MVIIIAnno diCristoMVIII. IndizioneVI.GiovanniXVIII papa 6.Ardoinore d'Italia 7.ArrigoII re di Germania 7, d'Italia 5.Ebbe in quest'anno degli aspri affari il re Arrigo per cagione di uno dei fratelli della imperadriceCunigondasuamoglie, chiamatoAdalberone. Essendo vacata l'archiepiscopale chiesa di Treveri, fu egli eletto, benchè mal volentieri, da quel clero e popolo per arcivescovo. Ma non vi consentì il re Arrigo, da cui fu data quella chiesa aMegingaudo, camerario diWilligisoarcivescovo di Magonza[Hermannus Contractus, in Chron.]. Per questa cagione insorse guerra fra esso re e lo stesso Adalberone, al quale furono in aiutoTeodoricovescovo di Metz,Arrigoduca di Baviera, suoi fratelli. Li soggiogò il re Arrigo, e tolse poi il ducato al cognato Arrigo. Intorno a che si possono leggere gli Annali di Treveri del Browero[Browerus, Annal. Trevirens.]. Gl'imperadori greci possedevano in questi tempi quasi tutta la Puglia, cominciando da Ascoli, e seguitando la costa dell'Adriatico, a riserva di Siponto e del monte Gargano, dipendenti dal principato di Benevento. Erano anche in possesso della maggior parte della Calabria, con ritenere ancora qualche sovranità o autorità almeno nei ducati di Napoli, Amalfi e Gaeta. Soleano chiamarLongobardiaquegli Stati e mandarvi un governator generale col nome dicatapano, come già accennammo. Abbiamo da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]che nell'anno 1006Xifeacatapano era venuto a quel governo. Ma essendo egli mancato di vita nell'anno appresso, in quest'annodescendit Curcua patricius mense maii, cioè fu inviato per governatore d'essa minor Lombardia. Pare che in quest'anno il re Arrigo confermasse i suoi privilegii e beni al monistero delle monache di san Sisto di Piacenza con un diploma[Antiquit. Ital., Dissert. LXX.], datoanno dominicae Incarnationis millesimo octavo, Indictione V, anno vero domni Heinrici secundi regis, regnantis VI. Actum in Ingelheim.Ma qui v'ha errore, o nell'anno, e si dee scriveremillesimo septimo, ovvero nell'indizione, e si dee leggereIndictione VI. Ed è considerabile che nè inquesto, nè nell'altro diploma, accennato all'anno precedente, non comparisce il giorno, nè il mese, contro il costume delle regali cancellerie. Anche il padre Mabillone[Mabillon., de Re Diplomatica.]osservò questo rito o difetto in altri diplomi d'esso re Arrigo. Nell'archivio del monistero di Subiaco si legge una bolla o strumento con queste note:Anno, Deo propitio, pontificatus domni Johanni summi pontifici XVIII papae in sacratissima sede beati Petri Apostoli V, Indictione VI, mense junii die VI, cioè nell'anno presente. Vo io tuttavia contando gli anni del reArdoino; perciocchè sebbene ha creduto più d'uno scrittore che egli dopo la venuta in Italia del re Arrigo, e dopo la di lui coronazione, decadesse affatto dal soglio reale, pure è certo che egli ritenne circa nove anni ancora non solamente il titolo di re, ma anche ne esercitò l'autorità in molti luoghi. Allorchè gli convenne cedere al re Arrigo, egli si ritirò nelle fortezze del Piemonte in salvo. Ma non sì tosto uscì Arrigo d'Italia, che Ardoino tornò ad alzare la testa, e trovando specialmente inviperito il popolo di Pavia contro dei Tedeschi per l'immenso danno recato colla spada e col fuoco alla lor città, si può facilmente credere che fu quivi di nuovo riconosciuto per re. Porta il Guichenon[Guichenon Bibliot. Sebus Centur. II, cap. 3.]una donazione fatta alla cattedrale di Pavia daOttoneconte, chiamato ivifilius serenissimi domini, et metuendissimi patris mei domini Ardoini regis. Lo strumento ha queste note:Ardoinus divina tribuente gratia piissimus rex, anno regni ejus propitio septimo, Indictione VII.Manca il mese e il giorno, con restare incerto se fosse fatta quell'offerta negli ultimi quattro mesi dell'anno corrente, o nei due primi del seguente. Lo strumento è sottoscritto dallo stesso re Ardoino, e vi si legge:Actum apud Papiam in palatio juxta ecclesiam sancti Michaelis. Sicchè abbiamqualche fondamento di credere ritornato questo re al suo comando in Pavia.
Ebbe in quest'anno degli aspri affari il re Arrigo per cagione di uno dei fratelli della imperadriceCunigondasuamoglie, chiamatoAdalberone. Essendo vacata l'archiepiscopale chiesa di Treveri, fu egli eletto, benchè mal volentieri, da quel clero e popolo per arcivescovo. Ma non vi consentì il re Arrigo, da cui fu data quella chiesa aMegingaudo, camerario diWilligisoarcivescovo di Magonza[Hermannus Contractus, in Chron.]. Per questa cagione insorse guerra fra esso re e lo stesso Adalberone, al quale furono in aiutoTeodoricovescovo di Metz,Arrigoduca di Baviera, suoi fratelli. Li soggiogò il re Arrigo, e tolse poi il ducato al cognato Arrigo. Intorno a che si possono leggere gli Annali di Treveri del Browero[Browerus, Annal. Trevirens.]. Gl'imperadori greci possedevano in questi tempi quasi tutta la Puglia, cominciando da Ascoli, e seguitando la costa dell'Adriatico, a riserva di Siponto e del monte Gargano, dipendenti dal principato di Benevento. Erano anche in possesso della maggior parte della Calabria, con ritenere ancora qualche sovranità o autorità almeno nei ducati di Napoli, Amalfi e Gaeta. Soleano chiamarLongobardiaquegli Stati e mandarvi un governator generale col nome dicatapano, come già accennammo. Abbiamo da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]che nell'anno 1006Xifeacatapano era venuto a quel governo. Ma essendo egli mancato di vita nell'anno appresso, in quest'annodescendit Curcua patricius mense maii, cioè fu inviato per governatore d'essa minor Lombardia. Pare che in quest'anno il re Arrigo confermasse i suoi privilegii e beni al monistero delle monache di san Sisto di Piacenza con un diploma[Antiquit. Ital., Dissert. LXX.], datoanno dominicae Incarnationis millesimo octavo, Indictione V, anno vero domni Heinrici secundi regis, regnantis VI. Actum in Ingelheim.Ma qui v'ha errore, o nell'anno, e si dee scriveremillesimo septimo, ovvero nell'indizione, e si dee leggereIndictione VI. Ed è considerabile che nè inquesto, nè nell'altro diploma, accennato all'anno precedente, non comparisce il giorno, nè il mese, contro il costume delle regali cancellerie. Anche il padre Mabillone[Mabillon., de Re Diplomatica.]osservò questo rito o difetto in altri diplomi d'esso re Arrigo. Nell'archivio del monistero di Subiaco si legge una bolla o strumento con queste note:Anno, Deo propitio, pontificatus domni Johanni summi pontifici XVIII papae in sacratissima sede beati Petri Apostoli V, Indictione VI, mense junii die VI, cioè nell'anno presente. Vo io tuttavia contando gli anni del reArdoino; perciocchè sebbene ha creduto più d'uno scrittore che egli dopo la venuta in Italia del re Arrigo, e dopo la di lui coronazione, decadesse affatto dal soglio reale, pure è certo che egli ritenne circa nove anni ancora non solamente il titolo di re, ma anche ne esercitò l'autorità in molti luoghi. Allorchè gli convenne cedere al re Arrigo, egli si ritirò nelle fortezze del Piemonte in salvo. Ma non sì tosto uscì Arrigo d'Italia, che Ardoino tornò ad alzare la testa, e trovando specialmente inviperito il popolo di Pavia contro dei Tedeschi per l'immenso danno recato colla spada e col fuoco alla lor città, si può facilmente credere che fu quivi di nuovo riconosciuto per re. Porta il Guichenon[Guichenon Bibliot. Sebus Centur. II, cap. 3.]una donazione fatta alla cattedrale di Pavia daOttoneconte, chiamato ivifilius serenissimi domini, et metuendissimi patris mei domini Ardoini regis. Lo strumento ha queste note:Ardoinus divina tribuente gratia piissimus rex, anno regni ejus propitio septimo, Indictione VII.Manca il mese e il giorno, con restare incerto se fosse fatta quell'offerta negli ultimi quattro mesi dell'anno corrente, o nei due primi del seguente. Lo strumento è sottoscritto dallo stesso re Ardoino, e vi si legge:Actum apud Papiam in palatio juxta ecclesiam sancti Michaelis. Sicchè abbiamqualche fondamento di credere ritornato questo re al suo comando in Pavia.