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MXAnno diCristoMX. IndizioneVIII.SergioIV papa 2.Ardoinore d'Italia 9.ArrigoII re di Germania 9, d'Italia 7.Se vogliam qui prestar fede a Giovanni Villani[Giovanni Villani, Istor., lib. 4, cap. 5.]che, narrando avvenimenti lontani dai suoi tempi, ci conta bene spesso delle favole, oppure con favolose particolarità sconcia i fatti veri, in quest'anno i Fiorentini, mirando da gran tempo di mal occhio la vicina città di Fiesole, con inganno finalmente se ne fecero padroni. Nel dì solenne di san Romolo, protettore dei Fiesolani, mentre quel popolo era intento alla festa, spedironoi Fiorentini colà una mano de' loro giovani segretamente armati, che presero le porte, e diedero campo all'esercito d'essi Fiorentini d'impadronirsi di quella città, con ismantellarla poi tutta, e ridurre quel popolo a Firenze. Questo racconto passò dipoi in tutte le storie fiorentine, non mancando nondimeno altri scrittori moderni che tengono succeduto un tal fatto nell'anno 1024. Credane il lettor ciò che vuole. Quanto a me, vo assai lento a persuadermi cotali bravure in questi tempi, nei quali le città d'Italia non aveano per anche nè facoltà nè uso di muover l'armi da sè, nè di distruggersi l'una l'altra. Molto meno credo che in questi tempi, come vuole Scipione Ammirati[Ammirati, Istor. Fiorent.]con altri, fosse duca di ToscanaBonifaziomarchese, padre della contessa Matilda. Niuna pruova di questo viene addotta; e senza pruove l'asserir cose antiche, non è diverso dal fabbricar nelle nuvole. Leggesi sotto quest'anno una magnifica donazione fatta ai canonici di Ferrara daIngone, vescovo di quella città, con uno strumento scritto[Antiquit. Ital., Dissert. LXV.],pontificatus domni nostri Sergii summi pontificis et universalis papae in apostolica sacratissima beati Petri sede anno primo, regnante vero domno Enrico rege a Deo coronato, pacifico, magno, in Italia septimo(dovrebbe esseresexto)die tertia mensis februarii, Indictione octava. Ferrariae.Si osservi come in Ferrara sono contati gli anni di Arrigo re d'Italia. In questi tempi, per la Toscana specialmente e pel ducato di Spoleti, san Romoaldo abbate spargeva odore di gran santità, edificava monisteri, e dilatava l'ordine religioso che si chiamò camaldolese, e fu una riforma del benedettino in Italia. Abbiamo da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]nell'anno presente, cheCurcuapatrizio, governatore degli Stati posseduti dai Greci in Italia, diede fine a' suoi giorni, e in luogo suo venne a quel governoBasiliocatapano nel mesedi marzo con un corpo di milizie tratte dalla Macedonia. Aggiugne questo scrittore cheSyllistus incendit multos homines in civitate Trani. Da un altro testo si ha cheLangobardia(così chiamavano i Greci, come già si accennò, gli Stati loro in Italia)rebellavit a Caesare(cioè dal greco Augusto)opera Melo ducis. Isque accurrens praeliatus est Barum contra Barenses, ubi ipsi obierunt.QuestoMelodi nazion longobarda, siccome c'insegna Leone ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 37.],barensium civium, immo totius Apuliae primus, et clarior erat, strenuissimus valde ac prudentissimus vir. Sed quum superbiam, insolentiamque, ac nequitiam Graecorum, qui non multo antea, tempore scilicet primi Octonis, Apuliam sibi Calabriamque, sociatis in auxilium suum Danis, Russis, et Gualanis, vindicaverunt, Apuli ferre non possent, cum eodem Melo, et cum Datto quodam aeque nobilissimo, ipsiusque Meli cognato, tamdem rebellant.Che strepitose conseguenze si tirasse seco questa ribellion dei Pugliesi, l'andremo a poco a poco scorgendo. Abbiamo da Ademaro[Ademarus, in Chron. apud Labbe.]e da Glabro[Glaber Rodulfus, in Chronico.]che circa questi tempi i Saraceni infierirono sotto varii pretesti contra dei Cristiani abitanti in Gerusalemme, con ucciderne assaissimi, e forzarli ad abiurare la fede di Cristo. Diroccarono eziandio la basilica del santo Sepolcro con varie altre chiese. Era allora Gerusalemme sottoposta al califa ossia al sultano dell'Egitto, e non già ai Turchi. Fecero ancora i Saraceni dimoranti in Italia, oppure in Sicilia, una battaglia, per attestato del suddetto protospata, coi Greci a Monte Peloso, non lungi dal distretto di Bari,unde peremptus est dux, senza sapersi se dei Greci o dei Mori.

Se vogliam qui prestar fede a Giovanni Villani[Giovanni Villani, Istor., lib. 4, cap. 5.]che, narrando avvenimenti lontani dai suoi tempi, ci conta bene spesso delle favole, oppure con favolose particolarità sconcia i fatti veri, in quest'anno i Fiorentini, mirando da gran tempo di mal occhio la vicina città di Fiesole, con inganno finalmente se ne fecero padroni. Nel dì solenne di san Romolo, protettore dei Fiesolani, mentre quel popolo era intento alla festa, spedironoi Fiorentini colà una mano de' loro giovani segretamente armati, che presero le porte, e diedero campo all'esercito d'essi Fiorentini d'impadronirsi di quella città, con ismantellarla poi tutta, e ridurre quel popolo a Firenze. Questo racconto passò dipoi in tutte le storie fiorentine, non mancando nondimeno altri scrittori moderni che tengono succeduto un tal fatto nell'anno 1024. Credane il lettor ciò che vuole. Quanto a me, vo assai lento a persuadermi cotali bravure in questi tempi, nei quali le città d'Italia non aveano per anche nè facoltà nè uso di muover l'armi da sè, nè di distruggersi l'una l'altra. Molto meno credo che in questi tempi, come vuole Scipione Ammirati[Ammirati, Istor. Fiorent.]con altri, fosse duca di ToscanaBonifaziomarchese, padre della contessa Matilda. Niuna pruova di questo viene addotta; e senza pruove l'asserir cose antiche, non è diverso dal fabbricar nelle nuvole. Leggesi sotto quest'anno una magnifica donazione fatta ai canonici di Ferrara daIngone, vescovo di quella città, con uno strumento scritto[Antiquit. Ital., Dissert. LXV.],pontificatus domni nostri Sergii summi pontificis et universalis papae in apostolica sacratissima beati Petri sede anno primo, regnante vero domno Enrico rege a Deo coronato, pacifico, magno, in Italia septimo(dovrebbe esseresexto)die tertia mensis februarii, Indictione octava. Ferrariae.Si osservi come in Ferrara sono contati gli anni di Arrigo re d'Italia. In questi tempi, per la Toscana specialmente e pel ducato di Spoleti, san Romoaldo abbate spargeva odore di gran santità, edificava monisteri, e dilatava l'ordine religioso che si chiamò camaldolese, e fu una riforma del benedettino in Italia. Abbiamo da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]nell'anno presente, cheCurcuapatrizio, governatore degli Stati posseduti dai Greci in Italia, diede fine a' suoi giorni, e in luogo suo venne a quel governoBasiliocatapano nel mesedi marzo con un corpo di milizie tratte dalla Macedonia. Aggiugne questo scrittore cheSyllistus incendit multos homines in civitate Trani. Da un altro testo si ha cheLangobardia(così chiamavano i Greci, come già si accennò, gli Stati loro in Italia)rebellavit a Caesare(cioè dal greco Augusto)opera Melo ducis. Isque accurrens praeliatus est Barum contra Barenses, ubi ipsi obierunt.QuestoMelodi nazion longobarda, siccome c'insegna Leone ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 37.],barensium civium, immo totius Apuliae primus, et clarior erat, strenuissimus valde ac prudentissimus vir. Sed quum superbiam, insolentiamque, ac nequitiam Graecorum, qui non multo antea, tempore scilicet primi Octonis, Apuliam sibi Calabriamque, sociatis in auxilium suum Danis, Russis, et Gualanis, vindicaverunt, Apuli ferre non possent, cum eodem Melo, et cum Datto quodam aeque nobilissimo, ipsiusque Meli cognato, tamdem rebellant.Che strepitose conseguenze si tirasse seco questa ribellion dei Pugliesi, l'andremo a poco a poco scorgendo. Abbiamo da Ademaro[Ademarus, in Chron. apud Labbe.]e da Glabro[Glaber Rodulfus, in Chronico.]che circa questi tempi i Saraceni infierirono sotto varii pretesti contra dei Cristiani abitanti in Gerusalemme, con ucciderne assaissimi, e forzarli ad abiurare la fede di Cristo. Diroccarono eziandio la basilica del santo Sepolcro con varie altre chiese. Era allora Gerusalemme sottoposta al califa ossia al sultano dell'Egitto, e non già ai Turchi. Fecero ancora i Saraceni dimoranti in Italia, oppure in Sicilia, una battaglia, per attestato del suddetto protospata, coi Greci a Monte Peloso, non lungi dal distretto di Bari,unde peremptus est dux, senza sapersi se dei Greci o dei Mori.


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