MXCAnno diCristoMXC. IndizioneXIII.UrbanoII papa 5.ArrigoIV re 35, imperad. 7.Seguitava bensì in Germania la dissensione e la guerra fra i cattolici e gli scismatici; pure apprendendo l'Augusto Arrigoche l'unione diGuelfo IVcolla grancontessa Matildapotesse dare un tracollo a' suoi interessi in Italia, determinò di valicar le Alpi, e di portar loro addosso la guerra. Calò dunque in Italia con un poderoso esercito nel marzo dell'anno presente. Abbiamo da Donizone[Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 4.]che anche prima Arrigo avea danneggiato, per quanto potè, la suddetta contessa, con torle in Lorena tutte le castella e ville a lei pervenute per eredità delladuchessa Beatricesua madre, a riserva del forte e ricco castello Brigerino:Praeterea villas ac oppida, quae comitissaHaec ultra montes possederat a genitrice,Abstulit omnino, nisi castrum Brigerinum.Era in possesso la contessa Matilde da gran tempo di Mantova, città signoreggiataanche dalmarchese Bonifaziosuo padre. Ne imprese il blocco o l'assedio Arrigo, con devastarne intanto il territorio. Ritirossi la contessa alle sue fortezze della montagna reggiana e modenese. Ossia che Arrigo non intraprendesse quell'assedio sì presto, o che non fosse a lui facile l'armar di gente tutto il largo circondario del lago che difende quella città, noi troviamo entro essa importante città ilduca Guelfocolla moglie, nel dì 27 di giugno dell'anno presente. Ciò si raccoglie da un loro diploma[Antichità Estensi, P. I, cap. 29.], dato in MantovaV calendas julii, anno dominicae Incarnationis, millesimo nonagesimo, Indictione tertiadecima, da me veduto e dato alla luce, con cui confermarono ed accrebbero i beni e privilegii al popolo mantovano: dettame di prudente politica per maggiormente impegnarlo ed animarlo alla difesa della patria. Anche il Sigonio ne fece menzione, ma con rappresentarlo scritto nell'indizione XII[Sigon., de Regno Italiae, lib. 9.]. Il Registro, ch'io ho avuto sotto gli occhi, ha l'indizione XIII, che corre nell'anno presente. Quel diploma ha il seguente principio:Guelfo Dei gracia dux et marchio, Mathilda Dei gracia, si quid est.Dovettero poi uscire di Mantova Guelfo e Matilda, e sappiamo da Donizone che la contessa si ritirò alle sue fortezze nelle montagne; e da Bertoldo[Bertholdus Constantiensis, in Chron.], che di grandi incendii e danni sofferirono in questi tempi gli Stati del duca Guelfo V, non so bene, se quei della moglie, o dell'avolomarchese Azzo. Ma Guelfo, massimamente per le esortazioni della contessa sempre stette saldo nell'attaccamento alla parte pontificia, e resistè alla forza nemica. Impadronissi nondimeno Arrigo di Rivalta e di Governolo, due luoghi importanti del Mantovano, e seguitò a tener chiusi in città quegli abitanti, a' quali Matilda di tanto in tanto spediva rinfreschi di gente e di viveri. Per attestato di varii storici,morì in quest'anno[Bertholdus Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo. Chronic., Augustan.]Liutaldo ducadi Carintia, uno de' più fedeli aderenti di Arrigo. Egli è lo stesso che vedemmo all'anno 1085 col nome diLiutaldotenere un placito in Padova. Avea questo duca poco innanzi ingiustamente ripudiata la propria moglie, e presane un'altra con licenza dell'antipapa Clemente, che dovea condiscendere a tutte le istanze anche inique de' suoi partigiani per non disgustarli. Dissi esser io di parere ch'egli governasse ancora la marca di Verona, città in questi tempi fedele ad Arrigo. Ne farebbe anche testimonianza un diploma d'esso Augusto, ch'io ho pubblicato come spettante all'anno presente[Antiquit. Italic., Dissert. LXVII.], ma senza esaminare le note cronologiche che sono affatto difettose. Fu esso dato in favore del monistero veronese di san Zenone,anno dominicae Incarnationis millesimo nonagesimo, sexta Indictione, regnante Henrico imperatore III, regni ejus XXXIV, imperii autem VIII. Hoc actum est IV idus aprilis Veronae. Ma, come dissi, non so io ora combinar queste note. Non sarà originale quel diploma, ma un abbozzo mal fatto, quantunque a prima vista autentico a me paresse. Presso Goffredo Malaterra[Malaterra, lib. 4, cap. 10.]truovasi così intricata la cronologia diRuggieri contedi Sicilia, ch'io non oso dare per certo il tempo delle imprese da lui narrate, messa in confronto con altri storici. Racconta egli che di nuovo si riaccese la guerra fra i di lui nipoti, cioè fraRuggieri ducadi Puglia eBoamondo. Accorse in aiuto del primo il conte, e dopo due anni di discordia si riconciliarono. Pare che l'Anonimo Barense[Anonymus Barensis, tom. 5 Rer. Ital.]metta il principio di tal rottura nell'anno 1088, con dire che Bari si accordò con Boamondo; e, se ciò fosse, nell'anno presente si sarebbono que' due principi amicati. Soggiugne il Malaterra che nell'anno1089 esso conte Ruggieri[Malaterra, lib. 4 cap. 14.]passò alle terze nozze conAdelaide, nipote diBonifaziofamosissimo marchese d'Italia, cioè, come si crede, marchese del Monferrato. Finalmente scrive che nell'anno presente il popolo della città di Neto si soggettò al di lui dominio: con che niun luogo in Sicilia restò che non riconoscesse la di lui signoria. Eresse egli varii vescovati, fondò chiese e monisteri, promosse in ogni parte il culto del vero Dio, precedendo a tutti coll'esempio della pietà. Restò nondimeno in Sicilia una gran quantità di Saraceni, ai quali fu permesso il vivere e credere secondo la lor legge, purchè osservassero la fedeltà dovuta al sovrano. Passò inoltre il conte Ruggieri coll'armata navale all'isola di Malta nel mese di luglio, e mise l'assedio alla città. Ha creduto più d'uno ch'egli s'impadronisse di quella isola nell'anno presente, ma senza fondamento. Tutto ciò che guadagnò Ruggieri in tale spedizione, come narra Goffredo Malaterra[Idem, ibid. cap. 16.], fu di liberar gli schiavi cristiani, e di costrignere quei Mori a pagargli tributi, e a far seco lega, con obbligo di aiuto ne' bisogni. Secondo i conti di Camillo Pellegrini[Camillus Peregrin., Hist. Princ. Langobard.], diede fine alla sua vita verso il fine di questo annoGiordano Iprincipe di Capoa, lodato non poco da Romoaldo Salernitano. Ma di ciò parleremo all'anno seguente, in cui forse si dee riferir la sua morte.
Seguitava bensì in Germania la dissensione e la guerra fra i cattolici e gli scismatici; pure apprendendo l'Augusto Arrigoche l'unione diGuelfo IVcolla grancontessa Matildapotesse dare un tracollo a' suoi interessi in Italia, determinò di valicar le Alpi, e di portar loro addosso la guerra. Calò dunque in Italia con un poderoso esercito nel marzo dell'anno presente. Abbiamo da Donizone[Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 4.]che anche prima Arrigo avea danneggiato, per quanto potè, la suddetta contessa, con torle in Lorena tutte le castella e ville a lei pervenute per eredità delladuchessa Beatricesua madre, a riserva del forte e ricco castello Brigerino:
Praeterea villas ac oppida, quae comitissaHaec ultra montes possederat a genitrice,Abstulit omnino, nisi castrum Brigerinum.
Praeterea villas ac oppida, quae comitissa
Haec ultra montes possederat a genitrice,
Abstulit omnino, nisi castrum Brigerinum.
Era in possesso la contessa Matilde da gran tempo di Mantova, città signoreggiataanche dalmarchese Bonifaziosuo padre. Ne imprese il blocco o l'assedio Arrigo, con devastarne intanto il territorio. Ritirossi la contessa alle sue fortezze della montagna reggiana e modenese. Ossia che Arrigo non intraprendesse quell'assedio sì presto, o che non fosse a lui facile l'armar di gente tutto il largo circondario del lago che difende quella città, noi troviamo entro essa importante città ilduca Guelfocolla moglie, nel dì 27 di giugno dell'anno presente. Ciò si raccoglie da un loro diploma[Antichità Estensi, P. I, cap. 29.], dato in MantovaV calendas julii, anno dominicae Incarnationis, millesimo nonagesimo, Indictione tertiadecima, da me veduto e dato alla luce, con cui confermarono ed accrebbero i beni e privilegii al popolo mantovano: dettame di prudente politica per maggiormente impegnarlo ed animarlo alla difesa della patria. Anche il Sigonio ne fece menzione, ma con rappresentarlo scritto nell'indizione XII[Sigon., de Regno Italiae, lib. 9.]. Il Registro, ch'io ho avuto sotto gli occhi, ha l'indizione XIII, che corre nell'anno presente. Quel diploma ha il seguente principio:Guelfo Dei gracia dux et marchio, Mathilda Dei gracia, si quid est.Dovettero poi uscire di Mantova Guelfo e Matilda, e sappiamo da Donizone che la contessa si ritirò alle sue fortezze nelle montagne; e da Bertoldo[Bertholdus Constantiensis, in Chron.], che di grandi incendii e danni sofferirono in questi tempi gli Stati del duca Guelfo V, non so bene, se quei della moglie, o dell'avolomarchese Azzo. Ma Guelfo, massimamente per le esortazioni della contessa sempre stette saldo nell'attaccamento alla parte pontificia, e resistè alla forza nemica. Impadronissi nondimeno Arrigo di Rivalta e di Governolo, due luoghi importanti del Mantovano, e seguitò a tener chiusi in città quegli abitanti, a' quali Matilda di tanto in tanto spediva rinfreschi di gente e di viveri. Per attestato di varii storici,morì in quest'anno[Bertholdus Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo. Chronic., Augustan.]Liutaldo ducadi Carintia, uno de' più fedeli aderenti di Arrigo. Egli è lo stesso che vedemmo all'anno 1085 col nome diLiutaldotenere un placito in Padova. Avea questo duca poco innanzi ingiustamente ripudiata la propria moglie, e presane un'altra con licenza dell'antipapa Clemente, che dovea condiscendere a tutte le istanze anche inique de' suoi partigiani per non disgustarli. Dissi esser io di parere ch'egli governasse ancora la marca di Verona, città in questi tempi fedele ad Arrigo. Ne farebbe anche testimonianza un diploma d'esso Augusto, ch'io ho pubblicato come spettante all'anno presente[Antiquit. Italic., Dissert. LXVII.], ma senza esaminare le note cronologiche che sono affatto difettose. Fu esso dato in favore del monistero veronese di san Zenone,anno dominicae Incarnationis millesimo nonagesimo, sexta Indictione, regnante Henrico imperatore III, regni ejus XXXIV, imperii autem VIII. Hoc actum est IV idus aprilis Veronae. Ma, come dissi, non so io ora combinar queste note. Non sarà originale quel diploma, ma un abbozzo mal fatto, quantunque a prima vista autentico a me paresse. Presso Goffredo Malaterra[Malaterra, lib. 4, cap. 10.]truovasi così intricata la cronologia diRuggieri contedi Sicilia, ch'io non oso dare per certo il tempo delle imprese da lui narrate, messa in confronto con altri storici. Racconta egli che di nuovo si riaccese la guerra fra i di lui nipoti, cioè fraRuggieri ducadi Puglia eBoamondo. Accorse in aiuto del primo il conte, e dopo due anni di discordia si riconciliarono. Pare che l'Anonimo Barense[Anonymus Barensis, tom. 5 Rer. Ital.]metta il principio di tal rottura nell'anno 1088, con dire che Bari si accordò con Boamondo; e, se ciò fosse, nell'anno presente si sarebbono que' due principi amicati. Soggiugne il Malaterra che nell'anno1089 esso conte Ruggieri[Malaterra, lib. 4 cap. 14.]passò alle terze nozze conAdelaide, nipote diBonifaziofamosissimo marchese d'Italia, cioè, come si crede, marchese del Monferrato. Finalmente scrive che nell'anno presente il popolo della città di Neto si soggettò al di lui dominio: con che niun luogo in Sicilia restò che non riconoscesse la di lui signoria. Eresse egli varii vescovati, fondò chiese e monisteri, promosse in ogni parte il culto del vero Dio, precedendo a tutti coll'esempio della pietà. Restò nondimeno in Sicilia una gran quantità di Saraceni, ai quali fu permesso il vivere e credere secondo la lor legge, purchè osservassero la fedeltà dovuta al sovrano. Passò inoltre il conte Ruggieri coll'armata navale all'isola di Malta nel mese di luglio, e mise l'assedio alla città. Ha creduto più d'uno ch'egli s'impadronisse di quella isola nell'anno presente, ma senza fondamento. Tutto ciò che guadagnò Ruggieri in tale spedizione, come narra Goffredo Malaterra[Idem, ibid. cap. 16.], fu di liberar gli schiavi cristiani, e di costrignere quei Mori a pagargli tributi, e a far seco lega, con obbligo di aiuto ne' bisogni. Secondo i conti di Camillo Pellegrini[Camillus Peregrin., Hist. Princ. Langobard.], diede fine alla sua vita verso il fine di questo annoGiordano Iprincipe di Capoa, lodato non poco da Romoaldo Salernitano. Ma di ciò parleremo all'anno seguente, in cui forse si dee riferir la sua morte.