MLXXXIAnno diCristoMLXXXI. IndizioneIV.GregorioVII papa 9.ArrigoIV re di Germania e d'Italia 26.Insuperbito ilre Arrigoper le felicità nel precedente anno occorse all'armi sue,calò nel presente con molte forze in Italia[Berthold. Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo.]; e siccome uomo infaticabile e fervido nel mestier della guerra, dopo aver celebrata la Pasqua in Verona, s'inviò a Ravenna, dove si preparò per passare a Roma, fingendo di voler pace, ma consigliatamente per tentare, se potea, d'intronizzar nella sedia di san Pietro lo scomunicato Guiberto. Confessò in una sua letteraGregorio VII[Gregor. VII, lib. 9, Ep. 3.]che la maggior parte de' suoi, atterriti dalle prosperità d'Arrigo, il consigliava di far pace, e massimamente perchè Arrigo prometteva di gran cose. Eravi anche apparenza che lacontessa Matilda, quasi unico antemurale della parte cattolica in Italia, per difetto non già di volontà, ma di forze, avesse da cedere alla potenza d'Arrigo. Contuttociò mirabil fu la costanza ed intrepidezza di Gregorio; nè si lasciò egli mai piegare ad alcuna viltà. Animo a lui fra i mezzi umani faceva la speranza di essere soccorso daRoberto Guiscardo, e il vedere i Romani concordi per sostenerlo. Se si ha a credere agli storici fiorentini, Arrigo assediò inutilmente Firenze dall'aprile fino al dì 21 di luglio. Il Villani[Giovanni Villani, lib. 4, cap. 23. Ammirati, Istor. di Firenze, cap. 1.]scrive che nel dì 12 d'aprile terminò quell'assedio. Comunque sia, certo è che comparve circa la Pentecoste coll'esercito e coll'antipapa a Roma il re Arrigo[Cardinal. de Aragonia, in Vita Gregor. VII.]. Trovò quella città ben disposta alla difesa, e fu non men egli che Guiberto onorato di quanti ingiuriosi titoli e villanie seppe inventare la satirica facondia di quel popolo. Accampossi nel prato di Nerone, aspettando pure di far qualche bel colpo; ma inutilmente tutto, perchè odiato da' Romani tutti. Intanto gli aderenti suoi di Lombardia faceano guerra alle terre della contessa Matilda, devastando paesi, assediando castella, ma con ritrovar dappertutto nelle di lei genti il coraggio della medesima principessa.Ne fa menzion Donizone[Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 1.], ma con tacerne una a lui svantaggiosa, discoperta nondimeno dall'avveduto Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.]. Cioè, che in questi tempi cotanto prevalse in Lucca la fazione degli scismatici, istigata principalmente da alcuni scapestrati del clero, che quella città si ribellò alla contessa Matilda e si diede ad Arrigo. Ciò si ricava dai diplomi di esso re, dati in quest'anno a que' cittadini, e alle chiese di essa città, de' quali fa anche menzione Tolomeo da Lucca[Ptolom. Lucens., Annal., tom. 1 Rerum Ital.]. Di questa ribellione eziandio siamo assicurati dall'autore della Vita di santo Anselmo vescovo di Lucca, il quale in tal congiuntura fu cacciato dalla sua sedia, e si ricoverò sotto la protezion di Matilde, senza più potere ricuperar quella chiesa, in cui fu intruso al dispetto dei sacri canoni un Pietro diacono, fiero fomentatore del partito del re. Intanto i Sassoni e varii principi e vescovi di Germania, co' quali Arrigo aveva indarno trattato di tregua, per potere con più sicurezza far guerra a papa Gregorio, tennero una solenne dieta[Bertholdus Constantiensis, in Chron.], con eleggere in essa un re nuovo, cioèErmanno di LucemburgoLorenese, nella vigilia di san Lorenzo. Non è in questo luogo da seguitare il Baronio nè il p. Pagi, che fidatisi di Mariano Scoto, della Cronica d'Ildeseim, e di qualche altro minore storico, differirono sino all'anno seguente la promozione diErmanno. Bertoldo da Costanza, uno dei migliori scrittori di questi avvenimenti, ci assicura ch'egli fu promosso alla corona in quest'anno. Così ha anche Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], così la Cronica di Augusta[Chron. Augustan.]; e, quel che più importa, Brunone storico contemporaneo della guerra di Sassonia[Bruno, Hist. Bell. Saxon.], e che ne termina la descrizione in quest'anno, scrive chein natali sancti Stephani protomartyris, a Sigefredomoguntinae sedis archiepiscopo Hermannus in regem venerabiliter est unctus, quum jam MLXXXII annus Incarnationis dominicae fuisset inceptus. Cominciavano i Tedeschi nel Natale del Signore l'anno nuovo. Perciò alcuni autori mettono il principio del suo regno nell'anno seguente, perchè egli fu coronato nella festa di santo Stefano. Mariano Scoto negli ultimi tre anni della sua Cronica ha degli anacronismi che non si possono salvare. E forse quella è una giunta fatta da qualche penna posteriore; eppure egli si scuopre mal informato.Ora per disturbar la dieta e l'elezione suddetta che dissi fatta nella vigilia di san Lorenzo di quest'anno, erano accorsi i principi fedeli ad Arrigo con assaissime squadre d'armati. L'esercito loro di molto superava in numero quello di Ermanno. Contuttociò, passata la festa di san Lorenzo, il novello re insieme conGuelfo ducadi Baviera all'improvviso andò ad assalirli nel luogo di Hoctet, celebre per una gran giornata campale de' nostri giorni, e gli sconfisse. Assediò dipoi Augusta, e, non potendola vincere, si rivolse ad altre parti della Germania. Finalmente ben accolto dai Sassoni, nella festa di santo Stefano di quest'anno, siccome dissi, daSigefredo arcivescovodi Magonza ricevette la corona e la consecrazion regale. Mentre se ne stava attendato l'esercito di Arrigo intorno alla città leonina, valorosamente difesa dai Romani, cominciò l'aria, anche allora malsana di quei contorni, a far guerra a lui e a' suoi soldati. Non poche migliaia vi lasciarono per le infermità la vita; laonde, non potendo egli reggere a questa persecuzione, giudicò meglio di levare il campo e di ritornarsene in Toscana. Dalle memorie del Fiorentini suddetto costa ch'egli tuttavia dimorava all'assedio di Roma nel dì 23 di giugno. Poscia si truova in Lucca nel dì 25 di luglio. Un suo diploma, da me dato alla luce nelle Antichità italiane[Antiquitat. Italic., Dissert. XXXI, pag. 949.], cel fa vedere ivi nel dì 19 d'esso mesedi luglio. Di là, se vogliamo stare all'asserzione di Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn. lib. 5.], si ridusse a Ravenna, e in quelle parti svernò. Fu in questi tempi ch'egli tentò di tirar dalla suaRoberto Guiscardoduca di Puglia, con proporre il matrimonio diCorradosuo figlio con una figliuola del medesimo Roberto. Ma il duca stette forte nell'unione col papa. Niuno aiuto nondimeno, benchè richiesto, potè o volle dare allo stesso papa, perchè allora ad altro non miravano le sue vaste idee che a stendere le sue conquiste nell'imperio de' Greci, forse con isperanza di farsi imperadore d'Oriente. A questo fine fece un gran preparamento di navi e di gente in Brindisi e in Otranto, e con questa poderosa armata, dopo aver dichiarato principe di Puglia e Sicilia e suo erede il figlioRuggieri, mosse contra de' Greci, menando seco il suo creduto finto imperadore Michele. S'impadronì dell'isola di Corfù, prese Botontrò e la Vallona, e s'inviò per mettere l'assedio alla forte città di Durazzo. Anna Comnena nella sua Alessiade scrive[Anna Comnena, Alexiad., lib. 1. Malaterra, lib. 3, cap. 24.], che la di lui armata navale patì una fiera burrasca, e che vi perì gran copia di gente e di navi; ma che nulla potendo atterrire il cuore intrepido di Roberto, egli continuò il suo viaggio contra di Durazzo. Seco eraBoamondo, a lui nato dalla prima moglie, che nel valore e nella maestria della guerra, benchè giovane, compariva veterano, eletto perciò generale dell'armata dal padre. Fu dunque dato principio all'assedio di quella città. In questo medesimo anno avendoAlessio Comnenoguadagnato in suo favore l'esercito greco, fu proclamato imperadore nel dì primo d'aprile in Andrinopoli[Zonar., in Annal. Anna Comnena, Alex., lib. 3.], e passato a Costantinopoli, quivi si fece solennemente imporre la corona imperiale. Trovavasi allora gravemente oppressol'imperio orientale dai Turchi, che aveano eletta per lor capitale Nicea, e vivamente era minacciato da Roberto Guiscardo nella Dalmazia.Fece egli perciò pace co' Turchi; e per resistere al Guiscardo, spedì lettere e ambasciatori al papa, al re Arrigo, ed anche a quasi tutti i principi d'Occidente, senza che alcuno volesse alzare un dito contro ai Normanni. I soli Veneziani, sempre fin qui uniti co' Greci, in aiuto di lui concorsero con un'armata navale. Guglielmo pugliese[Guilielm. Apulus, lib. 4.]ci fa conoscere con un superbo elogio, come già fosse cresciuta fin d'allora la potenza veneta, con dire d'essa flotta:..... Illam populosa Venetia misit,Imperii prece, dives opum, divesque virorum,Qua sinus Adriacis interlitus ultimus undisSubjacet Arcturo. Sunt hujus moenia gentisCircumspecta mari nec ab aedibus alter ad aedesAlterius transire potest, nisi lintre vehatur.Semper aquis habitant. Gens nulla valentior istaÆquoreis bellis, ratiumque per aequora ductu.Colla bravura e sperienza di questa gente non era da mettere a fronte l'armata marittima de' Normanni; però non è da maravigliarsi se da essi assalita ne restò sconfitta, e fu in pericolo di lasciarvi la vita lo stesso Boamondo figliuol di Roberto. Buon soccorso di vettovaglie recarono i veneti vincitori all'assediata città. Ma non per questo il duca Roberto punto si smarri; nè perchè la peste entrata ne' cavalli della sua armata ne facesse strage, desistè punto dall'impresa. Fece fabbricar nuovi legni, fece venir nuove genti, e più che mai con torri e macchine militari tornò a tempestare la città di Durazzo. Ma eccoti nel mese d'ottobre lo stessoimperador Alessioin persona con una formidabile armata di Greci, Turchi ed altre nazioni venire al soccorso. V'ha degli autori[Petrus Diacon., Chron. Casinen., lib. 3, cap. 49.]che fanno ascendere fino a cento settanta mila l'esercito de' Greci. Quelcentovi è di più. IlMalaterra[Malaterra, lib. 3, cap. 27.]infatti parla di soli settanta mila. Non più di quindici mila ne aveva Roberto, ed altri scrivono anche molto meno. Si venne ad una terribil battaglia; vi fecero i Normanni delle prodezze inudite, talmente che Anna Comnena figliuola del suddetto Alessio, tuttochè cotanto sparli della nascita e delle azioni del duca Roberto, pure non potè di meno di non riconoscere in lui le virtù de' bellicosi eroi. Sbaragliarono i Romani l'armata greca, e nel conflitto perirono circa cinque o sei mila persone dalla parte di Alessio, e fra questi il giovaneCostantino, genero del medesimo Roberto, dianzi dallo scaltro Alessio restituito a' primieri onori. Restovvi morto ancora il finto imperadore Michele. Innumerabile e ricchissima preda toccò ai vincitori; ed Alessio, che in una terra vicina stava aspettando l'avviso della rotta di Roberto, tenendosela come in pugno, avvertito dell'esito contrario, diede di sproni alla volta di Costantinopoli. Dopo questa felice impresa tornò il duca Roberto a mettere l'interrotto assedio a Durazzo, ridendosi di que' cittadini che vantavano posto quel nome alla loro città, perchè era piazza dura ed inespugnabile[Alberic. Monachus, in Chronico.], ed anch'egli scherzando dicea d'aver nome Durando, e che se s'accorgerebbono i Durazzesi, perchè farebbe durar quell'assedio finchè gli avesse ammolliti e domi. Sotto quella città passò egli tutto il seguente verno. Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]mette questa campal battaglia sotto l'anno seguente, perchè incomincia l'anno in settembre; e questa succedette nel giorno di san Luca nel mese d'ottobre. Intanto ilconte Ruggieri[Anonymus Barensis apud Peregrinum.]in Sicilia, essendosi a lui ribellata la città di Geraci, colla forza costrinse quel popolo a tornare all'ubbidienza sua. Vedesi dato in questo anno dal re Arrigo un diploma in favore del monistero di santo Eugenio posto nelcontado di Siena[Antiquit. Italic., Dissert. LXXII.],Indictione quarta, III nonas junii. Actum Romae: il che ci porge motivo giusto di credere che anche Siena seguitasse l'esempio di Lucca, con ribellarsi alla contessa Matilde e darsi al medesimo Arrigo. Anche Giugurta Tomasi[Tomasi, Istor. di Siena lib. 3.]è di parere che i Sanesi seguitassero il partito d'esso re Arrigo. Scrive più d'uno storico che in questo anno laregina Bertapartorì ad Arrigo il secondogenito, che fu poiArrigo Vfra i re, e il IV fra gl'imperadori. Erasi già impadronito d'Ascoli il duca Roberto. Qualche tumulto o sedizione dovette nell'anno presente succedere in quella città, perciocchè sappiamo da Romoaldo salernitano[Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7 Rer. Ital.], che accorso il principeRuggieri, figliuolo d'esso duca, fece smantellar le mura di quella città, e diede il fuoco alle case. Sotto quest'anno ancora narra Alberico monaco de' tre Fonti[Alberic. Monachus, Chron. apud Leibnit.]cheMatilda marchesanadi Toscana concedette al vescovo di Verdun la badia delle monache di Guisa, a lei, come si può credere, pervenuta per eredità della duchessa Beatrice sua madre. Certamente ella possedeva di là da' monti beni e Stati di ragione d'essa sua genitrice.
Insuperbito ilre Arrigoper le felicità nel precedente anno occorse all'armi sue,calò nel presente con molte forze in Italia[Berthold. Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo.]; e siccome uomo infaticabile e fervido nel mestier della guerra, dopo aver celebrata la Pasqua in Verona, s'inviò a Ravenna, dove si preparò per passare a Roma, fingendo di voler pace, ma consigliatamente per tentare, se potea, d'intronizzar nella sedia di san Pietro lo scomunicato Guiberto. Confessò in una sua letteraGregorio VII[Gregor. VII, lib. 9, Ep. 3.]che la maggior parte de' suoi, atterriti dalle prosperità d'Arrigo, il consigliava di far pace, e massimamente perchè Arrigo prometteva di gran cose. Eravi anche apparenza che lacontessa Matilda, quasi unico antemurale della parte cattolica in Italia, per difetto non già di volontà, ma di forze, avesse da cedere alla potenza d'Arrigo. Contuttociò mirabil fu la costanza ed intrepidezza di Gregorio; nè si lasciò egli mai piegare ad alcuna viltà. Animo a lui fra i mezzi umani faceva la speranza di essere soccorso daRoberto Guiscardo, e il vedere i Romani concordi per sostenerlo. Se si ha a credere agli storici fiorentini, Arrigo assediò inutilmente Firenze dall'aprile fino al dì 21 di luglio. Il Villani[Giovanni Villani, lib. 4, cap. 23. Ammirati, Istor. di Firenze, cap. 1.]scrive che nel dì 12 d'aprile terminò quell'assedio. Comunque sia, certo è che comparve circa la Pentecoste coll'esercito e coll'antipapa a Roma il re Arrigo[Cardinal. de Aragonia, in Vita Gregor. VII.]. Trovò quella città ben disposta alla difesa, e fu non men egli che Guiberto onorato di quanti ingiuriosi titoli e villanie seppe inventare la satirica facondia di quel popolo. Accampossi nel prato di Nerone, aspettando pure di far qualche bel colpo; ma inutilmente tutto, perchè odiato da' Romani tutti. Intanto gli aderenti suoi di Lombardia faceano guerra alle terre della contessa Matilda, devastando paesi, assediando castella, ma con ritrovar dappertutto nelle di lei genti il coraggio della medesima principessa.Ne fa menzion Donizone[Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 1.], ma con tacerne una a lui svantaggiosa, discoperta nondimeno dall'avveduto Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.]. Cioè, che in questi tempi cotanto prevalse in Lucca la fazione degli scismatici, istigata principalmente da alcuni scapestrati del clero, che quella città si ribellò alla contessa Matilda e si diede ad Arrigo. Ciò si ricava dai diplomi di esso re, dati in quest'anno a que' cittadini, e alle chiese di essa città, de' quali fa anche menzione Tolomeo da Lucca[Ptolom. Lucens., Annal., tom. 1 Rerum Ital.]. Di questa ribellione eziandio siamo assicurati dall'autore della Vita di santo Anselmo vescovo di Lucca, il quale in tal congiuntura fu cacciato dalla sua sedia, e si ricoverò sotto la protezion di Matilde, senza più potere ricuperar quella chiesa, in cui fu intruso al dispetto dei sacri canoni un Pietro diacono, fiero fomentatore del partito del re. Intanto i Sassoni e varii principi e vescovi di Germania, co' quali Arrigo aveva indarno trattato di tregua, per potere con più sicurezza far guerra a papa Gregorio, tennero una solenne dieta[Bertholdus Constantiensis, in Chron.], con eleggere in essa un re nuovo, cioèErmanno di LucemburgoLorenese, nella vigilia di san Lorenzo. Non è in questo luogo da seguitare il Baronio nè il p. Pagi, che fidatisi di Mariano Scoto, della Cronica d'Ildeseim, e di qualche altro minore storico, differirono sino all'anno seguente la promozione diErmanno. Bertoldo da Costanza, uno dei migliori scrittori di questi avvenimenti, ci assicura ch'egli fu promosso alla corona in quest'anno. Così ha anche Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], così la Cronica di Augusta[Chron. Augustan.]; e, quel che più importa, Brunone storico contemporaneo della guerra di Sassonia[Bruno, Hist. Bell. Saxon.], e che ne termina la descrizione in quest'anno, scrive chein natali sancti Stephani protomartyris, a Sigefredomoguntinae sedis archiepiscopo Hermannus in regem venerabiliter est unctus, quum jam MLXXXII annus Incarnationis dominicae fuisset inceptus. Cominciavano i Tedeschi nel Natale del Signore l'anno nuovo. Perciò alcuni autori mettono il principio del suo regno nell'anno seguente, perchè egli fu coronato nella festa di santo Stefano. Mariano Scoto negli ultimi tre anni della sua Cronica ha degli anacronismi che non si possono salvare. E forse quella è una giunta fatta da qualche penna posteriore; eppure egli si scuopre mal informato.
Ora per disturbar la dieta e l'elezione suddetta che dissi fatta nella vigilia di san Lorenzo di quest'anno, erano accorsi i principi fedeli ad Arrigo con assaissime squadre d'armati. L'esercito loro di molto superava in numero quello di Ermanno. Contuttociò, passata la festa di san Lorenzo, il novello re insieme conGuelfo ducadi Baviera all'improvviso andò ad assalirli nel luogo di Hoctet, celebre per una gran giornata campale de' nostri giorni, e gli sconfisse. Assediò dipoi Augusta, e, non potendola vincere, si rivolse ad altre parti della Germania. Finalmente ben accolto dai Sassoni, nella festa di santo Stefano di quest'anno, siccome dissi, daSigefredo arcivescovodi Magonza ricevette la corona e la consecrazion regale. Mentre se ne stava attendato l'esercito di Arrigo intorno alla città leonina, valorosamente difesa dai Romani, cominciò l'aria, anche allora malsana di quei contorni, a far guerra a lui e a' suoi soldati. Non poche migliaia vi lasciarono per le infermità la vita; laonde, non potendo egli reggere a questa persecuzione, giudicò meglio di levare il campo e di ritornarsene in Toscana. Dalle memorie del Fiorentini suddetto costa ch'egli tuttavia dimorava all'assedio di Roma nel dì 23 di giugno. Poscia si truova in Lucca nel dì 25 di luglio. Un suo diploma, da me dato alla luce nelle Antichità italiane[Antiquitat. Italic., Dissert. XXXI, pag. 949.], cel fa vedere ivi nel dì 19 d'esso mesedi luglio. Di là, se vogliamo stare all'asserzione di Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn. lib. 5.], si ridusse a Ravenna, e in quelle parti svernò. Fu in questi tempi ch'egli tentò di tirar dalla suaRoberto Guiscardoduca di Puglia, con proporre il matrimonio diCorradosuo figlio con una figliuola del medesimo Roberto. Ma il duca stette forte nell'unione col papa. Niuno aiuto nondimeno, benchè richiesto, potè o volle dare allo stesso papa, perchè allora ad altro non miravano le sue vaste idee che a stendere le sue conquiste nell'imperio de' Greci, forse con isperanza di farsi imperadore d'Oriente. A questo fine fece un gran preparamento di navi e di gente in Brindisi e in Otranto, e con questa poderosa armata, dopo aver dichiarato principe di Puglia e Sicilia e suo erede il figlioRuggieri, mosse contra de' Greci, menando seco il suo creduto finto imperadore Michele. S'impadronì dell'isola di Corfù, prese Botontrò e la Vallona, e s'inviò per mettere l'assedio alla forte città di Durazzo. Anna Comnena nella sua Alessiade scrive[Anna Comnena, Alexiad., lib. 1. Malaterra, lib. 3, cap. 24.], che la di lui armata navale patì una fiera burrasca, e che vi perì gran copia di gente e di navi; ma che nulla potendo atterrire il cuore intrepido di Roberto, egli continuò il suo viaggio contra di Durazzo. Seco eraBoamondo, a lui nato dalla prima moglie, che nel valore e nella maestria della guerra, benchè giovane, compariva veterano, eletto perciò generale dell'armata dal padre. Fu dunque dato principio all'assedio di quella città. In questo medesimo anno avendoAlessio Comnenoguadagnato in suo favore l'esercito greco, fu proclamato imperadore nel dì primo d'aprile in Andrinopoli[Zonar., in Annal. Anna Comnena, Alex., lib. 3.], e passato a Costantinopoli, quivi si fece solennemente imporre la corona imperiale. Trovavasi allora gravemente oppressol'imperio orientale dai Turchi, che aveano eletta per lor capitale Nicea, e vivamente era minacciato da Roberto Guiscardo nella Dalmazia.
Fece egli perciò pace co' Turchi; e per resistere al Guiscardo, spedì lettere e ambasciatori al papa, al re Arrigo, ed anche a quasi tutti i principi d'Occidente, senza che alcuno volesse alzare un dito contro ai Normanni. I soli Veneziani, sempre fin qui uniti co' Greci, in aiuto di lui concorsero con un'armata navale. Guglielmo pugliese[Guilielm. Apulus, lib. 4.]ci fa conoscere con un superbo elogio, come già fosse cresciuta fin d'allora la potenza veneta, con dire d'essa flotta:
..... Illam populosa Venetia misit,Imperii prece, dives opum, divesque virorum,Qua sinus Adriacis interlitus ultimus undisSubjacet Arcturo. Sunt hujus moenia gentisCircumspecta mari nec ab aedibus alter ad aedesAlterius transire potest, nisi lintre vehatur.Semper aquis habitant. Gens nulla valentior istaÆquoreis bellis, ratiumque per aequora ductu.
..... Illam populosa Venetia misit,
Imperii prece, dives opum, divesque virorum,
Qua sinus Adriacis interlitus ultimus undis
Subjacet Arcturo. Sunt hujus moenia gentis
Circumspecta mari nec ab aedibus alter ad aedes
Alterius transire potest, nisi lintre vehatur.
Semper aquis habitant. Gens nulla valentior ista
Æquoreis bellis, ratiumque per aequora ductu.
Colla bravura e sperienza di questa gente non era da mettere a fronte l'armata marittima de' Normanni; però non è da maravigliarsi se da essi assalita ne restò sconfitta, e fu in pericolo di lasciarvi la vita lo stesso Boamondo figliuol di Roberto. Buon soccorso di vettovaglie recarono i veneti vincitori all'assediata città. Ma non per questo il duca Roberto punto si smarri; nè perchè la peste entrata ne' cavalli della sua armata ne facesse strage, desistè punto dall'impresa. Fece fabbricar nuovi legni, fece venir nuove genti, e più che mai con torri e macchine militari tornò a tempestare la città di Durazzo. Ma eccoti nel mese d'ottobre lo stessoimperador Alessioin persona con una formidabile armata di Greci, Turchi ed altre nazioni venire al soccorso. V'ha degli autori[Petrus Diacon., Chron. Casinen., lib. 3, cap. 49.]che fanno ascendere fino a cento settanta mila l'esercito de' Greci. Quelcentovi è di più. IlMalaterra[Malaterra, lib. 3, cap. 27.]infatti parla di soli settanta mila. Non più di quindici mila ne aveva Roberto, ed altri scrivono anche molto meno. Si venne ad una terribil battaglia; vi fecero i Normanni delle prodezze inudite, talmente che Anna Comnena figliuola del suddetto Alessio, tuttochè cotanto sparli della nascita e delle azioni del duca Roberto, pure non potè di meno di non riconoscere in lui le virtù de' bellicosi eroi. Sbaragliarono i Romani l'armata greca, e nel conflitto perirono circa cinque o sei mila persone dalla parte di Alessio, e fra questi il giovaneCostantino, genero del medesimo Roberto, dianzi dallo scaltro Alessio restituito a' primieri onori. Restovvi morto ancora il finto imperadore Michele. Innumerabile e ricchissima preda toccò ai vincitori; ed Alessio, che in una terra vicina stava aspettando l'avviso della rotta di Roberto, tenendosela come in pugno, avvertito dell'esito contrario, diede di sproni alla volta di Costantinopoli. Dopo questa felice impresa tornò il duca Roberto a mettere l'interrotto assedio a Durazzo, ridendosi di que' cittadini che vantavano posto quel nome alla loro città, perchè era piazza dura ed inespugnabile[Alberic. Monachus, in Chronico.], ed anch'egli scherzando dicea d'aver nome Durando, e che se s'accorgerebbono i Durazzesi, perchè farebbe durar quell'assedio finchè gli avesse ammolliti e domi. Sotto quella città passò egli tutto il seguente verno. Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]mette questa campal battaglia sotto l'anno seguente, perchè incomincia l'anno in settembre; e questa succedette nel giorno di san Luca nel mese d'ottobre. Intanto ilconte Ruggieri[Anonymus Barensis apud Peregrinum.]in Sicilia, essendosi a lui ribellata la città di Geraci, colla forza costrinse quel popolo a tornare all'ubbidienza sua. Vedesi dato in questo anno dal re Arrigo un diploma in favore del monistero di santo Eugenio posto nelcontado di Siena[Antiquit. Italic., Dissert. LXXII.],Indictione quarta, III nonas junii. Actum Romae: il che ci porge motivo giusto di credere che anche Siena seguitasse l'esempio di Lucca, con ribellarsi alla contessa Matilde e darsi al medesimo Arrigo. Anche Giugurta Tomasi[Tomasi, Istor. di Siena lib. 3.]è di parere che i Sanesi seguitassero il partito d'esso re Arrigo. Scrive più d'uno storico che in questo anno laregina Bertapartorì ad Arrigo il secondogenito, che fu poiArrigo Vfra i re, e il IV fra gl'imperadori. Erasi già impadronito d'Ascoli il duca Roberto. Qualche tumulto o sedizione dovette nell'anno presente succedere in quella città, perciocchè sappiamo da Romoaldo salernitano[Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7 Rer. Ital.], che accorso il principeRuggieri, figliuolo d'esso duca, fece smantellar le mura di quella città, e diede il fuoco alle case. Sotto quest'anno ancora narra Alberico monaco de' tre Fonti[Alberic. Monachus, Chron. apud Leibnit.]cheMatilda marchesanadi Toscana concedette al vescovo di Verdun la badia delle monache di Guisa, a lei, come si può credere, pervenuta per eredità della duchessa Beatrice sua madre. Certamente ella possedeva di là da' monti beni e Stati di ragione d'essa sua genitrice.