MCXXIII

MCXXIIIAnno diCristoMCXXIII. IndizioneI.CallistoII papa 5.ArrigoV re 18, imperad. 13.Secondochè scrisse il Sigonio, e fondatamente provarono i padri Cossart e Pagi, nel dì 18, ovvero 19 di marzo dell'anno presente, e non già del precedente, come pensarono il Panvinio e il cardinal Baronio, fu celebrato il primo general concilio lateranense[Labbe, Concilior., tom. 10.], coll'intervento di trecento vescovi e di assaissimi abbati. Pandolfo Pisano[Pandulfus Pisanus, in Vita Callisti II.]scrive che vi furono novecento novanta sette tra vescovi ed abbati: numero che eccede la credenza. Quivi furono fatti varii decreti intorno alla disciplina ecclesiastica; confermato l'accordo seguito fra l'imperadore Arrigoe la santa Sede; data oppure rinnovata l'assoluzion delle censure al medesimo Augusto; riprovate le ordinazioni fatte dall'antipapa Burdino, con altri canoni che si leggono nella Raccolta dei concilii. In questo concilio ancora, per quanto s'ha da Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 36.], che v'era presente, si rinnovò la lite della precedenza traOlrico arcivescovodi Milano eGualtieri arcivescovodi Ravenna. Scrive quest'autore, che i due predecessori di Olrico,GrossolanoeGiordano, ebbero nei concilii romani la lor sedia alla destra del sommo pontefice, e però anche Olrico con fermezza sostenne il suo punto. Veggendo che gli era contrastato il posto nella prima sessione, non volle comparire nè al concilio nè al palazzo del papa.Sed in quarta feria, dum synodus celebrata fuit, Olricus idem mediolanensis archiepiscopus ad dexteram apostolici Callisti nullo mediante sedit. Percagione di questi ed altri esempli credono gli scrittori milanesi apocrifa la bolla di papa Clemente II dell'anno 1087, riferita da Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn.], in cui stabilisce la precedenza dell'arcivescovo di Ravenna a quel di Milano. Furono finalmente in esso concilio[Petrus Diaconus, Chron. Casin., lib. 4.]fatte gravissime doglianze dai vescovi contra dei monaci, perchè già aveano occupate le chiese, le decime, le oblazioni, e ridotti i vescovi quasi al solo pastorale. Ma ebbero un bel dire. Il mondo restò qual era. Così in altri tempi altre querele sono insorte contro i frati mendicanti, ma un bel dire hanno avuto vescovi e parrochi. Crebbero in questi tempi[Urspergensis, in Chronico.]le ruberie, le sedizioni e le iniquità in Germania, al contrario della città di Roma, in cui il valoroso papaCallisto IIpose la pace col mettere freno a tutti i prepotenti.Tale, scrive Falcone[Falco Benevent., in Chron.],tantumque pacis firmamentum infra romanam urbem temporibus praedicti Apostolici advenisse comperimus, quod nemo civium, vel alienigena arma, sicut consueverat, ferre ausus est. Aggiunge il medesimo storico che in quest'anno ancora esso pontefice si portò a Benevento, dove accusatoRoffredo arcivescovodi quella città d'avere simoniacamente conseguita quella chiesa, si tenne giudizio per questo. Ma egli col giuramento suo, e di due vescovi e tre preti, si giustificò, e fece ammutir gli accusatori. Ho io prodotta[Antiquit. Italic., Dissert. LXII.]una bolla del suddetto papa in favore dei canonici di Cremona, dataLaterani II nonas martii. Un'altra parimente scrittaLaterani IV kalendas martiidell'anno presente ne ottennero i canonici regolari di san Cesario sul Modenese, per cui fu dichiarato che i monaci di Nonantola niuna giurisdizione aveano sopra la corte di Vilzacara, cioè sopra una parte o sopra il tutto del moderno san Cesario nel distretto di Modena. Si fecero in questoanno ancora varii fatti di guerra nel lago di Lugano tra i Milanesi e Comaschi, descritti dall'anonimo Poeta di Como[Anonymus Poeta Comens., tom. 5 Rer. Ital.]. Raunarono molte navi i Milanesi a Porlezza loro castello, e di là passarono all'assedio del castello di san Michele, ma senza potersene impadronire. Ebbero per tradimento Lavena, ma perderono le lor navi prese dai nemici. Abbiamo poi dal Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]che circa questi tempiDomenico Micheledoge di Venezia mandò i suoi legati a Costantinopoli, per impetrare la bolla d'oro daGiovanniComneno imperador de' Greci; ma quell'Augusto, allontanatosi dal rito de' suoi antecessori, non la volle concedere. Nacque perciò guerra fra i Greci e Veneziani. Alle istanze poi diBaldovinore di Gerusalemme, esso doge mise insieme un grosso stuolo di dugento legni, tra galee, barche da trasporto ed altre navi, e passò in Oriente[Bernardus Thesaur., cap. 117 et seq.]. Trovata presso Joppe la flotta di Babilonia, composta di sessanta galee e d'altri legni, la mise in rotta. Di questa loro vittoria fa menzione anche Fulcherio Carnotense[Fulcher. Carnotens., Histor., lib. 3.]che si trovava allora in Terra Santa. Durando tuttavia la discordia fra i Genovesi e Pisani, a cagion dei vescovati della Corsica, suggettati all'arcivescovo di Pisa[Caffari, Annal. Genuens., lib. 1, tom. 6 Rer. Ital.], il pontefice Callisto II, a cui dispiacea troppo questa rottura fra due popoli che avrebbono potuto impiegar meglio le loro forze in Oriente contra degli infedeli, chiamò gli ambasciatori di questi due popoli al sopra mentovato concilio lateranense. Ne seguì un gran contraddittorio. Fu rimessa la decision dell'affare a dodici arcivescovi e a dodici vescovi, che dibatterono la pendenza, ma non vollero proferir la sentenza.Gualtieri arcivescovodi Ravenna d'accordo cogli altri consigliò il papa di levar quelle chiese di sotto all'arcivescovo di Pisa. Ciò udito dall'arcivescovo di Pisa, cotanto si sdegnò,che gittò a' piedi del pontefice la mitra e l'anello con dirgli che non sarebbe più nè suo arcivescovo, nè vescovo.Azzodovrebbe essere stato questo arcivescovo, di cui oltre a quest'anno non parla l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., in Archiep. Pisan.]. Allora il papa con un piede spinse via la mitra e l'anello, e disse all'arcivescovo:Fratello, hai mal fatto, e te n'avrai a pentire. Nel giorno seguente poi nel pieno concilio ordinò aGregorio cardinaldiacono di sant'Angelo, che fu poi papa Innocenzo II, di leggere il decreto, che da lì innanzi i vescovi della Corsica cessassero d'essere sottoposti alla chiesa pisana. A tutto questo fu presente lo stesso Caffaro istorico, il quale conferma la tenuta del concilio lateranense nell'anno presente. Però, in vece di calmar la dissensione fra i Genovesi e Pisani, questa sentenza maggiormente l'accese.

Secondochè scrisse il Sigonio, e fondatamente provarono i padri Cossart e Pagi, nel dì 18, ovvero 19 di marzo dell'anno presente, e non già del precedente, come pensarono il Panvinio e il cardinal Baronio, fu celebrato il primo general concilio lateranense[Labbe, Concilior., tom. 10.], coll'intervento di trecento vescovi e di assaissimi abbati. Pandolfo Pisano[Pandulfus Pisanus, in Vita Callisti II.]scrive che vi furono novecento novanta sette tra vescovi ed abbati: numero che eccede la credenza. Quivi furono fatti varii decreti intorno alla disciplina ecclesiastica; confermato l'accordo seguito fra l'imperadore Arrigoe la santa Sede; data oppure rinnovata l'assoluzion delle censure al medesimo Augusto; riprovate le ordinazioni fatte dall'antipapa Burdino, con altri canoni che si leggono nella Raccolta dei concilii. In questo concilio ancora, per quanto s'ha da Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 36.], che v'era presente, si rinnovò la lite della precedenza traOlrico arcivescovodi Milano eGualtieri arcivescovodi Ravenna. Scrive quest'autore, che i due predecessori di Olrico,GrossolanoeGiordano, ebbero nei concilii romani la lor sedia alla destra del sommo pontefice, e però anche Olrico con fermezza sostenne il suo punto. Veggendo che gli era contrastato il posto nella prima sessione, non volle comparire nè al concilio nè al palazzo del papa.Sed in quarta feria, dum synodus celebrata fuit, Olricus idem mediolanensis archiepiscopus ad dexteram apostolici Callisti nullo mediante sedit. Percagione di questi ed altri esempli credono gli scrittori milanesi apocrifa la bolla di papa Clemente II dell'anno 1087, riferita da Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn.], in cui stabilisce la precedenza dell'arcivescovo di Ravenna a quel di Milano. Furono finalmente in esso concilio[Petrus Diaconus, Chron. Casin., lib. 4.]fatte gravissime doglianze dai vescovi contra dei monaci, perchè già aveano occupate le chiese, le decime, le oblazioni, e ridotti i vescovi quasi al solo pastorale. Ma ebbero un bel dire. Il mondo restò qual era. Così in altri tempi altre querele sono insorte contro i frati mendicanti, ma un bel dire hanno avuto vescovi e parrochi. Crebbero in questi tempi[Urspergensis, in Chronico.]le ruberie, le sedizioni e le iniquità in Germania, al contrario della città di Roma, in cui il valoroso papaCallisto IIpose la pace col mettere freno a tutti i prepotenti.Tale, scrive Falcone[Falco Benevent., in Chron.],tantumque pacis firmamentum infra romanam urbem temporibus praedicti Apostolici advenisse comperimus, quod nemo civium, vel alienigena arma, sicut consueverat, ferre ausus est. Aggiunge il medesimo storico che in quest'anno ancora esso pontefice si portò a Benevento, dove accusatoRoffredo arcivescovodi quella città d'avere simoniacamente conseguita quella chiesa, si tenne giudizio per questo. Ma egli col giuramento suo, e di due vescovi e tre preti, si giustificò, e fece ammutir gli accusatori. Ho io prodotta[Antiquit. Italic., Dissert. LXII.]una bolla del suddetto papa in favore dei canonici di Cremona, dataLaterani II nonas martii. Un'altra parimente scrittaLaterani IV kalendas martiidell'anno presente ne ottennero i canonici regolari di san Cesario sul Modenese, per cui fu dichiarato che i monaci di Nonantola niuna giurisdizione aveano sopra la corte di Vilzacara, cioè sopra una parte o sopra il tutto del moderno san Cesario nel distretto di Modena. Si fecero in questoanno ancora varii fatti di guerra nel lago di Lugano tra i Milanesi e Comaschi, descritti dall'anonimo Poeta di Como[Anonymus Poeta Comens., tom. 5 Rer. Ital.]. Raunarono molte navi i Milanesi a Porlezza loro castello, e di là passarono all'assedio del castello di san Michele, ma senza potersene impadronire. Ebbero per tradimento Lavena, ma perderono le lor navi prese dai nemici. Abbiamo poi dal Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]che circa questi tempiDomenico Micheledoge di Venezia mandò i suoi legati a Costantinopoli, per impetrare la bolla d'oro daGiovanniComneno imperador de' Greci; ma quell'Augusto, allontanatosi dal rito de' suoi antecessori, non la volle concedere. Nacque perciò guerra fra i Greci e Veneziani. Alle istanze poi diBaldovinore di Gerusalemme, esso doge mise insieme un grosso stuolo di dugento legni, tra galee, barche da trasporto ed altre navi, e passò in Oriente[Bernardus Thesaur., cap. 117 et seq.]. Trovata presso Joppe la flotta di Babilonia, composta di sessanta galee e d'altri legni, la mise in rotta. Di questa loro vittoria fa menzione anche Fulcherio Carnotense[Fulcher. Carnotens., Histor., lib. 3.]che si trovava allora in Terra Santa. Durando tuttavia la discordia fra i Genovesi e Pisani, a cagion dei vescovati della Corsica, suggettati all'arcivescovo di Pisa[Caffari, Annal. Genuens., lib. 1, tom. 6 Rer. Ital.], il pontefice Callisto II, a cui dispiacea troppo questa rottura fra due popoli che avrebbono potuto impiegar meglio le loro forze in Oriente contra degli infedeli, chiamò gli ambasciatori di questi due popoli al sopra mentovato concilio lateranense. Ne seguì un gran contraddittorio. Fu rimessa la decision dell'affare a dodici arcivescovi e a dodici vescovi, che dibatterono la pendenza, ma non vollero proferir la sentenza.Gualtieri arcivescovodi Ravenna d'accordo cogli altri consigliò il papa di levar quelle chiese di sotto all'arcivescovo di Pisa. Ciò udito dall'arcivescovo di Pisa, cotanto si sdegnò,che gittò a' piedi del pontefice la mitra e l'anello con dirgli che non sarebbe più nè suo arcivescovo, nè vescovo.Azzodovrebbe essere stato questo arcivescovo, di cui oltre a quest'anno non parla l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., in Archiep. Pisan.]. Allora il papa con un piede spinse via la mitra e l'anello, e disse all'arcivescovo:Fratello, hai mal fatto, e te n'avrai a pentire. Nel giorno seguente poi nel pieno concilio ordinò aGregorio cardinaldiacono di sant'Angelo, che fu poi papa Innocenzo II, di leggere il decreto, che da lì innanzi i vescovi della Corsica cessassero d'essere sottoposti alla chiesa pisana. A tutto questo fu presente lo stesso Caffaro istorico, il quale conferma la tenuta del concilio lateranense nell'anno presente. Però, in vece di calmar la dissensione fra i Genovesi e Pisani, questa sentenza maggiormente l'accese.


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