MXVAnno diCristoMXV. IndizioneXIII.BenedettoVIII papa 4.ArrigoII re di Germania 14, imperadore 2.Terminarono in quest'anno tutte le bravure e le sconsigliate speranze del re Ardoino, non già come immaginò Gualvano Fiamma, e dopo lui il Sigonio[Sigonius, de Regno Italiae, lib. 8.], perchè l'arcivescovo di Milano Arnolfo con un gagliardo esercito assediasse Asti, ed obbligasse Ardoino disperato a farsi monaco; ma perchè cadde gravemente infermo, e dovette finalmente intendere quanto sieno caduchi i regni della terra.Ad ultimum(scrive di lui Arnolfo storico milanese di questo secolo[Arnolf., Hist. Mediolan., lib. 1. cap. 16.])labore confectus, et morbo, privatus regno, solo contentus est monasterio nomine Fructeria(ossiaFructuarianella diocesi allora di Ivrea)ibique depositis regalibus super altare, sumtoque habitu paupere, suo dormivit in tempore. Ma una tal risoluzione fu da lui presa solamente allorchè ebbe perduta la speranza di poter più vivere: che così usavano allora anche i gran signorisul fine dei loro giorni, per comparire davanti a Dio diversi da quello che erano stati in vita. Il tempo della sua morte fu a noi conservato dall'Annalista sassone[Annalista Saxo.]con queste parole all'anno presente:Interim Hardwigus, nomine tantum rex, perdita urbe Vercelli, quam expulso Leone episcopo diu injuste tenuerat, infirmatur, radensque barbam(che tutti i secolari solevano allora portare)et monachus factus, tertio kalendas novembris obiit, sepultus in monasterio, cioè di Fruttuaria. Il padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedict., ad hunc ann.]avvertì che la morte di Ardoino vien registrata nel Necrologio di DijonXIX kalendas januarii. Così restò libero da questo impaccio in Italia l'imperadore Arrigo, fra il quale e Boleslao duca di Polonia durava intanto la discordia e la guerra in Germania. Tenuto fu un bel placito in questo anno da papaBenedetto VIIIin Roma, di cui ci arricchì il medesimo padre Mabillone. Ha le seguenti note[Chronic. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]:Pontificatus domni nostri Benedicti summi pontificis et universalis octavi papae, ec.quarto, imperante domno nostro Heinrico piissimo imperatore Augusto, ec.anno II, Indictione XIV, quarto die decembris. La lite era di beni fra Ugo abbate di Farfa,et domnum Romanum consulem et ducem, et omnium Romanorum senatorem, atque germanum praenominati domni pontificis. Si veggono mentovati in esso placitoJohannes domini gratia urbis Romae praefectus, Albericus consul germanus praedicti praesulis, ec. La dignità di prefetto della città di Roma, sì cospicua negli antichi secoli, pare che si rimettesse in piedi sotto gl'imperadori Ottoni. Anche a' tempi di Pippino e Carlo Magno patrizii di Roma la medesima illustre dignità ivi si osserva. Geroo proposto reicherspergense, scrittore del secolo susseguente[Apud Balozium, Miscellan., lib. 5, pag. 64.], in una lettera scrittaad Henricum presbyterum cardinalem, ci avvertì che dai senatoriromani si conoscevano le cause civili solamente, e chegrandiora urbis et orbis negotia longe superexcedunt eorum judicia, spectantque ad romanum pontificem, sive illius vicarios, Lino et Cleto consimiles; itemque ad romanum imperatorem, sive illius vicariumURBIS PRAEFECTUM, qui de sua dignitate respicit utrumque, videlicet domnum papam, cui facit hominium, et domnum imperatorem, a quo accipit suae potestatis insigne, scilicet exertum gladium. Sicut enim hi, quorum interest exercitum campo ductare, congrue investiuntur per vexillum, sic non indecenter ex longo usu praefectus urbis ab imperatoribus cognoscitur investitus per gladium contra malefactores urbis exertum. Praefectus vero urbis desuper sibi dato gladio tunc legitime utitur ad vindictam malorum, laudem vero bonorum, quando exinde tam domno papae, quam domno imperatori ad honorificandum sacerdotium et imperium famulatur, promissa vel jurata utrique fidelitate, ec. Tale era in quei tempi il governo di Roma e del suo ducato. Ho io pubblicato un bel placito[Rer. Ital. P. II, tom. 1, pag. 11.], che ci fa conoscere cheBonifaziomarchese, padre della celebre contessa Matilda, non meno che del fu marcheseTedaldosuo padre, signoreggiava in Ferrara. Fu esso tenuto,pontificatus domni nostri Benedicti summi pontificis anno quarto, regni vero Henrici regis, qui antea regnabat, quam coronam imperii suscepisset, undecimo(questa è l'epoca del regno di Italia),sed postquam coronam imperii suscepisset, secundo, in Dei nomine, die XIV mensis decembris, Indictione XIV. Ferrariae. La lite era fra Martino abbate del monistero di san Genesio di Brescello ed Ugo vescovo di Ferrara, a cagione del monistero di san Michele Arcangelo, posto in essa città di Ferrara. Secondo l'abuso di quei tempi, si venne all'esibizion del duello, ma in fine il vescovo si diede per vinto.
Terminarono in quest'anno tutte le bravure e le sconsigliate speranze del re Ardoino, non già come immaginò Gualvano Fiamma, e dopo lui il Sigonio[Sigonius, de Regno Italiae, lib. 8.], perchè l'arcivescovo di Milano Arnolfo con un gagliardo esercito assediasse Asti, ed obbligasse Ardoino disperato a farsi monaco; ma perchè cadde gravemente infermo, e dovette finalmente intendere quanto sieno caduchi i regni della terra.Ad ultimum(scrive di lui Arnolfo storico milanese di questo secolo[Arnolf., Hist. Mediolan., lib. 1. cap. 16.])labore confectus, et morbo, privatus regno, solo contentus est monasterio nomine Fructeria(ossiaFructuarianella diocesi allora di Ivrea)ibique depositis regalibus super altare, sumtoque habitu paupere, suo dormivit in tempore. Ma una tal risoluzione fu da lui presa solamente allorchè ebbe perduta la speranza di poter più vivere: che così usavano allora anche i gran signorisul fine dei loro giorni, per comparire davanti a Dio diversi da quello che erano stati in vita. Il tempo della sua morte fu a noi conservato dall'Annalista sassone[Annalista Saxo.]con queste parole all'anno presente:Interim Hardwigus, nomine tantum rex, perdita urbe Vercelli, quam expulso Leone episcopo diu injuste tenuerat, infirmatur, radensque barbam(che tutti i secolari solevano allora portare)et monachus factus, tertio kalendas novembris obiit, sepultus in monasterio, cioè di Fruttuaria. Il padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedict., ad hunc ann.]avvertì che la morte di Ardoino vien registrata nel Necrologio di DijonXIX kalendas januarii. Così restò libero da questo impaccio in Italia l'imperadore Arrigo, fra il quale e Boleslao duca di Polonia durava intanto la discordia e la guerra in Germania. Tenuto fu un bel placito in questo anno da papaBenedetto VIIIin Roma, di cui ci arricchì il medesimo padre Mabillone. Ha le seguenti note[Chronic. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]:Pontificatus domni nostri Benedicti summi pontificis et universalis octavi papae, ec.quarto, imperante domno nostro Heinrico piissimo imperatore Augusto, ec.anno II, Indictione XIV, quarto die decembris. La lite era di beni fra Ugo abbate di Farfa,et domnum Romanum consulem et ducem, et omnium Romanorum senatorem, atque germanum praenominati domni pontificis. Si veggono mentovati in esso placitoJohannes domini gratia urbis Romae praefectus, Albericus consul germanus praedicti praesulis, ec. La dignità di prefetto della città di Roma, sì cospicua negli antichi secoli, pare che si rimettesse in piedi sotto gl'imperadori Ottoni. Anche a' tempi di Pippino e Carlo Magno patrizii di Roma la medesima illustre dignità ivi si osserva. Geroo proposto reicherspergense, scrittore del secolo susseguente[Apud Balozium, Miscellan., lib. 5, pag. 64.], in una lettera scrittaad Henricum presbyterum cardinalem, ci avvertì che dai senatoriromani si conoscevano le cause civili solamente, e chegrandiora urbis et orbis negotia longe superexcedunt eorum judicia, spectantque ad romanum pontificem, sive illius vicarios, Lino et Cleto consimiles; itemque ad romanum imperatorem, sive illius vicariumURBIS PRAEFECTUM, qui de sua dignitate respicit utrumque, videlicet domnum papam, cui facit hominium, et domnum imperatorem, a quo accipit suae potestatis insigne, scilicet exertum gladium. Sicut enim hi, quorum interest exercitum campo ductare, congrue investiuntur per vexillum, sic non indecenter ex longo usu praefectus urbis ab imperatoribus cognoscitur investitus per gladium contra malefactores urbis exertum. Praefectus vero urbis desuper sibi dato gladio tunc legitime utitur ad vindictam malorum, laudem vero bonorum, quando exinde tam domno papae, quam domno imperatori ad honorificandum sacerdotium et imperium famulatur, promissa vel jurata utrique fidelitate, ec. Tale era in quei tempi il governo di Roma e del suo ducato. Ho io pubblicato un bel placito[Rer. Ital. P. II, tom. 1, pag. 11.], che ci fa conoscere cheBonifaziomarchese, padre della celebre contessa Matilda, non meno che del fu marcheseTedaldosuo padre, signoreggiava in Ferrara. Fu esso tenuto,pontificatus domni nostri Benedicti summi pontificis anno quarto, regni vero Henrici regis, qui antea regnabat, quam coronam imperii suscepisset, undecimo(questa è l'epoca del regno di Italia),sed postquam coronam imperii suscepisset, secundo, in Dei nomine, die XIV mensis decembris, Indictione XIV. Ferrariae. La lite era fra Martino abbate del monistero di san Genesio di Brescello ed Ugo vescovo di Ferrara, a cagione del monistero di san Michele Arcangelo, posto in essa città di Ferrara. Secondo l'abuso di quei tempi, si venne all'esibizion del duello, ma in fine il vescovo si diede per vinto.