MXXVI

MXXVIAnno diCristoMXXVI. IndizioneIX.GiovanniXIX papa 3.CorradoII re di Germania 3, d'Italia 1.Ancorchè nell'anno addietro tendessero alla ribellione, e facessero varii movimenti contra del re Corrado, il giovine Corrado duca di Franconia, Ernesto duca di Alemagna, ossia di Suevia, e Guelfo conte suevo, figliastro del medesimo Ernesto, e Federigo duca di Lorena[Hermannus Contractus, in Chron.]con altri probabilmente mossi da Roberto re di Francia, che già faceva conto di pescare nel torbido: pure, tal fu l'industria e il senno d'esso re Corrado, che seppe quietar questi rumori, e dissipare in gran parte le alleanze tramate contra di lui. Però non sì tosto si vide quieto in Germania, che si accinse a calare in Italia, per prevalersi della buona disposizione che avea trovato ne' principi di Italia e nel romano pontefice in favore di lui. Per attestato di Arnolfo storico[Arnulf., Histor. Mediolanens., lib. 2, cap. 2.], l'arcivescovo Eriberto gli avea già guadagnati gli animi di quasi tutti, parte con fatti e parte con isperanze di premii. Per tanto s'incamminò egli alla volta dell'Italia, seco menando un poderoso esercito[Wippo, in Vit. Conradi Salici.]. Per Verona passò a Pavia, e trovando chiuse le porte di quella cittàandò a Vercelli, dove celebrò la santa Pasqua nel dì 10 di aprile.In ipsis diebus paschalibus Leo ejusdem civitatis antistes, vir multum sapiens, mundum cum pace reliquit, cui Ardericus mediolanensis canonicus successit.Adunque circa il tempo della quaresima, come vuole Ermanno Contratto, dell'anno presente era alloraLeonevescovo di Vercelli; pertanto è da vedere come l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4.]metta in questi tempi vescovo di quella cittàPietro, tenuto ivi per santo, con dire ch'egli morì nel dì 13 di febbraio di quest'anno 1026. Secondo il suddetto storico Arnolfo,veniens Conradus Italiam, ab Heriberto archiepiscopo, ut moris est, coronatur in regno. Vogliono gli storici milanesi ch'egli fosse coronato nella basilica di santo Ambrosio, allora fuori di Milano. Buonincontro, storico di Monza, aggiugne[Bonincontr., Chronic. Modoet. tom. 12 Rer. Ital.]che questo reab Henrico archiepiscopo Mediolani, primo in Modoetia, postea Mediolani in sancto Ambrosio coronatur. Neppur sapea questo scrittore che allora sedea nella cattedra di santo Ambrosio Eriberto arcivescovo: laonde neppur noi sappiamo cosa sia da credergli in questo particolare. La verità si è, che la coronazione in re d'Italia si dee tenere per certa; ma, per conto del tempo e del luogo, questo tuttavia resta involto nelle tenebre. Persistendo poi Corrado in non volere dar pace ai Pavesi, fece loro quanta guerra potè nel territorio d'essi, con incendiar le castella e le chiese, e far morire di ferro o di fuoco i poveri contadini rifuggiti in que' sacri luoghi, con tagliar tutte le viti e far altre simili azioni abbominevoli e scellerate per un re cristiano, perchè contro quella parte di popolo che niuna colpa avea nel delitto, benchè il buon Wippone le racconti quasi come gloriose prodezze del re Corrado. Ma non si mise egli a far l'assedio di Pavia, perchè la conobbe città forte e piena di popolo, e però capace di far lungae vigorosa resistenza. Racconta Guiberto[Wibertus, Vita S. Leonis IX, lib. 1, cap. 7.]nella Vita di san Leone IX papa, che questi in età di ventitrè anni, chiamato allora Brunone, correndo l'anno 1025,vice sui pontificis Herimanni in expeditione Conradi imperatoris(suo zio)Longobardiam, et maxime super Mediolanum tunc rebellem, est profectus. S'ingannò Guiberto, e volle dir Pavia; perciocchè Milano era tutto allora per Corrado.Attese esso re per qualche tempo a sottomettere alcuni gran signori, collegati co' Pavesi, cioèAdalbertomarchese eGuglielmo, ed altri principi in quei contorni, con desolare un lor castello chiamatoOrbaverso i confini oggidì dell'Alessandrino. Passò dipoi a Ravenna, e, come scrive il suddetto Wippone,cum magna potestate ibi regnavit: il che sempre più ci assicura che Ravenna col suo esarcato era allora, anzi da gran tempo, compresa nel regno d'Italia. Ma anche in Ravenna si attaccò una zuffa tra que' cittadini e gl'indiscreti Tedeschi, per la quale fu in armi tutta la città, e si combattè alla disperata fra l'una parte e l'altra, e ne seguì una non picciola strage, colla peggio in fine de' Ravennati. Lo stesso re Corrado, udito il rumore, si fece armare, domandò il cavallo, ed uscì fuor del palazzo. Ma veggendo scappare i cittadini, e salvarsi nelle chiese e nei nascondigli,misertus eorum, quia ex utraque parte sui erant, exercitum de persequutione civium revocavit. Nel dì seguente davanti a lui i primi della città co' piedi nudi e colle spade nude in mano, per segno d'essere degni del taglio della testa, comparvero a chiedere il perdono, e l'ottennero. Grandi furono in quest'anno i calori nell'Italia, e molte perciò le malattie. Affine di custodir la sanità, il reultra Atim fluvium propter opaca loca et aeris temperiem in montana secessit, ibique ab archiepiscopo mediolanensi per duos menses et amplius regalem victum sumtuose habuit. Che fiume sia questoAti, nol so. Credo guasta la parola. ParrebbeAthesis,cioè l'Adige; ma le spese a lui fatte sì magnificamente da Eriberto arcivescovo m'inclinano piuttosto a crederlo un luogo del Milanese. Celebrò finalmente in Ivrea la festa del santo Natale, e non già in Ravenna, come si pensò il Sigonio. Riportò in quest'annoIngonevescovo di Modena la conferma de' beni e privilegii della sua chiesa da esso Corrado con un diploma pubblicato, ma non senza scorrezioni, dal Sillingardi[Sillingard. Calalog. Episcop. Mutinens.]e dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2.]. Le note son tali nell'originale:Data XIII kalendas julii anno dominicae Incarnationis MXXVI, Indictione nona, anno vero domni Conradi secundi regnantis primo. Actum Cremonae.L'annoprimodel regno d'Italia si vede qui adoperato. Si dee anche correggere un diploma d'esso Corrado, dato inPiacenzain favore del monistero di san Salvatore di Pavia[Bullar. Casinens.], e conceduto in quest'anno, e non già nell'anno MXXIII.Era mancato di vita dopo cinquanta anni d'imperioBasilioimperadore dei Greci nel precedente anno 1025, ed era restato solo imperadoreCostantinosuo fratello. Pensò questi nell'anno presente alla conquista della Sicilia, che da tanti anni languiva sotto la tirannia de' Saraceni. La spedizione sua è narrata da Lupo Protospata con queste parole[Lupus Protospata, in Chronico.].Despotus Nicus(forseAndronicus)in Italiam descendit cum ingentibus copiis Russorum, Wandalorum, Turcarum, Bulgarorum, Brunchorum, Polonorum, Macedonum, aliarumque nationum ad Siciliam capiendam. Captum est autem Rhegium, et ob civium peccata destructum est a Vulcano catapano, et Basilius imperator obiit anno secundo.Si dee scrivere Constantinus, come osservò Camillo Pellegrini. La morte di questo imperadore, succeduta nell'anno seguente a dì 9 di novembre, e la peste entrata nell'esercito de' Greci mandò a male tutta quell'impresa.Oresteè chiamato da Cedreno il generale de' Greci, spedito, secondo lui, in Sicilia, quand'anche era vivo Basilio Augusto. Sconvolse in quest'anno la discordia la città di Venezia[Dandulus, in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.]. PerchèOttone Orseolodoge non volle investireDomenico GradonicoossiaGradenigojuniore, eletto vescovo di quella città, alzossi contra del doge una potente fazione che il depose, e, tagliatagli la barba, il mandò in esilio a Costantinopoli.Orsopatriarca di Grado suo fratello, siccome sospetto, fu anche egli in tal congiuntura cacciato dalla sua sedia. In luogo del bandito Ottone venne elettoPietro BarbolanoossiaCentranico. Ma poca quiete provò egli, parte perchè di tanto in tanto si formavano delle sedizioni contra di lui, e parte perchè Poppone patriarca di Aquileia, assistito dagli aiuti del re Corrado, infestava i confini de' Veneziani. Anzi lo stesso Corrado, senza voler confermare gli antichi patti, si mise anch'egli a perseguitare e danneggiar i Veneziani. Secondo l'Anonimo casinense[Anonymus Casinensis, tom. 5 Rer. Ital. Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 58.],Pandolfo IVritornato libero dalle carceri di Germania, e andando dietro alla ricupera del suo principato di Capoa, uniti tutti i suoi seguaci e fautori, ottenne anche un rinforzo considerabile di armati da Boiano ossia Bugiano generale dell'armi greche, e daGuaimario IIIprincipe di Salerno, marito di Gaitelgrima sua sorella. Ebbe anche dalla sua Rainulfo e Arnolfo capi de' Normanni, e i conti di Marsi. Con questo sforzo di gente mise l'assedio a Capoa, che durò, chi scrive sei mesi, e chi un anno e mezzo.Pandolfoconte di Tiano, giù creato principe di Capoa da Arrigo I Augusto, finchè ebbe forza, difese la città; ma in fine la necessità il costrinse a renderla. Affidato dal catapano de' Greci, insieme conGiovannisuo figliuolo e con tutti i suoi aderenti fu condotto a Napoli, e lasciato in libertà. CosìPandolfo IVtornò ad essere principe di Capoa, e dichiaròsuo collega nel principatoPandolfo Vsuo figliuolo. Fu chiamato da Dio in quest'anno nel dì 30 di agosto a miglior vitaBononioabbate di Lucedio nella diocesi di Vercelli. Le sue insigni virtù ed azioni di rara pietà, accompagnate da miracoli, indusseroArdericovescovo di Vercelli a riconoscerlo per santo: il che fu anche approvato dal sommo allora pontefice Giovanni XIX. Nacque Bononio in Bologna, e quivi nel monistero di santo Stefano per alquanti anni visse monaco. La Vita di lui, scritta da autore contemporaneo, si legge presso il padre Mabillone[Mabill., Saecul. VI Benedict., P. I.].

Ancorchè nell'anno addietro tendessero alla ribellione, e facessero varii movimenti contra del re Corrado, il giovine Corrado duca di Franconia, Ernesto duca di Alemagna, ossia di Suevia, e Guelfo conte suevo, figliastro del medesimo Ernesto, e Federigo duca di Lorena[Hermannus Contractus, in Chron.]con altri probabilmente mossi da Roberto re di Francia, che già faceva conto di pescare nel torbido: pure, tal fu l'industria e il senno d'esso re Corrado, che seppe quietar questi rumori, e dissipare in gran parte le alleanze tramate contra di lui. Però non sì tosto si vide quieto in Germania, che si accinse a calare in Italia, per prevalersi della buona disposizione che avea trovato ne' principi di Italia e nel romano pontefice in favore di lui. Per attestato di Arnolfo storico[Arnulf., Histor. Mediolanens., lib. 2, cap. 2.], l'arcivescovo Eriberto gli avea già guadagnati gli animi di quasi tutti, parte con fatti e parte con isperanze di premii. Per tanto s'incamminò egli alla volta dell'Italia, seco menando un poderoso esercito[Wippo, in Vit. Conradi Salici.]. Per Verona passò a Pavia, e trovando chiuse le porte di quella cittàandò a Vercelli, dove celebrò la santa Pasqua nel dì 10 di aprile.In ipsis diebus paschalibus Leo ejusdem civitatis antistes, vir multum sapiens, mundum cum pace reliquit, cui Ardericus mediolanensis canonicus successit.Adunque circa il tempo della quaresima, come vuole Ermanno Contratto, dell'anno presente era alloraLeonevescovo di Vercelli; pertanto è da vedere come l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4.]metta in questi tempi vescovo di quella cittàPietro, tenuto ivi per santo, con dire ch'egli morì nel dì 13 di febbraio di quest'anno 1026. Secondo il suddetto storico Arnolfo,veniens Conradus Italiam, ab Heriberto archiepiscopo, ut moris est, coronatur in regno. Vogliono gli storici milanesi ch'egli fosse coronato nella basilica di santo Ambrosio, allora fuori di Milano. Buonincontro, storico di Monza, aggiugne[Bonincontr., Chronic. Modoet. tom. 12 Rer. Ital.]che questo reab Henrico archiepiscopo Mediolani, primo in Modoetia, postea Mediolani in sancto Ambrosio coronatur. Neppur sapea questo scrittore che allora sedea nella cattedra di santo Ambrosio Eriberto arcivescovo: laonde neppur noi sappiamo cosa sia da credergli in questo particolare. La verità si è, che la coronazione in re d'Italia si dee tenere per certa; ma, per conto del tempo e del luogo, questo tuttavia resta involto nelle tenebre. Persistendo poi Corrado in non volere dar pace ai Pavesi, fece loro quanta guerra potè nel territorio d'essi, con incendiar le castella e le chiese, e far morire di ferro o di fuoco i poveri contadini rifuggiti in que' sacri luoghi, con tagliar tutte le viti e far altre simili azioni abbominevoli e scellerate per un re cristiano, perchè contro quella parte di popolo che niuna colpa avea nel delitto, benchè il buon Wippone le racconti quasi come gloriose prodezze del re Corrado. Ma non si mise egli a far l'assedio di Pavia, perchè la conobbe città forte e piena di popolo, e però capace di far lungae vigorosa resistenza. Racconta Guiberto[Wibertus, Vita S. Leonis IX, lib. 1, cap. 7.]nella Vita di san Leone IX papa, che questi in età di ventitrè anni, chiamato allora Brunone, correndo l'anno 1025,vice sui pontificis Herimanni in expeditione Conradi imperatoris(suo zio)Longobardiam, et maxime super Mediolanum tunc rebellem, est profectus. S'ingannò Guiberto, e volle dir Pavia; perciocchè Milano era tutto allora per Corrado.

Attese esso re per qualche tempo a sottomettere alcuni gran signori, collegati co' Pavesi, cioèAdalbertomarchese eGuglielmo, ed altri principi in quei contorni, con desolare un lor castello chiamatoOrbaverso i confini oggidì dell'Alessandrino. Passò dipoi a Ravenna, e, come scrive il suddetto Wippone,cum magna potestate ibi regnavit: il che sempre più ci assicura che Ravenna col suo esarcato era allora, anzi da gran tempo, compresa nel regno d'Italia. Ma anche in Ravenna si attaccò una zuffa tra que' cittadini e gl'indiscreti Tedeschi, per la quale fu in armi tutta la città, e si combattè alla disperata fra l'una parte e l'altra, e ne seguì una non picciola strage, colla peggio in fine de' Ravennati. Lo stesso re Corrado, udito il rumore, si fece armare, domandò il cavallo, ed uscì fuor del palazzo. Ma veggendo scappare i cittadini, e salvarsi nelle chiese e nei nascondigli,misertus eorum, quia ex utraque parte sui erant, exercitum de persequutione civium revocavit. Nel dì seguente davanti a lui i primi della città co' piedi nudi e colle spade nude in mano, per segno d'essere degni del taglio della testa, comparvero a chiedere il perdono, e l'ottennero. Grandi furono in quest'anno i calori nell'Italia, e molte perciò le malattie. Affine di custodir la sanità, il reultra Atim fluvium propter opaca loca et aeris temperiem in montana secessit, ibique ab archiepiscopo mediolanensi per duos menses et amplius regalem victum sumtuose habuit. Che fiume sia questoAti, nol so. Credo guasta la parola. ParrebbeAthesis,cioè l'Adige; ma le spese a lui fatte sì magnificamente da Eriberto arcivescovo m'inclinano piuttosto a crederlo un luogo del Milanese. Celebrò finalmente in Ivrea la festa del santo Natale, e non già in Ravenna, come si pensò il Sigonio. Riportò in quest'annoIngonevescovo di Modena la conferma de' beni e privilegii della sua chiesa da esso Corrado con un diploma pubblicato, ma non senza scorrezioni, dal Sillingardi[Sillingard. Calalog. Episcop. Mutinens.]e dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2.]. Le note son tali nell'originale:Data XIII kalendas julii anno dominicae Incarnationis MXXVI, Indictione nona, anno vero domni Conradi secundi regnantis primo. Actum Cremonae.L'annoprimodel regno d'Italia si vede qui adoperato. Si dee anche correggere un diploma d'esso Corrado, dato inPiacenzain favore del monistero di san Salvatore di Pavia[Bullar. Casinens.], e conceduto in quest'anno, e non già nell'anno MXXIII.

Era mancato di vita dopo cinquanta anni d'imperioBasilioimperadore dei Greci nel precedente anno 1025, ed era restato solo imperadoreCostantinosuo fratello. Pensò questi nell'anno presente alla conquista della Sicilia, che da tanti anni languiva sotto la tirannia de' Saraceni. La spedizione sua è narrata da Lupo Protospata con queste parole[Lupus Protospata, in Chronico.].Despotus Nicus(forseAndronicus)in Italiam descendit cum ingentibus copiis Russorum, Wandalorum, Turcarum, Bulgarorum, Brunchorum, Polonorum, Macedonum, aliarumque nationum ad Siciliam capiendam. Captum est autem Rhegium, et ob civium peccata destructum est a Vulcano catapano, et Basilius imperator obiit anno secundo.Si dee scrivere Constantinus, come osservò Camillo Pellegrini. La morte di questo imperadore, succeduta nell'anno seguente a dì 9 di novembre, e la peste entrata nell'esercito de' Greci mandò a male tutta quell'impresa.Oresteè chiamato da Cedreno il generale de' Greci, spedito, secondo lui, in Sicilia, quand'anche era vivo Basilio Augusto. Sconvolse in quest'anno la discordia la città di Venezia[Dandulus, in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.]. PerchèOttone Orseolodoge non volle investireDomenico GradonicoossiaGradenigojuniore, eletto vescovo di quella città, alzossi contra del doge una potente fazione che il depose, e, tagliatagli la barba, il mandò in esilio a Costantinopoli.Orsopatriarca di Grado suo fratello, siccome sospetto, fu anche egli in tal congiuntura cacciato dalla sua sedia. In luogo del bandito Ottone venne elettoPietro BarbolanoossiaCentranico. Ma poca quiete provò egli, parte perchè di tanto in tanto si formavano delle sedizioni contra di lui, e parte perchè Poppone patriarca di Aquileia, assistito dagli aiuti del re Corrado, infestava i confini de' Veneziani. Anzi lo stesso Corrado, senza voler confermare gli antichi patti, si mise anch'egli a perseguitare e danneggiar i Veneziani. Secondo l'Anonimo casinense[Anonymus Casinensis, tom. 5 Rer. Ital. Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 58.],Pandolfo IVritornato libero dalle carceri di Germania, e andando dietro alla ricupera del suo principato di Capoa, uniti tutti i suoi seguaci e fautori, ottenne anche un rinforzo considerabile di armati da Boiano ossia Bugiano generale dell'armi greche, e daGuaimario IIIprincipe di Salerno, marito di Gaitelgrima sua sorella. Ebbe anche dalla sua Rainulfo e Arnolfo capi de' Normanni, e i conti di Marsi. Con questo sforzo di gente mise l'assedio a Capoa, che durò, chi scrive sei mesi, e chi un anno e mezzo.Pandolfoconte di Tiano, giù creato principe di Capoa da Arrigo I Augusto, finchè ebbe forza, difese la città; ma in fine la necessità il costrinse a renderla. Affidato dal catapano de' Greci, insieme conGiovannisuo figliuolo e con tutti i suoi aderenti fu condotto a Napoli, e lasciato in libertà. CosìPandolfo IVtornò ad essere principe di Capoa, e dichiaròsuo collega nel principatoPandolfo Vsuo figliuolo. Fu chiamato da Dio in quest'anno nel dì 30 di agosto a miglior vitaBononioabbate di Lucedio nella diocesi di Vercelli. Le sue insigni virtù ed azioni di rara pietà, accompagnate da miracoli, indusseroArdericovescovo di Vercelli a riconoscerlo per santo: il che fu anche approvato dal sommo allora pontefice Giovanni XIX. Nacque Bononio in Bologna, e quivi nel monistero di santo Stefano per alquanti anni visse monaco. La Vita di lui, scritta da autore contemporaneo, si legge presso il padre Mabillone[Mabill., Saecul. VI Benedict., P. I.].


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