MXXII

MXXIIAnno diCristoMXXII. IndizioneV.BenedettoVIII papa 11.ArrigoII re di Germania 21, imperadore 9.Nel gennaio dell'anno presente col suo poderoso esercito continuò l'Augusto Arrigo il suo viaggio alla volta della Puglia[Leo Ostiensis. Chron., lib. 2, cap. 39.]. Per la marca di Camerino inviòil patriarca Poppone con quindicimila combattenti contra de' Greci; e per quella di Spoleti e del ducato romano spedì Piligrino, ossia Piligrimo arcivescovo di Colonia, con altri ventimila armati verso Monte Casino e verso Capua, ad oggetto di prendere Atenolfo abbate e il principe di CapuaPandolfo IVsuo fratello, amendue proclamati come segreti fautori dei Greci, e che avessero tenuta mano alla morte di Datto. L'abbate non volle aspettar questo turbine, e se ne fuggì ad Otranto con disegno di passare a Costantinopoli. Ma imbarcatosi e colto da una fiera burrasca, lasciò con tutti i suoi la vita in mare. Saputasi dall'arcivescovo la di lui fuga, per timore chePandolfoprincipe non gli scappasse dalle mani, con isforzata marcia arrivò sotto Capua, e la cinse d'assedio. Allora Pandolfo, che sapea d'essersi colle sue iniquità comperato l'odio dei Capuani, anzi era informato che macchinavano di tradirlo, la fece da disinvolto; ed affidato si venne a mettere in mano dell'arcivescovo Piligrino, con dire che gli dava l'animo di giustificarsi delle imputazioni disseminate contra di lui. Intanto l'Augusto Arrigo era passato all'assedio di Troia, città che, quantunque non fossero per anche terminate le incominciate fortificazioni, pure tante n'avea, e sì copioso presidio di Greci, che si accinse ad una gagliarda difesa. Sotto a quella città fu a lui presentato il principe di Capua, il quale poco mancò che non vi lasciasse la testa, perchè condannato a morte dal pieno consiglio. Ma cotanto si adoperò l'arcivescovo di Colonia, geloso del salvocondotto a lui dato, che gli guadagnò la vita. Posto nondimeno in catene, fu dipoi menato prigione in Germania. Ma non si dee tralasciare, che prima d'imprendere l'assedio di Troia, l'imperadore Arrigo, per attestato di Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.], giunse di marzo a Benevento, dove daLandolfoprincipe, e, come lasciò scrittoEpidanno[Hepidannus, Annal. brev. inter Scriptor. Rer. Alem.],a Beneventanis gratulantibus honorifice ac magnifice suscipitur, e fu riconosciuto ivi per sovrano. Di questo ancora ci restano buone testimonianze ne' documenti di quelle contrade, vedendosi il suo nome nei pubblici contratti d'allora, e trovandosi dei placiti tenuti da lui per l'amministrazione della giustizia in quelle parti. Uno di questi si legge nella Cronica del monistero del Volturno[Chronic. Vulturn., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], tenutoin territorio beneventano in locum, qui nominatur ad Campum de Petra, ibique in praesentia domni Henrici serenissimi imperatoris, ec. Fu scritto quel giudicatoanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi sunt MXXII, et imperante domno Henrico serenissimo imperatore Augusto, anno imperii ejus, Deo propitio in Italia octavo, et dies mense februarii per Indiction. IV(scriviV).Actum in territorio beneventano. Un altro placito tenne nel mese di marzo di quest'anno in Balvadomnus Ambrosius, qui est missus et capellanus domni Henrici imperatoris Augusti. Un altro parimente in essa Cronica si legge, tenuto nell'apriledell'anno presente daLeonevescovo di Vercelli, e da un altro vescovo deputatia praeclara potestate serenissimi Einrici Augusti, in territorio beneventano juxta ecclesiam sancti Petri apostoli, situs propinquo hanc Beneventi civitatem, ec. Ci fa anche vedere un diploma d'esso Augusto in favore del monistero di santa Sofia di Benevento, rapportato dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 8 in Archiepisc. Benev.], che il medesimo soggiornava in BeneventoVI idus martii. Posesi dunque l'imperadore all'assedio della città di Troia, valorosamente difesa da quei cittadini e dalla guarnigione greca, di modo che per tre mesi convenne tener ivi il campo con gran disagio degli assedianti e non minore degli assediati. Radolfo Glabro[Glaber, Hist., lib. 3, cap. 1.], storico di questi tempi, descriveun tal assedio. Era tormentata la città dai mangani e da altre macchine di guerra. Uscirono i cittadini, e ne fecero un falò: perlochè montato forte in collera l'imperadore, fece prepararne dell'altre coperte di crudo cuoio, e continuar le offese. Indarno furono invitati i difensori alla resa con buone condizioni: s'ostinarono essi, perchè lor si faceva credere imminente un gagliardo soccorso. Per questo impazientatosi l'imperadore, gli uscì di bocca, che se potea mettere il piede in quella città, volea mandar tutti quanti a fil di spada. Ma non potendo più i cittadini, allora si rivolsero a chiedere misericordia: al qual fine spedirono fuori della città un romito con dietro tutti i lor fanciulli in processione, che gridavanoKyrie, eleyson, cioè, Signore, abbiate pietà. Arrigo colle lagrime agli occhi ordinò che si rimandassero in città. Tornò il dì seguente il romito coi fanciulli e colle stesse voci, ed, uscito l'imperadore dal suo padiglione, non potè reggere a quel tenero spettacolo, e perdonò a quei cittadini, con che abbattessero quella parte delle mura che aveano fatta resistenza alle sue macchine, e che poi le rifacessero. Lasciato dunque ivi presidio, e presi gli ostaggi, se ne venne a Capua, dove, per attestato dell'Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 42.], diede quel principato aPandolfoconte di Tiano, senza che s'oda che papa Benedetto VIII pretendesse ivi giurisdizione alcuna temporale. Creò ancora conti, non si sa di qual luogo, Stefano Melo e Pietro, nipoti del già defunto Melo duca di Puglia, co' quali allogò quei pochi Normanni che erano restati in quelle contrade.Di là passò in compagnia del romano pontefice al monistero di Monte Casino, dove seguì l'elezione di Teobaldo abbate, consecrato poscia dal papa. Pativa l'imperadore dei gravi dolori, e ne fu guarito per intercessione di san Benedetto; per la qual grazia fece dei ricchi regali a quell'insigne santuario. Rapportail padre Gattola[Gattola, Hist. Monaster. Casinens. P. I.]un diploma, da lui dato allo stesso monistero, con queste note:Anno ab Incarnatione Domini MXXII, Indictione V, anno vero domni Heinrici Romanorum imperatoris Augusti secundi regnantis XXI, imperantis autem nono. Actum in Monte Casino. Non dia fastidio ad alcuni il veder ivi sottoscritto il cancellier Teodoricovice Ebbonis papembergensis episcopi et archicapellani, quando negli altri diplomi questo vescovo di Bamberga porta il nome diEberardoe diarcicancelliere; perciocchèEbboneè lo stesso nome di Eberardo; ed egli era anchearcicappellanodell'imperadore, se pure in questi tempi non era lo stesso il grado diarcicancellieree diarcicappellano. Leggesi inoltre una lettera del medesimo Augusto a papa Benedetto, in cui gli raccomandò efficacemente il monistero imperiale di Monte Casino, sottoscritto colle stesse note cronologiche. Tutti i sopra narrati avvenimenti appartengono all'anno presente; e se il Sigonio li riferì all'anno seguente, non si dee già argomentare che in lui mancasse la diligenza, ma bensì che gli mancarono molte storie e documenti, de' quali noi godiamo ora, disotterrati dagli eruditi. Lo stesso dee dirsi del cardinal Baronio, il quale si figurò che l'imperadore Arrigo si trattenesse sino all'anno seguente in Italia, quando è fuor di dubbio oggidì ch'egli in questo se ne tornò frettolosamente in Germania. Ma prima di accennare il suo viaggio convien qui avvertire, avere scritto Epidanno[Hepidannus, in Annal. brev.], monaco di san Gallo in questo secolo, che l'Augusto ArrigoTrojam, Capuam, Salernum, Neapolim, urbes imperii sui ad Graecos deficientes ad deditionem coegit. Che ancheGuaimario IIIprincipe di Salerno, atterrito dall'esempio di Capua, riconoscesse per suo sovrano l'imperadore, niuna difficoltà ho a crederlo. Leggesi tuttavia un diploma[Antiq. Ital., Dissert. V.]d'esso Arrigo, conceduto adAmato IIarcivescovo di Salerno, dove è chiamatofidelis noster, dato pridie kalendas junii, Indictione V, cioè nell'anno presente coll'Actum Troje. Potrebbe solo dubitarsi di Napoli. Ma abbiamo ancoraErmanno Contrattoche lo conferma con iscrivere sotto il presente anno[Hermannus Contract., in Chron. edit. Canis.]:Beneventum intravit, Trojam oppidum oppugnavit et cepit; Neapolim, Capuam, Salernum, aliasque eo locorum civitates in deditionem omnes accepit.Era già insorta, durante l'assedio di Troia, la peste, oppure una epidemia nell'esercito dell'Augusto, e questo aveva anche servito a lui di maggiore impulso a perdonare a quel popolo, per isbrigarsi da que' contorni. Si mise dunque in viaggio alla volta della Germania, e dovette passare per la Toscana; avendo io pubblicato un suo diploma[Antiquit. Italic., Dissert. LXIII.]in favore dei Benedettini di Arezzo, datoX kalendas augusti, anno Incarnationis dominicae MXXII, Indictione V, anno domni Heinrici regnantis secundi XXI, imperii vero VIIII. Actum Privaria in comitatu lucense.Perchè a cagion de' calori d'Italia crebbe nell'armata imperiale l'epidemia, che ne fece grande strage, Arrigo in fretta e con poche guardieAlpium cacumina citato transgreditur cursu, come s'ha dall'Annalista e dal Cronologo Sassoni[Annalista Saxo. Chronograph. Saxo.], e, giunto in Germania, raunò un numeroso concilio di vescovi. Crede il padre Solerio della compagnia di Gesù[Acta Sanctor. Bollandi ad diem 14 julii.]che tal concilio sia stato quello di Salingenstad, pubblicato dal Labbe nel tomo IX de' concilii, e tenuto nel dì 12 d'agosto dell'anno presente. Ma se Arrigo, come abbiam veduto, nel dì 25 di luglio era tuttavia nel territorio di Lucca, resterebbe da esaminare come egli potesse compiere in tempo sì stretto il suo viaggio in Germania, e l'adunamento di tanti prelati a quel concilio. Oltre di che, in Salingenstad non si trovò se non l'arcivescovodi Magonza con cinque suoi suffraganei: laddove quel di Arrigo fu composto di moltissimi vescovi. Nel mese di dicembre dell'anno presente il marcheseBonifaziopadre della contessa Matilda, insieme conRichildacontessa sua moglie, prese a livello daLandolfovescovo di Cremona due corti[Antiq. Ital., Dissert. XXXVI.]cum castro inibi habente, e colla lor pieve; ed all'incontro egli cedette al vescovo la corte di Piadena, patria del celebre storico Bartolomeo Platina. Assistè al contrattoTadoneconte di Verona. E in questi tempi fiorì nel monistero della PomposaGuidoabbate rinomato per la sua santità, siccome ancora Guido monaco di patria aretino, a cui ha non poche obbligazioni ilcanto fermo, da lui riformato ed insegnato colle sue regole. Trovasi tuttavia scritto a penna un suo trattatode musicacol titolo diMicrologus, di cui ancora fa menzion Donizone nella vita della contessa Matilda.

Nel gennaio dell'anno presente col suo poderoso esercito continuò l'Augusto Arrigo il suo viaggio alla volta della Puglia[Leo Ostiensis. Chron., lib. 2, cap. 39.]. Per la marca di Camerino inviòil patriarca Poppone con quindicimila combattenti contra de' Greci; e per quella di Spoleti e del ducato romano spedì Piligrino, ossia Piligrimo arcivescovo di Colonia, con altri ventimila armati verso Monte Casino e verso Capua, ad oggetto di prendere Atenolfo abbate e il principe di CapuaPandolfo IVsuo fratello, amendue proclamati come segreti fautori dei Greci, e che avessero tenuta mano alla morte di Datto. L'abbate non volle aspettar questo turbine, e se ne fuggì ad Otranto con disegno di passare a Costantinopoli. Ma imbarcatosi e colto da una fiera burrasca, lasciò con tutti i suoi la vita in mare. Saputasi dall'arcivescovo la di lui fuga, per timore chePandolfoprincipe non gli scappasse dalle mani, con isforzata marcia arrivò sotto Capua, e la cinse d'assedio. Allora Pandolfo, che sapea d'essersi colle sue iniquità comperato l'odio dei Capuani, anzi era informato che macchinavano di tradirlo, la fece da disinvolto; ed affidato si venne a mettere in mano dell'arcivescovo Piligrino, con dire che gli dava l'animo di giustificarsi delle imputazioni disseminate contra di lui. Intanto l'Augusto Arrigo era passato all'assedio di Troia, città che, quantunque non fossero per anche terminate le incominciate fortificazioni, pure tante n'avea, e sì copioso presidio di Greci, che si accinse ad una gagliarda difesa. Sotto a quella città fu a lui presentato il principe di Capua, il quale poco mancò che non vi lasciasse la testa, perchè condannato a morte dal pieno consiglio. Ma cotanto si adoperò l'arcivescovo di Colonia, geloso del salvocondotto a lui dato, che gli guadagnò la vita. Posto nondimeno in catene, fu dipoi menato prigione in Germania. Ma non si dee tralasciare, che prima d'imprendere l'assedio di Troia, l'imperadore Arrigo, per attestato di Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.], giunse di marzo a Benevento, dove daLandolfoprincipe, e, come lasciò scrittoEpidanno[Hepidannus, Annal. brev. inter Scriptor. Rer. Alem.],a Beneventanis gratulantibus honorifice ac magnifice suscipitur, e fu riconosciuto ivi per sovrano. Di questo ancora ci restano buone testimonianze ne' documenti di quelle contrade, vedendosi il suo nome nei pubblici contratti d'allora, e trovandosi dei placiti tenuti da lui per l'amministrazione della giustizia in quelle parti. Uno di questi si legge nella Cronica del monistero del Volturno[Chronic. Vulturn., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], tenutoin territorio beneventano in locum, qui nominatur ad Campum de Petra, ibique in praesentia domni Henrici serenissimi imperatoris, ec. Fu scritto quel giudicatoanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi sunt MXXII, et imperante domno Henrico serenissimo imperatore Augusto, anno imperii ejus, Deo propitio in Italia octavo, et dies mense februarii per Indiction. IV(scriviV).Actum in territorio beneventano. Un altro placito tenne nel mese di marzo di quest'anno in Balvadomnus Ambrosius, qui est missus et capellanus domni Henrici imperatoris Augusti. Un altro parimente in essa Cronica si legge, tenuto nell'apriledell'anno presente daLeonevescovo di Vercelli, e da un altro vescovo deputatia praeclara potestate serenissimi Einrici Augusti, in territorio beneventano juxta ecclesiam sancti Petri apostoli, situs propinquo hanc Beneventi civitatem, ec. Ci fa anche vedere un diploma d'esso Augusto in favore del monistero di santa Sofia di Benevento, rapportato dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 8 in Archiepisc. Benev.], che il medesimo soggiornava in BeneventoVI idus martii. Posesi dunque l'imperadore all'assedio della città di Troia, valorosamente difesa da quei cittadini e dalla guarnigione greca, di modo che per tre mesi convenne tener ivi il campo con gran disagio degli assedianti e non minore degli assediati. Radolfo Glabro[Glaber, Hist., lib. 3, cap. 1.], storico di questi tempi, descriveun tal assedio. Era tormentata la città dai mangani e da altre macchine di guerra. Uscirono i cittadini, e ne fecero un falò: perlochè montato forte in collera l'imperadore, fece prepararne dell'altre coperte di crudo cuoio, e continuar le offese. Indarno furono invitati i difensori alla resa con buone condizioni: s'ostinarono essi, perchè lor si faceva credere imminente un gagliardo soccorso. Per questo impazientatosi l'imperadore, gli uscì di bocca, che se potea mettere il piede in quella città, volea mandar tutti quanti a fil di spada. Ma non potendo più i cittadini, allora si rivolsero a chiedere misericordia: al qual fine spedirono fuori della città un romito con dietro tutti i lor fanciulli in processione, che gridavanoKyrie, eleyson, cioè, Signore, abbiate pietà. Arrigo colle lagrime agli occhi ordinò che si rimandassero in città. Tornò il dì seguente il romito coi fanciulli e colle stesse voci, ed, uscito l'imperadore dal suo padiglione, non potè reggere a quel tenero spettacolo, e perdonò a quei cittadini, con che abbattessero quella parte delle mura che aveano fatta resistenza alle sue macchine, e che poi le rifacessero. Lasciato dunque ivi presidio, e presi gli ostaggi, se ne venne a Capua, dove, per attestato dell'Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 42.], diede quel principato aPandolfoconte di Tiano, senza che s'oda che papa Benedetto VIII pretendesse ivi giurisdizione alcuna temporale. Creò ancora conti, non si sa di qual luogo, Stefano Melo e Pietro, nipoti del già defunto Melo duca di Puglia, co' quali allogò quei pochi Normanni che erano restati in quelle contrade.

Di là passò in compagnia del romano pontefice al monistero di Monte Casino, dove seguì l'elezione di Teobaldo abbate, consecrato poscia dal papa. Pativa l'imperadore dei gravi dolori, e ne fu guarito per intercessione di san Benedetto; per la qual grazia fece dei ricchi regali a quell'insigne santuario. Rapportail padre Gattola[Gattola, Hist. Monaster. Casinens. P. I.]un diploma, da lui dato allo stesso monistero, con queste note:Anno ab Incarnatione Domini MXXII, Indictione V, anno vero domni Heinrici Romanorum imperatoris Augusti secundi regnantis XXI, imperantis autem nono. Actum in Monte Casino. Non dia fastidio ad alcuni il veder ivi sottoscritto il cancellier Teodoricovice Ebbonis papembergensis episcopi et archicapellani, quando negli altri diplomi questo vescovo di Bamberga porta il nome diEberardoe diarcicancelliere; perciocchèEbboneè lo stesso nome di Eberardo; ed egli era anchearcicappellanodell'imperadore, se pure in questi tempi non era lo stesso il grado diarcicancellieree diarcicappellano. Leggesi inoltre una lettera del medesimo Augusto a papa Benedetto, in cui gli raccomandò efficacemente il monistero imperiale di Monte Casino, sottoscritto colle stesse note cronologiche. Tutti i sopra narrati avvenimenti appartengono all'anno presente; e se il Sigonio li riferì all'anno seguente, non si dee già argomentare che in lui mancasse la diligenza, ma bensì che gli mancarono molte storie e documenti, de' quali noi godiamo ora, disotterrati dagli eruditi. Lo stesso dee dirsi del cardinal Baronio, il quale si figurò che l'imperadore Arrigo si trattenesse sino all'anno seguente in Italia, quando è fuor di dubbio oggidì ch'egli in questo se ne tornò frettolosamente in Germania. Ma prima di accennare il suo viaggio convien qui avvertire, avere scritto Epidanno[Hepidannus, in Annal. brev.], monaco di san Gallo in questo secolo, che l'Augusto ArrigoTrojam, Capuam, Salernum, Neapolim, urbes imperii sui ad Graecos deficientes ad deditionem coegit. Che ancheGuaimario IIIprincipe di Salerno, atterrito dall'esempio di Capua, riconoscesse per suo sovrano l'imperadore, niuna difficoltà ho a crederlo. Leggesi tuttavia un diploma[Antiq. Ital., Dissert. V.]d'esso Arrigo, conceduto adAmato IIarcivescovo di Salerno, dove è chiamatofidelis noster, dato pridie kalendas junii, Indictione V, cioè nell'anno presente coll'Actum Troje. Potrebbe solo dubitarsi di Napoli. Ma abbiamo ancoraErmanno Contrattoche lo conferma con iscrivere sotto il presente anno[Hermannus Contract., in Chron. edit. Canis.]:Beneventum intravit, Trojam oppidum oppugnavit et cepit; Neapolim, Capuam, Salernum, aliasque eo locorum civitates in deditionem omnes accepit.

Era già insorta, durante l'assedio di Troia, la peste, oppure una epidemia nell'esercito dell'Augusto, e questo aveva anche servito a lui di maggiore impulso a perdonare a quel popolo, per isbrigarsi da que' contorni. Si mise dunque in viaggio alla volta della Germania, e dovette passare per la Toscana; avendo io pubblicato un suo diploma[Antiquit. Italic., Dissert. LXIII.]in favore dei Benedettini di Arezzo, datoX kalendas augusti, anno Incarnationis dominicae MXXII, Indictione V, anno domni Heinrici regnantis secundi XXI, imperii vero VIIII. Actum Privaria in comitatu lucense.Perchè a cagion de' calori d'Italia crebbe nell'armata imperiale l'epidemia, che ne fece grande strage, Arrigo in fretta e con poche guardieAlpium cacumina citato transgreditur cursu, come s'ha dall'Annalista e dal Cronologo Sassoni[Annalista Saxo. Chronograph. Saxo.], e, giunto in Germania, raunò un numeroso concilio di vescovi. Crede il padre Solerio della compagnia di Gesù[Acta Sanctor. Bollandi ad diem 14 julii.]che tal concilio sia stato quello di Salingenstad, pubblicato dal Labbe nel tomo IX de' concilii, e tenuto nel dì 12 d'agosto dell'anno presente. Ma se Arrigo, come abbiam veduto, nel dì 25 di luglio era tuttavia nel territorio di Lucca, resterebbe da esaminare come egli potesse compiere in tempo sì stretto il suo viaggio in Germania, e l'adunamento di tanti prelati a quel concilio. Oltre di che, in Salingenstad non si trovò se non l'arcivescovodi Magonza con cinque suoi suffraganei: laddove quel di Arrigo fu composto di moltissimi vescovi. Nel mese di dicembre dell'anno presente il marcheseBonifaziopadre della contessa Matilda, insieme conRichildacontessa sua moglie, prese a livello daLandolfovescovo di Cremona due corti[Antiq. Ital., Dissert. XXXVI.]cum castro inibi habente, e colla lor pieve; ed all'incontro egli cedette al vescovo la corte di Piadena, patria del celebre storico Bartolomeo Platina. Assistè al contrattoTadoneconte di Verona. E in questi tempi fiorì nel monistero della PomposaGuidoabbate rinomato per la sua santità, siccome ancora Guido monaco di patria aretino, a cui ha non poche obbligazioni ilcanto fermo, da lui riformato ed insegnato colle sue regole. Trovasi tuttavia scritto a penna un suo trattatode musicacol titolo diMicrologus, di cui ancora fa menzion Donizone nella vita della contessa Matilda.


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