MLXXXIV

MLXXXIVAnno diCristoMLXXXIV. IndizioneVII.GregorioVII papa 12.ArrigoIV re 29, imperad. 1.Secondochè abbiamo da Anna Comnena[Anna Comnena, lib. 3.], il grecoimperadore Alessiosuo padre avea inviato al reArrigocento quaranta quattro mila scudi d'oro, e cento pezze di scarlatto, per indurlo a muovere guerra alduca Roberto. Ma, per quanto scrisse Bertoldo da Costanza[Bertholdus, Constantiensis, in Chron.], Arrigo si servì di tutto quest'oro per abbagliare e guadagnare il basso popolo romano in suo favore. Vero è raccontarsi dall'Annalista Sassone[Annalista Saxo, apud Ecchardum.], ch'egli sul principio di febbraio entrò nella Campania, e prese gran parte della Puglia. Ma di ciò niun altro storico parla. Poscia fu dagli ambasciatori romani invitato ad entrar pacificamente in Roma. Gli fu infatti aperta la porta lateranense nel giovedì prima delle palme, cioè nel dì 21 di marzo di quest'anno: con che egli simise in possesso del palazzo lateranense e di tutti i ponti, e presso a poco d'ogni luogo forte di Roma. Ebbe tempo ilpontefice Gregoriodi salvarsi in castello Sant'Angelo. E perciocchè la maggior parte dei nobili teneva pel papa, volle Arrigo da essi cinquanta ostaggi. Nel dì seguente, come lasciò scritto l'abbate Urspergense[Urspergensis, in Chron.], fece accettare dal popolo il suo antipapa Guiberto; e questi nella seguente domenica delle Palme fu poi consecrato, non già dai vescovi d'Ostia, di Porto e d'Albano, a' quali appartiene, ma bensì dai vescovi di Modena e di Arezzo, come ha Bertoldo da Costanza, oppure da quei di Bologna, Modena e Cervia, come s'ha dalla Vita d'esso papa Gregorio[Cardinal. de Aragon., in Vit. Gregor. VII.], conservata a noi dal cardinale d'Aragona. Altri danno questo brutto onore a quel di Cremona, in vece di quello di Cervia. Guiberto, se non prima, assunse allora il nomo di Clemente III. Venuto il giorno santo di Pasqua, cioè nel dì 31 di marzo, l'antipapa ed Arrigo s'incamminarono alla volta di San Pietro; ma si trovò una squadra di gente fedele al papa che volle impedire il lor passaggio, ed uccise o ferì quaranta degli Enriciani. Contuttociò nella basilica vaticana ricevette Arrigo dalle mani del sacrilego antipapa la corona imperiale e il titolo d'imperadore Augusto. Tale il chiamerò anch'io, come han fatto tanti altri, quantunque illegittimo imperadore, perchè unto e coronato da un usurpatore del romano pontificato; giacchè neppure i Romani poteano privare di questo diritto il papa legittimo tuttavia vivente. Ascese poscia Arrigo nel Campidoglio, atterrò tutte le case de' Corsi, cominciò ad abitare in Roma, come in sua propria casa. Vi restava ancora il Septisolio, creduto da alcuni di Septizonio, antico e maestevol mausoleo, dove s'era fatto forte Rustico nipote di papa Gregorio. A questo sito mise Arrigo l'assedio, e cominciò con varie macchine a batterlo; ma eccotiuna nuova che gli fece mutar pensiero. Allorchè vide il pontefice Gregorio quanto poco egli si potesse fidare del popolo romano, e fu astretto a ricoverarsi in castello Sant'Angelo, immantenente scrisse e spedì messi al ducaRoberto Guiscardo, ricordandogli l'obbligo, le promesse e la congiuntura pressante di recargli soccorso. Questo bastò perchè Roberto, il quale si trovava allora in Puglia, e non già in Albania, allestisse un copioso esercito, capace di soccorrere il papa. Dopo di che si mise animosamente in viaggio alla volta di Roma. Informato di questa spedizione[Petrus Diaconus, Chron. Casin., lib. 3.]Desiderio abbatedi Monte Casino, ne spedì tosto l'avviso segretamente a papa Gregorio per fargli conoscere vicina la sua liberazione, ed anche segretamente all'Augusto Arrigo, acciocchè egli prendesse la risoluzione che infatti prese. Non si può negare[Pandulfus Pisan., in Vit. Gregor. VII, P. I, tom. 3 Rer. Italic.]: quasi tutto il popolo romano era per esso Arrigo, ed aveva assediato il papa in castello Santo Angelo, con alzarvi un muro incontro, acciocchè niuno potesse entrarvi od uscirne. Contuttociò neppure fidandosi Arrigo di una città chiamatavenaledallo stesso autore della Vita di Gregorio VII, e trovandosi ivi con poca guarnigione delle sue genti, determinò di sloggiare. Veniva[Guillelmus Apulus, lib. 4 Poemat.]Roberto con grande sforzo di milizie, cioè con sei mila cavalli, e trenta mila fanti, ed oltre a ciò, il solo suo nome e la riputazione d'invitto capitano valeva un mezzo esercito: laonde non parve bene ad Arrigo di aspettarlo. Tre giorni dunque prima che Roberto arrivasse, fece una bella allocuzione a tutti i Romani, con espor loro la necessità di venire per suoi affari in Lombardia, pregandoli di aver cura della città, e promettendo di far per loro delle maravigliose cose in ritornando. Quindi si ridusse coll'antipapa a Cività Castellana, e di là s'inviò verso Siena.Non mancavano a papa Gregorio aderenti in Roma, specialmente fra la nobiltà. Scrivono alcuni che, per concerto precedentemente fatto, e suggerito da Cencio console de' Romani, fu attaccato in più luoghi della città il fuoco; e mentre il popolo si trovava impegnato per estinguere l'incendio, Roberto fu messo entro la città per la porta Flaminia. Altri dicono che, dopo esser egli entrato, i Romani presero l'armi contra di lui, ma senza potergli nuocere. Ed egli, all'incontro, diede alle fiamme e distrusse affatto tutta la parte di Roma, dove son le chiese di san Silvestro e di san Lorenzo in Lucina, oppure tutto il rione del Laterano fino al Colisseo. Anzi, secondo Bertoldo da Costanza[Bertholdus, Constantiensis, in Chron.], diede il sacco a tutta la città, e la maggior parte d'essa ridusse in mucchi di sassi, con isvergognar le donne e le monache stesse, e commettere tutti gli altri eccessi che accompagnano un saccheggio militare. Landolfo Seniore, storico milanese di questi tempi[Landulfus Senior, Histor. Mediolan., lib. 4, cap. 3.], ci lasciò un orrido ritratto di questo fatto: e non è da maravigliarsene, perchè Roberto menò seco una gran quantità di Saraceni a quell'impresa, nemici del cristianesimo, e nati per esterminar ogni cosa. Romoaldo Salernitano scrisse[Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7 Rerum Italicarum.]ch'egli incendiò Roma dal palazzo lateranense fino a castello Sant'Angelo: il che forse non merita molta credenza. Nè tardò Roberto a presentarsi davanti ad esso castello, e a liberare il papa con rimetterlo nel Laterano. Goffredo Malaterra notò[Gaufrid. Malaterra, Hist., lib. 3, cap. 37.]che Roberto con una scalata entrò in Roma, liberò il papa, e condusselo al Laterano. Da lì a tre dì i Romani presero l'armi contra de' Normanni. Roberto allora gridòfuoco, e perciò la maggior parte della città restò incendiata, e i Romani per forza si acconciarono col papa. Fermossi dipoi per alquanti giorni in quellacittà Roberto; nel qual tempo fece schiavi assaissimi di que' perfidi cittadini, ed altri ne castigò con varie pene. Lo stesso papa tenne l'ultimo de' suoi concilii romani, dove fulminò di nuovo la scomunica contra di Guiberto e di Arrigo. Partissi finalmente di Roma il Guiscardo, e, secondo l'autore della Vita di papa Gregorio[Cardin. de Aragon., in Vit. Gregor. VII.], lasciò esso pontefice nel palazzo lateranense. Ma più peso ha qui da avere l'asserzione di Pietro Diacono, di Pandolfo Pisano, di Lupo Protospata e d'altri, che ci assicurano che il pontefice non credendosi sicuro fra gli incostanti ed infedeli Romani, irritati ancora dall'aspro trattamento fatto in questa congiuntura a loro e alla città, se ne andò con esso Roberto a Monte Casino, e di là alla forte città di Salerno. Non potè di meno lo stesso Malaterra di non alzar la voce contra di Roma, allora sì ingrata ad un pontefice di virtù cotanto eminenti, con dire fra l'altre cose[Malaterra, lib. 3, cap. 38.]:Leges tuae depravatae plenae falsitatibus.In te cuncta prava vigente luxus, avaritia,Fides nulla, nullus ordo. Pestis simoniacaGravat omnes fines tuos. Cuncta sunt venalia.Per te ruit sacer ordo, a qua primum prodiit.Non sufficit papa unus: binis gaudes infulis.Fides tua solidatur sumptibus exhibitis.Dum stat iste, pulsas illum; hoc cessante revocas;Illo istum minitaris. Sic imples marsupias.In questi medesimi tempi non istavano in ozio i partigiani d'Arrigo in Lombardia, paese dove pochi si contavano aderenti al papa. Sosteneva nondimeno questo altro partito vigorosamente lacontessa Matilda, principessa nell'amor della religione a niuno seconda, e superiore al suo sesso nella politica e nella conoscenza dell'arte militare. Un fatto avvenne che recò a lei gran gloria, e rincorò chiunque manteneva buon cuore per la parte pontificia. Donizone[Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 3.]pare che lo riferisca ad alcuno degli anni seguenti. Ma Bertoldo da Costanza[Bertholdus Constantiensis, in Chron.]e l'autore della Vitadi santo Anselmo ne parlano all'anno presente. Cioè non fu sì tosto giunto in Lombardia Arrigo IV, che ordinò ai vescovi e marchesi di mettere insieme un buon esercito con voce (finta o vera, non so) di voler tornare alla volta di Roma. I fatti furono diversi. Mosse egli nuova guerra alla contessa Matilda, e spedì quell'esercito sul Modenese, da cui fu impreso l'assedio del castello di Sorbara. Benchè la contessa tanta gente non avesse da potersi cimentare con sì poderosa armata, tuttavia, avendo dalle spie inteso che quegli assedianti, senza curarsi di guardie, se ne stavano alla balorda nel loro campo sotto Sorbara, una notte, quando men se l'aspettavano, mandò le sue milizie ad assalirli. Ne riportò (forse nel mese di luglio) un'insigne vittoria, fece prigioneEberardo vescovodi Parma con cento dei migliori soldati, sei capitani, più di cinquecento cavalli, assaissime armature, e l'equipaggio del campo de' nemici. Ilmarchese Obertogenerale di quell'armi con assai ferite si diede alla fuga; eGandolfo vescovodi Reggio, scappato nudo, per tre dì stette nascoso in uno spinaio. In quest'anno ancoraGuelfo ducadi Baviera, presa la città d'Augusta, e cacciatoneSigefredo vescovoscismatico, pose in quella sediaWigoldopastore legittimo. Ma Arrigo, che era nel dì 19 di giugno in Verona, ed ivi confermò i privilegii a que' canonici[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Veronens.], ad avea nel dì 17 confermati i suoi beni al monistero di san Zenone[Antiquit. Italic., Dissert. XIII.], essendo passato sul principio d'agosto in Germania, ed avendo assediata la medesima città di Augusta, la costrinse anch'egli alla resa. Dacchè fu sbrigato dagli affari pontificii Roberto Guiscardo[Anna Comnena, Alexiad., lib. 5.], venne a trovarloBoamondosuo figliuolo, per ottener soccorso di gente e di danaro, perchè l'esercito di lui lasciato in Albania, non correndo le paghe, minacciava di rivoltarsi,e l'imperadore Alessiosegretamente avea fatto offerir loro di soddisfarli. Era in collera Roberto contra diGiordano principedi Capoa[Guillelmus Apulus, lib. 5.], perchè avesse ricevuta da Arrigo l'investitura degli Stati, e gli mosse guerra per questo, con dare a ferro e fuoco parte del di lui paese. Forse passò l'affare di concerto fra loro, acciocchè Giordano avesse un apparente motivo di rinunziare all'aderenza dell'imperadore, e di riunirsi con papa Gregorio, siccome in effetto seguì. Goffredo Malaterra scrive che questa mossa di Roberto contra di Giordano accadde molto prima ch'egli andasse a liberar il papa dall'assedio di Roma. Fece Roberto consecrare da esso pontefice la magnifica chiesa ch'egli avea fabbricata in Salerno; e ciò fatto, attese ad una strepitosa spedizione in Albania contra del greco Augusto. Sul principio dunque dell'autunno, seco conducendo ancheRuggierialtro suo figliuolo, con una poderosa armata navale di gente e di cavalli passò il mare[Idem, lib. 4.]. Nel mese di novembre venne a battaglia colla flotta de' Greci e Veneti con tanto vigore, che la sbaragliò; prese alcune delle loro navi; due cogli uomini ne affondò, da due mila n'ebbe prigionieri, ed alcuni migliaia d'uomini dalla parte d'essi Greci e Veneziani vi perirono. Anna Comnena scrive che due vittorie contro i Normanni aveano prima riportate in quest'anno i Veneziani: del che niuna menzione vien fatta dagli altri storici. Confessa dipoi essa istorica la terribil rotta suddetta, loro data dal Guiscardo, la qual fu cagione che si sciogliesse l'assedio di Corfù, già incominciato dai Greci. Svernò in quelle parti Roberto, macchinando sempre maggiori imprese contra del greco Augusto. Abbiamo dal Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]cheVitale Faledro, con prevalersi della disgrazia succeduta alla flotta veneta spedita in favore de' Greci, suscitò l'odio del popolo veneto contra diDomenico Silviolorodoge; ed aggiunti poi donativi e promesse, tanto fece che esso Domenico fu deposto. Dopo di che fu egli sostituito nella medesima dignità. Appresso scrive, avere Vitale inviati a Costantinopoli i suoi legati che gli ottenessero dall'Augusto Alessioil titolo di protosebasto: perlochè da lì innanzi il doge veneto cominciò ad intitolarsidux Dalmatiae et Croatiae, et imperialis protosevastos. Confermò in quest'anno Arrigo imperadore tutti i suoi privilegii e beni al monistero di Farfa, come costa dal suo diploma inserito nella Cronica farfense[Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]. Que' monaci riconosceano allora per papa Guiberto, e tenevano saldo il partito d'Arrigo.

Secondochè abbiamo da Anna Comnena[Anna Comnena, lib. 3.], il grecoimperadore Alessiosuo padre avea inviato al reArrigocento quaranta quattro mila scudi d'oro, e cento pezze di scarlatto, per indurlo a muovere guerra alduca Roberto. Ma, per quanto scrisse Bertoldo da Costanza[Bertholdus, Constantiensis, in Chron.], Arrigo si servì di tutto quest'oro per abbagliare e guadagnare il basso popolo romano in suo favore. Vero è raccontarsi dall'Annalista Sassone[Annalista Saxo, apud Ecchardum.], ch'egli sul principio di febbraio entrò nella Campania, e prese gran parte della Puglia. Ma di ciò niun altro storico parla. Poscia fu dagli ambasciatori romani invitato ad entrar pacificamente in Roma. Gli fu infatti aperta la porta lateranense nel giovedì prima delle palme, cioè nel dì 21 di marzo di quest'anno: con che egli simise in possesso del palazzo lateranense e di tutti i ponti, e presso a poco d'ogni luogo forte di Roma. Ebbe tempo ilpontefice Gregoriodi salvarsi in castello Sant'Angelo. E perciocchè la maggior parte dei nobili teneva pel papa, volle Arrigo da essi cinquanta ostaggi. Nel dì seguente, come lasciò scritto l'abbate Urspergense[Urspergensis, in Chron.], fece accettare dal popolo il suo antipapa Guiberto; e questi nella seguente domenica delle Palme fu poi consecrato, non già dai vescovi d'Ostia, di Porto e d'Albano, a' quali appartiene, ma bensì dai vescovi di Modena e di Arezzo, come ha Bertoldo da Costanza, oppure da quei di Bologna, Modena e Cervia, come s'ha dalla Vita d'esso papa Gregorio[Cardinal. de Aragon., in Vit. Gregor. VII.], conservata a noi dal cardinale d'Aragona. Altri danno questo brutto onore a quel di Cremona, in vece di quello di Cervia. Guiberto, se non prima, assunse allora il nomo di Clemente III. Venuto il giorno santo di Pasqua, cioè nel dì 31 di marzo, l'antipapa ed Arrigo s'incamminarono alla volta di San Pietro; ma si trovò una squadra di gente fedele al papa che volle impedire il lor passaggio, ed uccise o ferì quaranta degli Enriciani. Contuttociò nella basilica vaticana ricevette Arrigo dalle mani del sacrilego antipapa la corona imperiale e il titolo d'imperadore Augusto. Tale il chiamerò anch'io, come han fatto tanti altri, quantunque illegittimo imperadore, perchè unto e coronato da un usurpatore del romano pontificato; giacchè neppure i Romani poteano privare di questo diritto il papa legittimo tuttavia vivente. Ascese poscia Arrigo nel Campidoglio, atterrò tutte le case de' Corsi, cominciò ad abitare in Roma, come in sua propria casa. Vi restava ancora il Septisolio, creduto da alcuni di Septizonio, antico e maestevol mausoleo, dove s'era fatto forte Rustico nipote di papa Gregorio. A questo sito mise Arrigo l'assedio, e cominciò con varie macchine a batterlo; ma eccotiuna nuova che gli fece mutar pensiero. Allorchè vide il pontefice Gregorio quanto poco egli si potesse fidare del popolo romano, e fu astretto a ricoverarsi in castello Sant'Angelo, immantenente scrisse e spedì messi al ducaRoberto Guiscardo, ricordandogli l'obbligo, le promesse e la congiuntura pressante di recargli soccorso. Questo bastò perchè Roberto, il quale si trovava allora in Puglia, e non già in Albania, allestisse un copioso esercito, capace di soccorrere il papa. Dopo di che si mise animosamente in viaggio alla volta di Roma. Informato di questa spedizione[Petrus Diaconus, Chron. Casin., lib. 3.]Desiderio abbatedi Monte Casino, ne spedì tosto l'avviso segretamente a papa Gregorio per fargli conoscere vicina la sua liberazione, ed anche segretamente all'Augusto Arrigo, acciocchè egli prendesse la risoluzione che infatti prese. Non si può negare[Pandulfus Pisan., in Vit. Gregor. VII, P. I, tom. 3 Rer. Italic.]: quasi tutto il popolo romano era per esso Arrigo, ed aveva assediato il papa in castello Santo Angelo, con alzarvi un muro incontro, acciocchè niuno potesse entrarvi od uscirne. Contuttociò neppure fidandosi Arrigo di una città chiamatavenaledallo stesso autore della Vita di Gregorio VII, e trovandosi ivi con poca guarnigione delle sue genti, determinò di sloggiare. Veniva[Guillelmus Apulus, lib. 4 Poemat.]Roberto con grande sforzo di milizie, cioè con sei mila cavalli, e trenta mila fanti, ed oltre a ciò, il solo suo nome e la riputazione d'invitto capitano valeva un mezzo esercito: laonde non parve bene ad Arrigo di aspettarlo. Tre giorni dunque prima che Roberto arrivasse, fece una bella allocuzione a tutti i Romani, con espor loro la necessità di venire per suoi affari in Lombardia, pregandoli di aver cura della città, e promettendo di far per loro delle maravigliose cose in ritornando. Quindi si ridusse coll'antipapa a Cività Castellana, e di là s'inviò verso Siena.

Non mancavano a papa Gregorio aderenti in Roma, specialmente fra la nobiltà. Scrivono alcuni che, per concerto precedentemente fatto, e suggerito da Cencio console de' Romani, fu attaccato in più luoghi della città il fuoco; e mentre il popolo si trovava impegnato per estinguere l'incendio, Roberto fu messo entro la città per la porta Flaminia. Altri dicono che, dopo esser egli entrato, i Romani presero l'armi contra di lui, ma senza potergli nuocere. Ed egli, all'incontro, diede alle fiamme e distrusse affatto tutta la parte di Roma, dove son le chiese di san Silvestro e di san Lorenzo in Lucina, oppure tutto il rione del Laterano fino al Colisseo. Anzi, secondo Bertoldo da Costanza[Bertholdus, Constantiensis, in Chron.], diede il sacco a tutta la città, e la maggior parte d'essa ridusse in mucchi di sassi, con isvergognar le donne e le monache stesse, e commettere tutti gli altri eccessi che accompagnano un saccheggio militare. Landolfo Seniore, storico milanese di questi tempi[Landulfus Senior, Histor. Mediolan., lib. 4, cap. 3.], ci lasciò un orrido ritratto di questo fatto: e non è da maravigliarsene, perchè Roberto menò seco una gran quantità di Saraceni a quell'impresa, nemici del cristianesimo, e nati per esterminar ogni cosa. Romoaldo Salernitano scrisse[Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7 Rerum Italicarum.]ch'egli incendiò Roma dal palazzo lateranense fino a castello Sant'Angelo: il che forse non merita molta credenza. Nè tardò Roberto a presentarsi davanti ad esso castello, e a liberare il papa con rimetterlo nel Laterano. Goffredo Malaterra notò[Gaufrid. Malaterra, Hist., lib. 3, cap. 37.]che Roberto con una scalata entrò in Roma, liberò il papa, e condusselo al Laterano. Da lì a tre dì i Romani presero l'armi contra de' Normanni. Roberto allora gridòfuoco, e perciò la maggior parte della città restò incendiata, e i Romani per forza si acconciarono col papa. Fermossi dipoi per alquanti giorni in quellacittà Roberto; nel qual tempo fece schiavi assaissimi di que' perfidi cittadini, ed altri ne castigò con varie pene. Lo stesso papa tenne l'ultimo de' suoi concilii romani, dove fulminò di nuovo la scomunica contra di Guiberto e di Arrigo. Partissi finalmente di Roma il Guiscardo, e, secondo l'autore della Vita di papa Gregorio[Cardin. de Aragon., in Vit. Gregor. VII.], lasciò esso pontefice nel palazzo lateranense. Ma più peso ha qui da avere l'asserzione di Pietro Diacono, di Pandolfo Pisano, di Lupo Protospata e d'altri, che ci assicurano che il pontefice non credendosi sicuro fra gli incostanti ed infedeli Romani, irritati ancora dall'aspro trattamento fatto in questa congiuntura a loro e alla città, se ne andò con esso Roberto a Monte Casino, e di là alla forte città di Salerno. Non potè di meno lo stesso Malaterra di non alzar la voce contra di Roma, allora sì ingrata ad un pontefice di virtù cotanto eminenti, con dire fra l'altre cose[Malaterra, lib. 3, cap. 38.]:

Leges tuae depravatae plenae falsitatibus.In te cuncta prava vigente luxus, avaritia,Fides nulla, nullus ordo. Pestis simoniacaGravat omnes fines tuos. Cuncta sunt venalia.Per te ruit sacer ordo, a qua primum prodiit.Non sufficit papa unus: binis gaudes infulis.Fides tua solidatur sumptibus exhibitis.Dum stat iste, pulsas illum; hoc cessante revocas;Illo istum minitaris. Sic imples marsupias.

Leges tuae depravatae plenae falsitatibus.

In te cuncta prava vigente luxus, avaritia,

Fides nulla, nullus ordo. Pestis simoniaca

Gravat omnes fines tuos. Cuncta sunt venalia.

Per te ruit sacer ordo, a qua primum prodiit.

Non sufficit papa unus: binis gaudes infulis.

Fides tua solidatur sumptibus exhibitis.

Dum stat iste, pulsas illum; hoc cessante revocas;

Illo istum minitaris. Sic imples marsupias.

In questi medesimi tempi non istavano in ozio i partigiani d'Arrigo in Lombardia, paese dove pochi si contavano aderenti al papa. Sosteneva nondimeno questo altro partito vigorosamente lacontessa Matilda, principessa nell'amor della religione a niuno seconda, e superiore al suo sesso nella politica e nella conoscenza dell'arte militare. Un fatto avvenne che recò a lei gran gloria, e rincorò chiunque manteneva buon cuore per la parte pontificia. Donizone[Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 3.]pare che lo riferisca ad alcuno degli anni seguenti. Ma Bertoldo da Costanza[Bertholdus Constantiensis, in Chron.]e l'autore della Vitadi santo Anselmo ne parlano all'anno presente. Cioè non fu sì tosto giunto in Lombardia Arrigo IV, che ordinò ai vescovi e marchesi di mettere insieme un buon esercito con voce (finta o vera, non so) di voler tornare alla volta di Roma. I fatti furono diversi. Mosse egli nuova guerra alla contessa Matilda, e spedì quell'esercito sul Modenese, da cui fu impreso l'assedio del castello di Sorbara. Benchè la contessa tanta gente non avesse da potersi cimentare con sì poderosa armata, tuttavia, avendo dalle spie inteso che quegli assedianti, senza curarsi di guardie, se ne stavano alla balorda nel loro campo sotto Sorbara, una notte, quando men se l'aspettavano, mandò le sue milizie ad assalirli. Ne riportò (forse nel mese di luglio) un'insigne vittoria, fece prigioneEberardo vescovodi Parma con cento dei migliori soldati, sei capitani, più di cinquecento cavalli, assaissime armature, e l'equipaggio del campo de' nemici. Ilmarchese Obertogenerale di quell'armi con assai ferite si diede alla fuga; eGandolfo vescovodi Reggio, scappato nudo, per tre dì stette nascoso in uno spinaio. In quest'anno ancoraGuelfo ducadi Baviera, presa la città d'Augusta, e cacciatoneSigefredo vescovoscismatico, pose in quella sediaWigoldopastore legittimo. Ma Arrigo, che era nel dì 19 di giugno in Verona, ed ivi confermò i privilegii a que' canonici[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Veronens.], ad avea nel dì 17 confermati i suoi beni al monistero di san Zenone[Antiquit. Italic., Dissert. XIII.], essendo passato sul principio d'agosto in Germania, ed avendo assediata la medesima città di Augusta, la costrinse anch'egli alla resa. Dacchè fu sbrigato dagli affari pontificii Roberto Guiscardo[Anna Comnena, Alexiad., lib. 5.], venne a trovarloBoamondosuo figliuolo, per ottener soccorso di gente e di danaro, perchè l'esercito di lui lasciato in Albania, non correndo le paghe, minacciava di rivoltarsi,e l'imperadore Alessiosegretamente avea fatto offerir loro di soddisfarli. Era in collera Roberto contra diGiordano principedi Capoa[Guillelmus Apulus, lib. 5.], perchè avesse ricevuta da Arrigo l'investitura degli Stati, e gli mosse guerra per questo, con dare a ferro e fuoco parte del di lui paese. Forse passò l'affare di concerto fra loro, acciocchè Giordano avesse un apparente motivo di rinunziare all'aderenza dell'imperadore, e di riunirsi con papa Gregorio, siccome in effetto seguì. Goffredo Malaterra scrive che questa mossa di Roberto contra di Giordano accadde molto prima ch'egli andasse a liberar il papa dall'assedio di Roma. Fece Roberto consecrare da esso pontefice la magnifica chiesa ch'egli avea fabbricata in Salerno; e ciò fatto, attese ad una strepitosa spedizione in Albania contra del greco Augusto. Sul principio dunque dell'autunno, seco conducendo ancheRuggierialtro suo figliuolo, con una poderosa armata navale di gente e di cavalli passò il mare[Idem, lib. 4.]. Nel mese di novembre venne a battaglia colla flotta de' Greci e Veneti con tanto vigore, che la sbaragliò; prese alcune delle loro navi; due cogli uomini ne affondò, da due mila n'ebbe prigionieri, ed alcuni migliaia d'uomini dalla parte d'essi Greci e Veneziani vi perirono. Anna Comnena scrive che due vittorie contro i Normanni aveano prima riportate in quest'anno i Veneziani: del che niuna menzione vien fatta dagli altri storici. Confessa dipoi essa istorica la terribil rotta suddetta, loro data dal Guiscardo, la qual fu cagione che si sciogliesse l'assedio di Corfù, già incominciato dai Greci. Svernò in quelle parti Roberto, macchinando sempre maggiori imprese contra del greco Augusto. Abbiamo dal Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]cheVitale Faledro, con prevalersi della disgrazia succeduta alla flotta veneta spedita in favore de' Greci, suscitò l'odio del popolo veneto contra diDomenico Silviolorodoge; ed aggiunti poi donativi e promesse, tanto fece che esso Domenico fu deposto. Dopo di che fu egli sostituito nella medesima dignità. Appresso scrive, avere Vitale inviati a Costantinopoli i suoi legati che gli ottenessero dall'Augusto Alessioil titolo di protosebasto: perlochè da lì innanzi il doge veneto cominciò ad intitolarsidux Dalmatiae et Croatiae, et imperialis protosevastos. Confermò in quest'anno Arrigo imperadore tutti i suoi privilegii e beni al monistero di Farfa, come costa dal suo diploma inserito nella Cronica farfense[Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]. Que' monaci riconosceano allora per papa Guiberto, e tenevano saldo il partito d'Arrigo.


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