MLXXI

MLXXIAnno diCristoMLXXI. IndizioneIX.AlessandroII papa 11.ArrigoIV re di Germania e d'Italia 16.L'intruso e simoniaco arcivescovo di MilanoGotifredo, giacchè era stato rigettato dal popolo[Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 3, cap. 21.]con molti suoi fazionarii, andò a ritirarsi in Castiglione, castello, pel sito montuoso, per le mura e torri, e per altre fortificazioni, creduto allora inespugnabile, circa venti miglia lungi da Milano. Ne usciva spesso la sua gente a provvedersi di viveri alle spese dei confinanti, col commettere ancora non pochi ammazzamenti. Non volendo il popolo di Milano tollerar più questo aggravio, misero insieme un esercito, e con tutto il bisognevole passarono ad assediar quella rocca, risoluti di liberarsi da quella vessazione. Mentre durava un tale assedio, o accidentalmente, o per opera di qualche scellerato, si attaccò il fuoco in Milano in tempo appunto che soffiava un gagliardissimo vento, nel dì 19 di marzo dell'anno presente. Fece un terribil guasto l'incendio, riducendo in un mucchio di pietre una quantità immensa di case, ed anche di sacri templi, fra i quali soprattutto fu deplorabile la rovina della basilica di san Lorenzo, una delle più belle d'Italia, di maniera che Arnolfo storico esclamò con dire:O templum, cui nullum in mundo simile!Nelle storie milanesi questo orribile incendio si vede appellato ilfuoco di Castiglione. All'avviso di sì fiera calamità, la maggior parte dei Milanesi che erano all'assedio di Castiglione, corse alla città per visitar le sue povere famiglie: del che accortisi gli assediati, e cercato qualche rinforzo di amici, dopo Pasqua fecero una vigorosa sortita addosso ai pochi rimasti a quelloassedio. MaErlembaldocon tal valore sostenne gli assalti, che furono obbligati a retrocedere. Dopo di che Gotifredo non veggendosi più sicuro, si fece condurre altrove: con che cessò la guerra contra di quel castello. Essendo poi mancato di vita il vecchioarcivescovo Guido, Erlembaldo andò disponendo le cose per far eleggere un successore, dopo aver fatto giurare il popolo di non mai accettare il simoniaco Gotifredo; e procurò che da Roma venisse un legato, per dar maggior peso a tale elezione. Avea l'infaticabil abbate di Monte CassinoDesideriogià compiuta la fabbrica della sua magnifica basilica[Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 30.]; e desiderando di consecrarla con ispecial onore, invitò a tal funzione il buon papa Alessandro, che non mancò d'andarvi. Incredibile fu il concorso de' popoli a quella divota solennità. Fra gli altri vi si contarono dieci arcivescovi, quaranta quattro vescovi,Riccardo principedi Capua, conGiordanosuo figlio eRainolfosuo fratello,Gisolfo principedi Salerno co' suoi fratelli,Landolfo principedi Benevento, Sergio duca di Napoli e Sergio duca di Sorrento.Nam dux Robertus Panormum eo tempore oppugnabat, ideoque tantae solemnitati interesse non potuit, come scrive l'Ostiense. Seguì la suddetta consecrazione nel primo giorno di ottobre; e però questo passo dell'Ostiense ci dee convincere che nell'anno presente, e non già nel precedente 1070, si arrendè alduca Robertola doviziosa ed importante città di Bari, e che, per conseguente, sono scorretti i testi del Malaterra e di Romoaldo salernitano.Hassi dunque a sapere, che appena si fu impadronito il duca suddetto di quella città nell'aprile del presente anno, ed ebbe dato sesto a quel governo, che per le istanze delconte Ruggierisuo fratello, a cui era principalmente dovuta la gloria di una tal conquista, egli si dispose a passare in Sicilia, per formare l'assedio di Palermo, capitale di quell'isola insigne. Le dissensioni e guerre civilifra gli stessi Mori, che aveano in addietro facilitato a Ruggieri il conquistar ivi non poco paese, animarono maggiormente i due normanni eroi a tentar così bella impresa, per accrescere in uno stesso tempo il loro dominio, e liberar dal giogo saracenico quell'antichissima ed illustre città. Lo stesso Malaterra[Malaterra, lib. 2, cap. 43.], da cui non discorda Guglielmo pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 3.], attesta che Roberto dopo la presa di Bari,brevi iterum expeditionem versus Salernum summovet; e che essendo dimorato ne' mesi di giugno e luglio in Otranto per fare i preparamenti della nuova guerra, si portò dipoi a Reggio di Calabria, e indi passò in Sicilia, fingendo di voler andare contro l'isola di Malta. A tal fine sbarcò a Catania, dove si trovava il conte Ruggieri, città che, secondo l'Ostiense[Leo Ostiens., lib. 3, cap. 16.], fu da loro sottomessa in quest'anno; ma poi con tutte le forze di terra e di mare eccolo piombare addosso alla città di Palermo, assediandola da tutte le parti. Anche la Cronichetta amalfitana ha, che il Guiscardo, dopo aver preso Bari,inde movens exercitum in Siciliam ire preparavit(forseproperavit)obseditque Panormum. L'anno fu questo in cui la nobilissima casa appellata poi d'Este vide uno de' suoi principi stabilito in uno de' primi gradi d'onore e di potenza in Germania. Già dicemmo all'anno 1055 cheGuelfo IV, figliuolo del marcheseAlberto Azzo IIe diCunegondade' Guelfi, fu chiamato in Suevia a prendere l'ampia eredità de' principi guelfi[Abbas Urspergensis, in Chron.],missis in Italiam legatisdaImizaavola sua materna. Accadde, per testimonianza di Bertoldo da Costanza,[Bertoldus Constantiensis, in Chron.]di Lamberto[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.]e d'altri scrittori, cheOttone ducadi Baviera nell'anno precedente si ribellò contra al re Arrigo, e per questa cagione si espose ad un'aspra guerra. Avea Guelfo IV sposata una figliuola diesso duca; però coll'armi, e in quante altre maniere potè, aiutò per un pezzo il suocero. Ma allorchè vide andare a precipizio gli affari di lui, pensò ai casi proprii, nè risparmiò oro, argento e beni allodiali affine di ottenere dal re quell'insigne ducato, maggiore allora di gran lunga che oggidì. Infatti, per valermi delle parole del suddetto Lamberto e dell'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum, tom, 1 Corp. Hist.], per interposizione diRodolfo ducadi Suevia, cognato del re Arrigo,Welf vir illustris, acer, et bellicosus, filius Azzonis marchionis Italorum, ducatum Bavariae suscepit. Da questo principe, che fece tanta figura, e cotanto si segnalò nelle guerre di questi tempi, viene a dirittura la linea estense guelfa dei duchi di Brunswich, Luneburgo e Wulfembettel, che all'elettorato germanico oggi unisce la corona del regno della gran Bretagna. Così il marcheseAlberto Azzo IItuttavia vivente vide stabilita ed innalzata in Germania la discendenza sua, la quale pur tuttavia gloriosamente si mantiene e fiorisce anche in Italia nell'altra linea de' marchesi di Este duchi di Modena, ec., discendente da Folco marchese, fratello del medesimo duca Guelfo. Oltre a quest'anno non arrivò la vita diDomenico Contarenodoge di Venezia[Dandul. in Chron., tom. 12. Rer. Ital.], ed in suo luogo fu alzato al trono ducaleDomenico Silvio, e col confalone dato gli fu il possesso della dignità.

L'intruso e simoniaco arcivescovo di MilanoGotifredo, giacchè era stato rigettato dal popolo[Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 3, cap. 21.]con molti suoi fazionarii, andò a ritirarsi in Castiglione, castello, pel sito montuoso, per le mura e torri, e per altre fortificazioni, creduto allora inespugnabile, circa venti miglia lungi da Milano. Ne usciva spesso la sua gente a provvedersi di viveri alle spese dei confinanti, col commettere ancora non pochi ammazzamenti. Non volendo il popolo di Milano tollerar più questo aggravio, misero insieme un esercito, e con tutto il bisognevole passarono ad assediar quella rocca, risoluti di liberarsi da quella vessazione. Mentre durava un tale assedio, o accidentalmente, o per opera di qualche scellerato, si attaccò il fuoco in Milano in tempo appunto che soffiava un gagliardissimo vento, nel dì 19 di marzo dell'anno presente. Fece un terribil guasto l'incendio, riducendo in un mucchio di pietre una quantità immensa di case, ed anche di sacri templi, fra i quali soprattutto fu deplorabile la rovina della basilica di san Lorenzo, una delle più belle d'Italia, di maniera che Arnolfo storico esclamò con dire:O templum, cui nullum in mundo simile!Nelle storie milanesi questo orribile incendio si vede appellato ilfuoco di Castiglione. All'avviso di sì fiera calamità, la maggior parte dei Milanesi che erano all'assedio di Castiglione, corse alla città per visitar le sue povere famiglie: del che accortisi gli assediati, e cercato qualche rinforzo di amici, dopo Pasqua fecero una vigorosa sortita addosso ai pochi rimasti a quelloassedio. MaErlembaldocon tal valore sostenne gli assalti, che furono obbligati a retrocedere. Dopo di che Gotifredo non veggendosi più sicuro, si fece condurre altrove: con che cessò la guerra contra di quel castello. Essendo poi mancato di vita il vecchioarcivescovo Guido, Erlembaldo andò disponendo le cose per far eleggere un successore, dopo aver fatto giurare il popolo di non mai accettare il simoniaco Gotifredo; e procurò che da Roma venisse un legato, per dar maggior peso a tale elezione. Avea l'infaticabil abbate di Monte CassinoDesideriogià compiuta la fabbrica della sua magnifica basilica[Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 30.]; e desiderando di consecrarla con ispecial onore, invitò a tal funzione il buon papa Alessandro, che non mancò d'andarvi. Incredibile fu il concorso de' popoli a quella divota solennità. Fra gli altri vi si contarono dieci arcivescovi, quaranta quattro vescovi,Riccardo principedi Capua, conGiordanosuo figlio eRainolfosuo fratello,Gisolfo principedi Salerno co' suoi fratelli,Landolfo principedi Benevento, Sergio duca di Napoli e Sergio duca di Sorrento.Nam dux Robertus Panormum eo tempore oppugnabat, ideoque tantae solemnitati interesse non potuit, come scrive l'Ostiense. Seguì la suddetta consecrazione nel primo giorno di ottobre; e però questo passo dell'Ostiense ci dee convincere che nell'anno presente, e non già nel precedente 1070, si arrendè alduca Robertola doviziosa ed importante città di Bari, e che, per conseguente, sono scorretti i testi del Malaterra e di Romoaldo salernitano.

Hassi dunque a sapere, che appena si fu impadronito il duca suddetto di quella città nell'aprile del presente anno, ed ebbe dato sesto a quel governo, che per le istanze delconte Ruggierisuo fratello, a cui era principalmente dovuta la gloria di una tal conquista, egli si dispose a passare in Sicilia, per formare l'assedio di Palermo, capitale di quell'isola insigne. Le dissensioni e guerre civilifra gli stessi Mori, che aveano in addietro facilitato a Ruggieri il conquistar ivi non poco paese, animarono maggiormente i due normanni eroi a tentar così bella impresa, per accrescere in uno stesso tempo il loro dominio, e liberar dal giogo saracenico quell'antichissima ed illustre città. Lo stesso Malaterra[Malaterra, lib. 2, cap. 43.], da cui non discorda Guglielmo pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 3.], attesta che Roberto dopo la presa di Bari,brevi iterum expeditionem versus Salernum summovet; e che essendo dimorato ne' mesi di giugno e luglio in Otranto per fare i preparamenti della nuova guerra, si portò dipoi a Reggio di Calabria, e indi passò in Sicilia, fingendo di voler andare contro l'isola di Malta. A tal fine sbarcò a Catania, dove si trovava il conte Ruggieri, città che, secondo l'Ostiense[Leo Ostiens., lib. 3, cap. 16.], fu da loro sottomessa in quest'anno; ma poi con tutte le forze di terra e di mare eccolo piombare addosso alla città di Palermo, assediandola da tutte le parti. Anche la Cronichetta amalfitana ha, che il Guiscardo, dopo aver preso Bari,inde movens exercitum in Siciliam ire preparavit(forseproperavit)obseditque Panormum. L'anno fu questo in cui la nobilissima casa appellata poi d'Este vide uno de' suoi principi stabilito in uno de' primi gradi d'onore e di potenza in Germania. Già dicemmo all'anno 1055 cheGuelfo IV, figliuolo del marcheseAlberto Azzo IIe diCunegondade' Guelfi, fu chiamato in Suevia a prendere l'ampia eredità de' principi guelfi[Abbas Urspergensis, in Chron.],missis in Italiam legatisdaImizaavola sua materna. Accadde, per testimonianza di Bertoldo da Costanza,[Bertoldus Constantiensis, in Chron.]di Lamberto[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.]e d'altri scrittori, cheOttone ducadi Baviera nell'anno precedente si ribellò contra al re Arrigo, e per questa cagione si espose ad un'aspra guerra. Avea Guelfo IV sposata una figliuola diesso duca; però coll'armi, e in quante altre maniere potè, aiutò per un pezzo il suocero. Ma allorchè vide andare a precipizio gli affari di lui, pensò ai casi proprii, nè risparmiò oro, argento e beni allodiali affine di ottenere dal re quell'insigne ducato, maggiore allora di gran lunga che oggidì. Infatti, per valermi delle parole del suddetto Lamberto e dell'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum, tom, 1 Corp. Hist.], per interposizione diRodolfo ducadi Suevia, cognato del re Arrigo,Welf vir illustris, acer, et bellicosus, filius Azzonis marchionis Italorum, ducatum Bavariae suscepit. Da questo principe, che fece tanta figura, e cotanto si segnalò nelle guerre di questi tempi, viene a dirittura la linea estense guelfa dei duchi di Brunswich, Luneburgo e Wulfembettel, che all'elettorato germanico oggi unisce la corona del regno della gran Bretagna. Così il marcheseAlberto Azzo IItuttavia vivente vide stabilita ed innalzata in Germania la discendenza sua, la quale pur tuttavia gloriosamente si mantiene e fiorisce anche in Italia nell'altra linea de' marchesi di Este duchi di Modena, ec., discendente da Folco marchese, fratello del medesimo duca Guelfo. Oltre a quest'anno non arrivò la vita diDomenico Contarenodoge di Venezia[Dandul. in Chron., tom. 12. Rer. Ital.], ed in suo luogo fu alzato al trono ducaleDomenico Silvio, e col confalone dato gli fu il possesso della dignità.


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