MCCCCLV

MCCCCLVAnno diCristomcccclv. Indiz.III.Callisto IIIpapa 1.Federigo IIIimperadore 4.Era già da gran tempo malconcio per la podagra e chiragra il buon ponteficeNiccolò V, e da qualche tempo ancora s'era familiarizzata con questi malori la febbre[Raynaldus, Annal. Eccl.]. Non la durò egli in mezzo a tanti nemici. Prima nondimeno di passare alla vera patria de' giusti, ebbe la consolazione d'intendere ch'era riuscito alcardinal Capranicad'indurre ilre Alfonsonel dì 26 di gennaio dell'anno presente a ratificar la pace fatta in Lodi fra i Veneziani e il duca di Milano: cosa tanto bramata e procurata da esso pontefice. Motivo di maggiore allegrezza fu appresso l'avviso che lo stesso re era entrato nella lega de' Veneziani, Fiorentini e duca di Milano: per la quale si potea sperare unione di volontà e di forze per opporsi al torrente delle armi turchesche, minaccianti oramai l'Italia. In essa lega ebbeluogo il medesimo pontefice, ma dalla stessa Alfonso volle esclusi i Genovesi,Sigismondo de' MalatestieAstorre dei Manfredi. Di questi suoi maneggi non potè poi cogliere alcun frutto il pontefice[Manetti, Vit. Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Italic.], perchè nel dì 24 di marzo la morte il rapì, mentre egli facea dei preparamenti di gente e di navi per inviarle in soccorso de' cristiani contra del Turco. Sarà sempre in benedizione la memoria di questo insigne sommo pastore della Chiesa di Dio, per averla egli governata con prudenza, per essere stato pontefice disinteressato, lontano dal nepotismo, limosiniere, amatore e promotor della pace e delle buone lettere, e per le sue magnanime idee in tanti ornamenti accresciuti alle chiese e alla città di Roma, de' quali così il Manetti che il Platina[Platina, in Vita Nicolai V.]ci han lasciata onorevol memoria; siccome ancora ultimamente l'abbate Giorgi nella di lui Vita. Molto di più era egli per fare, e soprattutto avea già disegnata la magnifica fabbrica della basilica vaticana; ma venne la morte ad interrompere il filo de' suoi giorni e de' suoi pensieri. Entrati i cardinali nel conclave, nel dì 8 d'aprile elessero papa Alfonso Borgia Valenziano, vescovo della sua patria, uomo attempato, e dottissimo nelle leggi civili e canoniche, il quale prese il nome diCallisto III[Gobelin., Comment. Pii II, lib. 2. S. Antonin., Platina, Æneas Sylvius, et alii.]; nè tardò a mostrare un ardente zelo per far guerra al Turco, con ispedire legati a tutti i regni della cristianità, sì per movere i monarchi e principi a cotanto necessaria impresa, come ancora per raccogliere danari e predicar dappertutto la crociata. Ma a così bel mattino del novello pontefice vedremo che non corrispose la sera.Dopo la pace e lega di sopra accennate s'avea oramai da godere un'invidiabil quiete; nè questa sarebbe mancata, seJacopo Piccininonon l'avesse in qualcheparte turbata[Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.]. Era egli generale de' Veneziani, che gli pagavano cento mila ducati l'anno. Non abbisognando più il senato veneto di tanta spesa, ed essendo terminata la sua condotta nel fine di febbraio, il cassarono, e ben volentieri, per le innumerabili ribalderie de' suoi soldati, che ugualmente trattavano nemici ed amici[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.]. In suo luogo fu creato generale de' VenezianiBartolomeo Coleone. Abbiamo scrittori, e massimamente Porcello Napoletano[Porcelli, Comment., tom. 20 Rer. Ital.], che esaltano alle stelle questo Piccinino, chiamandolo specialmente Fulmine della guerra. Nè può già mettersi in dubbio che egli fosse uno dei più prodi guerrieri e condottieri d'armi che s'avesse allora l'Italia; ma vero è altresì ch'egli fu poco diverso dai capitani delle compagnie de' masnadieri, da noi veduti nel precedente secolo. Viveva egli alle spese di chi non era suddito, e si guadagnava l'amore de' soldati suoi con dare l'impunità a tutte le ruberie e furfanterie, e a qualsivoglia altro loro eccesso. Ora il Piccinino, licenziato dai Veneziani, si partì dai loro Stati, ed avendo preso in sua compagniaMatteo da Capoa, formato un corpo di più di tre mila cavalli e di mille fanti[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.], venne a Ferrara, dove grande onore gli fu fatto dalduca Borso, perchè la politica insegnava di non disgustare, anzi di aver per amici personaggi di tal fatta, che andavano in traccia della buona ventura con forze da non isprezzare. Nudriva Jacopo Piccinino speranza di far rivoltar Bologna[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital.], città già signoreggiata da Niccolò suo padre. Ma, preveduti per tempo i di lui movimenti, il ponteficeNiccolò, allora vivente, avea pregatoFrancesco Sforzaduca di Milano che inviasse gente colà per isventare qualunque tentativo che potesse farquesto venturiere. Vi spedì egliCorrado Foglianosuo fratello uterino, eRoberto da San Severinocon un corpo di gente poco inferiore a quello del Piccinino: lo che fu cagione che questi non osasse di far novità, e che i Malatesti e Manfredi, i quali dianzi per paura erano in segreto accordo con lui, si ritirassero da ogni promessa a lui fatta. Perciò il Piccinino continuò il suo viaggio verso la Toscana, e andò a fermarsi su quello di Siena. Avea egli de' conti particolari co' Sanesi. Oltre a ciò, Porcello Napoletano avea intronata la testa delre Alfonsocon tanti elogi della bravura e mirabil prudenza militare del Piccinino, che il re cominciò segretamente e poi pubblicamente a favorirlo, e a desiderare d'averlo a' suoi servigi. Era anche il re disgustato de' Sanesi, perchè nella guerra co' Fiorentini l'avevano beffato; e però non gli dispiaceva che il Piccinino facesse loro del male. Infatti egli mosse lor guerra, ed avendoli trovati sprovveduti[Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 23.], s'impadronì di Cetona, di Sartiane e d'altri castelletti, con istendere dappertutto le scorrerie. Raccomandaronsi i Sanesi al papa, a Venezia, a Firenze, a Milano. Tutti mandarono gente in loro aiuto, e si venne poi ad un fatto d'armi, senzachè alcuna delle parti cantasse la vittoria. Tuttavia il Piccinino, siccome inferior di gente[Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.], si ritirò a Castiglion della Pescaia, che era del re Alfonso, ed ebbe anche a tradimento Orbitello. In questa picciola guerra non men le sue milizie che quelle dei collegati rimasero disfatte, ed egli si ridusse avere non più che mille persone. Se non era il re Alfonso che gli mandasse vettovaglie per mare, questo sì manesco guerriero non poteva più sussistere. Sul principio di luglio[Cronica di Bologna, tom. eod.]Giovanni d'Angiò, duca di Calabria di solo nome, e figliuolo delre Renato, veggendo estinta ogni sua speranza di entrare nel regno di Napoli per cagion della pacefatta da' Fiorentini col re Alfonso, rinunziò al generalato di quella repubblica, e, splendidamente regalato da essi Fiorentini, se ne tornò in Francia, e passò per Bologna.Giberto da Correggio, che con cinquecento cavalli era ito al servigio de' Sanesi, e preso da loro per generale, scoperto che teneva segreta intelligenza col Piccinino, qual traditore fu in Siena ucciso. In quest'anno ancora il re Alfonso, per l'odio che portava a' Genovesi, fece loro gran guerra per mare[Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 15. Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]con una grossa flotta spedita sotto il comando diBernardo Villamarino, ed anche per terra co' fuorusciti Adorni e del Fiesco.Pietro da Campofregosodoge di quella repubblica contra di tutte queste forze si seppe così ben sostenere, che andarono in fumo tutti gli sforzi de' suoi nemici.

Era già da gran tempo malconcio per la podagra e chiragra il buon ponteficeNiccolò V, e da qualche tempo ancora s'era familiarizzata con questi malori la febbre[Raynaldus, Annal. Eccl.]. Non la durò egli in mezzo a tanti nemici. Prima nondimeno di passare alla vera patria de' giusti, ebbe la consolazione d'intendere ch'era riuscito alcardinal Capranicad'indurre ilre Alfonsonel dì 26 di gennaio dell'anno presente a ratificar la pace fatta in Lodi fra i Veneziani e il duca di Milano: cosa tanto bramata e procurata da esso pontefice. Motivo di maggiore allegrezza fu appresso l'avviso che lo stesso re era entrato nella lega de' Veneziani, Fiorentini e duca di Milano: per la quale si potea sperare unione di volontà e di forze per opporsi al torrente delle armi turchesche, minaccianti oramai l'Italia. In essa lega ebbeluogo il medesimo pontefice, ma dalla stessa Alfonso volle esclusi i Genovesi,Sigismondo de' MalatestieAstorre dei Manfredi. Di questi suoi maneggi non potè poi cogliere alcun frutto il pontefice[Manetti, Vit. Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Italic.], perchè nel dì 24 di marzo la morte il rapì, mentre egli facea dei preparamenti di gente e di navi per inviarle in soccorso de' cristiani contra del Turco. Sarà sempre in benedizione la memoria di questo insigne sommo pastore della Chiesa di Dio, per averla egli governata con prudenza, per essere stato pontefice disinteressato, lontano dal nepotismo, limosiniere, amatore e promotor della pace e delle buone lettere, e per le sue magnanime idee in tanti ornamenti accresciuti alle chiese e alla città di Roma, de' quali così il Manetti che il Platina[Platina, in Vita Nicolai V.]ci han lasciata onorevol memoria; siccome ancora ultimamente l'abbate Giorgi nella di lui Vita. Molto di più era egli per fare, e soprattutto avea già disegnata la magnifica fabbrica della basilica vaticana; ma venne la morte ad interrompere il filo de' suoi giorni e de' suoi pensieri. Entrati i cardinali nel conclave, nel dì 8 d'aprile elessero papa Alfonso Borgia Valenziano, vescovo della sua patria, uomo attempato, e dottissimo nelle leggi civili e canoniche, il quale prese il nome diCallisto III[Gobelin., Comment. Pii II, lib. 2. S. Antonin., Platina, Æneas Sylvius, et alii.]; nè tardò a mostrare un ardente zelo per far guerra al Turco, con ispedire legati a tutti i regni della cristianità, sì per movere i monarchi e principi a cotanto necessaria impresa, come ancora per raccogliere danari e predicar dappertutto la crociata. Ma a così bel mattino del novello pontefice vedremo che non corrispose la sera.

Dopo la pace e lega di sopra accennate s'avea oramai da godere un'invidiabil quiete; nè questa sarebbe mancata, seJacopo Piccininonon l'avesse in qualcheparte turbata[Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.]. Era egli generale de' Veneziani, che gli pagavano cento mila ducati l'anno. Non abbisognando più il senato veneto di tanta spesa, ed essendo terminata la sua condotta nel fine di febbraio, il cassarono, e ben volentieri, per le innumerabili ribalderie de' suoi soldati, che ugualmente trattavano nemici ed amici[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.]. In suo luogo fu creato generale de' VenezianiBartolomeo Coleone. Abbiamo scrittori, e massimamente Porcello Napoletano[Porcelli, Comment., tom. 20 Rer. Ital.], che esaltano alle stelle questo Piccinino, chiamandolo specialmente Fulmine della guerra. Nè può già mettersi in dubbio che egli fosse uno dei più prodi guerrieri e condottieri d'armi che s'avesse allora l'Italia; ma vero è altresì ch'egli fu poco diverso dai capitani delle compagnie de' masnadieri, da noi veduti nel precedente secolo. Viveva egli alle spese di chi non era suddito, e si guadagnava l'amore de' soldati suoi con dare l'impunità a tutte le ruberie e furfanterie, e a qualsivoglia altro loro eccesso. Ora il Piccinino, licenziato dai Veneziani, si partì dai loro Stati, ed avendo preso in sua compagniaMatteo da Capoa, formato un corpo di più di tre mila cavalli e di mille fanti[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.], venne a Ferrara, dove grande onore gli fu fatto dalduca Borso, perchè la politica insegnava di non disgustare, anzi di aver per amici personaggi di tal fatta, che andavano in traccia della buona ventura con forze da non isprezzare. Nudriva Jacopo Piccinino speranza di far rivoltar Bologna[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital.], città già signoreggiata da Niccolò suo padre. Ma, preveduti per tempo i di lui movimenti, il ponteficeNiccolò, allora vivente, avea pregatoFrancesco Sforzaduca di Milano che inviasse gente colà per isventare qualunque tentativo che potesse farquesto venturiere. Vi spedì egliCorrado Foglianosuo fratello uterino, eRoberto da San Severinocon un corpo di gente poco inferiore a quello del Piccinino: lo che fu cagione che questi non osasse di far novità, e che i Malatesti e Manfredi, i quali dianzi per paura erano in segreto accordo con lui, si ritirassero da ogni promessa a lui fatta. Perciò il Piccinino continuò il suo viaggio verso la Toscana, e andò a fermarsi su quello di Siena. Avea egli de' conti particolari co' Sanesi. Oltre a ciò, Porcello Napoletano avea intronata la testa delre Alfonsocon tanti elogi della bravura e mirabil prudenza militare del Piccinino, che il re cominciò segretamente e poi pubblicamente a favorirlo, e a desiderare d'averlo a' suoi servigi. Era anche il re disgustato de' Sanesi, perchè nella guerra co' Fiorentini l'avevano beffato; e però non gli dispiaceva che il Piccinino facesse loro del male. Infatti egli mosse lor guerra, ed avendoli trovati sprovveduti[Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 23.], s'impadronì di Cetona, di Sartiane e d'altri castelletti, con istendere dappertutto le scorrerie. Raccomandaronsi i Sanesi al papa, a Venezia, a Firenze, a Milano. Tutti mandarono gente in loro aiuto, e si venne poi ad un fatto d'armi, senzachè alcuna delle parti cantasse la vittoria. Tuttavia il Piccinino, siccome inferior di gente[Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.], si ritirò a Castiglion della Pescaia, che era del re Alfonso, ed ebbe anche a tradimento Orbitello. In questa picciola guerra non men le sue milizie che quelle dei collegati rimasero disfatte, ed egli si ridusse avere non più che mille persone. Se non era il re Alfonso che gli mandasse vettovaglie per mare, questo sì manesco guerriero non poteva più sussistere. Sul principio di luglio[Cronica di Bologna, tom. eod.]Giovanni d'Angiò, duca di Calabria di solo nome, e figliuolo delre Renato, veggendo estinta ogni sua speranza di entrare nel regno di Napoli per cagion della pacefatta da' Fiorentini col re Alfonso, rinunziò al generalato di quella repubblica, e, splendidamente regalato da essi Fiorentini, se ne tornò in Francia, e passò per Bologna.Giberto da Correggio, che con cinquecento cavalli era ito al servigio de' Sanesi, e preso da loro per generale, scoperto che teneva segreta intelligenza col Piccinino, qual traditore fu in Siena ucciso. In quest'anno ancora il re Alfonso, per l'odio che portava a' Genovesi, fece loro gran guerra per mare[Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 15. Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]con una grossa flotta spedita sotto il comando diBernardo Villamarino, ed anche per terra co' fuorusciti Adorni e del Fiesco.Pietro da Campofregosodoge di quella repubblica contra di tutte queste forze si seppe così ben sostenere, che andarono in fumo tutti gli sforzi de' suoi nemici.


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