diFilippo ducadi Suevia di sangue ghibellino, e diOttone IVprocedente dai Guelfi. Ai quali poi succedetteFederigo IIfigliuolo di Arrigo VI, e perciò d'origine ghibellina, fra i quali e i romani pontefici e varie città d'Italia passarono sanguinose discordie; e chiunque a lui si oppose si gloriava d'essere del partito de' Guelfi. Che sconcerti, che guerre civili, che rovine producessero col tempo queste lagrimevoli e diaboliche fazioni, l'andrò accennando nella continuazion della storia: giacchè penetrò a poco a poco questo veleno nel cuore delle stesse città, rompendo la concordia de' cittadini e delle famiglie; dal che derivarono infiniti mali.Intanto è da dire cheFilippoduca di Suevia nell'anno precedente fu chiamato in Italia dall'imperadoreArrigosuo fratello, con disegno ch'egli conducesse in Germania il piccioloFederigo II, eletto già dai principi tedeschi re de' Romani, per farlo coronare[Otto da S. Blasio. Abbas Urspergens. Godefridus Monachus. Arnoldus Lubecensis.]. Arrivò Filippo sino a Monte Fiascone, e non già a Falcone, vicino a Viterbo, dove ricevette l'avviso dell'immatura morte del fratello Augusto. Allora, senza più mettersi pensiero del nipote Federigo, ed unicamente ruminando i proprii vantaggi, voltò strada per tornarsene in Germania. Talmente erano esacerbati gli animi degl'Italiani contra de' Tedeschi pel governo barbarico di Federigo I e di Arrigo VI suo figliuolo, che dovunque passò Filippo, sia per la Toscana, sia per le altre città, fu maltrattato e in pericolo della vita, e restarono uccisi anche alcuni de' suoi cortigiani.Giunto in Germania, cominciò i suoi maneggi per essere eletto re, e gli venne fatto. Il buon uso del danaro e delle promesse, e la protezione diFilippo redi Francia operarono che moltissimi principi della Germania, niun caso facendo del giuramento prestato nell'elezione del fanciullo Federigo, il proclamassero re. Dopo di che fu egli coronato non già in Aquisgrana, ma in Magonza; nè dall'arcivescovo di Colonia, ma da quello di Tarantasia; cose tutte contro il rituale. All'incontroRiccardo red'Inghilterra, entrato anch'egli in questa briga, si studiò di promuovereOttone, figliuolo del già duca di Sassonia e BavieraArrigo Leone, estense-guelfo, e diMatildasua sorella, che era allora duca di Aquitania e conte del Poitù. Confessa Arnoldo da Lubeca che Riccardo impiegò, per vincere il punto, settanta mila marche d'argento, troppo dispiacendogli l'esaltazione di Filippo, fratello di chi con tanta indegnità avea fatto mercato della di lui persona. In somma daAdolfo arcivescovodi Colonia e da' suoi suffraganei, daArrigo ducadi Lorena, dal vescovo d'Argentina, e da alcuni altri vescovi, abbati e conti, di numero nondimeno inferiore agli elettori dell'altro, fu essoOttone IVeletto re de' Romani, e coronato dipoi in Aquisgrana. Arnoldo da Lubeca e Ottone da San Biagio scrivono che a questa elezione intervenne ancheArrigo contepalatino del Reno, fratello maggiore di esso Ottone, tornato in fretta da Terra santa. Ma Ruggieri Hovedeno[Rogerius Hovedenus.]e Federigo monaco[Fridericus Monach.]raccontano ch'egli arrivò dipoi, e sostenne gl'interessi del fratello, con essersi ad Ottone uniti i vescovi di Cambray, Paderbona ed altri, e i duchi di Lovanio e Limburgo, e il landgravio di Turingia ed altri. Ebbe anche mano nell'elezion di Ottone IVInnocenzo IIIpapa, perchè egli era di una casa stata sempre divotadella santa Sede, e casa che, per la sua parzialità verso i papi, avea perduti i ducati di Baviera e Sassonia. Il perchè egli favorì la di lui elezione, e riprovò quella di Filippo Suevo, allegando che questi era stato scomunicato da papaCelestino IIIper varie usurpazioni fatte dianzi degli Stati della Chiesa romana, e rammentando gli eccessi commessi dal padre e dal fratello suo. Lo scisma di questi due re si tirò dietro in Germania di molte guerre, turbolenze e danni infiniti, de' quali parlano gli storici tedeschi.Intanto, dacchè si videro i Siciliani liberi dall'odiato imperadore Arrigo VI per l'inaspettata sua morte, si diedero a sfogar la rabbia loro contra de' Tedeschi che erano in quell'isola. Il che vedendo l'imperadriceCostanza, che aveva assunto il governo di quel regno e la tutela del figliuoloFederigo Ruggieri, con farlo venire da Jesi (dove era stato lasciato sotto la cura de' conti di Celano e di Copersano[Richardus de S. Germano, in Chron.], ovvero, come altri scrive, della duchessa di Spoleti), e con farlo coronare dipoi, ordinò che uscissero di Sicilia le truppe straniere: risoluzione che per allora mise in calma gli animi alterati di quei popoli. E tanto più perchè ella, scoperte le trame e le mire diMarquardo, già duca di Ravenna e marchese d'Ancona, il dichiarò nemico del re e del regno, e volle che tutti il trattassero come tale. Inviò poscia ambasciatori a papa Innocenzo[Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], per ottenere l'investitura pontificia degli Stati al fanciullo Federigo. Tentò allora la corte di Roma di profittar di questa occasione per abbattere quella che oggidì si chiama la monarchia di Sicilia, benchè si creda che Adriano e Clemente papi avessero conceduti que' privilegii. Su questo si disputò lungamente. Mossesi l'imperadrice a spedire ancheAnselmo arcivescovodi Napoli a Roma, sperando miglior mercato dalla di lui eloquenza. Ma più di lui sapeano parlare i ministri pontificii; eperò convenne accettar l'investitura (cosa di troppa premura in quelle circostanze) con quelle leggi che piacquero al papa, cioècapitulis illis omnino remotis, e con obbligazione di ricevere nella corte di SiciliaOttaviano vescovoe cardinale ostiense, come legato della santa Sede. Ma questa investitura arrivò in Sicilia in tempo che l'imperadrice era passata all'altra vita. Certo è che la medesima finì di vivere nel dì 27 di novembre, dopo aver dichiarato balio ossia tutore del re suo figliuolo papa Innocenzo III, ed ordinato che durante la di lui minorità si pagassero ogni anno trenta mila tarì per tal cura ad esso pontefice, oltre a quelli ch'egli spendesse per difesa del regno. L'educazione del re fanciullo fu lasciata agli arcivescovi di Palermo, Monreale e Capoa. Non mancò in questi tempi papa Innocenzo di procurare con vigorosi e caritativi uffizii la liberazione diSibilia, già moglie di Tancredi re di Sicilia, detenuta prigione in Germania colle figliuole. Posta in libertà, oppure aiutata a fuggire, si rifuggì essa in Francia, dove maritò la sua primogenita conGualtieri contedi Brenna, di cui avremo a parlare andando innanzi. V'ha chi crede cheGuglielmosuo figliuolo, già dichiarato re dal padre, fosse morto. Nè si può negare che l'autor della vita di Innocenzo III e Giovanni da Ceccano lo scrivono. Se con certezza, nol so. Imperocchè Ottone da San Biagio racconta che Arrigo, dopo averlo fatto accecare (altri hanno scritto che solamente il fece eunucare), il condannò ad una perpetua prigionia in una fortezza de' Grigioni.Qui ubi ad virilem aetatem pervenit, de transitoriis desperans, bonis operibus, ut fertur, aeterna quaesivit. Nam de activa translatus coacte, contemplativae studuit, utinam meritorie. In questo anno i Milanesi stabilirono pace col popolo di Lodi. Lo strumento d'essa, da me dato alla luce, fu[Antiquit. Ital., Dissert. XLIX.]scrittoin civitate Laude, anno dominicae Incarnationis millesimocentesimo nonagesimo nono, die lunae V calendas januarii, Indictione secunda. Il dì 28 di dicembre dell'anno presente cadde in lunedì; e però scorgiamo che in Lodi si cominciava l'anno nuovo nel Natale, oppure nel dì 25 del precedente marzo alla maniera pisana; e che l'indizione si mutava nel settembre. Abbiamo da Rolandino[Rolandin., Histor., lib. 1, cap. 8.]che in quest'anno i Padovani coll'aiuto diAzzo VI marchesed'Este loro collegato andarono all'assedio della terra di Carmignano, una delle migliori del Vicentino, e a forza d'armi se ne fecero padroni. Antonio Godio[Godius, in Histor., tom. 8 Rer. Ital.]mette questo fatto sotto l'anno seguente. Altri testi lo riferiscono al precedente. Dopo di che i Veronesi venuti in soccorso de' Vicentini, fecero gran danno e paura ai Padovani, siccome ho detto nell'anno antecedente.

Venne a morte papaCelestino IIInel dì 8 di gennaio,VI idus januariidell'annopresente, e fu seppellito il corpo suo nella basilica lateranense. A lui succedette nella cattedra di san Pietro Lottario, figliuolo di Trasmondo conte di Segna, cardinale de' santi Sergio e Bacco, che prese il nome d'Innocenzo III, e riuscì uno de' più insigni e gloriosi pontefici che s'abbia mai avuto la Chiesa di Dio; e al quale eterne obbligazioni professa specialmente la romana, al cui ingrandimento non meno nel temporale che nello spirituale egli assaissimo contribuì mercè delle prospere congiunture, e più ancora dell'elevatezza dell'ingegno suo[In Vita Innocentii III, num. 5.]. Era egli allora in età di soli trentasette anni, ma maturo di senno e ornato delle scienze, studiate in Roma, in Parigi e in Bologna. Nella di lui vita è scritto che fu eletto nel dì 8 di gennaio,sexto idus januarii. Ma, o papa Celestino dovette morire un giorno prima, o egli esser eletto un giorno dopo; perciocchè sappiamo che non si veniva all'elezione se non dappoichè era stata data sepoltura all'antecessore; e questo pio cardinaleapud basilicam constantinianam voluit decessoris exequiis interesse. Fu poi consecrato papa nella festa della cattedra di san Pietro, cioè nel dì 22 di febbraio. Trovò egli smantellato il patrimonio della Chiesa romana, perchè il poco fa defuntoimperadore Arrigoavea occupato tutto quasi fino alle porte di Roma, a riserva della Campania, in cui nondimeno era esso Augusto più temuto che il papa. Trovò ancora che niun ostacolo restava alla sua autorità dalla parte degl'imperadori per le ragioni che addurrò fra poco. Una delle sue prime imprese dopo la consecrazione fu questa:Petrum urbis praefectum ad ligiam fidelitatem recepit, et per mantum, quod illi donavit, de praefectura eum publice investivit, qui usque ad id tempus juramento fidelitatis imperatori fuerat obligatus, et ab eo praefecturae tenebat honorem. Leggesi il di lui giuramento fra lelettere d'esso papa Innocenzo[Innocent. III, lib. 1, Epist. 577.]: notizia degna di osservazione per la conoscenza de' tempi addietro e di quelli che succederono, perchè spirò qui l'ultimo fiato l'autorità degli Augusti in Roma, e da lì innanzi i prefetti di Roma, il senato e gli altri magistrati giurarono fedeltà al solo romano pontefice.

Non tardò il generoso papa, giacchè più non v'era ostacolo, a ripigliare il dominio dellaMarca d'Ancona, nulla badando alle offerte, preghiere e larghe promesse che fece fargliMarquardo, già investito di quelle contrade dal predefunto Arrigo. A riserva d'Ascoli, vennero alle di lui mani Ancona, Fermo, Osimo, Camerino, Fano, Jesi, Sinigaglia e Pesaro: il che ci fa intendere di quale estensione fosse allora lamarca d'Ancona, chiamata in altri tempi, ora diCamerinoed ora diFermo. In breve ancora ricuperò dalle mani diCorradoSuevo, dianzi duca di Spoleti e conte d'Assisi, tutte quelle contrade; cioè il ducato di Spoleti, che abbracciava le città di Rieti, Spoleti, Assisi, Foligno e Nocera. E poscia tornarono in suo potere le città di Perugia, Gubbio, Todi e Città di Castello. Tentò ancora di ridurre sotto il suo dominio l'esarcato di Ravenna, Bertinoro e la terra del conte Cavalcaconte, con ispedir colà lettere e legati; ma non gli venne fatto, perchè l'arcivescovo di Ravenna tenne forte, allegando e mostrando le investiture imperiali, da lungo tempo addietro date di quel paese a' suoi antecessori e alla chiesa sua: il che fermò i passi alle pretensioni del papa. Nè lasciò indietro papa Innocenzo la ricerca e la ricuperazione dei beni della contessa Matilda; nel che provò non pochi intoppi e contraddizioni. Erano da un gran tempo malcontente degl'imperadori suevi le città della Toscana, cioè Firenze, Lucca, Pistoia, Siena ed altre; perchè laddove tante altre città di Lombardia godevano una piena libertà, nè sopra di loro aveano marchese o duca che esercitassegiurisdizione, elleno sole si trovavano maltrattate, prima daFederigoBarbarossa, poi daArrigosuo figliuolo, ed ultimamente daFilippogià dichiarato duca di Toscana, figliuolo anche esso del medesimo Federigo. Però, giacchè il vento era propizio coll'essere mancato l'imperadore Arrigo, la cui crudeltà e potenza facea star tutti col capo chino, si misero al forte, per non voler più sopra di loro ministro alcuno imperiale, senza pregiudizio nondimeno della sovranità cesarea. Strinsero dunque una lega collo stesso pontefice Innocenzo per sostenersi colle forze unite contro chiunque in avvenire volesse pregiudicare alla lor libertà. Simile era questa alla lega di Lombardia. I Pisani, siccome quei soli che in Toscana godevano di tutte le regalie, nè poteano guadagnar di più, essendo già attaccatissimi agl'imperadori, non vollero entrare in essa lega, che noi riguarderemo da qui innanzi per lega guelfa. Imperciocchè questo nome diGuelfieGhibellinioriginato, siccome accennai di sopra, dalle gare continue della casa de' duchi ed imperadori di Suevia discendenti dalla casa ghibellina degli Arrighi Augusti per via di donne, colla casa degli Estensi di Germania, duchi di Sassonia e Baviera, discendenti per via di donne dagli antichi Guelfi; questo nome, dissi, cominciò a prendere gran voga in Italia. Chi era aderente de' papi, per custodire la sua libertà, nè essere più conculcato dagli uffiziali cesarei, si dicea seguitar la parte o fazioneguelfa. E chi aderiva all'imperadore, si chiamava di parte o fazionghibellina. In quest'ultima si contavano per lo più que' marchesi, conti, castellani, ed altri nobili, che godeano feudi dell'imperio, per mantenersi liberi dal giogo delle città libere, le quali tuttodì cercavano di sottomettersi alla lor giurisdizione. Vi entravano ancora alcune città, che, oltre all'essere ben trattate dagli Augusti, aveano bisogno della lor protezione, per non essere ingoiate dalle vicine più potenti città.Tali furono Pavia, Cremona, Pisa ed altre. E massimamente presero piede, siccome andremo vedendo, queste due fazioni negli anni susseguenti, perchè risvegliossi più che mai la discordia fra le case suddette de' Guelfi e Ghibellini in Germania, a cagione dei due re che vedremo fra poco eletti, cioè diFilippo ducadi Suevia di sangue ghibellino, e diOttone IVprocedente dai Guelfi. Ai quali poi succedetteFederigo IIfigliuolo di Arrigo VI, e perciò d'origine ghibellina, fra i quali e i romani pontefici e varie città d'Italia passarono sanguinose discordie; e chiunque a lui si oppose si gloriava d'essere del partito de' Guelfi. Che sconcerti, che guerre civili, che rovine producessero col tempo queste lagrimevoli e diaboliche fazioni, l'andrò accennando nella continuazion della storia: giacchè penetrò a poco a poco questo veleno nel cuore delle stesse città, rompendo la concordia de' cittadini e delle famiglie; dal che derivarono infiniti mali.

Intanto è da dire cheFilippoduca di Suevia nell'anno precedente fu chiamato in Italia dall'imperadoreArrigosuo fratello, con disegno ch'egli conducesse in Germania il piccioloFederigo II, eletto già dai principi tedeschi re de' Romani, per farlo coronare[Otto da S. Blasio. Abbas Urspergens. Godefridus Monachus. Arnoldus Lubecensis.]. Arrivò Filippo sino a Monte Fiascone, e non già a Falcone, vicino a Viterbo, dove ricevette l'avviso dell'immatura morte del fratello Augusto. Allora, senza più mettersi pensiero del nipote Federigo, ed unicamente ruminando i proprii vantaggi, voltò strada per tornarsene in Germania. Talmente erano esacerbati gli animi degl'Italiani contra de' Tedeschi pel governo barbarico di Federigo I e di Arrigo VI suo figliuolo, che dovunque passò Filippo, sia per la Toscana, sia per le altre città, fu maltrattato e in pericolo della vita, e restarono uccisi anche alcuni de' suoi cortigiani.Giunto in Germania, cominciò i suoi maneggi per essere eletto re, e gli venne fatto. Il buon uso del danaro e delle promesse, e la protezione diFilippo redi Francia operarono che moltissimi principi della Germania, niun caso facendo del giuramento prestato nell'elezione del fanciullo Federigo, il proclamassero re. Dopo di che fu egli coronato non già in Aquisgrana, ma in Magonza; nè dall'arcivescovo di Colonia, ma da quello di Tarantasia; cose tutte contro il rituale. All'incontroRiccardo red'Inghilterra, entrato anch'egli in questa briga, si studiò di promuovereOttone, figliuolo del già duca di Sassonia e BavieraArrigo Leone, estense-guelfo, e diMatildasua sorella, che era allora duca di Aquitania e conte del Poitù. Confessa Arnoldo da Lubeca che Riccardo impiegò, per vincere il punto, settanta mila marche d'argento, troppo dispiacendogli l'esaltazione di Filippo, fratello di chi con tanta indegnità avea fatto mercato della di lui persona. In somma daAdolfo arcivescovodi Colonia e da' suoi suffraganei, daArrigo ducadi Lorena, dal vescovo d'Argentina, e da alcuni altri vescovi, abbati e conti, di numero nondimeno inferiore agli elettori dell'altro, fu essoOttone IVeletto re de' Romani, e coronato dipoi in Aquisgrana. Arnoldo da Lubeca e Ottone da San Biagio scrivono che a questa elezione intervenne ancheArrigo contepalatino del Reno, fratello maggiore di esso Ottone, tornato in fretta da Terra santa. Ma Ruggieri Hovedeno[Rogerius Hovedenus.]e Federigo monaco[Fridericus Monach.]raccontano ch'egli arrivò dipoi, e sostenne gl'interessi del fratello, con essersi ad Ottone uniti i vescovi di Cambray, Paderbona ed altri, e i duchi di Lovanio e Limburgo, e il landgravio di Turingia ed altri. Ebbe anche mano nell'elezion di Ottone IVInnocenzo IIIpapa, perchè egli era di una casa stata sempre divotadella santa Sede, e casa che, per la sua parzialità verso i papi, avea perduti i ducati di Baviera e Sassonia. Il perchè egli favorì la di lui elezione, e riprovò quella di Filippo Suevo, allegando che questi era stato scomunicato da papaCelestino IIIper varie usurpazioni fatte dianzi degli Stati della Chiesa romana, e rammentando gli eccessi commessi dal padre e dal fratello suo. Lo scisma di questi due re si tirò dietro in Germania di molte guerre, turbolenze e danni infiniti, de' quali parlano gli storici tedeschi.

Intanto, dacchè si videro i Siciliani liberi dall'odiato imperadore Arrigo VI per l'inaspettata sua morte, si diedero a sfogar la rabbia loro contra de' Tedeschi che erano in quell'isola. Il che vedendo l'imperadriceCostanza, che aveva assunto il governo di quel regno e la tutela del figliuoloFederigo Ruggieri, con farlo venire da Jesi (dove era stato lasciato sotto la cura de' conti di Celano e di Copersano[Richardus de S. Germano, in Chron.], ovvero, come altri scrive, della duchessa di Spoleti), e con farlo coronare dipoi, ordinò che uscissero di Sicilia le truppe straniere: risoluzione che per allora mise in calma gli animi alterati di quei popoli. E tanto più perchè ella, scoperte le trame e le mire diMarquardo, già duca di Ravenna e marchese d'Ancona, il dichiarò nemico del re e del regno, e volle che tutti il trattassero come tale. Inviò poscia ambasciatori a papa Innocenzo[Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], per ottenere l'investitura pontificia degli Stati al fanciullo Federigo. Tentò allora la corte di Roma di profittar di questa occasione per abbattere quella che oggidì si chiama la monarchia di Sicilia, benchè si creda che Adriano e Clemente papi avessero conceduti que' privilegii. Su questo si disputò lungamente. Mossesi l'imperadrice a spedire ancheAnselmo arcivescovodi Napoli a Roma, sperando miglior mercato dalla di lui eloquenza. Ma più di lui sapeano parlare i ministri pontificii; eperò convenne accettar l'investitura (cosa di troppa premura in quelle circostanze) con quelle leggi che piacquero al papa, cioècapitulis illis omnino remotis, e con obbligazione di ricevere nella corte di SiciliaOttaviano vescovoe cardinale ostiense, come legato della santa Sede. Ma questa investitura arrivò in Sicilia in tempo che l'imperadrice era passata all'altra vita. Certo è che la medesima finì di vivere nel dì 27 di novembre, dopo aver dichiarato balio ossia tutore del re suo figliuolo papa Innocenzo III, ed ordinato che durante la di lui minorità si pagassero ogni anno trenta mila tarì per tal cura ad esso pontefice, oltre a quelli ch'egli spendesse per difesa del regno. L'educazione del re fanciullo fu lasciata agli arcivescovi di Palermo, Monreale e Capoa. Non mancò in questi tempi papa Innocenzo di procurare con vigorosi e caritativi uffizii la liberazione diSibilia, già moglie di Tancredi re di Sicilia, detenuta prigione in Germania colle figliuole. Posta in libertà, oppure aiutata a fuggire, si rifuggì essa in Francia, dove maritò la sua primogenita conGualtieri contedi Brenna, di cui avremo a parlare andando innanzi. V'ha chi crede cheGuglielmosuo figliuolo, già dichiarato re dal padre, fosse morto. Nè si può negare che l'autor della vita di Innocenzo III e Giovanni da Ceccano lo scrivono. Se con certezza, nol so. Imperocchè Ottone da San Biagio racconta che Arrigo, dopo averlo fatto accecare (altri hanno scritto che solamente il fece eunucare), il condannò ad una perpetua prigionia in una fortezza de' Grigioni.Qui ubi ad virilem aetatem pervenit, de transitoriis desperans, bonis operibus, ut fertur, aeterna quaesivit. Nam de activa translatus coacte, contemplativae studuit, utinam meritorie. In questo anno i Milanesi stabilirono pace col popolo di Lodi. Lo strumento d'essa, da me dato alla luce, fu[Antiquit. Ital., Dissert. XLIX.]scrittoin civitate Laude, anno dominicae Incarnationis millesimocentesimo nonagesimo nono, die lunae V calendas januarii, Indictione secunda. Il dì 28 di dicembre dell'anno presente cadde in lunedì; e però scorgiamo che in Lodi si cominciava l'anno nuovo nel Natale, oppure nel dì 25 del precedente marzo alla maniera pisana; e che l'indizione si mutava nel settembre. Abbiamo da Rolandino[Rolandin., Histor., lib. 1, cap. 8.]che in quest'anno i Padovani coll'aiuto diAzzo VI marchesed'Este loro collegato andarono all'assedio della terra di Carmignano, una delle migliori del Vicentino, e a forza d'armi se ne fecero padroni. Antonio Godio[Godius, in Histor., tom. 8 Rer. Ital.]mette questo fatto sotto l'anno seguente. Altri testi lo riferiscono al precedente. Dopo di che i Veronesi venuti in soccorso de' Vicentini, fecero gran danno e paura ai Padovani, siccome ho detto nell'anno antecedente.


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