MXLV

MXLVAnno diCristoMXLV. IndizioneXIII.Gregorio VIpapa 9.Arrigo IIIre di Germania e d'Italia 7.Se si ha a prestar fede a Guglielmo malmesburiense[Willielmus Malmesburiensis, de gest. Reg. Angl. lib. 2.], papaGregorio VItrovò sì distratti e desolati per colpa dei suoi antecessori i beni e gli stati della Chiesa romana, che appena gli restava da vivere. Erano sì assediati i camminidai ladri ed assassini, che niun pellegrino osava più di passare a Roma, se non in buona carovana. Le obblazioni che si facevano alle chiese romane degli Apostoli e Martiri venivano tosto rapite dai potenti scellerati. Il pontefice prima colle buone, poi colle scomuniche cercò di metter fine a tanti abusi ed iniquità. Nulla valse questo rimedio. Unì dunque fanti e cavalli armati, che colle spade sterminarono gran parte di quella mala razza, e per tal via ricuperò molti poderi e città tolte alla Chiesa romana. Aperti ancora ed assicurati i cammini, tornarono i pellegrini a frequentar le chiese di Roma. Ma i Romani, avvezzi a vivere di rapina, non poteano soffrir sì fatti regolamenti, e chiamavano sanguinario il papa, e indegno di dir messa, e in ciò andavano d'accordo col popolo ancora i cardinali. Ma io non so che mi credere di questo racconto del Malmesburiense, al vedere ch'egli vi attacca varie favole intorno alla morte di questo papa, e un lungo ragionamento di lui, che sicuramente è finto, e resta smentito dalla storia. Quel solo che si può credere, si è il miserabile stato delle rendite della santa Sede in questi tempi sì abbondanti d'iniquità. Così li trovò anche il santo papa Leone IX fra quattro anni, siccome vedremo. Sul principio di quest'anno diede fine a' suoi giorniEriberto arcivescovodi Milano, lodatissimo dagli storici milanesi[Landulfus, Hist. Mediolan., lib. 2, cap. 32.], ma chiamato tiranno da i Tedeschi. Ermanno Contratto[Hermannus Contract., in Chron.]il fa morto nell'anno 1044, il Puricelli[Puricellius, Monument. Basil. Ambrosian.]nel 1046. Ma nel suo epitaffio, che dee meritar più fede, si legge:OBIIT ANNO DOM. INC. MXLV. XVI. DIEMENSIS IANVARII, INDIC. XIII.Lo stesso abbiamo da Landolfo seniore, storico milanese di questi tempi. Però nell'ultimo suo testamento, riferito dalsuddetto Puricelli, è scrittoanno ab Incarnatione Domini millesimo quadragesimo quinto, mense decembris, Indictione XIII, si dee credere adoperata l'era pisana, che anticipa di nove mesi l'anno volgare, oppure l'anno nuovo cominciò nel Natale del Signore. Insomma quel testamento dee appartenere all'anno 1044, ne' cui ultimi mesi correva l'indizione XIII. Ebbe il corpo di Eriberto sepoltura nel monistero di san Dionisio, da lui fabbricato ed arricchito presso alla città di Milano. Venne il clero e popolo di quella città all'elezione del successore, e, per attestato di Landolfo seniore[Landulfus Senior, Hist. Mediol., lib. 3, cap. 2.],quatuor majores ordinis viros sapientes, optimae vitae bonaeque famae elegerunt, quibus electis universae civitatis ordines ipsos ad imperatorem(non era peranche imperadore)Henricum, qui noviter surrexerat, noviterque populum ipsum a majorum manibus liberaverat, summa cum diligentia direxerunt. Galvano Fiamma[Gualvaneus Flamma, in Chron. Major. MS., cap. 763.]nomina questi quattro eletti. Ed ecco la maniera che si teneva in tempi tanto sconcertati dell'Italia, allorchè occorreva l'elezione de' vescovi. Si lasciava al clero e popolo un'ombra dell'antico diritto, con permettere loro di eleggere e nominar quattro personaggi, uno de' quali poi soleva essere prescelto dal re d'Italia, ossia dall'imperadore. Ma talor succedeva che i re ed imperadori, rompendo questo ordine, eleggevano fuor degli eletti chi più era loro in grado. Ciò appunto avvenne in questa congiuntura.Trovavasi alla real corte in GermaniaGuido da Velate, villa del Milanese, uomo di bassa lega, per quanto lasciò scritto Arnolfo[Arnulf., Hist. Mediol., lib. 3, cap. 1.], con dire:Sustulit eum de gregibus, et de post foetantes accepit eum. Come egli si aiutasse, non è ben noto o certo. Sappiam solamente che il re Arrigo, anteponendolo ai quattro eletti, il dichiarò arcivescovo di Milano. Se crediamo al suddetto Fiamma,Guidoerastato eletto dalla parte dei nobili di Milano, e ne dà qualche fondamento Landolfo seniore: il che pare che possa giustificar la risoluzione presa dal re Arrigo. Aggiugne di più, che questo Guido era suosegretario; del che si può dubitare. Resta incerto quando egli entrasse in possesso della cattedra ambrosiana. Nel Codice estense di Arnolfo è notato l'anno 1046, ed Ermanno Contratto mette in un anno la morte diEriberto, e nel susseguente l'elezione diGuido. Non sembra molto probabile questa opinione, perchè quando sussista la morte di Eriberto nel gennaio dell'anno presente, difficilmente potè restare per sì lungo tempo vacante la chiesa di Milano. Venuto in Italia Guido, fu mal ricevuto dal clero della metropolitana, e durò fra essi una gran discordia; ma per paura del re mostrarono di acquetarsi, e l'accettarono per loro pastore. Da questo fatto poi con sicurezza raccogliamo che i Milanesi erano tornati in grazia del re Arrigo, e riconoscevano la di lui autorità e signoria. Concedette esso re in questo anno un privilegio al monistero delle monache di santa Giulia di Brescia, pubblicato dal Margarino[Bullar. Casin., tom. 2, Constit. LXXXIX.], e datoanno dominicae Incarnationis MXLV, Indictione XIII, undecimo kalendas augusti, ordinationis vero domni Henrici XIII(dovrebbe essereXVII),regni vero VI(si scrivaVII).Actum Trajectula. Parimente con altro suo diploma dato inAugusta,[Antiquit. Ital., Dissert. LXXIV.]ma senza il giorno e il mese, confermò tutti i beni e diritti della chiesa di Mantova aMarcianovescovo di quella città. Secondo Ermanno Contratto[Hermannus Contract., in Chron.],Gotifredo ducadi Lorena, veggendo di non poter sostenere la sua ribellione, andò in quest'anno a gittarsi ai piedi del re Arrigo, e per salutar penitenza fu posto in prigione. Sigeberto[Sigebert., in Chron.]aggiugne, che con dare per ostaggio il figliuolo, riacquistò la libertà; ma essendomancato di vita esso suo figliuolo, egli tornò a ribellarsi, e a devastar paesi come prima. L'Annalista sassone[Annalista Saxo.]mette questo fatto sotto l'anno seguente. Abbiamo anche un'indubitata pruova che s'era ristabilita la buona armonia fra il re Arrigo e il popolo di Milano, perciocchè troviamo al governo di quella città nell'anno presente il ministro imperiale. E questi fu il marcheseAlberto Azzo IIprogenitore de' principi estensi. Ciò costa da due placiti tenuti nel novembre di quest'anno in essa città, e da me dati alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. XLV.], ne' qualidomnus Azo marchio, et comes istius civitatisrende giustizia con imporre la pena di mille mancosi d'oro da pagarsimedietatem camerae domni regis. Per attestato del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.],Salomone red'Ungheria fece ribellare la città di Zara ai Veneziani. Ma insorta poi guerra civile fra quel re e i suoi fratelli,Domenico Contarenodoge di Venezia si servì di tal congiuntura per ricuperar circa questi tempi la suddetta città. Nulladimeno essendo Salomone stato eletto re d'Ungheria molto dipoi, dovrebbe questo avvenimento riferirsi non all'annosecondo di quel doge, ma assai più tardi. Romoaldo salernitano[Romuald. Salernit., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]scrive che nell'anno presenteDrogone contedei Normanni prese la città di Bovino, e la mise a sacco. Nell'anno appresso fu essa rifabbricata, ma da lì a poco un incendio la rovinò.

Se si ha a prestar fede a Guglielmo malmesburiense[Willielmus Malmesburiensis, de gest. Reg. Angl. lib. 2.], papaGregorio VItrovò sì distratti e desolati per colpa dei suoi antecessori i beni e gli stati della Chiesa romana, che appena gli restava da vivere. Erano sì assediati i camminidai ladri ed assassini, che niun pellegrino osava più di passare a Roma, se non in buona carovana. Le obblazioni che si facevano alle chiese romane degli Apostoli e Martiri venivano tosto rapite dai potenti scellerati. Il pontefice prima colle buone, poi colle scomuniche cercò di metter fine a tanti abusi ed iniquità. Nulla valse questo rimedio. Unì dunque fanti e cavalli armati, che colle spade sterminarono gran parte di quella mala razza, e per tal via ricuperò molti poderi e città tolte alla Chiesa romana. Aperti ancora ed assicurati i cammini, tornarono i pellegrini a frequentar le chiese di Roma. Ma i Romani, avvezzi a vivere di rapina, non poteano soffrir sì fatti regolamenti, e chiamavano sanguinario il papa, e indegno di dir messa, e in ciò andavano d'accordo col popolo ancora i cardinali. Ma io non so che mi credere di questo racconto del Malmesburiense, al vedere ch'egli vi attacca varie favole intorno alla morte di questo papa, e un lungo ragionamento di lui, che sicuramente è finto, e resta smentito dalla storia. Quel solo che si può credere, si è il miserabile stato delle rendite della santa Sede in questi tempi sì abbondanti d'iniquità. Così li trovò anche il santo papa Leone IX fra quattro anni, siccome vedremo. Sul principio di quest'anno diede fine a' suoi giorniEriberto arcivescovodi Milano, lodatissimo dagli storici milanesi[Landulfus, Hist. Mediolan., lib. 2, cap. 32.], ma chiamato tiranno da i Tedeschi. Ermanno Contratto[Hermannus Contract., in Chron.]il fa morto nell'anno 1044, il Puricelli[Puricellius, Monument. Basil. Ambrosian.]nel 1046. Ma nel suo epitaffio, che dee meritar più fede, si legge:

OBIIT ANNO DOM. INC. MXLV. XVI. DIEMENSIS IANVARII, INDIC. XIII.

OBIIT ANNO DOM. INC. MXLV. XVI. DIE

MENSIS IANVARII, INDIC. XIII.

Lo stesso abbiamo da Landolfo seniore, storico milanese di questi tempi. Però nell'ultimo suo testamento, riferito dalsuddetto Puricelli, è scrittoanno ab Incarnatione Domini millesimo quadragesimo quinto, mense decembris, Indictione XIII, si dee credere adoperata l'era pisana, che anticipa di nove mesi l'anno volgare, oppure l'anno nuovo cominciò nel Natale del Signore. Insomma quel testamento dee appartenere all'anno 1044, ne' cui ultimi mesi correva l'indizione XIII. Ebbe il corpo di Eriberto sepoltura nel monistero di san Dionisio, da lui fabbricato ed arricchito presso alla città di Milano. Venne il clero e popolo di quella città all'elezione del successore, e, per attestato di Landolfo seniore[Landulfus Senior, Hist. Mediol., lib. 3, cap. 2.],quatuor majores ordinis viros sapientes, optimae vitae bonaeque famae elegerunt, quibus electis universae civitatis ordines ipsos ad imperatorem(non era peranche imperadore)Henricum, qui noviter surrexerat, noviterque populum ipsum a majorum manibus liberaverat, summa cum diligentia direxerunt. Galvano Fiamma[Gualvaneus Flamma, in Chron. Major. MS., cap. 763.]nomina questi quattro eletti. Ed ecco la maniera che si teneva in tempi tanto sconcertati dell'Italia, allorchè occorreva l'elezione de' vescovi. Si lasciava al clero e popolo un'ombra dell'antico diritto, con permettere loro di eleggere e nominar quattro personaggi, uno de' quali poi soleva essere prescelto dal re d'Italia, ossia dall'imperadore. Ma talor succedeva che i re ed imperadori, rompendo questo ordine, eleggevano fuor degli eletti chi più era loro in grado. Ciò appunto avvenne in questa congiuntura.

Trovavasi alla real corte in GermaniaGuido da Velate, villa del Milanese, uomo di bassa lega, per quanto lasciò scritto Arnolfo[Arnulf., Hist. Mediol., lib. 3, cap. 1.], con dire:Sustulit eum de gregibus, et de post foetantes accepit eum. Come egli si aiutasse, non è ben noto o certo. Sappiam solamente che il re Arrigo, anteponendolo ai quattro eletti, il dichiarò arcivescovo di Milano. Se crediamo al suddetto Fiamma,Guidoerastato eletto dalla parte dei nobili di Milano, e ne dà qualche fondamento Landolfo seniore: il che pare che possa giustificar la risoluzione presa dal re Arrigo. Aggiugne di più, che questo Guido era suosegretario; del che si può dubitare. Resta incerto quando egli entrasse in possesso della cattedra ambrosiana. Nel Codice estense di Arnolfo è notato l'anno 1046, ed Ermanno Contratto mette in un anno la morte diEriberto, e nel susseguente l'elezione diGuido. Non sembra molto probabile questa opinione, perchè quando sussista la morte di Eriberto nel gennaio dell'anno presente, difficilmente potè restare per sì lungo tempo vacante la chiesa di Milano. Venuto in Italia Guido, fu mal ricevuto dal clero della metropolitana, e durò fra essi una gran discordia; ma per paura del re mostrarono di acquetarsi, e l'accettarono per loro pastore. Da questo fatto poi con sicurezza raccogliamo che i Milanesi erano tornati in grazia del re Arrigo, e riconoscevano la di lui autorità e signoria. Concedette esso re in questo anno un privilegio al monistero delle monache di santa Giulia di Brescia, pubblicato dal Margarino[Bullar. Casin., tom. 2, Constit. LXXXIX.], e datoanno dominicae Incarnationis MXLV, Indictione XIII, undecimo kalendas augusti, ordinationis vero domni Henrici XIII(dovrebbe essereXVII),regni vero VI(si scrivaVII).Actum Trajectula. Parimente con altro suo diploma dato inAugusta,[Antiquit. Ital., Dissert. LXXIV.]ma senza il giorno e il mese, confermò tutti i beni e diritti della chiesa di Mantova aMarcianovescovo di quella città. Secondo Ermanno Contratto[Hermannus Contract., in Chron.],Gotifredo ducadi Lorena, veggendo di non poter sostenere la sua ribellione, andò in quest'anno a gittarsi ai piedi del re Arrigo, e per salutar penitenza fu posto in prigione. Sigeberto[Sigebert., in Chron.]aggiugne, che con dare per ostaggio il figliuolo, riacquistò la libertà; ma essendomancato di vita esso suo figliuolo, egli tornò a ribellarsi, e a devastar paesi come prima. L'Annalista sassone[Annalista Saxo.]mette questo fatto sotto l'anno seguente. Abbiamo anche un'indubitata pruova che s'era ristabilita la buona armonia fra il re Arrigo e il popolo di Milano, perciocchè troviamo al governo di quella città nell'anno presente il ministro imperiale. E questi fu il marcheseAlberto Azzo IIprogenitore de' principi estensi. Ciò costa da due placiti tenuti nel novembre di quest'anno in essa città, e da me dati alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. XLV.], ne' qualidomnus Azo marchio, et comes istius civitatisrende giustizia con imporre la pena di mille mancosi d'oro da pagarsimedietatem camerae domni regis. Per attestato del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.],Salomone red'Ungheria fece ribellare la città di Zara ai Veneziani. Ma insorta poi guerra civile fra quel re e i suoi fratelli,Domenico Contarenodoge di Venezia si servì di tal congiuntura per ricuperar circa questi tempi la suddetta città. Nulladimeno essendo Salomone stato eletto re d'Ungheria molto dipoi, dovrebbe questo avvenimento riferirsi non all'annosecondo di quel doge, ma assai più tardi. Romoaldo salernitano[Romuald. Salernit., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]scrive che nell'anno presenteDrogone contedei Normanni prese la città di Bovino, e la mise a sacco. Nell'anno appresso fu essa rifabbricata, ma da lì a poco un incendio la rovinò.


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