MCXXXVII

MCXXXVIIAnno diCristoMCXXXVII. Indiz.XV.InnocenzoII papa 8.LottarioIII re 15, imper. 5.Portò grandi mutazioni in Italia l'anno presente. Non apparisce in qual luogo l'Augusto Lottario solennizzasse la festa del santo Natale dell'anno addietro. Abbiamo un suo diploma[Ughell., Italia Sacra, tom. 5 Append., pag. 1599 in Episc. Regiens.]dato in ReggioVI. X(cioèsexto decimo)kalendas januarii, anno dominicae Incarnationis MCXXXVI, Indictione XIV, che dovea correre sino al fine dell'anno. Abbiamo inoltre un placito tenuto nella stessa città di Reggiodall'imperadrice Richenzasua moglie[Antiquit. Italic., Dissert. XI, pag. 613.]septima die intrante mense novembridello stesso precedente anno,Indictione XIV: segno che essa Augusta risiedeva in Reggio, mentre l'imperadore girava per la Lombardia. Non sussiste già che l'imperadore co' Cremonesi assediasse Crema in quest'anno, come volle Antonio Campi[Campi, Istor. di Cremon.]. Erano allora i Cremonesi in disgrazia d'esso Augusto. Sappiamo bensì dall'Annalista Sassone[Annalista Saxo.]che egli si accampò nelle pianure di Bologna, ed assediò quella città con pensiero di venire anche agli assalti, se non fosse stato il rigoroso freddo di quel verno che lo impedì. Presero nondimeno i suoi un castello fortissimo alla montagna, dove tagliarono a pezzi più di trecento persone. Venne poscia a' voleri di lui essa città di Bologna. Ottone vescovo di Frisinga scrisse[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 19.]cheBononienses et Æmilienses, qui priori eum expeditione despexerant, supplices, ac multum servitii afferentes, ultro occurrunt. Seguita a dire l'Annalista Sassone che Lottario,capta Bononia, venit Cassan pacifice. Forse vorrà direCesena, nel nome suo da lui storpiata, come altri luoghi; e quivi celebrò la festa della Purificazion della Vergine, con essere comparso colà anche il duca di Ravenna a pagare i tributi del suo ossequio. Abbiam veduto all'anno 1129Corrado duca di Ravenna. In questi tempi presso il Rossi troviamoPietro ducain Ravenna. Se di alcun d'essi si parli nol saprei dire. Di là spedì Lottario il duca Arrigo suo genero in Toscana con un buon corpo di combattenti, per rimettere nel suo postoEggelbertomarchese cacciato da quei popoli, cioè quel medesimo di cui si è parlato all'anno 1134. Non si sentivano più voglia i Toscani di avere un marchese, cioè un superiore che loro comandasse a nome dell'imperadore, dacchè aveano preso ancora quelle città forma di repubblica.Passò dipoi l'imperador Lottario in vicinanza di Ravenna, dove fu onorato da quell'arcivescovo Gualtierie da tutto il clero e popolo.Post haec aggressus est Lutizan[Annalista Saxo.],quam prioribus satis rebellem et inexpugnabilem imperatoribus, primo impetu cepit. Che città sia questa mi è ignoto. Ben di qui ancora si vede che la Romagna era allora degl'imperadori, e che ne investivano gli arcivescovi di Ravenna.Inde Vanam(Fano),deinde Sinegalla(Sinigaglia)obsedit et expugnavit. Sicque Avennam civitatem adiit. Vuol, credo, direAncona. Sono di Otton Frisingense[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 19.]queste parole:Anconam, Spoletum cum aliis urbibus seu castellis in deditionem accepit. Ciò, secondo il suddetto Annalista, non succedette senza venire alle mani col popolo d'Ancona, e colla morte di due mila d'essi: dopo di che e per mare e per terra assediata quella città, fu costretta a rendersi e a contribuir cento legni al servigio del medesimo Augusto. Ma Buoncompagno, storico di questo secolo ed Italiano[Boncompag., de obsidione Anconae, tom. 6 Rer. Ital.], niega che Ancona si rendesse ai voleri dell'Augusto Lottario, il quale l'assediò bensì, ma senza frutto. Gli scrittori tedeschi sapeano per lo più gli affari d'Italia per fama; e la fama ingrandisce facilmente le cose. Se crediamo all'Urspergense, Lottario, passato l'Apennino, andò a Spoleti, senza sapersi perchè quella città facesse resistenza all'imperadore, e massimamente se mettessimo per vero che allora quelle contrade fossero governate da uno de' duchiGuarnieri, vassalli dell'imperio. Sembra nondimeno più probabile che Lottario non valicasse l'Apennino, sapendo noi dall'Annalista Sassone che celebrò la santa Pasqua nella città di Fermo, e di là entrò nella Puglia, impadronendosi a forza d'armi di Castel Pagano, luogo fortissimo, al cui governatore Riccardo fece poscia il re Ruggieri abbacinar gli occhi per non aver fattala dovuta resistenza. Spedì egli il ducaCorrado ad oppugnandum castellum Rigian, i cui abitatori non aspettarono la forza per rendersi. Arrivato esso Corrado a Monte Gargano, l'assediò per tre giorni, finchè giunto anche l'imperadore col grosso dell'armata, quel popolo depose le armi e venne all'ubbidienza. Dopo aver fatte le sue divozioni alla basilica di san Michele Arcangelo, passò Lottario a Troia, Ranne (forse Canne) e Barletta, gli abitatori delle quali città ostilmente uscirono contro al cesareo esercito, non con altro guadagno che di restar molti d'essi o trucidati o prigioni. Non volle fermarsi l'imperadore ad espugnar quei luoghi, e continuato il cammino, fu volentieri ricevuto dai cittadini di Trani, che all'arrivo suo smantellarono la rocca di Ruggieri. Ed essendo comparse ventitrè navi d'esso re con animo di rinforzar quel presidio, otto di esse furono sommerse, e l'altre si salvarono colla fuga. Tentò il re Ruggieri coll'esibizione di una gran copia d'oro di placare e guadagnare l'imperadore Lottario, ma il trovò sordo a questo canto.Intanto ilduca Arrigopassato in Toscana, per rimettere in posto il marcheseEggelbertoossiaIngelberto, nel piano di Mugello vinse il conte Guido ribello d'esso marchese, e col distruggere tre sue castella, l'obbligò a riconciliarsi con lui[Annalista Saxo.]. Accompagnato poscia ad esso conte assediò Firenze, e, dopo averla costretta alla resa, vi rimise il vescovo dianzi ingiustamente cacciato dalla città. Da Pistoia, ove non trovò opposizione, andò alle castella di san Genesio e di Vico, che colla forza furono sottomesse. Dopo avere distrutta la torre di Capiano, nido d'assassini, s'inviò alla volta di Lucca con pensiero d'assediarla; ma interpostisi alcuni vescovi col santo abbate di ChiaravalleBernardo, che chiamato, era prima venuto a trovare il papa, quel popolo, a cui non erano ignoti i maneggi de' lor nemici pisani contra di loro,comperò la pace collo sborso di una buona somma di danaro. Scrive l'Abbate Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.]che il duca Arrigo fu investito del ducato di Toscana dall'Augusto suocero, verisimilmente per le ragioni spettanti alla linea estense di Germania sopra gli Stati posseduti dalla contessa Matilda in Italia. Inviatosi poi alla volta di Grosseto, espugnòHunsiam, forseSiena, e diede alle fiamme i suoi contorni. Alle chiamate di lui risposero con insolenza i Grossetani; ma assediata la loro città, dopo aver preso colle macchine di guerra un fortissimo castello vicino, diede loro tal terrore, che non tardarono ad arrendersi. Trovossi o venne di marzo in quella città il ponteficeInnocenzo, ed onorato e scortato dal duca, con esso lui passò a Viterbo. Erano quivi per la maggior parte i cittadini aderenti all'antipapa Anacleto; aveano anche distrutta dianzi la vicina città di San Valentino; ma per le esortazioni del papa e per la paura del duca si arrenderono col pagamento di tre mila talenti, intorno ai quali nacque discordia, pretendendoli il pontefice come padrone della città, e il duca per diritto di guerra. Giunti che furono a Sutri, quivi Innocenzo depose quel vescovo, e ne creò un altro. Da Monte Casino cacciarono il presidio del re Ruggieri. Capoa collo esborso di quattro mila talenti si esentò dall'assedio, ed ivi fu rimesso in possesso di quel principatoRobertooppresso dianzi dal re Ruggieri[Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 105. Falco Beneventanus, in Chron.]. Quindi nel dì 23 maggio passarono il pontefice Innocenzo II e il duca sotto Benevento, dove era una buona guarnigion di Ruggieri e i più de' cittadini fautori giurati dell'antipapa. I maneggi e il timore gl'indussero a rendersi e ad ammettere il legittimo lor sovrano Innocenzo, a cui giurarono fedeltà. Poscia nel dì 25 di maggio esso papa col duca Arrigo andò a ritrovar l'imperadore, che già avea intrapreso l'assedio di Bari; e nel cammino, per attestato diPietro Diacono, si rendè loro la città di Troia. Con ammirabil onore ed allegrezza fu accolto il papa dall'Augusto Lottario. Senza far resistenza il popolo di Bari si diede ad esso imperadore; ma non già la rocca fortissima, ivi fabbricata dal re Ruggieri, che costò gran tempo, assalti e maneggio di macchine militari per impadronirsene. Fu messa a fil di spada quella guarnigione. La presa di sì importante città fu cagione che Melfi e le altre minori di Puglia e Calabria si sottomettessero. Intanto la flotta de' Pisani composta di cento navi da guerra, pervenuta a Napoli, ebbe ordine dall'imperadore di portarsi contra d'Amalfi, il cui popolo, collo sborso di molto danaro e col rendersi all'imperadore e ai Pisani, schivò l'eccidio. Presero dipoi essi Pisani a forza d'armi Revello, la Scala, la Fratta ed altri luoghi marittimi. Restava la sola città di Salerno, città per copia di popolo, di ricchezze e di fortificazioni allora molto riguardevole, alla divozione del re Ruggieri. Ebbero ordine i Pisani,Sergio ducadi Napoli eRoberto principedi Capoa di mettere l'assedio per terra e per mare a quella città; e vi fu spedito anche ilduca Arrigocolconte Rainolfoe un corpo di Tedeschi[Annalista Saxo.]. Nel dì 18 di luglio si cominciò quell'assedio, al quale intervennero ottanta legni di Genovesi e trecento di Amalfitani, se pur non v'ha errore in sì sfoggiato numero di navi. Gran difesa fece il presidio di Ruggieri, insigni prodezze vi fecero i Pisani, i quali avevano preparato un'altissima e mirabil macchina per espugnar così dura fortezza. Ma venuti il papa e l'imperadore, cominciarono un trattato coi Salernitani, per cui fu loro conceduto l'ingresso e la signoria di quella città; il che inteso da' Pisani, i quali speravano il sacco di essa, talmente s'indispettirono, che abbandonarono ogni offesa, e, bruciata la macchina preparata, misero alla vela per tornarsene a casa, e gran fatica durò il papa perritenerli. Romoaldo Salernitano[Romualdus Salernitan., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]racconta che dai Salernitani fu dato alle fiamme il castello di legno dei Pisani: del che tanto sdegno concepirono essi Pisani contra dell'imperadore per non avergli aiutati, che si accordarono col re Ruggieri. Cagionò nondimeno questa mala intelligenza che non si conquistasse la torre maggiore, ossia la rocca, in cui si rifugiò gran parte della guarnigione del re Ruggieri.Dopo aver celebrata la festa dell'Assunzion della Vergine in Salerno, il papa e l'imperadore sen vennero ad Avellino, e quivi trattarono di creare un duca di Puglia che per valore e prudenza fosse atto a governare e sostener que' popoli contro la potenza del re Ruggieri. E perciocchèRoberto principedi Capoa per la delicatezza del suo corpo, e per altri difetti d'animo, non parve a proposito per sì rilevante impiego, ne fu creduto più degno ilconte Rainolfo, chiamato da altriRainoneeReginolfo, ma da altri poi con erroreRaidolfoeRainaldo. Qui insorse lite fra il papa e l'imperadore, pretendendo cadaun d'essi la sovranità in quelle parti e il diritto d'investirlo. Era dianzi nata un'altra controversia fra loro a cagione di Salerno[Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 117.], che il papa dicea di suo diritto, e l'imperadore lo sosteneva per città dell'imperio, come s'ha principalmente da Romoaldo Salernitano. Per quasi trenta giorni durò la disputa dell'investitura da darsi al conte Rainolfo, nè altro temperamento trovandosi, finalmente tenendo colle mani amendue, cioè Innocenzo e Lottario, il gonfalone[Otto Frising., Chron., lib. 7, cap. 20. Falco Beneventanus, in Chron.], per mezzo d'esso l'investirono del ducato con infinita allegrezza di que' popoli. Un'altra calda contesa, narrata a lungo da Pietro Diacono, fu ne' medesimi tempi fra questi due supremi principi della Chiesa e dell'imperio, a cagion di Rinaldoeletto abbate di Monte Casino. Perchè ciò era seguito senza consentimento di papa Innocenzo II, e perchè egli pretendea scomunicati que' monaci per avere aderito all'antipapa, non volea ammettere per conto alcuno quell'eletto, e pretendeva che i monaci venuti al campo gli comparissero davanti in abito di penitenza ad implorar l'assoluzione. Si fece una lunga disputa per questo. Lottario sostenne per quanto potè i monaci e la libertà di quell'insigne monistero, siccome camera dell'imperio; ma in fine papa Innocenzo II la vinse. Fu rigettato Rinaldo, e promossoGuibaldoa quella badia. Iti poscia nel dì 4 di settembre a Benevento tanto il papa che l'imperadore, quel popolo per mezzo d'esso papa ottenne dall'Augusto Lottario che fossero levati varii aggravi loro imposti da' vicini conti normanni. Dopo di aver presa Palestrina, asilo allora di assassini, e liberato il monistero di Farfa, vennero poscia amendue alla volta di Roma. Innocenzo, assistito dai Frangipani e da altri nobili, ripigliò il possesso del palazzo lateranense; e Lottario, congedatosi dal papa, s'inviò per ritornare in Germania. Nel cammino prese Narni, domò il popolo di Amelia, e per Orvieto passò ad Arezzo, ed indi per Mugello a Bologna. Quivi congedò l'esercito, lasciando andar cadauno alle loro case. Giunto egli a Trento, e quivi solennizzando con allegria la festa di san Martino, cadde infermo. Ciò non ostante, avendo egli voluto continuare il viaggio, in una vilissima casuccia all'imboccatura dell'Alpi passò all'altra vita,miseram humanae conditionis memoriam relinquens. S'è disputato intorno al giorno della sua morte; ma i più convengono che questa accadesse nel dì 5 di dicembre di questo anno. Non si saziano gli antichi storici di esaltar questo imperadore per la somma sua religione, per l'amore de' poveri, per la gloria militare, per la prudenza e per altre virtù, di modo che non men dagli Italiani che dai Romani fu rinnovato in lui il titolo di Padre della patria. Fu portatoil suo cadavero alla sepoltura nel monistero di Luter in Sassonia.Ed ecco una mirabile scena delle umane instabili grandezze. Ma ne succedette un'altra nello stesso tempo non men considerabile. S'era fin qui ritenuto il re Ruggieri in Sicilia, aspettando miglior volto della fortuna, con applicarsi intanto a raunar milizie, e a preparar l'altre occorrenze di guerra. Saggiamente immaginò egli che non tarderebbe a ritirarsi l'imperadore colla sua possente armata, e che non sarebbe allora difficile il ricuperare il perduto. Così infatti avvenne. Appena era giunto verso Roma l'imperador Lottario, che Ruggieri con tutte le sue forze sbarcò a Salerno; e tra perchè si trovò tuttavia occupata dai suoi la torre maggiore, e per la divozione che gli professava quel popolo, con facilità ne ricuperò il possesso e dominio[Romuald. Salern., in Chron. Falco Benev., in Chron. Petrus Diaconus, in Chron. Cassin.]. Poi senza perdere tempo prese Nocera, e quindi Alife con tutte le terre proprie delduca Rainolfo. Voltossi appresso alla volta di Capoa con furore, e se ne impadronì; ma con lasciare affatto la briglia alla crudeltà. Fu dato il sacco a quella nobil città, e ne furono asportate immense spoglie e ricchezze, perchè si stese l'insolenza militare anche alle chiese, e fin le monache restarono involte in quella orribil calamità. Di molti Saraceni siciliani avea seco Ruggieri, che accrebbero l'esecrabile sfogo dell'avarizia e della libidine senza rispetto alcun alla religione.Roberto principedi Capoa si ricoverò altrove, e tutta la Terra di Lavoro venne in poter di Ruggieri. IntantoSergio ducadi Napoli, al veder tanta mutazione negli affari, non tardò ad implorar perdono e pace da Ruggieri, che l'obbligò a militar seco in quella campagna. Dopo la presa di Avellino arrivò il re sotto Benevento, dove quel popolo, rinunziando ad ogni difesa, si sottopose tosto a lui e all'antipapa Anacleto verso la metà di ottobre. Monte Sarchio dipoi, Monte Corvino ed altreterre parimente gli si diedero. Ma non si atterrì per questo rovescio il nuovo duca di Puglia Rainolfo, risoluto di morir piuttosto valorosamente, che di cedere con vergogna al re nimico. Aveva egli un corpo di Tedeschi lasciatigli dall'imperador Lottario, e raunati i popoli di Bari, Troia, Trani e Melfi, compose una grossa armata, con cui uscito in campagna, andò a mettersi a fronte di quella di Ruggieri. Erano vicini a venire alle mani, quando il mirabil abbate di Chiaravallesan Bernardo, di consenso o per ordine di papa Innocenzo, arrivò al padiglione di Ruggieri per trattar di pace. Non mancò certo al santo abbate facondia e zelo in tal congiuntura; tuttavia tali dovettero essere le condizioni di accomodamento da lui proposte, che non piacquero al re, e massimamente per sentirsi egli superiore di forze a Rainolfo. Rottosi dunque il trattato di pace, e partitosi il santo abbatesecundo die stante mensis octobris, che dovrebbe essere, secondo i conti di Camillo Pellegrino, il dì 30 di ottobre, si venne ad un fatto d'armi appresso Ragnano. Per attestato di Romoaldo Salernitano, la prima schiera de' feritori, comandata daRuggieri ducadi Puglia primogenito del re, sì fieramente urtò nel battaglione, che il mise in rotta e l'inseguì sino a Siponto. Ma il duca Rainolfo, colle altre sue schiere, così animosamente assalì il grosso dell'armata nemica, dove era in persona lo stesso re Ruggieri, che lo sconfisse, e riportò piena vittoria. Restarono sul campo circa tre mila persone, fra le qualiSergio ducadi Napoli; moltissimi furono i prigioni, immenso il bottino, per cui tutti quei di Bari, Trani ed altri aderenti se ne tornarono ben ricchi alle lor case. Il re Ruggieri col benefizio di un buon cavallo e degli sproni si salvò, ed arrivato nel dì seguente alla Padula, di là passò a Salerno, dove quel popolo corse ad offerirsi al di lui servigio; e i Beneventani, avendo ottenuto in quella congiuntura un grazioso privilegio da lui, tutti si dichiararono per lui. Dopo la vittorianon istette colle mani alla cintola il duca Rainolfo. Con un buon corpo di gente sottomise a' suoi voleri la città di Troia; obbligò ancora colla forzaRuggiericonte d'Ariano a sottomettersi con tutte le sue terre; e di là nel primo dì di dicembre andò col suo esercito a mettere l'assedio al castello della Padula. Non per questo si mosse di Salerno il re Ruggieri. Nel ragionare con san Bernardo, aveva egli mostrato desiderio che se gli mandassero da papa Innocenzo tre cardinali, ed altrettanti dall'antipapa, per esaminare in un congresso le ragioni dell'una e dell'altra parte. Ancorchè fosse per più capi disdicevole una tal proposizione; pure non ebbe difficoltà il papa di spedir colà a questo fine i cardinali Aimerico cancelliere eGherardo, e con esso lorosan Bernardo. Inviò Anacleto anch'egli i suoi, cioè Matteo cancelliere, Pietro pisano, uomo di raro sapere, e Gregorio, cardinali del suo partito. Per quattro giorni ascoltò Ruggieri con somma attenzione le ragioni de' primi, e poscia per altri quattro giorni quelle de' secondi; ma scaltro che' gli era, volle prender tempo; e col pretesto di non saper egli solo terminar questa gran contesa, fece istanza che andasse con lui uno per parte dei cardinali suddetti in Sicilia, dove pensava di celebrare il santo Natale, affinchè nell'assemblea degli arcivescovi, vescovi ed abbati si facesse la decisione opportuna. Infatti l'accompagnarono colàGuidoda Castello cardinale di papa Innocenzo II, ed un altro per parte di Anacleto. A questo si ridusse il buon pontefice per desiderio della pace e di terminare amichevolmente il deplorabile scisma.

Portò grandi mutazioni in Italia l'anno presente. Non apparisce in qual luogo l'Augusto Lottario solennizzasse la festa del santo Natale dell'anno addietro. Abbiamo un suo diploma[Ughell., Italia Sacra, tom. 5 Append., pag. 1599 in Episc. Regiens.]dato in ReggioVI. X(cioèsexto decimo)kalendas januarii, anno dominicae Incarnationis MCXXXVI, Indictione XIV, che dovea correre sino al fine dell'anno. Abbiamo inoltre un placito tenuto nella stessa città di Reggiodall'imperadrice Richenzasua moglie[Antiquit. Italic., Dissert. XI, pag. 613.]septima die intrante mense novembridello stesso precedente anno,Indictione XIV: segno che essa Augusta risiedeva in Reggio, mentre l'imperadore girava per la Lombardia. Non sussiste già che l'imperadore co' Cremonesi assediasse Crema in quest'anno, come volle Antonio Campi[Campi, Istor. di Cremon.]. Erano allora i Cremonesi in disgrazia d'esso Augusto. Sappiamo bensì dall'Annalista Sassone[Annalista Saxo.]che egli si accampò nelle pianure di Bologna, ed assediò quella città con pensiero di venire anche agli assalti, se non fosse stato il rigoroso freddo di quel verno che lo impedì. Presero nondimeno i suoi un castello fortissimo alla montagna, dove tagliarono a pezzi più di trecento persone. Venne poscia a' voleri di lui essa città di Bologna. Ottone vescovo di Frisinga scrisse[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 19.]cheBononienses et Æmilienses, qui priori eum expeditione despexerant, supplices, ac multum servitii afferentes, ultro occurrunt. Seguita a dire l'Annalista Sassone che Lottario,capta Bononia, venit Cassan pacifice. Forse vorrà direCesena, nel nome suo da lui storpiata, come altri luoghi; e quivi celebrò la festa della Purificazion della Vergine, con essere comparso colà anche il duca di Ravenna a pagare i tributi del suo ossequio. Abbiam veduto all'anno 1129Corrado duca di Ravenna. In questi tempi presso il Rossi troviamoPietro ducain Ravenna. Se di alcun d'essi si parli nol saprei dire. Di là spedì Lottario il duca Arrigo suo genero in Toscana con un buon corpo di combattenti, per rimettere nel suo postoEggelbertomarchese cacciato da quei popoli, cioè quel medesimo di cui si è parlato all'anno 1134. Non si sentivano più voglia i Toscani di avere un marchese, cioè un superiore che loro comandasse a nome dell'imperadore, dacchè aveano preso ancora quelle città forma di repubblica.Passò dipoi l'imperador Lottario in vicinanza di Ravenna, dove fu onorato da quell'arcivescovo Gualtierie da tutto il clero e popolo.Post haec aggressus est Lutizan[Annalista Saxo.],quam prioribus satis rebellem et inexpugnabilem imperatoribus, primo impetu cepit. Che città sia questa mi è ignoto. Ben di qui ancora si vede che la Romagna era allora degl'imperadori, e che ne investivano gli arcivescovi di Ravenna.Inde Vanam(Fano),deinde Sinegalla(Sinigaglia)obsedit et expugnavit. Sicque Avennam civitatem adiit. Vuol, credo, direAncona. Sono di Otton Frisingense[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 19.]queste parole:Anconam, Spoletum cum aliis urbibus seu castellis in deditionem accepit. Ciò, secondo il suddetto Annalista, non succedette senza venire alle mani col popolo d'Ancona, e colla morte di due mila d'essi: dopo di che e per mare e per terra assediata quella città, fu costretta a rendersi e a contribuir cento legni al servigio del medesimo Augusto. Ma Buoncompagno, storico di questo secolo ed Italiano[Boncompag., de obsidione Anconae, tom. 6 Rer. Ital.], niega che Ancona si rendesse ai voleri dell'Augusto Lottario, il quale l'assediò bensì, ma senza frutto. Gli scrittori tedeschi sapeano per lo più gli affari d'Italia per fama; e la fama ingrandisce facilmente le cose. Se crediamo all'Urspergense, Lottario, passato l'Apennino, andò a Spoleti, senza sapersi perchè quella città facesse resistenza all'imperadore, e massimamente se mettessimo per vero che allora quelle contrade fossero governate da uno de' duchiGuarnieri, vassalli dell'imperio. Sembra nondimeno più probabile che Lottario non valicasse l'Apennino, sapendo noi dall'Annalista Sassone che celebrò la santa Pasqua nella città di Fermo, e di là entrò nella Puglia, impadronendosi a forza d'armi di Castel Pagano, luogo fortissimo, al cui governatore Riccardo fece poscia il re Ruggieri abbacinar gli occhi per non aver fattala dovuta resistenza. Spedì egli il ducaCorrado ad oppugnandum castellum Rigian, i cui abitatori non aspettarono la forza per rendersi. Arrivato esso Corrado a Monte Gargano, l'assediò per tre giorni, finchè giunto anche l'imperadore col grosso dell'armata, quel popolo depose le armi e venne all'ubbidienza. Dopo aver fatte le sue divozioni alla basilica di san Michele Arcangelo, passò Lottario a Troia, Ranne (forse Canne) e Barletta, gli abitatori delle quali città ostilmente uscirono contro al cesareo esercito, non con altro guadagno che di restar molti d'essi o trucidati o prigioni. Non volle fermarsi l'imperadore ad espugnar quei luoghi, e continuato il cammino, fu volentieri ricevuto dai cittadini di Trani, che all'arrivo suo smantellarono la rocca di Ruggieri. Ed essendo comparse ventitrè navi d'esso re con animo di rinforzar quel presidio, otto di esse furono sommerse, e l'altre si salvarono colla fuga. Tentò il re Ruggieri coll'esibizione di una gran copia d'oro di placare e guadagnare l'imperadore Lottario, ma il trovò sordo a questo canto.

Intanto ilduca Arrigopassato in Toscana, per rimettere in posto il marcheseEggelbertoossiaIngelberto, nel piano di Mugello vinse il conte Guido ribello d'esso marchese, e col distruggere tre sue castella, l'obbligò a riconciliarsi con lui[Annalista Saxo.]. Accompagnato poscia ad esso conte assediò Firenze, e, dopo averla costretta alla resa, vi rimise il vescovo dianzi ingiustamente cacciato dalla città. Da Pistoia, ove non trovò opposizione, andò alle castella di san Genesio e di Vico, che colla forza furono sottomesse. Dopo avere distrutta la torre di Capiano, nido d'assassini, s'inviò alla volta di Lucca con pensiero d'assediarla; ma interpostisi alcuni vescovi col santo abbate di ChiaravalleBernardo, che chiamato, era prima venuto a trovare il papa, quel popolo, a cui non erano ignoti i maneggi de' lor nemici pisani contra di loro,comperò la pace collo sborso di una buona somma di danaro. Scrive l'Abbate Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.]che il duca Arrigo fu investito del ducato di Toscana dall'Augusto suocero, verisimilmente per le ragioni spettanti alla linea estense di Germania sopra gli Stati posseduti dalla contessa Matilda in Italia. Inviatosi poi alla volta di Grosseto, espugnòHunsiam, forseSiena, e diede alle fiamme i suoi contorni. Alle chiamate di lui risposero con insolenza i Grossetani; ma assediata la loro città, dopo aver preso colle macchine di guerra un fortissimo castello vicino, diede loro tal terrore, che non tardarono ad arrendersi. Trovossi o venne di marzo in quella città il ponteficeInnocenzo, ed onorato e scortato dal duca, con esso lui passò a Viterbo. Erano quivi per la maggior parte i cittadini aderenti all'antipapa Anacleto; aveano anche distrutta dianzi la vicina città di San Valentino; ma per le esortazioni del papa e per la paura del duca si arrenderono col pagamento di tre mila talenti, intorno ai quali nacque discordia, pretendendoli il pontefice come padrone della città, e il duca per diritto di guerra. Giunti che furono a Sutri, quivi Innocenzo depose quel vescovo, e ne creò un altro. Da Monte Casino cacciarono il presidio del re Ruggieri. Capoa collo esborso di quattro mila talenti si esentò dall'assedio, ed ivi fu rimesso in possesso di quel principatoRobertooppresso dianzi dal re Ruggieri[Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 105. Falco Beneventanus, in Chron.]. Quindi nel dì 23 maggio passarono il pontefice Innocenzo II e il duca sotto Benevento, dove era una buona guarnigion di Ruggieri e i più de' cittadini fautori giurati dell'antipapa. I maneggi e il timore gl'indussero a rendersi e ad ammettere il legittimo lor sovrano Innocenzo, a cui giurarono fedeltà. Poscia nel dì 25 di maggio esso papa col duca Arrigo andò a ritrovar l'imperadore, che già avea intrapreso l'assedio di Bari; e nel cammino, per attestato diPietro Diacono, si rendè loro la città di Troia. Con ammirabil onore ed allegrezza fu accolto il papa dall'Augusto Lottario. Senza far resistenza il popolo di Bari si diede ad esso imperadore; ma non già la rocca fortissima, ivi fabbricata dal re Ruggieri, che costò gran tempo, assalti e maneggio di macchine militari per impadronirsene. Fu messa a fil di spada quella guarnigione. La presa di sì importante città fu cagione che Melfi e le altre minori di Puglia e Calabria si sottomettessero. Intanto la flotta de' Pisani composta di cento navi da guerra, pervenuta a Napoli, ebbe ordine dall'imperadore di portarsi contra d'Amalfi, il cui popolo, collo sborso di molto danaro e col rendersi all'imperadore e ai Pisani, schivò l'eccidio. Presero dipoi essi Pisani a forza d'armi Revello, la Scala, la Fratta ed altri luoghi marittimi. Restava la sola città di Salerno, città per copia di popolo, di ricchezze e di fortificazioni allora molto riguardevole, alla divozione del re Ruggieri. Ebbero ordine i Pisani,Sergio ducadi Napoli eRoberto principedi Capoa di mettere l'assedio per terra e per mare a quella città; e vi fu spedito anche ilduca Arrigocolconte Rainolfoe un corpo di Tedeschi[Annalista Saxo.]. Nel dì 18 di luglio si cominciò quell'assedio, al quale intervennero ottanta legni di Genovesi e trecento di Amalfitani, se pur non v'ha errore in sì sfoggiato numero di navi. Gran difesa fece il presidio di Ruggieri, insigni prodezze vi fecero i Pisani, i quali avevano preparato un'altissima e mirabil macchina per espugnar così dura fortezza. Ma venuti il papa e l'imperadore, cominciarono un trattato coi Salernitani, per cui fu loro conceduto l'ingresso e la signoria di quella città; il che inteso da' Pisani, i quali speravano il sacco di essa, talmente s'indispettirono, che abbandonarono ogni offesa, e, bruciata la macchina preparata, misero alla vela per tornarsene a casa, e gran fatica durò il papa perritenerli. Romoaldo Salernitano[Romualdus Salernitan., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]racconta che dai Salernitani fu dato alle fiamme il castello di legno dei Pisani: del che tanto sdegno concepirono essi Pisani contra dell'imperadore per non avergli aiutati, che si accordarono col re Ruggieri. Cagionò nondimeno questa mala intelligenza che non si conquistasse la torre maggiore, ossia la rocca, in cui si rifugiò gran parte della guarnigione del re Ruggieri.

Dopo aver celebrata la festa dell'Assunzion della Vergine in Salerno, il papa e l'imperadore sen vennero ad Avellino, e quivi trattarono di creare un duca di Puglia che per valore e prudenza fosse atto a governare e sostener que' popoli contro la potenza del re Ruggieri. E perciocchèRoberto principedi Capoa per la delicatezza del suo corpo, e per altri difetti d'animo, non parve a proposito per sì rilevante impiego, ne fu creduto più degno ilconte Rainolfo, chiamato da altriRainoneeReginolfo, ma da altri poi con erroreRaidolfoeRainaldo. Qui insorse lite fra il papa e l'imperadore, pretendendo cadaun d'essi la sovranità in quelle parti e il diritto d'investirlo. Era dianzi nata un'altra controversia fra loro a cagione di Salerno[Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 117.], che il papa dicea di suo diritto, e l'imperadore lo sosteneva per città dell'imperio, come s'ha principalmente da Romoaldo Salernitano. Per quasi trenta giorni durò la disputa dell'investitura da darsi al conte Rainolfo, nè altro temperamento trovandosi, finalmente tenendo colle mani amendue, cioè Innocenzo e Lottario, il gonfalone[Otto Frising., Chron., lib. 7, cap. 20. Falco Beneventanus, in Chron.], per mezzo d'esso l'investirono del ducato con infinita allegrezza di que' popoli. Un'altra calda contesa, narrata a lungo da Pietro Diacono, fu ne' medesimi tempi fra questi due supremi principi della Chiesa e dell'imperio, a cagion di Rinaldoeletto abbate di Monte Casino. Perchè ciò era seguito senza consentimento di papa Innocenzo II, e perchè egli pretendea scomunicati que' monaci per avere aderito all'antipapa, non volea ammettere per conto alcuno quell'eletto, e pretendeva che i monaci venuti al campo gli comparissero davanti in abito di penitenza ad implorar l'assoluzione. Si fece una lunga disputa per questo. Lottario sostenne per quanto potè i monaci e la libertà di quell'insigne monistero, siccome camera dell'imperio; ma in fine papa Innocenzo II la vinse. Fu rigettato Rinaldo, e promossoGuibaldoa quella badia. Iti poscia nel dì 4 di settembre a Benevento tanto il papa che l'imperadore, quel popolo per mezzo d'esso papa ottenne dall'Augusto Lottario che fossero levati varii aggravi loro imposti da' vicini conti normanni. Dopo di aver presa Palestrina, asilo allora di assassini, e liberato il monistero di Farfa, vennero poscia amendue alla volta di Roma. Innocenzo, assistito dai Frangipani e da altri nobili, ripigliò il possesso del palazzo lateranense; e Lottario, congedatosi dal papa, s'inviò per ritornare in Germania. Nel cammino prese Narni, domò il popolo di Amelia, e per Orvieto passò ad Arezzo, ed indi per Mugello a Bologna. Quivi congedò l'esercito, lasciando andar cadauno alle loro case. Giunto egli a Trento, e quivi solennizzando con allegria la festa di san Martino, cadde infermo. Ciò non ostante, avendo egli voluto continuare il viaggio, in una vilissima casuccia all'imboccatura dell'Alpi passò all'altra vita,miseram humanae conditionis memoriam relinquens. S'è disputato intorno al giorno della sua morte; ma i più convengono che questa accadesse nel dì 5 di dicembre di questo anno. Non si saziano gli antichi storici di esaltar questo imperadore per la somma sua religione, per l'amore de' poveri, per la gloria militare, per la prudenza e per altre virtù, di modo che non men dagli Italiani che dai Romani fu rinnovato in lui il titolo di Padre della patria. Fu portatoil suo cadavero alla sepoltura nel monistero di Luter in Sassonia.

Ed ecco una mirabile scena delle umane instabili grandezze. Ma ne succedette un'altra nello stesso tempo non men considerabile. S'era fin qui ritenuto il re Ruggieri in Sicilia, aspettando miglior volto della fortuna, con applicarsi intanto a raunar milizie, e a preparar l'altre occorrenze di guerra. Saggiamente immaginò egli che non tarderebbe a ritirarsi l'imperadore colla sua possente armata, e che non sarebbe allora difficile il ricuperare il perduto. Così infatti avvenne. Appena era giunto verso Roma l'imperador Lottario, che Ruggieri con tutte le sue forze sbarcò a Salerno; e tra perchè si trovò tuttavia occupata dai suoi la torre maggiore, e per la divozione che gli professava quel popolo, con facilità ne ricuperò il possesso e dominio[Romuald. Salern., in Chron. Falco Benev., in Chron. Petrus Diaconus, in Chron. Cassin.]. Poi senza perdere tempo prese Nocera, e quindi Alife con tutte le terre proprie delduca Rainolfo. Voltossi appresso alla volta di Capoa con furore, e se ne impadronì; ma con lasciare affatto la briglia alla crudeltà. Fu dato il sacco a quella nobil città, e ne furono asportate immense spoglie e ricchezze, perchè si stese l'insolenza militare anche alle chiese, e fin le monache restarono involte in quella orribil calamità. Di molti Saraceni siciliani avea seco Ruggieri, che accrebbero l'esecrabile sfogo dell'avarizia e della libidine senza rispetto alcun alla religione.Roberto principedi Capoa si ricoverò altrove, e tutta la Terra di Lavoro venne in poter di Ruggieri. IntantoSergio ducadi Napoli, al veder tanta mutazione negli affari, non tardò ad implorar perdono e pace da Ruggieri, che l'obbligò a militar seco in quella campagna. Dopo la presa di Avellino arrivò il re sotto Benevento, dove quel popolo, rinunziando ad ogni difesa, si sottopose tosto a lui e all'antipapa Anacleto verso la metà di ottobre. Monte Sarchio dipoi, Monte Corvino ed altreterre parimente gli si diedero. Ma non si atterrì per questo rovescio il nuovo duca di Puglia Rainolfo, risoluto di morir piuttosto valorosamente, che di cedere con vergogna al re nimico. Aveva egli un corpo di Tedeschi lasciatigli dall'imperador Lottario, e raunati i popoli di Bari, Troia, Trani e Melfi, compose una grossa armata, con cui uscito in campagna, andò a mettersi a fronte di quella di Ruggieri. Erano vicini a venire alle mani, quando il mirabil abbate di Chiaravallesan Bernardo, di consenso o per ordine di papa Innocenzo, arrivò al padiglione di Ruggieri per trattar di pace. Non mancò certo al santo abbate facondia e zelo in tal congiuntura; tuttavia tali dovettero essere le condizioni di accomodamento da lui proposte, che non piacquero al re, e massimamente per sentirsi egli superiore di forze a Rainolfo. Rottosi dunque il trattato di pace, e partitosi il santo abbatesecundo die stante mensis octobris, che dovrebbe essere, secondo i conti di Camillo Pellegrino, il dì 30 di ottobre, si venne ad un fatto d'armi appresso Ragnano. Per attestato di Romoaldo Salernitano, la prima schiera de' feritori, comandata daRuggieri ducadi Puglia primogenito del re, sì fieramente urtò nel battaglione, che il mise in rotta e l'inseguì sino a Siponto. Ma il duca Rainolfo, colle altre sue schiere, così animosamente assalì il grosso dell'armata nemica, dove era in persona lo stesso re Ruggieri, che lo sconfisse, e riportò piena vittoria. Restarono sul campo circa tre mila persone, fra le qualiSergio ducadi Napoli; moltissimi furono i prigioni, immenso il bottino, per cui tutti quei di Bari, Trani ed altri aderenti se ne tornarono ben ricchi alle lor case. Il re Ruggieri col benefizio di un buon cavallo e degli sproni si salvò, ed arrivato nel dì seguente alla Padula, di là passò a Salerno, dove quel popolo corse ad offerirsi al di lui servigio; e i Beneventani, avendo ottenuto in quella congiuntura un grazioso privilegio da lui, tutti si dichiararono per lui. Dopo la vittorianon istette colle mani alla cintola il duca Rainolfo. Con un buon corpo di gente sottomise a' suoi voleri la città di Troia; obbligò ancora colla forzaRuggiericonte d'Ariano a sottomettersi con tutte le sue terre; e di là nel primo dì di dicembre andò col suo esercito a mettere l'assedio al castello della Padula. Non per questo si mosse di Salerno il re Ruggieri. Nel ragionare con san Bernardo, aveva egli mostrato desiderio che se gli mandassero da papa Innocenzo tre cardinali, ed altrettanti dall'antipapa, per esaminare in un congresso le ragioni dell'una e dell'altra parte. Ancorchè fosse per più capi disdicevole una tal proposizione; pure non ebbe difficoltà il papa di spedir colà a questo fine i cardinali Aimerico cancelliere eGherardo, e con esso lorosan Bernardo. Inviò Anacleto anch'egli i suoi, cioè Matteo cancelliere, Pietro pisano, uomo di raro sapere, e Gregorio, cardinali del suo partito. Per quattro giorni ascoltò Ruggieri con somma attenzione le ragioni de' primi, e poscia per altri quattro giorni quelle de' secondi; ma scaltro che' gli era, volle prender tempo; e col pretesto di non saper egli solo terminar questa gran contesa, fece istanza che andasse con lui uno per parte dei cardinali suddetti in Sicilia, dove pensava di celebrare il santo Natale, affinchè nell'assemblea degli arcivescovi, vescovi ed abbati si facesse la decisione opportuna. Infatti l'accompagnarono colàGuidoda Castello cardinale di papa Innocenzo II, ed un altro per parte di Anacleto. A questo si ridusse il buon pontefice per desiderio della pace e di terminare amichevolmente il deplorabile scisma.


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