MLIIIAnno diCristoMLIII. IndizioneVI.Leone IXpapa 5.Arrigo IIIre di Germania 15, imperadore 8.Implorò in questi tempipapa Leonepiù che mai l'assistenza dell'Augusto Arrigoper liberar la Puglia dal giogo dei Normanni, i quali, per quanto scrive Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chron.],viribus adaucti, indigetes bello premere coeperunt, injustum dominatum invadere, haeredibus legitimis castella, praedia, villas, domus, uxores etiam, quibus libuit, vi auferre, res ecclesiarum deripere, postremo divina et humana omnia (prout viribus plus poterant) jura confundere, nec jam apostolico pontifici, nec ipsi imperatori, nisi tantum verbo tenus cedere. Guglielmo pugliese diversamente parla della condotta de' Normanni, e ci vorrebbe far credere che da Argiro duca d'Italia per l'imperadore greco provenissero specialmente tanti lamenti in parte falsi contra de' Normanni, dappoichè non gli era riuscito nè con danari nè con promesse di tirarli fuor d'Italia al servigio de' Greci. Secondo lui[Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem.], la gente di Puglia. . . . . . varias deferre querelasCoepit, et accusat diverso crimine Gallos.Veris commiscens fallacia nuntia mittitArgirous papae, precibusque frequentibus illumObsecrat, Italiam quod libertate carentemLiberet, ac populum discedere cogat iniquum.Ma non era papa Leone uomo da lasciarsi in tal congiuntura ingannare. Egli stesso soggiornava in lor vicinanza, e più volte era stato sul fatto, cioè in quelle contrade medesime, e potea ben sapere se i Normanni fossero sì o no una specie di masnadieri. Vedremo che mai non si quetarono, infinattantochè non ispogliarono i signori di que' paesi de' loro Stati. Guglielmo storico, allorchè i Normanni furono nel colmo della potenza, scrisse per piacere alla stessa nazion dominante; però non par sicura la testimonianza sua. Ora l'imperadore diede alcune delle sue soldatesche al papa; molte altre ne ottenne esso papa da diversi signori; e con queste brigate s'unì una gran ciurma di scellerati e banditi, tutti condotti dall'avidità e speranza di far buon bottino. Nel mese di febbraio con questa gente calò in Italia il buon pontefice, conducendo secoGotifredo ducadi Lorena, eFederigosuo fratello che fu poi papa Stefano X, e molti cherici e laici esercitati nel mestier della guerra, per valersene contro i Normanni[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.]. Ma prima di arrivar egli giù dall'Alpi,Gebeardovescovo allora di Aichstet, di nazion bavarese, avendo fatto ricorso all'imperadore, tanto disse e tanto fece, che il ridusse a richiamare il grosso corpo di truppe imperiali già spedite in aiuto del papa, in maniera che altro non vi restò di quell'esercito che un battaglione di cinquecento persone[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 90.]. Se n'ebbe poscia ben bene da pentire lo stesso Gebeardo, dacchè divenne anch'egli pontefice romano col nome di Vittore II, per le insolenze che, non men di papa Leone IX, dovette sofferir dai Normanni di Puglia, senza poterli reprimere. Giunto a Mantova papa Leone nella quinquagesima,per attestato di Wiberto[Wibertus, Vita S. Leonis IX, lib. 2, cap. 4.], determinò di tener quivi un concilio. Erano accorsi ad ossequiar il papa varii vescovi di Lombardia, a' quali faceva paura il rigore e zelo del santo pontefice: che ben sapeano di aver de' mancamenti da renderne conto. Però alla lor suggestione fu attribuita una rissa insorta fra i familiari d'essi prelati e quei del papa, in tempo appunto che si celebrava il concilio. Corse alla porta della basilica il santo padre; volavano le saette e i sassi, e fu egli stesso in pericolo della vita per salvare i suoi domestici, che si rifugiavano verso la di lui persona, e senzachè gli aggressori si guardassero dal ferire chi andava a nascondersi sotto le vesti pontificali. Si quetò con difficoltà il tumulto, ma fu esso cagione che si sciolse il concilio; e ciò non ostante il misericordioso pontefice diede nel dì seguente l'assoluzione agli autori di tale iniquità. Andossene a Roma san Leone[Hermannus Contractus, in Chron.], e dopo Pasqua tenne quivi un nuovo concilio[Leo IX, Epistol. II, tom. 9 Concilior. Labbe.], dove fu posto fine alle vecchie liti che bollivano fra i patriarchi di Aquileia e di Grado, chiamato nuova Aquileia; cioè fu deciso che quel di Grado fosse indipendente dall'altro, e vero metropolitano dell'Istria e delle isole di Venezia. Anche il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]ne fa menzione, ma con supporre ciò seguito in un precedente sinodo, mentre aggiugne che papa Leone visitò dipoi Venezia per divozione verso san Marco. Ciò probabilmente accadde nell'ultimo suo ritorno dalla Germania sul principio dell'anno corrente.Ciò fatto, ardendo pure il santo papa di desiderio di liberar la Puglia dalla crudele ed insaziabil nazione dei Normanni, mosse l'esercito preparato contra di loro. Era questo composto, secondochè abbiamo da Guglielmo pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem. de Normann.],de' pochi Tedeschi ch'egli avea potuto ritenere al suo soldo, cioè di settecento Suevi, oltre alla canaglia de' facinorosi, venuta di Germania, condotti daGuarnieri, che probabilmente fu il primo marchese di questo nome della marca d'Ancona. V'erano inoltre moltissime brigate d'Italiani armati, raccolte da Roma, Spoleti, Camerino, Fermo, Ancona, Capoa, Benevento ed altri luoghi. Non sussiste, a mio credere, cheGoffredooGotifredo ducadi Lorena fosse il generale di questa impresa. Piuttosto è da credereRodolfo, eletto già principe di Benevento, per quanto s'ha da Leone ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 87.]. Consisteva poi l'armata de' Normanni, secondo il medesimo autore, in tremila cavalli e poca fanteria, ma tutta gente forte, agguerrita, e che non conosceva paura. I condottieri di questa, divisa in tre squadre, furonoUnfredoconte e capo d'essi Normanni,Riccardoconte di Aversa,RobertosoprannominatoGuiscardo, cioèAstuto, poco dianzi venuto di Normandia a trovare il fratello Unfredo, cioè quel medesimo Roberto che vedremo a suo tempo padrone di quasi tutto il regno ora di Napoli e di parte della Sicilia. Tralascio altri nominati da esso storico pugliese. Dal medesimo bensì e da Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chron.]abbiamo che i Normanni, veggendo sì grande apparato di guerra contra di loro, e sè di forze troppo disuguali, spedirono ambasciatori al papa, offerendosi umilmente al servigio e all'ubbidienza di lui, e di riconoscere in feudo dalla santa Sede gli Stati da lor posseduti. Ma non fu accettata l'offerta, non già per alterigia del papa pieno d'umiltà e nemico di spargere il sangue cristiano, ma per cagion dei superbi Tedeschi, i quali s'opposero, deridendo la piccola statura de' Normanni, e figurandosi d'averli già vinti col solo terrore. Costoro indussero suo malgrado il papa a comandar loro che, deposte le armi, se ne tornassero al loro paese; altrimenteandrebbono tutti a fil di spada. A questa sì aspra risposta non seppero accomodarsi i Normanni, ed abbracciando i consigli della disperazione, risoluti piuttosto di morir cadauno onoratamente coll'armi in mano, che di accettare un così vergognoso partito, si prepararono alla battaglia. Fors'anche furono i primi ad assalire improvvisamente l'oste nemica. Si fece questa giornata campale presso Civitella nella provincia di Capitanata nel dì 18 di giugno[Gaufrid. Malaterra, Histor., lib. 1, cap. 10.]. A Riccardo conte di Aversa, che guidava la prima schiera, riuscì facile lo sbrigliare le mal disciplinate milizie italiane, ed inseguirle con loro non picciola strage. S'affrontò Unfredo conte coi Tedeschi, e trovò quivi duro il terreno, in guisa che per la morte di molti de' suoi era vicino a cedere, quando il valoroso Roberto colla sua schiera di riserva accorse in aiuto del fratello, e fece delle mirabili prodezze. Tornato poi Riccardo dalla caccia degli Italiani, finì la festa con la morte di quasi tutti i Tedeschi, i quali vi lasciarono ben la vita, ma la fecero costar cara ai vincitori. Papa Leone, dopo questa disgrazia afflittissimo, si salvò colla fuga in Civitella, che fu ben tosto assediata dai Normanni. Secondo Gaufrido Malaterra, quegli abitanti, per non aver danno da quella feroce nazione, misero il papa fuori della città. Guglielmo Pugliese scrive che non vollero riceverlo nella città, temendo di disgustare i Normanni, di modo ch'egli venne nelle mani de' Normanni stessi. Volle Dio che costoro si ricordassero di esser Cristiani, nè obbliassero il rispetto dovuto al vicario di Cristo. Perciò, lungi dal fargli oltraggio alcuno, corsero a baciargli i piedi, e a chiedergli perdono ed assoluzion delle colpe. Il papa li benedisse, ed ottenne d'esser condotto a Benevento: il che con tutto onore di lui eseguirono. Quivi si fermò egli per molto tempo, cioè per tutto quest'anno e parte del seguente, ma senza essergli permesso di tornarsene indietro. L'Ostiense scriveche entrò in Benevento nel dì 23 di giugno. Non fu lodata dai zelanti cattolici d'allora questa impresa di papa Leone, ed anzi fu creduto che Dio permettesse ciò per insegnare ai capi della Chiesa e agli altri sacri ministri di non intervenire ai sanguinosi spettacoli della guerra.Occulto Dei judicio, dice Ermanno Contratto,sive quia tantum sacerdotem spiritalis potius quam pro caducis rebus pugna decebat; sive quod nefarios homines quam multos ad se ob impunitatem scelerum vel quaestum avarum confluentes, contra itidem scelestos secum ducebat; sive divina justitia alias, quas ipsa novit, ob caussas nostros plectente.Disapprovò sommamente tal fatto anche san Pier Damiano, con giugnere infino a negare ai papi il diritto di far guerra: perlochè si meritò la censura del cardinal Baronio. Ma son certo che neppur lo stesso Baronio seppe approvar l'andata in persona di questo buon pontefice alla guerra, massimamente contra di gente cristiana. Anche la spada temporale conviene ai sommi pontefici, come principi temporali; ma questa, per sentimento di papa Gregorio IX,pro ecclesia manu saecularis principis eximenda est[Gregor. IX, in Epist. ad Germ. Constant.]. E Brunone vescovo di Segna[Bruno Episc., in Vit. Leonis IX.]scrive ch'egli andòsuper Normannos praeliaturus, zelum quidem Dei habens, sed non fortasse scientiam. Utinam ispe per se illuc non ivisset, sed solummodo illuc exercitum pro justitia defendenda misisset! Riposossi di poi il papa in Benevento, come in città sua. Secondo la Cronichetta dei duchi di quella città, pubblicata dal Pellegrini[Apud Peregrin., Hist. Princip. Langobard.],Pandolfo VeLandolfo Vprincipi di Benevento aveano tenuto quel principato,usquedum venit domnus papa Leo in Beneventum mense augusti, Indictione IV, anno Domni MLI, et exsiliati sunt. E ciò avvenne prima del cambio di Benevento con Bamberga. Pare che solamente dopo esso cambio un certoRodolfofosse creato dalpapaprincipedi Benevento: il che quando sia certo, abbastanza si conosce che non la sola città, ma anche il principato era stato ceduto a papa Leone IX; il che tuttavia è difficile a credersi, perchè allora i papi non concedevano ai lor vassalli il titolo diprincipe, significante in questi tempi un signore indipendente, o un figlio di sovrano. Oltre alla battaglia suddetta, abbiamo dall'Anonimo barense[Anonymus Barensis, tom. 5 Rer. Ital.]che un'altra ne succedette ed anche prima, e forse nell'anno precedente. Ecco le sue parole all'anno 1052, nel quale vien anche riferito il fatto d'armi dell'esercito pontifizio.Argiro(duca l'Italia per l'imperador greco)ibit(in vece d'ivit)in Siponto per mare. Deinde Umfreda(conte e capo dei Normanni)et Petrone cum exercitu Normannorum super eum, et fecerunt bellum, et ceciderunt de Longobardis ibidem. Ipse Argiro semivivus exsiliit plagatus, et ibit incivitate Vesti. Poscia all'anno presente narra che lo stesso Argiro spedì il vescovo di Trani a Costantinopoli per ragguagliar quella corte de' sinistri avvenimenti delle cose d'Italia. Guglielmo pugliese aggiugne[Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem.]che per queste disavventure Argiro cadde dalla grazia del greco imperadore, sospettandolo forse d'intelligenza coi Normanni, oppure riguardandolo come uomo inetto al governo. Fu perciò mandato in esilio, dove, dopo lungo tempo cruciato dalla poca sanità e dalle amarezze dell'animo, diede fine alla sua vita. Abbiamo nondimeno da Leone Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 10.]che Argiro tuttavia nell'anno 1058 eraBarensium magister, e che solamente in quell'anno egli andò a Costantinopoli, e in tal congiuntura è da credere che restassero liberi i Normanni da questo emulo, che tanto s'era maneggiato per la loro rovina. In quest'anno[Hermannus Contractus, in Chron.]l'imperadore Arrigo, tenuta una gran dieta in Tribuaria, fece eleggere re di Germania e suo successore il fanciulloArrigo IVsuofigliuolo. E perciocchèCorrado ducadi Baviera s'era collegato conAndrea red'Ungheria nemico del romano imperio, gli tolse quel ducato, e lo diede allo stesso novello re suo figliuolo. Ho io rapportato altrove[Antiquit. Ital., Dissert. LXX.]la conferma de' privilegii fatta dall'Augusto al monistero delle monache del Senatore di Pavia. Il diploma si dice datoXI kalendas maii, anno dominicae Incarnationis MLIIII, Indictione VI, anno autem domni Heinrici tertii regis, imperatoris secundi, ordinationis ejus XXV, regni quidem XIII, imperii vero VII. Actum Turego. Probabilmente l'originale avràanno dominicae Incarnationis MLIII, perchè veramente l'indizione e l'altre note indicano l'anno presente, se pure non fu quivi adoperato l'anno pisano. Ribellatisi in quest'anno gli Amalfitani al ciecoMansoneloro duca[Ibidem, tom. 1, pag. 211.], l'obbligarono a fuggire, ed allora risorse il depostoGiovannisuo fratello, il quale seguitò poi a governar quel popolo per sedici anni.
Implorò in questi tempipapa Leonepiù che mai l'assistenza dell'Augusto Arrigoper liberar la Puglia dal giogo dei Normanni, i quali, per quanto scrive Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chron.],viribus adaucti, indigetes bello premere coeperunt, injustum dominatum invadere, haeredibus legitimis castella, praedia, villas, domus, uxores etiam, quibus libuit, vi auferre, res ecclesiarum deripere, postremo divina et humana omnia (prout viribus plus poterant) jura confundere, nec jam apostolico pontifici, nec ipsi imperatori, nisi tantum verbo tenus cedere. Guglielmo pugliese diversamente parla della condotta de' Normanni, e ci vorrebbe far credere che da Argiro duca d'Italia per l'imperadore greco provenissero specialmente tanti lamenti in parte falsi contra de' Normanni, dappoichè non gli era riuscito nè con danari nè con promesse di tirarli fuor d'Italia al servigio de' Greci. Secondo lui[Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem.], la gente di Puglia
. . . . . . varias deferre querelasCoepit, et accusat diverso crimine Gallos.Veris commiscens fallacia nuntia mittitArgirous papae, precibusque frequentibus illumObsecrat, Italiam quod libertate carentemLiberet, ac populum discedere cogat iniquum.
. . . . . . varias deferre querelas
Coepit, et accusat diverso crimine Gallos.
Veris commiscens fallacia nuntia mittit
Argirous papae, precibusque frequentibus illum
Obsecrat, Italiam quod libertate carentem
Liberet, ac populum discedere cogat iniquum.
Ma non era papa Leone uomo da lasciarsi in tal congiuntura ingannare. Egli stesso soggiornava in lor vicinanza, e più volte era stato sul fatto, cioè in quelle contrade medesime, e potea ben sapere se i Normanni fossero sì o no una specie di masnadieri. Vedremo che mai non si quetarono, infinattantochè non ispogliarono i signori di que' paesi de' loro Stati. Guglielmo storico, allorchè i Normanni furono nel colmo della potenza, scrisse per piacere alla stessa nazion dominante; però non par sicura la testimonianza sua. Ora l'imperadore diede alcune delle sue soldatesche al papa; molte altre ne ottenne esso papa da diversi signori; e con queste brigate s'unì una gran ciurma di scellerati e banditi, tutti condotti dall'avidità e speranza di far buon bottino. Nel mese di febbraio con questa gente calò in Italia il buon pontefice, conducendo secoGotifredo ducadi Lorena, eFederigosuo fratello che fu poi papa Stefano X, e molti cherici e laici esercitati nel mestier della guerra, per valersene contro i Normanni[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.]. Ma prima di arrivar egli giù dall'Alpi,Gebeardovescovo allora di Aichstet, di nazion bavarese, avendo fatto ricorso all'imperadore, tanto disse e tanto fece, che il ridusse a richiamare il grosso corpo di truppe imperiali già spedite in aiuto del papa, in maniera che altro non vi restò di quell'esercito che un battaglione di cinquecento persone[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 90.]. Se n'ebbe poscia ben bene da pentire lo stesso Gebeardo, dacchè divenne anch'egli pontefice romano col nome di Vittore II, per le insolenze che, non men di papa Leone IX, dovette sofferir dai Normanni di Puglia, senza poterli reprimere. Giunto a Mantova papa Leone nella quinquagesima,per attestato di Wiberto[Wibertus, Vita S. Leonis IX, lib. 2, cap. 4.], determinò di tener quivi un concilio. Erano accorsi ad ossequiar il papa varii vescovi di Lombardia, a' quali faceva paura il rigore e zelo del santo pontefice: che ben sapeano di aver de' mancamenti da renderne conto. Però alla lor suggestione fu attribuita una rissa insorta fra i familiari d'essi prelati e quei del papa, in tempo appunto che si celebrava il concilio. Corse alla porta della basilica il santo padre; volavano le saette e i sassi, e fu egli stesso in pericolo della vita per salvare i suoi domestici, che si rifugiavano verso la di lui persona, e senzachè gli aggressori si guardassero dal ferire chi andava a nascondersi sotto le vesti pontificali. Si quetò con difficoltà il tumulto, ma fu esso cagione che si sciolse il concilio; e ciò non ostante il misericordioso pontefice diede nel dì seguente l'assoluzione agli autori di tale iniquità. Andossene a Roma san Leone[Hermannus Contractus, in Chron.], e dopo Pasqua tenne quivi un nuovo concilio[Leo IX, Epistol. II, tom. 9 Concilior. Labbe.], dove fu posto fine alle vecchie liti che bollivano fra i patriarchi di Aquileia e di Grado, chiamato nuova Aquileia; cioè fu deciso che quel di Grado fosse indipendente dall'altro, e vero metropolitano dell'Istria e delle isole di Venezia. Anche il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]ne fa menzione, ma con supporre ciò seguito in un precedente sinodo, mentre aggiugne che papa Leone visitò dipoi Venezia per divozione verso san Marco. Ciò probabilmente accadde nell'ultimo suo ritorno dalla Germania sul principio dell'anno corrente.
Ciò fatto, ardendo pure il santo papa di desiderio di liberar la Puglia dalla crudele ed insaziabil nazione dei Normanni, mosse l'esercito preparato contra di loro. Era questo composto, secondochè abbiamo da Guglielmo pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem. de Normann.],de' pochi Tedeschi ch'egli avea potuto ritenere al suo soldo, cioè di settecento Suevi, oltre alla canaglia de' facinorosi, venuta di Germania, condotti daGuarnieri, che probabilmente fu il primo marchese di questo nome della marca d'Ancona. V'erano inoltre moltissime brigate d'Italiani armati, raccolte da Roma, Spoleti, Camerino, Fermo, Ancona, Capoa, Benevento ed altri luoghi. Non sussiste, a mio credere, cheGoffredooGotifredo ducadi Lorena fosse il generale di questa impresa. Piuttosto è da credereRodolfo, eletto già principe di Benevento, per quanto s'ha da Leone ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 87.]. Consisteva poi l'armata de' Normanni, secondo il medesimo autore, in tremila cavalli e poca fanteria, ma tutta gente forte, agguerrita, e che non conosceva paura. I condottieri di questa, divisa in tre squadre, furonoUnfredoconte e capo d'essi Normanni,Riccardoconte di Aversa,RobertosoprannominatoGuiscardo, cioèAstuto, poco dianzi venuto di Normandia a trovare il fratello Unfredo, cioè quel medesimo Roberto che vedremo a suo tempo padrone di quasi tutto il regno ora di Napoli e di parte della Sicilia. Tralascio altri nominati da esso storico pugliese. Dal medesimo bensì e da Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chron.]abbiamo che i Normanni, veggendo sì grande apparato di guerra contra di loro, e sè di forze troppo disuguali, spedirono ambasciatori al papa, offerendosi umilmente al servigio e all'ubbidienza di lui, e di riconoscere in feudo dalla santa Sede gli Stati da lor posseduti. Ma non fu accettata l'offerta, non già per alterigia del papa pieno d'umiltà e nemico di spargere il sangue cristiano, ma per cagion dei superbi Tedeschi, i quali s'opposero, deridendo la piccola statura de' Normanni, e figurandosi d'averli già vinti col solo terrore. Costoro indussero suo malgrado il papa a comandar loro che, deposte le armi, se ne tornassero al loro paese; altrimenteandrebbono tutti a fil di spada. A questa sì aspra risposta non seppero accomodarsi i Normanni, ed abbracciando i consigli della disperazione, risoluti piuttosto di morir cadauno onoratamente coll'armi in mano, che di accettare un così vergognoso partito, si prepararono alla battaglia. Fors'anche furono i primi ad assalire improvvisamente l'oste nemica. Si fece questa giornata campale presso Civitella nella provincia di Capitanata nel dì 18 di giugno[Gaufrid. Malaterra, Histor., lib. 1, cap. 10.]. A Riccardo conte di Aversa, che guidava la prima schiera, riuscì facile lo sbrigliare le mal disciplinate milizie italiane, ed inseguirle con loro non picciola strage. S'affrontò Unfredo conte coi Tedeschi, e trovò quivi duro il terreno, in guisa che per la morte di molti de' suoi era vicino a cedere, quando il valoroso Roberto colla sua schiera di riserva accorse in aiuto del fratello, e fece delle mirabili prodezze. Tornato poi Riccardo dalla caccia degli Italiani, finì la festa con la morte di quasi tutti i Tedeschi, i quali vi lasciarono ben la vita, ma la fecero costar cara ai vincitori. Papa Leone, dopo questa disgrazia afflittissimo, si salvò colla fuga in Civitella, che fu ben tosto assediata dai Normanni. Secondo Gaufrido Malaterra, quegli abitanti, per non aver danno da quella feroce nazione, misero il papa fuori della città. Guglielmo Pugliese scrive che non vollero riceverlo nella città, temendo di disgustare i Normanni, di modo ch'egli venne nelle mani de' Normanni stessi. Volle Dio che costoro si ricordassero di esser Cristiani, nè obbliassero il rispetto dovuto al vicario di Cristo. Perciò, lungi dal fargli oltraggio alcuno, corsero a baciargli i piedi, e a chiedergli perdono ed assoluzion delle colpe. Il papa li benedisse, ed ottenne d'esser condotto a Benevento: il che con tutto onore di lui eseguirono. Quivi si fermò egli per molto tempo, cioè per tutto quest'anno e parte del seguente, ma senza essergli permesso di tornarsene indietro. L'Ostiense scriveche entrò in Benevento nel dì 23 di giugno. Non fu lodata dai zelanti cattolici d'allora questa impresa di papa Leone, ed anzi fu creduto che Dio permettesse ciò per insegnare ai capi della Chiesa e agli altri sacri ministri di non intervenire ai sanguinosi spettacoli della guerra.Occulto Dei judicio, dice Ermanno Contratto,sive quia tantum sacerdotem spiritalis potius quam pro caducis rebus pugna decebat; sive quod nefarios homines quam multos ad se ob impunitatem scelerum vel quaestum avarum confluentes, contra itidem scelestos secum ducebat; sive divina justitia alias, quas ipsa novit, ob caussas nostros plectente.
Disapprovò sommamente tal fatto anche san Pier Damiano, con giugnere infino a negare ai papi il diritto di far guerra: perlochè si meritò la censura del cardinal Baronio. Ma son certo che neppur lo stesso Baronio seppe approvar l'andata in persona di questo buon pontefice alla guerra, massimamente contra di gente cristiana. Anche la spada temporale conviene ai sommi pontefici, come principi temporali; ma questa, per sentimento di papa Gregorio IX,pro ecclesia manu saecularis principis eximenda est[Gregor. IX, in Epist. ad Germ. Constant.]. E Brunone vescovo di Segna[Bruno Episc., in Vit. Leonis IX.]scrive ch'egli andòsuper Normannos praeliaturus, zelum quidem Dei habens, sed non fortasse scientiam. Utinam ispe per se illuc non ivisset, sed solummodo illuc exercitum pro justitia defendenda misisset! Riposossi di poi il papa in Benevento, come in città sua. Secondo la Cronichetta dei duchi di quella città, pubblicata dal Pellegrini[Apud Peregrin., Hist. Princip. Langobard.],Pandolfo VeLandolfo Vprincipi di Benevento aveano tenuto quel principato,usquedum venit domnus papa Leo in Beneventum mense augusti, Indictione IV, anno Domni MLI, et exsiliati sunt. E ciò avvenne prima del cambio di Benevento con Bamberga. Pare che solamente dopo esso cambio un certoRodolfofosse creato dalpapaprincipedi Benevento: il che quando sia certo, abbastanza si conosce che non la sola città, ma anche il principato era stato ceduto a papa Leone IX; il che tuttavia è difficile a credersi, perchè allora i papi non concedevano ai lor vassalli il titolo diprincipe, significante in questi tempi un signore indipendente, o un figlio di sovrano. Oltre alla battaglia suddetta, abbiamo dall'Anonimo barense[Anonymus Barensis, tom. 5 Rer. Ital.]che un'altra ne succedette ed anche prima, e forse nell'anno precedente. Ecco le sue parole all'anno 1052, nel quale vien anche riferito il fatto d'armi dell'esercito pontifizio.Argiro(duca l'Italia per l'imperador greco)ibit(in vece d'ivit)in Siponto per mare. Deinde Umfreda(conte e capo dei Normanni)et Petrone cum exercitu Normannorum super eum, et fecerunt bellum, et ceciderunt de Longobardis ibidem. Ipse Argiro semivivus exsiliit plagatus, et ibit incivitate Vesti. Poscia all'anno presente narra che lo stesso Argiro spedì il vescovo di Trani a Costantinopoli per ragguagliar quella corte de' sinistri avvenimenti delle cose d'Italia. Guglielmo pugliese aggiugne[Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem.]che per queste disavventure Argiro cadde dalla grazia del greco imperadore, sospettandolo forse d'intelligenza coi Normanni, oppure riguardandolo come uomo inetto al governo. Fu perciò mandato in esilio, dove, dopo lungo tempo cruciato dalla poca sanità e dalle amarezze dell'animo, diede fine alla sua vita. Abbiamo nondimeno da Leone Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 10.]che Argiro tuttavia nell'anno 1058 eraBarensium magister, e che solamente in quell'anno egli andò a Costantinopoli, e in tal congiuntura è da credere che restassero liberi i Normanni da questo emulo, che tanto s'era maneggiato per la loro rovina. In quest'anno[Hermannus Contractus, in Chron.]l'imperadore Arrigo, tenuta una gran dieta in Tribuaria, fece eleggere re di Germania e suo successore il fanciulloArrigo IVsuofigliuolo. E perciocchèCorrado ducadi Baviera s'era collegato conAndrea red'Ungheria nemico del romano imperio, gli tolse quel ducato, e lo diede allo stesso novello re suo figliuolo. Ho io rapportato altrove[Antiquit. Ital., Dissert. LXX.]la conferma de' privilegii fatta dall'Augusto al monistero delle monache del Senatore di Pavia. Il diploma si dice datoXI kalendas maii, anno dominicae Incarnationis MLIIII, Indictione VI, anno autem domni Heinrici tertii regis, imperatoris secundi, ordinationis ejus XXV, regni quidem XIII, imperii vero VII. Actum Turego. Probabilmente l'originale avràanno dominicae Incarnationis MLIII, perchè veramente l'indizione e l'altre note indicano l'anno presente, se pure non fu quivi adoperato l'anno pisano. Ribellatisi in quest'anno gli Amalfitani al ciecoMansoneloro duca[Ibidem, tom. 1, pag. 211.], l'obbligarono a fuggire, ed allora risorse il depostoGiovannisuo fratello, il quale seguitò poi a governar quel popolo per sedici anni.