MCCCCLIAnno diCristomccccli. IndizioneXIV.Niccolò Vpapa 5.Federigo IIIre de' Romani 12.Abbiamo veduto per tanti anni lacerata l'Italia, ora in una, ora in altra parte, dalla guerra. Parve miracoloso l'anno presente, perchè dappertutto fu, se non concordia d'animi, almeno pace. Di tempi così sereni si prevalse il ponteficeNiccolò V, siccome dotato di gran mente e d'un animo regale, per lasciar di belle memorie alla città di Roma[Manett., Vita Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Sua cura fu di rimettere maggiormente in fiore le buone lettere, che già erano cominciate a risorgere in Italia, sì con richiamar a sè e premiar le persone dotte, sì ancora col radunare da tutta l'Europa e dall'Oriente manuscritti di tutte le arti e scienze, perchè la stampa de' libri non era peranche nata, o, se nata, era segreta. Formò con questo tesoro un'insigne biblioteca. Ordinò che si cominciassero a tradurre dal greco i santi Padri, ed anche gli storici e poeti di quella lingua. Fabbriche parimente insigni intraprese in Roma, tanto di sacri templi, come di ornamenti o fortificazioni alle rare memorie di quella e d'altre città, con avere specialmente stese queste sue grandiose idee alla BasilicaLateranense, e all'altra di Santa Maria Maggiore, e de' Santi Paolo, Lorenzo e Stefano. Tutte queste ed altre sue magnanime imprese si veggono diligentemente descritte nella di lui Vita da me data alla luce, e composta da Gianozzo Manetti Fiorentino, letterato insigne, perito delle lingue ebraica, greca e latina. Stefano Infessura anch'egli attesta[Infessur., Diar., tom. 3 Rer. Ital.], avere questo pontefice nell'anno presente ristorate le mura, le torri e le porte di Roma, acconciato il Campidoglio, accresciuto il torrione di castello Santo Angelo con altre fortificazioni, fatto un palazzo a Santa Maria maggiore, e la canonica di San Pietro e la chiesa di S. Teodoro, con altre fabbriche, ch'io tralascio. Di questo passo camminava il buon Niccolò papa, non cercando la dubbiosa gloria de' papi che profusero tanti tesori in guerre, ma bensì procurando di mantenere i suoi popoli in pace, e di far loro goder quelle rugiade, che Dio gli avea mandato in congiuntura del giubileo.Non fu, siccome dissi, in quest'anno guerra in Lombardia; nondimeno la repubblica veneta mirava con occhio bieco il nuovo duca di Milano[Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.], e macchinava pensieri di guerra, essendosi collegata per questo conAlfonso red'Aragona e delle Due Sicilie, conLodovico ducadi Savoia, conGiovanni marchesedi Monferrato e co'Sanesi. La maggior loro speranza era che, trovandosi lo Sforza non peranche ben assodato sul trono, difficile non fosse il rovesciarlo. Per lo contrario non desiderava guerra il duca, siccome bisognoso di quiete per rimettere in buono stato il conquistato paese, troppo smunto e maltrattato dalle passate rivoluzioni. Oltre di che, egli non godeva quelle fontane di danari, delle quali abbondava allora Venezia, sì per l'estensione degli Stati a lei spettanti non meno in Italia che in Dalmazia e in altre contrade del Levante, come ancora perchèVenezia si riputava allora il più ricco emporio dell'Italia, anzi dell'Occidente. Il Sanuto[Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital., pag. 963.]ci fa vedere una parte di que' tesori che il traffico portava in questi secoli alla piazza di Venezia. Ora il duca attendeva a premunirsi, e fece lega co' Fiorentini disgustati forte de' Veneziani; siccome ancora co' Genovesi e conLodovico marchesedi Mantova. Condussero i Veneziani al loro soldoCarlo da Gonzaga, e nell'anno seguente ancheGuglielmo di Monferrato, cioè due capitani divenuti amendue per le ragioni sopraddette nemici del duca di Milano. Nel mese d'aprile dell'anno presente crearono capitan generale delle lor armiGentile da Lionessa, uomo saggio e prode. Ma perchèBartolomeo Coleone, che militava al loro servigio con mille e cinquecento cavalli e quattrocento fanti, pretendeva come dovuta a sè quella dignità, se ne adirò non poco, ed oltre al chiedere licenza col pretesto delle paghe che non correano, mostrò assai la sua disposizione di passare all'armata duchesca: fu presa la risoluzione di mettergli le mani addosso, e di tagliargli il capo. Data questa commessione aJacopo Piccinino, egli con una marcia sforzata di notte arrivò addosso al Coleone, sorprese tutte le di lui genti, e poco mancò che non restasse prigione anche esso Bartolomeo. Ebbe egli la fortuna di salvarsi a Mantova, e restò in potere e al soldo dei Veneziani tutto il corpo de' suoi cavalli e fanti. Prese egli poi soldo nell'esercito duchesco, con aver promesso di grandi vantaggi allo Sforza. Lo spoglio fatto a lui e alle sue truppe si fa ascendere dal Sanuto ad ottanta in cento mila fiorini di oro. Fu anche pubblicamente decretato in Venezia, nel dì primo di giugno, che tutti i Fiorentini non privilegiati uscissero dagli Stati della repubblica[Ammirati, Ist. di Firenze, lib. 22. Poggius, lib. 8. Sanuto ed altri.], ed altrettanto fece anche ilre Alfonsoin tutte lesue terre: il che maggiormente irritò i Fiorentini, e li confermò nell'unione col duca di Milano. Premeva non poco ai Veneziani di tirar nella loro lega anche i Bolognesi, e molte furono le loro istanze, e caldi i loro maneggi[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.], ma senza trovare in quel popolo voglia d'impacciarsi nelle brighe altrui. Tentarono dunque per altra via d'ottenere l'intento con dar braccio alle fazioni de' Canedoli fuorusciti. Assistiti questi dalle brigate dei signori di Carpi e di Coreggio, nel dì 8 di giugno venuti a Bologna, presero la porta di Galiera, e una parte d'essi giunse fino alla piazza.Sante de' Bentivogli, che i Bolognesi, benchè fosse creduto bastardo, aveano fatto venire per l'amore che portavano alla casa de' Bentivogli, giacchèGiovanni de Bentivoglifigliuolo dello uccisoErcoleera in età non sufficiente a sostenere la sua fazione, allora fu in armi coi Malvezzi, Marescotti ed altri suoi aderenti. Seguì un combattimento, in cui furono costretti alla fuga i Canedoli, con lasciar ivi molti del loro seguito morti o prigioni.
Abbiamo veduto per tanti anni lacerata l'Italia, ora in una, ora in altra parte, dalla guerra. Parve miracoloso l'anno presente, perchè dappertutto fu, se non concordia d'animi, almeno pace. Di tempi così sereni si prevalse il ponteficeNiccolò V, siccome dotato di gran mente e d'un animo regale, per lasciar di belle memorie alla città di Roma[Manett., Vita Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Sua cura fu di rimettere maggiormente in fiore le buone lettere, che già erano cominciate a risorgere in Italia, sì con richiamar a sè e premiar le persone dotte, sì ancora col radunare da tutta l'Europa e dall'Oriente manuscritti di tutte le arti e scienze, perchè la stampa de' libri non era peranche nata, o, se nata, era segreta. Formò con questo tesoro un'insigne biblioteca. Ordinò che si cominciassero a tradurre dal greco i santi Padri, ed anche gli storici e poeti di quella lingua. Fabbriche parimente insigni intraprese in Roma, tanto di sacri templi, come di ornamenti o fortificazioni alle rare memorie di quella e d'altre città, con avere specialmente stese queste sue grandiose idee alla BasilicaLateranense, e all'altra di Santa Maria Maggiore, e de' Santi Paolo, Lorenzo e Stefano. Tutte queste ed altre sue magnanime imprese si veggono diligentemente descritte nella di lui Vita da me data alla luce, e composta da Gianozzo Manetti Fiorentino, letterato insigne, perito delle lingue ebraica, greca e latina. Stefano Infessura anch'egli attesta[Infessur., Diar., tom. 3 Rer. Ital.], avere questo pontefice nell'anno presente ristorate le mura, le torri e le porte di Roma, acconciato il Campidoglio, accresciuto il torrione di castello Santo Angelo con altre fortificazioni, fatto un palazzo a Santa Maria maggiore, e la canonica di San Pietro e la chiesa di S. Teodoro, con altre fabbriche, ch'io tralascio. Di questo passo camminava il buon Niccolò papa, non cercando la dubbiosa gloria de' papi che profusero tanti tesori in guerre, ma bensì procurando di mantenere i suoi popoli in pace, e di far loro goder quelle rugiade, che Dio gli avea mandato in congiuntura del giubileo.
Non fu, siccome dissi, in quest'anno guerra in Lombardia; nondimeno la repubblica veneta mirava con occhio bieco il nuovo duca di Milano[Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.], e macchinava pensieri di guerra, essendosi collegata per questo conAlfonso red'Aragona e delle Due Sicilie, conLodovico ducadi Savoia, conGiovanni marchesedi Monferrato e co'Sanesi. La maggior loro speranza era che, trovandosi lo Sforza non peranche ben assodato sul trono, difficile non fosse il rovesciarlo. Per lo contrario non desiderava guerra il duca, siccome bisognoso di quiete per rimettere in buono stato il conquistato paese, troppo smunto e maltrattato dalle passate rivoluzioni. Oltre di che, egli non godeva quelle fontane di danari, delle quali abbondava allora Venezia, sì per l'estensione degli Stati a lei spettanti non meno in Italia che in Dalmazia e in altre contrade del Levante, come ancora perchèVenezia si riputava allora il più ricco emporio dell'Italia, anzi dell'Occidente. Il Sanuto[Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital., pag. 963.]ci fa vedere una parte di que' tesori che il traffico portava in questi secoli alla piazza di Venezia. Ora il duca attendeva a premunirsi, e fece lega co' Fiorentini disgustati forte de' Veneziani; siccome ancora co' Genovesi e conLodovico marchesedi Mantova. Condussero i Veneziani al loro soldoCarlo da Gonzaga, e nell'anno seguente ancheGuglielmo di Monferrato, cioè due capitani divenuti amendue per le ragioni sopraddette nemici del duca di Milano. Nel mese d'aprile dell'anno presente crearono capitan generale delle lor armiGentile da Lionessa, uomo saggio e prode. Ma perchèBartolomeo Coleone, che militava al loro servigio con mille e cinquecento cavalli e quattrocento fanti, pretendeva come dovuta a sè quella dignità, se ne adirò non poco, ed oltre al chiedere licenza col pretesto delle paghe che non correano, mostrò assai la sua disposizione di passare all'armata duchesca: fu presa la risoluzione di mettergli le mani addosso, e di tagliargli il capo. Data questa commessione aJacopo Piccinino, egli con una marcia sforzata di notte arrivò addosso al Coleone, sorprese tutte le di lui genti, e poco mancò che non restasse prigione anche esso Bartolomeo. Ebbe egli la fortuna di salvarsi a Mantova, e restò in potere e al soldo dei Veneziani tutto il corpo de' suoi cavalli e fanti. Prese egli poi soldo nell'esercito duchesco, con aver promesso di grandi vantaggi allo Sforza. Lo spoglio fatto a lui e alle sue truppe si fa ascendere dal Sanuto ad ottanta in cento mila fiorini di oro. Fu anche pubblicamente decretato in Venezia, nel dì primo di giugno, che tutti i Fiorentini non privilegiati uscissero dagli Stati della repubblica[Ammirati, Ist. di Firenze, lib. 22. Poggius, lib. 8. Sanuto ed altri.], ed altrettanto fece anche ilre Alfonsoin tutte lesue terre: il che maggiormente irritò i Fiorentini, e li confermò nell'unione col duca di Milano. Premeva non poco ai Veneziani di tirar nella loro lega anche i Bolognesi, e molte furono le loro istanze, e caldi i loro maneggi[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.], ma senza trovare in quel popolo voglia d'impacciarsi nelle brighe altrui. Tentarono dunque per altra via d'ottenere l'intento con dar braccio alle fazioni de' Canedoli fuorusciti. Assistiti questi dalle brigate dei signori di Carpi e di Coreggio, nel dì 8 di giugno venuti a Bologna, presero la porta di Galiera, e una parte d'essi giunse fino alla piazza.Sante de' Bentivogli, che i Bolognesi, benchè fosse creduto bastardo, aveano fatto venire per l'amore che portavano alla casa de' Bentivogli, giacchèGiovanni de Bentivoglifigliuolo dello uccisoErcoleera in età non sufficiente a sostenere la sua fazione, allora fu in armi coi Malvezzi, Marescotti ed altri suoi aderenti. Seguì un combattimento, in cui furono costretti alla fuga i Canedoli, con lasciar ivi molti del loro seguito morti o prigioni.