MLXXIV

MLXXIVAnno diCristoMLXXIV. IndizioneXII.Gregorio VIIpapa 2.Arrigo IVre di Germania e d'Italia 19.Abbiamo dalla Vita di sanGregorio VIInella raccolta di Niccolò cardinale d'Aragona[Rerum Italicar., P. I, tom. 3.], ch'esso pontefice spedì in Germania l'imperatrice, non giàB, maA, cioè Agnese madre del re Arrigo, conGherardovescovo d'Ostia,Ubertovescovo di Palestrina,Rinaldovescovo di Como, e col vescovo di Coira. Tale spedizione, per attestato di Bertoldo da Costanza[Bertholdus Constantiensis, in Chron.]e di Lamberto da Scafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], appartiene all'anno presente. Furono questi legati ben accolti dal re dopo Pasqua in Nuremberga; esposero le paterne ammonizioni di papa Gregorio; ottennero che fossero cacciati di corte cinque nobili cortigiani già scomunicati; ma poc'altro di sostanza. Diede ben buone parole il re, e promise d'emendarsi; poscia li rispedì con tutto onore e ben regalati. Contra de' Sassoni seguitava intanto il maltalento del feroce re, i cui atti ed avvenimenti si veggonodiffusamente scritti dal suddetto Lamberto. E benchè il papa si fosse esibito mediatore per comporre quelle rabbiose differenze, e s'affaticassero anche varii principi della Germania per indurlo a placarsi, egli non la sapeva intendere. Perchè le forze allora gli mancarono, infine come tirato pel capestro acconsentì alla pace, e con delle condizioni di suo poco onore, essendosi stabilito in quell'accordo che si smantellerebbono tutte le fortezze da lui fabbricate in pregiudizio di quei popoli. Mosse anche una furiosa lite al santo arcivescovo di ColoniaAnnone, e pochi erano que' principi ch'egli non credesse suoi nemici, o non facesse tutto il possibile per inimicarseli. Tenne in quest'anno il pontefice Gregorio VII un gran concilio in Roma, al quale intervennero assaissimi vescovi, ed inoltre, come s'ha da Cencio camerario presso il Baronio, e dal cardinal d'Aragona[Cardinal. de Aragon., in Vit. Gregorii, VII.],egregia comitissa Mathildis, Aczo marchio, et Gisulfus salernitanus princeps non defuere. Parlasi qui del famoso marcheseAlberto Azzo IIprogenitore delle due linee de' principi di Brunswich e di Este. Anche il papa suddetto scrisse in questo anno[Gregor. VII, lib. 2, Ep. 9.]aBeatrice duchessadi Toscana che ilmarchese Azzoavea promesso al papa nel sinodo di rendere conto del suo matrimonio conMatildasorella diGuglielmo vescovodi Pavia, e vedova delmarchese Guido, diversa daMatildala gran contessa e duchessa di Toscana. Secondo le mie conghietture, doveva essere premorta a questo principe la contessaGarsendasua seconda moglie, ed egli volle prenderne la terza, cioè la suddetta Matilda[Antichità Estensi, P. I, cap. 4.]. Ma riputandosi eglino parenti, ne fu portata la denunzia a Roma. Fece il suo dovere il papa; ma non sappiamo qual fine avesse un tal affare. Certo è aver fallato alcuni scrittori della vita della gran contessa Matilda, in credere che di lei parlasse il papa in quellalettera. Ora in esso concilio[Lambertus Schafnaburgensis, in Chronico.]fu pubblicata la deposizione de' preti concubinarii; decretato che niuno potesse ascendere agli ordini sacri, se non prometteva la continenza; e fulminata di nuovo con terribili anatemi la simonia. Portati in Germania questi decreti, gran rumore ne fece il clero dissoluto di quelle contrade; e pertinaci in voler sostenere l'inveterato abuso, eccitarono anche dei fieri tumulti contra di que' vescovi, che si accinsero a pubblicarli e a farli accettare. Parimente sappiamo che in questo concilio il pontefice Gregorio pubblicò la scomunica[Card. de Aragon., in Vit. Gregor. VII.]contra di Roberto Guiscardo duca di Puglia, non già, come suppose il cardinal Baronio, perchè egli dopo la presa di Salerno avesse portata la guerra contro la Campania, e messo l'assedio a Benevento, essendo più tardi succedute tali imprese. Vo io sospettando piuttosto, che citatoRoberto Guiscardoa rinnovare il giuramento di fedeltà, e a prendere l'investitura de' suoi Stati, come aveano fatto i principi di Benevento e di Capoa, nè comparendo, si tirasse addosso le censure della Sede apostolica. In una lettera scritta a Beatrice e a Matilda nell'ottobre seguente, lo stesso papa Gregorio significa loro che Roberto prometteva di prestare il suddetto giuramento.Era tornato il duca Roberto dopo la presa di Palermo, portando seco un gran tesoro in Puglia, alla città di Melfi[Guillelmus Apulus, lib. 3.], dove i baroni tutti concorsero a baciar quell'invitta mano e a congratularsi. Ma fra essi non comparve Pietro normanno, che dominava in Trani ed in altre terre, nè avea dianzi voluto condur le sue genti all'impresa di Palermo, spacciandosi indipendente dal duca. Ma Roberto non potea sofferire chi in quelle parti non piegava il capo ai suoi voleri, e nol riconosceva per padrone. Fece dunque l'assediodi Trani, e l'obbligò alla resa[Chron. Amalfitan., tom. 1 Antiquit. Ital., pag. 213.]. L'esempio di questa città fu seguitato da Giovenazzo, da Bussiglia e da altre terre. Tuttavia fatto in una baruffa prigione esso Pietro, sperimentò che la magnanimità non era l'ultima delle virtù di Roberto, perchè riebbe la libertà, ed anche le sue terre, a riserva di Trani, con obbligo di riconoscerle in vassallaggio dal duca. AncheRuggieri contedi Sicilia[Gaufridus Malaterra, lib. 3, cap. 7.], ansiosissimo di aggiugnere alle sue conquiste l'importante castello di san Giovanni, con fortificare un vicino castello, cominciò a strignerlo, ben persuaso, che l'acquisto di quella fortezza gli faciliterebbe quello del rimanente della Sicilia. Intanto i corsari tunesini sbarcati a Nicotera nella notte della vigilia di san Pietro, parte di quei cittadini uccisero, parte colle donne e coi figliuoli condussero schiavi. Era stato nell'anno precedente conferito il vescovato di Lucca ad Anselmo nipote del defunto papa Alessandro II, e di patria senza dubbio milanese, uomo di santa vita e di sì eminente prudenza, che papa Gregorio VII il deputò poscia per consigliere della contessa Matilda, e il dichiarò suo vicario in Lombardia. Merita ben questo illustre personaggio che se ne faccia menzione. Sua cura tosto fu di volere riformar gli abusi introdotti fra i canonici della cattedrale di Lucca, come s'ha dalla di lui vita[Acta Sanctorum Bolland., ad diem 18 mart.]scritta da un autore contemporaneo, cioè dal suo penitenziere: abusi che erano in questi tempi assai familiari anche nell'altre chiese d'Italia; ma per quante esortazioni e minacce adoperasse, nulla potè ottener da essi. A qual precipizio si conducessero quegli ecclesiastici per questo affare, lo vedremo a suo luogo. Credette il cardinal Baronio[Baron., Annal. Ecclesiast.]che in questo anno fossero eglino citati al concilio romano, ma ciò avvenne molto più tardi.È anche degno d'osservazione, che stranamente prosperando i Turchi nell'imperio cristiano d'Oriente, Gregorio VII volle commuovere i principi e i re d'Occidente a formare un'armata da spedire colà per opporsi ai progressi di que' Barbari[Gregor. VII, lib. 2, Epist. 31 et 37.]; ma niun successo ebbero le di lui premure. Questa è la prima volta che si cominciò a parlar di crociate contro gl'infedeli d'Oriente. Scrisse ancora papa Gregorio delle lettere fulminanti controFilippo redi Francia a cagione di molti suoi eccessi, fra' quali entrò quello d'aver estorte immense somme di danaro ai mercatanti italiani che trovò iti a una fiera di Francia. Durava tuttavia la pia frenesia di rubare i corpi de' santi, ansando tutti di aver presso di sè que' sacri depositi. In quest'anno appunto riuscì ai monaci della Vangadizza sull'Adigetto di rubare ai Vicentini il corpo disan Teobaldoromito, che già dicemmo morto nell'anno 1066. Portato il sacro pegno al loro monistero, siccome costa dalla storia della sua traslazione[Mabill., Saecul. Benedict. VI P. II.], fu esso onorato da Dio con assai miracoli, con essersi anche trovato ad essi presente il marcheseAlberto Azzo IIprogenitore della casa d'Este.Contigit, illustrem virum Azonem marchionem, illius videlicet monasterii possessorem, advenire, et sicut ante gesta solo auditu, sic eadem visu cognoscere. Da lì a qualche tempo arrivò alla Vangadizza Rodolfo fratello del medesimo santo per ottenerne delle reliquie, e ne fece premurose istanze al marchese Azzo. Ma questi rispondea,se nolle tanti pretii thesauro regionem suam depauperare, et alienam ditare. Finalmente gliene concedette una parte. Nel diploma, con cui Arrigo IV nell'anno 1077 confermò gli Stati ad esso marcheseAzzo, ed aUgoe aFolcosuoi figliuoli, siccome io altrove[Antichità Estensi, P. I, cap. 7.]osservai, si vede ilmonistero della Vangadizza, oggidì bella terra appellata laBadia,posseduto allora dalla casa d'Este. Ma io non avvertii, che anche questo bel passo egregiamente compruova la verità d'esso diploma, perchè quel buon principe sommamente si rallegrò di avere ottenuto il sacro corpo di san Teobaldo,quod se suaeque ditionis populum in adventu beati et omni laude celebrandi, confessoris Teobaldi visitaverit. Ed ecco dove era allora il principal soggiorno del marchese Azzo estense. Le premure di papa Gregorio VII fecero che in quest'anno nel mese di settembreDomenico Silviodoge di Venezia e duca della Dalmazia fece un assegno di beni alla chiesa patriarcale di Grado. Il diploma, sottoscritto dai vescovi suffraganei, fu da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert, V.].

Abbiamo dalla Vita di sanGregorio VIInella raccolta di Niccolò cardinale d'Aragona[Rerum Italicar., P. I, tom. 3.], ch'esso pontefice spedì in Germania l'imperatrice, non giàB, maA, cioè Agnese madre del re Arrigo, conGherardovescovo d'Ostia,Ubertovescovo di Palestrina,Rinaldovescovo di Como, e col vescovo di Coira. Tale spedizione, per attestato di Bertoldo da Costanza[Bertholdus Constantiensis, in Chron.]e di Lamberto da Scafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], appartiene all'anno presente. Furono questi legati ben accolti dal re dopo Pasqua in Nuremberga; esposero le paterne ammonizioni di papa Gregorio; ottennero che fossero cacciati di corte cinque nobili cortigiani già scomunicati; ma poc'altro di sostanza. Diede ben buone parole il re, e promise d'emendarsi; poscia li rispedì con tutto onore e ben regalati. Contra de' Sassoni seguitava intanto il maltalento del feroce re, i cui atti ed avvenimenti si veggonodiffusamente scritti dal suddetto Lamberto. E benchè il papa si fosse esibito mediatore per comporre quelle rabbiose differenze, e s'affaticassero anche varii principi della Germania per indurlo a placarsi, egli non la sapeva intendere. Perchè le forze allora gli mancarono, infine come tirato pel capestro acconsentì alla pace, e con delle condizioni di suo poco onore, essendosi stabilito in quell'accordo che si smantellerebbono tutte le fortezze da lui fabbricate in pregiudizio di quei popoli. Mosse anche una furiosa lite al santo arcivescovo di ColoniaAnnone, e pochi erano que' principi ch'egli non credesse suoi nemici, o non facesse tutto il possibile per inimicarseli. Tenne in quest'anno il pontefice Gregorio VII un gran concilio in Roma, al quale intervennero assaissimi vescovi, ed inoltre, come s'ha da Cencio camerario presso il Baronio, e dal cardinal d'Aragona[Cardinal. de Aragon., in Vit. Gregorii, VII.],egregia comitissa Mathildis, Aczo marchio, et Gisulfus salernitanus princeps non defuere. Parlasi qui del famoso marcheseAlberto Azzo IIprogenitore delle due linee de' principi di Brunswich e di Este. Anche il papa suddetto scrisse in questo anno[Gregor. VII, lib. 2, Ep. 9.]aBeatrice duchessadi Toscana che ilmarchese Azzoavea promesso al papa nel sinodo di rendere conto del suo matrimonio conMatildasorella diGuglielmo vescovodi Pavia, e vedova delmarchese Guido, diversa daMatildala gran contessa e duchessa di Toscana. Secondo le mie conghietture, doveva essere premorta a questo principe la contessaGarsendasua seconda moglie, ed egli volle prenderne la terza, cioè la suddetta Matilda[Antichità Estensi, P. I, cap. 4.]. Ma riputandosi eglino parenti, ne fu portata la denunzia a Roma. Fece il suo dovere il papa; ma non sappiamo qual fine avesse un tal affare. Certo è aver fallato alcuni scrittori della vita della gran contessa Matilda, in credere che di lei parlasse il papa in quellalettera. Ora in esso concilio[Lambertus Schafnaburgensis, in Chronico.]fu pubblicata la deposizione de' preti concubinarii; decretato che niuno potesse ascendere agli ordini sacri, se non prometteva la continenza; e fulminata di nuovo con terribili anatemi la simonia. Portati in Germania questi decreti, gran rumore ne fece il clero dissoluto di quelle contrade; e pertinaci in voler sostenere l'inveterato abuso, eccitarono anche dei fieri tumulti contra di que' vescovi, che si accinsero a pubblicarli e a farli accettare. Parimente sappiamo che in questo concilio il pontefice Gregorio pubblicò la scomunica[Card. de Aragon., in Vit. Gregor. VII.]contra di Roberto Guiscardo duca di Puglia, non già, come suppose il cardinal Baronio, perchè egli dopo la presa di Salerno avesse portata la guerra contro la Campania, e messo l'assedio a Benevento, essendo più tardi succedute tali imprese. Vo io sospettando piuttosto, che citatoRoberto Guiscardoa rinnovare il giuramento di fedeltà, e a prendere l'investitura de' suoi Stati, come aveano fatto i principi di Benevento e di Capoa, nè comparendo, si tirasse addosso le censure della Sede apostolica. In una lettera scritta a Beatrice e a Matilda nell'ottobre seguente, lo stesso papa Gregorio significa loro che Roberto prometteva di prestare il suddetto giuramento.

Era tornato il duca Roberto dopo la presa di Palermo, portando seco un gran tesoro in Puglia, alla città di Melfi[Guillelmus Apulus, lib. 3.], dove i baroni tutti concorsero a baciar quell'invitta mano e a congratularsi. Ma fra essi non comparve Pietro normanno, che dominava in Trani ed in altre terre, nè avea dianzi voluto condur le sue genti all'impresa di Palermo, spacciandosi indipendente dal duca. Ma Roberto non potea sofferire chi in quelle parti non piegava il capo ai suoi voleri, e nol riconosceva per padrone. Fece dunque l'assediodi Trani, e l'obbligò alla resa[Chron. Amalfitan., tom. 1 Antiquit. Ital., pag. 213.]. L'esempio di questa città fu seguitato da Giovenazzo, da Bussiglia e da altre terre. Tuttavia fatto in una baruffa prigione esso Pietro, sperimentò che la magnanimità non era l'ultima delle virtù di Roberto, perchè riebbe la libertà, ed anche le sue terre, a riserva di Trani, con obbligo di riconoscerle in vassallaggio dal duca. AncheRuggieri contedi Sicilia[Gaufridus Malaterra, lib. 3, cap. 7.], ansiosissimo di aggiugnere alle sue conquiste l'importante castello di san Giovanni, con fortificare un vicino castello, cominciò a strignerlo, ben persuaso, che l'acquisto di quella fortezza gli faciliterebbe quello del rimanente della Sicilia. Intanto i corsari tunesini sbarcati a Nicotera nella notte della vigilia di san Pietro, parte di quei cittadini uccisero, parte colle donne e coi figliuoli condussero schiavi. Era stato nell'anno precedente conferito il vescovato di Lucca ad Anselmo nipote del defunto papa Alessandro II, e di patria senza dubbio milanese, uomo di santa vita e di sì eminente prudenza, che papa Gregorio VII il deputò poscia per consigliere della contessa Matilda, e il dichiarò suo vicario in Lombardia. Merita ben questo illustre personaggio che se ne faccia menzione. Sua cura tosto fu di volere riformar gli abusi introdotti fra i canonici della cattedrale di Lucca, come s'ha dalla di lui vita[Acta Sanctorum Bolland., ad diem 18 mart.]scritta da un autore contemporaneo, cioè dal suo penitenziere: abusi che erano in questi tempi assai familiari anche nell'altre chiese d'Italia; ma per quante esortazioni e minacce adoperasse, nulla potè ottener da essi. A qual precipizio si conducessero quegli ecclesiastici per questo affare, lo vedremo a suo luogo. Credette il cardinal Baronio[Baron., Annal. Ecclesiast.]che in questo anno fossero eglino citati al concilio romano, ma ciò avvenne molto più tardi.È anche degno d'osservazione, che stranamente prosperando i Turchi nell'imperio cristiano d'Oriente, Gregorio VII volle commuovere i principi e i re d'Occidente a formare un'armata da spedire colà per opporsi ai progressi di que' Barbari[Gregor. VII, lib. 2, Epist. 31 et 37.]; ma niun successo ebbero le di lui premure. Questa è la prima volta che si cominciò a parlar di crociate contro gl'infedeli d'Oriente. Scrisse ancora papa Gregorio delle lettere fulminanti controFilippo redi Francia a cagione di molti suoi eccessi, fra' quali entrò quello d'aver estorte immense somme di danaro ai mercatanti italiani che trovò iti a una fiera di Francia. Durava tuttavia la pia frenesia di rubare i corpi de' santi, ansando tutti di aver presso di sè que' sacri depositi. In quest'anno appunto riuscì ai monaci della Vangadizza sull'Adigetto di rubare ai Vicentini il corpo disan Teobaldoromito, che già dicemmo morto nell'anno 1066. Portato il sacro pegno al loro monistero, siccome costa dalla storia della sua traslazione[Mabill., Saecul. Benedict. VI P. II.], fu esso onorato da Dio con assai miracoli, con essersi anche trovato ad essi presente il marcheseAlberto Azzo IIprogenitore della casa d'Este.Contigit, illustrem virum Azonem marchionem, illius videlicet monasterii possessorem, advenire, et sicut ante gesta solo auditu, sic eadem visu cognoscere. Da lì a qualche tempo arrivò alla Vangadizza Rodolfo fratello del medesimo santo per ottenerne delle reliquie, e ne fece premurose istanze al marchese Azzo. Ma questi rispondea,se nolle tanti pretii thesauro regionem suam depauperare, et alienam ditare. Finalmente gliene concedette una parte. Nel diploma, con cui Arrigo IV nell'anno 1077 confermò gli Stati ad esso marcheseAzzo, ed aUgoe aFolcosuoi figliuoli, siccome io altrove[Antichità Estensi, P. I, cap. 7.]osservai, si vede ilmonistero della Vangadizza, oggidì bella terra appellata laBadia,posseduto allora dalla casa d'Este. Ma io non avvertii, che anche questo bel passo egregiamente compruova la verità d'esso diploma, perchè quel buon principe sommamente si rallegrò di avere ottenuto il sacro corpo di san Teobaldo,quod se suaeque ditionis populum in adventu beati et omni laude celebrandi, confessoris Teobaldi visitaverit. Ed ecco dove era allora il principal soggiorno del marchese Azzo estense. Le premure di papa Gregorio VII fecero che in quest'anno nel mese di settembreDomenico Silviodoge di Venezia e duca della Dalmazia fece un assegno di beni alla chiesa patriarcale di Grado. Il diploma, sottoscritto dai vescovi suffraganei, fu da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert, V.].


Back to IndexNext